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I titoli


Quella volta che fui stregato dal Masseto. Il Merlot in purezza, da uve selezionate e con rese basse, può dare prodotti eccelsi

Luigi Veronelli
Si vuole che il nome Merlot, vino rosso, derivi dal colore degli acini, neri come le piume del merlo. Il vitigno, che ha avuto per secoli e secoli, avanti e dopo Cristo, habitat nelle nostre regioni meridionali, è stato reimportato - primi '800 - dalla Francia. Maledetti noi, abbiamo puntato sulle sue capacità quantitative. Coltivato in selezione, con rese basse e vinificato da enologi di vertice dą eccelsi vini. Ricordi Umberto Saba?: "Un merlo avevo, coi suoi occhi d' oro / cerchiati, col palato e il becco d' oro; / cui di pinoli e di vermetti in serbo / nascondevo un tesoro". Anch' io ho un merlo, anzi 2 e ciascuno è un tesoro. Vedili. Il primo frutto della lucida pr eveggenza e della minuziosa tecnica di Renzo Cotarella, il secondo di Andrée Tchelitcheff, il Maestro, quel principe russo che - fuggito diciassettenne alla Rivoluzione d' Ottobre - ha esaltato le vigne di California. Li uniscono, i vini dico, la familiarità dei proprietari, Piero e Lodovico Antinori, fratelli, e la magia di terre senza uguali: la Braccesca di Montepulciano e l' Ornellaia di Bolgheri. Renzo ha avuto - son pochi giorni - la gioia di un suo vino, il Solaia, primo nella classifica mondiale di Wine Spectator. Non amo quei colleghi d' America per il modo scompigliato degli assaggi. Con il Solaia "si sono rifatti". Brindo alla vittoria di Renzo con l' assaggio di un suo vino altro, proprio il Merlot, in due annate in successione: 1997 e 1998. Già così ricchi di racconti fatti, complessi e definiti, mi affascinano per il loro futuro. E alla memoria del principe Andrée Tchelitcheff, scomparso tra gli dei nel 1995, con le due annate successive 1996 e 1997 del "suo" Masseto, Mer lot in purezza. Quando bevvi il mio primo Masseto mi dichiarai: "mannetico" ossia adoratore dei boschi di frassino, di laburnio e di ornello, produttori di manna e mi spinsi a sostenere: masseto viene dritto dritto da manneto. Provocai addirittura Lo dovico: "Mi fai socio per un manneto nell' Ornellaia? Era terra d' ornelli, e credo nei dati della storia. L' ornello ci darà la manna, poi - cresciuto, tagliato ed essiccato ben bene, nell' aria sapida - carati d' eccellenza". Il 1997 lo berrò accom pagnato dalle note del Petrouchka di Igor Strawinskij e lo dedicherò alle mie "piccole morti" (per il Merlot La Braccesca ho scelto la Sinfonia in fa minore, detta la Passione, di Franz Joseph Haydn). Non stupirti, amico lettor mio, amica mia paritar ia. L' hai letto nel "Corriere della Sera" - lunedì 20 novembre pag. 21 "Il Re del Vino Usa stregato dall' Italia" - Robert Parker vero e proprio sovrano tra gli assaggiatori ha dichiarato a Mauro Remondino: "I vostri vini rossi sono al sorpasso dell a produzione di Francia". Nascono quindi musiche anche da noi. Le merlottiane mie si contrappongono a quelle pure merlottiane dello ChČteau Petrus, con cui accompagno Bela Bartok e il suo Mandarino Meraviglioso.


(Il Corriere della Sera, 17/12/2000)


