Rassegna stampa
13-19/2/2000
 
 

 


L’orvietano Riccardo Cotarella, enologo di fama, passa dalle cantine californiane e francesi a quelle amerine

di ALFONSO MARCHESE
AMELIA
"Wizard" lo chiamano in California. Che significa "mago". Anche se lui, Riccardo Cotarella, non ha il tratto dello sciamano. Dell’uomo dotato di poteri straordinari che fa spalancare la bocca agli increduli o che muta l’acqua in vino. Quest’ultimo ha a che fare con la sua professione. Che lo porta a spasso per mezzo mondo. Dall’Italia alla Francia (e lui "mago" del Merlot è stato chiamato, unico "straniero" nel tempio di questo tipo di vitigno) e da qui nella West Coast degli Stati Uniti. Ormai l’enologo orvietano è un mito. Fermentato a poco a poco insieme ai vini che ha portato a maturazione. Riccardo Cotarella è figlio d’arte. Nel senso che la vocazione per questo genere di lavoro non gli è venuta a caso. Dal nonno, al padre ha ereditato insieme al fratello un vigneto che ora toccherà ai figli gestire. La maggiore s’è laureata in agraria, convertendo il fidanzato ad abbandonare la facoltà di architettura e iscriversi a quella che ha più attinenza con le tradizioni di famiglia. Parentesi domestica a parte, Riccardo Cotarella è un professionista Doc. Che parla tre lingue che gli si sciolgono una ad una a seconda della patria cantina affidata alle sue cure. Diplomato alla scuola enologica di Conegliano Veneto, fin da giovane ha fatto tesoro dell’esperienza accumulata a Orvieto. La sua autorevolezza nel campo gli deriva dal fatto che la produzione vinicola è l’unico settore dove il computer non può bagnarvi il becco. E ciò perché il numerodelle incognite, come lui stesso spiega, è troppo grande per intrappolarle in equazioni algebriche da affidare al software perché le elabori e le sputi fuori con indifferenza. 
«Il vino richiede grande rispetto -esordisce "Wizard"- E anche molta umiltà. Se ci si avvicina con arroganza si può essere traditi...» 
Negli anni Ottanta ricevette un invito da parte del presidente della cantina dei "Colli Amerini" Edoardo Mazzocchi. S’incontrarono al ristorante e quest’ultimo esordì dicendo che era stato colpito da un passo delle "Georgiche" di Virgilio. Il buon Riccardo lì per lì fece buon viso a cattivo gioco e calcolò che mezzo bicchiere di vino non aveva potuto avere un effetto così dirompente. Anche se non ci si può mai pronunciare sui suoi contraccolpi, dipendendo anche in questo caso da vari fattori. «Come le dicevo - riattaccò Mazzocchi guardandolo con occhi da furetto e dandogli del lei - ho trovato in Virgilio un passo in cui si parla del vino dei nostri Colli...» E allora? «Allora - continuò - non ci si ricorda di quel tipo di vino, inserendole nei versi latini, se non è rimasto appiccicato alla memoria...». Sì, bene, dunque? «Dunque su queste colline si può produrre del vino migliore di quello che produciamo adesso...Se ne vuole occupare lei?» E ci voleva tanto a dire chiaro e tondo quale fosse l’intenzione presidenziale? «Eh no! - osserva Mazzocchi - un acino d’uva ha corpo e spirito. Bisogna vedere come uno lo alleva. E conoscere il passato è importante per il presente. La storia sta scritta anche nei grappoli...Giuro che non ho bevuto». E sia! 
Da quella sfida nacque alcuni anni dopo il "Carbio". Che fece grattare la testa a molti intenditori: possibile? «Certo che sì - racconta con nonchalance il mite Riccardo - Attraverso l’impianto di Merlot abbiamo ottenuto del vino di grande pregio». Più semplice a dirsi che a farsi. Perché il processo è piuttosto complicato. «Oggi un enologo deve eessere anche agronomo - sottolinea - E’ il tipo di vite, ma anche il terreno e il versante dove fare l’impianto. Il sole che si assorbe con una esposizione a nord non è lo stesso di quello che s’accumula a sud o sud ovest. E poi c’è il problema dello sfoltimento, che in termini tecnici significa diradamento. In pratica da una vite si eliminano i grappoli che si ritengono siano in soprappiù per consentire a quelli che rimangono di avere maggiore disponibilità di linfa. Un conto è che siano in due o tre ad attaccarsi al seno di una mamma, un altro se è uno solo. La stessa cosa facciamo con la vite. I grappoli preferiti sono quelli più vicini al cosiddetto cordone speronato». Insomma al fusto della vite. 
L’enigma sta proprio in questo: quanti grappoli bisogna eliminare per ottenere un vino di qualità? Nei primi tempi ad Amelia e dintorni alcuni coltivatori lo presero per matto. Non ne volevano sapere di buttare via l’uva. Il solo pensiero li faceva sentire male. «Oggi sono i miei più grandi estimatori ed amici» dice divertito Riccardo Cotarella. «Ormai è norma che il trenta per cento di una pianta debba essere sacrificato se si vuole avere una resa buona. E la qualità costituisce il fattore trainante sul mercato». 
Da settembre a novembre non si chiude occhio. «Questo è certo. E’ la fase più delicata. Anche erché si tgratta del momento in cui arriva al culmine un processo fatto di innesti, di radici, di rilevamento e di andamento stagionale che non si può mai prevedere se non approssimativamente».  Possibile che non gli sia capitato di assaggiare vini invecchiati di qualche secolo? «Un Pomerol del 1848, a Parigi, in un ristorante rinomato - ricorda Riccardo Cotarella - Eravamo in dodici a tavola. Al momento dell’apertura della bottiglia cessammo tutti di parlare. E restammo in silenzio nel momento magico dell’assaggio. Aveva un leggero sapore di menta. Un vino affascinante, che accarezzava il palato». 
Lo diceva il grande Hemingway in "Fiesta": il vino ha un’anima e non bisogna disturbarla; per questo va bevuto in religioso raccoglimento. «Eh già!» conferma il "mago". «E’ così» gli fa eco il presidente Mazzocchi. 

