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I TITOLI


LA MORTE DI BERLUCCHI. L'uomo che sfidò lo champagne

BRESCIA - Aveva 78 anni Guido Berlucchi, pioniere nella produzione del vino Franciacorta. E' morto ieri a Borgonato, nel Bresciano. Gli amici lo ricordano come un uomo colto che amava il vero piacere e lo cercava per sé e per le persone che gli erano vicine. Ed è stato proprio per questa sua puntigliosa ricerca del piacere che, nel 1961, Berlucchi ha messo a disposizione la sua antica cantina al socio Franco Ziliani, fresco di diploma alla scuola enologica di Alba, per la prima vinificazione con le bollicine in Italia. Partì da lì un'avventura enologica che sarebbe diventata una sfida ad armi pari con i francesi.
Era un uomo dai mille interessi, Guido Berlucchi. Dopo gli studi al liceo classico, durante l'ultimo periodo della guerra e nel primo dopoguerra aveva fatto parte come pianista di un'orchestra jazz che accompagnava le truppe alleate per l'Italia. Era grande collezionista di auto storiche, tutte esclusivamente "MG" e appassionato cacciatore. Vedovo, senza figli, da qualche anno viveva con una nuova campagna.
Negli anni Sessanta, dopo i primi tentativi, durati a lungo, per realizzare un prodotto perfetto, nasce e si diffonde il fenomeno Berlucchi. Ed è uno spumante che otterrà un successo planetario. Un fenomeno che ai giorni nostri ha assunto le dimensioni di 4,5 milioni di bottiglie vendute in tutto il mondo. Hanno bevuto "Cuvée Imperiale", dichiarando di preferirlo, personaggi come l'attore Anthony Queen o il magnate David Rockfeller, che sceglievano particolari riserve.
E' negli anni Settanta che il metodo ora chiamato "classico tradizionale" (dal 1986 i francesi hanno ottenuto il monopolio della definizione champenois) comincia a fare scuola tra le colline della Francicorta, la zona del Bresciano a forte vocazione vitivinicola. Tanto che Berlucchi si rende conto che non basterebbero tutte le uve franciacortine per la sua produzione. Nei primi anni '80 nasce quindi l'idea di mettere insieme le migliori uve della Franciacorta, dell'Oltrepo Pavese e del Trentino Alto Adige, i territori del migliore spumante italiano. Una bottiglia viene commercializzata non prima di due anni dalla vendemmia. Solo da alcune settimane si può trovare sul mercato una bottiglia di Millesimato del 1995.
L'ultima volontà di Guido Berlucchi è stata quella di costituire una fondazione per promuovere ed incentivare la ricerca sul cancro


(Il Messaggero, 15/10/2000)

Giovani e vino, amore difficile e consumi in calo. Ma la rimonta arriva con enoturismo e wine bar

ROMA - Rapporto conflittuale? Diciamo, attrazione che stenta a farsi strada, che se parte è vincente, ma che per decollare deve superare tanti equivoci, come se a farsi il filo fossero interlocutori di mondi diversi. Va così, tra giovani e vino in Italia. Lo dicono le ricerche di Gpf & associati, Eurisko, Infomark, presentate in un convegno densissimo (tra i relatori lo psichiatra Crepet, la sociologa Di Nallo, produttori-manager come Donatella Cinelli Colombini, Emilio Pedron, Ezio Rivella, Gianni Zonin) voluto dall'Enoteca Italiana e dal presidente Tattarini, e patrocinato dall'Università di Siena. I numeri dicono di un calo (ma che non ha impedito il boom di reddito del settore) di consumatori di vino tra gli adulti: dal 56 al 31% dall'84 a oggi. Ma tra i giovani la curva è più secca: dal 32 al 12% tra gli under 24, dal 52 al 22% nella fascia 25-35 anni.
Stili di vita e percezioni mutati, certo. A partire dal rito (con vino) del doppio pasto in casa, oggi obsoleto, e il migrare dei giovani in luoghi di “cibo sociale" come birrerie e hamburgerie, senza vino. Ma gli anni vicini (più o meno dal '97) danno flebili segni di rimonta: fanno trend i wine bar, capaci di attrarre i ragazzi, purché si diano loro vino e cornice congrui. Tira l'enoturismo, il viaggio con assaggi e visite in cantina. Cresce la chance di lavoro - previa formazione - gratificante nel settore. Propone il ministro Pecoraro Scanio: si lanci - come per lo “slow food" - lo “slow wine", bere poco ma bene, alternativa sana alle varie forme di “sballo". E assicura: con le Regioni lavoreremo a questo.


