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I titoli


Etichette prestigiose a Roma. Il vino da record all' asta. Per un Brunello del 1891 si partirà da 40 milioni

Mauro Remondino
Etichette eccellenti attendono acquirenti speciali. Sale la febbre intorno a bottiglie di vino rare prima che il battitore, domenica prossima, 3 dicembre, a Roma, dia il via alla cantilenante altalena di milioni. Un'asta che ha, in una bottiglia di Brunello di Montalcino Biondi Santi Riserva 1891, il pezzo forte. La base di partenza lascia a bocca aperta, 40 milioni e la descrizio ne mette da parte l' equivoco: "Annata molto rara e di qualità eccellente del Brunello, dopo il 1888 è la vendemmia più antica conservata. Il vino appare in ottimo stato". Valutazioni confermate dal patriarca della tenuta Il Greppo, Franco Biondi San ti e dal figlio Jacopo. Fu il nonno di quest' ultimo, Tancredi, a inviare molti anni fa questa bottiglia all' enoteca Chiarotti di Roma. Unico proprietario dunque, come per la riserva 1888 che partirà per˜ da 28 milioni. Altra storia per questo pezzo , di cui un esemplare è esposto al Quirinale in quanto fu donato nel 1988 all' allora presidente Cossiga. Nella nota si parla di "prima annata conservata, anche nell' azienda toscana, del vino Brunello, bottiglia esteriormente in ottime condizioni, tuttavia il vino sembra spogliato". Significa che non è bevibile, ma resta l' eccezionalità del documento storico. Entrambe le bottiglie hanno superato la ricolmatura nel 1970. All' appuntamento del 3 dicembre, all' hotel Hilton, organizzato dalla cas a d' aste Pandolfini di Firenze e dal Gambero Rosso non mancheranno vini di Francia. Sarà una cassa del Domaine de la RomanŽe Conti del 1988, il rosso più celebre e costoso del mondo, a suscitare interesse. Dodici i pezzi per una base di 18 milioni. In essa si trovano cru superlativi come Grands Echezeaux, Richebourg, RomanŽe Conti, Echezeaux, La Tâche e RomanŽe St. Vivant. Il business delle aste muove annualmente oltre 200 miliardi di lire, dei quali metà fatturati da Christie' s. Nel 1985 per un Château Lafite del 1787 furono pagati 310 milioni. A Roma, accanto a Margaux, Mouton Rothschild, Cheval Blanc ci sarà Tignanello del ' 71, Sassicaia ' 68, Barolo Gran Bussia Aldo Conterno ' 71, ma anche new entry come Taurasi di Mastroberardino, C epparello di Isole e Olena e Sagrantino Montefalco Caprai. Base d' asta per questi ultimi più accessibile, si partirà da mezzo milione di lire. Mauro Remondino


(Il Corriere della Sera, 26/11/2000)

Torgiano. Vino rosso fa buon premio

Si è conclusa a Torgiano, all’Hotel "Tre Vaselle", la ventesima edizione del "Bavi" - Banco d’assaggio dei vini, curato da Paolo Pettinari sotto la supervisione del notaio Filippo Brufani. Sono stati i vini di Toscana e Sicilia a raccogliere il maggior punteggio dagli enologi presenti in questi giorni di valutazione di bottiglie tenute accuratamente coperte e anonime.
Ma anche due vini rossi "perugini" sono stati premiati con alti punteggi. Si tratta del Montefalco Sagrantino del 1997 prodotto dalla Brogal Vini di Bastia Umbra, nella categoria dei rossi secchi e tranquilli Docg prodotti nelle ultime tre vendemmie, e l’Umbria Rosso San Giorgio prodotto dalle cantine Giorgio Lungarotti di Torgiano nella categoria vini rossi secchi e tranquilli a indicazione geografica tipica dal quarto anno della vendemmia in poi.
Soddisfatto dei risultati di produzione dei vini italiani esaminati anche il direttore dell’Associazione enologi enotecnici, Giuseppe Martelli, che ha collaborato all’organizzazione di questo appuntamento di Torgiano.


