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Chieti
«I nostri vini sono ottimi ma dobbiamo fare meglio»

Il vino rosso fa buon sangue, il vino rosso fa bene al cuore, il vino rosso è il latte dei vecchi: per una provincia come quella di Chieti dove il "vino rosso Montepulciano d’Abruzzo" è una bandiera dela vitinicoltura non poteva mancare un "Corso avanzato di enologia sulla produzione di vino rosso". E dopo tanti corsi di iniziativa privata, questo, che vede la partecipazione di 30 enologi abruzzesi e che, iniziato l’8 maggio, si concluderà il 21 settembre, è organizzato sall’Azienda speciale "Agenzia di sviluppo" della Camera di commercio di Chieti.  Le motivazioni dell’iniziativa le ha illustrate Dino Di Vincenzo, presidente della Camera di commercio teatina nel presentare il corso: «I risultati raggiunti dai vini abruzzesi sono da considerare più che lusinghieri, quasi incredibili, se pensiamo a dieci anni fa. Ma questo non significa sentirsi arrivati: la concorrenza a livello mondiale è fortissima e le produzioni di Paesi inizialmente considerati di secondo piano come Cile, Argentina, Nuova Zelanda, Australia e altri, si propongono sul mercato con un buonissimo rapporto qualità/prezzo e con vini che raggiungono il cosidddetto gusto internazionale. La Camera di Commercio di Chieti - che rappresenta un terittorio dal quale proviene oltre il 70 per cento del vino abruzzese - si è fatta promotrice di questa importante iniziativa formativa e vuol farsi portatrice del sostegno necessario per rispondere alle esigenze di aggiornamento tecnico-professionale espresse dalle aziende». «Il nostro più importante patrimonio - ha aggiunto Di Vincenzo - è oggi rappresentato dal Montepulciano d’Abruzzo che, pur incontrando già il consenso degli esperti, possiede potenzialità di miglioramento notevoli che vogliamo sfruttare fino in fondo con la formazione dei tecnici in vigna e in cantina». Il corso che affronterà aspetti tecnologici nuovi, dall’analisi dell’uva alle diverse fasi di produzione, è tenuto da Antonella Del Bosso dell’Istituto enologia i Asti; Emilio Celotti dell’Università di Udine; i francesi Michel Moutounet, Jean Louis Escudier e Jacques Rousseau; Giuseppe Versini e Giorgio Nicolini dell’Istituto di S.Michele all’Adige e Iolanda Rosi dell’Università di Firenze. 
 

(Il Messaggero, 16/5/2000)



Sai riconoscere bendato un vino? Il Toscanello d'oro ti premierà

PONTASSIEVE — Si svolgerà dal primo al quattro giugno prossimi il Toscanello d'Oro, la trentennale rassegna di promozione dei vini Chianti Rufina Docg, Chianti Colli Fiorentini Docg e Pomino Doc. La manifestazione quest'anno presenterà due importanti novità: la prima relativa alla presenza dei produttori agli stand che saranno presenti nella piazza del comune e la seconda, che riguarderà una sorta di “degustazione cieca” all'interno delle sale del comune di Pontassieve.  I produttori, dunque, nell'edizione duemila del Toscanella faranno “orario continuato”. Non più soltanto il pomeriggio, ma anche la sera, con le degustazioni (un bicchiere sarà, come al solito, compreso nel prezzo del biglietto) che si potranno prolungare fino a sera. Il 2 giugno, venerdì, l'orario per assaggiare il “nettare di Bacco” sarà dalle 20,30 alle 23; il giorno seguente, sabato, l'orario sarà dalle 17 alle 23, mentre la domenica si inizierà alle 15,30 per fermarsi alle 22,30.  Sempre nelle giornate di sabato 3 e domenica 4 giugno, rispettivamente dalle 17 alle 22 e dalle 16 alle 21, si svolgerà anche l'assaggio senza vedere. I concorrenti, adeguatamente bendati e forniti di bicchiere e scheda personale, dovranno riconoscere tra Chianti Rufina ed altri vini a base Sangiovese prodotti in Toscana: Chianti Classico, Brunello, Nobile, Morellino e Carmignano.  Tutto questo sotto l'occhio attento di un sommelier professionista. I premi in palio? Ovviamente tante bottiglie di vino. Saranno ben sessanta per il primo classificato, 48 per il secondo, 36 per il terzo, 24 per il quarto e dodici per il quinto. 
Leonardo Bartoletti

