Rassegna stampa
16-22 Aprile
 
 

Rassegna 9-15/4


Rassegna 3-8/4

Rassegna 20/3-2/4

Rassegna 13/19-3

Rassegna 6-12/3

Rassegna 1-5/3

Rassegna 20-29/2

Rassegna 13-19/2
Appello al ministro per tutelare il Classico

 CHIANTI - Minaccia della concorrenza mondiale. Più che una spada di Damocle è una sottile lama che insidia il vino Chianti Classico. 
Entrano in gioco abitudine alla qualità da parte dei consumatori e anche l'efficacia delle azioni promozionali. 
Dunque meglio non lasciare nulla al caso: questo il senso della visita che giovedì prossimo il coordinatore dei sindaci del Chianti, Paolo Saturnini, farà a Roma presso il Ministero delle Risorse Agricole. 
Saturnini sarà ricevuto dal ministro Paolo De Castro insieme agli altri sindaci che compongono il direttivo nazionale delle Città del Vino. 
L'incontro, promosso dall'associazione nazionale Città del Vino, servirà a richiamare l'attenzione del ministero sulle «problematiche legate alla tutela e alla valorizzazione dei vini di qualità nel contesto europeo e mondiale». Qui sta il nodo critico. Forte della qualità eccelsa del prodotto, il Classico deve comunque fronteggiare la scalata di altre zone vocate in California, Cile, Australia. Col ministro De Castro, il coordinatore entrerà anche nei dettagli della legislazione sulle denominazioni d'origine dei vini, delle strade del vino, anche alla luce della nuova legge varata di recente dal Parlamento italiano e del ruolo dei Comuni «per la promozione della cultura del vino sul territorio». C'è da aggiungere, a questo punto, che la creazione del Distretto Rurale comporterebbe una maggiore sinergia tra pubblico e privato per la migliore promozione e collocazione del rosso Classico e degli altri prodotti «doc» chiantigiani. Ci sarà, com'è ormai noto, anche l'olio d'oliva. 
Il vertice romano avviene all'indomani della chiusura del Vinitaly, che si è confermata la più grande vetrina vinicola italiana ed europea e che, proprio per questo, «pone l'esigenza di politiche adeguate su scala nazionale ed europea a sostegno del comparto vitivinicolo». 
«Con questo incontro - ha detto Saturnini - non intendiamo rubare la scena o il mestiere a nessuno, ma unicamente rafforzare l'iniziativa dei produttori e dei consorzi per la tutela di uno dei nostri principali prodotti-immagine: il vino». E' infatti la prima volta in assoluto che una delegazione di sindaci - nel dettaglio anche il coordinamento chiantigiano - incontra il Governo su questi temi. 
D'altra parte proprio il recente Vinitaly di Verona ha chiarito che il Chianti Classico conta su ottima salute, ma che è in altrettanto ottima compagnia internazionale in diretta concorrenza. 
Nelle foto, due momenti tipici della vita del vino: acquisto e degustazionedi Andrea Ciappi (La Nazione, 17/4/2000)


E un «bouchon» a Forbes è costato trecento milioni 

di GIACOMO A. DENTE

ROMA - La scena si svolge a New York. E il personaggio coinvolto è Robert De Niro, appassionato come pochi di cucina, meglio ancora se "etnica" - il suo ristorante del cuore è il giapponese Nobu, che serve i migliori sushi di Manhattan. In questo caso, però, neanche il sommelier fosse stato Martin Scorsese in persona, il celebre attore si esibisce tra i tappeti e gli argenti di un ristorante à la page ai livelli del suo migliore Toro Scatenato. Oggetto del contendere un grande vino italiano, il Barbaresco. Ne arriva una prima bottiglia e De Niro decreta perentorio "Sa di tappo". Desolazione del personale. Compare subito un'altra bottiglia, ma il verdetto è altrettanto crudele "Tappo pieno". Non resta che, con tante scuse, aprire una terza bottiglia. Ma la prova non trova miglior sorte "Sa di tappo peggio delle altre due". L'episodio si è chiuso con qualche coda polemica. Con un mercato americano dominato storicamente dai francesi, l'episodio del grande rosso piemontese difettoso come certi lambruschini senza pretese da esportazione non faceva affatto bene all'immagine del made in Italy. D'accordo che il cliente ha sempre ragione, hanno detto molti esperti, ma siamo proprio sicuri che De Niro conoscesse bene il Barbaresco?

