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I TITOLI


Torino è pronta ad incoronare Masciarelli

PESCARA - Nel firmamento dei migliori vini italiani è nata una stella di prima grandezza: il Montepulciano d'Abruzzo "Villa Gemma", annata '95 (casa vinicola di Gianni Masciarelli), che recentemente è stato riconosciuto come il migliore vino rosso dell'anno.
L'incoronazione avverrà il 25 ottobre prossimo a Torino presso il Teatro Regio durante la cerimonia di premiazione.
A decretare questo successo, che premia il lavoro intenso e la passione di Masciarelli, è stato il "Gambero rosso", la prestigiosa rivista di enogastronomia conosciuta anche all'estero perchè tradotta in varie lingue.
Ma la casa vinicola Masciarelli ha conquistato altri due premi prestigiosi: i "Tre bicchieri di vini d'Italia 2000" sia per il già citato Montepulciano d'Abruzzo "Villa Gemma" del '95, sia per il Trebbiano d'Abruzzo "Marina Cvetic", annata '98.
L'ascesa dei vini di Gianni Masciarelli, oltre che premiare l'attività e la dedizione del produttore, onora l'Abruzzo che si colloca ormai tra le regioni ad alta produzione vinicola, non solo per la quantità, ma soprattutto per l'eccellente qualità.
Altri due produttori abruzzesi sono stati accreditati dei "Tre bicchieri" del Gambero rosso: Valentini e Illuminati. Etichette prestigiose, già conosciute in Italia e all'estero e ormai ospiti fissi in tutte le enoteche che si rispettino. Vere e proprie delizie del palato e dell'olfatto, frutto del lavoro, della passione, della ricerca di produttori che non hanno nulla da invidiare ai loro colleghi veneti o piemontesi. Se si aggiunge che diversi vini abruzzesi sono serviti ai passeggeri di importanti linee aeree (vedi le bottiglie Marramiero sulle rotte della Klm) il successo è davvero completo.
Fra. Dim.


(Il Messaggero, 8/10/2000)

La lunga, calda estate 2000 ha regalato una vendemmia da favola: uve in minor quantità, ma di altissima qualità. Vino, un'annata fantastica. Montepulciano e Trebbiano alla conquista dei mercati

di FRANCESCO DI MIERO
PESCARA - Natura amica. La lunga estate 2000 ha fatto maturare in anticipo l'uva e già ai primi di ottobre la vendemmia in Abruzzo era stata pressochè completata al 90 per cento. Un'annata tra le migliori degli ultimi 15-20 anni e ora i vini abruzzesi del 2000 si avviano a diventare dei veri e propri gioielli da enoteca. Ne ha risentito la quantità di uva prodotta per ettaro, circa il 20 per cento in meno rispetto allo scorso anno, ma la qualità ha fatto un notevole balzo in avanti tanto da essere qualificata eccellente. La previsione è di tre milioni e 380mila ettolitri.
"Qualità intesa non tanto sulla base della gradazione alcolica - spiega Rocco Pasetti, presidente dei circa 60 enologi abruzzesi - quanto per la struttura stessa del vino che si preannuncia più corposo, più ricco di polifenoli, di estratti e sostanze tanniche gradevoli. Un vino predisposto, proprio per queste caratteristiche, a lunghi periodi di maturazione in botti. Il meglio di questa annata si potrà degustare fra tre anni quando la qualità organolettica si esprimerà al più alto livello. Parlo in primo luogo del Montepulciano d'Abruzzo, ma non tralasciamo il Cerasuolo e, per i bianchi, il Trebbiano che si preannuncia buono, corposo, fresco e serbevole".
La natura, dunque, è stata generosa con i vitivinicoltori abruzzesi, ma il resto dell'opera è affidata agli enologi che ormai non lavorano solo nelle cantine, ma sono in grado di dare preziosi consigli anche agli agricoltori. "Una minore resa - aggiunge Pasetti - comporta il miglioramento della qualità delle uve e dei vini. Insomma si deve cominciare ad operare sin dalla vigna e questo andiamo ripetendo ai coltivatori ed ai soci delle varie cooperative. Una lezione che è stata ben capita dai viticoltori dell'Australia e della California i cui vini vengono esportati in tutto il mondo".
"Un'annata tra le migliori - conferma Goffredo Agostini, enologo della Cantina sociale di Tollo (1.300 soci, 450mila quintali di uva conferita) - con minore quantità ma di qualità superiore. I vini rossi si preannunciano di ottimo livello, più strutturati e aromatici. Pensiamo ai nostri prodotti di punta: il Rubino e il Montepulciano Colle Secco. Ma il vino della nostra Cantina è ben consociuto anche all'estero (Inghilterra, Germania e altri paesi del Nord Europa) dove viene esportato il 45 per cento di quanto imbottigliamo. Il rosso Montepulciano d'Abruzzo è molto ricercato (ha fatto effetto la campagna alimentare del rosso che fa bene alla salute), ma anche per l'accattivante rapporto qualità-prezzo".
Le piogge insistenti di questi giorni non preoccupano più di tanto i viticoltori abruzzesi. Le uve ormai sono al sicuro nelle cantine dove è già iniziata la lavorazione. Solo nei vigneti di alcune zone ne è rimasta una quantità limitata. Vendemmia completata sulle colline della provincia teatina (Villa Magna, Tollo sino alla Val di Sangro), in quelle del Teramano (Colonnella, Controguerra) e sui dolci pendii del Pescarese (Rosciano, Loreto, Collecorvino, Torre de' Passeri).
Enologi in piena attività per migliorare la qualità e sperimentare nuove tecniche. I vini abruzzesi ormai sono usciti dal limbo della mediocrità ed hanno raggiunto livelli fino qualche tempo fa impensabili come testimoniano i riconoscimenti ottenuti a livello nazionale. Traguardi non facili che hanno richiesto anni di lavoro per affinare produzione e tecniche. Un settore importante dell'economia regionale che alimenta anche un consistente export.