(La Nazione, 16/5/2000)



La Spagna mostra i suoi gioielli in bottiglia. Brindisi spumeggiante in ambasciata

Brindisi a Palazzo di Spagna. In una delle più straordinarie ambasciate romane, quella della Spagna presso la Santa Sede, ieri sera accorrere di amici, diplomatici, aristocrazia e intellettuali, per assaggiare prelibatezze vinicole prodotte nella nazione dei padroni di casa. E venute dalla regione di Castiglia e Leone a cui è molto legato il presidente Aznar. A ricevere gli invitati, tra immensi saloni affacciati su piazza Mignanelli, lampadari grandi come piazze, tra busti del Bernini e arazzi da togliere il fiato, tra pareti rosse di damaschi, c’erano l’ambasciatore Carlos Abella y Ramallo e la affascinante moglie Donna Pilar con la figlia ventenne che porta lo stesso nome della mamma e, bellissima, fa l’attrice e vive a Washington. Quindici proprietari di vigneti sublimi hanno portato le specialità di Ribera del Duero. Vini bianchi cristallini e rossi sanguigni sono stati assaggiati intorno a tavoli con esuberanza di calici cristallini ogni per commensale. Conferenza enologica, tintinnio di bicchieri. Mentre i camerieri offrono pane e prosciutto della Castiglia molta approvazione per, ad esempio, il vino Carramimbre o il Crianza 97. Circa ottanta gli ospiti tra cui l’ambasciatore di Spagna presso lo Stato italiano Juan Prat y Coll e l’elegantissima moglie Leontine, gli ambasciatori presso la Santa Sede di Belgio e Colombia, la principessa Elettra Marconi con il figlio Guglielmo Giovanelli, Enrico Vanzina e la moglie Federica, Luca Giurato, il principe Lillio e la moglie Maria Pia Ruspoli, il marchese Giovanni Serlupi presidente del Circolo della Caccia, alcuni giornalisti spagnoli residenti a Roma. Raffinatissimo il buffet con doverosa paella e altre leccornie in sintonia con le libagioni. 
 

(Il Messaggero, 18/5/2000)



Wineday, cin cin da un milione di fan

Il count down è bell’e ripartito. I conti consuntivi si aspettano sempre più corposi. Otto i paesi stranieri già coinvolti nell’avventura (Usa, Sud Africa, Cile, Australia, Giappone, Argentina, Uruguay, Slovenia). Praticamente tutte le migliori denominazioni italiche sono “esplorabili" con visite in cantine in tutte le aree da vino più rinomate: Barolo, Barbaresco, Brachetto, Brunello, Nobile, Montepulciano d’Abruzzo, Chianti, Albana, Asti Spumante e Moscato d'Asti, Ghemme, Carmignano, Franciacorta, Gattinara, Gavi, Recioto di Soave, Sagrantino, Torgiano, Taurasi, Vernaccia di San Gimignano, Vermentino di Gallura... Un anno fa, il Wineday, il giorno di Cantine Aperte divenuto festa mondiale del vino, ha coinvolto oltre un milione di persone, piovute in oltre mille aziende. Per l’edizione 2000, il 28 prossimo, se ne aspettano di più. E d’ogni tipo. Il fatto è che l’offerta “parallela" al rendez-vous col vino di qualità nei luoghi e nelle “stanze" in cui nasce, è esplosa rispetto agli anni della preveggente intuizione del Movimento Turismo del Vino da cui è scaturita Cantine Aperte, e ora il Wineday: muica, spettacolo, feste di piazza, intratteni enti per bimbi al seguito, saporose parentesi gastronomiche... E si potrebbe seguitare al lungo. Sui dettagli torneremo alla vigilia. Intanto, informazioni attingibili presso il Mtv allo 055/697430-849421. E per il 28, ovviamente, non prendete impegni...
 

