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Langhe Nebbiolo 2020 – Marrone

Pochi vitigni al mondo sono in grado di leggere il territorio tanto quanto il nebbiolo”. Mi rendo conto che una frase del genere l’avrete sentita ormai centinaia di volte. Il motivo principale è che ai giorni nostri tutti scrivono di vino, dal quindicenne che ha bevuto il suo primo bicchiere di Barolo e “giustamente” si sente in dovere di postare la sua esperienza da bevitore navigato sui social, alla top model che tra i filari di La Morra, rigorosamente con tacco 12, farnetica frasi copiate a destra e a manca su quanto bere il vino rosso sia “cool”. A mio modesto parere, nonostante questo obbrobrio, esiste tuttavia e per fortuna una schiera di persone appassionate – leggi anche professionisti – che con dedizione e studio si fanno in quattro per raccontare vita, morte e miracoli della materia tanto cara al dio Bacco. Spesso questi soggetti vengono confusi, o peggio raggruppati, anche agli eventi dedicati alla “stampa”, assieme ai fenomeni sopraelencati.

Fatta questa doverosa premessa torno a ripetere che nessun altra cultivar quanto il nebbiolo riesce a tradurre magistralmente, attraverso un calice di vino, le peculiarità di una determinata collina piemontese rispetto ad un’altra. Il problema, semmai, è trovare mani esperte in grado di non rovinare ciò che la natura è stata in grado di donare all’uomo attraverso i propri frutti.

A La Morra, uno degli 11 comuni del cuneese dov’è possibile produrre il Barolo – più nello specifico nella frazione Annunziata – ha sede la cantina Marrone. Gian Piero e le sue tre figlie Denise, Serena e Valentina, forti di un’esperienza che a livello familiare risale al 1887, hanno idee sempre più chiare in testa, e ho avuto modo di riscontrarlo personalmente soprattutto negli ultimi quattro anni.

In primis l’accoglienza in cantina, asso nella manica di tutti coloro che vogliono mostrare il proprio lavoro sul campo; inoltre il rispetto del territorio con pratiche mirate. Visto l’impegno profuso da parte dell’azienda, e allo scopo di non disperdere alcun dettaglio, di seguito un mio sunto riguardo quanto trasferitomi: “Non usiamo diserbanti ma specifici attrezzi meccanici che permettono alla pianta di difendersi dalle infestanti e allo stesso tempo di arieggiare il terreno, cerchiamo di ridurre al minimo i fenomeni di dilavamento durante le precipitazioni temporalesche che impoverirebbero il terreno di preziosi elementi minerali. Utilizziamo solo concimi organici, rigorosamente selezionati, molto importanti per dare alla vite componenti necessarie da trasferire all’uva, al terreno e alla sua preziosa microflora indispensabile per la vita delle piante. Tutte le operazioni di gestione del vigneto vengono fatte esclusivamente a mano: dalla potatura, per poter differenziare la produzione in funzione della forza della singola pianta, all’accompagnamento dei tralci ai loro sostegni e al diradamento dei grappoli; infine la vendemmia, dove selezioniamo e trasferiamo l’uva in cassette forate per  arieggiare la materia prima.”

Foto di Danila Atzeni

Il Langhe Nebbiolo 2020 nasce da vigneti ubicati in frazione Madonna di Como (Alba) di circa 25-30 anni di età, esposti a sud est ad un’altitudine di 400 metri; le colline sono di recente formazione geologica e il terreno, prevalentemente calcareo (calcare fine), contiene un’elevata presenza di sabbia di quarzo che si alterna a strati compatti di arenaria grigia. Si parte da una vendemmia manuale ad inizi ottobre, pigia-diraspatura e fermentazione con macerazione a contatto con le bucce a 26° C per 12-14 giorni, fermentazione malolattica in acciaio, affinamento di circa 6 mesi in botti grandi di legno (60%), barrique e tonneau di terzo e quarto passaggio (40%).

L’etichetta in questione è quella attualmente in commercio, mentre la 2020 in zona è stata definita un’ottima annata con punte di eccellenza che riguardano soprattutto i vini da medio e lungo invecchiamento. L’approccio visivo è piuttosto immediato: trasparenza, luminosità, un bel granato vivace e didattico se vogliamo, a riprova del fatto che l’eleganza in un vino non risiede nel suo estratto, o peggio concentrazione, semmai nella sua grazia. Al naso, data anche la sua giovane età, mostra una lieve spezia/tostatura derivata in parte dall’affinamento e in parte dal terreno dove vengono allevate le uve. In sequenza: vaniglia Bourbon, grafite, cardamomo, pepe nero… Ha bisogno di qualche istante per rivelare la sua essenza di frutti rossi acerbi – quali ribes e lampone – e quella punta di erbe aromatiche e officinali che lo caratterizzano enormemente.

Il sorso è agile, spigliato, ancora in divenire per via di un tannino vivo, la chiusura leggermente sconnessa risulta pur tuttavia appagante, grazie alle doti di sapidità e buona struttura. In definitiva, un vino che possiede tutte le caratteristiche del grande Nebbiolo di Langa ma che necessita ancora di qualche anno per rivelare il giusto assetto e quell’armonia d’insieme che contraddistingue gran parte delle etichette prodotte della famiglia Marrone.

L’ho accostato ad un buon tonno di coniglio (tipica conserva piemontese) con contorno di puré di patate: il risultato è un buon abbinamento, insolito quanto riuscito, provare per credere.

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Crediti fotografici dell’azienda, salvo ove indicato

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