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I titoli


Fieragricola - Chiude i battenti la trentesima edizione


LAMEZIA TERME - Ultimo giorno, oggi, di esposizione nei padiglioni fieristici di piazza Diaz di Sambiase. Anche se il bilancio relativo agli affari realizzati e al numero dei visitatori non è ancora completato, tuttavia si può già dire che l'interesse del pubblico e degli operatori per Fieragricola invernale della Città della Piana non è venuto meno. In questa XXX edizione, della manifestazione, organizzata dall'Ente Fiera, il cui consiglio di amministrazione è presieduto da Pino Cosentino, una delle novità è stata offerta dall'esposizione della "Strada del vino e dei sapori di Calabria", realizzata in collaborazione con l'assessorato regionale all'Agricoltura. Al fine di valorizzare l'iniziativa, giovedė, nell'ambito della Fiera, ha avuto luogo un convegno che ha suscitato notevole interesse. Oltre al presidente dell'Ente Fiera Cosentino, sono intervenuti al convegno il dirigente dell'assessorato all'Agricoltura della Regione, Michele Scornajenghi e il presidente nazionale dell'Associazione "Città del Vino", Salvatore Lombardo. Il convegno è stato concluso dall'assessore regionale all'Agricoltura, il cui intervento era molto atteso dalla sala affollata di operatori del settore e da coltivatori diretti di vigne, in quanto si era sparsa notizia che Giovanni Dima avrebbe fatto conoscere la portata di alcuni impegni che la Regione si accinge ad attuare per la promozione del comparto vitivinicolo. Assicurando che l'amministrazione regionale farà per intero il suo dovere per esaltare il prodotto delle vigne calabresi, Dima ha esortato gli operatori "a organizzarsi per far crescere e sviluppare il settore, affrontando con sempre maggiore consapevolezza le proprie responsabilità". L'assessore regionale all'Agricoltura ha ringraziato, infine, il presidente Cosentino "non solo per avere dato, con la fiera, l'opportunità di verificare lo stato dell'agricoltura, ma anche per la determinazione e l'impegno profusi nell'organizzare l'appuntamento". Stasera la consegna della targa "Gianni Renda" e la premiazione del concorso sull'olio di oliva segneranno l'archiviazione della XXX Fieragricola. (u.c.)


(La Gazzetta del Sud, 4/2/2001)

Stanziati dal Comune 130 milioni. Montefiascone: varata la Fiera del vino 2001

di GIUSEPPE RICCI

E' stata approvata dalla giunta comunale la relazione tecnico descrittiva della 43esima edizione della Fiera del Vino, che si svolgerà a Montefiascone, come di consueto, la prima quindicina del mese di agosto.
L'anno scorso, per la prima volta, la tradizionale manifestazione fu integrata da un percorso eno-gastronomico per la valorizzazione del centro storico e dei prodotti della viticoltura e della gastronomia locale. La novità riscosse molto successo e registrò un'affluenza di oltre trentamila turisti, per lo più provenienti dalla Germania. Quest'anno gli itinerari eno-gastronomici saranno due, atti ad abbracciare l'intero centro storico e ad offrire al visitatore ulteriori servizi. Le cantine del percorso ospiteranno ognuna un diverso produttore vitivinicolo con produzione di vino doc Est! Est!! Est!!!, a cui saranno abbinati salumi, formaggi, miele, dolci tipici locali a seconda del tipo di vino.
Nei saloni della Rocca dei Papi e nelle cantine è prevista la presenza di sommeliers professionisti dell'Ais (Associazione Italiana Sommeliers) che guideranno il visitatore alle degustazioni. Particolarmente interessante sarà per il visitatore conoscere le caratteristiche di quei vini le cui origini e colture sono in via di estinzione, come il procanio, il rossetto, il petino. All'inizio dei percorsi è previsto l'acquisto da parte del visitatore di un calice da degustazione e di una custodia che daranno diritto a tutte le degustazioni disponibili e all'ingresso delle mostre e manifestazioni dislocate lungo l'itinerario.
Si prevedono poi, nello stesso periodo, conferenze di specialisti vitivinicoli e visite guidate presso vigneti dimostrativi. La spesa prevista dalla giunta comunale per l'intera organizzazione è di lire 130.000.000 della quale, in parte, si farà carico la Regione Lazio.



