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I TITOLI


Locri. Amministratori e tecnici a confronto sul progetto di turismo enogastronomico. La "strada del vino" nelle terre del Bianco e del Greco

Enzo Romeo
LOCRI - Un nome originale, indicativo di un ambizioso programma che consenta lo sviluppo del turismo enogastronomico. "La strada del vino" è il titolo riassuntivo di un progetto proposto dal sindaco di Bianco Antonio Scordino, sostenuto da gli altri primi cittadini del comprensorio, oggetto di un appuntamento - a metà tra convegno e riunione operativa - che ha visto a confronto, ieri pomeriggio, a palazzo Nieddu Del Rio di Locri, manager, politici, rappresentanti istituzionali e di associazioni e ovviamente imprenditori. Un'idea tutt'altro che banale, il cui scopo non è solo quello di programmare lo sviluppo delle imprese che investiranno nel settore enogastronomico, ma di arrivare a una complessiva valorizzazione delle cose di Calabria, di cui si possono cogliere espressioni nei sapori, come nel vasto - e non ancora del tutto valorizzato - patrimonio dei beni culturali. Partire da elementi solo apparentemente semplici e giungere a risultati di prestigio è dunque la filosofia posta alla base di questa idea. La Locride è indubbiamente terra di vini. Si pensi al vino Greco e al Mantonico di Bianco, come al Greco di Bivongi e al Mantonico di Palizzi: tutti prodotti impostisi, anche se con fatica, all'attenzione degli esperti, e inseriti nelle migliori guide enologiche. Un più che valido punto di partenza per avanzare una proposta di ampia portata. Considerata nella sua accezione più semplice, l'espressione "La strada del vino" è dunque di grande pregnanza e significato. Il nome scelto è stato ben meditato, allo scopo di riassumere gli obiettivi che si intendono perseguire, in modo ampio ma vario e articolato. Una volta messe a punto la strategia complessiva, si delineeranno chiaramente i meccanismi che si pensa di innescare, per giungere alla valorizzazione delle molte culture presenti nel comprensorio. Insomma un percorso ideale, tra geografia e storia, economia, arte e tradizioni, capace di stimolare inizialmente la curiosità della gente e del potenziale visitatore. "Siamo consapevoli - dice Scordino - del fatto che il nostro territorio ha enormi potenzialità, quasi del tutto non sfruttate. Un atteggiamento negativo che comporta ulteriori danni, che si aggiungono a quelli già conosciuti. "La strada del vino" vuole essere di certo un'occasione di stimolo, ma anche lo strumento di riferimento per progettare nero su bianco, partendo dalla nostra cultura enogastronomica, lo sviluppo economico del territorio. Non ha questo progetto il carattere dell'esclusività, ma riteniamo che anche dal settore del quale ci stiamo interessando possano giungere proposte molto serie".



(La Gazzetta del Sud, 27/7/2000)


Domani a Torino due incontri. Da sciogliere il nodo dei 120 mila ettolitri di eccedenze dello scorso anno. Moscato, si tratta in Regione. Il Consorzio: "L'accordo si può fare"

