In Azienda Maso Furli:
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L'attività dell'azienda Maso Furli (maso, in Trentino ed Alto Adige, significa casa con proprietà) inizia "ufficialmente" nel 1997 anche se la storia della famiglia è storia contadina. Il riscatto dalla mezzadria avviene nel 1960, con il padre dei due fratelli Zanoni che diventa in seguito un affiliato (cioè fornitore di uve) della Cantina Cooperativa MezzaCorona; affiliazione che ancora dura, ma solo una piccola parte delle uve viene ormai conferita alla cooperativa e nel giro di due anni l'indipendenza sarà completa.

Siete contenti di questa scelta di vinificare le vostre uve?
"Certo!" ci dice il giovane Marco Zanoni, "la Cooperativa MezzaCorona paga bene, è vero, ma non c'è soddisfazione... e la vera soddisfazione morale è data dal percorrere la strada della qualità. E poi, per le piccola aziende non fare vino di qualità equivale alla morte."

Ricerca della qualità che avviene a passo veloce dagli Zanoni. Nuove tecniche irrompono in cantina e in vigna dove è imminente il completamento della trasformazione dei vigneti (quattro ettari) verso la forma di allevamento a Guyot. La resa media attuale si aggira sui 70 quintali per ettaro, circa un chilo d'uva per ceppo, per una produzione che si aggira sulle 15 mila bottiglie, ma con l'ambizione di arrivare alle 25 mila.

L'azienda ora è gestita dai fratelli Giorgio e Marco, quest'ultimo a tempo pieno visto che, come ci dice, d'agosto passa in vigna anche la domenica. I vitigni coltivati sono chardonnay, sauvignon, traminer fra i bianchi, e cabernet sauvignon, merlot e syrah per i rossi. "Dalla zonazione - ci dice Marco - è emerso che la collina di Pressano è ottima sia come terreno che come esposizione." E spiega le sue scelte: "Il traminer qui è molto tradizionale e il sauvignon, si sa, viene bene nelle zone alte e fredde. Lo chardonnay sarà eliminato perché è veramente troppo diffuso, c'è troppa concorrenza. La nostra intenzione è di potenziare la produzione di rosso con un uvaggio di stampo moderno, e quindi di uscire con solo tre vini"

A questo proposito, chiediamo, in queste zone considerate cabernet e merlot vostri, insomma autoctoni, o internazionali? "Li consideriamo certamente internazionali, anche se qui danno risultati più varietali che nel resto d'Italia. E voglio precisare che è vero, per il syrah in Trentino fa un po' troppo freddo, ma il microclima di questa zona gli è particolarmente favorevole."

Infatti la zona collinare su cui ci troviamo è veramente ben esposta e pullula di vigne e di produttori, alcuni dei quali, come Cesconi che ha le proprie cantine a pochi metri da Maso Furli, azienda ben nota per i suoi prodotti corposi e maturi.

Le scelte di vinificazione riflettono la scelta di fare vini che si lascino ricordare per la struttura più che per la freschezza: per le uve bianche si usa una pressa pneumatica e il mosto viene tenuto a macerare per poche ore prima di essere travasato in vinificatori in acciaio dove resta sulle fecce "buone" fino a gennaio. Poi i due bianchi imboccano strade diverse, parte dello Chardonnay fa malolattica in barrique, e poi affina in barrique nuove, mentre il Traminer che ha acidità più bassa non fa malolattica. Tutto il rosso affina invece in barrique.

Chiediamo a Marco quali sono i fattori che secondo lui portano a realizzare un buon vino: "Al 100% l'uva. Se l'uva nasce bene le caratteristiche del vino sono sotto controllo. Il lavoro in cantina è marginale". Ancora una conferma che il vino si fa in vigna. "E poi anche i consigli di un buon enotecnico, come Francesco Pollastri, visto che un produttore può provare, fare tentativi, diciamo cinquanta volte nella sua carriera, mentre un enotecnico da questo punto di vista può dare molto con la sua esperienza, può sprovincializzare. Noi a monte facciamo delle selezioni massali delle uve, e sulla ricerca clonale ci appoggiamo agli istituti di ricerca, essenzialemente Laimburg e San Michele. In particolare qui l'Istituto di San Michele fa il lavoro di ricerca che il piccolo produttore non può certamente compiere da solo"

I tuoi gusti verso che tipo di vino si dirigono?
"Vi dico subito che a me i vini giovani non danno molta soddisfazione. Sono un appassionato dei bianchi alsaziani, pieni e strutturati."