(Il Messaggero, 19/5/2000)


Concluso il 26º concorso enologico. Tutti i vini premiati con il Marengo doc

ALESSANDRIA 
I vincitori della 26ª edizione del concorso enologico provinciale «Marengo doc» sono stati presentati da Renato Viale, presidente della Camera di commercio - lo organizza con Asperia -, che ne ha sottolineato l’importanza per la valorizzazione dei vini doc alessandrini «vanto e ricchezza del territorio, carta vincente per il futuro economico della provincia e che meritano una attenzione particolare». Vasta la gamma, dalla barbera al grignolino d’Acqui passando attraverso dolcetto,  ettolitri, per il 90% doc o docg. Al concorso hanno partecipato 133 produttori con 441 campioni, tutti vini doc o docg. Le 12 giurie di esperti e assaggiatori dell’Onav hanno premiato 163 vini di 86 aziende: 21 aromatici, 45 bianchi e 97 rossi. A tutti va il «Marengo doc» e ai 24 migliori la «segnalazione speciale».  I premi «selezione speciale» sono andati, per gli aromatici, all’azienda Giulio Accornero di Vignale e ai Viticoltori dell’Acquese. Per i bianchi: Bersano & Riccadonna di Nizza, Cantina sociale di Rivalta Bormida, azienda Colonna di Vignale, Il Vignale di Novi, La Raia-La Battistina di Novi, La Torre di Castel Rocchero, La Giustiniana di Gavi, tenute  Montebello di Rocca Grimalda e S. Lorenzo di Novi. Per i rossi: Giulio Accornero, Bricco Mondalino e azienda Colonna di Vignale, Antico Convento di Carezzano, Cantine sociali di Alice Bel Colle, Ricaldone e Rivalta Bormida, Il Daino di Cassine, Livio Pavese di Treville, Paolo Poggio di Brignano, azienda Verrina di Prasco e Vini Banfi di Strevi. Il «Marengo doc» è andato per gli aromatici a Bricco Mondalino di Vignale, Cantine sociali di Cassine, Mombaruzzo e Ricaldone, Marengo, Vini Banfi e Contero di Strevi, San Ubaldo di Acqui, La Torre di Castel Rocchero, Livio Pavese di Treville, Rinaldi vini di Ricaldone e Viticoltori dell’Acquese. Per i bianchi: Podere Vignavecchia di Bosio, La Guardia di Morsasco, Nicola Bergaglio, Gian Piero Boglia e Cantine produttori Gavi, La Scolca e La Chiara di Gavi, Cantine sociali di Alice Bel Colle, Mantovana, Mombaruzzo, Ricaldone, Tortona, San Giorgio e Tre Castelli di Montaldo, vinicola Marenco di Strevi, Rocche di S. Martino di Bistagno, Colle Manora di Quargnento, Cossetti di Castelnuovo Belbo, fratelli Martini di Cossano, Giuseppe Gentile di Capriata, Domenico Ghio e La Smilla di Bosio, La Raia-La Battistina di Novi, Marisa Migliara di Castelnuovo Belbo, Livio Pavese di Treville, azienda Poggio di Vignale, Produttori insieme di Capriata, Rinaldi vini di Ricaldone, Villa Lanata di Cossano e Produttori dell’Acquese. Per i rossi: I Columbè di Corsione, Giulio Accornero, Bricco Mondalino e Pietro Alberti di Vignale, I Pola di Cremolino, La Guardia di Morsasco, La Puledra e Francesco Brezza di San Giorgio, Angelo Beccaria di Ozzano, Pier Carlo Bergaglio di Capriata, Bonfante & Chiarle di Mombaruzzo, vinicola Campazzo di Morbello, Cantine sociali di Alice, Colli di Crea, del Monferrato, Mantovana, Mombaruzzo, Ricaldone, Tortona, San Giorgio, Terre di Vignale e Tre castelli di Montaldo, casa Braida e casa Marenco di Strevi, Cascina Rocca di Morsasco, cascina Varocaro di Cella Monte, Castello di Lignano di Frassinello, Castello di Tagliolo, Elisabetta Castellucci di Acqui, Clemente Cossetti di Castelnuovo Belbo, Del Carabino di Tortona, Ivana Francescon di Rocca Grimalda, fratelli Bruno di Sarezzano, Ganora di S. Giorgio, Paolo Gatti di Camino, Domenico Ghio di Bosio, Goggiano di Refrancore, Carlo Grosso di Montaldeo, Il Vignale di Novi, La Cantinetta di Mombello, La Scamuzza e Silvio Morando di Vignale, La Smila di Bosio, La Valletta di Cremolino, Marcello Meda di Lu, Livio Pavese di Treville, azienda Poggio di Vignole, Produttori insieme di Capriata, Rinaldi vini di Ricaldone, Daniele Saccoletto di S. Giorgio, Danilo Spinoglio di Sala, Tenuta Carlotta di Ovada, La Tenaglia di Serralunga, Tenuta Montebello di Rocca Grimalda, tenuta S. Sebastiano di Lu, Cantina sociale Alice-Sessame, azienda Verrina di Prasco, Vicara srl di Treville e Vini Banfi di Strevi. 
 