(Il Messaggero, 27/11/2000)


Consorzio fra enti rilancerà il "Doc"

L'obiettivo è quello di costituire un consorzio per valorizzare la produzione del distretto vitivinicolo crotonese. Lo scopo è infatti di rilanciare il settore agricolo legato alla coltura della vite e soprattutto valorizzare l'area del "Doc" tra Cirò e Melissa . Se ne è discusso nei giorni scorsi presso l'assessorato all'Agricoltura della Provincia. Alla riunione, convocata dall'assessore Donato Pedace, erano presenti i sindaci dei Comuni di Cirò Marina e di Melissa, Domenico Facente e Giuseppe Bonessi e i rappresentanti delle organizzazioni agricole Franco Barretta e Gaetano Potenzone (Cia), Salvatore Caparra (Confagricoltura) e Pietro Piccioni (Coldiretti). Di comune accordo si è convenuto di dotare al più presto il settore di uno strumento associativo importante, quale è il Consorzio di tutela e promozione del vino Doc, al fine di organizzare e di coordinare le attività delle categorie interessate alla produzione e alla commercializzazione del vino, anche nel quadro delle opportunità finanziarie offerte da Agenda 2000. I partecipanti all'incontro hanno preso atto del lavoro svolto per il definitivo rilancio del vino Doc . Tutti hanno infine convenuto di passare al più presto alla fase costitutiva del Consorzio. Sia gli interlocutori istituzionali che i rappresentanti delle organizzazioni di categoria hanno convenuto sulla necessità che tutti i soggetti operanti nel settore abbiano la massima rappresentività nei futuri organismi sociali consortili.


(La Gazzetta del Sud, 28/11/2000)


L'Arsia organizza uno stage sulla vinificazione dei rossi

L'Arsia (Agenzia regionale per lo sviluppo e l'innovazione nel settore agricolo) propone, in collaborazione con la facoltà di Enologia dell'università "Victor Segalen" Bordeaux2, uno stage di approfondimento sulla vinificazione dei vini rossi di qualità. Il corso durerà 7 giorni per 52 ore e sarà articolato in 2 moduli didattici, uno in Italia, l'altro a Bordeaux. In Italia lo svolgimento è previsto per il 19 dicembre, il 20 gennaio e il 3 febbraio all'Hotel Londra di Firenze. Lo stage è destinato a 20 tecnici con titolo di enologo o enotecnico, ad agronomi o periti agrari. Per informazioni contattare Angela Lippi (0583/980204) o Lucio Cianciosi (055/2755224).


(La Nazione, 28/11/2000)

Chianti. Stop alla manipolazione genetica. Arriva il vino super biologico

Esaltare la biodiversità senza manipolazioni genetiche. Anzi, utilizzare la natura e gli adattamenti che crea, per produrre vino Chianti di alta qualità, privo di difetti, con tutte le caratteristiche organolettiche che il rosso più famoso del mondo deve avere: esaltare in maniera naturale il terroir, quel gusto speciale che ha il vino, ma anche la vita. "questo l'obiettivo che si sono posti alla Fattoria Montepaldi di San Casciano, proprietà dalla facoltà di Agraria di Firenze, con la sperimentazione dei ceppi di lievito per la controllare la fermentazione del vino e avere un prodotto naturale, ma con le caratteristiche di mercato. "Noi produciamo vino - spiega Mario Bertuccioli, docente di Enologia che cura il progetto assieme alla professoressa Iolanda Rosi, docente di biotecnologia - che coniughi le esigenze di mercato con le peculiarità del Chianti Classico, un prodotto che enfatizzi gli aspetti legati al territorio".
Quindi niente manipolazioni genetiche. "La partenza è la materia prima idonea al Chianti Classico - continua il professor Bertuccioli - prodotta secondo la tradizione della zona. Poi, si esaltano le biodiversità del prodotto andando a cercare in natura quegli elementi che abbiano le caratteristiche che noi vogliano. Senza manipolazioni in laboratorio. Qui il vino viene prodotto ancora come una volta, utilizzando il sangiovese, Montepaldi è la memoria del sangiovese, senza le innovazioni del barrique".
L'unico intervento è con i lieviti. "La tipicità - spiega Rosi - è legata alla fermentazione per cui utilizziamo una cultura selezionata di lieviti prodotti da mosti e vini per controllare la vinificazione e dare un carattere al vino".
"Abbiamo seguito - continua Iolanda Rosi - la vinificazione con 10 ceppi di lievi e il prossimo anno verificheremo i nostri esperimenti mettendo a disposizione oltre 1500 lieviti prodotti da mosti di sangiovese del Chianti".



