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I TITOLI

Vignaioli astigiani al "Salone del Gusto" e "dei Sapori"

Montepulciano, D'Angelo in Usa in cima al mondo

Quel nostro Asti svilito e snobbato
Voghera. La grandine sferza l’Oltrepo. Distrutti centinaia di ettari di vigneti

Arrivederci to Cabernet and Chardonnay in Italy?
Montalcino. Jazz & Wine chiude i battenti, un'abbinata vincente
Chianti - Il movimento per la tutela ....
Moscato, parla il vicepresidente del Consorzio Emilio Barbero: "Soluzione sulle eccedenze e si eviti il libero mercato"
Cormons. Contributi alle associazioni per un settembre tutto da gustare
Alba vuole un vino doc con il suo nome come frutto dell’assemblaggio tra nebbiolo e barbera
A Monteu Roero trionfa l’arneis. La sagra dedicata al pregiato vino bianco
Nizza Monferrato. La famiglia della Barbera ha le tre nuove sottozone
Crotone. Danni (40 %) alla produzione. Vento caldo, vino a metà
Trapani. In aumento l'export del nostro vino. Francesi partner eccellenti
Tollo. Teresa De Sio e Mietta "accendono" la festa del vino
Calamandrana. Barbera di successo da gustare col blues


Vignaioli astigiani al "Salone del Gusto" e "dei Sapori"
Manifestazioni di alto livello per vini di grande pregio


Cresce sempre più il livello dell'offerta enologica astigiana. Molti piccoli produttori vitivinicoli, nel giro di pochi anni, hanno raggiunto una ribalta internazionale, alcuni sono ormai stabilmente nel ghota dei più prestigiosi vignaioli. Se si guarda indietro, anche solo di un decennio, ci si può rendere conto della radicale trasformazione delle imprese vitivinicole: le vecchie aziende agricole che davano l'uva alle cantine sociali, limitandosi alla vendita in damigiana, passate in mano alle nuove generazioni, oggi offrono vini di gran pregio e portano avanti l'attività con un'impostazione manageriale. Una conferma ci viene dalla riunione del "Gruppo Tipico Monferrato" (una società consortile dei produttori aderenti alla Coldiretti) tenutasi giovedì scorso. I vignaioli presenti all'incontro hanno pianificato un programma di partecipazione a fiere ed eventi per promuovere le loro produzioni. Le proposte portate in discussione erano tutte di livello internazionale. Fra queste, molti produttori stanno vagliando la possibilità di partecipare a due eventi che quest'anno potrebbero essere un ottimo veicolo promozionale. Stiamo parlando del "Salone del Gusto" di Torino, in programma dal 25 al 29 ottobre al "Lingotto", e del "Salone dei Sapori" di Milano, organizzato nei padiglioni fieristici dal 2 al 10 dicembre.
Il Salone del Gusto, nei confronti dei produttori, si pone come un appuntamento più culturale e di immagine e certamente diverso dalle classiche manifestazioni fieristiche. E' un'iniziativa a respiro internazionale, già molto popolare nonostanti si tratti appena della seconda edizione. "A Torino - ha dichiarato il gran patron della manifestazione, Carlin Petrini, presidente di Slow Food - saranno presenti tutti i cinque continenti, sarà possibile degustare rare specialità alimentari provenienti dagli angoli più remoti della terra e i migliori vini del mondo troveranno al Lingotto una vetrina eccezionale". Il Salone del Gusto si presenta quindi come un avvenimento importante, come ha dichiarato il presidente della Regione, Enzo Ghigo: "Parlare di cibo, oggi, significa parlare del nostro stile di vita e della nostra visione sul futuro. Per noi parte una sfida: porre il Piemonte e il suo prestigioso Salone al centro del dibattito internazionale sui nuovi stili di vita".
Il Salone dei Sapori, dislocato su 100 mila metri quadrati presso la Fiera di Milano, si qualifica invece come uno degli appuntamenti di maggior rilievo per la valorizzazione della produzione tipica enogastronomica delle regioni italiane.
Nel dicembre '99 il Salone dei Sapori insieme ad "AF - Fiera dell'Artigianato", forte di 2 mila espositori, ha visto la presenza di oltre un milione e mezzo di visitatori. Ricadendo in periodo pre-natalizio, la partecipazione al Salone da parte delle imprese agricole può essere impostata sulla vendita diretta al consumatore. Per avere informazioni su come prendere parte al "Salone dei Sapori" di Milano si può contattare il numero 02/31.911.911.