Fulvio Lavina
ASTI Potrebbe essere la settimana decisiva per l'accordo sulle uve Moscato. Domani mattina in Regione è convocata la Commissione paritetica e in giornata si riunirà anche la Commissione agricoltura. Dai due incontri, potrebbero arrivare segnali decisivi per sbloccare una trattativa al momento ferma. Il nodo grosso, sembra essere quello delle eccedenze: che cosa fare dei 120 mila ettoltri, residuo della scorsa vendemmia, ancora stoccati nelle cantine? La parte agricola spinge per la distillazione, e c'è una proposta di legge regionale dei Ds che va in questa direzione. Guido Bili, presidente del Consorzio di tutela dell'Asti, domani sarà a Torino per la "Paritetica".
La distillazione convince anche gli industriali?
"Sì, purché non sia fine a se stessa o vista come concessione ad un settore in crisi"
Quindi che cosa proponete?
"Non basta distillare, occorre che a fianco si creino occasioni di sviluppo. E questo avviene se si pone l'"Asti" come problema centrale dell'economia agricola piemontese".
Lo scorso anno, anche grazie all'"effetto Millennio" si sono vendute 80 milioni di bottiglie, quest'anno le previsioni sono un po' al di sotto di quella quota: che cosa succederà sul mercato?
"E' indubbio che si deve continuare nella politica della promozione. Per fine estate avremo i risultati di una ricerca di mercato condotta in Italia, Inghilterra e Germania. Puntiamo anche sul mondo dei ristoratori, e non dimentichiamo le iniziative che l'Associazione produttori ha portato avanti, in particolare verso i giovani".
C'è chi imputa alle aziende di favorire la confusione del consumatore, con prodotti similari all'"Asti"...
"Il vero problema è non avere sul mercato prodotti che nel nome richiamino l'"Asti", come ad esempio "moscato spumante". Ma il consumatore chiede anche prodotti dolci: un'azienda non può non tenerne conto. E i dati dimostrano che si può vendere più "Asti" pur avendo in catalogo anche spumanti cosiddetti alternativi". L'altro nodo è il prezzo: lo scorso anno era 16.700 lire il miriagrammo.
Quest'anno?
"Da parte industriale non c'è una posizione unitaria: la maggioranza è per confermare quella cifra, ma chi opera prevalentemente su mercati più poveri, dice che con quei costi non ce la fa a reggere la concorrenza".
C'è la novità dei "Cobas": che cosa ha cambiato?
"Beh, non siamo di fronte a dei rivoluzionari, ma a persone convinte dell'importanza complessiva che ha il loro prodotto. Hanno ritenuto di doversi impegnare in prima persona, e la loro grande voglia di fare può aiutare tutto il settore a superare i problemi, se si continuerà nel confronto serio. Anzi ho fatto loro precise proposte".
Cioè?
"Nell'ultima riunione del Consiglio del Consorzio al rappresentante dell'Associazione ho sollecitato la presenza di un esponente dei cosiddetti "liberi produttori". Con questo voglio che il Consorzio sia un momento importante di confronto tra le parti: dalla partecipazione di tutti nasce la tutela del prodotto."
In definitiva: a 40 giorni dalla vendemmia, l'accordo si firmerà?
"Sono convinto di sì, è necessario. Aspettiamo di capire che cosa si farà delle eccedenze: da quella decisione dipenderanno alcune scelte.
"


(La Stampa, 23/7/2000)


Il sì in Commissione. Flavescenza dorata. La Camera approva gli aiuti ai viticoltori


Anche la commissione agricoltura della Camera (come quella del Senato), ha approvato un provvedimento sulla flavescenza dorata. Lo comunica il deputato astigiano Vittorio Voglino, che sottolinea i punti principali dell'emendamento: "La flavescenza viene inserita tra le calamità naturali della legge 185/92, abbattendo il limite di danno per l'intervento dal 35 al 10 per cento". Inoltre sono previsti contributi per gli espianti e i reimpianti con fondi statali e regionali e aiuti alle cantine cooperative che avranno meno conferimenti di uve a seguito della malattia. Voglino aggiunge: "Mi rammarico che i parlamentari del Polo e della Lega non abbiano aderito all'iniziativa, che si spero sarà approvata in tempi stretti. Il Governo si è impegnato a trovare i fondi necessari".


(La Stampa, 23/7/2000)


Il maltempo ha costretto i viticoltori a svolgere lavori straordinari. Uva, costi di produzione in salita. Saranno più cari i vini del nuovo millennio?

