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Tanti auguri Brunello il "vino del secolo"
Tra brindisi e ricordi celebrato il rito della ricolmatura

MONTALCINO (c.c.) - Al fixing di Londra l'oro ha quotato sulle 18. 500 lire. C'è un vino in Italia che vale al grammo poco meno della metà: è la Riserva di Brunello 1955 etichetta Biondi-Santi. E' - per Wine Spectator, la bibbia dell' enologia mondiale - il vino del secolo e ieri a Montalcino nella storica cantina Biondi Santi si è svolta la cerimonia della ricolmatura.
E' un'esigenza tecnica - necessaria per conservare al meglio le bottiglie secolari, i tappi si usurano e vanno sostituiti, il vino svapora e va reintegrato - a beneficio dei collezionisti e dei grandi degustatori, ma anche un rito carico di fascino.
Nella stretta grotta de Il Greppo, la fattoria immersa nella splendida campagna toscana dove da tre secoli i Biondi Santi selezionano uve e producono vino, sono custodite bottiglie che hanno più di cent'anni. Il vino che contengono ormai si valuta al grammo: 15 mila per le riserve del primo novecento, 9.500 per la riserva che celebra la fine del secondo conflitto mondiale, 7.500 per il Brunello del '55, il protagonista di questa "celebrazione". Con estrema cautela si tolgono i tappi, con un contagocce si rabbocca il contenuto prelevandolo da una bottiglia sacrificale, con altrettanta perizia si ritappa.
Tutto si svolge in silenzio sotto l' occhio neutro del notaio, con perizie da orefici. In quelle bottiglie, in effetti, c'è qualcosa di più prezioso, forse, dell'oro stesso. C'è passione, c'è un territorio, soprattutto c'è la storia. Il Brunello riserva ' 55 fu ricolmato la prima volta nel ' 70: attorno a quel tavolo c'erano Mario Soldati e per l'ultima volta Tancredi Biondi Santi, l'uomo che quel vino aveva prima vendemmiato e poi affinato. Fu lui ad affermare nel mondo il Brunello, un vino spesso ottenuto da Sangiovese Grosso di Toscana che fu inventato da un suo avo: Ferruccio Biondi Santi.
E oggi - come in un remake di Cent'anni di solitudine - attorno a quel tavolo siedono Franco, il figlio di Tancredi, e Jacopo Biondi- Santi il figlio del figlio di Tancredi. L'uno ha continuato la rigorosa tradizione, l'altro ha aperto i caveau de Il Greppo al mondo e ora ha iniziato a produrre i supertuscans, i vini per cui gli americani vanno pazzi. Come Frank Sinatra che non poteva fare a meno della Riserva del '55. Un migliaio ne acquistò The Voice che se le faceva spedire in tutto il mondo prima di ogni concerto. E a chi è toccata la buona sorte ieri di sorseggiare quel Brunello, il vino è apparso come una sinfonia di sapori, un'armonia di profumi. Una cosa rara: come solo il tempo, la natura e gli uomini messi insieme sanno costruire. Una cosa cara: perché è capace di superare il tempo.


(La Repubblica, 4/6/2000)


