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I titoli


Il produttore veneto Francesco Bolla investe in Toscana


Michéle Shah
Il produttore italiano Francesco Bolla, che ha lasciato all'inizio di quest'anno l'azienda vinicola Bolla, con base a Verona, dopo che il gigante americano delle bevande Brown-Forman Corp. ha preso completo possesso della ex azienda di famiglia, ha investito circa 700 mila dollari per produrre un importante rosso Toscano nella regione costiera della Maremma.

"Non è solo un hobby idealistico, è anche un investimento d'affari," ha detto Bolla, che ha aggiunto di aver pagato 6000 dollari per acro la proprietà in Maremma. "Dopo aver cercato intorno a Verona, dove è difficile trovare una proprietà, sono passato alla Toscana, che è una regione di alto profilo per la produzione vinicola e dove è ancora possibile trovare un pezzo di terra a buon prezzo."

La nuova tenuta di Bolla, chiamata Podere Pianverrano, comprende 111 acri in cui attualmente sono coltivati olive e girasole. Bolla si sta preparando a piantare 60 acri di vigne entro i prossimi due anni: 30 acri di sangiovese, cabernet sauvignon, merlot e syrah entro la promavera 2001 e altri 30 acri entro la primavera 2002.

"Podere Pianverrano è a sole sette miglia dalla costa, quindi ha un clima mediterraneo temperato, influenzato dall'aria di mare," ha detto Bolla. "Vedo quest'area come una nuova frontiera per la viticoltura, ancora da scoprire, ancora con delle potenzialità."

Con la consulenza di Carlo Ferrini, ben noto enologo toscano, Bolla intende realizzare un solo rosso importante, chiamato Poggio Verrano. La produzione iniziale sarà di circa 10 mila casse.

Bolla progetta anche di costruire una cantina, una sala di degustazione e un'area per i visitatori. "Sto pensando di costruire un belvedere per i visitatori nel punto più alto della proprietà, che ha una vista a 360 gradi, arrivando fino al mare," ha detto.


(Wine Spectator, 13/11/2000)

Chianti in grande stile al "Megavino" di Bruxelles

CHIANTI - In grande stile al "Megavino", kermesse enogastronomica proprio in quella Bruxelles che per prima due anni fa spianò la strada all'odiata "superuva" transgenica. Nel cuore geografico del "nemico", il vino rosso Docg Chianti Classico ha collezionato un altro successo. Al pari di altri vini pregiati della Toscana. Il Chianti Classico è stato infatti tra i dieci vini selezionati dall'enologo Giacomo Tachis in questa importante manifestazione europea. Successi anche per Vernaccia e Nobile di Montepulciano. Vini, ma non solo: nel padiglione dell'Heysel hanno spopolato anche i produttori di olio extravergine d'oliva, per il quale c'è il fregio "Dop" nuovo di zecca appannaggio sempre di Chianti Classico e Terre di Siena. Siccome la Toscana vanta 39 vini a denominazione d'origine controllata, giocoforza dal "Megavino" di Bruxelles è stata assestata una nuova stoccata al Parlamento Europeo di Strasburgo, che invece ha ratificato la decisione di ottenere il vino "transgenico" super partes che non ha più uno straccio d'anima. L'assessore regionale all'agricoltura Tito Barbini (nella foto), presente a Bruxelles, ha parlato di "pluralità nella cultura rurale" del Chianti e della Toscana. Lasciando capire che si è dalla parte opposta rispetto alla massificazione del prodotto-vino. Il messaggio oltre che a Strasburgo era diretto anche alla porta accanto di "Megavino", indirizzo della Commissione Ue di Bruxelles.
Andrea Ciappi


(La Nazione, 5/11/2000)


Montevertine, è morto Sergio Manetti aveva 79 anni. Produceva le "Pergole Torte"