Preferenza di cui abbiamo subito una conferma "sul campo" assaggiando la porzione di Chardonnay 1999 che sta ancora in acciaio e che, dopo essere stato miscelato con il restante che sta in barrique, uscirà nel prossimo mese di ottobre. Viene da una buona annata, per grado alcolico e concentrazione, ci dice Marco e notiamo infatti un bel giallo paglierino e profumi piuttosto intensi, dolci di fiori e frutta matura (mela golden e pera soprattutto). In bocca si sente una bella struttura, con acidità sicuramente elevata, che comunque contrasta bene gli oltre 14 gradi alcolici, e una vena amarognola; ma ricordiamoci che a questo vino si aggiungerà quello che sta in barrique, sicuramente ammorbidito dalla malolattica.

Il Sauvignon 1999 che Marco ci spilla dal vinificatore è ancora un po' crudo e denso alla vista, quasi lattiginoso. Molto varietale anche se un po' ridotto; in bocca all'inizio è un po' chiuso ma poi presenta una grande espansione che porta ad un bellissimo finale, sostenuto e giustamente acido.

Ed eccoci al Traminer 1999 che capiamo essere il cavallo di battaglia dell'azienda. Il colore è giallo mediamente intenso e il naso, sorprendentemente pieno, presenta profumi di banana e gomma, mallo di noce e agrumi dolci che tendono al candito. In bocca conferma il carattere dolce, contraddistinto da note vanigliate e di biscotto, e una struttura imponente in cui alcol (si passano i 14.5%) e acidità si bilanciano alla perfezione e conducono ad un finale lungo e leggermente amarognolo. Se il gusto di Marco va verso i vini alsaziani dobbiamo dire che l'ha indovinata, e sicuramente questo non è il fresco e profumato traminer tipico della zona.


Lasciamo la zona dei vinificatori in acciaio e passiamo alle barrique, perfettamente allineate nella ordinatissima cantina da poco rinnovata della casa padronale. Lo Chardonnay 1999 estratto dal legno si presenta naturalmente molto diverso, sempre di buona struttura ma con gli aromi sovrapposti alla tostatura del legno e un finale dolce, con cenni di pasticceria, sotto al quale si nota ancora la vena amarognola che avevamo notato nel campione versato dall'acciaio.

Cambiamo poi botte
per assaggiare i campioni che andranno a far parte del Furli Rosso. "Per fare buoni rossi - ci dice Marco - bisogna saper abbinare profumi e struttura. Da noi i profumi sono preservati dal clima fresco, quindi il nostro compito è di dare struttura".

Il Merlot 1999 presenta un colore piuttosto fitto, i profumi sono intensi, marcati leggermente da note terziarie di caffè. In bocca l'ingresso è interessante ma poi il vino si mostra magro.

Il Cabernet Sauvignon 1999 ha colore cupo, quasi impenetrabile. I profumi sono di amarena matura, e sono affiancati da cenni di liquirizia, caffè e cacao, il tutto di finezza maggiore che nel merlot. In bocca si sente una struttura di medio calibro contraddistinta da un bel finale largo e solo leggermente astringente.

La nostra visita è finita, ma prima di lasciare questa promettente cantina chiediamo se in programma ci sono degli assemblaggi anche per le uve bianche, ma ci viene risposto che "in questo momento ci sembra un po' presto: prima dobbiamo confrontarci sui classici, anche se è più facile!"

rf & lb

P.S.: Mentre stiamo completando questo articolo sulla visita a Maso Furli, compiuta la scorsa primavera, sono arrivate le valutazioni delle maggiori guide enologiche italiane. Lo Chardonnay 1999 della giovane azienda è stato valutato dalla Guida Vini d'Italia 2001 (Gambero Rosso-Slow Food Arcigola) con i tre bicchieri dell'eccellenza. Chissà se questo farà cambiare idea alla famiglia Zanoni e salverà il loro Chardonnay dall'estinzione e la relativa uva dall'estirpamento!

Maso Furli,
Località Pressano - 38015 Lavis (TN)
Tel. 0461/240667
28 Marzo 2000

 

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