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I titoli


L'università canadese di Montreal ha inviato un suo esperto a studiare la peculiarità del prodotto. Il Cirò doc varca l'Atlantico

Margherita Esposito
CIRÒ MARINA - Diventa oggetto della ricerca scientifica la viticoltura cirotana che, negli ultimi tempi, pare attrarre sempre più l'attenzione dei centri di studi nazionali ed esteri interessati alla promozione d'indagini sulle peculiarità del territorio su cui fondare proposte per uno sviluppo e valorizzazione della produzione tipica. Dopo il Politecnico di Milano, che ha comunicato l'intenzione di promuovere un dottorato di ricerca sul territorio locale, si affaccia anche l'università canadese di Montreal che ha annunciato l'arrivo a Cirò Marina del dott. Vincent Furnier. Laureato in antropologia, Furnier sarà impegnato fino al prossimo giugno a Cirò Marina per preparare la sua ricerca sulle strutture vitivinicole dal '800 ad oggi. La realtà vitivinicola cirotana sarà inserita dal ricercatore nel contesto agrario italiano per elaborare il quale le sue ricerche andranno avanti nel resto della penisola fino al dicembre 2001. Nei giorni scorsi a Cirò Marina si erano incontrati per discutere sulla proposta di zonizzazione dell'area di produzione del vino Cirò e Melissa doc anche il dott. Romano Rasio, del dipartimento di scienza e tecnica del Politecnico di Milano con il dott. Giovanni Ermani e la dott. Caterina Colloca funzionari dell'Arssa. Insieme con loro, il sindaco di Cirò Marina, Domenico Facente, il vicesindaco di Melissa, Angelo Greco, ed il prof. Antonio Scalise dell'Istituto professionale agrario di Cirò Marina. Nel corso della riunione tecnica il prof. Rasio ha illustrato i risultati finora condotti dal Dipartimento Politecnico nell'area cirotana; il docente ha quindi presentato la cartografia contenente la proposta di zonizzazione del territorio; si tratta di una mappa che individua le note zone di produzione - come Difesa piana, Feudo, Martà - che a parere degli esperti convenuti a Cirò Marina dovrebbero essere indicati nell'etichetta apposte alle bottiglie del Cirò doc. stata riconosciuta, infatti, l'importanza di varare una sorta di piano regolatore della vite su cui impiantare e sviluppare un programma di valorizzazione della produzione vitivinicola da inserire in un programma più ampio di sviluppo turistico che dovrà essere quindi strettamente collegato alla cultura e la produzione del vino. Un ruolo importante in questo processo di valorizzazione è stato assegnato dal prof. Scalise dovrebbe avere il recupero degli antichi vitigni. Per dare poi concreta attuazione ai propositi enunciati il prof. Rasio ha annunciato la disponibilità del Politecnico di proporre ai suoi studenti l'elaborazione di una tesi di laurea incentrata su uno studio del territorio di produzione dei due vini doc per individuare gli strumenti per la valorizzazione della coltura della vite che diverranno oggetto di un progetto esecutivo finanziato dall'Arssa. "Il fatto che della viticoltura cirotana se ne incominci a parlare nel mondo - ha sottolineato Facente - è sicuramente un dato positivo e confortante per la valorizzazione del nostro patrimonio e più in generale per lo sviluppo economico, sociale e turistico del territorio. L'interessamento internazionale conferma tra l'altro la bontà del progetto di marketing sul territorio da noi promosso; un'ulteriore attestazione in questo senso potrebbe arrivare presto quando nella prossima conferenza internazionale sulla viticoltura fissata a Bari si parlerà anche della viticoltura cirotana".

(La gazzetta del Sud, 13/12/2000)


A "Vesuvia" successo del cibo castellano e incontro ministro-produttori del Frascati

Un incontro tra i produttori del Frascati Doc, i responsabili della società mista "Promozione Castelli Romani" ed Alfonso Pecoraro Scanio, ministro delle Politiche agricole, si è nel corso di "Vesuvia", salone del gusto del Sud, svoltosi in provincia di Napoli. Il Ministro si è intrattenuto a lungo nello stand dei prodotti dei Castelli Romani ed ha avuto parole di apprezzamento per le società pubblico private che "hanno intrapreso la strada giusta per la rivalutazione dei prodotti enogastronomici locali".