PIETRO JOZZELLI

Ieri è morto a Montevertine, a due passi da Radda in Chianti, Sergio Manetti, gran produttore di vini, collaboratore da alcuni anni del nostro giornale per il quale scriveva la rubrica "Vino e cucina". L'ultimo suo articolo, apparso domenica scorsa, era dedicato ai perversi effetti della paura da "mucca pazza" e terminava, dopo una dissertazione sul risotto con l'ossobuco, con un pacificante augurio: "E la notte sarà serena". E' lo stesso augurio che quanti l'hanno conosciuto rivolgono a Sergio Manetti per il suo ultimo viaggio.
E ci fa piacere che lui stesso si sia in qualche modo distaccato dal mondo mischiando nella stessa frase cibo e addii, vita e morte. Perché in questa commistione si è spiegata tutta la sua vita: tra il piacere della tavola, il gusto delle cose e la percezione razionale che solo la fine della sensualità è l'anticipazione della morte. In questo è stato un assoluto protagonista della vita, un uomo che ha preso il destino tra le sue mani, con forza, durezza e una totale devozione al proprio senso di autenticità. Era un uomo che poteva scrivere, e così fece, della sua malattia "che lo lasciava stranamente senza forze" e, nella riga successiva, ricordava un incontro d'amore o una gran mangiata o un sapore del bel tempo che fu.
Manetti era nato a Poggibonsi nel 1921, il 29 giugno. Negli ultimi anni amava festeggiare il suo compleanno con una gran festa sull'aia, circondata dai limoni e dalle sculture degli artisti più amati, a Montevertine. Nel giugno scorso, dette così il saluto finale agli amici: mentre tre cantanti intonavano nel sole già estivo languidi Lieder venati delle prefigurazioni della morte, Manetti versava i vini bianchi e i vini rossi e brindava, ormai con poche gocce, alzando il calice ora verso questo ora l'altro. Una cerimonia degli addii stupefacente e tenera, perché era facile intuire in quell'uomo ancora alto e dritto, il fluido della vita che andava disseccandosi.
Sergio Manetti è stato molte cose nella vita e tutto ha collezionato. Ha lavorato come rappresentante, ha posseduto un'industria del ferro, si è inventato uno dei vini più prestigiosi: "Le Pergole Torte". Gli piacevano quadri, sculture moderne, ma si incuriosiva anche di cosucce come le spille da cravatta o i bastoni dal pomo d'argento. Dopo un periodo a Milano, tornò in Toscana e nel 1967 arrivò a Montevertine. Nella prima vigna produsse un eccellente Chianti Classico: ma anche altri lo facevano, lui non si accontentò. Fu tra i primi che capì la forza del sangiovese, il vitigno forte e aspro che s'inerpica sui colli toscani, ed avendo la voglia e il gusto di rischiare, si lanciò in un esperimento che oggi fa scuola: produsse il sangiovese in purezza, rinunciando a mischiarlo col canaiolo e quant'altro prevedesse l'aurea ricetta del chianti classico fissata centocinquant'anni fa da Bettino Ricasoli. Una follia? No, un gran successo. Accompagnò quelle "Pergole Torte" con una etichetta disegnata dai suoi amici grafici. Sempre il volto di una donna, l'unico essere che Sergio Manetti ha amato come se stesso.
Ora di lui resta una impresa agricola famosa, i libri che con amore da artista editoriale quasi componeva con le sue mani, tutti pieni dei suoi articoli o degli omaggi letterari che gli amici gli facevano. Ma soprattutto resta la figura di un uomo d'altri tempi, assai schietto e generoso con i compagni di cena, di vita. Anche lui ha avuto la sua linea d'ombra, come tutti: l'ha saputa affrontare con la sottigliezza umana prima che intellettuale dell'uomo che ha traversato storie e vicende diverse, nei suoi quasi ottant'anni. Mi diceva negli ultimi tempi: "Non riesco più a concentrarmi, a interessarmi alla vita". Se n'è andato per questo, perché ormai aveva preso e speso tutto.
Sergio Manetti sarà cremato e poi sepolto nel cimitero di Trespiano. I funerali saranno strettamente privati. Ha chiesto che chi vuole ricordarlo lo faccia aiutando gli istituti che combattono contro il cancro. Addio, Sergio.
PIETRO JOZZELLI


