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I TITOLI


Dopo il successo ottenuto con la battaglia per l'imbottigliamento in zona si preparano a rivendicare altri riconoscimenti. Sulle orme del Frascati Doc. I produttori dei marchi Castelli Romani e Velletri si mobilitano

di LUIGI JOVINO
La vicenda del vino Frascati Doc l'ha insegnato: l'imbottigliamento in zona rende e garantisce una maggiore qualità del prodotto e la tutela dei vinificatori e dei consumatori e sulla scia del risultato ottenuto dai produttori frascatani, anche gli altri operatori dei Castelli si mobilitano per avere il diritto esclusivo di imbottigliare nella zona di produzione.

"Siamo molto contenti del decreto appena firmato dal ministro Pecoraro Scanio - afferma Nicola Di Bari, direttore del Coprovi di Velletri - che ha riconosciuto agli agricoltori di Frascati il diritto di imbottigliare nella zona di produzione. Un analogo provvedimento ci vorrebbe anche per il Castelli Romani ed il Velletri Doc, e non escludo che nei prossimi mesi anche i nostri produttori si impegneranno per raggiungere questo risultato importante".

"Abbiamo previsto per l'immediato futuro - aggiunge Giuseppe Reali, direttore del "Gotto d'Oro", l'azienda che imbottiglia più del 90 per cento di vino Marino Doc - una serie di modifiche al disciplinare del nostro vino molto significative e non ne parliamo per scaramanzia. E' chiaro che anche noi punteremo all'imbottigliamento in zona, senza avere il timore di competere con il Frascati Doc che ha un altro tipo di mercato, ma ci saranno altre importantissime novità". "L'imbottigliamento in zona - commenta, invece, Marco Delli Zotti, responsabile tecnico delle cantine "Fontana di Papa", che producono, tra l'altro, il Colli Albani Doc - potrebbe essere una soluzione, ma non ci abbiamo ancora pensato. I produttori del Colli Albani doc hanno una nicchia di mercato molto specialistica e non possono pensare di risolvere i problemi con i metodi e le strategie intrapresi dai loro colleghi castellani".

Intanto i produttori frascatani hanno il loro da fare con le interpretazioni del decreto appena firmato. "Non ci convince pienamente -afferma Maurizio Tamburrano, direttore del Consorzio tutela marchio Frascati doc - la proroga concessa dal Ministro ai produttori di altre regioni d'Italia e poi non sappiamo se il regolamento definitivo, da emanare entro il 31 maggio 2001, darà a qualche azienda italiana, fuori dalla zona di produzione, la possibilità di continuare ad usare il marchio Frascati Doc". "La soluzione - aggiunge Umberto Notarnicola, presidente del Consorzio - potrebbe essere quella di emanare il regolamento sull'imbottigliamento nelle zone Doc italiane il primo possibile, giacchè anche l'articolo 2 del provvedimento firmato ieri da Pecoraro Scanio, fissa la data del 31 maggio 2001 come termine ultimo".

Tra i produttori gira una giustificata preoccupazione e più di uno la esprime anche se non esplicitamente "cosa sarà del regolamento dell'imbottigliamento in zona del vino Frascati se alla data del 31 maggio ci sarà alle Politiche agricole un ministro leghista? Sarà ugualmente riconosciuto il diritto dei produttori castellani a svantaggio delle aziende del Nord?".


(Il Messaggero, 6/8/2000)

Palermo. Privatizzazione della Vini Corvo: Ricevuto chiede trasparenza negli atti

