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I titoli


L' annata d' oro dei vini Novelli. Hanno il gusto di marasca e lampone, fragranza perfetta, maggiore corpo e struttura

Renzo Ruffelli.
Se vi piace il Novello, non perdetevi quello del Duemila. "Un' annata eccezionale", s' entusiasma Beppe Biggica del ristora nte "da Berti" a Milano. Ex campione italiano di sommelier, Biggica ha coordinato le degustazioni di enologi, commercianti e pubblico al recente Salone di Vicenza, e ha così potuto assaggiare parecchie delle 338 etichette che da una decina di giorni (la data è stabilita per legge) si possono ordinare nei principali locali o acquistare nei supermercati ed enoteche. "Hanno sapori di marasca con sfumature di lampone, una fragranza perfetta", assicura. Che l' annata sia da segnare fra quelle al top, lo confermano anche i primi brindisi con il Beaujolais. Il decano dei vini primeur (che nel 2000 compie cinquant' anni) ha celebrato in settimana il tradizionale "battesimo" del terzo giovedì di novembre con i consueti, numerosi festeggiamenti in tutto il mondo. "Il Nouveau del 2000 è molto corposo, rotondo ed elegante: più vino e un po' meno Novello", dice Giuseppe Meregalli, maggior importatore in Italia dei più famosi cru d' Oltralpe. Giovedì scorso, in occasione del dŽblocage, Meregalli ha organizzato nel centro di Monza una degustazione aperta a tutti, con abbinamenti a salumi, formaggi ed altri prodotti tipici, italiani e francesi. Risultati? "Il vino sa di mora, ribes, lampone - rivela. - Ma non c' è un sapore dominante, si s entono un po' tutti i frutti rossi, con un gusto finale di banana". "A spingere in alto la qualità dei Novelli sono state le favorevoli condizioni climatiche", spiega Pino Khail, acceso sostenitore di questi tipi di vino e direttore di "Civiltà del bere", la rivista che insieme alla Fiera di Vicenza organizza all' inizio di novembre la rassegna che dà il via agli assaggi e alle vendite. Quest' anno la precoce maturazione delle uve ha permesso una vendemmia anticipata di parecchi giorni. Ne sono nati prodotti più strutturati rispetto al passato. Sempre giovani, però: vini profumati, al gusto di frutta, da bere senza pensarci su, generalmente entro primavera. Anche se per alcuni particolari bottiglie l' invecchiamento può arrivare fino ad un anno. Ma il merito di un' annata d' oro va anche ai vignaioli. "Vendemmia dopo vendemmia hanno affinato le tecniche di produzione - dice Biggica. - A cominciare dall' uso della macerazione carbonica". Cioè del segreto che permette di passare dall' uv a al vino in tempi più brevi del normale. Le uve ancora intatte vengono chiuse in un contenitore stagno, e quelle più in basso, schiacciate dal peso, cominciano presto a produrre l' anidrite carbonica che innesca il processo di veloce autofermentazio ne. "Oggi sono in molti ad usare questo metodo con più parsimonia di un tempo - precisa Biggica - e parecchi vinai vi ricorrono ormai solo per il 50% della produzione". E' azzardato fare un passo più in là? E ritenere, per esempio, che la qualità ris contrata nei Novelli sia una piacevole anteprima di quella che si avrà negli altri vini? "E' un ottimo presupposto - risponde Giuseppe Martelli, direttore di Assoenologi. - Può certamente anticipare il risultato dei vini da invecchiamento. Se non di tutti almeno di buona parte". Non resta che aspettare.