(La Stampa, 16/7/2000)


Montepulciano, D'Angelo in Usa in cima al mondo


di RODOLFO PIRIH
GIULIANOVA- Il vino abruzzese sul trono più alto del mondo. La cantina di Dario D'angelo, col suo Montepulciano "Daris" barricato '98, ha ottenuto il più prestigioso e ambito riconoscimento internazionale, aggiudicandosi ben due medaglie d'oro alla XX edizione del "San Francisco International Wine Competition 2000": miglior vino rosso della manifestazione e miglior rosso di produzione italiana. Doppia soddisfazione per la cantina giuliese. E nel "Daris" devono aver ritrovato stupendi sapori i 40 componenti della giuria degli esperti internazionali di enologia. Sbaragliata la qualificata concorrenza, ben 2800 aziende vinicole di tutto il pianeta, tra cui 49 italiane. Tanto per citare le più "nobili", Castello Banfi e Casisano Colombaio con il Brunello di Montalcino del '93, Cascine Langhe con un Nebbiolo del '97, Poggio all'oro con un altro Brunello. In concorso anche il meglio della produzione francese con 85 aziende. Il Montepulciano d'Abruzzo, una volta parente povero dei classici italiani, oggi è arrivato in cima al mondo grazie alla cantina di Giulianova. Un trionfo inatteso che fa onore all'enologia regionale e alla cantina di Dario D'Angelo. "La notizia del premio ci ha colto di sorpresa -ha commentato il titolare dell'azienda che tra due settimane volerà in California a ritirare il premio- ma ci ricompensa degli sforzi compiuti con il sostegno dei miei figli, Pio e Daria, e con l'apporto del validissimo staff di collaboratori".


(Il Messaggero, 9/7/2000)


DAL MONDO DELLO SPUMANTE E DELLA CULTURA. Quel nostro Asti svilito e snobbato

Come ha scritto Sergio Miravalle sulla rubrica "Giro di vite" nonostante affermazioni di principio e molte parole, non solo si brinda poco con l’Asti, ma proprio da noi viene snobbato e svilito. La nostra Enoteca e in particolare il direttore Ginetto Bovo, ha fatto "il diavolo e l’impiccato" per avere ogni domenica un gruppo di "moscatisti" (leggi produttori di uve) per un aperitivo a base di Asti. E’ stata una delle poche nostre iniziative non riuscite e così capita ogni volta quando le nostre manifestazioni sono rivolte, non al turista, ma al locale. In compenso, oggi però sono calde e frequentatissime le riunioni dove si parla di Moscato e purtroppo con tristi temi ricorrenti e soprattutto con proposte non di consumo, ma di distillazione e adesso anche di osmosi.
Abbiamo la sensazione che ci si stia piangendo addosso e con un eccesso di reciproche accuse, dimenticando che il difetto sta nel manico e quindi è da far risalire a tutte le componenti. Giustamente è necessario azzerare le giacenze materiali, ma, per certi versi, non meno importante è pensare un cambiamento nella mentalità degli uomini (io dico anche a me stesso e a quelli che aderiscono e collaborano alla nostra struttura). Nel nostro piccolo mondo, forse un po’ troppo stretto, attorno alle mura del castello, l’Asti sta ottenendo nel turista soprattutto straniero un ottimo indice di gradimento (è il primo anno che si vendono bottiglie di Asti in buon numero). La nostra Enoteca presenta tutti gli Asti che vengono prodotti nelle nostre aziende piemontesi in degustazioni guidate anche in lingua straniera. Abbiamo inaugurato recentemente una sala dell’Asti tra l’altro con una selezione di spumante nostrano. Abbiamo anche allestito una mostra storica itinerante sul Moscato di Canelli. Ora ci auguriamo che da parte di Enti e Comuni ci venga richiesta evitando che i nostri sforzi, anche economici cadano nel nulla. I nostri piccoli successi, hanno una ricetta molto semplice: far degustare prodotti di qualità ben serviti in un ambiente accogliente, ce l’aveva lasciata in eredità il nostro ottimo e mai sufficientemente rimpianto Renato Ratti.

