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Della bellezza audace che sta ai margini. Recensione di “La Montagna”, di Massimo Zanichelli

Seicentocinquanta pagine per un monumento della letteratura enoica, la cui straordinarietà, fra le tante, la si misura anche dal fatto che a quelle pagine si rischia veramente di restarne avvinti, conquistati da una scrittura perfettamente in bilico fra approfondimento storico ed evocazione, basata su un invidiabile senso del racconto e su un ritmo narrativo che è linfa vitale.

“La Montagna” è la prima puntata della enorme saga che l’amico giornalista Massimo Zanichelli, vecchio compagno di esperienze “espressiche” e nobile collaboratore de L’AcquaBuona, ha voluto dedicare ai quattro elementi del vino italiano: montagna – per l’appunto -, pianura, mare, collina; un neverending tour vissuto en plein air in mezzo a vigne e vignaioli e raccontato come in presa diretta: una miriade di ritratti avvincenti, istruttivi, sviscerati fino alla piega emozionale.

Della montagna questo libro ne richiama il mito, consentendo al lettore di penetrarne l’esclusività di terra estrema in ogni parola e in ogni anfratto di senso. Dalla Valle d’Aosta alla Valtellina, dalla Valle d’Isarco (ma non solo) altoatesina alle Val di Cembra e Val di Non trentine, fino ad approdare sull’Etna, il grado di approfondimento con cui l’autore “entra” dentro un territorio, o nei pensieri dei suoi protagonisti, ci aiuta a farci sentire lì, partecipi, e a respirarne gli umori, che sono poi quelli che non scordi.

Fra riferimenti storici, artistici, toponomastici e linguistici, l’indagine territoriale è scandita dalle storie di chi la montagna la vive, secondo un processo narrativo tanto caro a Mario Soldati, per il quale la conoscenza di un vino non si esaurisce di certo nell’assaggiarlo, ma significa prima di tutto conoscenza delle geografie e dei luoghi, delle vigne e delle persone, dei suoli e dei venti. Fino a capire “la forma delle nuvole”.

Già, i vini, che proprio nell’ottica coerente di uno sguardo offerto in verticale, concetto che ben si adatta a quello di montagna, vengono qui raccontati prendendo a riferimento proprio una verticale di una etichetta rappresentativa per ciascuna azienda, salvo rarissimi casi (Etna), ed è lì che il linguaggio può talvolta assumere risvolti più evocativi e personalizzati, anche se mai sopra le righe.

Non sfugge all’attenzione il glossario, così come l’enorme indice, che poi sono quattro! Indice dei vini, indice dei nomi, indice delle cantine, indice dei comuni e delle frazioni, in un intreccio di rimandi che ci fa capire quanto grandemente articolato e dettagliato sia il volume.

In un mondo della comunicazione di settore polverizzatosi in mille rivoli superficiali, senza un’ombra di approfondimento, un testo come questo si staglia così nettamente da risultare persino felicemente anacronistico, nella sua classicità di libro “pensante”. Perché celebra la cultura della terra, e lo fa con accanito puntiglio intellettuale, spirito da segugio ed inarginabile affetto.

La parola autorale è il suo nome.

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“La Montagna” – Massimo Zanichelli (Bietti Editore).

 

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