(Il Messaggero, 16/2/2000)
 

Cinema e vino, pronto il secondo festival
Tollo, abbinamento tra cultura e degustazioni di prodotti locali

TOLLO (a.b.). 
Pubblicato il bando per iscriversi alla seconda edizione del "CineTollo & Fest", il festival del cinema e del vino che si svolgerà a Tollo il 26 e 27 agosto. Alla manifestazione, unica nel suo genere in Abruzzo e seconda solo alla sua omologa che si tiene ad Asti, possono partecipare cortometraggi e  lungometraggi aventi come caratteristiche comuni temi, situazioni, "effetti" o sviluppi che risultino legati al mondo del vino.  La sezione a concorso riguarda la produzione di cortometraggi e documentari realizzati a partire dal gennaio 1998. Parallelamente vi sarà una rassegna panoramica della produzione relativa a film particolarmente significativi per la cultura enologica. Ai lavori che verranno esclusi dalla selezione preliminare sarà dedicata una vetrina per la quale si prevederà comunque la proiezione. Il festival anche quest'anno si avvarrà di una giuria juniores composta da una selezione di studenti di una scuola media e di una seniores, composta da  personalità affermate della cinematografia internazionale e della cultura enogastronomica. Possono partecipare i filmati in formato 35 e 16 millimetri, i video in formato Beta, U-Matic, Bvu e Vhs, di durata non superiore a 30 minuti. Le richieste d'iscrizione dovranno pervenire a mezzo posta entro il 30 giugno 2000 alla  segreteria scientifica festival CineTollo & Fest, c/o Rosabella S.c.a.r.l, via Maiella 19, 66023 Francavilla al mare. Per informazioni telefonare allo 085 4917388. L'atmosfera culturale ma anche ludica e festosa non poteva non prevedere la  degustazione di vino e prodotti tipici locali. Il premio, originale incentivo ad incrementare il proprio estro artistico, è una fornitura di pellicola vergine ed un'abbondante di specialità culinarie. La manifestazione è organizzata dall'amministrazione comunale di Tollo. 

