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I TITOLI


Le strade del vino e dell'olio per lo sviluppo della Tuscia

I Democratici di sinistra giocano la carta delle strade del vino e dell'olio per integrare e qualificare l'economia della Tuscia.
A farsi portavoce della proposta di legge per l'istituzione di strade del vino e dell'olio nel Lazio è il consigliere regionale Giuseppe Parroncini, insieme ai colleghi Francesco De Angelis, Renzo Carella, Tonino D'Annibale, Carlo Lucherini e Biagio Minnucci. "Le strade del vino e dell'olio nel Lazio - spiega Parroncini - nascerebbero in ambienti con vigneti, oliveti, frantoi e cantine di aziende agricole, dove il turismo storico e artistico è già attivo". Un progetto che sarebbe un toccasana per integrare attività enogastronomiche, ricettive, culturali e didattiche.
E che la ripresa economica nasca dalla confluenza di più settori produttivi e dei servizi, è ormai una costante di disegni e proposte di legge per lo sviluppo del territorio. "Per realizzare le strade - continua Parroncini - il comitato promotore, dopo il parere favorevole della Regione, eleggerà un comitato di gestione (con una maggioranza di olivicoltori e produttori di vino) che dovrà curare i rapporti con le istituzioni, promuovere la creazione degli itinerari e richiedere benefici e incentivi".
A Comuni e Province spetterà il compito di adottare provvedimenti per l'installazione della segnaletica, la gestione dei centri informativi e il controllo del rispetto del regolamento regionale.


(Il Messaggero, 30/7/2000)

Summit alla Camera di commercio per cercare una soluzione: le parole d'ordine sono semplificazione e ottimizzazione delle risorse. Vendemmia Duemila: mancano mille operatori

Francesco Fain

Chiamiamolo rovescio della medaglia. Mentre l'"industria" vitivinicola sbarca sempre più in forze nel Web, affidandosi alle mille risorse offerte da Internet, puntuale come un orologio svizzero si presenta anche quest'anno l'emergenza-manodopera per la vedemmia. Due facce di una medesima medaglia: una positiva e proiettata al futuro, l'altra negativa e legata irrimediabilmente alla tradizione.
L'ennesimo Sos è stato lanciato ieri mattina alla Camera di commercio di Gorizia: presenti tutti gli enti, le istituzioni e i sindacati interessati a un fenomeno che diventa sempre più preoccupante, anno dopo anno. Compensi troppo "magri"? Poca disponibilità a affrontare un lavoro monotono e assai poco gratificante? O, piuttosto, impossibilità reale a lavorare in campagna? Claudio Cressati, responsabile provinciale della Confagricoltura, propende per quest'ultima ipotesi. "Il 'serbatoio' storico di vendemmiatori - spiega - è costituito da studenti, pensionati e casalinghe. L'inizio anticipato delle scuole ci ha privato di una risorsa importantissima per le vendemmie e purtroppo non esiste una soluzione a questo grosso problema. Bisogna quindi rivolgere tutte le nostre attenzioni alle casalinghe e ai pensionati: a questi ultimi però dovrebbe esser data la possibilità di lavorare senza veder decurtata la pensione. Manodopera potrebbe arrivare anche dalla vicina Slovenia, a patto che venga riconosciuto lo status di lavoratore trasfrontaliero. Ma occorre farlo subito: servono circa 1000 vendemmiatori e il tempo è tiranno. Basta sfogliare i giornali per vedere una marea di annunci economici di aziende agricole in cerca di personale".
Semplificazione e ottimizzazione delle risorse: questi i termini più gettonati nel corso della riunione che ha visto la partecipazione, fra gli altri, di Danilo Canesin, presidente della Confederazione italiana agricoltori, di Salvatore Gioacchino e di Pagolin, segretari provinciali rispettivamente della Cisl e della Cigl per le problematiche agricole e di Biagio Giaccone, direttore dell'Inps di Gorizia. A ingarbugliare ancor più il quadro interviene l'introduzione del lavoro interinale e del part-time anche nell'industria: novità che hanno avuto gravi ripercussioni sul versante agricolo.
Attualmente un vendemmiatore guadagna mediamente 9200 lire all'ora, soltanto 200 lire in meno rispetto a un lavoratore agricolo specializzato. "Ecco perchè non possiamo parlare di problema-compensi - ha tagliato corto Cressati -. Nel recente contratto che abbiamo siglato un mese fa l'aumento percentualmente maggiore è stato riconosciuto per la tipologia lavorativa dei vendemmiatori".
Francesco Fain


(Il Piccolo, 1/8/2000)