(Il Messaggero, 15/10/2000)


Un seminario sulle conseguenze sulla politica agricola regionale dell'allargamento alla Slovenia. Viticoltura, le sfide dell'Ue. Norme omogenee per aree omogenee: così il mercato sarà paritario


L'assessore regionale all'agricoltura Aldo Ariis è intervenuto a Cormons al seminario svoltosi nella sede municipale sull'allargamento dell'unione europea e "Le conseguenze sulla politica agricola e sulle altre politiche strutturali", organizzato dall'Accademia europeista del Friuli-Venezia Giulia e dal polo inter-universitario europeo "Jean Monnet", con il sostegno della Fondazione Cassa di risparmio di Gorizia e della Direzione regionale affari europei.
Ariis, nel suo intervento seguito ai saluti del sindaco di Cormons Paselli, del vicepresidente della Provincia Brancati e del rappresentante dell'Union Bayer Bad Reichenhall Berthold Solowski, ha tenuto a precisare che il Friuli-Venezia Giulia è disponibile alla più fattiva e proficua collaborazione con la Slovenia, con l'Ungheria e con gli altri paesi che si stanno per affacciare alla Ue nel settore dell'agricoltura e negli altri comparti per i quali possono essere o sono previste iniziative di interscambio.
Tuttavia è altrettanto fermamente convinto dell'imprescindibilità che alle attività economico-produttive della nostra regione, della Slovenia in particolare e dell'Ungheria siano garantire condizioni di mercato paritarie.
"Ciò - secondo Ariis - si può assicurare soprattutto prevedendo norme omogenee per un'area altrettanto omogenea (analoga zonizzazione) per vocazione e caratteristiche pedologiche, morfologiche dei terreni e climatiche, che dovrebbero fare parte di una profonda modifica della politica agricola comunitaria (Pac)".
A tale proposito l'assessore regionale ha annunciato di avere siglato una lettera indirizzata al ministro delle politiche agricole con la quale la Regione ribadisce la sua posizione nei confronti della Slovenia e dell'Ungheria, soprattutto sulla questione del tocai friulano. "D'altro canto - secondo Ariis - il Friuli-Venezia Giulia giudica positivamente l'apertura dell'Ue alle nuove realtà, sia sotto il profilo politico che sotto l'aspetto delle prospettive di sviluppo del settore primario. Vanno però ripensate le strategie d'intervento della Ue attraverso i fondi strutturali".
"Resta inteso - ha concluso - che il sistema agroalimentare regionale deve proseguire sul cammino della qualità: è questa la carta vincente da giocare per potersi confrontare con uguali possibilità sui mercati del mondo, assieme a paesi emergenti in grado di essere davvero concorrenziali sotto l'aspetto dei costi di produzione, soprtattutto nei settori lattiero-caseario e della carni bovine".
Il seminario è stato introdotto da Claudio Cressati, presidente dell'Accademia Europeista, docente dell'università di Udine. Hanno poi preso la parola Cesare Tabacchini, della Confagricoltura, sul tema "Le imprese agricole di fronte all'allargamento dell'Ue", e renzo michieletto, direttore del Carrefour del Veneto, su "Le reti di informazione della commissione europea per il settore agricolo".



(Il Piccolo di Trieste, 15/10/2000)

La cerimonia si terrà oggi (alle 10) nell’enoteca regionale di Canale. Un asteroide "battezzato" Roero Il pianetino ha la forma di una grande trifola.