(La Stampa, 19/5/2000)



CHIANTI
Sono i mesi a cavallo tra 1998 e '99. Da Bruxelles arriva l'idea super: si può fare l'uva geneticamente modificata, detta anche «superuva». Tutta bella, tutta buona, tutta senza doversi preoccupare dei 38 gradi o delle gelate di primavera come fanno sempre quelli là nel Chianti; soprattutto tutta uguale. Insorge il Chianti. Produttori e amministratori del Classico inviano a Bruxelles una diffida. Sulla scorta di quanto deciso a Radda, il coordinamento dei sindaci del Chianti ? portavoce Paolo Saturnini ? anche ieri ha ribadito il proprio «no» agli «Ogm» e soprattutto alla «superuva», «probabilmente dannosa, sicuramente letale per l'economia di singole regioni a vocazione vitivinicola come il Chianti». Il pericolo è dietro l'angolo perché in ogni caso gli esperimenti vanno avanti: tutte le forze di categoria del Chianti si preparano a nuove battaglie campali. 
 

(La Nazione, 20/5/2000)



RADDA IN CHIANTI ? Stop alla diffusione dei prodotti transgenici e del vino derivato diretto dai risultati prodotti dall' ingegneria genetica e valorizzazione dei prodotti locali e di quelli naturali. Lo ha chiesto il consiglio comunale di Radda al Governo italiano inviando a palazzo Chigi la relativa delibera. Dietro il documento approvato dal consiglio comunale di Radda si nasconde il terrore di tutto il Chianti: che cominci ad avanzare ad esempio la «superuva» (geneticamente modificata) capace di produrre un «supervino» asettico. E capace quindi di spiazzare completamente dal mercato vini dal forte colore locale (e diffusione mondiale) come il «Chianti Classico».  Si riaffaccia lo spettro dell'uva iperresistente. Si insiste troppo sui prodotti transgenici. Non è un caso che il «parlamentino» di Radda ? cuore nobile del Chianti ? scriva che «tali cambiamenti comportano una ristrutturazione del settore produttivo agricolo causando gravi scompensi socio-economici, in particolare a carico dei piccoli produttori agricoli». Trattasi del modo molto elegante per dire che
per vasti settori produttivi del Chianti Classico sarebbe la fine.  Secondo nell'ordine ma pari al primo per importanza: chi può negare in maniera assoluta che i prodotti geneticamente modificati (Ogm) siano dannosi per la salute? Meglio «adoperarsi affinchè sul territorio della provincia di Siena non siano coltivati e commercializzati Ogm». Meglio ancora «disincentivare e ostacolare l'introduzione di cibi transgenici derivati da Ogm» e «promuovere invece l'uso dei prodotti coltivati con metodi naturali nelle forniture per i servizi di refezione scolastica, aziendale e ospedaliera della provincia di Siena». Avere una «superuva» uguale per tutti, da Lampedusa al Baltico passando per il Chianti, sarebbe scacco matto. 

di Andrea Ciappi 

(La Nazione, 20/5/2000)


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