(Il Corriere della Sera, 19/11/2000)

L'exploit di bianchi e rossi di casa confermato dalla guida "Vini d'Italia", che reputa degne di attenzione ben 48 nostre aziende. Sfilano i magnifici otto vini marchigiani


di TIZIANA CAPOCASA
OFFIDA - Pluripremiati, ricercatissimi, battuti persino all'asta i vini delle Marche stanno riscuotendo un grande successo sia in Italia che all'estero. L'exploit è confermato dalla guida "Vini d'Italia 2001"che assegna ben otto Tre bicchieri ai vini marchigiani e reputa degne di attenzione addirittura 48 aziende, fra cui alcune cantine sociali che hanno imboccato la strada della qualità ed aziende minori fino a qualche anno fa sconosciute.
Nonostante il '99 non sia stata un'annata generosa con i vini bianchi marchigiani tanti i fuoriclasse a cominciare dal Verdicchio dei Castelli di Jesi Contrada Balciana '98 dell'azienda Sartarelli, uno dei bianchi più buoni della penisola, accostato dagli intenditori ai vini dell'Alsazia. Tra i grandi il Verdicchio dei Castelli di Jesi Casal Serra di Umani Ronchi, azienda di Osimo che per la prima volta ottiene un Tre bicchieri mentre in Inghilterra miete successi con un altro grande vino il Pelago. Si aggiudica i Tre bicchieri anche il famoso Verdicchio Podium '98 di Garofoli, cantina storica di Loreto. Tra le novità l'assegnazione del massimo riconoscimento ad un vino di una cooperativa, Terre Cortesi Moncaro di Montecarotto, lo strepitoso Verdicchio Passito Tordiruta '97. Tale vino è stato definito sulle pagine della guida "sontuosamente solare" eppoi "magnifico in bocca". Senza dubbio un'importante conquista per la valida cantina sociale, situata nel cuore della zona del Verdicchio. Passando ai rossi balza subito il personale record della fattoria Le Terrazze che conquista i Tre bicchieri con due vini Rosso Conero, il Visions of Joanna, dedicato a Bob Dylan, ed il Sassi Neri vendemmia '98. Batte ogni record anche l'Akronte da uve cabernet sauvignon, dell'azienda Boccadigabbia di Civitanova che infila i Tre Bicchieri per la quinta volta consecutiva. Fa il bis, inoltre, il Kurni '98, Montepulciano in purezza prodotto dall'Oasi degli Angeli di Cupra Marittima. Una confezione dell'eccellente vino della piccola azienda (quattro ettari e mezzo di vigneto) di Marco Casolanetti ed Eleonora Rossi è stato battuto di recente all'asta Christie's di New York tra i " Finest and rarest wines" raggiungendo una quotazione molto elevata.
Tra le etichette che si sono messe maggiormente in luce vanno citate il Rosso Piceno Regina del Bosco dell'emergente Dezi ( Servigliano), il Rosso Piceno Superiore '98 Roggio del Filare di Velenosi (Ascoli Piceno) e poi ancora il Rosso Piceno '98 GrAnarijS di Rio Maggio ( Montegranaro), tra i migliori rossi regionali dell'anno. A sorpresa il Rosso Piceno Superiore Leo Ripanus '97 della Cantina sociale dei colli ripani ( Ripatransone) nelle degustazioni Sloow Food ha surclassato vini dal costo addirittura triplo confermandosi come uno dei vini italiani col migliore rapporto tra qualità e prezzo. Insomma per le Marche del vino un grande trionfo tanto che si attesta come la Regione dal maggior incremento qualitativo, avendo raddoppiato la quota dei Tre Bicchieri rispetto loscorso anno.


(Il Messaggero, 19/11/2000)


La sua rivista, The Wine Advocate, è la bibbia del settore. "Così il Barolo surclassa il Pinot di Borgogna". Il re del vino Usa stregato dall' Italia Parla Parker, critico-guru. "Ho provato mille bottiglie, meglio voi dei francesi".

