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"La Casetta", alle porte di Spoleto

 

Come tutte le strade consolari, anche la Flaminia (Strada Statale n.3, per chi ama gli stradari) è disseminata di ristoranti lungo il suo percorso, e se la si percorre nel suo tratto che va da Terni a Spoleto, si può leggere "Margherita", "Il camino", "Madrigale"... 

"La Casetta" si trova alle porte di Spoleto, e il diminutivo non è fuori posto perché l'edificio è piccolo, composto di due piani; il ristorante sta al pianoterra ed è costituito una una stanza, sei coperti in tutto, cucina a vista e dignitosissimo bagno a completare. Quando si entra, si viene subito colti da un senso di accogliente intimità: l'ambiente è riscaldato dalle pareti in pietra, soffitto e mobilio in legno (una cassapanca e un bell'orologio da parete) e, letteralmente, da un grande camino acceso, dove viene anche cotta la carne sulla brace. Note dolenti: i quadri alle pareti dai colori un po' aggressivi e una piccola televisione accesa, anche se si deve tener conto dei numerosi avventori solitari che sostano in questi posti mentre si spostano per lavoro.

Menù non amplissimo: meno di una decina di primi, in cui spicca la pasta fatta in casa all'uovo (tagliatelle) e senza uovo (stringozzi), e come secondi pecorino e carni alla brace, compresa una intrigantissima pagliata, cioè il budellino del vitello ancora pieno di latte che, ci assicurano, è usanza locale e non omaggio al cliente romano.

La carta dei vini comprende etichette umbre un po' scontate, due o tre rappresentanti toscani e, tocco di originalità, una selezione di etichette straniere a prezzi abbordabilissimi (c'è persino un Cabernet messicano) che non saranno vini indimenticabili, ma servono magari a sprovincializzare il gusto di qualcuno. 
Il ristorante presenta un menù degustazione a 45 mila lire.

Abbiamo deciso di provare la cucina di tartufo assaggiando gli stringozzi, e il piatto ci è parso sicuramente corretto anche se dai sapori non intensissimi.
La qualità delle materia prima è venuta fuori prepotente con i secondi, carni alla brace servite con un accenno di decorazione del piatto. Vitella e agnello ottimi e dalla cottura perfetta, e la pagliata, cotta alla brace e servita ad anello, dai sapori stupendamente plebei; il tutto accompagnato da verdure buonissime condite con uno dei migliori oli d'oliva dell'Umbria, quello della Val Nerina (siamo vicini ad Arrone, una delle tante "Città dell'olio" italiane). 

Come dolce abbiamo assaggiato una realizzazione tipica della zona, la "Crescionda", una gustosa "mattonella" a base di cioccolato e amaretti sbriciolati.

Il vino che abbiamo scelto, e che ci è stato premurosamente servito in opportuni ballons, è stato il Bordeaux Cote de Bourg Franc-Lafleur 1997 (Appelation Cote de Bourg Controlé) che non brillava per concentrazione, ma coi suoi toni lievemente vegetali e liquirizieschi ha retto la scena in modo dignitoso.

Ristorante La Casetta "Dal maestro"
S.S. Flaminia Km 122

Spoleto

(26/2/2000)


Ci sono molti motivi per visitare Spoleto, e non stiamo ad insisterci troppo. È uno dei più importanti paesi dell'Umbria, caratterizzato, come altri del resto, da belle strade di impianto medievale, perfettamente integre, contornate da edifici in pietra scura. 
La città ospita il celeberrimo Festival dei due mondi, e questo la ha arricchita di numerose gallerie d'arte e negozi di antiquari. 

A chi passeggia senza guardare troppo le cartine all'improvviso si apre agli occhi la lunga scalinata che culmina nel meraviglioso Duomo, che contiene affreschi di Filippo Lippi da poco restaurati e opere dell'architetto neoclassico Valadier.

Concludiamo segnalando al n. 21 della centrale Via Porta Fuga un negozio (senza insegna) in cui si possono trovare frutti canditi e magnifica cioccolata in grandi vasi, lunghe stecche di cannella, di liquirizia e di vaniglia, sacchi ricolmi di spezie varie fra le quali la orientale Curcuma.

(rf)

 

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