(Il Messaggero, 5/2/2001)

Colpa dell'estate troppo secca. Vendemmia nera, in calo il raccolto delle uve da vino

L'AQUILA-Non è stata una grande vendemmia quella del 2000. Le anticipazioni dei viticoltori hanno trovato conferma nei dati ufficiali dell'Istat pubblicati nei giorni scorsi. Il raccolto delle uve da vino ha fatto registrare una flessione in quasi tutte le regioni tra cui l'Abruzzo che ha avuto un calo superiore di un paio di punti percentuali alla media nazionale. In Italia, la raccolta delle uve da vino è stata di 73,5 milioni di quintali, con un decremento del 6,5% rispetto al 1999. Si è trattato di una diminuzione generalizzata che ha toccato, come s'accennava, tutte le regioni, causata da una condizione climatica incostante. Mesi caldi (giugno e luglio soprattutto) con grandinate successive soprattutto al nord che hanno compromesso gran parte dei raccolti.
Da questo punto di vista l'Abruzzo non ha fatto eccezione. Nella nostra regione i viticoltori hanno avuto molti problemi dovuti appunto all'inclemenza delle condizioni atmosferiche. Alla fine sono stati raccolti 5.134.000 quintali rispetto ai 4.712.000 del '99 con una flessione dell'8 per cento. L'Abruzzo ha tuttavia confermato un alto indice di produttività subito dopo il Veneto (11 milioni e mezzo di quintali), la Puglia, (10.903.000), l'Emilia Romagna (9.195.000), la Sicilia (9.164.000) e il Lazio (5.016.000). Nel 1999 la nostra regione aveva fatto decisamente meglio superando, sia pure di poco, la produzione del Lazio.
Quasi tutta l'uva prodotta in Abruzzo, ossia 4.641.000 quintali è stata destinata alla vinificazione, 70.000 ai mosti muti e 1.000 al consumo diretto. Il calo della produzione dell'uva non ha influito sulla qualità del vino abruzzese che si è mantenuto ottimo come hanno poi dimostrato gli apprezzamenti ricevuti dai vini novelli in molti paesi europei ed extraeuropei dove il vino abruzzese fa concorrenza alle migliori produzioni nazionali e internazionali. Di rosso e rosato ne sono stati prodotti complessivamente 1.892.000 ettolitri, con un calo del 4% rispetto al 1999. Molto più accentuata la flessione per i vini bianchi: meno 17 per cento per una produzione complessiva di 1.567.000 ettolitri. Considerando sia i vini rossi, sia i vini bianchi, la flessione è stata in totale pari al meno 10,9%. Rispetto al 1999, la produzione del vino abruzzese ha avuto una flessione maggiore rispetto a quella dell'uva. E questo perché, a seguito delle condizioni climatiche dovute ad un'estate troppo secca, si è avuto un peggioramento della resa uva-vino.
Le cose non sono andate meglio con l'uva da tavola. Anzi, qui la flessione percentuale della produzione in Abruzzo è stata molto più accentuata rispetto alle uve da vino: meno 24,2 per cento. Il raccolto è passato infatti dai 629.000 quintali del '99, ai 477.000 del 2000, con un consumo diretto pari a 112.000 quintali (meno 13,2 per cento rispetto al '99). Anche la varietà "Regina" prodotta a Chieti destinata alla vinificazione ha avuto una produzione inferiore rispetto alla stagione precedente: 238.000 quintali contro i 350.000 del 1999).

G.D.R.


