Vino e vitigni antichi. Convegno internazionale
di Adele Illotto

BITTI (NU) - Il 15 dicembre 2007 si è tenuto un interessante convegno internazionale dal titolo "Vino e Vitigni Antichi". Durante il convegno coordinato da Gianni Lovicu dell'AGRIS Cagliari, i relatori Attilio Scienza e Osvaldo Failla dell'Università di Milano, Massimo Labra dell'Università di Milano Bicocca, David Maghradze dell'Università di Tbilisi della Georgia, Rafael Ocete Rubio dell'Università di Siviglia, Mario Sanges della Sopraintendenza archeologica di Nuoro, si è riferito sui recenti studi delle antiche origini della vite e del vino.

E' emerso che la Sardegna è da ritenersi uno dei centri di domesticazione secondaria della vite selvatica (Vitis Vinifera spp.silvestris). Infatti, i gruppi di lavoro delle due Università Milanesi e dell'AGRIS, dopo aver censito e campionato, in diverse località sarde, numerosi individui di vite selvatica, raggruppati in popolazioni di oltre 15 - 20 esemplari, hanno evidenziato un rapporto di parentela genetica tra questi individui e alcuni vitigni sardi.

Attraverso indagini ampelografiche e l'analisi del DNA, i due gruppi di lavoro hanno creato una banca dati, contenente i profili genetici di vari vitigni sardi, che permette di confrontare i diversi vitigni facendo luce su omonimie, sinonimie, ed errate attribuzioni. Gianni Lovicu ha illustrato la ricostruzione storica della presenza in Sardegna del vitigno cannonau che, anche se affine geneticamente al garnacha spagnolo e al grenache francese compare nella storia due secoli prima.

In passato, per una serie di citazioni sbagliate, si attribuiva al cannonau un'origine spagnola, ma le recenti ricerche documentali hanno portato al ritrovamento, a Cagliari, di un atto notarile del 1549, dove è citato il vino Cannonau, mentre la prima citazione, come vino rosso, del Garnacha, si trova in un dizionario spagnolo del 1734. Da ciò s'ipotizza che il Cannonau sia stato esportato dalla Sardegna in Spagna e non viceversa.

Sono molti i vitigni sardi, che per dei pregiudizi culturali, sono stati ritenuti d'origine esterna, come il bovale sardo o muristellu, il cui DNA è molto simile a quello dei vinaccioli carbonizzati ritrovati nel grande complesso del nuraghe Arrubiu di Orroli (NU) dall'archeologo Mario Sanges.

Fino a qualche anno fa, diversi studiosi ritenevano che l'arrivo della vite e del vino in Sardegna risalisse al periodo iniziale della colonizzazione fenicia (IX-VIII sec. a.C.), ma le recenti campagne di scavo coordinate dal dottor Sanges, in cui si sono utilizzati i più moderni sistemi di indagine archeologica e minuziose analisi scientifiche, hanno consentito di datare la presenza della vite e del vino in Sardegna alla fine dell'Età del Bronzo Medio (XV sec. a.C.).

Nell'ambito del convegno hanno suscitato molto interesse anche le relazioni dei professori David Maghradze e Rafael Ocete Rubio, rispettivamente sulla particolarissima viticoltura ed enologia della Georgia, centro di domesticazione primaria della vite selvatica, e sulla domesticazione della vite e sui vitigni autoctoni dell'Andalusia, ritenuta come la Sardegna un centro di domesticazione secondaria.

Immagini: Rafael Ocete Rubio, David Maghradze e Osvaldo Failla; Gianni Lovicu; Mario Sanges


9 gennaio 2008