Mauro Remondino
Mister Parker non ha tempo per nulla che non sia un bicchiere di vino. Mister Parker non ha tempo per le chiacchiere inutili. Mister Parker non ha tempo per la cattiva qualità. Con quell' aria da pastore protestante visita cantine eccellenti, quasi a controllare che in bottiglia non finisca mai il Diavolo. Mille vini degustati nelle terre del Barolo e Barbaresco nell' ultima settimana in Piemonte. Il suo palato è una sicurezza. Mister Robert M. Parker Junior, appunto, è il più autorevole critico di vino al mondo. Un suo giudizio fa mercato, può promuovere un' economia, se un bicchiere di bianco o rosso ottiene da lui un buon rating diventa una stella, altrimenti è il crollo. Ammirato e odiato, la sua indipendenza non ha prezzo. Nato a Baltimora 53 anni fa, da ventidue pubblica la newsletter The Wine Advocate, 40 mila abbonati in 37 paesi del mondo, e dall' 87 stampa una Guida che è diventata un punto di riferimento per il consumatore. Eppure sua madre sognava per lui la professi one di avvocato. Come andò esattamente? "Fu un trauma per la mia famiglia. Loro erano agricoltori nel Maryland, non hanno mai bevuto vino e la mia laurea in legge rappresentava una fonte di guadagno sicura. Ma a me fare l' avvocato non è mai piaciuto . Mia madre sosteneva che scrivere di vino è una professione romantica poco redditizia. La mia, guardando indietro, è stata una decisione brillante. Prima non ero felice, la legge non è piacere. Oggi invece mi ritengo un ambasciatore del piacere". La sua prima bottiglia? "Merito della mia fidanzata Patricia, oggi diventata mia moglie, che studiava in Francia. La svolta è uno Chateau Lafite Rothschild del ' 59". E' più temuto o ammirato? "Per chi non mi conosce resto un mito, una persona inavvici nabile, ma io mi considero uno studente del vino, imparo ogni giorno. Mi ritengo un crociato in difesa del consumatore, sono io stesso un consumatore. Guardo cosa c' è nel bicchiere senza pregiudizi: cerco un equilibrio tra purezza, acidità e tannini . Chi ha paura di me produce normalmente un vino mediocre, industriale". Prova mediamente diecimila vini all' anno. Qual è la migliore area vinicola al mondo? "Ogni zona ha le proprie tipicità e nei vitigni autoctoni c' è la risposta. Il Sangiovese d à i migliori risultati in Toscana, il Nero d' Avola in Sicilia, il Primitivo di Manduria in Puglia. Però è anche vero che in Toscana con Cabernet e Merlot si sono fatte ottime cose. Il massimo della finezza si ottiene in Bordeaux e per l' eleganza pe nso a Chateauneuf du Pape". In Italia come va? "E' in atto una vera rivoluzione per la qualità. Un cambiamento significativo. Sono stupito del Piemonte dove la qualità media di Nebbiolo, Barbaresco e Barolo è superiore al livello medio del Pinot nero di Borgogna. Con simili potenzialità non ha senso fare Cabernet nelle Langhe. E' sorprendente la crescita dei vini di Umbria e Campania". E il Brunello di Montalcino? "Non è tra i miei preferiti, è duro, manca di piacevolezza. Se immagino un vino da abbinare al piatto mi è difficile pensare al Brunello". Il suo Wine Advocate fa tendenza in tutto il mondo: differenze con il periodico Wine Spectator? "Se devo acquistare un vino leggo Parker, se voglio imparare Wine Spectator. Loro accettan o gli annunci pubblicitari, fanno lavoro di gruppo, parlano di cucina e lifestyle. Io invece non accetto pubblicità e rivendico soltanto la mia indipendenza". La gente ha imparato a fidarsi dei giudizi di quest' uomo autorevole, per nulla presuntuoso , lontano dallo stereotipo dell' inavvicinabile. Ha scritto undici libri, il primo, "Bordeaux", è stato ristampato sei volte. Nel ' 93 Mitterrand gli ha attribuito la croce di Cavaliere del Merito e lo scorso anno Chirac gli ha conferito la Legion d' Onore. Di lui il premio Pulitzer, David Shaw, del Los Angeles Times, ha scritto "è il fiero difensore del consumatore di vino: in assoluto il più potente critico di qualunque cosa". Mauro Remondino

