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I TITOLI


Enologi, dall'Abruzzo meno vino ma di qualità

PESCARA - Con la prossima vendemmia si prevede per l'Abruzzo una produzione vinicola di tre milioni e 380mila ettolitri, del 20 per cento inferiore rispetto a quella dello scorso. La stima è dell'Associazione degli enologi ed enotecnici italiani che, comunque, definisce buona la qualità del vino abruzzese di questa annata. La diminuzione quantitativa - sempre secondo l'Assoenologi - è dovuta all'andamento stagionale che ha portato in molte regioni alla formazione di grappoli con buccia grande e polpa concentrata. Anche per le Marche è prevista una riduzione del 20 per cento.


(Il Messaggero, 3/9/2000)

E a La Morra il Barolo va all'asta

Il Re dei Vini è il protagonista assoluto della giornata alla Cantina Gianni Gagliardo di La Morra, dove alle 18 s'inizia la III Asta del Barolo, per la quale sono attesi collezionisti, appassionati, personaggi dello spettacolo, ristoratori da tutto il mondo. Rispetto alle precedenti edizioni, l'Asta del 2000 (che per la prima volta sarà battuta in Euro), si presenta ancora più ricca, con 50 lotti appartenenti a venti annate diverse, dal 1949 al 1990, uno dei quali riservato al Barolo Chinato e comprendente una bottiglia di un'azienda (Zabaldano di Monforte d'Alba) che non esiste più. L'asta sarà preceduta, un'ora prima, dalla canonica «degustazione preasta», e sarà seguita dal «Galà del Barolo», durante il quale alcuni chef dell'associazione Jeunes Restorateurs d'Europe proporranno il loro miglior abbinamento con il Barolo Preve. Il catalogo dei lotti dell'Asta è consultabile su internet al sito www.gagliardo.it


(La Repubblica - Torino, 3/9/2000)


Al via la raccolta. La vendemmia di Pinot nero e Chardonnay


ALBA. Con la raccolta delle uve chardonnay e pinot nero da utilizzare come base spumante, è iniziata nelle Langhe la vendemmia 2000. Da ieri, lo stabilimento enologico Fontanafredda, che ritira buona parte di queste uve precoci, ha aperto i battenti per accogliere il prodotto. Il direttore tecnico Fontanfredda, Danilo Drocco, commenta: "Le uve sono molto sane, hanno una gradazione alcoolica più che sufficiente per la base spumante e un buon livello di acidità". Per chardonnay e pinot non ci sono ancora quotazioni ufficiali: in settimana è previsto un ultimo incontro tra produttori e aziende per concordare la quotazione. L’orientamento sarebbe quello di confermare il prezzo dello scorso anno, circa 14 mila lire al miriagrammo " Iva. A metà settimana inizierà la raccolta delle uve moscato, a cui seguirà quella dei dolcetti.
Il consorzio di tutela, in collaborazione, le organizzazioni agricole e studi specializzati, sta eseguendo il monitoraggio nei vigneti per controllare la maturazione delle uve. Affermano i tecnici del comitato: "Anche il 2000 sarà un’annata in cui verrà messa in evidenza la preparazione professionale del viticoltore. Le condizioni e le prospettive sono di ottenere prodotti di buona qualità".
Intanto, le federazioni regionali Coldiretti, Agricoltori del Piemonte e Cia hanno diffuso ieri un comunicato in cui affermano che l’imminenza della vendemmia e la crisi del comparto hanno imposto la firma dell’accordo interprofessionale per l’Asti docg, ma che numerose problematiche rimangono insolute tra cui lo smaltimento dello stoccaggio del mosto della vendemmia ’99.

(La Stampa, 5/9/2000)


Bruno e Marcello Ceretto presentano il premio letterario e il nuovo gioiello dedicato al barolo. Un cubo magico sulle colline. Svelato sabato a Castiglione Falletto

