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I titoli


"Ecco i segreti del vino dell' anno". Antinori spiega come ha battuto tutti nella classifica di Wine Spectator

Mauro Remondino
Primi. Primi davanti ai vini californiani e ancor più ai francesi. Il Solaia ' 97, rosso toscano complesso e fruttato, taglia un ideale filo di lana come un centometrista in carriera. Regolando così i grandi di Francia e gli opulenti vini della Napa Valley. Un bel traguardo per la cantina del marchese Piero Antinori, famiglia che col vino ha a che fare almeno dal ' 300. Questa volta la r ivista americana Wine Spectator, nella scelta dei cento vini dell' anno, ha messo in fila una serie di rossi autorevoli, ma sul trono c' è il Solaia. Prodotto in circa 90 mila bottiglie è fatto di uve Cabernet Sauvignon per la gran parte, di Sangiove se e Cabernet Franc. Un trionfo, visto che nella classifica appaiono, al dodicesimo e al novantunesino posto, altri due vini dell' azienda toscana: il Guado al Tasso Tenuta Belvedere del ' 97, e il Chianti Badia Passignano Riserva ' 97. Piero Antinor i guida l' azienda di famiglia dal 1966. Lo aiutano le tre figlie Allegra, Albiera e Alessia. Quest' ultima è appena diventata enologo, con una laurea breve ottenuta alla Statale di Milano, segno di continuità per una casata che produce circa una tre ntina di tipi di vino, quasi quindici milioni di bottiglie per un fatturato di 165 miliardi, e dispone di 1300 ettari vitati in Toscana, in tutto 1800 in Italia, con un traguardo ambizioso: 2000 ettari entro i prossimi tre anni. Tenute in Tosc ana, Umbria con il Castello della Sala, Piemonte con Prunotto, Franciacorta, Puglia, California a Atlas Peak e Ungheria a Bàtaapàti. Il tutto supervisionato in cantina dall' autorevole naso dell' enologo Renzo Cotarella. Marchese, un colpaccio . Lusingato da questa performance? "Una bella soddisfazione, dopo trent' anni di lavoro e secoli di oscurantismo enologico che hanno visto dominare la quantità anziché la qualità. I francesi praticano la bontà da centocinquanta anni, noi siamo sulla strada buona, c' è ancora da fare. Su 800 mila ettari di superficie vitata in Italia soltanto 2-300 mila mila sono orientati alla qualità. Una significativa spinta dovrebbe arrivare da Sicilia, Campania, Puglia e Sardegna. E nel mondo la cordata non annovera soltanto la Francia, ma chiama in causa California, Australia e Sudafrica". Ci sveli i segreti di questo Solaia, un Supertuscan che incontra il gusto internazionale, in modo specifico quello americano "Sento il peso del mestiere che faccio e , perché no, anche della responsabilità che le generazioni passate della mia famiglia mi hanno lasciato, ma sostengo che la molla in cantina è la passione, prima ancora che lo sviluppo tecnologico. Ci hanno dato una mano le ultime vendemmie, a memori a non ricordo cinque annate di seguito così stupefacenti. Tutti dicono "si parte dalla vigna" ma poi non lo fanno. Il Solaia è prodotto nei vigneti del Chianti classico, tra Firenze e Siena, a 350-400 metri sul livello del mare su un terreno sassoso, molto povero, ottimo però è il microclima. Abbiamo rese molto basse, 30-40 ettolitri per ettaro. Esportiamo il 65 per cento all' estero, di questo il 20 per per cento negli Stati Uniti. Clienti principali sono tedeschi, inglesi, svizzeri, austriaci e giapponesi". Perché tanto Cabernet, 80 per cento, nel blend del Solaia? "Sono d' accordo con chi sostiene che i vitigni autoctoni storicamente ci appartengono e la via per il lungo termine passa da loro, tuttavia nel ' 78, quando abbiamo fatto per la prima volta il Solaia, con Sangiovese presente in modo robusto, abbiamo constatato che non aveva la forza per imporsi sui mercati internazionali. Il vitigno Cabernet ci ha aiutato, così come aiuta i vini di Gaja. Oggi stiamo facendo esperimenti in Maremma, a Monteregio di Massa Marittima e Sovana per cercare un impiego maggiore di Sangiovese. Anche se pare contraddittorio, il successo di uno dei nostri vini più noti, il Tignanello, 80 per cento di quel vitigno autoctono, dimostra che una stra da non preclude l' altra". Il vino italiano guarda dunque al suo secondo Rinascimento? "Stiamo entrando in una fase di maturità, importante e promettente. La Franciacorta, partita da zero, ha ottenuto riconoscimenti internazionali, così come l' Umbri a dove l' operazione Sagrantino di Caprai è stata capace di unire qualità e immagine. E ancora il Barolo, i vini di Sicilia e del Collio in Friuli hanno contribuito a questo nuovo messaggio". Con il Solaia, Wine Spectator ha selezionato nei primi die ci anche il Sammarco del Castello di Rampolla e l' Ornellaia di suo fratello Lodovico che produce a Bolgheri. Si dice che fra voi non corra buon sangue "Vent' anni fa scelte diverse ci hanno separato, ma non allontanato per quanto riguarda l' armonia personale. Oggi i tempi sono maturi per un progetto da condividere".