Raul Molinari, presidente Enoteca regionale del Moscato


(La Stampa, 16/7/2000)


La zona più colpita è Calvignano, fino a 40 centimetri di ghiaccio. La grandine sferza l’Oltrepo. Distrutti centinaia di ettari di vigneti

VOGHERA
Prima è arrivato il rauco boato di un tuono, un'avvisaglia chiara per gli agricoltori più anziani, che hanno subito compreso quanto stava per accadere. Poi il cielo dell'Oltrepo Pavese si è aperto per una impressionante grandinata notturna che ha messo in ginocchio centinaia di viticoltori.
Ha il sapore del dramma quello che è accaduto l'altra notte su di una fascia di almeno venti chilometri d'Oltrepo, il cuore della vite e del vino. Chicchi di ghiaccio di un diametro sino a cinque, sei centimetri, si sono abbattuti con violenza sui territori collinari della zona, lambendo Casteggio e Montebello, colpendo con forza Borgo Priolo, sfiorando Torrazza Coste, sino a raggiungere la Valle Versa.
Come per un terremoto occorre parlare dell'epicentro della grandinata fuori stagione. Si tratta del Comune di Calvignano, fiore all'occhiello della viticoltura oltrepadana, la cui produzione è oggi in gran parte scomparsa, distrutta da cumuli di grandine. Ieri, attorno a mezzogiorno, a dodici ore abbondanti dall'inaspettato evento meteorologico, i terreni di Calvignano erano ancora ingombri di mucchi di ghiaccio alti sino a quaranta centimetri.
I danni ovviamente sono enormi, con centinaia di ettari di vite andati completamente perduti. La produzione per quest'anno è persa, ma i problemi si protrarranno per il futuro. Ben difficilmente anche per l'anno prossimno si potrà avere una produzione di uva sufficiente. A dare un'immagine chiara di quanto è avvenuto sono gli alberi ad alto fusto: la grandine li ha "pelati", denudandoli da tutte le foglie, come se già fossimo in autunno.
Da ieri mattina, gli agricoltori dei centri più colpiti stanno cercando, per quanto sia possibile, di limitare i danni. Si teme l'insorgenza di malattie che possono colpire alla base gli impianti di vite.
Martedì sera, invece, la grandine aveva flagellato invece l’Alessandrino, causando danni ingenti in particolare nella zona vinicola di Cassine, Strevi e Ricaldone. Il sindaco di Cassine ha avviato le procedure per chiedere lo stato di calamità naturale. Sarà la stessa strada che imboccheranno ora i primi cittadini dei Comuni dell’Oltrepo i cui vigneti sono stati devastati dal maltempo.

(La Stampa, 16/7/2000)


Arrivederci to Cabernet and Chardonnay in Italy?

Michèle Shah
Due della varietà autoctone di uva, Fiano e Nero d'Avola, potrebbero sostituire varietà internazionali come lo Chardonnay e il Cabernet Sauvignon in molte regioni produttrici del Paese, secondo due prestigiose istituzioni di viticoltura. In uno studio finanziato dal Ministero per l'Agricoltura italiano, ricercatori dell'Istituto Agrario Nazionale di Asti e l'Istituto di Viticoltura di Conegliano hanno cercato vitigni autoctoni italiani che si adattino ai differenti microclimi e terreni allo stesso modo delle popolari varietà internazionali e che possano anche offrire un alto livello in fatto di qualità ed appeal.
Mario Ubigli, il ricercatore capo dell'istituto di Asti, ha detto di sperare che i risultati incoraggino i produttori italiani a sfruttare le varietà autoctone allo stesso livello di quelle internazionali. I ricercatori hanno indagato su 10 varietà bianche e 10 varietà rosse coltivate su più di 16 diverse regioni italiane.
Un panel di 32 assaggiatori (due di ogni regione) hanno valutato la qualità e il gusto dei vitigni considerati nelle vendemmie 1998, 1997 e 1996. Sia il Fiano che il Nero d'Avola sono originari del sud d'Italia. Il Fiano è prevalentemente coltivato in Campania, la zona di Napoli, e produce vini bianchi agili e fruttati. Il Nero d'Avola, vitigno prediletto in Sicilia, produce vini rossi ricchi e rotondi. "Non sono per niente sorpreso del risultato", ha detto Enzo Ercolino, presidente dell'importante azienda produttrice campana Feudi di San Gregorio. "Il Fiano è uno dei nostri vini di vertice del sud; è uno dei vitigni più interessanti e complessi. Le sue qualità versatili lo rendono adatto a molti climi e terreni."
Feudi di San Gregorio è una delle aziende italiane che producono già vari stili di Fiano, dai secchi ai dolci. Il suo Campanaro, con l'85% di Fiano e il 15% di Greco di Tufo fermentato per sei mesi in barrique ricorda uno corposo Chardonnay barriccato. E il suo dolce Pietra Calda, una vendemmia tardiva da singolo vigneto di Fiano è paragonabile a molte vendemmie tardive alsaziane. Francesca Planeta, della Planeta, emergente azienda siciliana di proprietà familiare, sta attualmente portando avanti esperimenti sia con il Fiano che con il Nero d'Avola in diverse aree siciliane. Ha dichiarato che Planeta di recente ha comperato una piccola cantina di vinificazione e piantato vigne in un'altra proprietˆ di famiglia che ha posseduto un vivaio, "così possiamo lavorare nel perfezionare le selezioni clonali di Nero d'Avola, che prende il suo carattere dai differenti terreni dove cresce." Planeta ha piantato Nero d'Avola nelle provincie di Ragusa, nel piccolo villaggio di Avola, da dove ha origine il Nero d'Avola; a Vittoria, nella provincia di Ragusa; e a Menfi, dove è situata la cantina Planeta commercializza già un vino composto da 85% di Nero d'Avola e 15% di Syrah sotto il nome di Santa Cecilia.