Se contassero le ore spese fra i filari quest'anno dai viticoltori, il vino dell'annata 2000 dovrebbe avere un prezzo superiore del 25% rispetto ad un'annata normale. Perchè questa si profila come un'annata straordinaria. Primavera siccitosa, estate piovoso, e lavori "straordinari" per i viticoltori. Per l'andamento climatico sfavorevole i pregiati vigneti dell'Astigiano hanno dovuto combattere contro i rischi di infezioni fungine e i viticoltori sono intervenuti con appropriati trattamenti. Soprattutto nell'Astigiano, dove per garantire una produzione compatibile con l'ambiente, si utilizzano prodotti naturali, come il rame e lo zolfo, i produttori di uva hanno dovuto ripetutamente "assistere" le uve e "uscire" con i loro trattori sui vigneti. "Un aumento di costi che, a questo punto dell'annata, possiamo già quantificare - sottolinea Ernesto Novara, viticoltore di Cantarana - in almeno il 20% in più delle spese sostenute nel corso di un'annata con piogge e sole regolari".
La qualità e la quantità delle uve, salvo dove si sono registrate grandinate, grazie alla perizia dei viticoltori e alla capillare organizzazione di assistenza tecnica, sono comunque molto buone. "Sì - sottolinea Piero Bosca, tecnico Coldiretti specialista della vite - abbiamo avuto molto lavoro, ma l'annata 2000 promette bene. Se ad agosto avremo belle giornate di sole si prospetta una vendemmia con ottime uve e in quantità buona". L'aggravio dei costi di produzione è anche dovuto agli interventi preventivi sulla flavescenza dorata, una preoccupante malattia della vite, di cui il Ministero ha predisposto la lotta obbligatoria.
"L'anno scorso - spiega Ernesto Novara - dalle mie uve barbera ho ricavato in media mille lire al chilogrammo, per avere un piccolo margine di profitto, quest'anno dovrei incassare almeno 200 lire in più".
Una prerogativa legittima, ma non scontata, che vedrà i viticoltori impegnati nelle contrattazioni con le cantine e loro i mediatori di uve, prima della vendemmia. Fare il viticoltore per altro è un mestiere difficile, considerando però l'alto prestigio conquistato dai vini astigiani in questi ultimi anni, chi ha lavorato con professionalità e competenza si vedrà sicuramente premiare l'alta qualità delle sue uve. E il suo lavoro straordinario dell'annata 2000.


(La Stampa, 23/7/2000)


Fallita in Camera di Commercio ad Alba anche la mediazione sulle barbere. Dolcetti, niente intesa sui prezzi. Mercato troppo incerto per pensare al futuro

Giuseppina Fiori
ALBA Nessun accordo sui prezzi delle uve dolcetto e barbera d'Alba doc. Dopo l'intesa verbale raggiunta pochi giorni fa per le uve Roero arneis doc (è stato stabilito il prezzo indicativo non vincolante di 15 mila lire al miriagrammo per la vendemmia 2000) è stata tentata una mediazione anche per dolcetti e barbere, senza ottenere alcun risultato.
La riunione tenutasi ieri mattina alla filiale di Alba della Camera di commercio si è conclusa con nulla di fatto. Il discorso è stato lasciato cadere ed al momento non è previsto nessun altro incontro in materia. All'incontro (come già era avvenuto per l'arneis) erano presenti i rappresentanti delle organizzazioni agricole (Coldiretti, Unione Agricoltori, Cia), del Consorzio di tutela vini, delle aziende interessate all'acquisto delle uve e i produttori. Il confronto è stato presieduto da Gigi Rosso, presidente della Consulta vitivinicola. Tra le ragioni addotte per non giungere ad un accordo (benché verbale e non vincolante) ci sarebbe l'attuale incertezza sul mercato del vino. Le aziende compratrici non hanno voluto prendere impegni, se non quello generico di essere disposte a premiare la qualità.
Le uve dolcetto nella doc di Alba l'anno scorso erano state pagate al prezzo medio di 12 mila lire al miriagrammo. Quelle di Diano, Dogliani e Langhe Monregalesi, 14 mila lire. Le uve barbera d'Alba doc nel '99 avevano spuntato il prezzo medio di 12.500 lire al miriagrammo. Tra i vini albesi, ad avere qualche difficoltà di mercato è il dolcetto, il barbera, invece, è stato rivalutato molto negli ultimi anni.

(La Stampa, 25/7/2000)


Frascati doc, l'ente di tutela dà l'ok. Manca solo il decreto ministeriale per avviare l'imbottigliamento in zona

di LUIGI JOVINO
Il via libera all'imbottigliamento in zona per il vino Frascati Doc arriva anche dal Comitato nazionale tutela vini che, dopo un'ampia fase istruttoria, ha dichiarato legittime le motivazioni ispiratrici del decreto provvisorio emesso nel giugno scorso da Alfonso Pecoraro Scanio, ministro delle Politiche agricole.

Adesso si attende il decreto ministeriale per legalizzare definitivamente l'imbottigliamento in zona. Piena soddisfazione è stata espressa da Mario Gargano, presidente della Coldiretti di Roma e Lazio il quale si augura che "il passo conclusivo della vicenda si compia prima della prossima vendemmia per tutelare adeguatamente gli interessi dei coltivatori castellani". "Semmai ce ne fosse stato bisogno -aggiunge Sergio Urilli, sindaco di Monte Porzio Catone - la vicenda dimostra la tempestività e la grande intuizione del ministro Pecoraro Scanio che con il decreto ha contribuito in modo determinante a salvare i destini dei coltivatori locali".