IL COLLEGA Veronelli: anch' io suo fan

"Lo seguo da anni con ammirazione, sono sinceramente stupefatto di Robert Parker, è un critico attento e i suoi commenti sono equilibrati, prudenti, ma anche giusti, è davvero grande". Luigi Veronelli, milanese, 74 anni, il critico ital iano che in cinquant' anni di attività ha degustato circa quattromila vini, non ha mai incontrato Parker. Quest' ultimo, pur non conoscendolo, lo ha definito "una leggenda per gli italiani". "In tanti anni di trincea non mi è mai capitata l' opportun ità, chissà che non accada prossimamente, magari in vigna - replica Veronelli -. Debbo dire che del critico americano mi sorprendono la sua competenza in relazione alla giovane età e la passione per un mondo piacevole ma al tempo stesso anche comples
so". Se dunque non è facile capire cosa c' è in un bicchiere di vino, Parker, in quanto ad autorevolezza, ha fatto meglio di tutti? "Le dirò di più, un suo giudizio in America, può sicuramente mutare il destino di un vino". M. Rem.


(Il Corriere della Sera, 20/11/2000)


Classifiche. Veronelli dice: Sagrantino al primo posto

Un altro riconoscimento per il vino umbri: il Sagrantino di Montefalco di Caprai è al top degli assaggi della "Guida Veronelli 2001" insieme al Solaia ’97 della cantina Antinori: entrambi i vini guidano la classifica (Sagrantino di Montefalco 25 anni '97 di Arnaldo Caprai e Solaia '97 di Antinori), con 97/100, seguiti subito dopo dal vin santo "Occhio di Pernice" 1988 degli Avignonesi, con 96/100.
Ai tre vini al vertice della classifica compilata dall' enologo (il primo umbro e gli altri due toscani) seguono, a 95/100, il Sassicaia '97 della Tenuta San Guido, il Percarlo '97 di San Giusto a Rentennano, il Barbaresco Asili ţ96 di Bruno Giacosa, il Piemonte Chardonnay Giarone '98 dei Poderi Bertelli, il Syriacus Irpinia Rosso '98 della Feudi di San Gregorio, il Merlot Rosso Sicilia '98 dell'azienda agricola Cambria ed il Rujno '90 di Gravner.
Veronelli, nella nota editoriale della guida, avverte però che questi assaggi sono risultanze personali di degustazioni cieche, e quasi sempre comparate, eseguite da Gigi Brozzoni (coordinatore del Seminario Permanente Luigi Veronelli), Daniel Thomases (firma di Wine e Decanter in Inghilterra, Wine Spectator negli Usa) e dallo stesso Luigi Veronelli, e quindi non sempre condivise da tutti e tre gli autori. Le nuove aziende che entrano nella Guida sono 288: la regione più rappresentata, con 67 "new entry" è la Toscana, seguita dal Piemonte con 60 e dal Veneto (24).




(Il Messaggero, 21/11/2000)

I vini del Giv premiati col marchio di eccellenza

RADDA - Al top in tutte le guide di vini di livello mondiale, compresa quella autorevole del Gambero Rosso: i vini del Gruppo Italiano Vini (Giv) - con vigneti di pregio a Radda e a Gaggiano - hanno ottenuto prestigiosi riconoscimenti.
Nella "Guida dei vini d'Italia" (Gambero Rosso e Arcigola Slow Food) i "rossi" del Giv hanno ottenuto il marchio "tre bicchieri", che indica eccellenza. I "due bicchieri" sono stati assegnati a ben altri 17 vini dello stesso Giv. I medesimi prodotti sono stati fregiati dei "cinque grappoli" nella guida "Duemilavini" dell'Associazione Italiana Sommeliers. "Il lusinghiero giudizio delle guide del 2001 conferma la validità della strategia del Giv, ovvero produrre quantità importanti di vini di pregio, ottenuti di preferenza da vitigni autoctoni con caratteri di tipicità non statici ma dinamici - hanno commentato dalla sede del gruppo - si tratta di vini di territorio, di molto pregio e di grande personalità". Il Gruppo Italiano Vini, anche per la produzione Docg del Chianti Classico, controlla tutta la filiera produttiva.
Andrea Ciappi


