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I vini delle Pievi di Montepulciano

Le Pievi costituiscono un ideale terreno di incontro fra sentimento religioso e arte, e nei secoli hanno conferito ai paesaggi tipicità e tradizione. Insomma, caratterizzano e scandiscono il territorio, costituendone spesso una componente di aggregazione umana e sociale. Ecco perché, probabilmente, per fornire alle etichette un maggior senso territoriale dei vini in parallelo alle “Unità Geografiche Aggiuntive” chiantigiane, al Consorzio di tutela e ai produttori dell’incantevole borgo toscano è venuto in mente in modo positivamente evocativo di dividere il territorio in dodici zone profilate in base al terroir e associarle alle loro Pievi di riferimento. E il Nobile di Montepulciano che avrà la menzione ”Pieve” si porrà al vertice della gerarchia dopo il Nobile e il Nobile Riserva.

Il percorso di definizione delle aree corrispondenti alle Pievi, basato preventivamente su una attenta classificazione dei terreni , ha visto poi un serrato lavoro di monitoraggio delle vinificazioni “ad hoc” che le aziende hanno effettuato nelle due vendemmie 2020 e 2021. Questo processo ha consentito, fra l’altro, un avvicinamento e una importante interazione tra i produttori attraverso sessioni di degustazioni collettive e discussioni anche accese e non prive di dissidi,  come in fondo accade quando si cerca la formazione di una nitida “coscienza collettiva”. Attenzione è stata dedicata anche alla sostenibilità del lavoro in campagna, stabilendo paletti ben precisi in termini di sua qualità, sicurezza, di salario e riduzione delle emissioni.

Nella pratica, ogni anno il produttore sceglierà di vinificare le uve dei vigneti nel territorio della sua Pieve, seguendo un disciplinare (in via di approvazione) che per ora prevede l’uso di almeno l’85% di sangiovese e poi di altri vitigni tradizionali che sono il ciliegiolo, il canaiolo, il mammolo e il colorino entro una soglia del 5% essendo un vitigno piuttosto “marcante”.  La resa delle vigne (vecchie almeno 15 anni) deve essere al massino 70 quintali per ettaro e la quantità d’uva per pianta non deve superare i 2,5 chilogrammi. L’affinamento minimo dei vini di 36 mesi di cui almeno 12 in legno e 12 in bottiglia.

Ma veniamo alle Pievi:  passando dal versante orientale a quello occidentale dell’area vitata di Montepulciano aumenta nella composizione della terra la percentuale di argilla e quindi la struttura dei vini, così come aumenta il contributo speziato e balsamico nel loro panorama aromatico. Dunque, i territori delle Pievi del versante est (Valiano, Argiano, Gracciano, Badia) danno origine a vini mediamente concentrati, con un buon contributo floreale e spesso toni “chiari”, agrumati e di frutta gialla all’olfatto, e tannini graffianti. I vini provenienti dalle Pievi Cervognano, Caggiole, Velardegna, Ascianello e S. Albino sono di media/elevata concentrazione, alla frutta rossa si affianca quella nera ma si mantengono anche componenti floreali, quelli dalle Pievi Ciarliana, San Biagio e Le Grazie danno luogo a vini in cui prevalgono frutta nera, sentori balsamici e speziati, concentrazione e tannini abbondanti.

Per comunicare lo stato dell’arte il Consorzio di tutela ha organizzato una degustazione nell’ambito dell’Anteprima del Nobile di Montepulciano nella quale sei enologi di grande valore ed esperienza hanno analizzato due vini da due Pievi ciascuno. Eccone un report.


Mary Ferrara: Pievi Cervognano e Cerliana

Il primo vino in assaggio è un sangiovese in purezza proveniente da terre ricche di sabbie fini, ma anche di zone di carattere limoso-argilloso con una sporadica componente calcarea. Il colore è violaceo e l’olfatto intenso e persistente, ricco di frutta nera ma dove non mancano tocchi floreali e agrumati. La beva è ampia, concentrata e di impatto, i tannini di bella finezza. Il secondo, anch’esso nato in una annata 2021 molto calda e poco piovosa nella cruciale fase finale pre-vendemmia, sfoggia un colore violaceo, intriganti toni di scorza d’arancia, concentrazione e tannino fitto.

Luano Bensi: Pievi Caggiole e S. Albino
Deciso cambio di carattere per due territori del versante nord. Il primo vino mostra begli spunti floreali, agrumati, e note di frutta rossa. Scorrevole, vellutato, sapido e anche delicato, finisce lungo all’insegna della dolcezza del rovere. Dalla seconda Pieve (versante sud) un vino (sangiovese) dal colore rubino intenso e un naso aperto ed estroverso, che spazia dalla viola alla ciliegia e alla susina esprimendo un carattere espressivo molto “primario”. Leggero sul palato, in un finale di buona persistenza mostra un tannino con qualche rugosità.

Maurizio Saettini: Pievi Valiano e Ascianello
Dal primo territorio (est), la zona più recente per la viticoltura di Montepulciano, arriva questo sangiovese in purezza aperto e suadente, con note di agrume dolce all’olfatto. La beva è scorrevole e di impronta dolce, con la componente acida meno evidente, e un finale assai persistente. Dal secondo (versante nord, con una maggiore componente argillosa nel terreno) un sangiovese di carattere deciso, con un naso pulito e impattante che spazia da note floreali a quelle fruttate dell’amarena, alle spezie. Entra potente, poi si assesta su un profilo snello, sfoggiando sapidità e un finale persistente.

Maurizio Landi: Pievi San Biagio e Le Grazie
I terreni da cui ha origine il primo vino (versante sud-ovest) sono argillosi di una certa pesantezza, con meno scheletro della media, e le vigne di sangiovese stanno piuttosto in alto (390 metri sul livello del mare). Colore fitto, concentrato, e una componente balsamica dell’olfatto ben percepibile accanto al frutto nero maturo; la beva è spessa e concentrata. Nella seconda Pieve le terre sono tipicamente di medio impasto, più leggere; il vino è meno intenso e impattante del precedente, è succoso più che saporito e ha bella freschezza.

Ettore Bernabei: Pievi Gracciano e Badia
Da uno degli enologi che hanno fatto la storia del nuovo vino toscano (e italiano) l’orgoglio di aver proposto la bellezza di 42 anni fa indicazioni geografiche più precise per i vini. La componente sabbiosa non manca nella terra del primo vino, che esprime un olfatto ricco di sfumature terrose, di liquirizia e humus. In bocca mostra tonalità aromatiche “chiare”, è leggero sul palato ed è assai succoso sulle note dell’arancia sanguinella. Per il vino della seconda Pieve più argille limose e marne nel terreno e grande intensità e finezza olfattiva, fra note floreali e di tè, paglia, sottobosco. Anche qui, leggerezza di beva.

Riccardo Cotarella: Pievi Argiano e Velargegna
Dalla prima Pieve un vino di buona eleganza olfattiva, fra note floreale e di erbe aromatiche espresse con buona persistenza.In bocca tanta dolcezza di frutto e bella ampiezza nel finale. Dalla seconda, un vino dal colore assai fitto e un naso non profondissimo ma di bella persistenza. La beva è densa e saporita.

Nella foto da sinistra a destra gli enologi Maurizio Landi, Ettore Bernabei, Riccardo Cotarella, Maurizio Saettini, Luano Benzi, Mary Ferrara

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