È morto il produttore piemontese Giuseppe Boffa, della Pio Cesare. Aveva 89 anni

Uno dei grandi pionieri del barolo, Giuseppe Boffa, è morto oggi all'ospedale di Alba, a seguito di una lunga battaglia contro un tumore alla prostata. Aveva 89 anni. Boffa, che ha condotto la nota azienda piemontese Pio Cesare di Alba per anni prima di lasciarla a suo figlio Pio Boffa, era considerato uno dei primi produttori piemontesi ad aver capito l'importanza di realizzare nella regione vini in piccole produzioni e orientati verso la qualità. "I vini del Piemonte erano tutti incentrati sulla grande quantità quando prese in mano l'azienda da mio nonno durante la guerra," ha detto il figlio Pio. "Sapeva che il Piemonte non poteva continuare su quella strada ed era indispensabile andare nella direzione della qualitą." Oggi, Pio Cesare è considerato uno dei leader della regione, in particolare nel Barolo, con il suo superbo Barolo Ornato. Le 35 mila casse formano un range di vini, dal Dolcetto al Barbaresco al Barolo allo Chardonnay. Tutti i vini sono di qualità che va dal buono all'eccellente. Giuseppe Boffa iniziò la sua carriera come ingegnere, conducendo una officina navale a Palermo ed un ufficio a Milano. Nel 1940 sposò la nipote del fondatore dell'azienda, Cesare Pio. Tre anni dopo, Boffa decise di rilevare l'azienda vinicola perché suo suocero aveva intenzione di vendere l'intera impresa. Pio Cesare (è un costume italiano usare prima il cognome in ambiti lavorativi, nella corrispondenza e nei documenti legali) era stata creata nel 1881. Ma, ha detto Pio Boffa, "mio padre è stato a fare l'azienda come è oggi. Senza di lui non ci sarebbero i vini di Pio Cesare." Giuseppe Boffa lascia la moglie Rosy, I suoi figli Pio e Cesare e sua nipote Federica. Il figlio di Federico, Cesare, ha iniziato a lavorare in azienda a Settembre.
James Suckling

(Wine Spectator, 18/12/2000)

Chianti - Ecco come la vite geneticamente modificata ...

CHIANTI - Ecco come la vite geneticamente modificata può rovinare la nostra agricoltura, quella del Chianti e non solo: a spiegarlo su "Dimensione Agricoltura" è la Cia di Siena.
Ad ogni modo, tutto il mondo agricolo sta insorgendo contro la licenza della "superuva" a cui l'Europarlamento di Strasburgo ha dato il via libera. I dettagli: con la "vite ogm" si rischia di veder riprodotto in provetta un organismo capace di rendere compatibile la produzione vitivinicola tipica delle nostre zone anche in paesi lontani e del tutto diversi.
Che dire di una vite "tipica" del Chianti Classico che può crescere benissimo nelle vaste praterie degli Stati Uniti, o in Cina, o in Giappone, oppure a Taiwan, "insensibile" del tutto alla diversità di clima, di luce e di terreno ? Sarebbe a dire Ė si afferma di conseguenza in "Dimensione Agricoltura" - che con le viti "ogm" si potrebbe produrre Chianti (ma anche Nobile o Vernaccia) in paesi lontani. Con buona pace, anzi buon riposo eterno, per le produzioni dei nostri vini Docg che basano molto la loro fortuna Ė oltre che sulla qualità Ė sul forte legame tra prodotto e territorio. In estrema sintesi: qui vino è cultura. Con la "vite ogm" diventerebbe un succo di frutta con alcol e senz'anima. Da tutto questo a capire il tracollo dei mercati ci vuole poco.
Roberto Bartolini, presidente della Cia senese, su "Dimensione Agricoltura" parla di forte preoccupazione e vedrebbe all'orizzonte difficoltà per il mondo produttivo del vino nella nostra provincia.
Bartolini insiste ancora sulla mancanza di un background per il "supervino" senz'anima: in fondo, a ben vedere, i turisti che visitano il Chianti e altre zone di pregio del senese non separano mai l'aspetto culturale dal vino e dalla sua storia. Dunque, Bartolini ribadisce che la Cia è nettamente contraria al progetto di "vite ogm".
Dal punto di vista istituzionale, al momento sono due le prese di posizione nel Chianti contro l'ipotesi del "supervino": subito a caldo dopo il sì di Strasburgo ci fu il documento contrario del coordinamento dei sindaci (presieduto da Paolo Saturnini), in questi ultimi giorni c'è stato invece il documento del consiglio comunale di Radda inviato al ministro per le politiche agricole Alfonso Pecoraro Scanio. C'è da giurare che non sarà l'ultimo.

di Andrea Ciappi


(La Nazione, 19/12/2000)


Vino, i Verdi alleati dei grandi produttori contro il transgenico. Il ministro tenterą di far rinviare la commercializzazione dei materiali di moltiplicazione vegetativa della vite