(Il Centro, 17/2/2000)
 

LA GUERRA TRA PROVINCE 
Nuova doc, “tribunale” di saggi
Attesa entro un mese la decisione sull’area tipica del Castelli Romani

Meno di un mese per conoscere il futuro della doc dei Castelli, con o senza i quattro Comuni esclusi per ora dal prestigioso marchio di qualità per il vino. Ieri mattina si è svolta alla Regione una riunione che stabilito un punto fermo sulla disputa che ha sospeso la "denominazion d’origine"  decretata dal ministero dell’agricoltura nel novembre del ’96 su tutta la produzione: una speciale commissione stabilirà se le caratteristiche del vino  prodotto nel comprensorio nord di Aprilia e di Cisterna e a Roccamassima (la fascia proprio a ridosso dei Castelli, in provincia di Latina) e Gallicano (nell’area romana) è assimilabile a quello della zona "caratteristica" individuata nei Castelli Romani. Alla riunione erano presenti i rappresentanti del ministero dell’Agricoltura; dell’assessorato regionale per lo sviluppo delle politiche agricole; dei  Comuni esclusi dalla doc e quelli che invece, dopo aver ottenuto il marchio, se lo sono visto cancellare dal Tar; delle associazioni di categoria e delle organizzazioni professionali. La vertenza nasce da un ricorso presentato al Tribunale amministrativo dai Comuni e dai produttori pontini tagliati fuori dai confini del marchio “Castelli Romani" pur asserendo di produrre un vino che ha tutte le caratteristiche richieste: il Tar ha accolto la contestazione e "cancellato" i confini individuati dal ministero per la doc, annullando così di fatto il marchio per tutti. Da qui l’intervento della Regione per evitare una "guerra del vino" tra le province di Roma e Latina. Prima tappa, la riunione di ieri mattina, conclusa con la decisione unanime che il problema verrà affrontato da una commissione formata da tre funzionari regionali, un enologo dell’Istituto sperimentale di viticoltura di Velletri e un docente dell’Università agraria della Tuscia. Gli esperti dovranno analizzare i vini e predisporre una scheda tecnica per verificarne i requisiti e stabilire se la produzione esclusa dalla perimetrazione doc ha le stesse caratteristiche: qualità organolettiche, vitigni e tecniche di produzione. A questo punto, ed entro 25 giorni dall’istituzione della commissione, il risultato dell’indagine sarà sottoposto al ministero che si è impegnato ad attenersi rigidamente alla relazione per ristabilire subito il marchio: saranno insomma i "requisiti" del vino a stabilire se la doc riguarderà solo i Castelli o anche una produzione allargata ad alcune aree pontine.

(Il messaggero 17/2/2000)
 
 

Approvato il piano regionale per il vino

Il Lazio riscopre il suo vino e punta sulla qualità con un progetto a medio termine elaborato dall’Arsial e adottato dalla giunta regionale. Il piano dovrebbe rivoluzionare la vitivinicoltura regionale partendo dal reimpianto dei vitigni autoctoni per puntare su un vino dalle caratteristiche regionali, per continuare su interventi nelle cantine per il miglioramento della produzione e per concludersi con il rilancio del prodotto laziale tramite nuovi sistemi di commercializzazione sui mercati nazionali e esteri. Il provvedimento, appena approvato dalla Regione, è stato accolto favorevolmente dalla Coldiretti che ne aveva sollecitato l’adozione. «E’ un passo importante - spiega Massimo Gargano, presidente regionale dell’associazione agricola - per puntare decisamente sulla qualità del nostro vino». 

(Il Messaggero 17/2/2000)
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

 

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