Una piccola storia di vino di vìsciole

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Nella mia cantina c’è una bottiglia particolare, tutta ricoperta di fango secco; la sua etichetta è visibile in parte, vi si legge: “Vino & visciole“. Questa è la sua storia.

Cantiano è un piccolo borgo dell’appennino marchigiano, vicino al confine con l’Umbria, attraversato dalla Via Flaminia, l’antica via consolare che collegava Roma all’Adriatico. Il suo nome molto probabilmente era sconosciuto ai più, se non fosse che nella notte tra il 15 e il 16 settembre 2022 uno dei più violenti eventi temporaleschi degli ultimi anni in Italia ha scatenato un’ondata alluvionale causando 12 morti e immensi danni a strade, edifici e coltivazioni su un’area di circa 12 comuni, dall’appennino al mare.
Tra le tante, tantissime storie legate a questa calamità ce n’è una legata ai frutti del prunus acidus, il ciliegio acido: le amarene e le vìsciole. Frutti che in questa zona si coltivano tradizionalmente, tanto che l’amarena di Cantiano è un prodotto tutelato dall’Arca del Gusto Slow Food.

Morello Austera è una azienda familiare di Cantiano che dal 2006 coltiva, trasforma e vende i prodotti delle ciliegie: principalmente amarene sciroppate (al dettaglio e in semilavorati di alta gamma per gelaterie e pasticcerie) e una chicca tradizionale rara da trovare: il vino di visciole.
Quella notte a cavallo tra il 15 e il 16 settembre il magazzino di Morello Austera è stato travolto dall’ondata che correva giù dalla collina: il fiume d’acqua e fango ha sfondato la porta, invaso l’interno, e ha letteralmente travolto e spazzato via i quattro grossi contenitori che contenevano il prezioso vino di visciole. Il lavoro di un’annata.

Nei giorni successivi all’alluvione, dopo il tempo dello sgomento, dopo il lavoro con l’idropulitrice, l’azienda ha lanciato una piccola petizione: una vendita simbolica di una bottiglia di vino di visciole tra quelle salvate in cantina e un barattolo di amarene, per cercare di ripartire e far fronte alle prime spese. Come ogni tanto succede in rete, la cosa è decollata e ha raggiunto utenti Instagram molto seguiti. E così da una condivisione Instagram di Jacopo Cossater ho saputo anch’io di questa iniziativa, ordinando la mia bottiglia.
Che è arrivata, quasi come un simbolo di sofferenza e di voglia di rinascere, ancora coperta di fango secco.

Sembra una cosa da poco, ma posso assicurare che estrarla dal pacco e rendersi conto della terra fra le mani fa venire i brividi. A me ha ricordato la notte dell’alluvione della Versilia del giugno 1996. Credo che in molti abbiano un ricordo simile, di fragilità estrema, di precarietà nei confronti della furia della piena. Ecco perché quella bottiglia ha un valore particolare.

Il vino di Visciole
13,5 gradi alcolici, prodotto aggiungendo visciole e zucchero al vino rosso. Tecnicamente si tratta quindi di una “bevanda aromatizzata di vino e visciole”. Non essendo un vino vero e proprio, la retroetichetta non riporta l’annata; dichiara però il lotto, 0122, quindi si deduce sia stato imbottigliato nel gennaio 2022. Sempre in retroetichetta se ne suggerisce l’abbinamento con crostate, dolci secchi, cioccolato fondente, formaggi erborinati. Temperatura di servizio consigliata, 8-10°, addirittura 4° come aperitivo (e qui dissento nettamente, a 4 gradi si sente solo l’ammandorlato al naso e nient’altro, è una temperatura da Nano ghiacciato)

L’assaggio
Rubino pieno, sembra vino ma lo contraddistingue la consistenza più densa, simile a quella di un Porto. Naso vivissimo dell’ammandorlato tipico di marasca (non mandorla o armellina, ma l’aromatico balsamico acuto del nocciolo di amarena spaccato), forte nota fresca di cumino (molto forte, quasi un’interferenza), con una punta di acqua di lago. In bocca è consistente, tendente al dolce ma non troppo, in ogni caso scorrevole e bevibile, dove la nota tipicissima della marasca si rinnova al retronasale sempre in compagnia dello sparigliatore cumino. Buono, concreto, senza eccessi alcolici né zuccherosi, un’esperienza molto piacevole, diversa.
È da bere fresco ma non freschissimo; al dessert, regge la pasticceria moderna e quella secca, per assonanza la pasta di mandorle, anche la macedonia di fragole, regge forse il gorgonzola dolce cremoso, sicuramente il mascarpone. E sono sicuro che se la cava con i risotti un po’ più arditi. Gamberi di Mazara crudi? Perché non provarci.

Una nota dolente
Avrei voluto intervistare i proprietari dell’azienda, Ivan e Igor Lupatelli, per chiedere loro alcune informazioni sulla situazione attuale, sulla coltivazione storica dell’amarena, sulla tecnica di produzione del vino di visciole. Per questo ho contattato la mail aziendale per concordare una breve intervista via mail. Tutto bene, intervista accettata, se non che alle domande non è seguito che un paio di rimandi a più avanti, trascinatisi per tre mesi. Dopodiché mi è sembrato il caso di non insistere. Certo, gli impegni. Certo, L’AcquaBuona non è il New York Times. Però… però.
Andiamo avanti.

Soc. Agr. Morello Austera di Lupatelli Igor & Ivan
Loc. S. Rocco 12, 61044 Cantiano (PU)
Tel. 0721/789235
info@morelloaustera.it
www.morelloaustera.com

Paolo Rossi

Paolo Rossi (p.rossi@acquabuona.it), versiliese, laureato in lettere, lavora a Milano nel campo editoriale. Nel vino e nel cibo ricerca il lato emozionale, libertario, creativo. Insegue costantemente la bottiglia perfetta, ben contento che la sua ricerca non sarà mai appagata.

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