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I titoli


Il Consorzio dà il voto al Brunello: tre stelle, vendemmia "solo" buona

MONTALCINO - Il Consorzio del Brunello di Montalcino, dopo scrupolose valutazioni chimico-fisiche ed organolettiche e considerazioni relative all'andamento meteorologico dell'annata passata, da parte di una speciale commissione composta da 18 "grandi" enologi, ha deciso proprio ieri la qualità della vendemmia 2000: "Tre stelle" (la classificazione va da 1 a 5 stelle). "Il 2000 sarà buono, ma non eccezionale. Questa vendemmia darà minori soddisfazioni ai produttori, soprattutto rispetto alle ultime (1997, 1998, 1999): il Brunello 2000 - commenta il presidente del Consorzio del Brunello Filippo Fanti - sarà potente, robusto, alcolico, ma con un minor equilibrio generale ed indice di morbidezza meno elevato del solito. Quantità sotto la media del 10/15%, frutto del particolare andamento stagionale". "Nella media, il Brunello 2000 è da tre stelle ha spiegato l'enologo Paolo Vagaggini - ma in alcune aree sarà straordinario: la vendemmia 2000, del resto, è stata 'a macchia di leopardo', con picchi di qualità altissima". "Del resto - aggiunge Fanti con Benvenuto Brunello il Consorzio vuole fissare il "rating" in stelle dell'ultima annata proprio per dare un'indicazione-consiglio a tutti i produttori di mettere in commercio poco Brunello nelle annate più difficili (oltre che di effettuare una forte selezione qualitativa) e di commercializzarne invece più in quelle migliori". A ricordo di questa "buona ma non eccezionale" vendemmia 2000 (sulle migliori tavole del mondo nel 2005), il Consorzio del Brunello ha dato l'incarico di dipingere la formella di ceramica ad un famoso personaggio: quest'anno è stata la volta del vignettista Emilio Giannelli. Poi l'assegnazione dei premi "Leccio d'Oro" che sono andati a Giovanni, Osvaldo e Paola Longo, proprietari dell'Enoteca Longo di Legnano, a Heinz Beck, famoso chef del ristorante "La Pergola - Hotel Hilton" di Roma, alla famiglia Fischetti, titolare dell'Osteria "Oasis - Sapori Antichi" di Vallesaccarda (Avellino).


(La Nazione, 18/2/2001)

SCANDALI: Tokio, fondi diplomatici segreti per comprare vini pregiati

TOKIO - La diplomazia è anche immagine, buongusto e pertanto non può privarsi di certi simboli come il miglior vino francese. Questo evidentemente hanno pensato i responsabili del ministero degli Esteri giapponese quando hanno accettato e forse incoraggiato la pratica di comprare vino doc coi "fondi diplomatici segreti". Lo ha rivelato il quotidiano Asahi Shimbun. Nel ministero circolava un manualetto su come assicurarsi che ne ppure uno yen restasse non speso e sulla necessità per le singole ambasciate di rimandare subito a Tokio il denaro in surplus. Questo veniva poi spedito all'ambasciata di Parigi, che provvedeva ad acquistare la più costose bottiglie, usate a Tokio nei pranzi ufficiali per i dignitari stranieri in visita.


(Il Corriere della Sera, 19/2/2001)

I nuovi viticultori. "Biobacco" sbarca in Germania. Successo dei produttori dei Castelli alla rassegna del vino biologico


di LUIGI JOVINO
Ha suscitato grande interesse, alla fiera dei prodotti biologici "Fach 2001" di Norimberga, il progetto "Biobacco", presentato dal Gal Colli Tuscolani e finalizzato a presentare un disciplinare europeo sui vini coltivati con il metodo biologico. Fach 2001, anche sulla scorta delle ondata emotiva procurata dal problema della "mucca pazza", ha avuto un successo clamoroso di pubblico ed ha visto la partecipazione di numerosi operatori del settore di tutti i continenti, pronti a sfruttare questa nuovo segmento di mercato.
"A Norimberga - spiega Sandro Caracci, presidente del Gal Colli tuscolani - lo stand del Gal è stato frequentatissimo. Inanzitutto abbiamo costruito sinergie sulla iniziativa Biobacco, promossa nell'ambito di un progetto europeo in parnership con un Gal greco e poi abbiamo presentato ufficialmente la prima rassegna internazionale di vini biologici che si terrà a Frascati il sei maggio prossimo".
La rassegna internazionale dei vini biologici, cui collaborano il Ceda, l'Associazione italiana di agricoltori biologici, l'Associazione nazionale delle città del vino i comuni di Colonna, Frascati, Monte Compatri, Monte Porzio ed il Parco regionale dei Castelli Romani, tenta di riaffermare una specie di supremazia dei Castelli Romani, patria del vino fin dai tempi storici, nelle tecniche di produzione e di vinificazione di prodotti "puliti". Naturalmente l'obiettivo è quello di rilanciare il settore vitivinicolo che da diverso tempo segna il passo.
Nell'ambito della rassegna, che probabilmente si terrà a villa Aldobrandini di Frascati, con un convegno ad hoc, sarà presentato ufficialmente il nuovo disciplinare di uve prodotte con il metodo biologico da sottoporre all'attenzione del Parlamento europeo. Intanto molte aziende vitivinicole del territorio si stanno preparando a produrre vini biologici, mentre vanno a gonfie vele le piccole società di produzioni biologiche che si sono lanciate in questo nuovo settore di mercato. Gli unici ostacoli per il decollo definitivo di tale prodotto, per il momento, sembrano essere la mancanza di un sistema di distribuzione adeguato e le certificazioni per ogni singolo prodotto.