(Il Messaggero, 8/10/2000)


Udine. L'assessore regionale all'agricoltura Ariis ha sostenuto la necessità di raggiungere degli accordi con la Slovenia e l'Ungheria. Grande difesa del Tocai e parità tra le zone viticole

Claudio Soranzo

Al Castello di Udine, per iniziativa del Ducato dei vini friulani di è parlato delle "prospettive e conseguenze della viticoltura friulana, con l'allargamento a est dell'Unione europea". Un confronto fra le varie parti politiche, sociali e imprenditoriali che ha tratto lo spunto dalle richieste di inserimento nella Comunità europea di Slovenia, Ungheria e Polonia.
L'onorevole Mario Prestamburgo dopo essersi soffermato sulle "politiche fortemente protezionistiche che hanno portato l'imprenditore agricolo a condizionare le proprie scelte e aver parlato di "politica agraria giunta al capolinea" (la Polonia per esempio ha il 25 per cento delle forze lavoro impegnate in agricoltura), si è chiesto che cosa accadrà in Friuli. "Dopo un periodo iniziale alquanto incerto - ha pronosticato Prestamburgo - incontrerà sicuramente un momento molto felice. Si tratterà di condurre per mano la Slovenia (tutelando i propri interessi in accordo con i vicini e quindi fare società con loro per perseguire obiettivi comuni".
pure intervenuto il sottosegretario del ministero dell'agricoltura sloveno, dottoressa Spela Terpin, che ha parlato del processo di armonizzazione ai regolamenti Ue, in piena fase di accelerazione e la conclusione prevista entro il 2001. Si sono pure impegnati in uno sforzo teso ad assicurare la propria concorrenzialità nel futuro mercato europeo, facendo leva soprattutto sulll'ammodernamento tecnologico della coltivazione e della vinificazione, ponendo pure maggiore attenzione a un opportuno e incisivo marketing. pure in progetto una collaborazione incentrata sulle zone confinarie del Collio e di Brda, per approfondire le reciproche conoscenze e porre le basi per ulteriori sviluppi.
L'assessore regionale all'agricoltura Aldo Ariis ha parlato del contenzioso del Tocai, prospettando un gentleman agreement con l'Ungheria senza trascurare il bisogno di un nostro placet per la loro partecipazione alla Comunità europea. "Due le strade percorribili -ha detto Ariis - una giurisdizionale, che la Regione sta attentamente valutando, l'altra diplomatica". Ariis ha parlato della possibilità che all'interno della Ue a determinate condizioni ci siano le omonimie in base a un regolamento che entrerà in vigore il 1.o dicembre. " necessario che nella trattativa con l'Ue - ha detto Ariis - ci sia da parte del govbenro un forte impegno".
Al convegno è pure intervenuto il presidente del consorzio Collio Marco Felluga per parlare dei problemi di disomogeneità in atto con il versante sloveno (aree produttive con normative diverse), che vanno affrontati e risolti per non arrivare a scontrarsi con interessi contrapposti. Su questo punto l'assessore Ariis ha sostenuto la necessità di una identica classificazione comunitarie delle due zoine viticole per evitare conseguenti differenziazioni su questioni come lo zuccheraggio e il titolo alcoolometrico minimo e aggiuntivo, che costituirebbero danno per i produttori friulani.
Claudio Soranzo



(Il Piccolo di Trieste, 8/10/2000)

Vino del Lazio. E' la migliore vendemmia degli ultimi quarant'anni

La raccolta dell'uva è quasi terminata e gli esperti stanno valutando i risultati e cantano vittoria. "Sarà una vendemmia eccezionale, la migliore degli ultimi 40 anni". Lo dice Nicola Di Bari, Direttore Generale della Co.pro.Vi. e Presidente degli Enologi del Lazio. " stato raccolto circa il 70 per cento delle uve e quindi le nostre proiezioni sul livello qualitativo e quantitativo dell'ultima vendemmia non dovrebbero discostarsi molto dal risultato finale della stessa - aggiunge Di Bari, che poi precisa che - se il livello qualitativo è in netta crescita, non altrettanto si può dire per quello che riguarda le quantità. Possiamo già dire che, rispetto all'anno precedente, si avrà un decremento stimabile intorno al 10 per cento.
"Ma questo, ben lungi dall'essere un aspetto negativo - spiega il presidente regionale degli enologi - ha delle valenze assolutamente positive, Significa che finalmente i produttori hanno compreso che si deve appunto lavorare sulla qualità delle uve e dei vini e non fossilizzarsi su quel concetto di estrema produttività che troppo spesso in passato è andato a penalizzare la qualità dei nostri vini. La minor resa dell'uva in vino, infatti, è figliA di una più alta concentrazione zuccherina che ha come risultato quello di regalarci etichette sempre più buone e importanti". Quali saranno i fiori all'occhiello di questa stagione? Le condizioni favorevoli hanno regalato - conclude Di Bari - risultati ottimi un po' per tutti i vini. Se dovessi segnalare un paio di realtà in particolare, raccomanderei di tenere d'occhio i Novelli che potremo assaggiare già agli inizi di novembre. E mi aspetto grandi cose dai Cabernet Sauvignon, per i quali è facile prevedere che il 2000 sarà un'annata a cinque stelle. Nel complesso credo che possiamo attenderci un'annata di buoni bianchi e di straordinari rossi".


(Il Messaggero, 10/10/2000)

Acquistati dal figlio di un produttore in un’esecuzione immobiliare. Prezzo record per vigneti da barolo. Quasi 284 milioni a giornata piemontese


CASTIGLIONE FALLETTO
Non solo il barolo, ma anche le vigne che lo producono hanno raggiunto quotazioni elevate. Una conferma viene dal tribunale civile di Alba. In un’esecuzione immobiliare sono stati venduti, con altri beni, 2,66 giornate piemontesi di vigneti da barolo docg (pari a un ettaro, 13 are e 4 centiare) a 755 milioni di lire e cioé a quasi 284 milioni a giornata piemontese (una giornata equivale a 3.810 metri quadrati). I vigneti appartenevano al produttore Alfredo Roagna e si trovano nel Comune di Castiglione Falletto, regione Pira, verso Perno di Monforte: la proprietà messa in vendita giudiziaria è rimasta in famiglia, perché è stata acquistata in tribunale dal figlio del Roagna. Si è trattato di una vendita senza incanto, disposta dal giudice Corrado Croci, che sta rinnovando il sistema delle esecuzioni immobiliari. La quota in vendita era la metà di una proprietà indivisa: le vigne da barolo in questione hanno impianti risalenti agli anni 1958, ’68, ’71, ’76 e ’91. Il lotto in vendita comprendeva anche altri vigneti di dolcetto e chardonnay, boschi e incolti per un totale di 22,66 giornate piemontesi (tra Castiglione Falletto e Monforte), oltre ad un fabbricato rurale. Il tutto è stato aggiudicato dal figlio di Alfredo Roagna per 1 miliardo e 170 milioni: la perizia fatta predisporre dal tribunale aveva dato una stima di 247 milioni.
A far crescere la cifra è stato, oltre all’interesse della famiglia Roagna, l’offerta presentata dall’avvocato Giorgio Scanavino che, per conto di un cliente, ha rilanciato fino a 1 miliardo e 160 milioni. Più che soddisfatti i creditori. Alfredo Roagna ha commentato: "Tutto è andato bene per la famiglia". Giancarlo Montaldo, agronomo: "Il prezzo alto è la conferma del valore acquisito da questi terreni e dai suoi prodotti. Ma la vigna è uno strumento di produzione: cifre così elevate incidono sui costi e possono essere un freno allo sviluppo delle aziende".


