È nata (da tempo) una stella. La Lucanda di Bu
di Fabio Cimmino


È nata una stella, verrebbe da dire. Poi a ripensarci bene ci si accorge che la stella è già nata da tempo. Ha solo, finalmente, realizzato il suo sogno (o meglio conoscendo il personaggio uno dei suoi sogni). Antonio Pisaniello, prima ancora che un bravissimo chef, è un amico. E' una persona semplice, genuina, senza grilli per la testa, eppure fermo, sicuro nelle sue intenzioni senza rinunciare a mettersi in discussione. Uno di quelli che amano le sfide. Non ci spiegheremmo, altrimenti, la sua ultimissima iniziativa.

Pisaniello è, di fatto, chef navigato. Per anni è stato a prestare la sua opera nel ristorante di famiglia, non molto distante, il Gastronomo, in quel di Ponte Romito. Voleva e vuole di più! Ecco, dunque, la sfida. Non che nella provincia di Avellino non esistono ristoranti di fama più o meno consolidata. Sicuramente, però, non a Nusco e non con queste ambizioni.

Nusco è un grazioso borgo medievale tra i pochi risparmiati dal terremoto di vent'anni fa. Un paesino molto carino ed accogliente. Non è, purtroppo, uno di quei posti (mi chiedo se ci sono nella provincia irpina?!) in grado di attrarre o garantire, da solo, un flusso turistico adeguato, sul quale poter fare affidamento. E le strade del vino? ...Qualcuno si starà chiedendo non siamo forse nella terra del Greco di Tufo, del Fiano di Avellino e del grande Taurasi ?. Ancora nulla se non progetti e speranze che non vedranno piena realizzazione, con conseguente ritorno in termini di pubblico, almeno secondo me, prima di una decina d'anni.

In altre parole, dunque, chef Pisaniello ha deciso di puntare solo su se stesso, parola d'ordine: andare avanti senza compromessi. Il locale, piccolo, accogliente e "comodo", è stato concepito in completa armonia con l'ambiente. Sono stati, infatti, utilizzati materiali e vernici, nello specifico, bio-sensibili, frutto di un'attenta e "costosa" ricerca. La cucina è a vista. Nelle adiacenze del locale è, in via di ultimazione, la cantina dei vini. Vi ho parlato fino adesso delle apparenze, dell'immagine. L'ho fatto più che altro per dare un riconoscimento allo sforzo, anche in questi termini, enorme, di Antonio. In realtà è a tavola che si compie il vero miracolo ed il vero motivo per il quale sto qui a parlarvi di questo nuovo ristorante.

Ho voluto assaggiare quasi tutti i piatti presenti nel menù (quello del giorno e non solo). Tre gli antipasti: la passata di ceci con animelle e tartufo nero di Bagnoli Irpino, il fagottino di parmigiana di melenzane e lo gnocco fritto di ricotta di Montella, con broccoli e pomodoro candito. Tutti molto buoni. Coinvolgenti e non solo realizzati in maniera tecnicamente impeccabile. Sapori decisi, intensi, allo stesso tempo delicati, con un richiamo sensibile e rispettoso alla tradizione, quella irpina che, finalmente, sembra aver trovato un appassionato portabandiera e interprete. Sopra tutti lo gnocco fritto: sublime ! Solo quello sarebbe valso la trasferta a Nusco. Anche la parmigiana, quasi del tutto destrutturata alla vista, ha lasciato il segno. tre anche i primi: ravioli di ricotta con ragout all'antica e spaghettoni di Gragnano con zucca stufata e porcini, cecaluccoli della locanda. Chi non ha mai provato il vero ragout napoletano potrà difficilmente capire il "lavoro" che ci sta dietro per una perfetta riuscita mentre più facilmente potrà comprendere perchè, per lo stesso motivo, sempre meno lo si trova presente , nonostante la sua fama nell'offerta della ristorazione campana. Bandito per la sua proverbiale pesantezza lo ritroverete sulla tavola di questa locanda per stupirvi in una versione alleggerita senza rinunciare al gusto. Ci penserà lo spaghettone di Gragnano con la sua freschezza a riequilibrare, qualore ci fosse il bisogno, il palato.

Per secondo mi sono "limitato" ad ordinare il tradizionale agnello di Carmasciano con aromi e Fiano di Avellino, un'altra indimenticabile portata. Degna chiusura con due tortini di cioccolato e scorza d'arance amare, il primo, e ripieno di crema e mele annurche, il secondo. Ad accompagnare queste ultime due delizie ho rinunciato a qualunque forma di snobberia (pur presenti in carta cognac, grappe e distillati di gran pregio) e mi sono abbandonato ad un corroborante bicchiere di nocillo (liquore tipico della zoan a base di noci. Complimenti al capacissimo sommelier-maitre, garbato e riservato, più che preparato nonostante la giovanissima età.

Per la cronaca il vino scelto per accompagnare le portate, tutte, è stato, anche questo una sorpresa positiva, il Taurasi 1999 di Perillo (Castelfranci AV). Un Taurasi in grado di mediare tradizione e modernità in maniera corretta e piacevole senza far torto al blasone della denominazione. Costo medio a persona, vini esclusi, 35 euro mai spesi così bene! Quali saranno, mi chiedo, le sorprese che mi aspetteranno la prossima volta ?!

Campani felix a tutti da Fabio CIMMINO

LA LOCANDA DI BU
Vicolo dello Spagnuolo, 1
83051 NUSCO AV
chef: Antonio Pisaniello
info@lalocandadibu.com