Un fantasma si aggira d'altronde per il mondo dei sommelier e dei ristoratori, ed è quello del vino che "sa di tappo", il bouchon, come dicono i francesi. Un problema che riguarda le bottiglie, ma anche un certo tipo di clientela che, con la parola magica e perentoria tappo vuole darsi tono da intenditore, o stupire gli amici con una scienza enologica costruita su un facile luogo comune. Basta un piccolo pubblico e il finto esperto può esibirsi nel suo numero favorito. All'Enoteca Pinchiorri di Firenze, una delle migliori cantine d'Europa, capitò un ricco cliente giapponese che non si capacitava che il Vin Santo avesse proprio quel sapore. Convinto che si trattasse di un'etichetta ossidata a causa di un tappo difettoso, pretese ne fossero aperte altre, anche di produttori differenti, tanto per fugare ogni sospetto di una partita difettosa. Alla fine, però, si dovette arrendere, partendosene per Tokyo con una scorta di questo vino col quale voleva mettere alla prova gli amici. 

Ma c'è di peggio. Il caso più clamoroso di bouchon toccò beffardamente in sorte al miliardario americano Forbes. Assicuratosi in un'asta giocata senza esclusione di colpi una delle bottiglie più preziose del mondo, uno Chateau Lafite del 1784 della riserva personale del Presidente Thomas Jefferson (sull'etichetta era graffito un ThJ), il collezionista pensò bene di esporre la bottiglia come un trofeo in una vetrinetta illuminata da potenti faretti. Risultato, dopo pochi giorni il sughero si sgretolò, sfarinando impietosamente dentro la bottiglia. Così un vino pagato l'equivalente di 300 milioni di lire poté rivendicare in par condicio con l'ultima delle etichette commerciali il privilegio di "sapere di tappo". Il tappo più caro della storia, quanto meno. 

(Il Messaggero, 18/4/2000)


La Federlegno: non è il turacciolo a danneggiare il contenuto delle bottiglie, ma le muffe delle cantine
"Il tappo non guasta il vino"
I sugherifici: basta con le accuse. Gli enologi: no, la colpa è loro 

di ANTONIO PAOLINI

ROMA Fosse vero, sarebbe una rivoluzione. Perfino nel lessico. Provate a immaginare la faccenda. Scenario, il tavolo d'un ristorante o di un wine bar. Protagonisti: l'addetto che serve un vino di qualità e il cliente che, attento e sensibile, lo annusa, lo gira nel calice, lo riannusa, lo assaggia. E, delusissimo, sbotta: "Non va. Questo vino sa di vasca!". Di vasca? Ma come?, par di sentire aficionados e semplici orecchianti. Quando il vino è difettoso in “quel" modo lì, quando ha quegli odori e sapori funesti e respingenti, che a ognuno è capitato talvolta di subire, non s’è sempre detto che il vino "sa di tappo"? 
E qui è il punto. Sono prevenzioni, risponde il Gruppo Sughero della Federlegno, gli imprenditori, cioè, che i sugheri da vino producono e vendono. E che, sulle pagine di un mensile specializzatissimo, organo degli enologi italiani, lanciano la sfida ai produttori di vino: colpa loro, dicono, e di certe pratiche di cantina, se il vino diventa difettoso. Sbagliato dire che “sa di tappo". Andrebbe detto che “sa di vasca". La vasca dove, per eccesso di lavaggi al cloro, si sviluppano le muffe "madri" del composto che causa il problemone olfattivo e gustativo. Il composto, per la cronaca, si chiama tricoranisolo. E gli industriali del sughero approfittano anche per bocciare - e c’era da aspettarselo - i tappi sintetici, in termoplastica, a cui ricerca solerte ed eno-produttori disperati si sono rivolti per limitare gli autogol "tapputi". Non vanno bene, dicono i sugheristi. Non essendo porosi, non aderiscono alle irregolarità del collo della bottiglia. E l'esito per i vini da invecchiare è mortale. 
Sospeso il giudizio sui tappi sintetici (da troppi pochi anni in giro, forse, per avere test definitivi) produttori ed enologi, la gente di cantina insomma, non intendono però mandar giù l’assoluzione d'ufficio del sughero e l’apertura parallela di un "processo" a loro carico. 
«Bella storia. Peccato che poi accada - replica ad esempio Giuseppe Mazzocolin, produttore chiantigiano superpremiato, vini come Rancia, Fontalloro o il rarissimo Illo - che si imbottiglino bottiglie in serie e con la stessa partita di vino, e che una sappia di tappo e le altre no. E che il guaio esploda in mezz’ora. Dopo, ovviamente, messo il sughero, spesso alfiere di "un intero lotto difettoso".