(La Stampa, 10/10/2000)

Una norma europea riserva il nome esclusivamente al vino toscano. Ma la Cia insorge
"Giù le mani dal nostro Montepulciano"

PESCARA - Il vino rosso abruzzese, che annovera ormai tra i suoi estimatori tanti consumatori italiani e, da qualche anno, anche parecchi stranieri, corre un grosso rischio. Niente paura, non sono in gioco le sue qualità organolettiche, il caratteristico gusto e l'inconfondibile aroma. Qualcuno vorrebbe togliere dall'etichetta delle sue bottiglie il nome "Montepulciano". Tutta colpa di una norma comunitaria che vieterebbe di utilizzare, sull'etichetta appunto, lo stesso nome di una zona dove si produce altro tipo di vino.
Questo per evitare un'eventuale confusione con il Montepulciano che nasce nell'omonima località toscana. Ed ecco insorgere la Cia (Confederazione italiana agricoltori) per sollecitare un energico intervento del presidente della giunta regionale, Giovanni Pace, e dell'assessore all'agricoltura, Francesco Sciarretta, nei confronti dei commissari europei a Bruxelles. La disputa si trascina da diversi anni, ma la polemica si era placata con l'attribuzione al nostro rosso dell'inconfondibile denominazione "Montepulciano d'Abruzzo", proprio per non dare adito a equivoci di sorta. Ora, per evitare il rischio di dover cambiare nome al nettare delle vigne abruzzesi, è necessario intervenire sul regolamento comunitario, apportando una modifica all'allegato che accompagna il provvedimento. Ma non si deve perdere tempo.
"Ci sono tutti i presupposti - dice Rocco Pasetti, presidente degli enologi abruzzesi - perchè il Montepulciano d'Abruzzo conservi a pieno titolo la sua denominazione anche dal punto di vista tecnico-scientifico. Questo vitigno si è acclimatato in Abruzzo da oltre 500 anni e il vino che ne deriva ha qualità e caratteristiche inconfondibili".
Fra. Dim.

(Il Messaggero, 10/10/2000)


I rappresentanti del Consorzio ammessi, ma senza diritto di parola, alla discussione al dicastero sul decreto per l'imbottigliamento. Frascati Doc, un invito a metà. Il ministero convoca i produttori, ma solo come auditori

di LUIGI JOVINO
Saranno presenti solo come "auditori" e senza diritto di parola i rappresentanti del consorzio vini Frascati Doc all'assise convocata, oggi, dalla Direzione generale del ministero delle Politiche agricole per discutere del regolamento nazionale da applicare ai vini che hanno l'imbottigliamento.

"A questo risultato - spiega Umberto Notarnicola, presidente del consorzio vino Frascati Doc - siamo giunti grazie alla mediazione dell'onorevole Vita che all'ultimo momento ha chiamato il ministro, perché a questa riunione da noi stessi sollecitata, non siamo stati neanche invitati". La FederDoc, consorzio dei vini Doc italiani, infatti, con quello che viene definito dai vinificatori castellani un "colpo di mano", aveva escluso dalla delegazione ufficiale i rappresentanti del consorzio Frascati Doc, preferendo portare al tavolo della trattativa i delegati dei vini Chianti Doc, che non ha neanche l'imbottigliamento in zona, ed Asti Doc che è palesemente contrario al provvedimento.

"La posta in gioco è veramente alta -continua Notarnicola - e ci dispiace non poter dire la nostra alla riunione perché in discussione c'è il tempo concesso alle aziende fuori dall'area di produzione per smaltire le giacenze e per onorare i contratti già firmati". Secondo quanto prescrive la bozza di regolamento, infatti, il Ministero è intenzionato a concedere 5 anni di proroga alle ditte che imbottigliano vino Frascati fuori dall'area di produzione, mentre il consorzio è disposto a concederne solo uno.

I membri del Consorzio vini Frascati Doc, hanno protestato vivacemente per la esclusione dal novero dei partecipanti "ufficiali" all'incontro indetto dal Ministero e con una lettera "di fuoco" hanno rassegnato le dimissioni dalla FederDoc anche perché nessuna norma prevede che "al tavolo delle trattative siedano tre, piuttosto che due rappresentanti di vini Doc locali". Pronta la replica di Riccardo Ricci Curbastro, presidente della FederDoc. "E' una bega da pollaio - dice - Al confronto con il ministero abbiamo delegato due membri del consiglio nazionale, democraticamente eletti anche dai rappresentanti del consorzio Frascati Doc. I nostri consiglieri hanno seguito tutte le discussioni preliminari sui disciplinari dei vini Doc e sulle eventuali deroghe ed hanno l'appoggio di tutta l' associazione. Evidentemente i membri del consorzio Frascati hanno un'altra idea della democrazia e del concetto di rappresentanza".

"Vorrei ricordare a Curbastro - replica Notarnicola - che siamo stati tra i soci fondatori della FederDoc e che il primo presidente è stato il dottor Antonio Benedetti del consorzio Frascati, quindi conosciamo bene la democrazia e la storia interna della FederDoc, che negli ultimi tempi sta degenerando".


(Il Messaggero, 10/10/2000)


Verso la mobilitazione. Le richieste: nuova legge di orientamento e una netta riduzione dell’Iva sul vino

ASTI
Sarà un "autunno caldo" anche per l’agricoltura astigiana e nazionale.
La Federazione provinciale Coldiretti sta lavorando ad una serie di progetti e richieste che riguardano le sorti del settore. "In primis - spiega il presidente Giorgio Ferrero - chiediamo il varo di una nuova legge strutturale e di orientamento per l’impresa agricola. Così come non è mai decollata la riforma fiscale". Aggiunge Ferrero: "C’è poi il tema scottante della politica della valorizzazione della qualità e tipicità delle produzioni italiane che si riassume in un concentrato di reiterate quanto velleitarie dichiarazioni di principio".
Ma le questioni sul tappeto sono tante: a cominciare dal nodo tuttora irrisolto dell’Iva sul vino. "Continuiamo a chiedere una riduzione dall’attuale 20% al 10%. Ma finora siamo sempre rimasti inascoltati" ribadisce Ferrero.
Il presidente Coldiretti si sofferma poi sulla "vertenza manodopera". "Con gli attuali vincoli contributivi l’assunzione di un lavorante fisso, in campagna, è praticamente una chimera per tante aziende. Avere un dipendente costa minimo 50 milioni l’anno. Una cifra che non accontenta nessuno: il datore di lavoro è costretto a fare i salti mortali e il salariato non guadagna certo in proporzione all’impegno che gli viene richiesto. Senza calcolare che la manodopera qualificata è sempre più rara".