CANALE
"Roero: una terra, un vino..un asteroide". Potrebbe essere il titolo della manifestazione in programma oggi nella cittadina della sinistra Tanaro dove si terrà a battesimo l’asteroide "Roero". Come avvenuto un anno fa per il Barolo, anche il Roero passerà dal firmamento dei grandi vini a quello stellare, grazie alla dedica di un asteroide scoperto dall’astronomo americano Edward Bowel, lo stesso che scoprì l’asteroide Barolo. Il tutto è stato possibile grazie all’amicizia di un gruppo di produttori del Roero con l’astronomo dell’Osservatorio di Torino, Vincenzo Zappalà, amante di questa terra e dei suoi vini, che ha fatto da intermediario con il collega americano. Su loro proposta l’Unione astronomica internazionale, riunita a Manchester nell’agosto scorso, ha accettato di battezzare "Roero" uno degli asteroidi scoperti da Bowel. L’enoteca regionale ha preso in mano e coordinato l’iniziativa. Così il barolo non sarà più solo nello spazio: a tenergli compagnia ci sarà il Roero, altro grande figlio del vitigno nebbiolo. E visto che siamo in periodo di fiera di tartufo, i produttori roerini con un po’ di fantasia dicono che il loro asteroide ha la forma di una grande trifola, in onore della pregiata produzione tartuficola delle Rocche.
Nella dedica ufficiale, che sarà letta stamane all’enoteca regionale del Roero dove avverrà la cerimonia, si afferma: "Alla regione del Roero, in Piemonte, Italia, altamente apprezzata per le bellezze naturali, i prodotti agricoli e per i vini (sia rossi che bianchi) che vi si producono".
Il presidente dell’enoteca, Luciano Bertello, regista della manifestazione, commenta: "E’ un’iniziativa che portiamo a termine con grande soddisfazione, per l’ampia eco avuta. E’ frutto dell’amicizia di un gruppo di produttori molto attivi e goliardici con l’astronomo Vincenzo Zappalà. Si tratta anche di un esempio di corretta collaborazione tra produttori ed enoteca. Inoltre il battesimo dell’asteroide Roero coincide con l’inizio di attività del rinnovato Consiglio di amministrazione dell’ente il quale trova un ulteriore motivo di orgoglio nel fatto che sia il Roero ad affiancare il Barolo nello spazio".
L’asteroide Roero porta il numero 8075 ed era stato scoperto da Edward Bowel il 14 agosto 1985 con un telescopio della Anderson Mesa Station del Lowell Observatory di Flagstaff (Arizona), lo stesso dove nel 1930 Clyde Tombaugh scoprì il pianeta Plutone. Il "pianetino" Roero è un corpo roccioso di circa 15 chilometri. Il punto più lontano è a 583 milioni di chilometri dal Sole, quello più vicino a 373.
La minima distanza possibile dalla terra è di 223 milioni di chilometri, cioè 587 volte la distanza Terra-Luna. Secondo i calcoli che sono stati fatti, se potessimo raggiungerlo in auto, alla velocità media di 100 chilometri all’ora, occorrerebbe viaggiare per 255 anni.
La cerimonia di battesimo dell’asteroide Roero inizierà stamane all’enoteca regionale alle 10 con il benvenuto del sindaco Marco Monchiero, dei presidenti dell’associazione dei sindaci del Roero Marco Perosino e dell’enoteca Bertello. L’astronomo Vincenzo Zappalà parlerà su: "Il mondo degli asteroidi", mentre il giornalista scrittore Piero Bianucci interverrà con riflessioni semiserie dal titolo "La via enoica". Quindi sarà inaugurata un’opera artistica di Gino Scarsi raffigurante l’orbita dell’asteroide Roero che sarà apposta all’ingresso dell’enoteca. L’astronomo Bowel interverrà sulla sua scoperta degli asteroidi Barolo e Roero. La cerimonia si concluderà con degustazioni di vino Roero ’98, un concerto bandistico e un incontro a tavola.


(La Stampa, 15/10/2000)

Frescobaldi investe nel Friuli

di Michèle Shah

I Marchesi de' Frescobaldi, uno dei produttori di punta della Toscana, hanno unito le forze con il Conte Douglas Attens, proprietario di una tenuta di 80 ettari nella zona del Collio per produrre vini bianchi. Frescobaldi ha acquistato il 70% della proprietà per un prezzo che non è stato rivelato; Attains mantiene il 30% della proprietà.

"La Toscana è conosciuta meglio per i suoi rossi che per i suoi bianchi", ha detto Lamberto Frescobaldi, direttore ed enologo dell'azienda a gestione familiare. "Io sono stato sempre un po' prudente nel produrre vini bianchi in Toscana. Tuttavia, per la sua importanza nel mercato attuale del vino, mi sono voluto concentrare su di un vino bianco di prima qualità, ed ecco perché abbiamo investito nel Collio, una delle migliori doc bianche italiane.

Nella tenuta di Attens sono coltivati principalmente vitigni a bacca bianca, comprendenti Sauvignon Blanc, Pinot Grigio, Ribolla Gialla e Malvasia Istriana. In più, vi sono piccole coltivazioni di Cabernet Franc e Merlot.

"I nostri progetti sono di rinnovare intorno ai 60 acri di vigne nei prossimi cinque-sei anni ed aumentare fino a circa 125 acri entro i prossimi dieci anni" ha detto Frescobaldi, il quale stima che l'azienda investirà più di cinque milioni di dollari nel Collio fino a quell'anno. "Alcune vigne, comprese varietà autoctone come Tocai e Ribolla, sono abbastanza antiche, risalendo al 1935."

Frescobaldi spera di uscire con i primi vini Frescobaldi-Attens dalla vendemmia del 2000. "Se sarò soddisfatto della qualità, e sono sicuro che lo sarò, per la buona vendemmia che abbiamo avuto qui, usciremo con tre bianchi nel prossimo Aprile", ha detto.