Michele Cimino
PALERMO - La sospesa privatizzazione della Vini Corvo di Salaparuta sembra essere diventata il tormentone dell'estate politica siciliana. Ad opporsi, non alla vendita ai privati, ma al modo come si stava procedendo, è stato per primo, come si ricorda, il coordinatore regionale di Forza Italia Gianfranco Micciché, che non aveva esitato a definire il bando di gara per la cessione ai privati dell'azienda regionale che, con i suoi nove milioni e mezzo di bottiglie di vino diffuse ogni anno nel mondo, ha fatto conoscere l'immagine della Sicilia che produce in ogni angolo della Terra, un "bando fotografia". Ieri, di fronte a quanti esultavano per il provvedimento del giudice unico Fabio Di Pisa, che ha respinto il ricorso di un azionista di minoranza che chiedeva la sospensione di quel bando nell'ambito di un procedimento giudiziario che dovrebbe portare al suo annullamento, chiedeva cioé al giudice la ripetizione di un provvedimento che già tre giorni prima era stato adottato, motu propriu, dall'autorità amministrativa competente, l'assessore all'Industria Nanni Ricevuto, Micciché è tornato sull'argomento, parlando questa volta di “imbroglio" e spiegando dove sta. "L'imbroglio - ha detto Gianfranco Micciché - è di quanti vogliono il bando di privatizzazione sostanzialmente per tre aziende e, di fatto, per una sola. Noi, invece, intendiamo agire per allargare il raggio dei possibili acquirenti, facendo decidere il mercato. Noi abbiamo la certezza che dietro la vendita della Vini Corvo c'è un affare che è già stato stabilito prima ancora che uscisse fuori il bando. Lo denunciamo da diversi mesi". L'ex presidente della Regione Angelo Capodicasa, su proposta dell'assessore all'industria dell'epoca aveva nominato il commissario liquidatore degli enti regionali, la professoressa Rosalba Alessi, docente presso l'Università di Palermo, ed il capogruppo dei Ds all'Ars Lillo Speziale. "Il Polo - ha detto Capdicasa - vuole difendere interessi forti". "Niente di tutto questo - ha replicato l'assessore Nanni Ricevuto - vogliamo solo chiarezza e trasparenza degli atti e il perseguimento dell'interesse pubblico. Vogliamo impedire che un'azienda come la Corvo di Salaparuta sia acquistata da qualcuno che intenda farla sparire dai mercati, evitando che possa continuare a farle concorrenza". Nei giorni scorsi, infatti, accanto ai sostenitori della necessità di andare avanti a tutti i costi con le procedure di vendita, così come sono state impostate dai precedenti governi di centrosinistra, si sono schierati anche alcuni produttori di vino siciliani, le cui etichette, seppure prestigiose, non sono altrettanto conosciute nel mondo come la Corvo di Salaparuta. "Il che è comprensibile - ha commentato l'assessore Ricevuto - solo che noi non vogliamo fare l'interesse di qualche privato, ma dell'intera comunità siciliana". L'assessore regionale all'Agricoltura Totò Cuffaro, peraltro, è del parere che le azioni della Vini Corvo, visto il significato promozionale dell'immagine della Sicilia che ha nel mondo, anziché essere cedute in blocco ad un'altra azienda del settore, siano collocate in borsa. La Regione, a suo giudizio, ci guadagnerebbe di più.


(La Gazzetta del Sud, 13/8/2000)


Rappresentato in piazza il ciclo della produzione mentre c'è grande attesa per la fuga del bove. Montefalco, dove il vino fa spettacolo


di GILBERTO SCALABRINI
A Montefalco Bacco è stato il benvenuto nello straordinario spettacolo dedicato alle fasi della lavorazione dell'uva. La regia di Antonello Campo Di Fiori è stata magistrale; la piazza del Comune è stata il teatro delle allegorie. Oltre 300 attori hanno recitato, al lume delle sole torce, i riti che si consumavano nel Rinascimento. Uno spettacolo suggestivo, fatto anche di suoni melodici e di voci miste che hanno raccontato un piccolo mondo antico, culminato in una vera apoteosi per il bove. Dopo i vignaroli, i pigiatori d'uva, i cantinieri, è entrato in scena lui: guidato da mani esperte, il bove ha fatto la sua apparizione sulla piazza, spalancando i suoi occhioni per vedere meglio quello che stava succedendo intorno e agitando le orecchie per captare i suoni, le voci, le grida. "Per lui - spiega il presidente dell'Ente fuga del bove, Antonio Barbi - abbiamo costruito una apposita gabbia, al fine di garantire la sicurezza. I giostratori, inoltre, hanno scelto un animale tranquillo e i risultati si sono visti".
Uno spettacolo suggestivo, dunque, ma a Montefalco non sono pochi coloro i quali rimpiangono il corteo storico, fatto di carri allegorici, che hanno sempre riproposto, in maniera attenta, uno spaccato della vita rinascimentale, grazie ad un lavoro di gruppo che si basava sullo studio della miniaturistica, delle messe in scena, attingendo notizie dagli archivi locali e guadagnando così credibilità, consenso e partecipazione. "Oggi i rionali dei quartieri non hanno più molto tempo a disposizione - spiega Maila Orazi - e quindi è difficile mettere in piedi una "parata", capace con i suoi effetti speciali di restituire un'atmosfera antica".
Intanto, c'è grande attesa per la corsa dei bovi di sabato 19, alle ore 21.00. Il sindaco di Montefalco ha pure nominato il maestro di campo, nella persona del direttore delle sedi regionali Rai dell'Umbria e delle Marche, Andrea Iengo. La corsa vedrà di fronte quattro giovani tori e diversi giostratori, scelti dai quartieri. Si tratta di una gara di velocità su un percorso accidentato, fatto di curve e di dossi. Anticamente, invece, il bove saliva in città a forza, abbeverato di vino e pepe. Infine, scaricava la sua rabbia sui pupazzi che gli uomini agitavano, fino a cadere stremato.