Mario Silo, vicepresidente della società "Promozione Castelli", ha ringraziato il Ministro per l'impegno profuso a difesa dei produttori castellani e di rimando Pecoraro Scanio ha fatto intendere di aver avuto un ruolo anche nell'opera di mediazione per la ricostruzione del rapporto tra il Consorzio tutela Frascati e la Federdoc. Il Ministro si è impegnato anche a seguire i passi successivi sul provvedimento dell'imbottigliamento in zona, che non offre ancora ai produttori castellani gli esiti attesi. A tre mesi dell'entrata in vigore del provvedimento, infatti, una sola azienda ha fatto richiesta di imbottigliare il Frascati nella zona di produzione.
Intanto i prodotti castellani hanno giocato la parte del leone al salone del gusto dei prodotti tipici del sud Italia. Infatti lo stand con vino porchetta, salumi e dolci tipici è stato quasi preso d'assalto. E nella cena finale, cui hanno partecipato numerosi amministratori, sono stati proposti dai ristoranti "Lo schiaffo di Anagni" e "Rosse Rosse" di Somma Vesuviana, un accoppiamento ardito, giocato sullo stoccafisso, sul baccalà e sul vino Frascati. Il bianco castellano ha retto bene il confronto ed ha riportato il consenso entusiasta dei "palati fini" presenti.
L.Jo.


(Il Messaggero, 13/12/2000)


Radda in Chianti. Appello al ministro contro il "supervino"

RADDA - L'uva geneticamente modificata fa paura ai consumatori, il "supervino" reso possibile dall'Europarlamento di Strasburgo sugli "Ogm" rischia di rovinare il mercato del Chianti, dove il vino di qualità e legato culturalmente al territorio fa sempre da traino per l'economia. Il consiglio di Radda si fa carico delle richieste provenienti dai settori dell'imprenditoria e chiede un atto di responsabilità al ministro per le politiche agricole Alfonso Pecoraro Scanio (che tra l'altro potrebbe recarsi in visita nel Chianti proprio lunedì prossimo). Chiede cioè che il ministro si faccia interprete presso il Commissario Ue per l'agricoltura e presso il consiglio dei ministri Ue "della preoccupazione dei vitivinicoltori" e auspica "un riesame della decisione che provocherebbe danni economici irreparabili" per via dello "stravolgimento del mercato del vino, tale da vanificare secoli di storia e tradizioni". C'è poi l'aspetto salute. Il consiglio chiede a Pecoraro Scanio "di adoperarsi affinchè vengano approfonditi gli studi per verificare le conseguenze che l'utilizzo dei vitigni modificati geneticamente può comportare per la salute dei consumatori".
Il Chianti ha paura del vino transgenico, delle ricadute sul mercato oltre che sulla salute. Un dato basta per capire la profondità di questi timori: ogni anno il vino muove nel Chianti un giro di affari di oltre mille miliardi, mettendoci dentro anche l'indotto del turismo. Il "supervino" spezzerebbe "il millenario legame che i vini hanno con la terra, l'ambiente circostante e il lavoro dell'uomo". Il documento da inviare a Pecoraro Scanio è passato con 12 voti favorevoli e un astenuto, il consigliere Sandro Forcheri, che dice "il progresso e gli studi di settore non possono essere bloccati pena l'isolamento del Paese e un arretramento dell'economia".

di Andrea Ciappi


(La Nazione, 13/12/2000)


CHIANTI - Il vino Chianti Classico...

CHIANTI - Il vino Chianti Classico veleggia con successo su tutte le tavole del globo - dagli Stati Uniti al Giappone passando per l'Europa - ma nei vigneti i problemi non mancano: quello che ora come ora preoccupa di più si chiama "mal dell'esca". E' una malattia che colpisce la vite e che è nota fin dall'antichità: il fatto è che nell'ultimo decennio si è fatta più "cattiva" e va a colpire anche le viti giovani. Si preannuncia dopo tre anni di incubazione facendo seccare le foglie ai bordi e nelle nervature. Poi, all'improvviso, la pianta muore.
Nel Chianti si stanno studiando rimedi definitivi. Un metodo sperimentale fa inserire nel tronco blocchetti di legno con fungo "antagonista" che dovrebbe alimentare una reazione di difesa da parte della vite. Tra un anno si sapranno i primi risultati.