Ieri ancora una giornata di trattative: si è aperto uno spiraglio su prezzi, contributi e rese. La firma nella notte? Moscato, l’accordo per la vendemmia si avvicina. Le industrie dello spumante propongono un’intesa quinquennale


Sergio Miravalle
TORINO "Signori alle 20,30 qui dentro scatta l’allarme automatico, lo devo bloccare?". Il custode del palazzo di corso Stati Uniti, dove ha sede l’assessorato regionale all’Agricoltura, ha tentato, inconsapevolmente, di dare una mano affinché si arrivasse all’accordo sull’uva moscato. E forse ci è anche riuscito visto proprio a quell’ora le parti sembravano ormai vicine all’accordo. Nella salette del primo piano dove si svolgono le trattative le delegazioni guidate rispettivamente dal presidente del Consorzio dell’"Asti" Guido Bili e dall’industriale Emilio Barbero (di Canale) per conto degli spumantieri e dal presidente dell’Assomoscato Giovanni Satragno per la componente agricola si sono fronteggiate per l’intero pomeriggio. Al tavolo centrale i funzionari regionali e l’assessore all’Agricoltura Deodato Scanderebech che ha fatto una rapida comparsa poi è andato all’incontro con il presidente del Consiglio Amato, ieri a Torino.
La trattativa è ripartita dai punti già fissati lo scorso giovedì e ribaditi nell’assemblea dei vignaioli domenica pomeriggio in piazza a Santo Stefano Belbo.
Il prezzo dell’uva moscato alla prossima vendemmia sarà quello dello scorso anno, ovvero 16.700 lire al miriagrammo (10 chili d’uva). Su questo le parti concordano, così come c’è l’intesa sul calo della resa massima della docg a 80 quintali-ettaro (oppure a 83 come hanno proposto le industrie). Sul contributo aggiuntivo per la gestione del sistema e lo smaltimento delle eccedenze le industrie, che avevano proposto altre 400 lire sono salite a 600 (ovvero 62 lire a bottiglia, ma per un’intesa lunga almeno 5 anni) e la parte agricola interverrebbe con altre 200. Ai contadini andrebbero così "in tasca" 16.500, più altri 20 quintali ad ettaro per l’uva destinata a produrre l’aromatico pagato 5000 lire a mg., rispetto alle 3000 dell’anno scorso. E a questo si dovranno aggiungere i possibili contributi regionali. La trattativa ieri alle 21 era ancora in corso in un clima più ottimista. La firma nella notte?

(La Stampa, 1/8/2000)


CHIANTI - Il vino rosso Chianti Classico è aumentato in media di 50mila lire al quintale...

CHIANTI - Il vino rosso Chianti Classico è aumentato in media di 50mila lire al quintale passando da circa 450 a 500mila lire. E' il dato più significativo emerso dall'analisi dell'andamento del mercato nel primo semestre del Duemila. Il segno "più" avviene dopo il brusco abbassamento dei prezzi verificatosi nel corso del 1999: in quella circostanza si era passati dalle 550-600mila al quintale alle 450mila che poi è stato il dato base sul quale si è confrontato il primo semestre dell'anno in corso. Ciò che poteva essere un segnale di crisi in un crescendo che era andato avanti a partire dalla stagione 1992-93 - ovverosia l'abbassamento repentino dei prezzi - era stato battezzato dal Consorzio del Chianti Classico come evento "salutare" perché stabilizzatore (la fuga in avanti dei prezzi era vista con un certo sospetto): come puntuale conferma di questo è arrivato l'aumento dei primi sei mesi del nuovo millennio. Ed è arrivato anche un altro dato confortante: sempre nell'arco temporale gennaio-giugno 2000, sono aumentate del 22% le marcature. Si tratta delle fascette col noto simbolo del Gallo Nero rilasciate ai produttori: sono stati imbottigliati 102.356 ettolitri contro i circa 83mila del primo semestre del 1999. In sintesi: aumentata la produzione, aumentate le vendite, aumentati i prezzi seppure senza pericolose fughe in avanti. Tutti segni "più" che vedono in prima fila sempre l'export anche se il mercato italiano sta discretamente prendendo piede: il Chianti Classico finisce sulle tavole dei tedeschi (28%), degli americani (22%) e degli inglesi (17,5%). Arriva anche in Giappone e c'è stato qualche timido tentativo di filtrare nell'Est europeo laddove se lo possono permettere.
A.C.