(Il Messaggero 15/8/2000)

SAN CASCIANO - Piccoli viticoltori ancora "picchiati" dalle decisioni dell'Unione Europea

SAN CASCIANO - Piccoli viticoltori ancora "picchiati" dalle decisioni dell'Unione Europea. Lo sostengono loro stessi, all'indomani della proposta ufficiale dell'Organizzazione Comune di Mercato per il vino (Ocm) approvata dalla Commissione Europea e applicativa dallo scorso primo agosto. Il dettato: blocco della creazione di nuovi impianti e ferree regole di reimpianto. Non è questione di lana caprina: i viticoltori chiantigiani, per continuare a produrre Chianti Classico, devono rinnovare di sana pianta i loro vigneti. Fino a qui nulla di strano. Il nodo arriva quando si analizza il "come": i grandi, avendo a disposizione molti ettari di terreno coltivato a vite, possono programmare le sostituzioni e rimanere in produzione. I piccoli, non potendo piantare vigneti nuovi in sostituzione, devono reimpiantare l'esistente col rischio di rimanere out per almeno tre anni. E in questi anni, cosa si fa, si chiedono i piccoli coltivatori diretti? A San Casciano il problema è stato sollevato anche in municipio dal capogruppo dei Comunisti Italiani Marta Pantani. Viene richiesto al Comune di esercitare "pressioni in modo da promuovere gli interessi dei coltivatori presso l'Unione Europea sia direttamente sia manifestando alla Regione". "Il cambiamento del disciplinare del Chianti Classico - ha aggiunto la Pantani - imporrà inoltre ad un alto numero di aziende il reimpianto di parte delle proprie vigne per separare la coltivazione di uve bianche da quella di uve nere. Questo processo deve venire in ogni modo aiutato dalla legislazione e non ostacolato".


(La Nazione, 15/8/2000)


Tutti i vini del Lazio in un libro dell'Arsial

Sono stati prima assaggiati e apprezzati, poi sono finiti in un volumetto edito dall'Arsial (l'Agenzia regionale di sviluppo agricolo del Lazio). Sono i vini che hanno partecipato alla recente selezione finita in un concorso enologico, unico nel genere per essere stato organizzato con i parametri dell'Ue. Lo scopo dell'iniziativa era spingere i produttori vitivinicoli laziali a migliorare i loro prodotti e infatti al concorso hanno superato l'esame oltre il 70 per cento delle bottiglie esaminate da sei speciali commissioni di esperti. La selezione adesso è diventata un libro dove sono state raccolte tutte le etichette che hanno partecipato alla manifestazione e sono stati illustrati tutti i dati caratteristici (gradazione alcolica, acidità, profumo, caratteristiche enologiche e abbinamenti gastronomici) di centinaia di vini, da quelli più ricercati come il "Bianco del presidente" delle colline di Genzano prodotto in meno di 200 quintali, al milione di bottiglie del "Fontana di Papa" dei Colli Albani. Ogni vino è accompagnato da una buona scheda che illustra le caratteristiche del vino ma anche quelle dei terreni dove vengono coltivate le viti.


(il Messaggero, 17/8/2000)


Cormons. Il caldo torrido sta inducendo le aziende agricole isontine ad anticipare la raccolta tra i filari. Vendemmia con "suspense". Contro l'annosa assenza di manodopera si spera ora nei giovani