(Il Messaggero, 6/2/2001)

Vigneti decimati dalla farfallina killer. San Colombano ha perduto il 35 per cento delle viti che danno l' unico vino doc della provincia di Milano. L' assessore all' Agricoltura "Problema grave: è previsto un contributo di 20 milioni per ettaro"

Diego Scotti
SAN COLOMBANO AL LAMBRO - Danni già quantificati per almeno cinquecento milioni, ma se ne aggiungeranno altrettanti. È la stima dei disastri prodotti dalla "flavescenza dorata" ai vigneti della collina di San Colombano, enclave milanese nel te rritorio lodigiano. Durissimo il colpo inferto dalla malattia: il 30-35 per cento dei vigneti è da estirpare e da ripiantumare ex novo, mentre la produzione di uva e di vino ha registrato un calo del 25-30 per cento. I viticoltori devono poi mettere in preventivo spese supplementari per sottoporre i vigneti a nuovi trattamenti contro la micidiale infezione, trasmessa da una farfallina che attacca i condotti linfatici della vite e ne provoca la morte. "Per ora sono venti le aziende agricole, in g ran parte aderenti al Consorzio dei vini doc di San Colombano - dice il presidente dell' ente consortile, Carlo Pietrasanta - che hanno avanzato alla Provincia di Milano la richiesta di risarcimento dei danni subiti nel Duemila. Quelle colpite dall' infezione, per˜, sono almeno il doppio. Presenteranno le loro richieste nel 2002, anche per non sovraccaricare di pratiche gli uffici provinciali". La malattia aveva già colpito anche nell' Oltrep˜ pavese e in alcune zone del Veneto. "Abbiamo inviato in questi giorni alla Regione le richieste di San Colombano, che interessano un totale di sette ettari - spiega l' assessore all' agricoltura della Provincia di Milano, Novo Umberto Maerna (An) -. Il contributo previsto dalla legge è di 20 milioni p er ettaro. Ci rendiamo conto della gravità del problema e ci stiamo attivando per dare ai viticoltori garanzie e sicurezza per il futuro. Intanto abbiamo deciso di assegnare al Comune un nostro tecnico del settore, che si occuperà della questione, fo rnendo consigli e indicazioni alle aziende viniviticole". "Purtroppo si è perso tempo. Due anni fa erano stati registrati i primi casi dell' infezione, ma un po' tutti avevano sottovalutato il problema - prosegue Pietrasanta -. Spesso, in nome di ecc essive esigenze ecologiche, si è rinunciato all' uso degli antiparassitari. Una scelta che si è trasformata in un boomerang". D' altra parte non esistono organi o istituzioni che possano imporre l' uso di antiparassitari. Il loro impiego è lasciato a lla discrezione dei proprietari dei vigneti. Le aziende di maggiori dimensioni, per la verità, avevano provveduto alla disinfestazione, ma non è bastato a scongiurare la diffusione della malattia. Sul banco degli imputati ci sono anche gli "incolti", i terreni abbandonati e fonte di infezione, che occupano il trenta per cento della superficie collinare. Periodicamente fioccano le ordinanze del Comune che impongono il risanamento di queste aree, ma pochi le rispettano. Unica consolazione, per pro duttori e consumatori, è che la qualità dell' uva e del vino, anche per il calo delle produzioni, è migliore dell' anno scorso. Diego Scotti La malattia colpisce i condotti linfatici
LA MALATTIA La "flavescenza dorata" è un' infezione trasmessa da un a farfallina che attacca i condotti linfatici della vite, ne fa accartocciare le foglie e rinsecchisce i grappoli fino a farli cadere. Pu˜ provocare la morte della pianta. Per le viti ammalate non c' è altro rimedio che l' estirpazione
LA COLLINA Si estende su 301,18 ettari che producono in media 20 mila quintali di uva (15 mila nera e 5 mila bianca). I produttori sono una trentina, associati al Consorzio vini doc. Altrettanti producono pi di 100 ettolitri all' anno di vino, mentre un centinaio sta al di sotto del limite produttivo dei 100 ettolitri
I VITIGNI I vitigni coltivati sono Verdea, Riesling, Malvasia, Trebbiano, Chardonnet, Pinot nero (uve bianche), Barbera, Croatina, Uva rara, Merlot e Cabernet (rossa) I VINI Senza indicazione g eografica tipica vengono prodotti 6.600 ettolitri di vino (5.300 rosso e 1300 bianco); ad indicazione geografica 5.200 ettolitri (1.750 rosso, 3.450 bianco) pi 5 mila ettolitri di vino Rosso doc San Colombano.