Vino, cresce l'esportazione

TRAPANI - Cresce l'export di vino siciliano. Tra il 1992 ed il 1998 le cantine isolane hanno venduto un volume di vino oscillante tra un minimo di 970 mila ettolitri, toccato nel 1992, ed un massimo di 2,25 ettolitri, raggiunto nel '95. Lo ha reso noto l'Istituto Regionale della Vite e del Vino. In particolare, nel 1993, la Sicilia ha esportato verso l'est europeo (Romania, Slovenia, Macedonia, Bulgaria, Croazia e Slovacchia) quasi 500 mila ettolitri di vini e mosti, mentre il forte incremento dell'export regionale registrato a metà degli anni 90 è, secondo gli studi effettuati dall'Istituto, "riconducibile al calo produttivo della Spagna, che è stata costretta a rifornirsi in misura crescente nel sud della penisola ed in particolare in Sicilia". Nel biennio 97-98 le esportazioni della Sicilia verso la Francia sono scese sotto il milione di ettolitri, mentre quelle verso la Spagna sono cresciute in maniera contenuta, da 10 a 30 mila ettolitri. "Al di là di queste tendenze, che coinvolgono comunque i prodotti di fascia bassa del comparto - rileva l'Osservatorio vitivinicolo siciliano - la Sicilia ha registrato un'interessante progressione delle vendite nei mercati dove tradizionalmente spedisce i vini imbottigliati". Rispetto all'anno precedente, nel 1998 le esportazioni verso il Regno Unito sono passate da 70 mila a 100 mila ettolitri, mentre quelle verso il Giappone da meno di 10 mila a quasi 30 mila ettolitri. In crescita anche l'export negli Stati Uniti, e in Canada, Svizzera e Svezia. Tra le provincebiciliane, quella di Trapani rimane leader: nel '98 ha rappresentato l'82% dell'export regionale e il 6% di quello nazionale, risultando la quarta provincia esportatrice dopo Verona, Cuneo e Ravenna. Buona parte del vino trapanese è stato acquistato dalla Francia, che rimane di gran lunga il principale cliente internazionale di vini e mosti siciliani.

(La Gazzetta del Sud, 4/6/2000)


Anche il vino è bisex

Sergio Miravalle
Giuseppina Viglierchio manager dell’azienda italiano-americana Vini Banfi, con tenute a Strevi e a Montalcino, è stata confermata presidente nazionale dell’Associazione Donne del vino. Alla vicepresidenza è stata chiamata Maria Cristina Ascheri, produttrice di Bra. L’ufficio stampa è affidato a Josè Pellegrini, giornalista di scuola milanese, ma residente a Chivasso. Un vertice tutto "made in Piemonte" a conferma della vitalità del sodalizio presente, tra Langhe e Monferrato e non solo, con oltre cento iscritte, guidate da Mariuccia Borio di Costigliole d’Asti. In Italia e all’estero sono poco più di 400 a fregiarsi del distintivo a doppio profilo con un grappolo d’uva in testa (anche se a qualcuno gli acini paiono bigodini). Ma l’ironia non manca all’altra metà della vigna. Lo hanno dimostrato l’anno scorso al Vinitaly, sfilando accanto ad indossatrici di professione o quest’anno invitando un sorpreso Ricky Tognazzi ad inedito harem enologico. E le "Donne del vino" hanno fantasia da vendere in fatto di comunicazione. Un esempio? Si sono inventate un test psico-eno-attitudinale dal titolo: "Di che vino sei?" proposto ai visitatori della Fiera di Asti. Un gioco, certamente, ma anche un modo non troppo saccente di porsi e proporre il vino con le sue piacevolezze senza salire in cattedra pronti a bacchettare chi non conosce "il verbo".
E che questa lezione di spontaneità arrivi dall’universo femminile può far riflettere. Del resto una recente indagine di mercato ha stabilito che il 65% degli acquisti di vino al supermarket li decide la donna e non semplicemente applicando le direttive dell’uomo, marito o compagno che sia. Le donne entrano sempre più in enoteca, si lasciano consigliare, discutono a cominciare dal prezzo, decidono e fanno mercato. Il successo di certi vini (il brachetto ne è stato un esempio) si deve soprattutto a loro e ai loro gusti. Ma non si pensi alle donne solo come sorseggiatrici leggiadre di vini aromatici e suadenti bollicine. Anche le etichette "importanti" hanno sempre più le loro ammiratrici.
E così il vino, che nei decenni scorsi stava agli uomini come il punto e croce alle donne, è divenuto un prodotto decisamente bisex, senza bisogno di troppe confessioni sui giornali.
E a proposito di notizie fa finalmente notizia l’apertura della nuova enoteca regionale di Canelli e delle Terre d’oro dedicata al moscato e all’Asti spumante. Era dai temi dell’alluvione del 1994 che Canelli non aveva più una sua enoteca. Ora riapre, sabato 10 giugno in corso Libertà, la via che porta alla stazione dove si affacciano gli stabilimenti Gancia e Riccadonna, due dei marchi storici della spumantistica nazionale.
E sempre a proposito di manifestazioni con il vino protagonista c’è da segnalare la nuova edizione di "Degustar per vigne" che si terrà domenica 18 giugno a Serralunga d’Alba. E’ stata una delle prime passeggiate ludico didattiche organizzate in Langa. L’idea è una degustazione "in diretta" dei grandi baroli diretta ente in vigna e nelle cantine. Iscrizioni alla Bottega del vino a 35 mila lire (0173 613604).
Ci si può "allenare" già questa domenica (11 giugno) con una camminata da Barbaresco, sosta a Neive e salita a Mango alla scoperta delle vigne in fiore, con degustazioni (50 mila, prenotazioni allo 0173 635251 o allo 0141 89291).