Francesco Fain

Il tempo stringe e la preoccupazione cresce, assumendo sempre più i connotati dell'emergenza. Puntuale come un orologio svizzero è scoppiato anche quest'anno l'Sos-vendemmie che coinvolge più che mai l'intera produzione vitivinicola isontina. Per lenire gli effetti di questo preoccupante fenomeno, rivelano all'Ufficio provinciale del lavoro di Gorizia, alcune aziende agricole isontine avrebbero deciso addirittura di anticipare alla prossima settimana l'inizio delle raccolte per sfruttare la forza lavoro degli studenti. Un escamotage che inquadra perfettamente i termini del problema.
"Il 'serbatoio' storico dei vendemmiatori - sottolineano all'ex ufficio di collocamento - è costituito dagli studenti, dalle casalinghe e dai pensionati. Negli ultimi tempi, l'inizio anticipato delle scuole aveva privato le aziende di una risorsa importantissima per le vendemmie. Quest'anno, vista la benevolenza del tempo che ha favorito lo sviluppo degli uvaggi si è optato, in alcuni casi, per l'anticipo delle vendemmie. I giovani, tradizionalmente poco dotati economicamente, avranno così l'occasione per rimpinguare le proprie scarse finanze in attesa dell'inizio della scuola. Gli elenchi delle Aziende che cercano personale sono a disposizione qui, alla Sezione circoscrizionale dell'Ufficio del lavoro di Gorizia, in vicolo del Molino 1. Lavoro stagionale ce n'è in abbondanza".
Secondo le stime occorrerebbero, nella sola provincia dei Gorizia, circa un migliaio di vendemmiatori: in media 35 operatori per ogni azienda. Del resto è sufficiente sfogliare i giornali per vedere una sventagliata di annunci economici di aziende agricole alla ricerca di personale.
Tornano così prepotentemente d'attualità le preoccupazioni formulate, una ventina di giorni fa, nel corso di una riunione operativa svoltasi alla Camera di commercio: presenti tutti gli enti, le istituzioni e i sindacati interessati a quello che sta diventando un problema di vaste dimensioni in grado di "paralizzare" una delle attività trainanti della nostra zona. In quell'occasione il responsabile provinciale della Confagricoltura Claudio Cressati chiese l'approvazione urgente dello status di 'lavoratori transfrontalieri' per la manodopera proveniente d'oltreconfine. "Altrimenti - sottolineò - rischiamo di ritrovarci spiazzati. Altra risorsa sono i pensionati ma va data loro la possibilità di lavorare senza vedersi decurtata la pensione. Ma il tempo è tiranno".



(Il Piccolo di Trieste, 18/8/2000)

Cirò Marina - Università del vino, le ambizioni del primo cittadino. Facente non demorde. E Melissa auspica la valorizzazione

Margherita Esposito CIRÒ MARINA - L'Università del vino, la cui istituzione resta uno dei traguardi perseguiti dal sindaco di Cirò Marina Domenico Facente, torna alla ribalta dopo l'incontro svoltosi nelle scorse ore nella vicina Torre Melissa, nel quale quale si è discusso proprio della fattibilità dell'idea di realizzare "un Centro per la formazione, la ricerca, l'innovazione tecnologica e lo sviluppo del settore vitivinicolo dell'area del Cirò e Melissa insieme all'apertura di un Museo della vite e del vino". Per la concretizzazione del progetto si ritrovano oggi alleati il sindaco della cittadina jonica ed il primo cittadino di Melissa Giuseppe Bonessi; un centro che, al pari dei più noti Cirò e Cirò Marina, trae buona parte del suo reddito dal settore vitivinicolo. Secondo quanto spiegato dal sindaco di Cirò Marina, si tratta di un progetto integrato che, mentre prevede la realizzazione a Cirò Marina d'un Centro sperimentale permanente, è volto nel contempo alla valorizzazione anche del patrimonio urbanistico del centro storico di Melissa: un obiettivo, quest'ultimo, che rimane al centro del programma dell'Amministrazione guidata da Giuseppe Bonessi. Si pensa, infatti, di poter trasformare il centro storico di Melissa, il cui complesso urbanistico è in larga parte diroccato ed abbandonato, in un centro del vino con le vecchie costruzioni, opportunamente restaurate, trasformate in sedi di enoteche, museo della cultura contadina, cantine e osterie. L'occasione per discutere del progetto ed ottenere l'avallo della Provincia è stata offerta dalla manifestazione "Calici sotto le stelle" svoltasi nelle scorse sere nel "Torrazzo" della frazione Torre Melissa. L'iniziativa è stata promossa ed organizzata dall'Associazione nazionale "Città del vino" con la collaborazione del "Movimento turismo verde", in collaborazione con la Provincia di Crotone, il Comune di Melissa, quello di Cirò Marina ed il sostegno del Gal, che ha sede nella stupenda struttura seicentesca che domina la frazione marina di Torre Melissa. Il piccolo castello, dopo il suo restauro, costituisce una formidabile attrattiva turistica oltre che una suggestiva sede per convegni e manifestazioni. Nel corso dell'incontro, è stata altresì rilanciato il progetto "De.co", avviato dall'Associazione nazionale che, con la raccolta di 50 mila firme, intende presentare a settembre una proposta di legge al Parlamento per il riconoscimento della denominazione controllata per i prodotti tipici. Alla conferenza, che ha preceduto il brindisi con il vino prodotto da diverse cantine dell'area di produzione del Cirò e del Melissa, sono intervenuti il sindaco Giuseppe Bonessi, che ha fatto gli onori di casa insieme al presidente del gruppo di azione locale, Natale Carvello, il sindaco di Cirò Marina, Domenico Facente, quello di San Nicola Dell'Alto nonchè presidente della Comunità montana, Carlo Rizzo, l'ing. Ferdinando Verardi del Comitato tecnico scientifico dell'Università del vino, il presidente della Provincia di Crotone Carmine Talarico, il quale ha tratto le conclusioni della conferenza assicurando l'impegno dell'ente affinchè il progetto per la nascita nella zona dell'Università del vino, caldeggiata da Facente, possa essere inserito dalla Regione tra quelli finanziabili con i fondi comunitari. Al termine del brindisi, la serata è stata allietata dalla musica popolare del cantautore Danilo Montenegro, in aderenza con gli obiettivi ed i programmi di recupero e valorizzazione delle proprie risorse economiche ma anche di quelle culturali che devono essere posti alla base dei piani di sviluppo occupazionali, turistici e sociale della zona Cirotana.

