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Rifugio Padova

Risalendo la valle del Piave si possono raggiungere alcune tra le più rinomate località dolomitiche, Cortina d'Ampezzo tanto per citarne una, e non scarseggia la scelta di rifugi e bivacchi da cui partire per innumerevoli escursioni. Il rifugio Padova si trova alla base del gruppo degli Spalti di Toro, sulla riva orientale del Piave, zona forse meno rinomata ma certo non meno impressionante paesaggisticamente.

La posizione è splendida, alla base di un grande prato popolato di mucche, circondato da fitti boschi di abeti e larici e sovrastato da una corona di aguzze cime. Il rifugio, una costruzione in legno risalente agli anni 30, fa bella figura alla base del prato, con le serramenta di color rosso vivo che già da lontano lo rendono accogliente. Non si tratta di una struttura d'alta quota, i suoi 1300 metri e la possibilità di raggiungerlo in automobile lo rendono più simile a un alberghetto, e come tale è gestito da Barbara e Paolo, giovani conduttori che lo hanno rilanciato in questi ultimi anni, dopo un passato di trascuratezza.

Nonostante la strada asfaltata che arriva nelle vicinanze, non c'è ressa, almeno in questo inizio stagione, e il parcheggio, distante e nascosto alla vista, non disturba affatto la quiete del luogo. D'altra parte la facile raggiungibilità ha permesso ai gestori di farne un piccolo ristorante, tanto che molti sono gli avventori attirati dalla buona cucina e che arrivano al rifugio quasi solo per quello, non sognandosi neanche di attaccare i ripidi sentieri che portano in quota.

Il cuoco è Paolo, mentre Barbara tiene in un ordine perfetto gli ambienti, e si nota in lui una vera passione. Lo troviamo mentre impasta gli gnocchi di patate e ci sorprende con un menù composto da un numero di portate che non ci aspettavamo in un rifugio alpino. Gnocchi allo speck e brie, pappardelle verdi al sugo di capriolo, gulash con polenta, coniglio in umido, ecc. ecc. Buona scelta di affettati e formaggi locali e l'immancabile strudel finale (ma anche tiramisù, salame di cioccolato, panna cotta... tutto fatto in casa). Tutto buono e accompagnato da un fresco vino rosso alla spina, anche se non manca una ristretta scelta di bottiglie venete e friulane.

A fine pasto, il consueto omaggio, una grappa al genepì (anzi aromatizzata con una pianta locale, parente del genepì valdostano) fatta personalmente da Paolo, che ci racconta di questa sua passione, delle prove fatte col barancio, la piccola pigna del pino mugo, e della grappa al miele, che però: "è una bomba! Un litro di grappa e un chilo di miele, quella può andar bene d'inverno, non ora! Magari, se il prossimo anno apriamo in invernale, riprovo a farla." Sì, perché al momento il Padova è solo estivo, ma i due giovani, incoraggiati dal discreto successo della loro gestione, stanno pensando di tentare anche l'apertura invernale, almeno nei fine settimana.

Bevuto il grappino si va a dormire e il giorno seguente, di buon'ora e dopo una bella colazione, si parte per il vicino passo, anzi 'forcella', di Scodavacca. Ed è tutta una festa di fiori: mughetti e anemoni, gialli ranuncoli e scintillanti genziane, rododendri pronti a sbocciare sotto alle ripide guglie rocciose. Ma questo non si può descrive a parole... andate e scarpinate!

Rifugio Padova
C.A.I. di Domegge

Tel. 0435 72488 - 0338 4763400

 

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