(Wine Spectator, 18/7/2000)

Jazz & Wine chiude i battenti, un'abbinata vincente

MONTALCINO - E' calato il sipario sulla terza edizione di Jazz & Wine. La rassegna jazzistica montalcinese è andata, senza dubbio, crescendo nel tempo grazie ad una seria programmazione artistica.
C'è soddisfazione quindi alla "Castello Banfi" (azienda leader nella produzione del Brunello) che ha fortemente voluto questa manifestazione organizzata sotto la direzione artistica di Giampiero Rubei dell'Alexanderplatz di Roma e con il Comune di Montalcino e l'Amministrazione Provinciale di Siena.
All'alto livello degli esecutori, ha fatto eco un vero successo di pubblico che, nonostante l'inclemenza del tempo è sempre stato presente in gran numero ai concerti con un'alta percentuale di stranieri, dato questo che conferma come l'abbinamento fra la musica ed uno dei più famosi vini del mondo sia stato un grande richiamo ed una scelta perfettamente azzeccata.
Ci sono dunque tutti gli stimoli perché fin dalla prossima edizione si assista ad una manifestazione ancora più prestigiosa.
Andrea Falciani


(La Nazione, 19/7/2000)


CHIANTI - Il Movimento per la tutela....

CHIANTI - Il Movimento per la tutela del toponimo Chianti scende di nuovo in campo per "difendere l'integrità dell'area geografica del Chianti". "E' in uscita — spiega una nota del Movimento - il primo numero di uno pseudo Corriere del Chianti che scrive quanto segue: "...il Corriere del Chianti riparte dal Chianti, da quel territorio originale,..... questo giornale raccoglie insieme gli otto Comuni del Chianti...". "Si continua a volersi appropriare del toponimo — prosegue la nota - e accreditare un territorio del Chianti composto non solo dai quattro comuni Castellina, Gaiole, Greve e Radda in Chianti, ma anche da S. Casciano Val di Pesa, Tavarnelle Val di Pesa, Barberino Val d'Elsa e Castelnuovo Berardenga. Questi non hanno nessun titolo per usare il toponimo Chianti e farne parte". Ma c'è di più. "I nostri quattro sindaci si sono fatti convincere a suo tempo - rincara il Movimento. Ora non si nascondano più dietro la scusa di un coordinamento amministrativo che non sappiamo come e quanto sia funzionale. Sono invitati a dire chiaramente se intendono agire e in quale modo a questa sfacciata alterazione dell'integrità della loro terra".

(La Nazione, 19/7/2000) 


Moscato, parla il vicepresidente del Consorzio Emilio Barbero
"Soluzione sulle eccedenze e si eviti il libero mercato"