"Sì, casi di formazione del prodotto indicato dai produttori di sughero sono possibili. Ma tante volte - obietta a sua volta Giacomo Tachis, enologo celebre, papà dei grandi rossi italiani nouvelle vague - è invece il lavaggio delle plance di sughero che non avviene bene, non viene cambiata abbastanza spesso l'acqua nelle cisterne di lavaggio. O capita che il sughero sia già ammalato di partenza. Né si possono escludere altri incidenti nel corso del protocollo di lavorazione". E rimanda tutti a "Il sughero in cantina", saggio di Antonio Pes che ricostruisce i casi possibili: vero gusto di tappo (da alterazione del medesimo), gusto di sughero (cessione di sostanze dal sughero al vino), gusto di muffa da tappo (vittima di penicilli vari); gusti anomali da trattamento o adsorbimento, derivati dalla lavorazione dei turaccioli. 
Sentenzia equanime Giuseppe Martelli, direttore Assoenologi: "Che il sughero possa avere qualche problema, è logico." Naturale! Solo i materiali inerti non ne hanno. Ma il sughero rimane la chiusura principe. Immagine e tradizione sono dalla sua. Decida il consumatore sul futuro, ma in giro vedo più resistenze a cambiare che altro". 
L'ultima parola a Titti Frescobaldi, portavoce del gruppo e rampolla di una famiglia che fa vino da secoli: "La qualità del sughero dipende anzitutto dalla parte di pianta da cui proviene e da come viene lavorato, e i sugherifici lo sanno bene. Tanti educational da loro per spiegartelo, e poi scopriamo che non c’entra niente? Per la cronaca, noi compriamo 6 milioni di tappi l'anno. E purtroppo non ci aspettiamo che siano tutti perfetti. Per noi è una mina vagante. Sulla bottiglia c'è la nostra faccia, mica la marca del sughero. Quella semmai la leggiamo noi. E l'unica difesa, l’anno dopo, è cambiare fornitore". 

(Il Messaggero, 18/4/2000)


Sabato a Incisa la cerimonia di "affidamento" a Beppe Orsini
La barbera ha un amico in più
Da Rocchetta 50 bottiglie "testimonial"

Di fronte ad un folto pubblico, sabato sera ad Incisa, Beppe Orsini ha assunto il ruolo di «affidatario» di un filare di Barbera per l'anno Duemila. Un impegno accolto seriamente anche se quanto alla coltivazione in prima persona, Maurizio Porzio novantenne ancora pieno di vitalità, di Rocchetta Tanaro, proprietario del vigneto, ha manifestato alcuni dubbi. "Continuo io a dare il verdarame e a curare la mia vigna di Castagnassa", ha commentato, felice di tanto interesse per un vigneto di oltre quarant'anni a cui ha dedicato gran parte del lavoro della sua vita. L'iniziativa, alla terza edizione, è stata organizzata dal Consorzio valli Belbo e Tiglione e si propone di dare in affido un filare (con tanto di atto notarile) a un personaggio che lo accudirà insieme al proprietario e ne ricaverà una cinquantina di bottiglie, da consegnare ad altri appassionati di Barbera, che a loro volta saranno «testimoni» di questo vino. Beppe Orsini, si occupa di pubbliche relazioni per diverse case vinicole e appare un affidatario ideale con la sua grande capacità di comunicazione e l'amore per la Barbera. Alla cerimonia di investitura (l'atto è stato perfezionato da Daniele Germano, segretario comunale di Incisa), Orsini ha voluto con sé Anna Bologna delle cantine Braida e il giornalista Luigi Veronelli, a suggellare l'importanza dell'impegno. La serata è stata presentata da Meo Cavallero alla presenza di Mario Porta sindaco di Incisa e dei suoi colleghi degli altri 18 Comuni del Sud Astigiano, aderenti al consorzio. All'iniziativa hanno partecipato, tra gli altri, il presidente della Provincia Roberto Marmo, i parlamentari Saracco e Voglino. 

