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Diari ilcinesi ’23 – Podere Le Ripi

Io il sacromonte Amiata, da una vigna di Montalcino, così vicino non l’avevo visto mai. Di più, in via del tutto eccezionale sgombro di nuvole, e quindi nella sua versione integrale, che non è cosa così scontata. Ecco, il Podere Le Ripi è un avamposto che sembra consegnarsi alla sua potestà, e pure allo sferzare dei venti. Ti trasmette una sensazione di felice isolamento. Come una vedetta sul mondo. La luce, in questo luogo, filtra pura agli occhi.

Qui è nata una sorta di utopia agricola con a fondamento una esigenza interiore, promossa e perseguita dal fondatore-visionario Francesco Illy ( sì, gli Illy del caffé) e finalizzata nei processi dall’enologo Sebastian Nasello, con Alessandro Riccò in veste di governatore delle vigne. Un progetto composito di salvaguardia ambientale, nessun compromesso, che ha trovato nella biodinamica il precetto metodologico e quasi esistenziale.

Accanto ai vini, che negli anni hanno assunto una cifra espressiva brillantemente enucleatasi in uno stile più classico, prodigo di dettagli minuti e avvalorato da una riconquistata ariosità, scorgi l’orto biodinamico, una piccola fattoria di animali, una cantina aurea.

In compagnia di Sebastian squadriamo il vigneto delle Ripi, terra di marna bianca purissima e di calanchi. Anche se il vigneto da cui deriva il Brunello Riserva Lupi e Sirene in realtà contiene il cottolo, e il ricordo di un antico letto fluviale. Da queste vigne discendono alcuni delle etichette più ambiziose, Brunello Amore e Magia e Riserva Lupi e Sirene. Per dire.

Dalle acquisizioni del 2016 a Camigliano, invece, alla ex Marchesato degli Aleramici, sul fronte occidentale di Montalcino, i suoli sono di natura argillo-calcarea di formazione geologica più recente, le altimetrie inferiori rispetto alle Ripi eppure le vendemmie più tardive, vuoi per questioni di latitudine, vuoi per lo speciale microclima che lì si è ricreato, un microclima piuttosto fresco al cui respiro contribuisce il bosco di querce che letteralmente circonda il vigneto. Da Camigliano provengono il Rosso di Montalcino Sogni e Follia e il Brunello Cielo di Ulisse.

Nel frattempo, il Rosso di Montalcino Sogni e Follia 2019 ti offre un alito balsamico e un sorso dritto e affusolato, ben bilanciato dal punto di vista alcolico, mentre il Brunello Cielo d’Ulisse 2018 alla fragranza del frutto fa corrispondere un tannino ancora un po’ increspato, in un contesto comunque di bella impronta naturale.

Dal versante delle Ripi ecco allora un Brunello di Montalcino Amore e Magia 2018 che a un pizzico di austerità ci appende un profilo aromatico balsamico-viscioloso molto boschivo, un vivo cromatismo e una apprezzabile tensione gustativa.

Al dominio naturale dei rossi risponde un bianco sorprendente, uvaggio di trebbiano (in prevalenza) e malvasia macerato sulle bucce ma senza che tradisca il metodo, quindi affinato in anfora e cemento, senza solfiti aggiunti. Il suo nome Canna Torta. Nella versione 2021 si presenta sfumatissimo, di bella felpa tattile. Ad emergere è il candore, e nessuna rusticità.

Una cosa che mi ha colpito, fra le tante, sta racchiusa in un semplice dato: 30 ettari di vigna (in parte alle Ripi e in parte a Camigliano) per 30 dipendenti, secondo un rapporto uomo/ettari pressoché paritario che mai avevo riscontrato in altre realtà del settore.
Ah, età media 28 anni, e un programma di gestione delle risorse umane di aggiornata consapevolezza e reale inclusività.

Boh, c’è qualcosa di nuovo e di diverso al Podere Le Ripi. Non te lo spieghi fino in fondo ma lo senti, e quel pensiero ti fa stare bene.

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