(La Gazzetta del Sud, 19/8/2000)


CHIANTI - Più difficile fare truffe....

CHIANTI - Più difficile fare truffe, ovvero spacciare per vini Chianti o Chianti Classico "rossi" che non lo sono. Più facile fare controlli. Tutto ciò per legge: la Corte di Giustizia dell'Unione Europea ha stabilito per i vini a denominazione d'origine l'imbottigliamento nella zona di produzione.
La sentenza ha riguardato nello specifico un contenzioso sorto tra Belgio e Spagna, ma ha ottenuto un effetto-domino che ovviamente coinvolge tutte le zone di produzione di grandi vini di qualità comprese Chianti e Chianti Classico.
E' una sentenza che secondo gli agricoltori toscani e soprattutto chiantigiani "fa finalmente chiarezza". La Spagna già nel 1988 aveva previsto per alcuni vini a denominazione d'origine l'obbligo di imbottigliamento all'interno della zona di produzione. Non c'è stato il Belgio, che nel 1995 ha fatto ricorso alla Ue. Come in ogni compagnia che si rispetti, si sono divisi gli schieramenti: Danimarca, Olanda, Finlandia e Regno Unito hanno strizzato l'occhio al Belgio. Italia e Portogallo hanno preso a braccetto la Spagna. Che ha vinto. E la cui vittoria è diventata subito argomento di discussione tra i coltivatori toscani e chiantigiani: stando alla sentenza della Corte europea l'imbottigliamento è operazione importante del processo produttivo.
Realizzarla al di fuori dell'area riconosciuta di produzione alimenterebbe il rischio per la qualità del vino e darebbe automaticamente minori garanzie riguardo all'autenticità del prodotto.
Il sistema di controllo diverrebbe meno efficace.
La sentenza targata Ue - se indagata in tutti i meandri - fa tuttavia scoprire che si è di fronte ad una materia infinitamente complessa. I disciplinari hanno buona parte in gioco ed occorre ora vedere se sono tutti congruenti con quanto stabilito dalla Corte di Giustizia europea. Al dettato della sentenza dovrebbero attenersi tutte le "Doc" e le "Docg" del vino.
Andrea Ciappi


(La Nazione, 20/8/2000)


Vigne abusive a Tollo. Pecoraro Scanio farà ridurre le multe

Il ministro per le politiche agricole Pecorario Scanio di è incontrato con il sindaco di Tollo e con gli agricoltori della città del vino. Al centro dell'incontro il problema dei vigneti abusivi, cioè non dichiarati fino al 1998. Il ministro si è impegnato a far ridurre le multe, ma nello stesso tempo ha chiesto agli agricoltori che siano sanati i viogneti abusivi. Oltre a questo ha fatto sapere che questa procedura prermetterà ai viticoltori di concorrere ai 200 miliardi di finanziamento dell'Unione europea in sostego dell'agricoltura. Ha detto il sindaco De Biase: "Occorre mettersi in regola, attendiamo fiduciosi il provvedimebnto del ministro che dimezza le sanzioni ai nostri viticoltori".