(Il Corriere della Sera, 3/12/2000)


Arte&Vigneti. E la Toscana lancia il progetto Mythos

Wanda Lattes
FIRENZE - La Toscana è veramente un Mito? Sono poi le sue campagne, i suoi vigneti, e soprattutto i vini a infiammare le fantasie del mondo almeno quanto i proverbiali tesori d' arte? Sembra propr io di sì, se la Regione Toscana, e poi personaggi di spicco come il rettore di Siena, Omar Calabrese, artisti di fama internazionale come Sandro Chia e Fernando Botero, cantanti come Gianna Nannini, imprenditori della moda, economisti, studiosi del c ostume, stilisti, giornalisti, parlamentari italiani e stranieri, tutta una variopinta folla di "filotoscani", insomma, partecipa al varo del progetto Mythos, che propone due giorni di discussioni (e bevute) a Santa Maria della Scala a Siena il 7 e 8 prossimi. L' evoluzione della cultura del vino parte dalle immagini favolose degli Etruschi a tavola, colti crapuloni sorridenti, per fare poi leva sulla recente letteratura, sulle immagini, e soprattutto sulle affermazioni toscane nel settore. A ma rgine del dibattito Mythos, che prevede discussioni tecniche sui marketing, confronti interregionali con i produttori piemontesi, e perfino analisi storiografiche di architettura, pittura e politica legate al vino, è in programma una degustazione "ve rticale" del Brunello Riserva (annate ' 90, ' 85, ' 83, ' 75, ' 70) di Franco Biondi Santi, uno dei più appassionati difensori dei vigneti più vecchi, che sarebbero da salvare e preferire ai nuovi impianti, a dispetto delle mode più recenti.


(Il Corriere della Sera, 3/12/2000)

Brunello Superstar, una bottiglia 30 milioni

di LICIA GRANELLO
ROMA - E' un attimo senza fine, l'età dell'oro del vino toscano. Il tempo di veder proclamato l'Ornellaia '97 vino dell'anno da "Wine spectators", ed ecco affacciarsi alla ribalta mondiale una bottiglia di Brunello Biondi Santi datata 1891, venduta ieri a 30 milioni di lire. In fila, dietro al supertuscan ipercentenario, la "créme de la créme" dell'enologia mondiale, storicamente legata alle produzioni francesi e italiani: da Romanéé Conti a Incisa della Rocchetta, da Roederer ad Aldo Conterno, in un rosario di vini davvero benedetti, se pure carissimi.
Un'asta straordinaria, quella promossa dagli enofili del "Gambero Rosso", che ieri mattina ha tenuto inchiodati oltre duecento appassionati nei saloni dell'Hilton, equamente divisi tra critici curiosi e grandi collezionisti. Tutti pronti a seguire i piccoli cenni che sancivano il passaggio di bottiglie storiche da una cantina all'altra, da un aspirante proprietario all'altro.
Il Brunello datato 1891 è stato ovviamente il più conteso e inseguito. Prima di essere messa all'asta, nei giorni scorsi la bottiglia è stata sottoposta all'"expertise", una valutazione esterna condotta da professionisti enologi per sancire lo stato di conservazione del vino. "Il colore era quello giusto, così come tutti gli altri indicatori", ha raccontato un emozionato Iacopo Biondi Santi. Che, beato lui, può raccontare di averla degustata di persona, una bottiglia così. "Dodici anni fa avevamo fatto una 'verticale' per festeggiare il nostro centenario. Tutte etichette a partire dal 1888 in su. Abbiamo aperto vini assolutamente perfetti, vivi, pronti a durare altri cinquant'anni".
Ad aggiudicarsi la mitica bottiglia, un avvocato romano. Dietro il quale si è celato un anonimo signore olandese, pittore di fama internazionale, grande collezionista. E uomo fortunato: perché a comprarla presso la casa madre, quell'ambrosia costa più del doppio, "un prezzo derivato dalla sua certificazione. Possiamo attestare che la bottiglia è stata conservata nel modo migliore, al buio e a temperatura costante, e che ogni 25 anni dal momento della sua nascita è stata aperta, ricolmata quando necessario e rifornita di un tappo nuovo, così da acquisire non un semplice valore d'asta ma un vero e proprio valore enologico", ha precisato Biondi Santi, che possiede ben sei bottiglie della fantastica annata.
E infatti, minor fortuna ha avuto un altro Biondi Santi, di tre anni più vecchio, sempre proposto da un privato, che gli esperti avevano promosso con riserva perché all'esame visivo appariva 'spogliato'. Un cliente è arrivato a offrire fino a 19 milioni, che però la casa d'aste Pandolfini non ha ritenuto sufficiente per l'attribuzione.
Molto meno hanno speso i coniugi Letizia e Gianmarco Moratti per accaparrarsi una fantastica "Mathusalem" di Cristal Roederer, nove litri di prestigioso champagne del 1990. "Non siamo veri collezionisti, ma semplici appassionati", si è schermito il petroliere, per poi confidare di aver comprato tutto quel fiume di bollicine per il fratello Massimo, "che ama soprattutto i rossi, ma sono sicuro di non aver sbagliato regalo".