(La Stampa, 10/10/2000)

Vini, i Colli Amerini riescono a conquistare l'America

Che il vino umbro trovasse consensi un po' ovunque in Europa è noto, ma forse non tutti sanno che tra i principali estimatori ci sono anche gli americani.
I riscontri positivi della cantina Colli Amerini confermano un successo che oltreoceano è testimoniato dalle quotazioni di "The Wine advocate" che ha assegnato 90 punti al Sangiovese Torraccio del 1997 e 87 punti al Carbio del 1998. Due rossi mediamente corposi, ricco uno, aromatizzato l'altro, considerati tra i migliori vini italiani "in un momento in cui gli "storici" del vino possono guardare a quel periodo italiano come a un'autentica età dell'oro".


(Il Messaggero, 11/10/2000)

Vendemmia, si azzarda una profezia: "E' una grande annata"


SAN GIMIGNANO - "E' una gran bella annata,saranno ottimi vini quelli della vendemmia 2000, le analisi parlano chiaro".
Non ha dubbi Paolo Salvi giovane enologo che, per lavoro, passa in rassegna i prodotti delle colline sangimignanesi: l'inizio del secolo sarà per questo settore veramente da ricordare.
"Vini più intensi e più corposi dell'anno passato - continua Salvi - il caldo estivo tardivo, ben sopportato dalle sabbie plioceniche e dall'argilla hanno fatto salire la gradazione che per i rossi supera, in molti casi,i tredici gradi. Bella anche l'intensità di colore accompagnata dalla giusta acidità, vini che non hanno bisogno di niente o di ben poche correzioni".
Che sia stata un'annata positiva ce lo conferma anche Andrea Vecchione: "Siamo sullo stesso livello degli ultimi tre anni e in particolare al '97 la qualità è ottima e l'uva sanissima,con rossi che gradano oltre i 13 e mezzo e la vernaccia che raggiunge un grado alcolico di 12 e mezzo 13".
Soddisfazione anche da Cusona: "Se la vernaccia, raccolta in anticipo, si attesta sui 12 gradi, i rossi come cabernet e merlot raggiungono i 14,14 gradi e mezzo, commenta Ivaldo Volpini. Visti i presupposti e la fermentazione, che per il momento è ottimale, sarà possibile curare con particolare attenzione i prodotti a lungo invecchiamento ottenendo dei vini eccezionali".
di Myriam Marrucci

(La Nazione, 11/10/2000)

La guerra dei vini superstar. Piemonte o Toscana? Le enoguide litigano. Sommelier e Gambero Rosso pubblicano le loro classifiche: scoppia un caso

di CARLO CAMBI

ROMA - Sfida all'ultimo bouquet tra le guide del vino italiane. I verdetti ufficiali si avranno solo a fine mese con la pubblicazione di quella del Gambero Rosso-Slow Fodd (presentazione il 25 ottobre al Salone del gusto di Torino: 12 mila i vini testati, 220 i tre bicchieri assegnati contro i 180 dello scorso anno) e di quella dell'Associazione Italiana Sommelier (il 12 novembre all'Hilton di Roma: più di 10 mila le etichette assaggiate, 257 i cinque grappoli attribuiti), ma già si sussurrano le anticipazioni e parte qualche frecciata polemica. Il pomo della discordia è la Toscana. La regione regina del vino italiano che per i critici internazionali (Sukling per Wine Spectator, Hugh Johonsn sulla sua guida, I vini del Mondo, e per Decanter la massima rivista inglese) resta la terra di Bacco è lodata senza mezze misure dai Sommelier, è invece ridimensionata dal Gambero Rosso-Slow Food. La differenza tra le due guide sta praticamente qui. Per il resto sia per il Gambero che per l'Ais l'azienda regina è La Spinetta, piemontesissima cantina dei fratelli Rivetti. Per entrambe le guide la terza regione d'eccellenza è il Friuli Venezia Giulia. A guardar bene altre differenze si colgono: i Sommelier continuano a preferire tra gli autoctoni il Sangiovese, il Gambero strizza l'occhio al Montepulciano d'Abruzzo dichiarando che il vino di Masciarelli è il miglior rosso dell'anno. E se l'Ais tra i bianchi sceglie con entusiasmo i sauvignon altoatesini, il Gambero guarda con favore il Soave (l'etichetta preferita è quella di Anselmi) peraltro in questo confortato dall'autorevolissimo parere di Johnson. E la polemica allora dove sta? Proprio nel derby Piemonte-Toscana ed in particolare su di un vino: il Brunello di Montalcino '95. Per i Sommelier il figlio più autorevole del Sangiovese grosso di Toscana è ecellente (e così la pensano prestigiose griffes della critica enologica: Wine Spectator ne premia 30, Robert Parker una ventina, Decanter 16). Per il Gambero su 150 etichette di Brunello solo tre meritano i tre bicchieri, il massimo segno distintivo che questa guida assegna. E questo proprio mentre é in commercio l'annata '95 che il Consorzio di tutela definì "storica". Si erano sbagliati a Montalcino? O c'è un eccesso di severità del Gambero Rosso? Di questa seconda opinione è il sindaco della "capitale del vino" in terra di Siena che ha scritto una garbata lettera al presidente di Slow Food Calro Petrini, suo compagno di partito, e "socio" di molte iniziative enogastronomiche. "Sono rimasto sbigottito - scrive Massimo Ferretti - dalle valutazioni date dalla Guida ai Vini d'Italia 2001 al Brunello di Montalcino. I punteggi attribuiti rapportati a quelli di altri specialisti hanno dell'incredibile". Ma a dire il vero il Gambero Rosso-Slow Food non è tenero con tutta la Toscana alla quale attribuisce 54 tre bicchieri contro i 63 dati al Piemonte. Diametralmente opposto il giudizio dei Sommelier che nella loro guida "Duemila vini" assegnano i 5 grappoli (distintivo d'eccellenza) a 62 etichette toscane e solo 49 a quelle piemontesi. E tutto questo mentre Piemonte e Toscana hanno cominciato a dialogare per difendere insieme l'immagine del vino di qualità italiano nel mondo. Un'iniziativa che dovrebbe portare anche alla nascita di "To.p" (Toscana-Piemonte) un vino simbolo prodotto in comune dai migliori vignaioli delle due regioni.