La produzione di quest'anno comprenderà 3000 casse di Sauvignon, 3750 casse di Pinot Grigio e 1750 casse di Ribolla Gialla. Intorno al 20% sarà esportato negli Stati Uniti. Nel 2001 Frescobaldi progetta di realizzare un nuovo vino, che sarà un blend di varietà bianche.

Per il momento Frescobaldi non pensa di cambiare l'etichetta del conte Attens, ma sta pensando di aggiungere "Frescobaldi" nella retro-etichetta. "L'identità di Frescobaldi è legata alla Toscana - ha detto - mentre quella di Attens è preminente nel Collio".


(Wine Spectator, 16/10/2000)


VINO & POLEMICHE. Il Frascati fuori dalla Federdoc. Il Consorzio punito per aver contestato la delegazione sull'imbottigliamento

di LUIGI IOVINO
Con una decisione a sorpresa la Federdoc, federazione dei consorzi dei vini Doc d'Italia, ha espulso dall'associazione il consorzio del Frascati Doc a causa del dissenso espresso in occasione del mancato invito alla riunione indetta dal ministero delle Politiche agricole sul regolamento per l'imbottigliamento in zona. Alla riunione i rappresentanti del Consorzio Frascati, erano stati poi invitati, sia pure come semplici "auditori" per intercessione del ministro Alfonso Pecoraro Scanio.
Unanime la condanna di amministratori ed uomini politici. "La Federdoc - dice Giulio Santarelli, produttore - con questo atto autoritario ed antidemocratico non può essere più considerata interlocutrice privilegiata del ministero delle Politiche agricole. D'altronde quest'associazione, in odore di "leghismo", che raggruppa le maggioranza dei vini del Nord e al sud rappresenta solo i vini Doc Orvieto, Frascati e Pantelleria, non è in grado di esprimere le istanze della totalità dei produttori italiani". Ci vuol vedere chiaro anche Cesare Cursi, assessore provinciale alle Attività produttive che, proprio nel momento in cui la Provincia sta profondendo il massimo sforzo per pubblicizzare il Frascati, si trova di fronte a questa decisione "sconcertante e lesiva dei diritti dei produttori". "E' inaudito, siamo increduli ed indignati" aggiungono Sergio Urilli e Franco Posa, sindaci di Monte Porzio e Frascati, che si propongono di intervenire presso il ministero "per porre fine alle discriminazioni". Diplomatica, invece è la risposta di Vincenzo Vita, deputato del collegio dei Castelli, che si augura che la "Federdoc ci ripensi e reintegri il consorzio Frascati per non veder diminuito il suo potere contrattuale".


(Il Messaggero, 17/10/2000)

In vino veritas/La Bibbia lo cita 212 volte. I Greci lo usavano come scorciatoia verso il divino. Nei Vangeli è il sangue di Cristo. E ancor oggi non ha perso nulla del suo valore simbolico. Se ne discute, fra storia e religione, in un convegno della Treccani. E dall'ebbrezza di Noè nacque la civiltà

di LUIGI VACCARI
LA CIVILTÀ, dopo il Diluvio Universale, comincia col vino. La Bibbia lo menziona 212 volte, dice Horacio Simian-Yofre, gesuita argentino e direttore della rivista Biblica: "I testi che parlano del vino includono ammonimenti dei profeti, istruzioni liturgiche, parabole, proverbi tradizionali, racconti antichi, riflessioni etiche e sapienziali". La civiltà greca ne attribuisce la nascita a Dioniso-Bacco: "Dioniso è il figlio di Zeus e insieme il succo dell'uva", ricorda Paolo Scarpi, docente di Storia delle religioni e di Religioni del mondo classico nell'Università di Padova. "Dioniso-Bacco esprime, attraverso la sua inafferrabilità, il paradosso stesso del vino, che porta verso l'alterità, strumento di mediazione che induce alla possessione mediante il quale si entra in contatto diretto con il divino, superfluo e festivo, di fronte ai cereali, necessari e quotidiani, ma nello stesso tempo prodotto raffinato dell'intelligenza umana, marcatore culturale che separa dalla natura, indicatore di status sociale".