(La Nazione, 30/11/2000)


Il Solaia '97 delle cantine Antinori primo classificato nella Top Ten di Wine Spectator, la Bibbia del settore. E' toscano il vino più buono del mondo


FIRENZE - Una serie di riconoscimenti che, anno dopo anno, ne hanno fatto un vino di culto. E oggi arriva il premio più prestigioso: "Wine Spectator", la Bibbia dei vini mondiali lo mette sul trono e il Solaia 1997 prodotto dai Marchesi Antinori, diventa vino dell'anno. Primo classificato fra i magnifici cento e scelto su undicimila etichette. Il Solaia '97 è frutto della combinazione di più uve: 75 per cento Cabernet Sauvignon, 20 Sangiovese e 5 Cabernet Franc. All'altezza della fama il prezzo, sicuramente destinato a salire dopo questa affermazione. Sempre che si riesca a trovarne una bottiglia.

Il vino toscano ha battuto quest'anno, nella classifica dei primi 10, l'agguerrita concorrenza dei vini francesi e californiani
Per gli esperti di "Wine Spectator", il Solaia "è la somma delle virtù dei vini italiani d'oggi", un vino che corona dieci anni di strepitose affermazioni mondiali dell'enologia nostrana. Fra i Top Ten ci sono altri due vini italiani, l'Ornellaia di Bolgheri e il Sammarco del Castello dei Rampolla.

Ma il Solaia ha una lunga tradizione. Fu il primo vino di punta tra i "Supertuscan", cioé tra quei vini pregiati che gli americani iniziarono ad apprezzare dopo il Chianti, di cui per anni sono stati appassionati sostenitori. A mettere a punto il Solaia, che viene maturato in barrique è stato l'enologo Giacomo Tachis, che l'anno scorso ha lasciato il timone al suo vice. Ma già Luigi Veronelli si era accorto che il Solaia '97 era un vino da principi: nella sua ultima guida gli aveva assegnato 97 punti su 100, definendolo uno dei migliori di tutta l'annata.

Un trionfo che pone la Toscana ai vertici enologici mondiali (insieme a California e Bordeaux), iniziato negli anni Settanta proprio con l'azienda del Marchese Antinori, diventata in questi anni protagonista del rilancio del "made in Tuscany". Dalle sue cantine escono ogni anno 14 milioni di bottiglie, un lavoro immenso. Ma Piero Antinori, già da un anno, si è fatto affiancare, nel difficile compito di gestire 1.400 ettari di vigneti, in Toscana, come in Umbria e Piemonte, da Renzo Cotarella, che da responsabile tecnico è diventato suo braccio destro. E' passato un anno e i risultati si sono visti.