(Il Messaggero, 20/2/2001)

Brunello, l'uomo del Gambero Rosso ha detto sì: "Riserva '95 promossa a pieni voti"

MONTALCINO - "Riserve '95 tutte ottime, ad esclusione di 2/3, delle 55 degustate. Le cantine di Montalcino hanno insomma fatto davvero un grande lavoro. Quelli in assaggio oggi sono vini di altissimo livello, a prescindere dallo stile". A pensarla così è Ernesto Gentili, grande esperto e degustatore del Gambero Rosso-Slow Food e referente per la Toscana della "Guida dei Vini d'Italia": "Non ho dubbi - conferma - è una promozione in toto della grande Riserva '95. Ma, non solo, anche il Brunello di Montalcino annata '96, giudicata a suo tempo a tre stelle dalla commissione del Consorzio, è molto interessante e dimostra che in cantina a Montalcino sono stati fatti davvero grandi passi in avanti. Se un'annata difficile come il '96 (a tre stelle, ndr) capitava 5-10 anni fa, chissà cosa sarebbe stato quel vino ...". Montalcino, insomma, è stato promosso a pieni voti a "Benvenuto Brunello", l'evento del Consorzio del Brunello. Montalcino in numeri: 230 miliardi di giro d'affari, oltre ai 150 di indotto; tasso quasi zero di disoccupazione. Un Brunello ormai considerato quasi un "bene rifugio", sia per le sue vecchie Riserve che per il "futures"; un Brunello che è anche diventato un "must" anche nelle tesi universitarie: Massimiliano Calandrini, con la sua tesi "Vino e Finanza: lo stato dell'arte" (relatore il professor Patanè di Scienze economiche e bancarie dell'Università di Siena), ha esaminato lo "stato dell'arte" sul rapporto tra il vino e la finanza, e in particolare il Brunello.



(La Nazione, 21/2/2001)

Cormòns. Un convegno di Fi sulla necessità di norme transitorie tra Paesi confinari
Viticoltura, identità da tutelare


Ha senso parlare ancora di tutela di un territorio in un'epoca in cui l'intero pianeta sta diventando un unico villaggio globale?
l'interrogativo che si pone l'assessore regionale nonché coordinatore regionale di Forza Italia, Ettore Romoli, a presentazione di un interessante convegno che lunedì 26 sarà ospitato a Cormòns sul tema "Viticoltura europea o di confine". "Per alcuno l'effetto principale della globalizzazione è, infatti, la deterritorializzazione accompagnata dall'omologazione politica, amministrativa, economica e legislativa. - osserva Romoli - Crediamo invece che contrapporre i due concetti sia sbagliato: sono alternativi ma complementari".
Come verrà affrontato nel corso del convegno organizzato dal gruppo consigliare regionale in collaborazione con il coordinamento provinciale di Forza Italia, il territorio non è semplicemente supporto fisico, ma ha prima di tutto un'identità storica, morale, produttiva nella quale si riconoscono gli uomini che lo abitano.
"Sono necessarie normative transitore tre i paesi limitrofi volti ad evitare scompensi economici ed ingiustizie sociali - commenta ancora Romoli -. La benvoluta uniformità globale tra i Paesi dell'Unione europea e di quelli che entreranno in futuro, deve passare anche attraverso questi accorgimenti: la viticoltura va salvaguardata perché nessuna identità locale può essere cancellata con un colpo di spugna".
Al convegno di lunedì 26, che sarà ospitato con inizio alle 9.30 nel Centro cattolico cormonese di via Pozzetto, vedrà la presenza dell'assessore regionale all'agricoltura Aldo Ariis, di Bruno Augsto Pinat, presidente dell'Ersa, Marco Felluga, presidente del Consorzio Collio, Claudio Tomadini, presidente del Consorzio Isonzo, Luigi Soini, direttore della Cantina produttori di Cormòns, e Luciano Zanotto, coordinatore provinciale di Fi. Le conclusioni, invece, verranno tratte dallo stesso Ettore Romoli.