(La Nazione, 22/11/2000)


Successo alla Cantina dei vini Costigliole, sedicimila degustazioni di barbera E si guarda già al 2001


Sedicimila degustazioni contro le 8 mila del 1999: è il primo bilancio di "Barbera, il gusto del territorio", che ha chiuso lunedì sera alla Cantina dei vini dopo tre giorni di assaggi.
Un successo senza precedenti per l’enoteca e il Comune: ieri mattina un’azienda di Cossano ("Villa Lanata") ha inviato un fax per chiedere il modulo di adesione all’edizione 2001 dopo aver mandato propri "emissari" a degustare i vari tipi di barbera (250 le etichette proposte) nella giornata di domenica. Ma non sono solo soddisfatti gli organizzatori: anche le aziende (130 quelle che hanno partecipato alla rassegna) rilasciano commenti favorevoli. "La manifestazione - conferma Massimo Bo, che ha vinto il premio "Vestire l’etichetta" per la migliore bottiglia posta in degustazione - mette a confronto realtà differenti dell’Astigiano, Monferrato e Langhe: per noi è una buona occasione per confrontare le nostre produzioni con quelle degli altri. Io stesso, nei tre giorni, ho provato un centinaio di barbere". Coinvolti negli assaggi anche un centinaio di tedeschi, parecchi ristoratori liguri e molti appassionati lombardi, qualche giapponese, numerosi francesi della Borgogna.


(La Stampa, 22/11/2000)


Chianti e Sassicaia, truffati. Un giro di milioni di bottiglie false e di 20 mila per il Supertuscan scoperto dalla Guardia di Finanza