(La Nazione, 15/12/2000)

CHIANTI - Duemila anno divino...


CHIANTI - Duemila anno divino. E "di vino". Per la prima volta nella storia le aziende agricole del Classico hanno sfondato il tetto dei 300 miliardi di fatturato. E' record, specie se si pensa che nella seconda metà del 1999 il prezzo del rosso Docg Chianti Classico era sceso di 150mila lire circa, passando da 600 a 450mila. A cavallo tra '99 e 2000 il prezzo ha ripreso a salire in modo sostenuto, con notevole impulso dai mercati tedesco e giapponese che pochi mesi prima avevano fatto registrare un periodo di stagnazione. Ciò può spiegare l'exploit di questi ultimi 12 mesi. Oppure ancora, la discesa iniziale del prezzo a livelli più "umani" ha consentito la corsa al Chianti Classico (dal Consorzio, infatti, il repentino abbassamento dei prezzi non era stato visto come elemento negativo): sta di fatto che il 2000 registra una vendita complessiva di 26 milioni di bottiglie, con un incremento di circa il 20 per cento rispetto al '99. E ora c'è il Natale: da qualche tempo una buona bordolese di Chianti Classico si è rivelata preziosa strenna natalizia. Eppoi c'è un altro primato: il 2000 coincide con l'arrivo per il vino rosso Docg Chianti Classico della certificazione di sistema di qualità "UniEn Iso 2000", primo riconoscimento di questo genere per il settore enologico in Italia. E' giunto al termine di uno scrupoloso lavoro di verifica - che si è protratto per quasi un anno - messo a punto dal Norske Veritas Italia. Si tratta dei primi frutti concreti della nuova attenzione riservata dalle aziende al "Chianti Classico", dopo gli anni in cui avevano preso strada diversi vini "di nicchia". Alla luce di questo, dovrebbe anche aumentare il giro d'affari connesso nel Chianti al mondo del vino, turismo rurale, agriturismo, artigianato: giro che lo scorso anno era stato stimato in 1.000 miliardi.

di Andrea Ciappi


(La Nazione, 15/12/2000)


Le cittadelle del vino mettono al bando l'ogm. Appello di 400 Comuni a Ecolavoro 2000, fino a domani alla Fortezza

LORENZA PAMPALONI
Quattrocento Comuni produttori di vino dicono no all'ingresso in Italia di vini che nascono da vitigni geneticamente modificati. L'appello è stato presentato ieri a Ecolavoro 2000, la manifestazione organizzata da Legambiente e Regione Toscana alla Fortezza da Basso per fare il punto sulle tecnologie ambientali (fino a domani). Alla vigilia dell'approvazione della direttiva da parte della UE che consente l'utilizzo di viti a Dna modificato, i centri della migliore produzione vitivinicola italiana, da Montalcino ad Asti, da Udine a San Gimignano, da Gattinara a Marsala, si alleano per difendere la propria identità e per fronteggiare la sfida della competizione globale.
Oggi, dalle 9.30 alle 19 nel Teatro Lorenese, riflettori puntati invece sui «Servizi territoriali nelle aree marginali della Toscana» sulla base della mappa, commissionata da Legambiente, Confcommercio e Cia, dei comuni colpiti dal «disagio insediativo».
Nella lista figurano 45 paesi toscani, di cui 13 nella provincia di Lucca, 10 in quella di Grosseto e 8 intorno a Massa Carrara, con problemi gravi di spopolamento, mancanza di servizi e rischio di dissesto idrogelogico. «Eppure proprio qui viene custodita una fetta importante del patrimonio non solo culturale e storico ma anche enogastronomico del paese - afferma Ermete Realacci, presidente di Legambiente - Risorse che se valorizzate adeguatamente, con il concorso di tutte le categorie interessate, possono diventare uno dei motori di un nuovo sviluppo economico».
Ben 9mila sono i posti di lavoro che, secondo una stima del ministero dell'ambiente, potrebbero aprirsi a breve scadenza per le professioni «verdi»: agronomi alimentari ed esperti di riciclaggio rifiuti, guardie fluviali e disamiantatori, tecnici per la depurazione e mobility manager. Nell'attesa un discreto numero di giovani inserisce nei computer alla Fortezza il curriculum nel sito www.ecolavoro.it.


(La Repubblica - Firenze, 15/12/2000)


 

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