(La Repubblica - Firenze, 15/11/2000)


Castiglione di Sicilia - Fino a Domenica "Etna di vino"

Marcello Proietto
CASTIGLIONE DI SICILIA - Si chiama "Etna di Vino", la prima convention dell'Etna Doc, una variopinta kermesse, inaugurata lo scorso fine settimana e che si concluderà domenica prossima, organizzata dal comune di Castiglione, in collaborazione con la Provincia Regionale di Catania e l'Azienda per l'incremento del turismo, il Gal Valle Alcantara, il Parco dell'Etna e l'associazione Città del Vino. Diversi i soggetti istituzionali e privati coinvolti, come ad esempio alcune case di produzione, che arricchiscono la manifestazione, interessante sia sotto il profilo culturale, quanto sul versante della pubblicizzazione del rinomato vino dell'Etna, sul quale le comunità locali, ormai da qualche anno, stanno puntando per un rilancio dell'economia in chiave agricola. Conferenze-dibattito, assaggi e degustazioni, visite guidate a cantine e insediamenti produttivi: questo e altro ancora nel programma di appuntamenti, che ha già registrato, nell'ambito di una tavola rotonda dal tema "Turismo attivo quale strumento per lo sviluppo rurale", l'intervento del dott. Giovanni Greco, responsabile del Piano Azione Locale del Gal Valle Alcantara, la società consortile con sede a Randazzo e presieduta dal prof. Bartolo Natoli. Il ciclo delle conferenze prevede anche il duplice appuntamento di domenica prossima: alle 10, il dott. Mario Giaquinta, il dott. Giovanni Greco e la dott.ssa Roberta Bonsignore, interverranno su "Imprenditoria giovanile in agricoltura"; alle 17, il dott. Carlo Ravanello si soffermerà sul tema "Quale futuro per l'Etna Doc". Ci saranno anche momenti dedicati alle scuole, grazie a un concorso a esse dedicato e spazio a gruppi folk e iniziative caratteristiche, come a esempio il "Palio delle botti": concorreranno i comuni di Randazzo, Linguaglossa, Piedimonte, Milo, Mascali, Sant'Alfio, Viagrande, Pedara, Santa Venerina e Castiglione. "Il Gal Valle Alcantara partecipa volentieri a questo tipo di iniziative - commenta il dott. Greco - perché uno degli scopi principali della società è quello di inserirsi, con misure e azioni specifiche, nel meccanismo di rivalutazione del comparto agricolo, sul quale ruota veramente la nostra economia locale. Ecco perché tutti i soggetti attivi si ritrovano a un tavolo comune per mettere in campo nuove e incisive iniziative". Positivi i commenti del vice presidente del Gal, Nunzio Parrinello. "╚ una scommessa che dobbiamo vincere commenta quest'ultimo, sindaco della cittadina di Maletto, perché dalla valorizzazione del vino e degli altri prodotti della Valle, dipende il futuro delle comunità. Non solo uva dunque, ma anche fragole, pistacchio, nocciole, olio, pesche, arance e altri prodotti ancora: la nostra terra è veramente generosa. Sta a noi - conclude Parrinello - impegnarci per una loro definitiva affermazione sul mercato nazionale ed europeo".


(La Gazzetta del Sud, 16/11/2000)