Marisa Fumagalli
I Verdi si alleano con i produttori italiani, nella difesa del vino di qualitą. "Vade retro, transgenico" è la parola d' ordine. E oggi il ministro delle Politiche agricole, Alfonso Pecoraro Scanio, è a Bruxelles, sul piede di guerra. Intenzionato a far rinviare per la seconda volta (la prima, lo scorso 20 novembre) la decisione del Consiglio dei ministri dell' Agricoltura dell' Ue in merito al la proposta di Direttiva, approvata lo scorso ottobre dal Parlamento Europeo, sulla commercializzazione dei materiali di moltiplicazione vegetativa della vite. In sostanza, si vorrebbe sancire la possibilitą di introdurre in Europa coltivazioni di vi te transgenica, nonostante la tradizione vinicola millenaria di Paesi come l' Italia, la Francia, la Spagna e l' immensa diversitą di coltivazioni e di produzioni sparse in ogni angolo del Continente. "Migliorando la capacitą di adattamento delle vit i - osserva Grazia Francescato, presidente dei Verdi - anche su un terreno qualunque, potrebbero attecchire vigneti... Autentico massacro per la qualitą dei vini italiani. Oltre allo snaturamento del paesaggio, la tutela della salute dei consumatori? Com' è noto, i rischi relativi alle colture biotech sono tutt' altro che approfonditi e chiariti". Con un simile quadro, è stato facile coinvolgere nella battaglia numerosi produttori di vini; gente che negli anni ha saputo tirar fuori da uve pregia te e coltivate in aree vocate bottiglie eccellenti. Sicché, alcune etichette italiane esportate all' estero sono diventate la nostra bandiera: grandi rossi e bianchi, magnifici spumanti che ormai fanno concorrenza agli champagne. Conclusione: da oggi , in coincidenza con la riunione del Consiglio Ue, parte l' appello "per la salvaguardia della qualitą e della cultura del vino", promosso dai Verdi, gią sottoscritto da numerosi Consorzi e da singole cantine: vi spiccano produttori che hanno ricevut o il massimo riconoscimento dalla "Guida ai vini d' Italia", edita da Gambero Rosso/Slow Food. Tra i firmatari, Luigi Veronelli. "Il vino è uno dei prodotti italiani piĚ rinomati - si legge nel testo -. Il settore vitivinicolo è tra i primi ad aver c onvertito gli investimenti dalla quantitą alla qualitą; promuove vini e vitigni, paesaggi, territori e cantine apprezzati in tutto il mondo; dimostra come l' innovazione possa sposarsi con la tradizione, il reddito con la salvaguardia anche cu lturale dei prodotti della terra...". "Vogliamo sancire - sottolinea Grazia Francescato - un' alleanza tra ambientalisti, consumatori, produttori di qualitą". Analogo appello è stato promosso da Slow Food. Che ha invitato la gente del vino a far pres sione su Romano Prodi, presidente Ue, tempestandolo di cartoline di protesta.


(Il Corriere della Sera, 19/12/2000)

Un atlante per scoprire le vigne delle Langhe

Dopo líaffollata presentazione di lunedì alla libreria Fontana di via Monte di Pietà a Torino, Carlo Petrini e Vittorio Manganelli presentano questa sera alle 18, presso il teatro sociale di Alba, Líatlante delle vigne di Langa ó I grandi cru del Barolo e del Barbaresco. Il volume, edito da Slow Food, racconta storia e geografia delle grandi vigne da cui nascono i più prestigiosi vini di Langa, ricorda le figure dei grandi produttori storici e introduce, per meglio capire sfumature di gusto, profumo e colore, il concetto di "cru", tanto caro ai francesi. Un "cru" è un vigneto in cui il clima, il suolo e altri fattori danno al vino caratteristiche peculiari; in Francia è diventato termine ufficiale nella classificazione qualitativa dei vigneti delle più importanti zone di produzione, mentre in Italia il legislatore non ha ancora definito una mappa dei vigneti delle aree più prestigiose.
NellíAtlante di Slow Food si può trovare il quadro delle colline storiche di Barolo e Barbaresco: clima, natura del terreno, esposizione, cartine dettagliate e fotografie con il contorno suggestivo ed emozionante delle testimonianze dei vignaioli di Langa.
(cavallito & lamacchia)


(La Repubblica - Torino, 20/12/2000)

Quattro strade del vino per i colli del Trasimeno

Si svilupperà in quattro diversi itinerari la nuova "Strada del vino dei colli del Trasimeno", progettata da un comitato della Comunità montana. Prevede soste nelle cantine, nelle aziende agrituristiche e nei centri storici legati alla produzione e alla storia del vino. Il primo itinerario si chiamerà "Tra i campi di Annibale" ed attraverserà i territori di Passignano e di Tuoro. Il secondo, da Magione a Corciano, sarà "Sulle orme dei Cavalieri di Malta". Il terzo attraversa Città della Pieve, Paciano, Piegaro e Panicale. Il quarto si snoderà nel territorio comunale di Castiglione del Lago e si chiamerà "Nel marchesato di Ascanio Della Corgna". A Magione verrà realizzato un parco letterario per la poetessa Vittoria Aganoor Pompilij.