(Il Piccolo di Trieste, 21/2/2001)

Se ne è discusso lunedì sera a Sessame durante una riunione indetta dalla Cia astigiana. Un’alleanza tra produttori di Brachetto. E’ necessario associarci per poter contare di più".

SESSAME
Un "enoprogetto" per costituire l’"Assobrachetto", ossia un ente che raggruppi i viticoltori delle uve da cui si ottiene il Brachetto d’Acqui docg, vino aromatico rosso prodotto in 25 Comuni, distribuiti tra Astigiano e Alessandrino.
Se ne è parlato lunedì sera a Sessame, nel corso di una riunione indetta dalla Cia astigiana, il sindacato agricolo presieduto da Italo Mussio, vice presidente l’ex sindaco di Calamandrana Dino Scanavino. Tema della serata la situazione di mercato di Moscato (70 milioni di bottiglie l’anno, tra Asti spumante e Moscato docg) e Brachetto docg (9 milioni di bottiglie), con riferimenti alle periodiche crisi commerciali che affliggono i due vini ottenuti da uve di vitigni coltivati nella zona di Sessame.
Al tavolo dei relatori, davanti ad una cinquantina tra allevatori e viticoltori della zona (tra il pubblico Valter Cresta, presidente del Coordinamento Terre del Moscato), anche il sindaco Celeste Malerba e il responsabile Cia per la zona di Canelli, Salvatore Seminara.
Per il Moscato, di cui proprio in questi giorni sono stati avviati alla distillazione 120 mila ettolitri di prodotto ’99 invenduto ("ma per il 2000 si annuncia un avanzo di 100 mila ettolitri" ha avvertito Scanavino) la Cia prospettata una diversificazione della produzione con "un Asti di media qualità da destinare al grande mercato, un ’’super Asti’’ da lanciare in grande stile" e la possibilità di trasformare le eccedenze in mosto di qualità "da proporre alle aziende vinicole in alternativa ai mosti del Sud Italia".
Per quanto riguarda il Brachetto docg, troppo spesso vittima della concorrenza del Brachetto Piemonte doc con eccedenze che già ora si aggirerebbero attorno ai 2 milioni di bottiglie, Cia, amministratori comunali e agricoltori sessamesi propongono la costituzione di un’associazione di viticoltori, "sull’esempio di Assomoscato" spiegano Italo Mussio e il sindaco Malerba che annuncia prossime consultazioni coi sindaci della zona.
Il Brachetto attualmente ha un Consorzio di tutela presieduto da Paolo Ricagno, ex vice presidente di Assomoscato.


(La Stampa, 14/2/2001)

Chianti, il timore che gelate e neve arrivino in aprile danneggiando olivi e viti

Gelo di notte, con temperature che nelle vallate scendono sotto lo zero. Campi bianchi per il ghiaccio la mattina. Poi, sul mezzo del giorno il sole fa salire la temperatura a livelli miti. L'escursione termica è notevole, fatto anche normale di febbraio se non fosse che arriva dopo un inverno grigio, piovoso ma mite. Solo fugaci apparizioni di nevischio in quota tra gennaio e il primo scorcio di febbraio. Alberi da frutto (che hanno cominciato a fiorire in anticipo) ed anche viti rischiano: è opinione comune di agricoltori ed anche esperti meteo. Infatti i tecnici delle aziende chiantigiane seguono con estrema attenzione, giorno dopo giorno, l'evolversi dello stato del clima. Il Consorzio del Chianti Classico già da tempo ha installato nel territorio una rete di rilevazione dei dati pluviometrici e delle temperature, con un sistema di invio in tempo reale ad un computer centrale che si trova presso la sede di Sant'Andrea in Percussina. Si teme un colpo di coda dell'inverno, sarebbe rischioso con le piante già in "movimento". Gli esempi statistici non mancano e non si deve andare tanto lontano per trovarne uno: è il marzo 1998, tre anni addietro. Arriva dopo un inverno tutto sommato insignificante, ancora più di questo ultimo che almeno è stato piovoso, mentre allora anche le precipitazioni non erano state granché. A marzo '98 si passa direttamente da giornate miti alla neve, che cade a più riprese sui vigneti fino al "colpo di grazia" di una perturbazione verso la fine del mese che portò abbondanti nevicate. Le viti furono salvate ma gli agricoltori sudarono - è il caso di dirlo - freddo.
Peggio ancora l'anno prima, nel '97: gelate fino a 7 gradi sotto zero si verificarono in aprile, con neve anche a quote basse. In quella occasione ci furono danni.
Andrea Ciappi


(La Nazione 23/2/2001)

 

 

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