(La Repubblica, 4/12/2000)

Azienda vinicola trentina investe 26 miliardi in Sicilia

PALERMO - Un investimento di 26 miliardi di lire arriverà in Sicilia da un'azienda vinicola trentina. Le Cantine Mezzacorona, una cooperativa che vanta un fatturato di 138 miliardi e 170 dipendenti, farà nascere a Sambuca (Agrigento), "la cittadella del vino", una cantina che produrrà un vino corposo, di 14 gradi circa, proveniente da uve coltivate in loco su un terreno di 270 ettari già acquistato da Mezzacorona. Il progetto è stato presentato all'assemblea dei soci della cooperativa, nel corso della quale sono stati resi noti i dati del bilancio 2000, che si è chiuso con un utile netto di 50 miliardi. L'azienda ha già in programma per febbraio un aumento di capitale di 25 miliardi per l'ampliamento dei suoi impianti. L'obiettivo è arrivare a una produzione di 20 milioni di bottiglie, che corrisponderebbe alla metà circa del doc trentino.


(La Gazzetta del Sud, 5/12/2000)

Grottammare. Pittura e animali alla Stamperia



di TIZIANA CAPOCASA
GROTTAMMARE - Il rosso più bello è di Lucio Fontana, il famoso taglio su tela, il bianco quello dell'Achrome, tela cucita a quadrati di Piero Manzoni.
Sensualissime le candide immagini di modelle, riprodotte su cibachrome, della genovese Vanessa Beecroft, assai famosa a New York. Compaiono su molti libri di arte alcune opere esposte fino al 30 gennaio alla Stamperia dell'Arancio, dove si tiene la mostra "Red and White". Ad inaugurare l'importante rassegna che fa un punto sulle diverse correnti dell'arte contemporanea (oltre 60 le opere esposte), Riccardo Lupo ha voluto l'etologo bolognese Giorgio Celli, noto scrittore ed artista, proprio per richiamare un pubblico eterogeneo oltre ai soliti "addetti ai lavori"quali artisti e galleristi. Inconfondibile con la sua barba bianca ed abbigliamento casual, il conduttore televisivo della fortunata trasmissione di Rai 3 "Nel regno degli animali" ha intrattenuto il folto pubblico sconfinando, con una buona dose di umorismo, dalla religione all'etologia, dalla pittura alla natura, dall'osteria alla zoologia. Così le numerose persone intervenute all'inaugurazione hanno appreso che la ruota del pavone, dai colori che sembrano attinti dalla tavolozza di un pittore, funge da richiamo erotico mentre gli elefanti sono dei beoni perché vanno alla ricerca con la loro proboscide della frutta fermentata che sprigiona alcool. E quando trovano le pozze di mescita sorbiscono quel liquido fino a sbronzarsi così come fanno i ricci davanti alle tazze di latte e rhum, usate dai contadini come esche per richiamare nei loro poderi l'utile animaletto che distrugge gli insetti dannosi all'agricoltura. E per tornare alla mostra, dedicata alla pittura e al vino (quello dell'azienda agricola di Camillo Montori, moderno mecenate) Giorgio Celli, grande estimatore del "nettare degli dei", ha dichiarato che : "il vino è un elemento socializzante e che l'ebrezza che procura si avvicina molto all'ispirazione artistica". Erano presenti al vernissage molti artisti fra cui il romano Gianni Dessì, Mario Consiglio di Perugia che espone originali opere in gommapiuma, il fiorentino Giuseppe Restano, il sambenedettese Paolo Consorti con la moglie Gloria Gradassi, curatrice della mostra, e Terenzio Eusebi di Ascoli Piceno. Tra i politici non potevano mancare il presidente della Provincia, Pietro Colonnella, in prima fila agli eventi della nota galleria grottamarese, l'assessore alla cultura Renato Novelli che considera il vino un'arte, i sindaci Rossi, Maroni e Perazzoli che deve la sua iniziazione all'arte contemporanea all' amico Nespolo. A curiosare tra le opere in mostra anche il giovane fumettista Micol Rocchetti ed il noto gallerista romano Pio Monti.