Filippo Larganà
Emilio Barbero, industriale vinicolo di Canale nel Cuneese, vicepresidente e rappresentante delle aziende nel Consorzio di tutela dell’Asti (presidente Guido Bili, raggruppa industrie, vinificatori e cantine sociali) è categorico: "Per il moscato il momento non è felice" dice e racconta della riunione-fiume (6 ore di conclave) svoltasi lunedì, nella sede astigiana del Consorzio, con una delegazione ristretta dell’Assomoscato (raggruppa i viticoltori). "Si sono cercate intese sui nodi da sciogliere" riferisce l’industriale che, a quaranta giorni dalla vendemmia, si dichiara ottimista a metà.
"Perchè - spiega - sul moscato si rischia lo scontro che non servirebbe a niente e a nessuno. C’è bisogno di stabilità. Credo ad un accordo che scontenti, un poco, entrambe le parti, industrie e contadini, ma che salvaguardi il prodotto e allontani la iattura del libero mercato. Ci vorrebbero anni per tornare alle intese che oggi regolano i rapporti aziende-viticoltori nella filiera moscato".
Per Barbero, che qualcuno non esita a inserire tra i "falchi" della parte industriale ("mi spiace la pensino così, a volte m’infervoro nella discussione, ma poi chiedo sempre scusa") punti di contatto coi produttori di uve ne esistono: "Siamo d’accordo, sul fatto che, prima di ogni altra cosa, si debba risolvere il problema legato alla destinazione degli esuberi, quei 120 mila ettolitri di moscato avanzato dallo scorso anno, ancora stoccato in cantine sociali e stabilimenti. La distillazione, con tutti i problemi che comporta, dalla burocrazia ai fondi miliardari ( 33 miliardi, ndr ) necessari per attuarla, è la soluzione principe, ma si debbono anche esplorare alternative, pronte per ogni evenienza".
L’intesa interprofessionale sul moscato però vuol dire anche accordo sul prezzo delle uve (16.700 lire al miria lo scorso anno) e sulle rese per ettaro: ancora in discussione l’ipotesi di riconfermare il prezzo ’99 e anche sulle rese c’è non c’è nulla di definitivo, si parla di 80, 90 quintali per ettaro.
Precisa Barbero: "Questi sono temi importanti, su cui è necessario trovare posizioni comuni, tuttavia, torno a dire, la cosa più importante oggi è sciogliere il nodo eccedenze".
E proprio seguendo questa priorità lunedì prossimo la commissione regionale per l’Agricoltura discuterà la proposta del consigliere ds Lido Riba che prevede una legge regionale che stanzi 13 miliardi per la distillazione delle eccedenze di moscato. Ieri intanto il presidente di Assomoscato, Satragno, ha chiesto all’assessore regionale all’Agricoltura, Deodato Scanderebech, di riunire d’urgenza la commissione paritetica sul moscato, "ma entro fine luglio perchè la vendemmia è alle porte".

(La Stampa, 19/7/2000)


Contributi alle associazioni per un settembre tutto da gustare


Attività della giunta comunale cormonese, come si suol dire, a scartamento ridotto. Il periodo feriale (a tal proposito il sindaco è assente fino a fine mese) incide insomma anche sull'attività amministrativa anche se ormai l'attività gestionale è praticamente in mano all'apparato burocratico.
L'esecutivo comunale continua comunque a riunirsi settimanalmente e nella riunione dell'altra sera ha, tra l'altro, deliberato l'assegnazione alla Pro loco Castrum Carmonis di contributi per le prossime manifestazioni settembrine. Complessivamente sono stati assegnati 20 milioni 500 mila dei quali 13 milioni per la Festa provinciale dell'Uva e 7 milioni 500 mila lire per la quattordicesima Rievocazione storico-rinascimentale e per il quarto campionato nazionale di scherma storica.
Entrambi gli appuntamenti si svolgeranno nella prima metà del prossimo mese di settembre. Nel corso delle manifestazioni ci sarà anche l'inaugurazione del Centro universitario in enologia e viticoltura nell'edificio di via San Giovanni che fino allo scorso anno ospitava la Casa albergo per anziani. A tal proposito la giunta comunale ha approvato l'altra sera gli atti di contabilità finale relativi al primo lotto dei lavori di ristrutturazione dell'edificio.



(Il Piccolo di Trieste, 20/7/2000)

Il Consiglio comunale lunedì sarà chiamato ad approvare la proposta del disciplinare. Alba vuole un vino doc con il suo nome come frutto dell’assemblaggio tra nebbiolo e barbera