(La Repubblica, 11/10/2000)

"Botte piccola più qualità". Cernilli, perché il Piemonte

ROMA (c.c.) - Daniele Cernilli è il direttore della guida del Gambero Rosso-Slow Food, capitano di un esercito di degustatori. Cernilli, perché così severi con la Toscana mentre tutto il mondo pensa il contrario?
"Il Piemonte ha tre annate forti in commercio: la '96 con il Barolo, la '97 con il Barbaresco e la '98 con la Barbera e i Superpiedmont. Il Piemonte in più ha tante piccole cantine che fanno prodotti eccezionali. Da qui deriva lo scarto che non è così drammatico. Quanto alla Toscana ha solo due annate forti e meno cantine di eccellenza, anche perché le aziende sono più grandi. Il nostro è un risultato logico".
Sì, però si dice che voi siete filopiemontesi...
"Sciocchezze. Lo si dice perchè Carlo Petrini è piemontese, perché la sede Slow Food è a Bra, perché facciamo il Salone del Gusto a Torino. La verità è che il vino piemontese è migliore. Io giudico a fil di palato".
Esiste un caso Brunello?
"No, esiste il fatto che a noi il Brunello ' 95 è piaciuto di meno che ai critici internazionali. Ma abbiamo premiato molti Chianti, tre Nobile di Montepulciano, un Morellino, diversi Supertuscan. Il sangiovese resta un vitigno di grande potenzialità".
C'è una competizione editoriale con i Sommelier?
"Per i Sommelier ho grande rispetto. Fanno una buona guida, ma assai meno completa. Farla migliore della nostra che tirerà 80 mila copie in Italia che arrivano a 150 mila con le edizioni estere sarà dura. E questo grazie al fatto che il vino è diventato un fenomeno vasto. Alla fine giudicherà chi beve".


(La Repubblica, 11/10/2000)

"Il nostro palato senza sponsor" Ricci: perché la Toscana

ROMA (c.c.) - Secondo anno di uscita di "Duemila vini" la guida dell'Ais e 54 mila copie di tiratura. Franco Ricci, che dirige i sommelier d'Italia, brinda a questo risultato.
Avete nel mirino la guida del Gambero Rosso-Slow Food?
"Nel mirino mi sembra una parola grossa. Diciamo che siamo sicuri del nostro successo. Quest'anno le degustazioni dei Sommeliers italiani avranno come base la nostra guida e siamo convinti che il prossimo anno supereremo in diffusione e in numero di pagine - in questa edizione sono 1500 - la guida del Gambero".
Voi continuate a premiare la Toscana, il Gambero preferisce il Piemonte. Chi ha ragione?
"Noi, naturalmente. Anche perché il nostro giudizio è confortato da quello dei maggiori critici internazionali. E vedo che il Gambero nonostante voglia premiare il Piemonte non ce la fa a stroncare più di tanto la Toscana. Ma fatemi dire un' altra cosa a proposito della nostra guida: Duemila vini non ha pubblicità inserita. Anche in questo sta la nostra autorevolezza".
Però si dice che la vostra guida è meno completa...
"E come fanno a dirlo? Noi degustiamo tutti i vini in azienda; descriviamo i vini migliori, il territorio, pubblichiamo dei vini più interessanti addirittura l'etichetta. E in più abbiamo occhio al territorio e alla storia della cantine. Certo si può sempre migliorare".
Ma il vino italiano migliora?
"Se ci sono vini cattivi è perché ci sono cattivi bevitori. Il nostro compito di sommelier è sconfiggere l'ignoranza per sconfiggere la cattiva qualità".


(La Repubblica, 11/10/2000)

Vertice sul moscato a Roma. Come smaltire gli ettolitri invenduti

ASTI
Domani a Roma, al ministero delle Politiche agricole, vertice "tecnico" tra funzionari dello staff del ministro Alfonso Pecoraro Scanio, e delegazioni di Consorzio dell’Asti (presidente Guido Bili, direttore Ezio Pelissetti), industriali spumantieri e Assomoscato (raggruppa i viticoltori, presidente è Giovanni Satragno, direttore Angelo Dezzani). Si parlerà di come smaltire i 120 mila ettolitri di Moscato ’99 invenduti e stoccati in cantine sociali e stabilimenti.
E sempre a Roma alcuni parlamentari piemontesi dell’area del moscato - Lino Rava (alessandrino), Vittorio Voglino e Giovanni Satragno (astigiani), centro sinistra - hanno incontrato funzionari del Ministero. I deputati hanno annunciato la "concreta" possibilità di interventi statali. Sulle eccedenze Satragno conferma la tesi di Assomoscat : "La strada più percorribile è la distillazione, necessaria per azzerare una situazione che va cambiata, radicalmente".


(La Stampa, 11/10/2000)

Cin cin, trionfo dei rossi. I sommelier incoronano la Campania dei vini. Due guide in contrasto: severo il "Gambero rosso", rivincita con "Duemilavini"

CARLO CAMBI
Se il derby PiemonteToscana ha suscitato polemiche per le differenti valutazioni tra la guida del Gambero RossoSlow Food (uscirà il 25 ottobre, 80 mila copie di diffusione) che preferisce le Langhe e quella dell'Ais (in uscita il 12 novembre, 54 mila copie di tiratura) che continua a premiare il Chianti a ben vedere c'è un caso ancor più eclatante: è quello della Campania. Per il GamberoSlow solo 4 etichette meritano i «tre bicchieri», il massimo riconoscimento attribuito da questa guida (corrisponde a un punteggio di 90/100 in base alla classificazione di Robert Parker), mentre per il compendio stilato dai Sommelier italiani sono 17 i vini campani con «cinque grappoli», il segno della massima qualità attribuito dai nostrani «tastevin». E qui davvero ci sarebbe di che riflettere perché, mentre tutto il mondo esalta la qualità ritrovata dei vini del Sud, il Gambero tira il freno. Chiede insomma una pausa di riflessione e sospende il giudizio. Spiega Daniele Cernilli, direttore della Guida, che il criterio di valutazione ha tenuto conto anche delle varie annate che sono in commercio e della continuità qualitativa. Dunque ci sono bottiglie esaltanti ed altre che ancora non hanno raggiunto l'eccellenza. E come non notare che la maison storica della Campania, la Mastroberardino non spunta nessun riconoscimento. Ci sarà da riflettere su questo. Forse siamo in presenza di una mutazione generazionale nelle cantine campane? A guida uscita sarà interessante valutare quante sono le bottiglie che hanno sfiorato l'eccellenza. Assai diverso il criterio dei Sommelier che spigolando tra i vini campani si soffermano ad esempio su di un passito (l'Eleusi), recuperano la qualità del vino della costiera (alla Furore sono andati 3 «cinque grappoli»), vanno cercando tra gli Igt (i vini ad indicazione geografica tipica) i blend di autoctoni (come l'aglianico, premiato dai Sommelier quello in purezza di Fontanavecchia) con i vitigni internazionali quali merlot e cabernet. A ben vedere le due guide concordano nel chiedere all'unica Docg campana un salto in avanti nella qualità. Entrambe le classifiche sono parche di riconoscimenti per il Taurasi. Premiano quello della Feudi di San Gregorio (la cantina di maggiore qualità a giudizio dell'Ais che assegna ben 4 cinque grappoli ai vini di questa casa e anche del Gambero che su 4 tre bicchieri regionali ne assegna ben due a questa azienda) ma Sommelier portano in alto anche il Macchia dei Goti di Caggiano, forse il Taurasi oggi più rappresentativo. Nessuna menzione per i Greco di Tufo, stupisce non trovare in classifica i vini ischitani, unità di giudizio per il Fiano vendemmia tardiva dei Feudi al quale i Sommelier accoppiano anche un Fiano di annata: quello dei Colli di Lapio. Unità nell'eccellenza anche per il Montevetrano premiato da entrambe le commissioni di degustazione. E proprio il Montevetrano è stato il vino che ha segnato una svolta nell'enologia campana: Silvia Imparato ha imposto l'uso dei piccoli legni, ha saputo mettere in evidenza il terroir. Si sfata che la Campania sia terra da bianchi: sono in netta minoranza. Caggiano sale nella classifica qualitativa e con lui tutta l'Irpinia che sembra la terra più vocata. Di grande rilievo soprattutto per le prospettive è il fatto che Villa Matilde con il Vigna Camarato (è un Falerno del Massico) conquistino l'eccellenza in entrambe i giudizi. Questa cantina con l'avvento di Riccardo Cotarella (per il Gambero è l'enologo dell'anno) ha acquisito maggiore autorevolezza che unita alla costanza dei fratelli Avallone ha dato ottimi risultati.