Wine bar, trionfo a stelle e strisce. La più prestigiosa rivista americana del settore tesse le lodi dei locali romani

di GIACOMO A. DENTE
Anno 2000, l'America segna il trionfo del wine bar all'amatriciana. Il riconoscimento viene dalla rivista Wine Spectator, Bibbia indiscussa a stelle e strisce di cultura enogastronomica, che ha dedicato un articolo a dir poco entusiasta a una Capitale che, intorno al pianeta vino, ha saputo costruire una sua felice immagine golosa.
La rivoluzione è in effetti epocale. Tramontate le vecchie osterie, troppo spesso luoghi di cattivo folklore, con cibi senz'anima e vini senza storia, sono oggi i wine bar a fare da punto di aggregazione. Prezzi accattivanti, ambientazione piacevole, è intorno a questi banconi e tavolini che si discute delle ultime mode gastronomiche, del prodotto di nicchia, piuttosto che dell'etichetta consacrata alla gloria dalle Bibbie del bere bene.
In giro per la città, un tour dei wine bar "giusti" non può non cominciare da Trimani di via Cernaia, appendice golosa a una centenaria enoteca, simbolo concreto di quella cultura della transizione dal modello statico di negozio del vino a bistrò di tendenza. Il merito va tutto a Carla Trimani, ultima generazione della famiglia, che sovrintende a una linea che, ai prodotti di qualità, sa alternare anche buone proposte cucinate (ottimo il filone delle zuppe).
Molti giornalisti tra i clienti - Eugenio Scalfari festeggiò a questi tavoli l'ultimo giorno di direzione - e possibilità di abbinamenti sofisticati, magari col raro Chateau Musar, introvabile cru libanese della valle della Bequaa. Il modello "duro e puro" di wine bar si trova invece all'Angolo Divino di via dei Balestrari, alle spalle di Campo dei Fiori, un classico "vini e oli", trasformato dal giovane ed entusiasta Massimo Crippa in punto di appuntamento gourmet: bella scelta di vini e piatti di saggio richiamo alla tradizione.
Arcangelo e Stefania Dandini sono invece il riferimento sicuro e appassionato de Il Simposio, emanazione golosa dell'Enoteca Costantini di piazza Cavour. Grandi vini ogni giorno in mescita al banco, con la possibilità di gustare, in un elegante salotto, una cucina giudiziosamente creativa (si va dalla spuma di coratella,a squisito cacio e pepe, con carta apposita dei foie gras per i gourmet francofili). Molto seguiti anche i corsi serali sul vino del competentissimo critico gastronomico Fabio Turchetti.
Grande atmosfera regna a Il Goccetto di via dei Banchi Vecchi, punto di costante happening gourmet, con folla di appassionati che dilaga anche nel vicolo vicino. Il merito va al titolare Sergio Ceccarelli, raccoglitore del meglio della produzione nazionale e non, per clienti appassionati che vanno dal guru del vino Daniele Cernilli, al critico e sofisticato vignettista francese Alain Denis, a Cristiana Lauro, occhi verdissimi, attrice di grande humour e profonda conoscenza del pianeta vino.
Pasta e fagioli,polenta con le spuntature e altri classici romani sono il punto di forza dell'Enoteca Corsi di via del Gesù, autentico wine-bar all'amatriciana, regno di Agostino Paiella e delle giovani figlie Ilaria e Manuela, nello scenario di una vecchia bottiglieria (imperdibile l'ultima saletta, autentica quinta teatrale, coi tavoli accanto al bancone, tra gli scaffali ingombri di bottiglie di ogni tipo.


(Il Messaggero, 16/11/2000)


CORMONS. Il crescente successo in Germania tra i dati positivi del bilancio della Cantina produttori. Tocai friulano? Ja, danke. Fatturati quasi 18 miliardi. Livelli record per la vendemmia 2000