Simian-Yofre e Scarpi sono due dei relatori del Convegno Internazionale Vino, mistero divino promosso dalla Treccani, dall'Enoteca Italiana-Ente Vini, da Civiltà Cattolica. Si svolge domani nella sede dell'Istituto della Enciclopedia Italiana, dove sarà proiettato il film La leggenda del santo bevitore di Ermanno Olmi, e sabato nella sede di Civiltà Cattolica. Intervengono Bernardo Bernardi, Benedetto Carucci, Carlo G. Cereti, Marcel Detienne, Prospero Grech, Claudio Lojacono, Paolo Massobrio, Romano Penna, Clara Kraus Reggiani, Giorgio Stabile, Paul Tombeur, Angela Vicini. L'incontro non intende rivolgere il suo discorso all'effimero, ma ricostruire la lunga storia di una delle strutture portanti della civiltà mediterranea, con interventi storico-culturali e storico-religiosi che spazieranno dall'Antica Grecia al mondo ebraico, alle religioni dell'Iran e dell'Asia Centrale, allo studio del suo valore nel Nuovo Testamento e nella liturgia cristiana, alle ragioni del divieto nell'Islam. "Un grande storico tedesco delle religioni affermava che la civiltà mediterranea si può identificare con le piantagioni dell'olivo e con l'olio. La stessa cosa vale per la vigna e il vino, costantemente presente in tutte le fasi di questa civiltà", afferma Tullio Gregory, storico della Filosofia, direttore dell'Appendice 2000 della Treccani, che introdurrà le due giornate romane.

La prima coltivazione della vite si fa risalire, nella tradizione ebraica, a Noè. Che cosa fa Noè, quando esce dall'Arca? "Un nuovo patto col Signore, che lo autorizza a mangiare la carne purché non tocchi il sangue. Adamo era un macrobiotico, si nutriva soltanto di verdure. Noè, uscito dall'Arca, pianta la vite, lavora il vino, lo beve e si ubriaca. Sant'Ambrogio, vescovo di Milano, che ne scrive la biografia, si chiede: "Come mai, invece di piantare il frumento, utile al nutrimento quotidiano, pianta la vite?". Risponde: "Perché Noè, uomo giusto, sa che al necessario provvede Dio". Lui poteva pensare al voluttuario".

Nella civiltà cristiana il vino diventa centrale con la Cena eucaristica e viene elevato al massimo della sua nobiltà: Gesù prende il frutto della vigna e lo fa simbolo del suo sangue, prezzo del riscatto versato per molti. Leggiamo nel Vangelo di Matteo (26, 27): "... Poi prese il calice e, dopo avere reso grazie, lo diede loro, dicendo: 'Bevetene tutti, perché questo è il mio sangue dell'alleanza, versato per molti, in remissione dei peccati'...".

Kraus Reggiani, fondatrice e titolare fino al 1996 della cattedra di Letteratura giudaico-ellenistica nell'Università La Sapienza, osserva che, in piena coerenza con l'impostazione etico-religiosa del suo pensiero filosofico, "Filone di Alessandria si riferisce con l'ossimoro "sobria ebrietas" all'ebbrezza del saggio che, per apprendimento (Abramo), per natura congenita (Isacco) o per esercizio (Giacobbe), entra in contatto mistico con Dio".

La civiltà moderna, anche quella dissacrata che ha rotto i legami con la matrice religiosa, continua a caricare il vino di elementi simbolici. "Perché mai se viene da me un gruppo di amici, spontaneamente prendo una bottiglia e la beviamo insieme?", domanda Gregory. "Perché, se si va in campagna da un contadino, il contadino per prima cosa mette sul tavolo un fiasco? Non per dissetare: compie un gesto che rientra nella manualità simbolica". Il vino è parte profonda della nostra cultura ed è considerato un elemento importante non soltanto per i valori nutritivi, ma perché carica lo spirito e rende allegri.

Se si elimina il valore simbolico, diventa "una bevanda qualunque". Non è un caso che persino la terminologia tecnica che indica le sue qualità sia tutta simbolica: vino robusto, vino rotondo, vino vellutato... "Sono centinaia le parole usate, tutte allusive, rispetto alla sua oggettività materiale". Il vino incide su una quantità di sfere sensibili. E non è qualcosa che si tracanna, avverte Tullio Gregory, che conclude citando il famoso dialogo fra Talleyrand e Fouché nel film A cena col diavolo di Edouard Molinaro: "Talleyrand serve un Cognac stravecchio. Fouché lo prende e lo beve. Talleyrand dice: "No. Prima si guarda. Poi si sente il profumo". "Poi si beve?". "No. Poi se ne parla"".



(Il Messaggero, 18/10/2000)

Chianti - Aumento dei costi di produzione...