(Il Corriere della Sera, 8/2/2001)

I produttori potrenno partecipare alla "Borsa" prevista ad Aprile in Belgio e Francia. Una vetrina europea per il vino calabrese

Teresa Munari I produttori di vino calabresi che volessero partecipare alla "Borsa dei vini italiani", prevista per il 23 aprile 2001 ad Amsterdam e il 26 aprile a Bruxelles, potranno contattare l'Istituto per il commercio estero (Ice) Dipartimento promozione e cooperazione, Area prodotti agroalimentari, Linea vini, alcolici, bevande, rivolgendosi direttamente alle responsabili dell'iniziativa, Alba D'Innocenzo e Maria Gilli . Le ditte interessate potranno inoltrare via fax (il numero è 06 59926968/54218243) una richiesta per ricevere sia il modulo di adesione sia tutte le successive circolari informative e il modulo di contratto, ma la richiesta dovrà pervenire all'Ice entro il 23 febbraio 2001. Ne ha dato notizia l' europarlamentare Giovanni Pittella che è stato promotore dell'iniziativa nell'ambito delle attività promozionali previste per il 2001 per l'area Ue. Pittella ha spiegato anche che "la scelta dell'area nella quale promuovere il vino italiano è caduta su Belgio e Olanda , perchÈ i due Paesi hanno acquisito, negli ultimi anni, una crescente importanza nell'ambito dei Paesi dell'Unione Europea, per aver registrato un costante aumento delle importazioni vinicole italiane". Secondo Pittella si tratta di "una occasione ottima soprattutto per i produttori meridionali che avranno modo di proporsi su nuovi mercati ed iniziare un percorso virtuoso attraverso le iniziative organizzate dall'Istituto per il commercio estero, nel quadro della politica di promozione dei prodotti italiani sui mercati internazionali e che sono, quindi, dirette a promuovere e tutelare, in via prioritaria, l'immagine dell'Italia in generale e l'interesse collettivo". L'Istituto per il commercio estero, che organizza partecipazioni a fiere internazionali e iniziative per sviluppare contatti e business, attraverso seminari e incontri tra operatori, ricerche di mercato, azioni di comunicazione, attraverso 100 uffici dislocati in 78 Paesi provvederà ad invitare alla manifestazione prevista in Belgio e in Olanda rappresentanti del commercio alimentare e della ristorazione, sommeliers, rappresentanti della stampa, opinion leaders., cosė come è previsto dalle sue finalità istituzionali.

(La Gazzetta del Sud, 8/2/2001)

Ornella Venica a capo del movimento turismo del vino. Succede a Donatella Cinelli Colombini.

MONTALCINO - Passaggio di consegne nel Movimento Turismo del Vino. Ornella Venica è stata nominata nuovo presidente dell' organizzazione degli imprenditori del vino, al posto di Donatella Cinelli Colombini, fondatrice del movimento nel 1993. Venica è stata definita la 'donna del vino per aver dimostrato impegno e professionalità nel Movimento e nel panorama enologico italiano di alto livello. "Lavorerò - ha detto il nuovo presidente - per affermare e sviluppare idee e progetti che hanno portato al successo in Italia il turismo del vino, che attualmente muove un giro d' affari di 3.000 miliardi di lire e interessa tre milioni di turisti".
Il Movimento Turismo del Vino ha lanciato in Italia l' enoturismo e "Cantine Aperte" (in programma quest' anno il 27 maggio), uno degli eventi di maggiore rilievo per il settore vinicolo del nostro Paese.