Il primo cittadino di Monte Porzio, adesso, però, si attende un segno di buona volontà delle aziende vitivinicole che, "con l'imbottigliamento in zona si vedono enormemente rivalutate le scorte di vino in eccedenza e di conseguenza dovrebbero stabilire un prezzo delle uve più equo tale da permettere ai produttori di continuare a lavorare". La preoccupazione degli enti locali è soprattutto quella di fornire ai coltivatori, utlimi baluardi contro la speculazione edilizia, il giusto reddito per evitare pericolosi cedimenti al "fronte del cemento". L'argomento del prezzo delle uve Frascati Doc, diminuito consistentemente negli ultimi due anni di una percentuale del 40 per cento, è però, tabù per produttori e vinificatori, che nell'imminenza della scelta fanno pretattica.

"Non spetta a noi stabilire il prezzo delle uve nella prossima vendemmia -dice Umberto Notarnicola, presidente del Consorzio tutela vini Frascati Doc - il nostro compito è quello di avvicinare le industrie ad i produttori per arrivare ad una scelta concordata". Ed anche se nessuno parla, l'impressione è che nel prossimo anno il prezzo delle uve possa addirittura scendere. A questo punto, come sostengono gli amministratori delle città produttrici del vino Frascati Doc, potrebbero diventare strategiche le posizioni delle due cooperative sociali ancora presenti nel panorama produttivo del vino Frascati Doc che, sebbene in gravi difficoltà finanziarie, possono svolgere azioni di calmiere dell'inquieto mercato.


(Il Messaggero, 27/7/2000)


Se il vignaiolo promuove il territorio. I trionfi targati barolo sono decisivi per tutte le colline

Luca Ferrua
BAROLO Chi ha detto che i produttori di vino non fanno abbastanza per il territorio? La vecchia polemica sull'ingratitudine del vignaiolo fa parte di un recente passato. Non per merito di una coscienza collettiva della categoria, ma per quanto fatto da alcune aziende capaci di promuovere al meglio le loro etichette, stimolando i turisti di tutto il mondo ad andare a scoprire dove nascono barolo e barbaresco con quello spirito di rispetto e quella fame di cultura di chi si avvicina alla Toscana o alle regioni del Bordeaux e dello Champagne.
Ogni successo internazionale di un vino - ovviamente non solo da un punto di vista economico - ha importanti ricadute sul territorio, così come ogni vetrina prestigiosa conquistata da un produttore o ogni idea che consente di abbinare l'intero arco delle colline di Langa, Roero e Monferrato a un'immagine di qualità.
Il presidente dell'Atl, Claudio Alberto, massimo esponente del turismo tra Alba e Bra non ha dubbi: "I produttori con i loro vini sono un biglietto da visita fondamentale quanto i tartufi. Questa generazione ha voglia di cancellare gli errori del passato, di lanciare una sfida di immagine che passa attraverso i vecchi cascinali da recuperare e non vuole ripetere gli errori urbanistici che hanno segnato in negativo le nostre colline. Certo in ogni categoria c'è chi non lavora nella stessa di direzione degli altri, ma ci sono aziende che rendono un servizio importante al territorio".
E così grazie al vino ci sarà una grande settembre aperto, il 3, dall'asta del barolo a La Morra e arricchito, il 9, dalla decima edizione del premio "Langhe Ceretto" a Castiglione Falletto. Per la prima volta i vincitori del prestigioso appuntamento letterario saranno resi noti sono al momento della premiazione.