(Il Messaggero, 21/12/2000)


Chianti, fatturato record

Fine anno col boom plurimiliardario per il Duemila divino. E "di vino". Per la prima volta nella storia le aziende agricole del Classico hanno sfondato il tetto dei 300 miliardi di lire di fatturato. E' record, specie se si pensa che nella seconda metà del 1999 il prezzo del rosso Docg Chianti Classico era sceso di 150mila lire circa, passando da 600 a 450mila. A cavallo tra '99 e Duemila il prezzo ha ripreso a salire in modo sostenuto, con notevole impulso dai mercati tedesco e giapponese che pochi mesi prima avevano fatto registrare un periodo di stagnazione. Ciò può spiegare l'exploit di questi ultimi 12 mesi. Oppure ancora, la discesa iniziale del prezzo a livelli più "umani" ha consentito la corsa al Chianti Classico: sta di fatto che il Duemila registra una vendita complessiva di 26 milioni di bottiglie, con un incremento di circa il 20 per cento rispetto al '99. E ora c'è il Natale: da qualche tempo una buona bordolese di Chianti Classico si è rivelata preziosa strenna natalizia. Eppoi c'è un altro primato: il Duemila coincide con l'arrivo per il vino rosso Docg Chianti Classico della certificazione di sistema di qualità "UniEn Iso 2000", primo riconoscimento per il settore enologico in Italia. E' giunto al termine di uno scrupoloso lavoro di verifica ó che si è protratto per quasi un anno ó messo a punto dal Norske Veritas Italia. Si tratta dei primi frutti concreti della nuova attenzione riservata dalle aziende al "Chianti Classico", dopo gli anni in cui avevano preso strada diversi vini "di nicchia". Il rosso Docg ha riassunto il ruolo che gli spetta e subito sono arrivati i risultati. Alla luce di questo, dovrebbe anche aumentare il giro d'affari connesso nel Chianti al mondo del vino, quindi turismo rurale, agriturismo, artigianato: giro che non più tardi dello scorso anno era stato stimato in 1000 miliardi di lire.
Domani dalle 18 alle 10, al caffè Franchi, degustazione dei vini della linea dei Castelli del Grevepesa, sabato 23 dicembre (sempre dalle 18 alle 20) è il turno di degustare il Chianti Classico di Salvadonica. Nell'Auditorium della Banca del Chianti Fiorentino avverrà la presentazione dei prodotti delle fattorie presenti alle degustazioni. Per i numerosi visitatori il vino fa da traino per tanti aspetti culturali e di tradizione del Chianti: i maestri artigiani espongono la loro produzione alla Mostra dell'Artigianato artistico e dei prodotti agroalimentari del Chianti Fiorentino, organizzata dalla Cna di Firenze per il "Natale a San Casciano". Possibili anche degustazioni di pregiato olio extravergine d'oliva. La mostra Ė distribuita tra la Piazza Arti e Mestieri e l'Antica Cantina Franchi (occasione per visitare anche questa pregevole struttura) Ė si protrarrà fino a sabato prossimo alle 20. In esposizione, oltre a vino ed olio, anche ceramica, ferro battuto, cotto, arredamento, oreficeria. Tutto quanto "fa" Chianti, con fatturati e indotti da record.
di Andrea Ciappi


(La Nazione, 21/12/2000)


Falsi Sassicaia? Tachis: "Spariti"

"Sono stati adottati particolari accorgimenti sulle bottiglie per evitare in futuro l'immissione di falsi Sassicaia sul mercato. Per fortuna ce ne siamo accorti subito, e il danno della commercializzazione di falsi Sassicaia è stato limitato". Parole del noto enologo Giacomo Tachis, pronunciate l'altra sera alla libreria Lotti in occasione della presentazione del libro "Sassicaia", dove si illustra la vera storia del Supertuscany. Tachis ha fatto riferimento al recente caso nel quale sono rimaste coinvolte aziende di Tavarnelle e di Monteriggioni .

