L'Oscar Enoteca di Busto Arsizio
di Mario Crosta


Conosco Osvaldo De Tomasi fin dai tempi delle elementari, ci siamo rivisti qua e là nel tempo in poche altre occasioni e quasi sempre grazie alle arti magiche di mia sorella. Quando lei voleva offrirmi un caffè eccezionale, preparato con una professionalità certosina, niente di meglio che andare da Osvaldo, in via Cavallotti 3, in pieno centro storico di Busto Arsizio, tra le robuste case del seicento ristrutturate vicino a Piazza Santa Maria, una chiesa molto cara a noi bustocchi perchè vi si trova la statua della Madonna dell’Aiuto.

Durante l’epidemia di peste che fece strage in tutto il profondo Nord agli inizi del ‘600, la stessa descritta dal Manzoni nel romanzo “I promessi sposi”, la statua della nostra Madonna alzò miracolosamente il braccio e la peste si fermò. Oggi, in un periodo in cui decine di statue della Madonna piangono lacrime di sangue, sarebbe un vero miracolo se invece di piangere si mettessero a sorridere, infondendo speranza ad un mondo che si sta guastando. Ma a quei tempi per fermare un’epidemia di peste ci volevano tutt’altri miracoli e quel braccio alzato da allora rappresenta un segno evidente dell’amore materno della più potente fra tutte le donne per i bustocchi, ricambiato umilmente nei secoli dalle iniziative umanitarie che proprio da questo santuario e dalla piazza antistante partono per tutto il mondo. Molti ospedali e scuole sono stati costruiti nei Paesi del Terzo Mondo con montagne di spiccioli raccolti proprio qui, tra i passanti che frequentano numerosissimi questo centro storico, ricco di belle vetrine e di salotti dove si possono gustare i migliori prodotti della pasticceria in santa pace. Il caffè a Busto Arsizio è un vero rito e alcune di queste ofellerie, come i nostri vecchi le chiamano ancora, hanno radici profonde nel tempo.

La pasticceria di Osvaldo fu fondata dal nonno materno nel lontano 1930. Era composta da due soli locali e contava su un’attrezzatura di fortuna. Nel 1945 si trasferì nell’attuale sede di via Cavallotti 3, nel centro storico, dove venne installato uno dei primi forni elettrici ed una impastatrice azionata da un motore a puleggia. Contemporaneamente, il padre di Osvaldo, dopo aver lavorato in altre affermate pasticcerie della provincia, apriva un negozio analogo in una zona periferica. Nel 1959, in seguito alla scomparsa improvvisa dell’intrepido nonno, il padre subentrò nell’attività di via Cavallotti, vendendo la propria. Le indubbie qualità di quest’uomo, affiancato dalla moglie, portarono il locale ad una rapida affermazione e la clientela divenne numerosa e qualificata.

Osvaldo fin da piccolo aiutava i suoi genitori dopo la scuola, infatti per partecipare alle ricerche storiche e scientifiche organizzate in classe prima dalla maestra Giuseppina Cozzi e in seguito dall’intraprendente maestro Raffaele Favara, un siciliano di sangue nobile risalente alla dominazione araba e proveniente da Ispica, l’uomo che ci fece conoscere e gustare per esempio il cedro, doveva ritagliarsi a fatica un po’ di tempo e proprio per questo il suo gruppo non si distingueva sempre per la ricerca migliore. Si distingueva più spesso il gruppo di Oscar Pacchetti, che portava in aula gli oggetti dell’Africa e dei Caraibi fornitigli dal padre, il simpaticissimo proprietario del Caffè Haiti, un altro eccezionale cultore del caffè, un vero galantuomo come se ne incontrano raramente nella vita, che poi fondò anche l’American Bar.

Finiti gli studi superiori e dopo una parentesi lavorativa in una banca locale, Osvaldo decise finalmente di dedicarsi definitivamente al negozio. Dal suo gran lavoro fiorirono le migliori prospettive e questo lo convinse a ristrutturare nel 1998 sia il negozio che il laboratorio di pasticceria. Solo quattro anni dopo si rese conto che ciò non bastava più a supportare la mole di interesse e di curiosità che nel frattempo si era creata fra la clientela, sia tra le persone più anziane che lo incoraggiavano e sia tra i più giovani, come mio nipote Andrea. E così nel 2002, un po’ a malincuore poiché il locale era ancora nuovo, nacque l’enoteca, anzi l’Oscar Enoteca, con vini di altissima qualità da tutto il mondo. Osvaldo acquistò altri locali adiacenti, ampliando e completamente rinnovando tutto, ed oggi si ritrova con oltre 800 grandi etichette, che gestisce con l’aiuto della figlia, che rappresenta la quarta generazione e che sta dando nuovi impulsi all’attività, alla faccia del detto tipicamente bustocco che un’azienda non dura oltre la terza generazione (la prima la fonda, la seconda la conduce, la terza l’affonda).

Vino e dolci. Una gran bella accoppiata, e qui si vede l’ingegno di Osvaldo. Basta guardare il suo sito www.oscarenoteca.it per rendersi conto che queste raffinatezze non possono che complementarsi. Ma la cantina è ben rifornita non soltanto di spumanti, champagne, vini liquorosi e da dessert, perchè la clientela affezionata, quando trova la qualità e la simpatia, la vorrebbe estendere a tutta l’arte del saper vivere, ed allora troviamo i profumati bianchi da pesce, i rossi da grandi arrosti e selvaggina, insomma tutti i vini che rendono l’esistenza più allegra, cosa non da poco. Non mi dilungo, a buon intenditor poche parole, ma se conosco bene quella testolina sono certo che non si fermerà qui.

Quel bambino era un vero vulcano ed anche se oggi ha i capelli grigi, non potrà mai tenere a freno quel carattere vivace che lo ha sempre contraddistinto.

Oscar Enoteca
Via F. Cavallotti 3
tel. 0331/632 414
Busto Arsizio (VA)

11 marzo 2004