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13-19/2/2000

Sono quasi mille le adesioni degli operatori a favore dei marchi “Cirò doc” e “Melissa doc”. In dirittura d'arrivo il Consorzio di tutela dei vini

CIRÒ MARINA 
«Fermentano» le iniziative volte a dare, finalmente, uno strumento di tutela che riorganizzi il settore vitivinicolo nel Cirotano e promuova lo sviluppo economico e sociale del territorio puntando proprio sulla sua principale risorsa. Il Consorzio volontario di tutela dei vini «Cirò doc e Melissa doc», lungamente atteso, è ormai in dirittura d'arrivo grazie al raggiungimento di quel 40% delle adesioni degli operatori ? che risultano essere 990 ? che consente di andare alla sua costituzione. «Esperita ormai la procedura burocratica ? ha annunciato il sindaco di Cirò Marina, Domenico Facente ?, tra breve verrà fissata qui una riunione per procedere alla nomina degli organismi dirigenti del Consorzio che così diverrà finalmente operativo». Facendo tesoro della fallimentare esperienza del vecchio Consorzio di tutela del vino «Cirò doc», nel consiglio d'amministrazione del nuovo organismo di tutela ai grossi produttori, ai trasformatori e i commercianti vinicoli si affiancheranno anche i piccoli produttori viticoli. Inoltre, il nuovo Consorzio sarà rappresentativo di entrambe le denominazioni di origine controllata presenti nell'area: Cirò doc e Melissa doc.
Dopo la presentazione nei primi di dicembre, a Cirò Marina, della bozza di statuto elaborato dalla Camera di commercio di Crotone, nei mesi scorsi è stata aperta la campagna sottoscrizioni nei Comuni di produzione dei vini di origine controllata: Cirò, Cirò Marina, Melissa e Crucoli i quali hanno risposto positivamente all'appello essendo evidente a tutti l'importanza di associarsi e di adottare strategie di marketing adeguate a un mercato fortemente competitivo. La costituzione di un Polo universitario specializzato sulla vitivinicoltura (l'Università del vino) e la riattivazione della Cantina sociale di Cirò Marina ? sollecitando l'investimento di operatori del nord Italia ?, sono le direttive entro le quali si muove l'Amministrazione locale per sostenere e rilanciare il settore. I risultati del suo viaggio in Francia, in visita all'unica Università del vino esistente in Europa, sono stati illustrati lo scorso venerdì dal sindaco Facente al Comitato tecnico-scientifico incaricato lo scorso 27 dicembre di elaborare il progetto per la costituzione a Cirò Marina di un laboratorio sperimentale e di ricerca enologica che potrebbe essere l'avamposto della futura Università. Per sabato prossimo è stato quindi fissato un ulteriore incontro, stavolta però allargato anche agli esponenti politici e ai rappresentanti territoriali di categoria, per individuare insieme i percorsi possibili da seguire per reperire i finanziamenti necessari per dar corpo al progetto del Polo universitario. 
Margherita Esposito

(La Gazzetta del Sud, 14/3/2000)


Sabato si apre «Tipicità» al palasport di Porto San Giorgio. 
Nuovi fronti per il turismo. Ben ottanta stand, pasta e olio, vertenza con l’Ue
Alleanza tra alcuni paesi europei per il salvataggio dei prodotti tipici
 