(La Nazione, 21/12/2000)

Moscato: da Bruxelles sì agli aiuti. Sarà finanziata la distillazione di 120 mila ettolitri.

Filippo Larganà
L’Unione europea ha approvato la distillazione dei 120 mila ettolitri di moscato d’Asti vendemmia ’99 invenduti e ancora stoccati nelle cantine sociali. Il via libera è arrivato direttamente da Bruxelles, dopo una riunione dei ministri dell’Agricoltura. Il nulla osta comunitario suggella l’ultimo atto di una vicenda complessa. La distillazione era stata chiesta nel giugno scorso dal neopresidente dell’Assomoscato, Giovanni Satragno come "unica soluzione per azzerare il comparto e tentare un rilancio in grande stile". Ora Satragno, che è produttore vinicolo e sindaco di Loazzolo si dichiara soddisfatto. "Abbiamo affrontato anche forze sociali e politiche contrarie, convinte dell’impercorribilità del progetto, che è doloroso ma necessario". Impegnato in una serie di incontri con i viticoltori (questa sera sarà a Castiglione Tinella) Satragno, rammenta gli incontri dei mesi scorsi al Ministero dell’Agricoltura di Roma, e coi funzionari Agea, l’ex Aima, che si occuperà dello smaltimento delle eccedenze. In una nota ringrazia i politici "che hanno dato una mano a superare lo stallo": il ministro alle Politiche agricole, Alfonso Pecoraro Scanio, e i parlamentari Lino Carlo Rava (alessandrino) e gli astigiani Giovanni Saracco e Vittorio Voglino.
Le operazioni di distillazione partiranno tra gennaio e febbraio 2001; il moscato sarà avviato alle distilleria per la trasformazione in biocarburante (alcol combustibile). Il costo dello smaltimento è tra i 30 e i 40 miliardi di cui 6 da fondi Ue e il resto da stanziamenti pubblici nazionali. Domani a Torino si riunirà la commissione paritetica (parti agricola e industriale) per valutare anche il momento del mercato sperando in una forte ripresa delle vendite di "Asti" in questi giorni di brindisi.

(La Stampa, 21/12/2000)

Frascati. Allarme del consorzio: si teme una produzione sottobanco o una rinuncia a continuare la commercializzazione. Fuga in massa dal Frascati doc.

di LUIGI JOVINO

La legge dell'imbottigliamento in zona non porta alle aziende castellane gli effetti desiderati. Infatti a tre mesi dall'entrata in del decreto, firmato da Alfonso Pecoraro Scanio, ministro delle Politiche agricole, risulta che una sola azienda con stabilimenti fuori dalla zona di produzione, abbia iniziato le procedure per continuare a produrre il Frascati. Si ricorda che erano state almeno una trentina le aziende italiane, con sede giuridica fuori dalla zona dei Castelli, ad opporsi strenuamente, al decreto sull'imbottigliamento in zona, denunciando che c'erano contratti da onorare e tradizioni commerciali da rispettare.
Adesso neanche queste aziende hanno fatto richiesta al Comitato nazionale vini per continuare la produzione. Le ipotesi che circolano sono due: o in barba a decreti e ordinamenti ancora si continua ad imbottigliare il Frascati in ogni parte d'Italia, oppure, molte società italiane hanno definitivamente rinunciato a commercializzare il famoso vino castellano. Prova a dare una risposta Davide Gaeta, consigliere delegato dell'Unione Italiani vini, associazione che in ogni modo ha cercato di contrastare il decreto. "C'era da aspettarselo - dice-. Dopo il decreto, voluto dalle aziende castellane, il marchio Frascati Doc ha avuto più problemi che vantaggi. Contesto l'ipotesi che ancora si possa imbottigliare Frascati fuori dalla zona di produzione. La verità è che molte società italiane hanno rinunciato al Frascati per la difficoltà di produrre la documentazione molto onerosa. In ogni caso, però, è giusto sapere che almeno 5 aziende stanno preparando la domanda presso il Comitato vini per imbottigliare il Frascati ed almeno altre 10 potrebbero presentarla in tempi brevi".
Secondo il dirigente dell'Unione vini, che apprezza gli sforzi fatti dai produttori castellani nel campo della qualità, "andava fatto un lavoro congiunto tra produttori in zona e quelli fuori zona per innovare le politiche di marca e di marketing, piuttosto che schierarsi su fronti contrapposti". "Le difficoltà dei produttori castellani sono contingenti - dice Alberto Benedetti delle cantine Santa Benedetta -. Molte aziende locali che prima vendevano il vino sfuso, adesso si stanno riorganizzando per imbottigliare in zona ed in questo periodo di transizione è quasi normale che ci sia un poco di confusione. Non so se altre aziende italiane e straniere stiano continuando ad imbottigliare il nostro vino, ma sicuramente non è il caso di rimmetere in discussione il decreto sull'imbottigliamento in zona".
"Dopo la legge sull'imbottigliamento in zona del 1997 -aggiunge Maurizio Tamburrano, direttore del Consorzio tutela vino Frascati Doc - le giacenze del nostro vino si ridussero enormemente ed il prezzo delle uve toccò il massimo storico. Il nuovo decreto, invece, ha lasciato tutto invariato. Non vogliamo accusare nessuno, ma ci limitiamo a chiedere più controlli sul rispetto del decreto, perché alcuni aspetti della vicenda sono molto oscuri".