(La Stampa, 18/4/2000)



Anche Rodì Milici punta sul vino doc
 

RODI MILICI ? La promozione del marchio I.G.T. per il vino della zona tirrenica della provincia di Messina ed in particolare quello prodotto dai vitigni delle colline tra Rodì Milici e Furnari. È stato questo il tema del dibattito tenutosi nella sala del museo Antiquarium di Rodì Milici, promosso dall'amministrazione comunale, dalla Cia e dall'Istituto della vite e del vino, al fine di promuovere e incentivare la coltura della vite e la produzione del vino delle rinomate contrade di “Pietre Rosse” e della “Sulleria”. Numerosa la partecipazione di produttori vinicoli della zona sempre più interessati alle nuove normative che privilegiano i marchi di qualità per la commercializzazione dei prodotti come l'olio ed il vino che nel passato sono stati elementi trainanti dell'economia della zona. Il dibattito moderato dal vicepresidente del consiglio comunale di Rodì Milici, Fortunato Maio, ha visto tra i relatori lo stesso sindaco Carmelo Aliberti che ha fatto notare come a distanza di tantissimo tempo a Rodì Milici finalmente si torna a parlare di vino. Sono inoltre intervenuti Biagio Cacciola, Giuseppe Giordano, Girolamo Bambara, ex direttore della cantina sperimentale di Milazzo, Leonardo Cannata responsabile della casa vinicola Grasso il quale ha invitato tutti i produttori a visitare l'impianto sperimentale sito nel comune di Rodì Milici in “contrada Sulleria” offrendo la sua esperienza e collaborazione. Hanno portato anche il loro contributo il vicesindaco di Castroreale ed i produttori Grasso, Vasari e Furnari. 
 

(La Gazzetta del Sud, 20/4/2000)


CHIANTI— Mettere a norma le cantine, mettersi in regola col decreto Ronchi, mettersi in regola con un mondo economico e giuridico che è sempre più distante sentendo sul collo il fiato del grande capitale: diciamolo pure, i coltivatori diretti nel Chianti (alcuni almeno) vivono un dramma. Fatto, talvolta, di difficoltà economiche. Per esempio: «mi servono 30 milioni per rimettere a norma la cantina… mi tocca chiudere», inizio della storia raccontata da un coltivatore diretto chiantigiano al convegno «Le produzioni agricole e la globalizzazione» promosso dal Ppi. La storia ha sollevato il coperchio. Senza contare che sono state denunciate anche consistenti difficoltà di accesso al credito. Silvano Bernardini (responsabile regionale agricoltura Ppi) e Valerio Poi (responsabile nazionale), hanno indicato le prime risposte: sostegni strutturali con fondi europei come «premio» agli agricoltori per servizi non collocabili sul mercato come il presidio del suolo e del territorio, e soprattutto «aggregazione» tra i piccoli coltivatori. Poi e Bernardini a proposito hanno stigmatizzato anche la burocrazia. Il convegno dei Popolari ha dato il «là» per scoprire un mondo che l'ovatta chiantigiana ha tenuto troppo nascosto. E si svela la difficilissima vita dei coltivatori diretti: «è vero - afferma Paolo Cianferoni, coltivatore di Radda - la situazione è sempre più critica e del dramma dei coltivatori diretti nessuno sembra preoccuparsi più di tanto, a parte noi e le nostre associazioni. Sono richiesti investimenti sempre più massicci per l'adeguamento alle norme. Non tutti hanno disponibilità immediata di fondi. E' chiaro che questa situazione favorisce il grande capitale e le speculazioni». Cianferoni fa l'esempio: «il decreto Ronchi ha abolito la subirrigazione. Ora si può e si deve lavorare con altri sistemi come la fitodepurazione, ma occorrono investimenti. Tra l'altro i tempi sono strettissimi. E' vero che ci sono anche dei finanziamenti, ma è altrettanto vero che per questi i tempi sono lunghissimi, la burocrazia è spaventosa, e spesso si deve passare ancora attraverso le banche». Un altro esempio: «per fare un ettaro di vigneto, solo di incarichi e consulenze possono andare via anche 10 milioni». Solo, appunto, di pareri. Il continuo «mettersi a norma» sta diventando un «mostro» colossale che l'agricoltura tradizionale non può più sopportare. Ecco il punto. «I piccoli coltivatori - chiude con amarezza Cianferoni - saranno costretti a vendere l'uva, a condizioni dettate da altri». E' più di un grido d'allarme. Resta da vedere chi lo raccoglie. 