(La Repubblica on line, 1/12/2000)


Umbria. Viticoltura: scade a marzo la "sanatoria" per i vigneti Doc regionale: l'idea va avanti

ORVIETO - L'appuntamento è di quelli da non perdere, l'occasione giusta per cambiare senza stravolgere la tradizione. Il vino umbro ha l'opportunità di crescere in qualità - più Doc, meno vino comune - e di conquistare quote di mercato finora nemmeno sfiorate. Il tema del convegno organizzato ieri, a Orvieto, dalla Confederazione Italiana Agricoltori umbra era stato studiato per "stuzzicare" i vitivinicoltori. Il 31 marzo è il termine ultimo ("speriamo non venga prorogato", ha detto l'assessore regionale Bocci), per la dichiarazione delle superfici coltivate a vigneto, secondo quanto stabilito in sede comunitaria dalla nuova Organizzazione comune del mercato del vino entrata in vigore il 1 agosto.

E' l'occasione per il miglioramento della qualità del vino umbro, anche per la concomitanza della erogazione da parte della Regione di contributi per la ristrutturazione e la conversione dei vigneti. "Meno Doc, in Umbria - ha detto l'enologo Riccardo Cotarella - tredici sembrano veramente eccessive. Esagerando, ne basterebbe una". E Alvaro Cartechini, dell'università di Perugia, ha suggerito come trasformare il vigneto perché il vino ne acquisti in qualità e perché "dal 27 per cento attuale di produzione di vino DOC e DOCG si passi a percentuali maggiori, vicine al Piemonte con il 58 per cento o alla Toscana con il 42 per cento", ha detto Giuseppe Natale, vicepresidente regionale della Cia. Gli interventi di Walter Trivellizzi, presidente della Cia, di Pietro Palumbo del settore vitivinicolo della Cia e le conclusioni del presidente nazionale della Confederazione, Massimo Pacetti, hanno comunque puntato sull'occasione che si presenta all'Umbria per imboccare una nuova strada.

G.La.


(Il Messaggero, 2/12/2000)

Il Chianti Classico si conferma un vino "superstar"

PROVINCIA — Chianti classico, Brunello e Nobile di Montepulciano si confermano leader incontrastati tra i grandi vini rossi della Penisola. E' quanto risulta dalla XX edizione del Banco d'Assaggio dei Vini d'Italia, la manifestazione che si svolge ogni anno a Torgiano. Ancora un risultato eccelso, quindi, che sottolinea la produzione di qualità dei vini senesi, da sempre ai massimi vertici nel settore vitivinicolo. Basti pensare, poi, che le aziende in gara sfioravano le 200 unità e che le bottiglie sotto esame erano ben 500. Tra i vini rossi Docg prodotti nelle ultime tre vendemmie, sono risultati tra i migliori d'Italia il Chianti classico riserva "Capraia" 1997 dell'azienda agricola Rocca di Castagnoli di Gaiole in Chianti ed il vino Nobile di Montepulciano "Vigneto Antica Chiusina" 1997 della Saiagricola Spa, Fattoria del Cerro d'Acquaviva di Montepulciano. Nella sezione vini rossi Docg dal quarto anno dalla vendemmia in poi hanno stravinto il Brunello di Montalcino "Campogiovanni" 1995 dell'Agricola San Felice di Castelnuovo Berardenga; il Brunello di Montalcino 1995 della Banfi spa di Montalcino; il Brunello di Montalcino, 1995 della Saiagricola spa de La Poderina di Montalcino ed il Brunello di Montalcino - riserva 1995 di Franceschi Clemente, Leopoldo e Livia Sas della Tenuta il Poggione di Montalcino. La produzione toscana, in particolar modo quella senese, vince otto premi sui quindici giunti nella nostra regione. I vini senesi insieme agli altri toscani, nella classifica generale, sono risultati secondi dietro a quelli siciliani e precedendo quelli veneti e Trentini. Il numero complessivo delle regioni in gara è stato di 13: erano 508 i campioni sotto esame pervenuti da 199 aziende vitivinicole, con una differenza rispetto alla scorsa edizione di 100 etichette in più.


(La Nazione, 2/12/2000)

 

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