Giuseppina Fiori
ALBA La capitale delle Langhe è al centro di una delle aree più prestigiose per la produzione di grandi vini, ma nessuno porta il suo nome. Alba è esclusa dalla zona tipica del barolo ed è solo marginalmente compresa in quella del barbaresco. Da queste considerazioni nasce la decisione di creare un nuovo vino di alta qualità, frutto di assemblaggio tra nebbiolo e barbera, con il nome "Alba". Il Consiglio comunale che si riunirà lunedì sarà chiamato ad approvare la proposta del disciplinare di produzione della nuova denominazione di origine controllata "Alba doc".
Alberto Cirio, vice sindaco e assessore all’Agricoltura: "Stiamo lavorando da oltre un anno a questo progetto, che è stato proposto a tutte le categorie e associazioni interessate mediante una serie di incontri e dibattiti. E’ emersa chiara la volontà di realizzare il progetto, che ha avuto il parere favorevole delle organizzazioni agricole (Coldiretti, Unione provinciale agricoltori e Confederazione italiana agricoltori) nonché dell’associazione ’’Vignaioli Piemontesi’’".
E’ stato coinvolto il Consorzio di tutela barolo barbaresco Alba Langhe Roero: ha provveduto alla stesura del disciplinare della nuova doc "Alba", che sarà portata all’approvazione del Consiglio di lunedì. Afferma il vice sindaco Cirio: "’’Alba’’è un nome conosciuto in tutto il mondo. Siamo certi che un prodotto con tale denominazione possa avere successo, fornendo così una possibilità in più ai produttori".
Interviene il sindaco, Giuseppe Rossetto: "L’approvazione del disciplinare da parte del Consiglio comunale non sarebbe obbligatoria, ma costituisce un chiaro segno del Comune di voler sostenere la richiesta della denominazione di origine controllata ’’Alba’’, che si presenta così come unitaria. Quello del Consiglio comunale sarà solo il primo passo a cui dovranno seguirne altri". La proposta di disciplinare della nuova doc sarà trasmessa ai comitati regionale e nazionale vini per le successive approvazioni. Saranno, intanto, definite le caratteristiche del prodotto. La proposta parla di assemblaggio tra nebbiolo (da 75 a 80%) e barbera da (20 a 25%), invecchiamento di 18 mesi di cui 6 in botti di legno, con decorrenza dal primo novembre dell’anno di raccolta delle uve. Un vino di colore rosso rubino, profumo intenso e fruttato, di 12 gradi e mezzo. La doc si riferirà esclusivamente al territorio del Comune di Alba.


(La Stampa, 21/7/2000)

Degustazioni, chef a confronto, proclamazione dei vincitori del Premio
A Monteu Roero trionfa l’arneis. La sagra dedicata al pregiato vino bianco



Giuseppina Fiori
MONTEU ROERO Il Roero arneis, il vino bianco pregiato delle colline roerine, sarà al centro di quattro giornate di festeggiamenti, da oggi a lunedì, in località Sant’Anna. La "sagra del Roero arneis", che giunge quest’anno alla XIV edizione, si presenta con il titolo rinnovato: "Le ragioni storiche di un successo". "Quest’anno si è voluto dare un tema alla festa - dice il sindaco, Giovanni Negro - in modo da presentare e approfondire i diversi aspetti che ruotano attorno al vino e al suo mondo. Il titolo ’’Le ragioni storiche di un successo’’ vuole essere un trait d’union tra le varie manifestazioni del Roero già svoltesi o che si svolgeranno nell’arco dell’anno. Partecipando alla sagra di Sant’Anna si potrà scoprire che l’arneis ha una storia da raccontare lunga più di sette secoli, considerando che il primo documento che ne parla risale al 1303".
I festeggiamenti prenderanno il via oggi con l’inaugurazione della sagra (ore 17,30), l’apertura della mostra dei vini, dei prodotti tipici e la consegna del XII premio giornalistico del Roero. Alle 20,30 "Roero red top", serata enogastronomica curata dalla scuola alberghiera di Barolo con piatti abbinati al vino rosso Roero. Le manifestazioni proseguiranno domani con uno spettacolo teatrale in piazza (ore 21), domenica con una corsa in mountain bike (ore 9,30) e una cena sotto le stelle con spettacolo pirotecnico (ore 21). Lunedì (ore 20,30) tornerà l’iniziativa "Il piatto per il Roero arneis" che vedrà i cuochi del Roero, delle Langhe e di altre contrade presentare piatti inediti creati per il Roero arneis, utilizzando le risorse della loro terra.