(La Repubblica - Napoli, 12/10/2000)

Il Roero (come il Barolo) ora ha un suo asteroide.

CANALE
Un asteroide dedicato al Roero: il singolare battesimo si terrà domenica all’Enoteca regionale (ore 10). Così anche il Roero, com’è avvenuto un anno fa per il Barolo, dal firmamento dei grandi vini entrerà in quello stellare. Il nome Roero sarà portato nello spazio per volontà dell’astronomo statunitense Edward Bowel scopritore dei due asteroidi (Barolo e Roero), su suggerimento di un altro astronomo, Vincenzo Zappalà. La proposta è stata accolta dall’Unione Astronomica internazionale, riunitasi a Manchester nell’agosto scorso. L’asteroide dedicato al Roero era stato scoperto il 14 agosto del 1985 alla stazione dell’Osservatorio Lowell di Flagstaff (Arizona) e porta il numero 8075.
Recita la motivazione: "Dedicato alla regione del Roero, in Piemonte, Italia, altamente apprezzata per le bellezze naturali, i prodotti agricoli e per i vini (sia rossi che bianchi) che vi si producono".
Il "pianetino" Roero ha una dimensione di quindici chilometri e si trova a una distanza minima dalla Terra di 223 milioni di chilometri, circa 597 volte la distanza Terra-Luna. Potendo raggiungerlo con un’autovettura a 100 chilometri all’ora, occorrebbe viaggiare per 255 anni.

(La Stampa, 12/10/2000)


Sorpresa, c’è il vino etico.

Sergio Miravalle
IL mondo del vino, forse anche grazie alla parte volatile che compone il prodotto, è un continuo svilupparsi di idee. Nascono, vengono lanciate e "se hanno gambe" camminano, altrimenti si perdono nel mare dei "si potrebbe...". In questi anni di vacche grasse (diciamolo sottovoce, ma diciamolo: mai come in questi tempi le cose sono andate così bene per chi ha puntato sulla qualità nei filari e in cantina) hanno fatto emergere i profili della "categoria". Tentiamone i ritratti.
Uva e affari. Tra i vignaioli di più antica stirpe o di consolidata origine contadina c’è chi ha badato soprattutto ai mercati, conquistato spazi all’estero e investito in strutture: sono i campioni dell’eno-business, capaci da soli di far girare la filiale di una banca e guidano aziende con rapporti tra fatturato e dipendenti degni delle miglior fabbriche di orologi svizzeri.
Vino vip. Sono quelli che curano di più l’immagine. Sono "personaggi" non solo per i loro vini, ma per la storia personale e quella delle loro aziende. Spesso hanno investito in cascine i proventi di altre attività. Hanno facili frequentazioni con il mondo dello spettacolo, dello sport e della cultura e spesso ammaliano anche i più ascetici tra gli intellettuali. Sono ascoltati anche dai politici: un patrocinio non si nega a nessuno.
Noi e il territorio. Categoria che può comprendere appartenenti anche alle precedenti, ma che interpreta il successo al plurale, e perfino, diciamo, in chiave etica, se la parola non spaventa. Due esempi recenti per capire: l’Insieme e Quorum.
Sono nomi di vini nati da progetti pensati a tavolino (o sarebbe il caso di dire a tavola). Ecco le idee che trovano chi le spinge, le promuove, ci mette del suo in passione e impegno. "L’insieme" è il frutto dell’amicizia che Elio Altare, vignaiolo controcorrente di La Morra, ha saputo infondere in un gruppo di giovani che l’hanno seguito nelle sue scelte. Lui li ha portati davanti ad notaio ad Alba per costituire una associazione culturale "L’insieme" appunto, che avrà come proventi una quota (diecimila lire a bottiglia) di vendita dei sette vini interpretati dai vignaioli (Gianfranco Alessandria, Giovanni Corino, Federico Alessio Grasso, Mauro Molino, i fratelli Revello, Mauro Veglio, oltre allo stesso Altare). Sette vini diversi con un nome simbolo e il nebbiolo a far da comun denominatore abbinato ad altri vitigni internazionali. E quelle diecimila lire andranno a formare un fondo che ogni hanno verrà speso, su indicazione di un comitato scientifico composto da tecnici, giornalisti, opinion leader. Saranno alcune decine di milioni l’anno utili a restaurare un edificio storico o creare una borsa di lavoro affinché non si perda un sapere artigiano. I vini de "L’insieme" saranno in degustazione ad uno dei Laboratori del salone del Gusto, la sera del 28 ottobre. Il titolo è di azzeccata ironia "Elio e le basse rese".
"Quorum" nasce da cinque aziende di fama e un distillatore (Braida, Chiarlo, Coppo, Prunotto, Vietti e Berta) riunite nel progetto Hastae che vuole interpretare la Barbera d’Asti, affidandola alle cure di un tecnico di scuola toscana. Gli utili sono investiti sul territorio e per quest’anno vanno a cofinanziare due presidi dell’Arca di Slow Food: quello sul cardo gobbo di Nizza e l’altro sulla Robiola di Roccaverano.
Il vino e il suoi successi come propellente per tutto il territorio e le sue tipicità. Belle idee. Buon cammino.