di Andrea Ciappi 

(La Nazione, 19/4/2000)


Weekend tra Vinum e Fiera di Pasqua; Sabato Alba inaugura la rassegna enologica

ALBA 
Appuntamenti da non perdere nelle Langhe e Roero nel weekend pasquale: sabato si aprirà ad Alba la 24ª edizione di «Vinum» (teatro Sociale, ore 17), a Canale si terrà domenica l’inaugurazione della rassegna enologica sul territorio, mentre lunedì 24 a Bra si svolgerà la tradizionale «Fiera di Pasqua», dedicata al vitello di razza piemontese. 
«Sono tre appuntamenti di rilievo che non mancheranno di richiamare gli appassionati del buon vino, dell’enogastronomia di qualità - commenta il presidente dell’ente turismo Claudio Alberto -. L’apertura dell’ex ’’Fiera del vino di Pasqua’’, oggi ’’Vinum’’ coincide con le festività pasquali e questo fatto non mancherà di favorire l’afflusso di visitatori». 
Sabato la fiera, che propone quest’anno cinquecento vini di oltre duecento produttori (molti di loro hanno partecipato alla recente edizione di Vinitaly) sarà aperta al palazzo fieristico di piazza Medford fin dal mattino: a partire dalle 10 i migliori vini doc e docg del Cuneese saranno a disposizione per degustazioni e confronti. Alle 17, numerosi sindaci, produttori e operatori si ritroveranno al teatro Sociale per la cerimonia inaugurale che si traduce ogni anno in un momento di riflessione e dibattito su prospettive e problemi del mondo enologico, sul turismo, che è una voce sempre più importante dell’economia di Langa e Roero. 
I partecipanti si sposteranno quindi al palazzo di piazza Medford per il taglio del nastro che quest’anno sarà affidato al professor Attilio Scienza, docente di viticoltura all’Università di Milano, accademico della vite e del vino. 
«Vinum» sarà aperto alle visite del pubblico fino all’1 maggio, mentre martedì 2 sarà riservato agli operatori. Ci saranno i vini giovani dell’ultima vendemmia ’99 come i dolcetti di Alba, Diano, Dogliani e Langhe monregalesi, Roero arneis, moscato d’Asti e Asti, Verduno Pelaverga e quelli che hanno concluso l’invecchiamento come il barolo ’96 e il barbaresco ’97, barbera d’Alba ’98 e ’99; Roero e nebbiolo d’Alba ’98. 
Tra le novità di quest’anno la mostra «I grandi vini nel Novecento» che ripercorrerà la storia dell’enologia di Langa e Roero dall’inizio del secolo fino all’attuale affermazione. Il vice presidente dell’ente turismo e vice sindaco, Alberto Cirio, commenta: «’’Vinum’’ riserverà molta attenzione ai giovani che rappresentano una percentuale sempre più consistente dei visitatori. In particolare, gli studenti della scuola Enologica, sotto la guida dei loro insegnanti, faranno da tutor ai coetanei, agli studenti dell’ultimo anno delle Superiori che visiteranno la mostra. Lo scopo è favorire un corretto approccio con il vino, prodotto e risorsa importante della nostra economia». 
Per tutta la durata della fiera, il palazzo di piazza Medford rimarrà aperto al pubblico ogni giorno dalle 10 alle 23. Il biglietto d’ingresso costerà 5 mila e darà diritto a un bicchiere con il logo della manifestazione e a un ticket degustazione. I successivi assaggi saranno regolati con un sistema di ticket in vendita all’interno delle varie sale allo scopo di soddisfare meglio le aspettative di tutti i visitatori. 
A Canale , domenica, saranno inaugurati i banchi d’assaggio nelle piazze e vie del centro storico con degustazioni guidate. Non mancherà di suscitare interesse il secondo raduno dei madonnari che esprimeranno la loro arte di strada sul tema «Le Madonne dei fiori». In onore ai vini del Roero, i maestri di Spello daranno vita alle «infiorate» che si rinnovano ogni anno nel giorno del Corpus Domini per le vie della cittadina umbra. Un tappeto di fiori accoglierà a accompagnerà i turisti sui percorsi del vino, tra i banchi d’assaggio e verso l’enoteca regionale del Roero. 
A Bra , lunedì si terrà la tradizionale fiera-mostra del bovino piemontese: la rassegna, che giunge alla 127ª edizione, vuole ribadire l’importanza della carne di qualità con particolare attenzione per un prodotto tipico e unico, la salsiccia di Bra.