(La Nazione, 2/8/2000)


L’iniziativa del "Gal" è stata presentata lunedì sera a Rocchetta Tanaro. Nasce Astesana, strade di grandi vini. Un "patto" di promozione turistica tra 51 Comuni

Giancarlo Mogliotti
ROCCHETTA TANARO. Dopo Monferrato e Langa, nascerà Astesana. La nuova denominazione, nata da una proposta del "Gal - Colline della Qualità" riguarderà 51 comuni del Sud Astigiano. Lunedì sera all’incontro costitutivo della nuova realtà territoriale, tenutosi nella sala della Fattoria dedicata al grande produttore vinicolo rocchettese Giacomo Bologna, hanno partecipato 96 rappresentanti di enti pubblici e privati.
Nel gruppo dei comuni si è intanto inserito anche Asti. Con l’aggiunta della città capoluogo gli organizzatori hanno fatto salire ad otto i percorsi enoturistici della "Strada del Vino Astesana". L’ultimo nato si snoderà soltanto in città. Gli altri sono "Colli Astiani", "I Bricchi", "Lauretum", "Le Colline del Barbera o Nizza", "Castelli", "Canelli e Terre d’Oro", "Langa Astigiana". Ognuno sarà coordinato da un gruppo di tre responsabili. Montegrosso, Rocchetta, Costigliole, Nizza, Bottega del vino di Calamandrana, Canelli e Roccaverano sono stati nominati capofila di ciascun percorso, in attesa della creazione del comitato di gestione. Insieme al nome del territorio è stato approvato anche il simbolo che lo rappresenterà (bandiera astese insieme ad un fregio del portale della chiesa di San Secondo di Asti che raffigura un tralcio di vite). "Astesana" diventerà un marchio per promuovere il territorio e i suoi prodotti tipici in particolare i grandi vini.
Definiti anche i prezzi per partecipare all’iniziativa: comuni fino 500 abitanti (19 in tutto) pagheranno 300 mila lire, da 501 a 1000 (17) 500 mila, da 1001 a 2000 (10) 1 milione, da 2001 a 2500 2 milioni, oltre 2501 4 milioni. Aziende agricole, ristoranti e alberghi da 300 mila a 1 milione, botteghe artigiane e commercianti 300 mila. Tra i relatori il parlamentare Lino Carlo Rava presidente della "Strada del Vino Alto Monferrato" ha sottolineato come "queste iniziative saranno nei prossimi anni i gestori del turismo locale". L’assessore provinciale all’agricoltura Luigi Perfumo: "Siamo disponibili - ha detto - ad essere i garanti del progetto". Soddisfatto per l’esito dei lavori il presidente del Gal Meo Cavallero, sindaco di Quaranti: "Riuscire a stabilire tutte queste regole in una serata, è sintomo della grande voglia di collaborare".

(La Stampa, 2/8/2000)


La novità: la Danimarca farà il vino

ROMA
Lo chiameranno il vino della "sirenetta" oppure il vino "venuto dal freddo": da ieri, infatti, la Danimarca entra ufficialmente nel club dei paesi produttori di vino. Il via libera Ź arrivato da Bruxelles. Gli addetti ai lavori sono pronti a giurare che Barolo e Bordeaux non verranno insidiati ma per i circa 500 produttori danesi Ź una momento storico. Obiettivo numero uno Ź il mercato interno: i 5 litri annui di consumo procapite di 30 anni fa sono saliti a 30 e potrebbero aumentare, considerato il diffuso declino del consumo della birra, da sempre in Danimarca la bevanda principe. Per il momento il vino danese non riporterą sull'etichetta annata di produzione e tipo di uve. Vino da tavola sď, dunque, ma senza le connotazioni richieste ai piĚ nobili doc. "Credo che la Danimarca non abbia le caratteristiche climatiche per produrre vino di qualitą", taglia corto Giuseppe Martelli, presidente degli enotecnici dell'Aei.


(La Repubblica, 2/8/2000)


Gravi problemi in città e nei vigneti. Il Comune ha aperto uno sportello per i danneggiati. Scoperchiato capannone in corso Piave