Anche all'estero piace il vino rosso, ma in Germania comincia a farsi strada il Tocai friulano e anche il Collio. Sono i dati che emergono dal bilancio 1999 della Cantina produttori Corm˛ns, illustrato dal presidente Adriano Drius nel corso dell'ultima assemblea ed approvato all'unanimità. Da un lato emerge come il consumatore preferisce il vino rosso dopo che anche la medicina attesta che un buon bicchiere di rosso durante i pasti fa bene alla salute, dall'altro dà i suoi frutti anche la battente compagna promozionale sui vini bianchi, di cui la nostra zona vanta una produzione tra le migliori del mondo.
Mercato difficile dunque quello del vino, sia per la stagnazione dei consumi soprattutto in chiave interna, che per la concorrenza, che giunge sempre più agguerrita da Paesi come Sudafrica e Cile, per non parlare della California e dell'Australia che da poco si sono affacciati nel mondo vitivinicolo con un prodotto di qualità e a prezzi concorrenziali.
Dinanzi a questo panorama, la Cantina produttori ha chiuso il bilancio con un fatturato di quasi 17 miliardi 700 milioni, con un aumento del 7 per cento rispetto all'anno precedente. Sono stati venduti 2 milioni e mezzo di bottiglie, di cui mezzo milioni di vini spumanti e frizzanti. Il resto è stato venduto sfuso sul mercato locale. Le vendite hanno riguardato per l'80 per cento il mercato interno, il resto 20 per cento (+ 4 p.c. rispetto all'anno precedente) all'estero. Germania, Austria e Svizzera sono i Paesi dove è più alto l'export, ma la Cantina Produttori è inserita anche nei mercati spagnolo e canadese, mentre vini della cooperativa cormonese si trovano anche in Giappone, Sudafrica e Brasile.
Il positivo risultato di bilancio ha permesso di distribuire ai duecento soci 5 miliardi di lire per le uve conferite, con una ripartizione che ha tenuto conto della quantità, ma anche della varietà e qualità delle uve e della loro provenienza dalle zone a denominazione d'origine. Una ripartizione netta dai costi per i trattamenti e l'assistenza tecnica alla lotta antiparassitaria integrata.
Intanto, la vendemmia 2000 ha raggiunto livelli record di conferimento di uve sia per la maggiore quantità raccolta sia per l'aumento degli ettari coltivati dai soci. L'ultima campagna vendemmiale ha registrato il conferimento di 42 mila 880 quintali di uve, 78 per cento bianche e 22 rosse, che rappresenta la capacità limite di cui dispone oggi l'impianto di via Vino della Pace. Tra le uve bianche la maggior quantità riguarda il Tocai (10 mila quintali), che rappresenta quasi il 25 per cento della produzione totale. Seguono i Pinot con il 20 per cento.
Le previsioni dei tecnici parlano di una produzione di elevata qualità anche per il prossimo anno. E i prezzi? "Rimarranno stabili", afferma il direttore Luigi Soini.
Oggi la Cantina Produttori pu˛ contare su 400 ettari vitati disposti nelle zone a doc del Collio, Isonzo, Grave, Aquileia e Colli Orientali del Friuli. La zona più ampia è quella del Collio, tanto che all'impianto cormonese viene conferito il 27 per cento della produzione a doc della provincia di Gorizia. Le varietà di vitigni coltivate sono ventisette.
La cooperativa cormonese, istituita nel 1968 e operativa dal 1973, coinvolge oggi 280 persone tra soci, dipendenti e rappresentanti.


(Il Piccolo di Trieste, 16/11/2000)