(Il Messaggero, 21/8/2000)


Palermo. Strade del vino, una risorsa in più

Carmelo Leto PALERMO - Due disegni di legge dal titolo:
Norme per la realizzazione e la gestione delle "strade del vino" sono stati presentati all'Assemblea regionale. Il primo è sottoscritto da tre deputati Ds e un deputato Cdu: l'altro, porta la firma di cinque deputati di Fi. Le relazioni di accompagnamento rilevano, in breve, che le proposte intendono promuovere un'azione coordinata e integrata volta a valorizzare la risorsa vino della Sicilia in quanto risorsa produttiva, culturale ma anche in quanto risorsa per un'adeguata e originale offerta turistica. Altre nazioni d'Europa, quali in particolar modo la Spagna, il Portogallo e la Francia, hanno sperimentato le strade del vino con significativi successi. L'unione Europea ha finanziato anche programmi di studio in questa direzione. L'obiettivo, dunque, è quello di introdurre nella Regione uno strumento che, facendo leva sulla importare risorsa agricola che la nostra terra offre, quale quella del vino, serva a stimolare una dimensione nuova del vitivinicoltore che oltre a saper fare bene il suo mestiere di agricoltore riesca anche a coniugare la professionalità dell'operatore turistico inserito in un contesto non solo agricolo ma anche sociale, culturale e storico: questa nuova dimensione serve, fra l'altro, anche a destare un suo maggiore attaccamento al momento produttivo in senso lato. Gli elaborati propositivi, redatti in quindici articoli ciascuno, dettano norme sui requisiti e sulle modalità di istituzione delle "strade del vino", sulle maniere di gestione e di promozione. Inoltre, fissano i compiti dell'Istituto regionale della vite e del vino in ordine al riconoscimento delle "strade del vino" e al controllo sulla loro regolare istituzione e gestione; stabiliscono gli obiettivi generali del regolamento che dovrà dettare disposizioni in ordine alla organizzazione complessiva dell'offerta turistica; individuano la competenza dell'assessorato regionale Agricoltura e foreste in materia di controllo; determinano le competenze dei comuni e delle province. In particolare, il titolo II "Definizione degli standards minimi di qualità" comprende gli articoli: standard di qualità delle aziende vitivinicole delle "strade del vino"; standard di qualità delle aziende eno-agrituristiche delle "strade del vino"; standard di qualità di ristoranti e trattorie delle "strade del vino"; standard di qualità delle enoteche delle "strade del vino"; standard di qualità delle imprese turistico-ricettive: alberghi, residence delle "strade del vino"; associazioni culturali. Il titolo III comprende gli articoli: riconoscimento di "strade del vino" e disciplinare del comitato responsabile; norma finanziaria.


(La Gazzetta del Sud, 22/8/2000)


La classe è acqua (minerale). E così si dimezza il consumo del Bordeaux

I FRANCESI preferiscono le bollicine. Leggere, trasparenti, incolori e rigorosamente non alcoliche. Nonostante i secoli di alta gastronomia accompagnata dai bianchi o dai rossi più prestigiosi al mondo, sulla tavola francese del Duemila c'è sempre meno vino e sempre più acqua. Naturalmente, e rigorosamente, Doc. Anche se enologi, sommellier e buongustai si affannano ad assicurare che il vino resta la bevanda preferita e insostituibile del popolo di Francia, il consumo di acqua minerale si è moltiplicato negli ultimi vent'anni. Al contrario, secondo alcune cifre rese dolorosamente note qualche giorno fa, il consumo di vino in Francia si è dimezzato dagli anni Sessanta a oggi e nel 1998 sono rimasti nelle cantine dei produttori circa il 40 per cento di vini locali. Colpa della spietata concorrenza dei vini spagnoli e italiani, lamentano alcuni. Ma anche e soprattutto dei nuovi gusti dei francesi: il fois gras - assicurano i puristi gastronomi del nuovo millennio - può essere degnamente accompagnato anche da una minerale doc, che spesso fa concorrenza anche per il prezzo a un buon bicchiere di Bordeau. Per sancire che la classe può essere acqua, la boutique più chic e di tendenza di Parigi, la minimalista ed esclusiva Colette, in rue Saint-Honoré, ha aperto già da qualche tempo un bar che serve solo ed esclusivamente acque minerali. Per tutti i gusti, dalle più frizzanti ed esuberanti a quelle "piatte" al cento per cento, dalle salate alle acidule, dalle anti-colosterolo alle super-vitaminiche. Per chi vuole farsi una cultura e aggiornarsi sulle migliori fonti, è in edicola dallo scorso marzo un elegante trimestrale a colori interamente dedicato all'acqua: L'eau: le magazine, sottotitolo: "Arte di vivere, bellezza, ambiente, salute". E non è un caso che la Guida del bevitore d'acqua, repertorio di tutte le acque minerali vendute in Francia, abbia totalizzato diverse ristampe ed edizioni aggiornate. "Ogni acqua - assicura l'autrice, Emmanuelle Evina - ha un suo gusto e un suo odore, proprio come un buon vino".