di DIANA MARILUNGO

"Dal Forum di Tipicità uscirà un segnale forte da parte dei Paesi del sud del continente verso l'Unione Europea per la salvaguardia di alcuni prodotti quali per esempio la pasta fresca o l'olio extra vergine d'oliva." Anche questo è stato detto, ieri, nella conferenza stampa di presentazione di "Tipicità", il festival dei prodotti tipici delle Marche che il Comune di Fermo, insieme ad altri Comuni ed enti, organizza dal 18 al 20 marzo al Palasport di Porto San Giorgio. Parteciperanno, al forum di sabato prossimo, i rappresentanti di Francia, Portogallo, Spagna e naturalmente gli italiani con in testa l'assessore alle politiche agricole regionali. Per chi pensa che "Tipicità" sia solo il momento di esposizione dei "salami locali" e non invece circa 80 stands di altrettante ditte che cercano nell'agricoltura e nel settore alimentare una loro via di vita, ieri mattina il sindaco di Fermo, Ettore Fedeli, l'assessore allo sviluppo economico Luigina Zazio e il presidente della Camera di Commercio di Ascoli Piceno, Enio Gabellieri, hanno fatto chiarezza. "Stiamo lavorando a livello europeo - ha detto Gibellieri- per il riconoscimento del vino cotto". Ed ha aggiunto: "Tipicità dimostra che questo territorio ha saputo creare una nicchia che mette in risalto tutte quelle produzioni importanti e che gli danno rilievo internazionale ed aprono nuovi fronti al turismo al pari della calzatura che è una delle sue specificità. Ora bisogna mettere a sistema tutto ciò ed è importante l'unitarietà di intenti e di lavoro tra vari enti, quali Provincia, Regione, Comuni ed associazioni di categoria". Ma "Tipicità" è anche riscoperta per molti, attraverso i prodotti locali, delle proprie radici e di una cultura troppo spesso dimenticata. "Tipicità è un fatto culturale, oltre ad investire l'aspetto economico del territorio - ha affermato il sindaco di Fermo - è un'iniziativa che cresce di anno in anno e che sta sviluppando appieno una serie di potenzialità. Quello dei prodotti tipici - ha proseguito è un settore importante che dobbiamo sostenere e che è diventato, nel tempo, anche promozione del territorio stesso." Fedeli ha quindi aggiunto che l'iniziativa è anche strumento di rapporto con altri Paesi europei, non ultima quest'anno la regione della Touraine della Valle della Loira. A questo proposito, l'assessore Zazio ha precisato che il contatto con le regioni italiane e d'Europa che avviene a Tipicità "va al di là e ben oltre il rapporto di specifica esperienza di settore, i protocolli di intenti sottoscritti e che sottoscriveremo ne sono un esempio" (Castiglia y Leon, Sicilia, eccetera, ndr) . Ma la manifestazione è diventata stretta per il Palasport sangiorgese, tanto che in questa edizione è stata aggiunta all'esterno una tensostruttura per permettere a tutti gli espositori di essere presenti. Importante, oltre la presenza francese, anche quella della città di Marsala che proporrà i propri prodotti nei tre giorni dell'esposizione. Infine saranno presenti, oltre a gelatieri, ristoratori, panettieri e quant'altro, anche i florovivaisti che contribuiranno con un'interessante dibattito sulla flora marchigiana ad arricchire il confronto.

(Il Messaggero, 14/3/3000)


GAIOLE IN CHIANTI
Contatti a tre fra comune di Gaiole, Regione Toscana e provincia di Siena: argomento di discussione il futuro della Rocca di Montegrossi, proprietà privata (Ricasoli) dove, tramite accordi, il sindaco Paolo Morini «vede» il Museo della Vite e del Vino. I contatti tra gli enti ci sono stati in questi ultimi giorni, come conferma il primo cittadino di Gaiole. L'antichissima rocca, culla della nobile famiglia Ricasoli Firidolfi, sorge sulla vetta di monte Grossi (701 metri sul mare) come sospesa in mezzo a un paesaggio dall'aspetto apuano per via delle grandi e suggestive cave di pietra. I resti della rocca mostrano ancora i segni dell'architettura dell'XI secolo. «Ho preso contatti con funzionari sia a livello regionale che provinciale ? dice Morini ? e poi si dovrà raggiungere un accordo con la proprietà. A suo tempo fu redatto dai Ricasoli un progetto di recupero della rocca che poi è passato in fase esecutiva ed è stato approvato anche dalla Sovrintendenza. Potrebbe essere riadottato questo progetto che è sempre più che valido. Il Comune ? prosegue Morini ? si candida con la rocca di Monte Grossi alla realizzazione del Museo della Vite e del Vino. Potrebbe inserirsi nella rete museale in corso di istituzione da parte della Provincia di Siena». Qui conviene dare spiegazioni: la rete museale prevede la raccolta d'arte medioevale a Radda (sarà aperta nel Convento di Santa Maria in Prato), il museo etrusco a Castellina (esiste già l'antiquarium nella Rocca da cui sono stati spostati gli uffici comunali), il museo d'arte contemporanea a Castelnuovo e quello sulla civiltà contadina a Gaiole. Quest'ultimo ancora non avrebbe forma, «e quindi potrebbe essere assimilato dalla raccolta documentaria sulla vite e il vino» dice Morini. Certo, restaurare la rocca sulla cima dirupata di Monte Grossi non è operazione facile: «con la proprietà potremmo optare per un atto di concordato ? ancora parole del sindaco ? mentre un altro capitolo delicato è quello dei finanziamenti per eseguire i lavori. Ci stiamo già muovendo nei confronti della Regione e contiamo anche su eventuali fondi comunitari». Progetto ambizioso, che darebbe il via libera allo sviluppo turistico e culturale di un'intera area dell'Alto Chianti che in molti davano ai margini della terra dei Vip. 
di Andrea Ciappi 