La Barbera in 130 storie

Sergio Miravalle
QUESTA è la recensione di un libro che non c’è. Ma ciascuno di voi, appassionati di vino e di cose enologiche potrà scriverselo seguendo un percorso personale tra le 250 barbere che saranno in degustazione alla cantina di comunale di Costigliole d’Asti, da venerdì a lunedì. Duecentocinquanta bottiglie di 130 produttori diversi, saranno messe a confronto, assaggiate, commentate, premiate. Per quattro giorni la Barbera sarà protagonista anche di incontri e dibattiti con giornalisti, ristoratori, esperti di m arketing: tutti dedicati a lei, la rossa. C’è chi la vede come sinuosa Jessica Rabbit, evocante sentori e passaggi in barrique, magari abbinata a qualche nota internazionale. Altri la interpretano gagliarda e piena di vita, o ragazzina ancora moussante. E c’è chi si inchina agli anni e all’esperienza e s’incanta di fronte alla bellezza di una bella signora. La Barbera è tutto questo. Nobile e popolana. Libera e pudica. Intrigante e sincera. Per estensione dei vigneti non può e non vuole essere un vino di "nicchia". Lascia i quarti di nobiltà ad altri. Lei è democratica e repubblicana. Ma il libro che non c’è e si potrebbe scrivere, non dovrebbe essere solo questo. Non è nei bicchieri la storia principale. Il grande "miracolo" che accade da qualche anno a Costigliole e che si ripete in crescendo ad ogni autunno è negli uomini e nelle donne che credono a questo vino. Ecco la vera trama del libro: l’intreccio delle storie dei 130 "barberisti" che dal Monferrato, dalle Langhe, dai Colli Tortonesi e dagli altri angoli del Piemonte che producono vino hanno portato a Costigliole la loro bottiglie. Grandi nomi dell’enologia riconosciuti nel mondo e contadini alla loro prima uscita, con la loro prima etichetta. E accanto a loro cantine sociali con la voglia e la forza di puntare finalmente solo sulla qualità e gente di altre origini e professioni, che ha fatto delle vigne di barbera un hobby divenuto nuova ragione di vita. Costigliole d’Asti, il comune piemontese con la maggior superficie vitata del Piemonte, è tra le capitali di questo vino. E grazie all’intuito da alcuni giornalisti tedeschi, più di dieci anni fa, ha incominciato puntare, con nuova convinzione, sulla Barbera. E non è un caso che siano stati proprio i tedeschi tra gli artefici del Rinascimento barberoso. I mercati internazionali cercano un vino caratteristico, di territorio, "non omologato" a prezzi abbordabili. Ma Costigliole è anche il paese di Guido. Il nome e la fama del suo ristorante, anche dopo la scomparsa del patron, grazie al lavoro della moglie e dei suoi tre figli sono rimasti nell’Olimpo, con le sue stelle splendenti e le prenotazioni che arrivano da tutto il mondo. Guido Alciati, uomo dai modi gentili e dalle ferree regole di sala e di cucina, amava le barbere e per i produttori riuscire ad entrare nella sua carta dei vini equivaleva ad una laurea ad honorem. Oggi Costigliole gli dedicata un premio. I visitatori della rassegna voteranno tra tutte le 250 bottiglie la meglio "vestita". L’anno scorso vinse l’etichetta di Mariuccia Borio, che è tra le più note produttrici del paese. Per la sua Barbera ha fustellato una immagine Anni Cinquanta: lei da ragazzina, con le cugine, su una Vespa. Fa pensare alla Topolino amaranto di Paolo Conte, quando la Barbera era solo un vino.


(La Stampa, 16/11/2000)

Tutte le identità e le differenze di un grande prodotto. Il giorno del vino barolo. Ad Alba i risultati di una ricerca.

ALBA
Quanti sono i barolo? La ricerca delle identità e delle differenze del grande vino prodotto in sottozone diverse è alla base di uno studio, durato sei anni, i cui risultati saranno presentati oggi in un incontro al palazzo di piazza Medford (ore 9). La ricerca, svoltasi sotto l’egida della Regione, ha impegnato un pool di ricercatori di enti pubblici e privati, coinvolgendo le più importanti istituzioni scientifiche che si occupano di viticoltura, enologia, clima e terreni in Piemonte, nonché rappresentanti dei produttori. Sono stati presi in considerazione trenta vigneti di quindici sottozone del barolo, si è proceduto alla vinificazione separata delle uve alla scuola Enologica e si è proceduto all’analisi chimica dei componenti. Lo scopo è di valutare le diversità e giungere a caratterizzare territorio, uve e vini.
Stamane, dopo l’introduzione dell’assessore regionale all’Agricoltura Deodato Scanderebech e di Mario Ubigli, dell’Istituto sperimentale per l’enologia, sarà presentato il progetto: "Caratterizzazione delle produzioni vitivinicole dell’area di produzione del barolo".
Interverranno: Andrea Schubert e Vincenzo Gerbi dell’Università di Torino, rispettivamente su: "I vigneti del barolo" e "Aspetti enologici, compositivi e sensoriali del barolo"; Franco Mannini del Cnr (nebbiolo o nebbioli? Indagini sulla variabilità del vitigno alla base del barolo); Andrea Cellino, Federico Spanna, Moreno Soster e Roberto Saladin. Moderatore Massimo Martinelli.