Luca Ferrua
Castiglione Falletto C’è un cubo sulle colline del barolo. Ufficialmente sarà presentato sabato con la consegna del premio letterario "Langhe Ceretto", ma da tempo critici e curiosi si arrampicano tra le vigne per spiare qualche scorcio del "gioiello" che i fratelli Bruno e Marcello Ceretto vogliono regalare alla Langa.
Un sala degustazione di cristallo dove si potrà scoprire la magia del barolo immersi tra i filari attraverso un vetro che non si appannerà mai. Tutto resta coperto dal mistero. Marcello Ceretto è l’artefice di un’iniziativa destinata a far discutere e affascinare, Bruno ci si dedica per esaltarne l’immagine, per farne un capolavoro di comunicazione. Ma intanto il territorio ancora "turbato" dalla cappella di Brunate, affrescata e trasformata dai maestri Sol LeWitt e David Tremlett, guarda al nuovo evento. Alle 16 di sabato si alzerà il sipario sul "Cubo Ceretto", un’originale opera architettonica che emerge dalla cantina Bricco Rocche, la grande casa del barolo di una delle più prestigiose famiglie (in azienda sono impegnati anche i figli di Marcello, Elisa e Alessando, e i figli di Bruno, Roberta e Federico) del vino del panorama nazionale. Dietro un oggetto ancora misterioso ci sono mesi di lavoro di ingegneri e architetti e investimenti miliardari.
Il "cubo" sarà l’appuntamento più importante della giornata del premio letterario arrivato alla sua decima edizione, un evento itinerante tra le cantine della famiglia Ceretto passato in dodici mesi da La Morra, dove, a Brunate, vicino all’opificio sorge l’inquietante cappella, a Castiglione Falletto, casa del Bricco Rocche, il prodotto di punta dei "barolo brothers".
L’edizione 2000 del premio sarà consegnata ad Andrè Tchernia e Jean-Pierre Brun per "Le vin romain antique", uno studio attento sulle tecniche di lavorazione seguite dagli "enologi" dell’Antica Roma da quale è nato anche un vino che sarà degustato sabato a Castiglione Falletto.
L’inusuale lavoro dei due archeologi è stato preferito ad oltre quaranta opere presentate da case editrici italiane e straniere, tutte legate alla cultura dell’alimentazione. A fare la scelta è stata una giuria composta da Alberto Capatti, Aldo Grasso, Shigeru Hayashi, Franco Iseppi, Massimo Montanari, Folco Portinari, Paola Ricas, Françoise Sabban e Gianfranco Maggi.
Un voto sofferto che mostra come aumentino ogni anno le opere di grande interesse legate al mondo dell’alimentazione. Una crescita che a Casa Ceretto hanno saputo anticipare con la felice intuizione di inventare il premio dieci anni fa. La stessa voglia di sorprendere, di stupire che accomuna progetti come la cappella o il cubo.


(La Stampa, 5/9/2000)


Via alla Festa dell’uva. Fra tamburi e cavalieri il rosso Gattinara docg

GATTINARA
A poche settimane dalla vendemmia, che si annuncia di ottima qualità sulle colline delle cosiddette Terre del Nebbiolo del Nord Piemonte, Gattinara propone la Festa dell'uva con un programma fitto di degustazioni ma anche di rievocazioni storiche. Si entrerà nel vivo giovedì, con l'inaugurazione delle mostre, ma il clou si vivrà dal giorno successivo a domenica, quando il centro città, e in particolare piazza Italia, si trasformerà prima in una grande cantina all'aperto, quindi in un borgo medioevale.
Le taverne, vale a dire spazi trasformati in ristoranti dalle compagnie della città (le "tabine"), saranno aperte a pranzo e cena offrendo il più tipico degli abbinamenti, cioè i piatti della cucina locale, spaziando anche in Valsesia e nel Vercellese, e il vino "Gattinara docg", un nebbiolo che si sta imponendo pure sul mercato locale dopo essere stato apprezzato in tutto il mondo.
Gli organizzatori, Pro loco, Comune ed Enoteca regionale, hanno inoltre voluto sottolineare l'aspetto storico in occasione della 18^ edizione della festa, e quest'anno la rievocazione sarà ancora più spettacolare: sabato pomeriggio il gruppo dei Tamburi di Offagna proporrà musica e spettacolari esibizioni con il fuoco. Lo show di chiusura, domenica, sarà invece la ricostruzione nei particolari di una giostra medioevale. L'appuntamento è sempre in piazza Italia e la dimostrazione sarà curata dai cavalieri di Arezzo.

(La Stampa, 5/9/2000)


Una vendemmia a quattro stelle, nonostante i danni da grandine. E intanto l'expo vola