(La Stampa, 7/6/2000)


Un brindisi con Marsala
E' stato siglato un gemellaggio all'insegna del vino
La Confraternita Colle di Giano vara il progetto «insieme»

a.m.

CONEGLIANO. Conegliano sposa la città di Marsala e dà appuntamento alle altre città del vino per il 29 settembre quando ci sarà l'assemblea nazionale dell'associazione. La manifestazione dello scorso fine settimana ha sancito il gemellaggio tra due importanti realtà vitivinicole.
La città di Marsala dove è nato il primo vino a denominazione di origine controllata d'Italia e dove la cultura del vino è profondamente radicata ha incontrato la città di Conegliano, di origini vitivinicole altrettanto nobili, che si sta attrezzando per tornare a contare nel panorama nazionale. Con il rilancio della scuola enologica, l'arrivo della facoltà di agraria, il boom del Prosecco, la forza delle aziende del settore e, non ultima, la vicepresidenza nazionale dell'associazione Città del Vino del sindaco Floriano Zambon, il futuro della Conegliano vitivinicola appare certamente più roseo che in passato. Nel corso del gemellaggio c'è stato lo scambio di onorificenze tra il gran maestro della confraternita di Marsala Giovanni Spanò e quello della confraternita Colle di Giano Giovanni Cargnello. Varato il progetto «Insieme» che mette a disposizione le risorse vitivinicole delle due realtà, le due culture, le due economie e lancia dei messaggi culturali e sociali. Ad esempio c'è stata la proposta di recarsi insieme, genitori e figli in discoteca, con attrazioni per entrambe le generazioni e rientro a casa ben prima dell'alba. C'è stata la concelebrazione in Duomo di una messa tra Monsignor Romano Nardin e Monsignor Mariano Crociata di Marsala. Ci sono stati momenti di incontro tra i Rotaract Club e Leo Club di Conegliano e Marsala. E' stata insomma posta la prima pietra per una collaborazione peraltro già avviata dalla Dama Castellana in occasione della Festa dell'Uva 1999.

 

(La Tribuna di Treviso, 7/6/2000)


CHIANTI - Il rosso Chianti Classico arriva nei calici dopo il fatidico click. E' dei giorni scorsi il matrimonio tra il vino del Chianti Classico e l'E-commerce. Ovvero la possibilità di acquistarlo tramite Internet. E' sufficiente andare al sito del Consorzio e seguire le istruzioni. L'house-organ del Gallo Nero già offre l'anteprima: il consumatore dovrà innanzitutto individuare il vino cui è interessato. Dopo di che deve dichiarare il paese di destinazione e riempire il "cestello della spesa" elettronico. Sottoporrà poi la propria carta di credito su un server sicuro della Cassa di Risparmio di Firenze: ottenuto il via libera dall'istituto di credito, inoltrerà l'ordine alle aziende che a loro volta confermeranno la disponibilità della merce e la prepareranno per l'arrivo dell'operatore logistico. Quest'ultimo, rispondendo a tempi prestabiliti, raccoglierà i vini e li porterà al destinatario che si troverà i prodotti scelti a casa nel giro di qualche giorno. Il sito Internet contiene anche informazioni sul Consorzio del Chianti Classico e sull'attività delle aziende compresa quella di ricezione turistica. La versione completa del sito è stata presentata al Vinitaly di Verona ed è ora avviata alla piena attività. La scommessa di far arrivare il Classico in tavola con l'ausilio del computer è una rivoluzione per il Chianti che punta a rinvigorire la già convincente ripresa dei primi mesi del 2000. Il commercio elettronico dovrebbe rappresentare l'asso nella manica.