(Il Messaggero, 22/12/2000)

Vendute come Barbera e Nebbiolo Doc erano bottiglie di vino del Sud tagliato

Un pregiudicato catanese, che finanziava la sua latitanza gestendo dalla Spagna le macchinette di videogiochi in decine di locali torinesi attraverso dei prestanome, è stato arrestato dagli uomini della sezione criminalità organizzata della squadra mobile di Torino. Antonio Pisano, 37 anni, è stato bloccato allíaeroporto di Malaga. Ex appartenente al clan dei catanesi dal luglio dello scorso anno si era reso irreperibile approfittando dellíarco di tempo tra la pronuncia della Cassazione e i termini per líemissione dellíordinanza di carcerazione. Era già stato arrestato a Torino nel Ď91 dal Commissariato Barriera Nizza perchè doveva scontare residui di pena per rapina e detenzione di droga. Nel Ď98 lo avevano bloccato gli uomini della Dia con líaccusa di traffico internazionale di stupefacenti. In uníaltra e distinta operazione, la squadra mobile ha catturato un altro famoso latitante. Si tratta del pregiudicato calabrese Cosimo Iaconis, 42 anni, nei cui confronti era stato emesso un ordine di custodia cautelare per associazione per delinquere finalizzata al traffico di cocaina.

Li vendevano come Barbera díAsti, Grignolino, Roero Arneis, Langhe Nebbiolo, insomma come pregiati vini piemontesi a denominazione díorigine controllata. Ma nelle bottiglie cíera altro: non veleni, solo vino di bassa qualità (e di costo molto inferiore) forse proveniente dal sud díItalia. Per questo la Compagnia mobile della Guarda di Finanza di Torino ha effettuato ieri una vasta operazione: duecento uomini hanno perquisito una ventina di aziende in Piemonte, ma anche in Liguria e a Milano e hanno sequestrato 25 mila bottiglie e duecento ettolitri di vino ancora nelle vasche. Líindagine, coordinata dalla procura di Torino vede già quattro indagati, per frode in commercio e non coinvolge produttori, ma solo aziende di imbottigliamento e distribuzione. Al centro sarebbe la Terre Bianche di Neive, ma sono coinvolti anche grossisti di Ovada, San Mauro Torinese e Narzole. a far partire líindagine sono stati i prezzi delle bottiglie (vendute con marchi come Villa Guelfa, Astro, il Mandolone o Brero nella grande distribuzione) che erano troppo bassi per le caratteristiche dichiarate in etichetta. E le analisi effettuate avrebbero confermato la frode.


(La Repubblica - Torino, 22/12/2000)

Blitz della Finanza contro falsi vini doc Alla "Terre Bianche" di Neive.