CHIANTI - Maledetta grandine, benedetta acqua, dopo la caduta di temperatura di fine luglio e la grande arsura d'agosto. I parametri della vendemmia di quest'anno nel Chianti Classico sono tutti qui. E significano: produzione ridotta nel complesso di almeno il 10-15% (la grandine ha devastato le coltivazioni di interi comprensori in provincia di Firenze, mentre il Senese è rimasto immune da questo flagello), qualità nel complesso buona - anche se non dovunque - e forse ottima se le piogge dei giorni scorsi riusciranno in brevissimo tempo a meglio riequilibrare il contenuto dei chicchi, spesso quasi disidratati. Chi, anche per il proprio ruolo, è pronto a spergiurare sulla bontà di questa annata di vino è Giuseppe Liberatore. E' da anni alla guida del Consorzio Chianti Classico e "vende" al meglio la sua merce. "Sarà una vendemmia almeno a quattro stelle" dice. Certo di vino e di vigneti è un profondo intenditore. Vedremo se sarà buon profeta. Di certo c'è che nel Chianti a memoria d'uomo mai si era vendemmiato così presto. Le uve bianche sono già in cantina e si sta adesso raccogliendo il merlot. Verso metà mese, con un anticipo di una ventina di giorni, sarà la volta del sangiovese, base e "anima" del Chianti Classico. Giuseppe Liberatore, insieme al sindaco di Greve, Paolo Saturnini, e il neo assessore provinciale all'agricoltura, Mario Lastrucci, presenta la X° Rassegna del Chianti Classico, da domani a domenica a Greve. Ma è la vendemmia a tenere banco. Poteva essere un'annata ideale ma oidio e peronospera prima - peraltro efficacemente combattuti a suon di trattamenti - quindi la grande siccità agostana e infine le grandinate tremende che hanno messo in ginocchio intere zone hanno influito sulla quantità e talvolta anche sulla qualità delle uve. Per il resto l'orizzonte del Chianti Classico è completamente sereno. Vendite ed export tirano bene, con gli americani e gli inglesi - complici il dollaro e la sterlina strapotenti - che "bevono" sempre di più, il Giappone in ripresa dopo la crisi, l'Europa - Germania in testa - che ha invertito la tendenza, rilanciando i consumi di Chianti Classico. Risultato: a fine luglio le vendite facevano marcare un bel balzo del 22 per cento. Con i prezzi ormai stabili sulle 450-500mila lire a quintale.
G.R.


(La Nazione, 6/9/2000)

Chianti classico: Vini, cibo e giochi,weekend di festa. Da domani a domenica torna la tradizionale vetrina della produzione della zona. Con tanti eventi e rassegne

CATERINA BRIGANTI
Il conto alla rovescia ormai è quasi finito e domani, a Greve in Chianti, aprirà i battenti l'ormai tradizionale Rassegna del Chianti Classico. La manifestazione, organizzata dal Consorzio del Marchio StoricoChianti Classico prosegue sino a domenica 10 con un programma incentrato sulla presentazione dei vini della zona (partecipano oltre settanta aziende chiantigiane), ma con il contorno di varie iniziative, fra cui concerti, spettacoli teatrali e giochi pirotecnici. Organizzata da Arcigola Slow Food è invece un particolare caccia al tesoro, la Caccia al Gallo Nero, che domenica porterà i partecipanti a visitare aziende vinicole, gustare piatti e vini, rispondere a domande sugli stessi nonché sulla zona del Chianti Classico e a cimentarsi in prove pratiche di degustazione. Indetto dal Consorzio Chianti Classico e dal Comune di Greve è poi il concorso letterario Favole di Vino, che sabato 9 alle ore 10 vedrà finalmente premiare i suoi tre vincitori.
Il programma di domani giovedì, giorno di apertura, è invece il seguente: in piazza Matteotti, alle 17, si terrà l'inaugurazione della rassegna mentre alle 17.30 apriranno i padiglioni di degustazione; alle 18 poi, nel palazzo Comunale, verrà conferita la cittadinanza onoraria a Luigi Cappellini e alle 21.30, di nuovo in piazza Matteotti, ci sarà il concerto «Luci su Lucilla». Per tutti e quattro i giorni della rassegna, oltre agli abituali ristoranti, saranno in funzione dei punti di degustazione e ristoro a cura delle associazioni locali.
In questi stessi giorni, nel Chianti, si sta pensando alla prossima vendemmia, che come accade ormai da diversi anni sarà notevolmente anticipata rispetto ai tempi tradizionali per il territorio del Chianti Classico. «Le uve spiega il direttore del Consorzio Giuseppe Liberatore sono già adesso molto ricche di zuccheri, molto concentrate e con livelli di acidità nella norma». Per il gran caldo del mese di agosto, i grappoli sono molto asciutti, ma la pioggia di questi ultimi giorni ha avuto un effetto benefico sulle piante ed è sicuramente servita ad incrementarne la qualità. «Un problema invece l'ha creato la grandine prosegue Liberatore che nella zona collinare di Mercatale Val di Pesa potrebbe aver sensibilmente ridotto la quantità di uve da utilizzare. Molto dipende dunque da questi giorni che ancora mancano alla vendemmia. L'ideale sarebbero delle giornate come queste, calde ed asciutte».