(La Stampa, 27/7/2000)

Un itinerario enogastronomico nel nome del Barone Defuk

Tra leggenda e realtà Montefiascone si apre a un itinerario enogastronomico. Si terrà infatti nei week end del 4-5-6 e del 12-13-14-15 agosto, dalle ore 19 alle 24, "In cantina con Defuk", un'esposizione di vini e di prodotti gastronomici locali in molte cantine falische del centro storico, che si svolge nell'ambito della fiera del vino.
La novità è che ogni cantina è stata restaurata per questo appuntamento e che ognuna avrà un produttore vitivinicolo dell'alta Tuscia.
Il mitico Est Est Est di Montefiascone sarà naturalmente il vino principe di tutta la kermesse enogastronomica, e insieme alle bontà culinarie del Viterbese saranno presentate anche mostre di artigianato, pittura contemporanea, monete antiche e reperti archeologici. Il tutto si concluderà alla Rocca dei Papi dove, in cima al colle che ospitò in alcuni momenti famosi pontefici, verranno esposte le opere di artisti e letterati famosi come Antonio da San Gallo, Pietro Bembo e Jacopo Sadoleto.
Non mancheranno riferimenti alla celebre storia-leggenda di Defuk, il barone tedesco che, nel 1111, venne in Italia al seguito del re Enrico V di Germania. Tanto è vero che ogni agosto un corteo storico falisco ricorda, nel tempio di san Flaviano, questa storia e la "beata" morte nel 1113 di Defuk.

 

(Il Messaggero, 27/7/2000)



Fontanafredda ha premiato i conferitori. A Serralunga le migliori uve della vendemmia '99

Fontanafredda ha premiato per la prima volta i migliori fornitori di uve per le diverse tipologie di vini rossi - Dolcetto d'Alba, Barbera d'Alba, Nebbiolo d'Alba, Barbaresco e Barolo, assegnando il diploma con medaglia per la migliore qualità delle uve della vendemmia 1999. I riconoscimenti sono stati assegnati a Giovanni Barbero per il Dolcetto d'Alba, Lorenzo Cristino per il Barbera d'Alba. Umberto Monte per il Nebbiolo d'Alba, Mario Marcarino per il Barbaresco e Rosa Sanso per il Barolo. La premiazione per il direttore Giovanni Minetti di fare il punto sul problema delle uve: "La situazione è sicuramente difficile ma non più di quanto lo sia stato tante volte in passato, ma le difficoltà servono anche a fare chiarezza. Fontanafredda ha individuato due elementi fondamentali: unicità e riconoscibilità dei propri vini, espressione di un territorio unico".


(La Stampa, 28/7/2000)


Classifica di "Wine". Un barolo ‘90 di Chiarlo tra i "grandi"

CALAMANDRANA. Il Barolo Cerequio del '90 di Michele Chiarlo ha ricevuto uno dei riconoscimenti più prestigiosi del mondo: per conto della rivista inglese Wine, una giuria di 42 degustatori, l'ha posto in testa alla classifica dei grandi rossi del mondo. Con 92 punti il Barolo Cerequio domina, a pari merito con il Chianti Il Borgo di Ruffino, la classifica dei 32 migliori vini, selezionata su 140 campioni esaminati, di Paesi come Australia, Cile, Francia, Sudafrica e Stati Uniti. A poca distanza da Chiarlo, si è piazzato Angelo Sonvico della cascina La Barbatella, con "La Vigna di Sonvico" del '90. Tra i piemontesi, barolisti come Voerzio, Conterno e Bricco Rocche. Una curiosità: gli italiani sono massicciamente presenti in graduatoria, davanti ai francesi. Ed oltre ai tradizionali toscani (Montepulciano, Solaia di Antinori), non manca un vino del Sud come "Donna Lisa" uno Chardonnay affinato in barrique, di Leone De Castris di Salice Salentino.

(La Stampa, 28/7/2000) 