(Il Messaggero, 22/8/2000)

Sicilia: sarà la vendemmia del boom. I viticoltori: "Annata eccezionale. Il segreto? Tanta luce". La raccolta è già iniziata per le uve bianche. Produzione prevista: 9 milioni di ettolitri

SARA SCARAFIA
Quest'anno la vendemmia è iniziata con una decina di giorni d'anticipo, più o meno intorno a metà agosto: e, secondo gli esperti, le possibilità di gustare un ottimo bicchiere di vino il prossimo autunno salgono alle stelle. Un inverno piovoso e una estate non troppo calda hanno aiutato l'uva siciliana a raggiungere un'ottima maturazione. Ma c'è stato anche un altro elemento a favore della nostra uva. «Ciò che conta di più - spiega Salvatore Geraci, uno dei manager dell'azienda Palari di Messina - è la luce. Le foglie sono autentici pannelli solari e dunque hanno bisogno di molta luce. Che quest'anno non è di certo mancata».
Nonostante il forte caldo di questi ultimi giorni di agosto, che ha messo in allarme qualche produttore, le previsioni risultano eccellenti: vino di pregiata qualità in abbondante quantità. L'uva quest'anno è sana: peronospora, oidio e funghi non hanno dato alcun disturbo ai nostri vigneti, dando così ulteriore sostegno a queste rosee previsioni. La qualità, del resto, è garantita anche da un sistema di controlli messi in campo proprio in questa stagione, dopo una circolare del ministero dellAgricoltura contro le frodi spesso nascoste dietro le etichette dei vini che mettiamo in tavola. Obiettivo: rendere più tranquillo il consumatore anche per i vini sfusi, quelli che sfuggono alla denominazione d'origine controllata.
Assolutamente soddisfatti dell'andamento della vendemmia 2000 i maggiori imprenditori del settore, gli agricoltori dell'ultima generazione che in questi ultimi anni hanno lanciato l'immagine del vino siciliano. Dice per esempio Vincenzo Fazio, della Fazio Wines di Erice: «I vini saranno di ottima qualità grazie soprattutto al clima che è stato molto favorevole». La Fazio Wines si fa portavoce della tendenza verso le linee produttive internazionali, combinate con quelle autoctone. Un esempio? Il Nero d'Avola, ormai da considerare come autoctono, accanto a Merlo e Mueller Thurgau, che sembrano attecchire in Sicilia e che finora hanno prodotto ottimi risultati.
«Il bello della vendemmia - continua Fazio - è anche il rito che racchiude in sé. In alcune aziende diventa una vera e propria festa». Tra i rituali, soprattutto nella zona del trapanese, uno dei più interessanti è quello della vendemmia notturna, ripresa per la prima volta l'anno scorso dalle cantine di Donnafugata e ripetuta un paio di settimane fa. «Questa tecnica - dice Fazio - consente di mantenere inalterato il patrimonio aromatico della uve mature. In quei giorni da noi si crea un clima di festa. Anche i bar rimangono aperti per tutta la notte». Tradizioni antiche miste a tecniche raffinate, collaborazione tra viticoltori e produttori, garantita da costanti incontri di confronto, ecco - secondo i nuovi manager del vino - i segreti che hanno permesso al nostro vino di avere un autentico boom sui mercati internazionali.
La produzione siciliana negli ultimi anni ha superato i 9 milioni di ettolitri, con una superficie vitata di 140 mila ettari. Le imprese produttrici, secondo l'ultima indagine dell'Istituto regionale della vite e del vino, risultano 303, e più della metà è costituita da aziende individuali che vendono vino imbottigliato. Le cantine sociali occupano intorno al 26 per cento del totale. La produzione di vino imbottigliato ha registrato un notevole aumento superando il milione di ettolitri, a scapito del vino sfuso e dei mosti, che invece hanno registrato un pesante crollo. «Ciò è dovuto - spiegano i produttori - alle nuove esigenze del consumatore, che ricerca la qualità nel vino, ormai visto come un piacere e non più come mera bevanda».
Niente affatto preoccupato, anzi esaltato per il caldo di questo periodo, sembra essere Giacomo D'Ancona dell'azienda D'Ancona di Pantelleria: «Per la produzione del passito questo caldo è di grande aiuto. Favorisce l'appassimento dell'uva, fase che stiamo attraversando proprio in questi giorni. Anche qui da noi la vendemmia è una festa: passito e moscato sono il cuore della nostra isola». Ma gli scettici non mancano mai è qualcuno infastidito dice che la vendemmia 2000 è appena cominciata e che è ancora una partita tutta da giocare, per cui è inutile fare previsioni. Non ci resta che aspettare e bere.