(La Stampa, 17/11/2000)

Costigliole d'Asti. Da oggi a lunedì degustazioni no-stop. I giorni della Barbera animano Costigliole.

COSTIGLIOLE
Nel 1999, 190 vini di 106 produttori; quest’anno, 250 etichette di 130 aziende piemontesi: bastano questi dati a indicare la crescita di "Barbera, il gusto del territorio". La rassegna, voluta da Comune e Cantina dei vini, ha debuttato ieri sera, in teatro, con la presentazione dell’inserto di 24 pagine, allegato al numero di novembre della rivista "Vinum", dedicato alla barbera e al suo territorio. Servizi, dati, fotografie e un coupon degustazione per fare ulteriormente presa sul mercato tedesco. E da oggi si comincia con le degustazioni: una no-stop della barbera che si concluderà lunedì sera, nella giornata tradizionalmente dedicata agli operatori di settore (importatori, ristoratori, enotecari, produttori). Da oggi a domenica le porte della Cantina comunale resteranno invece aperte, dalle 10 alle 22, agli appassionati del più popolare rosso piemontese. La degustazione dei vini (affiancati da formaggi e salumi) costerà 10 mila lire e darà diritto al bicchiere con taschina. Per i lettori de "La Stampa" che utilizzeranno il coupon sopra riprodotto, la quota sarà di 8 mila lire. Stasera in teatro, alle 21, l’attore Mario Nosengo presenterà lo spettacolo "Spiriti di... vini". Ingresso libero.


(La Stampa, 17/11/2000)

Alle degustazioni di barbera nella cantina di Costigliole la lingua ufficiale è il tedesco

COSTIGLIOLE. Il maltempo non ha frenato, ieri, le visite alla Cantina dei vini nel primo giorno di "Barbera, il gusto del territorio": un centinaio gli appassionati culturi del popolare rosso piemontese avevano già varcato, in mattinata, la soglia dell’enoteca comunale. Tra loro nutriti gruppi di milanesi e bergamaschi. Arrivano anche i turisti tedeschi che per le degustazioni hanno utilizzato il coupon contenuto nell’inserto di "Vinum" (presentato giovedì sera) dedicato alla barbera e al suo territorio. In cantina i visitatori hanno trovato ad attenderli anche alcuni dei 130 produttori che partecipano alla rassegna, oltre a 250 bottiglie allineate. Una cinquantina aderisce dalla nascita della manifestazione: il gruppo degli albesi è capeggiato da Elio Altare uno dei nomi più noti della nuova generazione di produttori di Langa, gli astigiani vantano nomi come Bava, Chiarlo, Braida, Coppo. Tra le aziende che partecipano per la prima volta c’è la "San Fereolo" di Dogliani guidata da Nicoletta Bocca, figlia del giornalista e scrittore Giorgio Bocca. Oggi e domani le degustazioni si svolgeranno ininterrottamente dalle 10 alle 22. I vini saranno serviti con formaggi e salumi locali, mentre i maestri gelatieri proporranno gelati alla barbera. Gli assaggi costano 10 mila lire e danno diritto al bicchiere con taschina; per i lettori de "La Stampa" che utilizzano il tagliando sotto riprodotto, il biglietto d’ingresso è di 8 mila lire. E si vota anche la migliore etichetta che sarà premiata lunedì. Le iniziative collaterali comprendono, oggi, due appuntamenti in teatro: il convegno "La cultura del paesaggio" (dalle 9) e la presentazione del premio "Amico della barbera" (alle 18,30) riservato ai giornalisti della stampa estera e che avrà come primo premio una cantinetta di 365 bottiglie: una al giorno per un anno, naturalmente di barbera.


(La Stampa, 18/11/2000)


 

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