FRANCA SELVATICI

TROPPO successo può nuocere. E' accaduto anche al Chianti, uno dei vini più richiesti nel mondo. L'aumento crescente della domanda estera, a fronte di una contrazione della produzione, ha determinato agli inizi del ‘99 un forte aumento dei prezzi, fino a 400 mila lire per ettolitro. Le facili prospettive di guadagno hanno suscitato notevoli appetiti. Se il Chianti attira tanto, perché non fabbricarne di falso? L'idea si è materializzata presto, e su scala industriale. In pochi mesi, fra la primavera ‘99 e la primavera 2000, sono stati fabbricati 50 mila ettolitri di falso Chianti, pari a circa il 10% della produzione annua, e sono state immesse sul mercato, soprattutto estero, 6 milioni e mezzo di bottiglie. Il che ha determinato un crollo dei prezzi fino a 170 mila lire ad ettolitro. Contemporaneamente è stata avviata la produzione di falso Sassicaia, il prezioso vino prodotto nella tenuta San Guido di Bolgheri dei marchesi Incisa della Rocchetta, uno dei Supertuscan più apprezzati nel mondo. E' stata creata una struttura in grado di produrne circa 20.000 bottiglie (la produzione annua di Sassicaia autentico non supera le 150 mila bottiglie). Lo ha scoperto il Gruppo Repressione Frodi del Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza, in collaborazione con gli Uffici Repressione Frodi di Firenze e Pisa del Ministero delle politiche agricole. L'inchiesta, coordinata dalla procura di Pisa, si è conclusa con l'arresto di nove persone (tre in carcere, sei ai domiciliari) per associazione a delinquere finalizzata alla truffa, frode in commercio, falso materiale, false fatture.
La falsificazione del Chianti e quella del Sassicaia sono, secondo le accuse, due operazioni distinte, che avevano però un unico regista, il mediatore d'affari Giacinto Di Pascoli di Capannoli (Pisa), accusato di aver creato i contatti fra i protagonisti delle due frodi. Il falso Sassicaia (annate ‘94 e ‘95) veniva prodotto nell'azienda agricola Manolo di Mario Coda a Fucecchio, dove in maggio sono state sequestrate 3000 bottiglie. I macchinari per l'imbottigliamento, secondo le accuse, erano forniti dalla Vinicola Montefoscoli di Palaia, mentre il vino comune da tavola proveniva dalla Vinicola Valdelsana di Colle Val d'Elsa e le Grafiche Ferretti di Fucecchio fabbricavano le false etichette. Questa frode dovrebbe essere stata stroncata sul nascere. Alcuni cartoni sono finiti in mano ad un intenditore, il responsabile dell'Arci Slow Food del Valdarno, che li aveva acquistati da un grossista a 80 mila a bottiglie (sul mercato una bottiglia di Sassicaia costa non meno di 150 mila lire), le aveva offerte ad amici intenditori, era rimasto inorridito e aveva inviato una email agli Incisa della Rocchetta.
Il falso Chianti veniva prodotto invece nell'azienda agricola Villa Il Pino di Fauglia (Pisa), di Giovanni Ceragioli, che secondo le accuse comprava vini di origine pugliese e siciliana e li "trasformava " in Chianti grazie all'aiuto di due aziende toscane, la Interlandi Giovanni di Palaia e la Induno di San Giuliano Terme, che certificavano false vendite di vino Chianti a Villa I Pini. Una volta "creato", il falso Chianti veniva ceduto alla casa vinicola Bartali di Monteriggioni e alla Coli Spa di Tavarnelle Val di Pesa, che lo "tagliavano" con altro vino (in modo da non modificare eccessivamente le qualità organolettiche del prodotto) e lo immettevano sul mercato con l'etichetta di Chianti o anche di Rosso Toscano, certificando la Denominazione di origine controllata e garantita o la Indicazione geografica tipica.


(La Repubblica - Firenze, 23/11/2000)

Calici e web, lo sbarco dei francesi

DOVE si compera, oggi, il vino di qualità? Risposta solo in apparenza semplice. Tanto per dire: un'autorevole ricerca di mercato, solo due anni fa, dava ai primi posti, e con percentuali da sballo, l'acquisto diretto dal produttore. Certo, il fenomeno "turismo del vino" ha fatto molto. E la ripartenza di eno-fan col baule dell’auto carico dall'azienda visitata fa ormai parte di un certo modo d’amare il vino. Ma il dato non sarebbe comprensibile se non includesse anche tutto il vino (di qualità, diciamo così, da stabilire) comprato dal mini-produttore anonimo, il vino del contadino, quello del portiere o del cognato del collega... Nelle migliori enoteche intanto le bottiglie cult sono prede da caccia spietata. I vini "decorati" dalle Guide o dal verbo degli intenditori non bastano mai. Infine: nella ricerca, due anni fa, c’era quasi zero sull'e.commerce, gli acquisti via Internet.
In Italia però i compratori al computer sono passati da 128.000 nel '98 a 1.230.000 della stima 2000 I-Lab, ricercatore specializzato.Vino e cibo di qualità coprono ancora solo il 7% del settore. Ma il web è intanto il luna-park degli "introvabili", i vini speciali, così ardui da trovare in giro. Non meraviglia allora lo sbarco in Italia, mercato ricco, di Chateauonline, leader europeo di “vino in rete". I francesi entrano acquisendo una griffe (e un sito) "vero" come Vinoplease.it. L'affare è stato festeggiato a Milano. E il nuovo pacchetto di vino stellare è già in rete, giusto per Natale. Al "rilancio" web come brindare se non con un vino (purtroppo) quasi virtuale? Quello della Tenuta Trinoro, Sarteano, Toscana sud. Pochi pezzi, stile bordolese, prezzi... più che francesi, ma vino che - credeteci - è da caccia col mouse. Un piccolo fenomeno.