(La Stampa, 21/7/2000)


Approvate ieri. Sono Nizza, Colli astigiani e Tinella. La famiglia della Barbera ha le tre nuove sottozone

NIZZA
A luglio del 2002 si potranno stappare le prime bottiglie di Barbera d’Asti sottozona Nizza, mentre al Capodanno del 2003, sarà pronta la Barbera Colli Astiani e Tinella. Ieri mattina, dopo un iter burrascoso e difficile durato quasi dieci anni, le tre sottozone del più famoso vino dell’Astigiano sono state approvate dal comitato nazionale vini. E poco dopo le linee tra Roma ed Asti si sono fatte roventi: i piemontesi membri del gruppo hanno fatto a gara ad inoltrare la "buona novella" a giornali, politici e produttori.
Soddisfazione da parte di tutti, anche se non si faranno attendere le lamentele di alcuni paesi esclusi, che comunque potranno presentare osservazioni. Ma se non ci saranno stravolgimenti sostanziali, a settembre il parere del comitato diventerà definitivo con la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale e dalla prossima vendemmia si lavorerà per le sottozone.
"E’ la conclusione di un lavoro complessivo che ha impegnato tutti - racconta Ercole Zuccaro, direttore dell’Unione agricoltori di Torino e membro del comitato nazionale - a volte approviamo doc di scarsa risonanza. In questo caso si è interpretato in modo perfetto l’intento della legge 164, perchè si offre un rafforzamento ad un prodotto già notissimo sul mercato".
La sottozona Nizza comprende il territorio del Comune omonimo, Agliano, Belveglio, Calamandrana, Castel Boglione, Castelnuovo Belbo, Castelnuovo Calcea, Castel Rocchero, Cortiglione, Incisa, Mombaruzzo, Mombercelli, Vaglio Serra, Vinchio, Bruno, Rocchetta Palafea, Moasca e San Marzano. Colli Astiani o Astiano (libera scelta ai produttori tra le due possibilità), conta su vigneti in territorio di Asti (circoscrizione San Marzanotto-Valle Tanaro e Montemarzo), Isola (lato sinistro strada per Montegrosso), Mongardino, Vigliano, Montegrosso, Montaldo Scarampi, Rocca d’Arazzo, Azzano. La denominazione Tinella ha una storia curiosa: era stata presentata come Lauretum, zona evocativa di storia medievale, ma per la legge occorrono indicazioni geografiche, ecco allora, il ricorso al torrente Tinella. La zona comprende: Costigliole, Calosso; Castagnole Lanze, Coazzolo, Isola (lato destro della strada per Montegrosso).
A grandi linee sono simili i requisiti dei tre disciplinari: 12 gradi e mezzo alla produzione, 13 al consumo, 70 quintali ettaro di produzione (49 ettolitri), viti allevate con controspalliera e potatura Guyot, piante con non più di dieci gemme per ceppo in media.
Zone di imbottigliamento per Nizza, l’intero Piemonte, per le altre sottozone Asti, Alessandria e Cuneo.


(La Stampa, 21/7/2000)


Danni (40 %) alla produzione. Vento caldo, vino a metà

La Coldiretti di Catanzaro, Crotone e Vibo Valentia ha segnalato alle autorità competenti i seri danni causati dai venti caldi e dalla eccessiva calura dei giorni scorsi alle culture vinicole del Crotonese, in particolare nei Comuni dell'Alto Ionio. Ne da notizia una nota della stessa Coldiretti . L'organizzazione degli agricoltori lamenta che il caldo eccessivo degli ultimi giorni ha irrimediabilmente compromesso la vendemmia del Crotonese, in particolare nei Comuni di Carfizzi, Casabona, Cirò, Cirò Marina, Crucoli, Melissa, Pallagorio, San Nicola dell'Alto, Strongoli, Umbriatico. Secondo i viticultori ci sarebbe già stato un calo della produzione di oltre il 40 per cento. Il tutto - denuncia la Coldiretti - in una situazione di grande sofferenza del'agricoltura e della zootecnia crotonese. Il direttore della Coldiretti Francesco De Luca ha inviato una comunicazione all'Ispettorato provinciale dell'Agricoltura, braccio operativo dell'assessorato regionale, per far scattare gli accertamenti sui campi. Analoga comunicazione è stata inviata all'Ufficio tecnico erariale e all'Ufficio imposte dirette per attivare le provvidenze e gli sgravi contributivi ai fini delle norme vigenti. Inoltre è stata inviata ai sindaci dei Comuni dell'Alto Ionio Crotonese perchè segnalino gli eventi calamitosi. "Contiamo molto sulla collaborazione dei sindaci - ha affermato De Luca - e confermiamo la nostra totale disponibilità".



(La Gazzetta del Sud, 21/7/2000)

In aumento l'export del nostro vino. Francesi partner eccellenti.