(La Nazione, 15/3/2000)



Vigneti setacciati palmo a palmo dai carabinieri del Noe 
Verifiche sull'uso di sostanze vietate dalla Comunità Europea, pena la restituzione di centinaia di milioni di contributi 

di GIULIO LADI
ORVIETO - Controllano che il bianco, ma anche il rosso, che porta sull'etichetta il nome di Orvieto, sia frutto di coltivazioni in piena regola con le norme che dovrebbero salvaguardare la nostra salute. Al setaccio le aziende agricole dell'Orvietano. Soprattutto le aziende vitivinicole. Da alcuni giorni i Noe di Roma stanno perlustrando le più grandi aziende orvietane di viticoltura per i controlli sui trattamenti effettuati ai terreni e ai vitigni. Nel mirino del Nucleo Operativo Ecologico dei Carabinieri la qualità e la quantità di sostanze usate a partire dal 1994 fino a tutto il 1999. Le normative europee stabiliscono le percentuali di ogni sostanza che può essere usata per i trattamenti, sia antiperonosporici che antioidici, e chi vi si attiene può accedere ai contributi comunitari. Se qualche azienda dovesse risultare in difetto rispetto a quelle percentuali e al tipo di sostanze usate per i trattamenti, sarebbe punita con l'obbligo di restituzione di quanto ricevuto dall'Unione Europea in quei cinque anni, interessi legali compresi. Inoltre, verrebbe esclusa dai contributi stessi per i prossimi cinque anni. Un danno economico, in alcuni casi di centinaia di milioni, che potrebbe mettere in ginocchio l'azienda trovata inadempiente. I controlli avvengono incrociando i dati relativi agli acquisti delle sostanze occorrenti per i trattamenti, da annotare obbligatoriamente su di un registro, con gli ettari di vigneto trattati e con le indicazioni sui trattamenti che periodicamente l'Arusia, l'Agenzia regionale per l'Agricoltura, indica ai viticoltori. Difficilmente l'agricoltore in difetto riesce a sfuggire, soprattutto quando la visita dei Noe avviene all'improvviso, senza preavviso.
I sopralluoghi e i controlli dei Carabinieri hanno il duplice scopo di scoraggiare trattamenti inquinanti ai terreni e, nello stesso tempo, scoprire possibili truffe alla Comunità Europea. Il territorio dell'Orvietano è ricco di aziende vitivinicole, essendo quella della coltivazione delle vite la più intensa attività agricola delle zona, è quindi conseguenziale che i controlli siano più lunghi e più frequenti. Sono già alcuni giorni che i Noe stanno effettuando "visite" alle aziende e dalle prime indiscrezioni sembra non siano state trovate irregolarità gravi. Venissero confermate, un buon bicchiere di Orvieto, magari anche qualcuno in più, può arrivare tranquillamente sulle nostre tavole. Senza timore potrebbe essere anche ripresa un'usanza antica : immergere nel vino bambini nell'età dello sviluppo per farli crescere più forti.

(Il Messaggero, 17/3/2000)


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