CHIANTI - Aumento dei costi di produzione del vino Chianti Classico a carico delle aziende. Nell'ultimo anno il poco gradito segno "più" ha raggiunto punte fino al 14,29% ad ettolitro, sfondando il tetto delle 400mila lire fino a 420mila circa. La spesa per impianti e attrezzature - dovuta ai nuovi e necessari impianti di viti, nonché ai continui aggiornamenti alle norme - rappresenta ormai il 9,5% del capitale in media. L'analisi, che mette anche in rilievo sull'altra faccia della medaglia l'incremento di posti di lavoro nel comparto vitivinicolo, è messa nero su bianco nel bollettino del Consorzio del Chianti Classico.
E si tratta di una analisi esatta al dettaglio: "il costo medio di produzione di quasi 420mila lire ad ettolitro nel '99 (con un aumento del 14% circa sul '98) rappresenta il livello più alto mai raggiunto dal Chianti Classico. Rispetto alle quotazioni di mercato, si legge nell'analisi, il confronto fra costo e prezzo di vendita rimane favorevole. Ma i margini, per le aziende che cedono il prodotto sfuso, si stanno sempre più assottigliando". Parole chiare. Col vino ora si guadagna ma c'è da stare col fiato sospeso. Se si aggiunge come affermano diversi produttori chiantigiani che col pregiato olio d'oliva neotargato "Dop" si fa pari se va bene (salvo i "guadagni" d'immagine) si capisce che non è tutto oro ciò che luccica. Specie, come al solito, per i piccoli coltivatori diretti. Sono soprattutto questi ultimi che tra norme comunitarie e necessità di reimpianto pagano i prezzi più alti nel complesso rapporto tra produzione, ricavi e qualità del vino "Classico".
"Ormai - riprende l'analisi del Consorzio - soltanto una quota ridotta, pari al 22% del vino, risulta prodotta ad un costo inferiore alle 250mila lire ad ettolitro. Circa il 30% è prodotto ad un costo compreso fra le 250mila e le 400mila ad ettolitro, mentre ben il 48% presenta un costo superiore alle 400mila ad ettolitro". Sui costi di produzione incidono anche gli elevati standard di qualità raggiunti nel Chianti.

di Andrea Ciappi


(La Nazione, 18/10/2000)


Si sta preparando dal 16 al 19 novembre la super degustizione alla Cantina comunale con oltre 250 tipi della "rossa" piemontese. Torna il "miracolo Barbera" e Costigliole è la capitale. E si parlerà anche di tutela del paesaggio collinare. Il premio dedicato a Guido

COSTIGLIOLE
Torna il miracolo Barbera, la grande degustazione comparata delle migliori "rosse" piemontesi. La tre giorni è organizzata dal Comune di Costigliole, dalla Cantina dei Vini con il patrocinio del Parco culturale Grinzane Cavour. Titolo dell’incontro di quest’anno: "Barbera il gusto del territorio". Gli appuntamenti si avvicendano da giovedì 16, con inaugurazione alle ore 18, a domenica 19 novembre 2000, alla Cantina dei Vini di Costigliole, con orario continuato dalle 10 alle 22. Nella giornata di lunedì 20 novembre l’ingresso sarà riservato agli operatori professionali.
A Costigliole d’Asti, il Comune con la maggior superficie vitata del Piemonte ci saranno circa 250 vini: Barbera d’Asti, del Monferrato, d’Alba, prodotti da oltre 100 aziende tra le più rappresentative dell’Astigiano, del Monferrato e delle Langhe. I vini presentati, in abbinamento con prodotti tipici, offriranno un panorama completo della variegata produzione di Barbera, nelle varie tipologie. Ad ogni visitatore verrà consegnata una taschina contenitore e 1 bicchiere degustazione al prezzo di lire diecimila, ciò darà diritto all’assaggio (per chi se la sentirà) di tutti i vini in degustazione. Inoltre i visitatori potranno esprimere la loro preferenza sulla "più bella bottiglia esposta", le schede definiranno il vincitore del premio "Guido di Costigliole - Vestire la Barbera". Questo premio è voluto dal Comune di Costigliole d’Asti per ricordare uno dei suoi personaggi più illustri che ha legato il proprio nome al mondo della gastronomia più qualificata. Alla manifestazione saranno collegati alcuni eventi ed iniziative di carattere culturale e di spettacolo. All’inaugurazione la rivista "Vinum", una delle più prestigiose testate europee del settore, presenterà un progetto editoriale realizzato in collaborazione con la Regione Piemonte. Il Parco culturale del Premio Grinzane Cavour organizza, con la Provincia di Asti, una giornata dedicata all’attulissimo tema della difesa del paesaggio della collina piemontese, che si svolgerà sempre a Costigliole d’Asti, sabato 18 novembre. L’incontro vuole essere occasione per gettare le basi di concrete azioni a tutela del territorio e diventare al contempo appuntamento costante e punto di riferimento per la difesa del paesaggio