di Andrea Ciappi

(La Nazione, 8/6/2000)


In costante calo la produzione ed è difficile trovare i vitigni originali per rinnovare le vigne
Affile, Sos per il cesanese. Rischia di scomparire uno dei vini laziali più famosi

di ANTONIO MARIOZZI

Rischia di scomparire uno dei vini più famosi del Lazio. Il Cesanese di Affile è in crisi profonda e il suo futuro appare sempre più incerto. Tra qualche anno, l'uva da cui deriva il prestigioso "rosso " (medaglia d'oro in diverse mostre internazionali) potrebbe non trovarsi più. L'allarme arriva dai viticoltori, mentre proprio in queste settimane l'esperto Luigi Veronelli ha esaltato le qualità del loro vino. I vigneti coltivati sono in costante calo e i produttori si contano ormai sulle dita di una mano: negli ultimi dieci anni il crollo è stato vertiginoso. Così la quantità è ora limitata ad appena settemila litri a stagione, contro i 1.630 ettolitri degli anni ottanta: una crisi profonda, senza precedenti. Per fronteggiarla, manca ancora un vero progetto di rilancio.
A mettere in pericolo la sopravvivenza del prelibato vino (una bottiglia costa anche trentamila lire)ci sono diversi fattori: l'abbandono dei terreni, le ridotte dimensioni degli appezzamenti, la necessità di nuovi vigneti e di una politica imprenditoriale capace di assicurare una più incisiva penetrazione sul mercato. Si scontano, inoltre, le difficoltà ad attuare forme di cooperazione (non si riesce a costituire una cantina sociale), per promuovere il settore, favorendo il decollo del Doc e sviluppando anche l'occupazione.
"E' innegabile - sostengono all'Arsial, l'agenzia regionale per lo sviluppo dell'agricoltura -, i vitigni del Cesanese di Affile hanno un potenziale qualitativo molto elevato: un elemento fondamentale per ogni strategia di rilancio". Il rosso, tuttavia, continua ad attirare molta attenzione. "Ma se si continua così - afferma Abele Mosetti, uno dei maggiori produttori, dal quale sono passate frotte di collezionisti -, il Cesanese presto scomparirà. La quantità d'uva è al minimo storico e nella zona a più alta vocazione, che potrebbe garantire almeno trecento quintali l'anno, molti terreni sono incolti. E i giovani preferiscono altri lavori alla viticoltura, che è invece una fonte di reddito importante". Così lancia un appello: "Servono subito incentivi, ma nessuno ci aiuta. Non si può far scomparire il vino che tutti ci invidiano". Un "campione" delle cantine, dunque, da salvare. Ma con quali progetti?
"L'unica soluzione - risponde il vicesindaco di Affile, Diego Moriconi - è costituire un'azienda sperimentale tra viticoltori in collaborazione con il Comune e la Banca di Credito Cooperativo. L'obiettivo è trovare i necessari finanziamenti, favorire la ripresa della produzione e una vera commercializzazione. Occorre investire per raggiungere le quarantamila bottiglie l'anno. E' una sfida importante e devono crederci soprattutto i giovani".