(La Stampa, 19/4/2000)


Oggi incontro in vista dell’assemblea del 27 ad Asti
Il «Parlamento del moscato» ha 25 seggi: quanti ai Cobas?

ASTI
Oggi alle 16, nella sede astigiana della Associazione produttori Moscato (conta oltre 3000 iscritti tra agricoltori singoli e soci di cantine sociali) primo incontro tra i «Liberi produttori» (i cosiddetti Cobas del Moscato) e i rappresentanti delle cantine sociali e di altre due associazioni di viticoltori, l’Apm e l’Apum. Si discuterà dell’assemblea degli iscritti, prevista per il 27 aprile ad Asti, che dovrà rinnovare consiglio di amministrazione e presidenza dell’associazione (presidente uscente è Evasio Polidoro Marabese). «La cosa migliore sarebbe la presentazione di una lista unica che raggruppi, attorno a progetti di sviluppo comuni, le varie anime dell’associazione» dice Angelo Dezzani, direttore della Produttori. Giovanni Bosco, portavoce dei «Liberi produttori» conferma «siamo per l’unità di intenti. Il mondo del moscato non ha bisogno di divisioni». Bosco fornisce pure i dati relativi all’elezione dei delegati che rappresenteranno i «Liberi produttori» all’assemblea del 27 aprile: nei giorni scorsi ha votato il 97% degli iscritti (oltre 1700), 83 i delegati; quelli delle Cantine sociali dovrebbero essere altrettanti. In consiglio di amministrazione entreranno in 25, tra loro sarà scelto il nuovo presidente. Consiglieri e presidente resteranno in carica per un triennio. Nel frattempo i Cobas hanno trovato un nuovo slogan che spiega, a modo loro, la sigla: C.o.b.A.s. vorrebbe dire anche «Contadini orgogliosi brindano Asti spumante».

(La Stampa, 19/4/2000)