(La Stampa, 18/10/2000)

Melissa / Chiuso il corso per operatori economici. La Strada del Vino

Margherita Esposito
MELISSA - Si è concluso nei giorni scorsi il corso di formazione per operatori economici e amministratori per la costituzione anche in Calabria di "Strade del vino". L'iniziativa, che ha raccolto a Torre Melissa una quindicina di partecipanti, è stata promossa dall'Associazione Città del Vino - alla quale aderiscono Cirò Marina e Melissa - ed è stata finanziata dalla Regione. Una "Strada del vino" è un percorso da realizzare in un territorio identificato con un vino di eccellenza - come possono essere il Cirò e il Melissa doc - nel quale il visitatore, invogliato dall'offerta di un pacchetto turistico, può conoscere la filiera produttiva, i prodotti, gli usi, la storia del luogo con la partecipazione a manifestazioni culturali e visite ai centri urbani. Per questo piano di sviluppo autonomo del territorio occorre, quindi, stabilire un'alleanza tra gli operatori economici e i Comuni ai quali è riservato un ruolo prioritario. Lo hanno ricordato i relatori che si sono succeduti nei quattro giorni di lezione: Riccardo Pastore, esperto di marketing, Paolo Benvenuti e Michele Scornajenghi, dell'Associazione Città del vino, Giacomo Ghidelli e il giornalista Guidi Specchi. Il corso, intervallato da visite a cantine e strutture agroturistiche della zona, è stato frequentato da imprenditori del Cirotano ma anche da una rappresentanza della costituenda strada enogastronomica della Locride, da realizzare attorno al Greco bianco e il Bivongi doc. Assidua la presenza del sindaco di Melissa, Bonessi, ben più defilata quella del sindaco di Cirò Marina che ha snobbato l'appuntamento. Proprio una mentalità ancora legata alle regole dell'assistenzialismo, più che all'imprenditorialità, sono stati indicati, insieme alla presunzione e la supponenza riconosciuta a tanti operatori locali, un limite al decollo della "strada del Cirotano". "Per poter migliorare - ha osservato il prof. Pastore - occorre saper riconoscere i propri limiti". Dure critiche sono state rivolte anche da Gino Brozzoni che ha denunciato: "I primi a non credere nei nostri vini sono proprio i calabresi che preferiscono ripiegare sulla produzione di vini da tavola anziché tutelare i propri doc. Nel Cirotano - ha poi aggiunto - anche gli esempi di aziende vinicole ha hanno saputo puntare sulla qualità, stranamente, non vengono emulati". Altri limiti al decollo della "strada" nel Crotonese - mentre sono in cantiere una nella Locride e una nell'area del Pollino - a giudizio di Paolo Benvenuti sono le carenze infrastrutturali, nei servizi e, soprattutto, la scarsa qualità urbanistica che viene percepita guardando i guasti dell'abusivismo e la cementificazione "che qui - ha precisato Benvenuti - raggiunge veramente punte eccezionali. A fronte di ciò - ha però aggiunto - la zona dispone di una forte identità rurale attorno alla coltivazione della vite, una varietà di prodotti tipici da valorizzare, centri storici da scoprire e anche aziende che hanno saputo scommettere sulla qualità".


(La Gazzetta del Sud, 19/10/2000)

Vendemmia. Cala la produzione


CHIANTI - Quantità di uva in calo dal 5 al 10% a seconda delle zone. Il Chianti, in questo, dovrebbe allinearsi al resto della Toscana. E' la Regione a fornire i primi sommari dati sulla vendemmia 2000. L'assessore all'agricoltura Tito Barbini parla di "annata ampiamente positiva nonostante il calo di produzione legato all'andamento stagionale e i danni provocati in alcune zone dalle grandinate". Barbini parla nel momento in cui anche l'ultimo grappolo è finito nelle cantine. Ma la fatica è stata quest'anno immane: campi appesantiti dalle piogge, uva danneggiata giustappunto dalle grandinate di settembre, preoccupazione per la qualità. Che, a conti fatti, potrebbe essere salva ma sarebbe meglio non sbilanciarsi. Se non si grida al disastro è perché nel Chianti gli accorgimenti nella vigna durante tutto l'anno, e poi anche in cantina, sono tali da fronteggiare praticamente ogni emergenza. L'anticipo della vendemmia ha consentito di sfuggire all'incedere dell'autunno: la maturazione prima del tempo si spiega "con l'andamento climatico della primavera e dell'estate, in particolare con le temperature molto elevate tra la fine di maggio e giugno, seguite da un periodo piuttosto piovoso. All'anticipo della maturazione - prosegue Barbini - hanno poi contribuito anche le temperature al di sotto della norma a luglio e il caldo della seconda metà di agosto e di settembre. Tutto ciò ha avuto effetti sulla qualità delle uve ma anche sulla quantità. Il calo della produzione - chiude Barbini - è infatti stimato tra il 5 e il 10per cento".
Andrea Ciappi