Nasce il Grifone, un rosso per pochi

di TIZIANA CAPOCASA
UN GRANDE vino da meditazione per festeggiare un importante traguardo. Nasce da trent'anni di esperienza "Il Grifone" ultima "creatura" della tenuta Cocci Grifoni di San Savino di Ripatransone, un Rosso Piceno Superiore di eccellente struttura e classe superiore. Da selezionate uve di Montepulciano, Sangiovese e Cabernet-Sauvignon, "Il Grifone", costituisce il fiore dall'occhiello dell'apprezzata azienda agricola che ha raggiunto il traguardo dei trenta anni di attività. Il vino che deriva solo da vendemmie di grandi annate, come quella appunto del '97, ha riscosso un enorme successo al Vinitaly di Verona dove è stato presentato per la prima volta ad un pubblico di intenditori. Le bottiglie prodotte di questo grande vino sono appena 5 mila, di cui 600 magnum da stappare per accompagnare piatti di alta cucina, a base di cacciagione, funghi e tartufo. Per festeggiare i trent'anni dell'azienda, il fondatore Guido Cocci Grifoni che ormai sta lasciando il passo alle figlie, Paola l'enologa e Marilena, esperta nella commercializzazione, ha voluto circondarsi dei suoi più stretti collaboratori, sia di campagna che di cantina, fiero insieme a loro di non aver abbandonato il mondo agricolo, negli anni Sessanta nel grande esodo verso la città. Una scelta rivelatasi vincente per la notevole qualità raggiunta nella produzione di vini con etichette dai nomi come "Podere Collevecchio" da vitigno autoctono di Pecorino, "Villa Mossieri" Cru Rosso Piceno Superiore, "Vigneti San Basso" Cru Falerio Colli ascolani senza tralasciare la "Passerina Brut", spumantizzazione in purezza, del vitigno Passerina. E' piacevole trascorrere, qualche ora tra le vigne che si estendono in Contrada Mossieri oppure nell'attrezzatissima cantina in compagnia di Paola Cocci Grifoni, che si prende cura delle pubbliche relazioni. Eppoi si può proseguire lungo la strada del Rosso Piceno Superiore, fino ad Offida, delizioso centro turistico rinomato per l'artigianato del tombolo, i suoi bei monumenti tra cui la chiesa di Santa Maria della Rocca, e l'ottima cucina. Salendo nella parte più alta di Offida si trova, in via Tesino, il ristorante agrituristico "Rosa dei venti" tel. 0736/889201 che propone specialità tipiche della tradizione ascolana: vingiagrassi e paste fatte in casa, coniglio alla cacciatora. Squisite le olive ascolane da gustare anche come stuzzichino, magari accompagnandole con un calice di Passerina Brut.

(Il Messaggero, 28/7/2000)


Vendemmia senza manodopera, un summit


Anche quest'anno è emergenza manodopera per la vendemmia. Il problema sarà trattato lunedì alle 10.30, nella sede della Camera di commercio di Gorizia di via Crispi, nel corso di un summit al quale parteciperanno tutti gli enti, istituzioni e sindacati interessati dal fenomeno del calo di disponibilità di manodopera per i lavori autunnali della vendemmia. Nel corso del summit di lunedì in Camera di commercio sarà illustrato anche il nuovo contratto di lavoro degli operai agricoli della provincia di Gorizia.
Parteciperanno al vertice l'Unione degli agricoltori giuliani, la Prefettura, l'Inps, l'ispettorato e gli uffici del lavoro, l'ispettorato provinciale dell'agricoltura, la Camera di commercio, i Consorzi di tutela dei vini del Collio e dell'Isonzo, la Coldiretti, la Confagricoltori, la Cgil, la Cisl, la Uil, l'assessorato provinciale all'agricoltura.



(Il Piccolo di Trieste, 29/7/2000)

Festa del vino e miss in passerella, il cabernet doc sbarca all'estero

Atina festeggia il suo cabernet da poco definito d.o.c. dalla Regione. Lo fa per l'intera giornata odierna attraverso la festa del vino denominata "Prima cantina Atina, che animerà l'intero centro storico. Sarà un sabato in cui anche i palati più delicati potranno deliziarsi. La manifestazione inizia alle 10,30 con la degustazione di alcuni prodotti tipici locali. Alle 11, presso la biblioteca comunale Il Cabernet dal 1850 ai giorni nostri, un esempio di valorizzazione del territorio". Parleranno fra gli altri anche alcuni esperti del settore della viticoltura. "Il nostro vino - spiega l'assessore all'agricoltura Luigi Sabatini - è ricercato in America e in Giappone. Per essere riconosciuto di origine controllata deve contenere almeno una quantità di vitigno cabernet non inferiore all'85 per cento e il restante 15 di uve pregiate classificate dalla Regione. Il nostro obiettivo - conclude - è quello di valorizzarlo almeno a livello nazionale". Nel pomeriggio, alle 18, è prevista la presentazione e la degustazione di vari vini imbottigliati in diverse zone del Lazio, in particolare nelle province di Frosinone, Latina e Roma. Segue l'apertura delle cantine e circa 30 produttori esporranno il loro vino. Alle 23, infine, alcune ragazze sfileranno per conquistare il titolo di miss cabernet.


(Il Messaggero, 29/7/2000)



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