(Il Messaggero, 24/11/2000)
Presentati ieri i risultati regionali: premiato produttore di Pelaverga per le piccole doc Annata Duemila promossa "con lode". La produzione (- 10%) scende sotto i 3 milioni di ettolitri.

Sergio Miravalle
TORINO Annata Duemila promossa a pieni voti con Arneis, Chardonnay, Erbaluce, Grignolino, Nebbiolo Langhe Roero e Pelaverga a nel ruolo di primi della classe, avendo ottenuto le 5 stelle, in tutti i parametri (grado zuccherino, quadro acido sanità delle uve e giudizio complessivo). Tutte le uve non vanno comunque al di sotto delle quattro stelle. Questo il risultato dei giudizi espressi dai tecnici della Vignaioli Piemontesi, frutto di oltre tremila dati analitici presi a campione in 245 vigneti, durante la scorsa stagione. La pagella dell’annata Duemila è stata presentata ieri mattina nel gran salone di Palazzo Carignano, alla presenza dell’assessore regionale all’Agricoltura Deodato Scanderebech che ha lanciato l’idea di un salone internazionale dei vini a Torino "perché è giusto andare tutti al Vinitaly, ma possiamo anche pensare ad una manifestazione più nostra, così come è accaduto per il Salone del Gusto".
"Per il sesto anno consecutivo siamo a raccontare i risultati di una splendida annata - hanno detto Giulio Porzio e Maurizio Gily della Vignaioli Piemontesi - nonostante quest’anno non sia stato facile produrre uve sane, causa l’andamento climatico e gli attacchi peronosporici".
Secondo i dati della Regione in Piemonte si sono prodotti 4,2 milioni di quintali di uve con una resa in vino di 2 milioni 937 mila ettolitri. Si quindi scesi sotto la soglia dei 3 milioni di ettolitri con un calo medio del 10%, compensato dalla qualità, ma non sempre dai prezzi. L’indagine, molto diffusa e capillare dal punto di vista vitivinicolo, non fornisce infatti parametri economici, tranne un generico riferimento al valore di mille miliardi della vendemmia, dato che meriterebbe analisi più approfondite.
L’"anteprima della vendemmia" presentata da Paolo Massobrio con l’intervento di Ercole Zuccaro, è stata anche l’occasione per premiare un produttore di piccole doc. L’anno scorso il premio del circolo "Ottavi" presieduto da Andrea Desana andò a Luigi Perazzi, patriarca del Bramaterra. Quest’anno è stato assegnato ad un trentenne di Brondello, nel Saluzzese, che crede nel rilancio del vitigno Pelaverga: Emidio Maero dell’azienda "Il maniero" ne vinifica 200 quintali. E ha deciso "da grande" farà il vignaiolo.


(La Stampa, 25/11/2000)

Novi: nel primo weekend goloso riflettori puntati anche sulla focaccia. Il vino protagonista a "Dolci terre". Ieri il via alla rassegna, oggi le degustazioni