(Il Messaggero, 6/12/2000)


Palermo. L'oligarchia regionale e lo stormo della Corvo

E' stato pubblicato il nuovo bando per la vendita della Vini Corvo. Come desiderato dalla nuova giunta regionale di centrodestra, il bando allarga il campo a tutte le società interessate, senza limitarlo più alle aziende del settore vitivinicolo. Se il mondo fosse ordinato e trasparente, allora la vicenda delle privatizzazioni delle aziende pubbliche di Sicilia sarebbe limpidissima. I liberisti le vogliono i vincolisti no. Ma vi sono liberisti, o sedicenti, che le osteggiano e vincolisti, o cosiddetti, che le sostengono. Per capire che gioco sia in verità, il cittadino dovrebbe frequentare quei chiusi salotti dove l’oligarchia regionale intreccia i rami delle sue relazioni e parentele. Per fortuna però questo mondo caotico è regolato anche da una magica legge, la Sincronicità, in base alla quale coincidenze simboliche apparentemente casuali costringono invece una nascosta genealogia di verità a trapelare. Nel caso in ispecie la connessione dei simboli appare così: sopra le privatizzazioni gli oligarchi aleggiano proprio come lo stormo del corvo. O meglio, come lo stormo della Corvo.
Maurizio Barbato


(La Repubblica - Palermo, 6/12/2000)


Ha avuto successo la "degustazione-sfida" alla Bottega di Calamandrana. Barbera da gustare e commentare. Domani un convegno su vino e territorio

CALAMANDRANA
Terminati i lavori in vigneto e a buon punto quelli in cantina, l'inverno diventa tempo di vini "raccontati". E la Barbera d'Asti è protagonista di molte iniziative: lunedì sera alla Bottega del vino di Calamandrana Alta, il rosso piemontese ha sfidato Valtellina, Marzemino d'Isera, Chianti classico, Aglianico del Vulture e Cirò. Su iniziativa del Comune e di "Civin" la rivista delle Città del vino, un gruppo di operatori del settore, enologi, giornalisti specializzati e produttori si sono incontrati per degustare e mettere a confronto le proprietà di alcuni tra i più celebri rossi italiani.
"E' anche un modo per far conoscere sapori e profumi diversi", hanno spiegato il presidente dell'associazione Massimo Corrado e l'assessore calamandranese Bruno Spertino, passando "la palla" all'enologo Mario Ronco. Da dire subito che la Barbera è uscita dalla sfida a testa alta ed i suoi pregi hanno scatenato discussioni tra i favorevoli e contrari all'uso della barrique: Enza Cavallero ampelografa e scrittrice ha stigmatizzato "l'eccesso di legno" e molti enologi, pur concordando sulla necessità di non esagerare, hanno però difeso il loro operato, ricordando che "il salto di qualità della Barbera, da vino casereccio a grande dell'enologia e dei mercati, è stato fatto anche grazie alle barriques". Tra i vini calamandranesi degustati, quelli delle aziende Zafiri, Cavallotti, Valter e Domenico Ivaldi, Franco Lovisolo, La Giribaldina, Baravalle, Cantina sociale e Michele Chiarlo.
Ancora di Barbera, si parlerà giovedì mattina nel salone della Provincia, durante il convegno "Barbera: uno studio per la caratterizzazione del territorio, delle uve e dei vini". Un appuntamento importante (inizio dei lavori alle 9), organizzato dalla Regione Piemonte. "Il successo che negli ultimi anni ha riscosso questo vino - spiega l'assessore all'agricoltura Deodato Scanderebech - merita un approfondimento di studio e conoscenze per integrare il sapere trasmesso dalla tradizione con la nuova scienza". Di fama, i relatori, che si confronteranno sul progetto "Barbera" realizzato da Andrea Cellino, tecnico della Regione, che ha lavorato su una grande massa di dati forniti da produttori, istituti di ricerca e consorzi. Interventi di Federico Spanna (funzionario regionale), Roberto Salandin (istituto per le piante da legno), Franco Mannini (Cnr), Claudio Lovisolo (università di Torino), Daniela Borsa, Mario Ubigli, Antonella Bosso (istituto sperimentale per l'enologia).