(Il Messaggero, 9/6/2000) 


Sicilia, quell'"autoctono" sa di vulcano

Il dibattito dura da un tot. Ma ogni tanto serve fare il punto. Convegno, dunque. Targato Enoteca Italiana, a Siena. Con gli stati generali del vino (Istituto sperimentale, produttori come Mastroberardino, manager come Pedron, "merchant" come Iemmallo, referenti come Bolla, cioè Vinitaly). Tema: che fare, e come, coi cosiddetti “autoctoni", uve nostre, vessilli sinora irripetibili (ma attenti, c’è trapianto in corso in Usa e in Argentina).
Punto di partenza? Una ricerca - e relativi vini-test - dell'Istituto su cose come Negroamaro, Verdicchio, Refosco, piantate in Italia, ma extra area natia. Caccia, quindi, ad autoctoni seri e versatili, capaci di prove incisive (fino a scalzare un domani gli ubiqui Cabernet e Merlot) a più latitudini italiane. Dibattendo intanto sulle attese di mercato e sulle scelte da fare per aree nostrane capaci di ricca produzione, ma non ancora di attrarre riflettori e acquirenti giusti. Č lì che il rebus (solo autoctoni, internazionali “facili" o un mix, l'idea più gettonata) va sciolto.
Aspettando Negroamaro veneti (e nuovi test dall'Istituto) alimentiamo intanto la fede nel nostro caveau viticolo grazie a un bianco vincente, da vigne stellari (950 metri, Etna) e che da quei terreni mutua gusti minerali unici. Č fatto con uve che senza la rinascenza attuale forse sarebbero solo ricordi. Il Pietramarina Benanti, carricante 100%, si candida a compagno estivo dalla tessitura aromatica speciale.


(Il Messaggero, 9/6/2000)


Danneggiata dall’alluvione del ‘94, è stata trasferita in corso Libertà. Oggi inaugurazione. Canelli finalmente riapre l’Enoteca. Con vini e prodotti di 30 Comuni del Sud Astigiano

Filippo Larganà
CANELLI S’inaugura questa mattina, alle 11, in corso Libertà, la nuova sede dell’Enoteca regionale "di Canelli e delle Terre d’Oro". Una "vetrina" della migliore produzione di una delle zone di punta dell’enologia italiana.
L’Enoteca si trova in un antico palazzo di corso Libertà a due passi dalle sedi storiche di Gancia e Riccadonna: 600 metri quadri ricavati in strutture rimesse a posto rispettando lo stile originaria (opere per oltre 500 milioni, iniziate due anni fa) in stile Liberty.
All’ente enologico aderiscono trenta Comuni del Sud Astigiano (compresa la val Bormida) e 40 aziende vinicole.
Presidente è il sindaco di Cassinasco, Sergio Primosig che guida un direttivo formato da produttori vinicoli e amministratori pubblici. La gestione è stata affidata ad un esperto di marketing enoturistico, Pier Ottavio Daniele di Calamandrana.
Nei 600 metri quadri trioveranno posto, oltre all’espozione di vini e prodotti tipici dei 30 Comuni aderenti, anche una sala degustazioni, un Ufficio di informazione turistica mentre per il prossimo futuro è prevista anche l’apertura di una vineria.
L’inaugurazione ufficiale viene dopo un iter travagliato. Nel ’94, ospitata in un palazzo di via Roma, l’Enoteca era stata alluvionata subendo danni per 90 milioni. Non senza polemiche si decise di rifondarla. Cominciò un lungo "calvario" fatto di lentezze e intoppi burocratici che hanno rimandato più volte l’annunciata apertura dell’Enoteca.
L’inaugurazione coincide con la riunione, prevista per le 16 di oggi, del Magnifico Senato dell’Astesana (presidente l’industriale canellese Renzo Vallarino Gancia), organismo culturale che si occupa di rilancio del territorio e raggruppa personaggi del mondo della cultura, dell’economia e dello spettacolo. Saranno nominati nuovi "senatori" e "ambasciatori": tra loro Arabella Tecco Bosca, moglie dell’industriale canellese Luigiterzo Bosca; Ivana Bologna dell’ufficio Cultura del Comune di Asti; Donatella Gnetti, vice direttrice biblioteca Astense; Aldo Pia, presidente della Camera di Commercio; e il giornalista Elio Archimede.

 

(La Stampa, 10/6/2000)


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