(La Repubblica - Palermo 24/8/2000)

Cormons. C'è già chi provvede a irrigare i vigneti nelle zone ghiaiose della pianura. Fa troppo caldo, vendemmia a rischio. Una pioggia sarebbe benefica per migliorare la qualità delle uve


Il caldo afoso di questi giorni sta mettendo in apprensione i viticoltori. La vendemmia, che è alle porte, rischia di venir compromessa dall'alta temperatura che sta accelerando la maturazione delle uve. I rischi di un'anticipata vendemmia, specialmente per gli impianti recenti e per le qualità che servono per basi spumante come i Pinot e Chardonnay, è che queste uve non abbiano le caratteristiche organolettiche necessarie per ottenere poi degli ottimi vini. Nei prossimi giorni in alcune zone si comincerà a raccogliere le uve a base spumante. Le altre uve invece saranno raccolte nella prima decade del prossimo mese.
Tutto slitterà di qualche giorno se cambierà il tempo. Una pioggia sarebbe veramente accolta con grande soddisfazione da parte degli agricoltori perché permetterebbe di ottenere veramente una vendemmia al top. A parte il caldo di questi giorni, le condizioni climatiche fino ad ora sono state perfette per il ciclo vegetative della vite. Se la pioggia dovesse tardare c'è già chi pensa a bagnare i vigneti soprattutto in pianura dove per la presenza dei terreni ghiaiosi la siccità si fa maggiormente sentire. Nei giorni scorsi sono entrate in funzione già gli impianti di irrigazione nella zona del Cormonese. Una bagnatura dei vigneti, comunque, comporta sempre un rischio che è quello di accellerare il processo di marciume degli acini.
Al momento le uve sono belle e sane e non destano particolari problemi, ma in questa delicata fase è sufficiente un'elevata umidità, la mancata ventilazione oppure qualche pioggia abbondante (o una bagnatura superflua) per accelerare il processo delle muffe.
Per quanto riguarda la quantità non ci sono preoccupazioni. Non sono pochi i viticoltori che hanno effettuato una selezione eliminando all'inizio i grappoli in eccesso per limitare la produzione e garantire una maggiore qualità delle uve. In questo momento, con la crisi del mercato, non c'è bisogno di quantità di vino ma di qualità. La contrazione della domanda di vini bianchi a vantaggio di quelli rossi ha provocato non pochi problemi per gli agricoltori; si registrano infatti eccedenze di vini in cantina superiori a quelle degli anni passati. E per far posto alla nuova produzione, c'è chi vende il vino a prezzi di costo.
Anche per questo motivo la vendemmia del 2000 è fonte di apprensione per molti viticoltori che con un occhio guardano al cielo e l'altro ai mercati nazionali e internazionali. E nel frattempo cercano personale: in tutta la provincia serve un migliaio di persone da occupare nella raccolta dell'uva. Non tutte le aziende, in particolare quelle che hanno decine di ettari, riescono a trovare la manodopera necessaria attraverso l'ufficio di collocamento. Alcune aziende sono ricorse alle inserzioni pubblicitarie, altre a volantinaggi.
Il problema della manodopera è dovuta anche al fatto che gli studenti non sono più disponibili a lavorare nei vigneti perché la scuola inizia a metà settembre, mentre una decina di anni fa avveniva il 1.o ottobre a vendemmia praticamente completata.



(Il Piccolo di Trieste, 25/8/2000)

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