NOVI LIGURE
Con il taglio del nastro da parte del prefetto, si è inaugurata ieri "Dolci Terre di Novi". Allestita per il secondo anno consecutivo nei locali dell’ex Standa in via Girardengo 52, la rassegna delle produzioni dolciarie ed enogastronomiche durerà fino al 24 dicembre con questi orari: sabato dalle 17 alle 19,30, domenica e festivi dalle 10,30 alle 12,30 e dalle 15,30 alle 19,30. L’ingresso è libero.
Raccoglie una quarantina di espositori, fra aziende del settore alimentare, consorzi di tutela, associazioni di categoria, comunità montane ed altri enti istituzionali. Il sindaco Lovelli ha illustrato il significato e le caratteristiche dell’edizione 2000 di "Dolci terre", tesa a dare ulteriore slancio economico al territorio. Si è poi soffermato sullo stand che raggruppa diversi enti locali, tra i quali lo stesso Comune che in quest’occasione presenterà il nuovo sito Internet. Con la presenza a "Dolci terre" il prefetto di Alessandria, Federico Quinto, ha chiuso il mandato in provincia ed ha ricordato come proprio la rassegna novese fosse stata una delle sue prime uscite ufficiali quando era stato destinato ad Alessandria, nel ‘97.
Lovelli ha anche ricordato che "Dolci terre di Novi" è articolata in cinque weekend golosi il primo dei quali, oggi e domani, è dedicato alle Terre da vino e vedrà protagonisti il Gavi docg, il Dolcetto d’Ovada ed il Brachetto d’Acqui. Saranno offerti in degustazione e in abbinamento con la focaccia novese, preparata dalle sapienti mani dei panificatori della zona. Questi gli enti e le associazioni che saranno presenti durante questo weekend goloso: i Consorzi di tutela del Gavi, del Dolcetto e del Brachetto, lo Spaccio Piemonte, le tenute agricole La Marchesa, Valditerra e Principessa Gavia, l’Associazione panificatori del Novese, la Centrale del latte di Alessandria e di Asti, l’associazione commercianti novesi ed il Consorzio turistico Novi-Gavi Appennino Ligure "Terre di Fausto Coppi". Ospite illustri saranno i rappresentanti del Consorzio del gorgonzola igp, con l’assaggio della propria produzione di formaggi. Oggi si eseguirà anche l’annullo filatelico di "Dolci terre di Novi".


(La Stampa, 25/11/2000)

Atina. I viticoltori puntano alla cooperativa. Il Cabernet doc conquista i mercati, ora i prodottori vogliono organizzarsi

di STEFANO DE ANGELIS
Agricoltori e viticoltori della Valcomino si incontreranno oggi, alle 16, presso il Centro sociale di Atina per esaminare la possibilità di “costituire una cooperativa per la lavorazione e la commercializzazione del vino Cabernet". Il vino di Atina, infatti, da poco è stato denominato d.o.c. (di origine controllata) e ciò ha spinto i produttori della zona a fare il punto della situazione e verificare la volontà di unire le forze per valorizzare e diffondere al massimo il prodotto. Oggi si parlerà tra l’altro del processo di evoluzione a cui è andato incontro nel tempo il Cabernet di Atina e soprattutto delle strategie che bisognerebbe attuare per mantenerne alta la qualità e come guadagnare e conservare un certo successo sul mercato. Per festeggiare il Cabernet il comune di Atina l’estate scorsa ha organizzato "La festa del vino" e ha offerto la possibilità di degustare il rosso d.o.c.
All’iniziativa hanno preso parte diversi sommeliers provenienti da varie zone della Regione note per la produzione di vino. A giudizio degli organizzatori dell’incontro "la viticoltura nella Valcomino potrà dare grosse soddisfazioni economiche ai viticoltori" e proprio attraverso la formazione di una cooperativa si potrà finalmente beneficiare al meglio delle viti della Valle. Nella zona la raccolta di uva appena ultimata è stata senza dubbio una delle migliori in assoluto, almeno sotto il profilo qualitativo. Il Cabernet di Atina da tempo viene esportato in Germania, Scozia, Irlanda, Svizzera e New York. "L'obiettivo - spiega l’assessore all’Agricoltura e vice sindaco di Atina, professor Luigi Sabatini - è quello di costituire a breve una cooperativa per valorizzare e diffondere il Cabernet. Auspico che agricoltori e viticoltori aderiscano all’iniziativa per dare vita a questo progetto. Il Cabernet di Atina non è secondo ad alcun altro vino perciò cercheremo di incentivare la coltivazione della vite. Basti pensare che di tutto il rosso che si beve nel Lazio solo il 3 per cento è prodotto nella nostra Regione"


(Il Messaggero, 25/11/2000)


 

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