ALBA
Sull’etichetta c’è scritto barbera d’Asti, Roero Arneis, dolcetto, grignolino, tutti, a parole, rigorosamente doc. Nella bottiglia invece le cose stavano diversamente o almeno così la pensa il sostituto procuratore torinese che ieri mattina ha disposto una vasta operazione della Guardia di Finanza con controlli e sequestri in alcune aziende vinicole piemontesi per presunta frode in commercio. Gli indagati sarebbero sei in totale. Fra le ditte controllate, c’è la "Cantine Terre Bianche" di Neive, corso Giolitti. L’azienda tenta di spiegare la "visita": "Si tratta di controlli di routine e per quanto ci risulta crediamo che sia tutto in regola. La nostra società non produce vini, compra il prodotto e lo imbottiglia. Abbiamo una buona clientela a cui forniamo vini piemontesi rossi e bianchi, graditi, a dimostrazione che si tratta di prodotti validi".
Secondo la Guardia di Finanza alla "Terre Bianche" sarebbero stati sequestrati dei vini sfusi e in bottiglia. La ditta invece smentisce. Da Neive comunque le "Fiamme gialle" sarebbero poi partiti sulle tracce dei fornitori. Nell’ambito dell’operazione sono stati eseguiti controlli anche in una ditta vinicola di Narzole, ma si è trattato di una verifica incrociata, per la verifica di alcuni documenti. Si tratta di un’azienda che acquista e vende all’ingrosso, che non produce e non imbottiglia.
Il presidente dell’Associazione commercianti di Narzole, Ilario Dogliani, interviene: "Come rappresentante dei produttori e commercianti desidero tutelare l’immagine che il mio paese, troppe volte ingiustamente colpito, sta cercando di riconquistare. Come associazione dobbiamo controllare, ma anche tutelare le oltre cento realtà economiche, per lo più a conduzione famigliare, che operano onestamente nel settore vinicolo". Giancarlo Montaldo, sindaco di Barbaresco, noto esperto di vini, sostiene: "Al di là dell’operazione di ieri della Finanza e dei casi singoli che non conosciamo, credo sia importante non abbassare la guardia dei controlli. E questo proprio in un momento in cui il vino gode di una buona immagine e sta ottenendo ottimi risultati nel mondo. Non possiamo escludere che esistano certi problemi. Pertanto, produttori singoli e il settore in generale devono difendersi da chi approfitta dell’immagine dei vini di qualità, a danno di tutti ed a scapito di risultati ottenuti con tanta fatica". Interviene anche il sindaco di Neive, Mauro Versio: "Ci dispiace per quanto accaduto. Non entriamo nel merito, ci teniamo solo a ribadire che Neive è un paese produttore di ottimi vini con aziende molto serie".


(La Stampa, 22/12/2000)

Beringer (California) compra tenute in Toscana

Proseguendo il trend della globalizzazione dell'industria vinicola, il gigante californiano Beringer Wine Estate ha investito in Italia, acquisendo Castello di Gabbiano, una tenuta in Toscana i cui vini erano importati dall'azienda della Napa Valley fin dal 1995, e altri 57 acri di terreno all'interno del Chianti Classico. La compagnia non ha rivelato il prezzo d'acquisto delle proprietà. Castello di Gabbiano, nel comune di San Casciano in Val di Pesa, comprende uno storico castello e una cantina, una moderna azienda, alcuni casali e 254 acri di terreno, 120 dei quali sono vigneti che comprendono Sangiovese, Merlot e Cabernet Sauvignon. La tenuta, la cui storia risale a 900 anni fa, era posseduta dal 1981 da Rino e Raynelle Arcaini che ristrutturarono gli edifici, rinnovarono le vigne e costruirono una nuova cantina. "Le importazioni italiane stanno conoscendo un grande successo negli USA, ed essendo progredite le nostre relazioni con gli Arcaini, l'acquisto del Castello è sembrato un naturale evoluzione da importatori a proprietari della tenuta," ha detto Walt Klenz, direttore della Beringer, che è stata acquistata in Agosto dal gruppo australiano della birra Foster. Si tratta del primom acquisto italiano per Berenger, che possiede in California sei aziende: Beringer Vineyards, Chateau St. Jean, Chateau Souverain, Meridian Vineyards, St. Clement Vineyards e Stags' Leap Winery. Ma uno dei suoi più grandi concorrenti in California, l'azienda Robert Mondavi, ha già stabilito quest'anno una forte presenza in Italia con l'acquisto di una quota di minoranza nella Tenuta dell'Ornellaia, in Toscana e la formazione di una joint-venture con I produttori toscani Marchesi de' Frescobaldi. Gabbiano produce circa 30000 casse all'anno di Chianti, Chianti Classico e Chianti Classico Riserva, oltre a un Sangiovese in purezza da vigna singola chiamato PerAnia. Beringer cesserà di produrre PerAnia, ma progetta di creare un altro Super Tuscan. Rino Arcaini rimarrà attivo nella gestione della Gabbiano per i prossimi tre anni. Inoltre, l'enologo Giancarlo Roman, che ha esperienza trentennale in Chianti, rimarà e continuerà a lavorare a stretto contatto con l'enologo di Beringer Ed Sbragia, come ha già fatto negli anni passati. In un affare separato, Beringer ha acquisito una proprietà, chiamata Cerbaiola, nel Chianti Classico, a circa 10 miglia dal Castello di Gabbiano. La proprietą di 57 acri ha attualmente 15 piantati a Sangiovese, e Beringer progetta di piantarne altri 10. Per ora l'uva sarą probabilmente usata per incrementare la produzione dell'etichetta Gabbiano.