(La Nazione, 19/10/2000)

Chianti, il Sangiovese fa bene al cuore

E' il Sangiovese un vitigno che consente di ottenere vini rossi di eccellente qualità e giova al sistema cardiocircolatorio e all'umore dei consumatori. L'Amministrazioni Immobiliari SpA, società del Gruppo Banca Monte dei Paschi SpA, per diffondere sempre più questa scoperta partecipa al seminario nazionale "Nuove frontiere dell'ecocardiografia" promosso al complesso didattico Le Scotte dall'Ance e dall'Università dal 26 al 28 ottobre. Nell'occasione, relatori e convegnisti potranno testare la qualità e i benefici dei vini, prodotti con il vitigno per eccellenza della viticoltura toscana: saranno, infatti, offerti in degustazione il Chianti Classico Docg e il Chianti Docg delle aziende Poggio Bonelli e Fattorie Chigi Saracini: proprietà dell'Amministrazioni Immobiliari SpA. "Un'opportunità _ osserva il presidente della Società Antonio Sclavi _ per diffondere l'immagine delle nostre produzioni, associate a un'iniziativa di importante valore scientifico. Un'occasione che permette di confermare il contributo che i vini rossi assicurano per un miglior standard di vita, influendo positivamente sull'intero apparato cardiocircolatorio. Sono azioni destinate a interessare la collettività con la divulgazione dei risultati di ricerche che devono essere di patrimonio di tutti". Se 'una mela al giorno leva il medico di torno' anche un bicchiere di vino rosso può fare la sua parte. Ma le più recenti ricerche hanno messo in luce altre importanti novità: un ulteriore aiuto può venire dal consumo di vini ottenuti proprio dal Sangiovese. Ciò è quanto ha scoperto il professor Carlo Fernandez, direttore del College di cardiologia dell'Università di Firenze, relatore al convegno senese, che in un articolo pubblicato sulla rivista scientifica Italian Art Journal ha analizzato e dimostrato che il Sangiovese garantisce vini tali da avere una particolare efficacia sul benessere del sistema cardiocircolatorio. "E' una delle uve _ dice _ più ricche di polifenoli: sostanze che proteggono le arterie del cuore e del cervello. Il merito è dello spessore della buccia degli acini che contiene queste sostanze. Anche le uve di Canaiolo e Cabernet Sauvignon, pure utilizzate per produrre il Chianti, garantiscono un analogo effetto. Il vino, inoltre, presenta un elevato contenuto di tannini, che migliorano i rendimenti cardiaci". "Nell'occasione, saranno presentate le bottiglie _ dice il direttore generale Giancarlo Brundi _ che meglio rispondono a certi indirizzi e alle finalità del convegno, consentendo così di accertare direttamente gli effetti positivi di questi vini". Sarà anche l'opportunità, fra gli altri argomenti scientifici, per approfondire altri aspetti: merito delle bottiglie, che saranno sulle tavole di medici e ricercatori, che potranno confrontarsi molto apertamente, “in vino veritas” …, anche sulle occasioni per valorizzare al meglio le proprietà terapeutiche di un buon Chianti.


(La Nazione, 20/10/2000)

Promozione vini. Che brindisi in Europa

VIENNA - A Vienna e Bruxelles i vini abruzzesi si sono coperti di gloria. L'iniziativa "Wine from Abruzzo", organizzata dall'Arssa, Agenzia regionale per i servizi di svciluppo agricolo, in collaborazione con l'Ice, l'Istituto di commercio estero per promuovere i vini abruzzesi nelle principali capitali europee. Sono quindici le aziende abruzzesi che hanno incontrato operatori commerciali nelle capitali dell'Austria e del Belgio, Paesi che rappresentano due importanti mercanti. In Austria è previsto un aumento nei consumi del 40% nei prossimi anni, riguardo il vino rosso. "Il Montepulciano d'Abruzzo - ha commnetato Franco D'Eusanio, che ha guidato la delegazione dell'Arssa - può rappresentare un'ottima scelta nei vini rossi anche per il buon rapporto qualità-prezzo". E sono previste altre iniziative promozionali


(Il Messaggero, 20/10/2000)

 


 

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