(La Stampa, 12/10/2000)

San Gimignano. Panizzi: vino rosso e olio, il futuro della viticoltura sangimignanese sta qui

SAN GIMIGNANO - "Vino rosso e olio, il futuro della viticoltura sangimignanese sta qui" assicura Gianni Panizzi, ma intanto e per la prima volta nella storia della Vernaccia, la sua Riserva '98 si aggiudica tre bicchieri sulla guida del Gambero Rosso. "Il disciplinare della Vernaccia Riserva lascia molta libertà ponendo,come unica condizione,11 mesi di invecchiamento in bottiglia così - spiega - ho pensato a una vinificazione diversa,rispetto alla semplice vernaccia che fermenta nelle vasche d'acciaio, optando per le barriques". "Ne viene fuori un vino più strutturato, più complesso, dal colore giallo paglierino - continua Panizzi - da servire non come aperitivo, ma insieme a piatti di una certa importanza". Le 16.000 bottiglie del '98 finiscono in enoteche e ristoranti italiani ed esteri, in America, ma anzitutto in Germania che rimane il maggiore importatore. Il riconoscimento arriva al decimo anno di produzione, presto, se si pensa che solo pochi anni prima, Panizzi sapeva tutto di computers e niente di agricoltura. La sua avventura ha inizio quando si accorge che il grigio e la tristezza del nord non fanno più per lui. Comincia così "la frequentazione" della campagna sangimignanese e della sua gente con cui trascorre il fine settimana. "Ho iniziato con un solo ettaro di terra facendo del vino per me e per gli amici,ora, di ettari ne ho ben 45 e penso di aumentarli ancora un po', nel frattempo mi sono stabilito definitivamente a San Gimignano dove - confessa - la vita è diversa così come i rapporti umani". "Ho sempre pensato - riprende - che l'arma vincente fosse la qualità anche a discapito della quantità per questo, nonostante che il disciplinare della Vernaccia parli di 90 quintali per ettaro preferisco non superare mai i 60/65 quintali sacrificando le ciocche d'uva meno belle".
di Myriam Marrucci


(La Nazione, 13/10/2000)

La Langa brinda con 3 bicchieri. Barolo incoronato dalla guida più attesa.

Luca Ferrua
CUNEO Tutto deve restare "top secret" fino al Salone del Gusto, ma fra le colline di Langa, Roero e Monferrato l’attesa per i "tre bicchieri" - un riconoscimento che fa mercato - è tale da impedire a chi li ha ottenuti di mantenere il segreto. Così, da un paio di giorni, hanno cominciato a circolare prima voci insistenti sui verdetti enologici di casa Slow Food, indiscrezioni confermate dagli orgogliosi premiati.
Per il Duemila è la Langa ad uscire vincitrice dalle pagelle "Slow Food". Dopo l’anno delle barbere i baroli (protagonisti anche a Roma con la Camera di Commercio di Cuneo) - capitolo in cui colpisce l’assenza di Aldo Conterno - si sono ripresi il centro del palcoscenico, mentre l’Astigiano ha perso per strada pezzi importanti. Nell’elenco non ufficiale per ora non c’è traccia dei vini del Nord e non si incontrano neppure moscato e Asti. E una regione a tradizione spumantiera è rappresentata solo dal brut "Riserva Giuseppe Contratto ‘96". Il vino piemontese più settentrionale è il Colli Tortonesi di Valter Massa da Monleale, l’uomo del Timorasso.
Nomi, cru e aziende che toccano Cuneo, Asti e Alessandria, scelti dalla guida che più di tutte ha saputo incidere sul mercato. Proprio la capacità di influenzare il consumatore ha fatto diventare così ambiti i "tre bicchieri", riconoscimento capace di creare attese e addirittura tensioni. La scelta finale spetterà al gusto del consumatore e a qualche fortunato un’occasione di confronto la offrira, Canelli con una cena a casa Contratto, dove si potranno degustare tutti i "top" piemontesi, abbinati alle proposte delle "stelle" Michelin.
BARBARESCO.
Bricco Asili Ceretto ‘97; Vigna Borgese ’97 Piero Busso; Serraboella ’97 Fratelli Cigliuti; Gaja ‘97; Gaiun ’97, Tenute Cisa Asinari dei Marchesi di Gresy; Gallina ’97 La Spinetta; Starderi ’97 La Spinetta; Cole ’97 Moccagatta; Rambone ’97 Nada; Sorì Paitin ’97 Paitin; Vanotu ’97 Pelissero; Bric Ronchi ’97 Albino Rocca; Coparossa ’97 Bruno Rocca; Cottà Vigna Brichet ’96 Sottimano; Bricco Libero ’97 Varaldo.
BAROLO
Bricco Fiasco ’96 Azelia; Fossati ’96 Boglietti; Ca’ Mia ’96 Brovia; Cerequio ’96 Chiarlo; Percristina ’95, Clerico; Vigna Gris ’96 Conterno-Fantino; Falletto in Serralunga d’Alba ’96 Bruno Giacosa; Bricco Luciani ’96 Silvio Grasso; Vigna Conca ’96 Mauro Molino; Enrico VI ’96 Monfalletto Cordero di Montezemolo; Vigneto Rocche ’96 Andrea Oberto; Cannubi Boschis ’96 E. Pira & Figli; Vigna Cappella di Santo Stefano ’96 Podere Rocche dei Manzoni; Bussia ’96 Prunotto; Bric dël Fiasc ’96 Scavino; Vigneto Rocche ’96 Mauro Veglio; Bussia Vigna Munie ’96 Parusso; Parafada ’96 Vigna Rionda - Massolino; La Serra ’96 Gianni Voerzio; Brunate ’96 Roberto Voerzio; Cerequio ’96 Roberto Voerzio.
LANGHE
Arborina ’98 Altare; Larigi ’98 Altare; Bric du Luv ’98 Ca’ Viola; Momprà ’98 Conterno Fantino; Sperss ’96 Gaja; Luigi Einaudi ’98 Einaudi.
BARBERA D’ALBA.
Vittoria ’98 Gianfranco Alessandria; Vigna Vigia ’98 Bricco Maiolica; Barbera d’Alba Bric loira ’98 Cascina Chicco; Superiore ’98 Hilberg Pasquero; Gallina ’98 La Spinetta;
BARBERA D’ASTI
Bricco dell’Uccellone ’98 Braida; Vigna dell’Angelo ’98 La Barbatella;
BARBERA MONFERRATO
Bricco Battista ’98 Giulio Accornero e Figli
ROERO
Roche d’Ampsey ’97 Matteo Correggia; Superiore ’98 Filippo Gallino; Superiore ’97 Malvirà.
MONFERRATO.
Sonvico ’98 La Barbatella; Pin ’98 La Spinetta.
DOLCETTO DI DOGLIANI.
Sorì d’Jermu ’99 Pecchenino; San Fereolo ’99 San Fereolo; Vigna del Pilone ’99 San Romano.
ALTRI.
Giuseppe Contratto metodo classico brut Riserva ’96 GiuseppeContratto; Loazzolo Piasa Rischei ’97 Forteto della Luja; Harys ’98 (Syrah vinificato in purezza) Gillardi; Gavi Monte Rotondo ’99 Villa Sparina; Colli Tortonesi Bigolla ’98 Valter Massa; Minaia ’98 Martinetti.