ALBA
In seguito al violento nubifragio che ha colpito la città nella serata di mercoledì, ieri mattina il sindaco, Giuseppe Rossetto, ha inviato un fax alla Prefettura, alla Regione e alla Provincia di Cuneo per chiedere lo stato di calamità naturale.
Il temporale, accompagnato da forti raffiche di vento, ha scoperchiato tetti, sradicato alberi, divelto segnali stradali e pubblicitari, mentre la grandine ha danneggiato le coltivazioni un po’ a macchia di leopardo. Sono in corso accertamenti per valutare i danni, che sarebbero consistenti. Uno sportello è stato aperto nell’ufficio aziende della ripartizione Lavori Pubblici in via Manzoni (secondo piano) dove si raccolgono le segnalazioni dei cittadini danneggiati.
Sono stati messi a disposizione dei moduli in cui vengono descritti i danni subiti, corredati da eventuali foto. Per stamane è convocato un incontro in municipio (ore 11) con titolari di azende agricole, artigianali, commerciali e industriali. "Lo scopo - dice il vice-sindaco Alberto Cirio - è di fare il punto della situazione con le aziende colpite e di farle partecipare alla richiesta, già inoltrata dal Comune alla Prefettura, per ottenere lo stato di calamità".
E’ stata anche convocata la commissione agricoltura e domani mattina (alle 10), sempre in municipio, si terrà una riunione specifica con gli agricoltori. La tromba d’aria ha colpito particolarmente i corsi Piave, Europa, Cortemilia, strada Cauda, borgo Moretta, San Cassiano e Santa Rosalia. I tetti di diversi edifici e capannoni sono stati scoperchiati. Tra questi il magazzino Expo Casa "Telealba" (elettrodomestici, casalinghi, giocattoli) di corso Piave e il cascinale della famiglia del sindaco Rossetto a San Cassiano nonché case in corso Cortemilia e via Fleming. In corso Europa la gru di un cantiere è caduta danneggiando alcune auto parcheggiate.
Molti gli alberi sradicati: alcuni sono finiti sulla tangenziale verso Gallo Grinzane. Anche i vigneti sono stati colpiti dal maltempo. Sono stati allagati scantinati e garage. Molte le richieste a vigili del fuoco, carabinieri, polizia municipale, che hanno lavorato tutta la notte. In corso Cortemilia, con la caduta di alberi sono finiti sulla strada anche i fili della luce. Nonostante il gran trambusto provocato dal temporale, non ci sono stati danni alla persone. Sono entrati in funzione il gruppo comunale di Protezione civile, le associazioni "Proteggere Insieme", "Misericordie" e Cai. Dice il vice sindaco Cirio: "Speriamo di ottenere lo stato di calamalità naturale, che consentirà di avere aiuti per le opere pubbliche e per i privati danneggiati".
Intanto ieri la Regione ha annunciato che il ministero dell’Interno ha erogato 15 miliardi per le pioggie che tra il 10 e il 14 giugno hanno colpito parte della "Granda" e del Torinese.


(La Stampa, 4/8/2000)

Viti, minaccia di denuncia a chi non fa la lotta antiflavescenza

ALESSANDRIA
I viticoltori che non provvederanno ai trattamenti e agli estirpi, obbligatori in virtù del decreto nazionale e ora regolamentati dalla recente determina regionale sulla falvescenza dorata, rischiano la denuncia penale. Ma la misura drastica rappresenta la risorsa estrema: il principale sforzo è concentrato, invece, sull’informazione e il convincimento nei confronti dei viticoltori.
E’ quanto emerso, ieri pomeriggio, all’incontro promosso dall’assessore provinciale all’Agricoltura, Paolo Filippi, rivolto ai sindaci dei Comuni interessati al provvedimento (indicati, nella determina regionale, negli elenchi delle cosiddette "aree focolaio", "aree insediamento", "indenni ma fortemente a rischio") e ad eseponenti delle associazioni di categoria , presenti tre esponenti del Settore fitosanitario della Regione, Caterina Ronco, Ivano Scapin e Francesco Gremo, l’organismo preposto, tra l’altro, ai controlli.
Ribadito l’obbligo di lotta alla flavescenza secondo le modalità dei trattamenti e degli estirpi come indicati nella determina regionale, sono state affrontate numerose perplessità sollevate. Ad esempio, l’aspetto dei vitigni incolti o di quelli di proporzioni minime i cui proprietari, essendo spesso produttori per hobby, non hanno intenzione e interesse a spendere congrue cifre per procedere a quando previsto dalla normativa. E che, tuttavia, a causa delle loro omissioni, rischiano seriamente di compromettere anche i vigneti attigui.
Chi è a conoscenza di mancati trattamenti o estirpi, è stato spiegato, lo deve far presente, al sindaco o direttamente al Settore fitosanitario regionale che, appunto su segnalazione, interviene per il controllo. "Prima di far scattare la denuncia penale (con pene fino a 4 anni, ndr) - è stato spiegato - si procederà ad una dettagliata informazione, cercando di convincere il viticoltore a fare quanto richiesto. Solo se non si adegua, si ricorre alla magistratura".
Un suggerimento che è stato proposto, e che sarà esaminato quanto prima con lo studio legale della Regione, riguarda la possibilità, da parte dei sindaci, di emettere un’ordinanza per imporre trattamenti ed estirpo dove si è manifestata la malattia, qualora il viticoltore sia inadempiente; nel caso non provveda comunque, l’ipotesi da valutare è che lo stesso sindaco, valendosi di una ditta specializzata, provveda a quanto necessario addebitando poi la spesa al viticoltore.

 

(La Stampa, 4/8/2000)



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