(La Stampa, 6/12/2000)


Alba, Massimo Martinelli non può essere rieletto. Consorzio del vino barolo Due candidati al vertice.

ALBA
Cambiamenti in vista al vertice del Consorzio di tutela del barolo e barbaresco, che raggruppa 280 aziende vinicole. Sarà eletto tra pochi giorni il nuovo presidente in sostituzione di Massimo Martinelli, che dopo due mandati non può essere rieletto. Oggi si riunirà il consiglio di amministrazione (ore 17,30) per decidere la data dell’assemblea che eleggerà il nuovo presidente. Due le candidature: Giovanni Minetti e Teobaldo Cappellano, ma altre potrebbero ancora arrivare.
Minetti, direttore Fontanafredda, proposto da un gruppo di aziende, ha dato la sua disponibilità: "In un momento in cui i consorzi assumono un ruolo sempre più importante, un’azienda come Fontanafredda non può esimersi, quando un suo rappresentante viene indicato, dall’assumere la responsabilità". Cappellano, produttore, che si è autocandidato, commenta: "Difficilmente sarò votato. Spero che il nuovo presidente svolga l’incarico con grande volontà e non perché candidato unico". Per l’assemblea si parla del 18 dicembre.


(La Stampa, 7/12/2000)

Chieti: provincia mobilitata. "No a uva e vino transgenici"

La Provincia di Chieti chiederà al Governo italiano di impugnare davanti alla Corte di giustizia la direttiva europea che autorizza l'utilizzo sperimentale di organismi geneticamente modificati nella coltivazione della vite e nella produzione dell' uva. Lo ha annunciato ieri il presidente della Provincia, Mauro Febbo, insieme agli assessori all' Agricoltura, Filippo Andreacola, e alle Attività produttive, Giacinto Mariotti. La Provincia nei prossimi giorni incontrerà i rappresentanti delle associazioni di categoria per individuare una strada che coinvolga anche la Regione. La direttiva attende solo il vaglio del Consiglio dei ministri dell'agricoltura dell'Ue, dopo che il Parlamento Europeo ha dato il via libera. Durante la conferenza stampa sono state messe in risalto le conseguenze negative che la direttiva potrebbe produrre sul settore vitivinicolo che, sul territorio provinciale, produce un giro di affari annuo di 400 miliardi di lire, metà dei quali derivanti dall' esportazione. Gli ettari di terreno coltivati in provincia di Chieti sono 25mila, metà dei quali riservati alla produzione doc. Il vino prodotto ammonta a 3,5 milioni di ettolitri, le aziende sono 30mila, 11mila delle quali professionali. "Se la direttiva verrà applicata la nostra economia vitivinicola subirà un danno immenso - hanno detto i tre politici - e noi saremo a fianco di tutti coloro che vogliono manifestare in forma civile".


(Il Messaggero, 9/11/2000)


I 4 vini nella Top 100 mondiale Marcarini (17^) e Fontanabianca (19^) precedono Gaja, entra anche Batasiolo

ALBA
L’esterofilia di una Langa del vino abituata a fidarsi più dei giudizi dei grandi critici americani - perché fanno mercato negli Usa dei dollari - che di quelli del pubblico autoctono ha reso uno dei momenti più attesi dell’anno la "Top 100" mondiale di "Wine spectator". Pubblicata nei giorni scorsi ha già fatto discutere. I vincitori sono i toscani, la Langa si accontenta di 4 nei primi cento. Al diciassettesimo posto c’è il barolo "Brunate" ‘96 della Poderi Marcarini di La Morra (46 dollari), al diciannovesimo il barbaresco "Sorì Burdin ‘97" della Fontanabianca di Neive (48 dollari). Solo cinquantesimo il mitico barbaresco ‘97 di Angelo Gaja (a cui spetta però il secondo posto nella graduatoria dei più cari, ogni bottiglia vale 160 dollari, battuta solo dai 185 dello Shiraz australiano di Penfolds), mentre si è piazzato novantatreesimo il barbaresco della Batasiolo di La Morra che ha "acciuffato" la classifica per la prima volta.


(La Stampa, 9/12/2000)

 

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