TRAPANI - Cresce l'export di vino siciliano. In linea con l'andamento degli ultimi anni, anche il 1999 si è rivelato molto positivo e ha fatto segnare un +77 per cento delle esportazioni, pari a un totale di 2,1 milioni di ettolitri di vini e mosti venduti all'estero. E' il miglior risultato degli ultimi otto anni, escludendo il 1995, quando le esportazioni dell'isola avevano oltrepassato i 2,2 milioni di ettolitri. Lo rivela uno studio dell'Istituto regionale della vite e del vino. Nel '99 la Sicilia ha inoltre confermato il suo ruolo di quinta regione esportatrice superata, nell' ordine, da Veneto, Emilia Romagna, Puglia e Piemonte. A trainare il comparto, la Francia che ha acquistato circa 1,6 milioni di ettolitri (+69%) su base annua, su un totale importato dall'Italia di 4,2 milioni di ettolitri. Il prodotto più richiesto dai francesi rimane il vino sfuso, anonimo e di primo prezzo, acquistato a circa 610 lire al litro, tanto che in valore la Francia ha rappresentato solo il 48% degli introiti totali (95,3 miliardi), benchè abbia assorbito il 75% delle esportazioni. Il 1999 ha segnato anche il ritorno degli importatori spagnoli, che con 266mila ettolitri di vino acquistato hanno aumentato significativamente la loro domanda, attestata ad appena 33mila ettolitri nel '98. Altri importanti clienti per il vino siciliano sono stati Germania (+70%) e Stati Uniti, facendo registrare entrambi un segno positivo rispetto all'anno precedente. Si guarda ora con interesse al Regno Unito, che con solo il 5% delle esportazioni in volume copre oltre il 14% degli introiti.


(La Gazzetta del Sud, 21/7/2000)

Teresa De Sio e Mietta "accendono" la festa del vino

Si affida a due cantanti di successo, di diverso stile e forte personalità, la Cantina Sociale di Tollo per celebrare il trentennale della "sagra del vino" che ogni anno a luglio apre i propri spazi produttivi ai soci e alla gente per importanti eventi. Di natura enogastronomica, soprattutto, perchè si possono gustare vini d.o.c. Montepulciano d'Abruzzo, Cerasuolo e Trebbiano d'Abruzzo nelle produzioni più prestigiose della Cantina Sociale, con piatti tipici abruzzesi e trascorrere serate in compagnia di protagonisti del mondo della canzone e dello spettacolo. E questa sera alle 22 sarà la cantante napoletana Teresa De Sio a deliziare gli appassionati di musica leggera. Domani sera alla stessa ora, appuntamento con Mietta che fa tappa a Tollo in provincia di Chieti nel suo "tour" estivo dal titolo accattivante "Fare l'amore" su e giù per l'Italia. Se non l'avete già fatto, segnate sull'agenda queste due serate all'insegna di Bacco e di...Venere, che non guasta mai, soprattutto in una calda serata estiva.


(Il Messaggero, 22/7/2000)


Questa sera l'ultimo concerto a Calamandrana. Barbera di successo da gustare col blues

Hanno avuto un successo addirittura superiore alle aspettative le prime due serate di "Barbera Blues", il ciclo di concerti organizzato nell'ambito del festival "Teatro e Colline" a Calamandrana Alta. La minirassegna musicale si concluderà questa sera con l'esibizione del complesso "Ghost Notes" di Genova. La "Morblus Band" giovedì sera, e "The Slim Simon's Terrible Friends" venerdì, hanno avuto il conforto della presenza di un foltissimo pubblico che non si è limitato all'ascolto delle interpretazioni musicali dei due complessi, ma ha anche notevolmente apprezzato l'abbinamento ai migliori Barbera d'Asti della zona (la scelta è stata curata da Pier Ottavio Daniele dell'Enoteca regionale di Canelli) e le degustazioni proposte dalla bella e fornitissima Bottega del Vino di Calamandrana, un punto di riferimento per gli appassionati del buon vino.
Come già ricordato il ciclo di "Barbera Blues" si conclude questa sera sulla piazzetta del paese, con inizio alle 23,30; l’ingresso è libero. La rassegna teatrale, invece, prevede per questa sera gli spettacoli "Kissing Otello", "Sanctorum Martirium" e "In bianco" e per la serata conclusiva di domani "La corona sognata" dal Macbeth di Shakespeare e "Quasi Invisibile" del gruppo La Fionda.
Per informazioni si può telefonare allo 0141/75.733 (e-mail: teatroecolline@katamail.com )


(La Stampa, 22/7/2000)

 


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