Domenica i festeggiamenti a Canale «Vinum» brinda da Alba al Roero

CANALE
Per il quinto anno consecutivo sarà la cittadina del Roero ad ospitare, domenica, giorno di Pasqua, l’inaugurazione di «Vinum» sul territorio. Continuando una tradizione consolidata, la rassegna enologica, che avrà il periodo clou ad Alba dal 22 aprile al Primo Maggio, interesserà tutto il comprensorio con manifestazioni che si protrarranno fino a fine giugno. 
L’ex «Fiera del vino di Pasqua» aprirà i battenti al palazzo fieristico di piazza Medford, ad Alba, sabato mattina alle 10 e nel pomeriggio si terrà la cerimonia inaugurale al teatro «Sociale» (ore 17) con successivo taglio del nastro. Il giorno successivo, domenica, si terrà a Canale il primo appuntamento decentrato. Il presidente dell’ente turismo, Claudio Alberto: «Com’è ormai consuetudine da alcuni anni, Pasqua apre le feste del vino con una catena di manifestazioni che vedrà protagoniste le tante realtà vitivinicole delle Langhe e del Roero: Canale sarà il punto di partenza». Interviene Luciano Bertello, presidente dell’Enoteca regionale, che è un po’ il motore di tutte le iniziative vinicole: «Il Roero in primavera è un trionfo di colori: le macchie rosate dei pescheti sulle colline, le nuvole bianche dei peri, ciliegi in fiore conferiscono al paesaggio un aspetto quasi fiabesco. In questa atmosfera gioiosa, nell’ambito di ’’Vinum 2000’’domenica faranno il loro debutto in publico i vini di primavera, presentati ai banchi di d’assaggio allestiti nel centro storico». Protagonisti saranno arneis, favorita e birbèt della vendemmia ’99 di oltre cento produttori di una ventina di Comuni del Roero aderenti all’enoteca regionale. 
«L’annata ’99 - afferma il sindaco di Canale, l’enologo Marco Monchiero - ha fornito dei vini con caratteristiche eccellenti: gli appassionati potranno avere un’offerta di grande qualità». 
Il raffinato arneis è considerato l’artefice del rilancio viticolo della zona. Già nel ’700 i registri di cantina delle famiglie signorili del Roero documentavano una particolare attenzione per questo vino dal colore paglierino e dal profumo delicato. La «bionda» favorita è un altro prodotto di pregio che ha avuto fortuna come uva da mensa e vino da messa. Il birbét è il vino tipico del Roero che si ottiene dal «brachetto dal grappolo lungo», classico da festa, detto anche vino «da donne», che accompagna dolci e dessert. 
Le manifestazioni di «Vinum» a Canale saranno accompagnate da due iniziative: le «infiorate», ovvero tappeti di fiori freschi preparati nella notte che accoglieranno i turisti nel giorno di Pasqua, e i madonnari che esprimeranno la loro arte di strada sul tema «Le Madonne dei fiori». Il programma di domenica prevede l’inaugurazione del «quinto banco d’assaggio di primavera» in piazza Italia (ore 10) con lo scoprimento dell’«infiorata» eseguita dai maestri di Spello (Perugia). I madonnari inizieranno il lavoro mentre per le vie del paese risuoneranno le note della banda. Alle 11, all’Enoteca regionale, sarà presentata l’annata vinicola ’99 di arneis, favorita e birbét. Nel pomeriggio (ore 14,30-19) ai banchi d’assaggio i visitatori potranno cimentarsi in degustazioni dei tre vini : l’acquisto del bicchiere (15 mila lire) darà diritto a dieci assaggi). Seguiranno degustazioni guidate, corsi di alfabetizzazione al vino condotti da sommeliers e una «caccia al profumo del vino» con premi in bottiglie per coloro che riusciranno a riconoscere il prodotto messo in degustazione con l’etichetta dell’enoteca. Attorno ai banchi d’assaggio musica e atmosfera delle feste popolari di un tempo. Tra le iniziative collaterali due mostre: una di ex voto del Roero, l’altra di pittura di Dino Pasquero. 
La Banca di credito cooperativo di Alba, Langhe e Roero ha contribuito allo sviluppo della zona. «Il nostro obiettivo - dice il presidente Felice Cerruti - è quello di servire il territorio, non solo con la presenza capillare (a Canale siamo presenti da oltre dieci anni), le agevolazioni creditizie, ma anche con una particolare attenzione ai quasi 10 mila soci». 
A Vezza, la Fondazione della Banca d’Alba presieduta da Gino Sobrino ha istituito il primo centro fisioterapico riservato a tutti i soci che ha già eseguito 20 mila terapie. Un secondo centro, particolarmente dedicato ai soci della Langa, sarà inaugurato tra poco più di un mese nei locali della banca a Gallo Grinzane.
 

(La Stampa, 20/4/2000) 

Prima pagina | L'articolo | L'appunto al vino | Rassegna | Sottoscrivi | Collaboriamo