(Wine Spectator, 22/12/2000)

Il vero barbera non ha paura delle inchieste. "Per difenderci dai ‘’falsari’’ dobbiamo conquistare la docg".


Giuseppina Fiori
ALBA "Ben vengano i controlli. Non si deve abbassare la guardia per non compromettere risultati importanti ottenuti con tanta fatica". E’ il commento più frequente che si raccoglie negli ambienti vitivinicoli albesi, dopo l’operazione della Guardia di Finanza per presunte frodi in commercio riguardanti vini che si sospetta non fossero doc come indicato in etichetta. Tra i vini sequestrati in alcune località del Piemonte, ci sarebbero bottiglie con etichetta barbera (uno dei prodotti che ha avuto una grande rivalutazione negli ultimi anni), oltre a dolcetto, arneis, grignolino.
Le indagini, coordinate dalla Procura di Torino, sono ancora in corso: le persone indagate sono sei. Molte le reazioni nell’Albese. Giovanni Minetti, direttore della casa vinicola "Fontanafredda": "Siamo favorevoli ai controlli che vanno a tutto vantaggio dei produttori seri ed onesti. In particolare, il barbera è il vino del futuro per l’enologia piemontese: è l’unico sul quale si può costruire qualcosa di nuovo. Il barolo e il barbaresco hanno un un mercato consolidato e nessuna possibilità di ampliamento.
Il barbera è un vino molto versatile, che in questo preciso momento storico sa interpretare al meglio le esigenze del consumatori italiani, tedeschi,inglesi e americani, con il vantaggio non trascurabile di essere meno caro del barolo e barbaresco". Continua: "Fontanafredda crede molto in questo vino barbera dal quale sta ottenendo ottimi risultati. Siamo assolutamente favorevoli alla lotta agli speculatori che disturbano e rischiano di vanificare anni di sforzi dei produttori seri.
Anche in Toscana era stato scoperto qualche tempo fa un giro di Chianti fasullo, d’altronde c’è anche chi falsifica la carta moneta; l’importante è scoprire presto gli sfruttatori". Massimo Martinelli, presidente del consorzio di tutela del barolo, barbaresco e dei vini di Alba: "E’ molto positivo che si eseguano verifiche, specie in questo momento in cui i vini attraversano un momento felice. Il barbera in particolare ha avuto una grande affermazione e non possiamo premettere che speculatori approfittino della buona immagine conquistata". Gianlugi Biestro, direttore della "Vignaioli piemontesi" che raggruppa 54 cantine cooperative e mille aziende: "Sono convinto che una garanzia quasi assoluta possa venire solo dalla docg. E’ importante che il barbera, ormai affermato come grande vino, abbia al più presto la ’’garantita’’. Apponendo sulle bottiglie contrassegni di Stato numerati, gli abusi diventano difficili". Continua Biestro: "Il barbera merita questo passaggio: è un vino che con le moderne tecniche, l’affinamento in barrique, si è ingentilito ed ha acquistato carattersitiche qualitative molto apprezzate dai consumatori. E’ sparito il doppio litro che prima della doc spesso vedeva spacciare con il nome barbera, vino che non aveva nulla a che fare con il Piemonte, ma sicuramente non si deve abbassare la guardia".
Bruno Rivetti presidente della Bottega del vino di Neive, paese in cui ha sede una delle aziende controllate dalla Finanza, afferma: "Sulla vicenda che vede coinvolta anche una ditta commerciale da poco insediata a Neive, non esprimiamo alcuna considerazione. Ribadiamo però che Neive è un paese di produttori che hanno fatto con la qualità dei loro prodotti, la storia del vino, conquistando la fiducia di molti consumatori. Gli stessi produttori vengono spesso citati tra i ’’grandi’’ nelle guide enogastronomiche. Tra i prodotti da difendere c’è sicuramente il barbera, un vino di notevole struttura e personalità".


(La Stampa, 23/12/2000)

 

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