(La Nazione, 8/2/2001)

Vendite boom per i 12 doc delle Marche. E il Verdichio di Jesi tira la volata

JESI — Vitivinicoltura di qualità, un settore in crescita nelle Marche, come pure in fermento è la richiesta del mercato nei confronti dei 12 doc regionali. Lo ha confermato un convegno a Jesi, organizzato presso l' Enoteca pubblica regionale dal Servizo agricoltura della Regione. Tra i doc godono di ottima salute il Verdicchio dei Castelli di Jesi (con un aumento del vino commercializzato dall' 82 al '99 dell' 82%), il Falerio dei Colli Ascolani (vendite raddoppiate), il Bianchello del Metauro (+ 44%), il Verdicchio di Matelica (+ 30%), l' Esino bianco e rosso (+ 17%). Stazionaria la Vernaccia di Serrapetrona (+ 8%), grandi exploit per il Lacrima di Morro d' Alba (+ 634% nelle vendite) e per il Rosso Piceno (556 %).


(Il Messaggero, 9/2/2001)

"Non si può fare Chianti in Alaska"

Si finisce spesso per considerare scontato ciò che nella nostra vita porta armonia e benessere quando avere tutto questo comporta poco impegno da parte nostra e viene vissuto come un fatto quotidiano.
E per salvaguardare o tutelare un'abitudine è raro che si lotti, almeno fino a quando "l'abitudine" non è minacciata e potremmo vedercela portare via da un momento all'altro. A quel punto si cercano rimedi, ma, a volte, è troppo tardi.
E' un po' quello che sta accadendo in uno dei settori più importanti per la nostra economia regionale e nazionale: quello vitivinicolo.
Abituati da secoli a considerare scontato un patrimonio eccezionale e solo nostro, adesso che esiste la possibilità concreta di vederlo partire per altri lidi siamo impreparati.
La decisione di Bruxelles di dare il via libera ai vini transgenici ha innescato una reazione a catena le cui conseguenze saranno evidenti nel tempo e, soprattutto, se non si troveranno soluzioni che ne limitino gli effetti. Ma che fare, a parte un impegno politico forte e deciso in tale senso, per tutelare chi produce e consuma il vino?
A rispondere, qualcuno che di vini se ne intende davvero. Saverio Carmagnini, titolare dell'omonimo ristorante di Calenzano, sommelier da 25 anni e presidente della sezione toscana dell'Ais (associazione italiana sommelier), non ha dubbi in proposito: "E' vero che non si può fermare la ricerca tecnologica, ma i risultati che si raggiungono devono servire per migliorare la natura, non per stravolgerla. Non si può produrre il Chianti in Alaska, perché è contronatura, come lo sarebbe fare qui qualcosa che è tipico dell'Alaska". Quindi che posizione si dovrebbe assumere nei confronti dei vini prodotti con vitigni transgenici?
"Il Chianti, come il Brunello, come il Nobile come tutti gli altri vini di forte caratterizzazione non sono solo un prodotto di spremitura delle uve, ma di uve che sono nate e cresciute in un determinato clima di un ben determinato posto, con un determinato suolo e via discorrendo. Non si possono cambiare tutti questi requisiti e poi dire "ho prodotto del Chianti", non è vero".
"I sommelier - continua il presidente Carmagnini - hanno fatto e continuano a fare un grosso lavoro di educazione alla qualità e alla tutela dell'immagine dei nostri vini, ma sono preoccupati della piega che stanno prendendo varie situazioni che non sempre vanno a migliorare le cose e, anzi, potrebbero avere effetti negativi se non si tutelano tradizione e qualità.
Il nostro patrimonio è unico al mondo e proteggere la natura e la tradizione che lo hanno prodotto è l'unica strada percorribile per metterci al sicuro e garantire il salvataggio delle attività legate alla viticoltura e la salute di chi consuma il vino. L'unica ancora di salvezza".

di Francesca Cavini

(La Nazione, 9/2/2001)

 

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