(La Stampa, 13/10/2000)

Bulgari con Fininvest e Colaninno vogliono comprare la Vini Corvo

Opera, la società lussemburghese di investimenti promossa da Bulgari che si propone di acquisire il controllo di aziende del made in Italy da risanare, quotare in Borsa e poi rivendere, ha già raccolto 140 milioni di Euro e sottoscrizioni fino a 250 milioni e concorrerà al bando per acquistare la Vini Corvo. Lo hanno detto ieri a Milano l'amministratore delegato di Bulgari, Francesco Trapani, e il promotore della società, Renato Preti, che guida lo staff operativo. A Opera, «un club di investitori che non sarà quotato in Borsa», hanno aderito tra gli altri, oltre a Bulgari, che ha versato 26 milioni di Euro, Hopa (il gruppo di bresciani guidato da Roberto Colaninno ed Emio Gnutti che controlla indirettamente Telecom), Finaf (Gruppo Angelini), Centrobanca, Gruppo De Agostini, Popolare Bergamo, Popolare Commercio Industria, Simonetta Seragnoli, Mitsui, Fininvest, Api, Popolare Etruria e Lazio e Iniziativa Piemonte.
La società si propone di investire complessivamente circa 3 mila miliardi per rilevare la quota di controllo di 15 aziende operanti nei settori alimentare, modaabbigliamento, vini, gioielleria, e altri tipici del made in Italy, con un fatturato tra i 50 ed i 500 miliardi.

(La Repubblica - Palermo, 13/10/2000)


Il vino? Si degusta in facoltà. I giovani e la qualità del bere: esperimento dell'Ateneo senese


MAURIZIO BOLOGNI

Doveva essere una compassata degustazione di vini in facoltà. E' stato anche chiassoso brindisi ai neo dottori, perché al rettorato, ieri mattina, si discutevano le tesi di laurea. Cin cin soprattutto a base di Vermentino di Gallura, Alcamo Bianco e Salice Salentino, che gli studenti dell'Università di Siena hanno dimostrato di preferire non solo a Vernaccia, Chianti e altre bottiglie di qualità, ma anche al solitamente graditissimo Brachetto. Esperimento coraggioso quello tentato all'Ateneo senese. Ieri, in coincidenza col convegno dedicato ai giovani e alla cultura del vino, le degustazioni per gli studenti hanno intervallato le lezioni universitarie al rettorato, alle facoltà di Economia, Giurisprudenza e Scienze. Libri sottobraccio e bottiglie svuotate.
Nessuno ha misurato se l'apprendimento in facoltà sia stato ridotto da ebbrezza e annebbiamento. Cinque ricerche, presentate al convegno, hanno invece misurato il rapporto tra giovani e vino. Un dato su tutti: il boom dei wine bar, aumentati del 40 per cento negli ultimi 5 anni, ormai trecento in tutta Italia, musica bassa, luce soffusa e modello slow di intrattenimento che dovrebbero essere l'alternativa alla discoteca e l'antidoto alle stragi del sabato sera. Un boom evidente ma non sufficiente - secondo lo psichiatra Paolo Crepet, intervenuto al convegno - a soddisfare il desiderio dei giovani di allontanarsi da ritmi sincopati per dedicarsi a quelli lenti: «Ci vorrebbe un Feltrinelli del vino, capace di aprire una catena di enoteche a misura di giovani così come fece lui con le librerie. Servono enoteche con colori, musica e personaggi giusti».
La cultura dello «slow drink» l'ha definita in videoconferenza il ministro delle risorse agricole Alfonso Pecoraro Scanio, che ha promesso fondi a sostegno di un programma di educazione alimentare che includa il vino. Tutti soddisfatti, a cominciare dal presidente dell'Enoteca italiana Flavio Tattarini, ma un po' disorientati dall'uscita di Ezio Rivella, patron del Brunello di Villa Banfi. Lui - ha confessato - il vino lo beve annacquato: «E chi dice che non si può?».


(La Repubblica - Firenze, 14/10/2000)

In corsa per vini Corvo Bulgari e Colaninno. Riparte da zero la gara, in campo nuovi pretendenti

di ENRICO DEL MERCATO

PALERMO - La nuova asta non è ancora partita, ma alla porta della vini Corvo già bussano i grossi calibri della finanza. A farsi avanti ufficialmente come potenziale acquirente della casa vinicola che la Regione Siciliana ha deciso di mettere in vendita, è stata Opera, società di investimenti promossa da Bulgari e nel cui capitale azionario compaiono anche il gruppo Hopa (guidato da Roberto Colaninno ed Emio Gnutti) e la Fininvest. Tra le mission di Opera c'è quella di investire circa 3 mila miliardi per rilevare il controllo di quindici aziende nei settori trainanti del made in Italy come l'alimentare, la moda, il turismo, i vini, la gioielleria. Lo scopo è quello di risanarle e, nell'arco di tre o cinque anni, cederle in Borsa. Ecco perché anche la vini Corvo è finita nel mirino della neonata società di investimenti.
Il fatto è, però, che intorno alla azienda simbolo della produzione vinicola siciliana si è da tempo aperta una battaglia politica. Il governo di centrosinistra rimasto in carica a Palermo fino allo scorso luglio aveva portato l'asta per la Corvo a un passo dalla conclusione. A disputarsi l'azienda erano rimasti cinque grandi gruppi vinicoli italiani, tra i quali Marzotto, Zonin e Averna. Poi, il nuovo governo di centrodestra appena insediatosi ha deciso di bloccare la privatizzazione e ripartire da zero. A spingere per annullare il precedente bando di vendita e rifarlo di nuovo consentendo la partecipazione alla gara anche a società che non operano nel settore vinicolo, è stato soprattutto il leader siciliano di Forza Italia Gianfranco Micciché, il cui suocero, tra l'altro, fa parte del consiglio di amministrazione della Corvo. Alla fine, la linea Micciché è passata, le offerte fatte per acquistare la "Duca di Salaparuta" sono state stracciate e la Regione ha deciso di fare un nuovo bando che apre la corsa alla vini Corvo anche a società estranee al settore vinicolo.
Adesso che da Milano è rimbalzata la disponibilità di Opera, qualcuno in Sicilia ha storto il naso scoprendo che nel capitale della società di investimenti c'è anche una quota Fininvest.


(La Repubblica, 14/10/2000)

 


 

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