(La Repubblica - Firenze, 6/9/2000)

"In Sicilia per vini e banche". Zonin torna all'attacco: quotiamo in Borsa la Corvo
L'imprenditore veneto spiega la sua strategia. Dai vigneti alla gestione dei miliardi di Agenda 2000


ENRICO DEL MERCATO
CHISSA' se lo fa per scaramanzia o per celebrare sportivamente un affare ormai sfumato. Certo è che, quando il cameriere del ristorante di Villa Igiea gli porta la lista dei vini, Gianni Zonin sceglie senza esitazioni: «Colomba Platino della Corvo». Formalmente, l'imprenditore veneto resta in corsa nell'asta per aggiudicarsi la casa vinicola Duca di Salaparuta. Ma lui stesso conferma che «l'interesse si è affievolito anche per le troppe polemiche che si sono accese». Del resto, nel suo breve viaggio di fine estate in Sicilia, Zonin ha in agenda altre priorità: l'opa sulla Banca del popolo di Trapani, il battesimo di Banca Nuova. Soprattutto, l'appetibile mercato del credito siciliano intorno al quale ruotano i miliardi in arrivo da Agenda 2000 e la massa di denaro liquido costituita dal servizio di tesoreria della Regione che l'assessorato al Bilancio ha recentemente messo all'asta. Eppure, per lui che colleziona antichi editti del ‘500 e del ‘700 sul commercio dell'uva e del vino, quella bottiglia di "Colomba Platino" posata sul tavolo è molto più di una tentazione per il palato.
Cavaliere Zonin, lei si è messo in corsa per acquistare la vini Corvo da tempo. Nei giorni scorsi, però, è sembrato tirarsi fuori. Cosa è successo? Si è messa di mezzo la politica?
«Alt. Gli affari sono affari, io non mi occupo di politica. Io faccio sempre riferimento ai costi e al mercato. Se lei deve comprare una casa cosa fa? Guarda in giro i prezzi che offre il mercato. E in base a quelli decide».
Significa che il prezzo fissato per vendere la Corvo è troppo alto?
«Guardi, quando io vado alle aste di dipinti mi scrivo sempre su un foglietto il prezzo oltre il quale non posso andare. L'ho fatto anche per la Corvo. Fino ad un certo prezzo noi siamo disposti a concorrere, se invece si arriva a prezzi da amatori rilanciati da qualcuno che vuole entrare a tutti i costi nel settore, allora noi non siamo disponibili a fare le guerre».
E qual è il prezzo che lei è disposto a pagare per acquistare la vini Corvo?
«Nel nostro settore, la valutazione delle aziende si fa sulla base del fatturato. E, di solito, l'ammontare del fatturato corrisponde al valore. la Corvo fattura 50 miliardi. Ciò, non significa che il prezzo che io ritengo giusto per la Corvo sia 50 miliardi, mi limito a dire qual è la procedura che si segue nel nostro settore. Del resto, il prezzo che ho scritto sul mio bigliettino non lo rivelerei mai. Se non altro per non favorire gli altri concorrenti».
Allora, lei è ancora interessato ad acquistare la Corvo? Anche nell'ipotesi in cui il bando venga riaperto?
«Noi siamo ancora in gara, siamo tra le cinque aziende ammesse. Se riaprono il bando vedremo il nuovo bando. E' vero, però, che il mio interesse per la Corvo si è affievolito».
Perché?
«Guardi, l'azienda vini Corvo ha alcuni aspetti positivi come il marchio fortissimo, e altri negativi. Uno su tutti: la Corvo non possiede neppure un vigneto. E poi, tutte queste polemiche che si sono aperte non aiutano chi prova a compare un'azienda. Hanno detto che il bando sarebbe fatto per favorire alcune aziende. A me 27 aziende che manifestano interesse non sembrano poche».
Qualcuno in Sicilia paventa che la vendita della Corvo possa disperdere un — così lo chiamano — patrimonio di sicilianità.
«Secondo me può essere interessante anche un'ipotesi che assegni il nocciolo duro dell'azionariato Corvo a un imprenditore del settore e collochi il resto del pacchetto azionario in Borsa prevedendo una prelazione per gli imprenditori siciliani. A quel punto, però, se i siciliani non comprano dovranno star zitti».
In attesa che venga risolto il rebus della Corvo il suo gruppo bancario sbarca in Sicilia in grande stile. Cosa vi attrae? La miniera del risparmio siciliano, i soldi in arrivo dall'unione europea?
«Guardi che i profitti le banche non li fanno con la raccolta, ma con gli impieghi. Certo, ci sono i soldi di Agenda 2000, c'è la gara per il servizio di tesoreria della Regione e noi non escludiamo nulla perché come dicono i contadini dalle mie parti: metà mondo vende e metà mondo compra. Ma la mission di Banca Nuova è un'altra: è quella dell'assistenza alle imprese».
Da fare in una regione dove l'impresa non è esattamente il traino dell'economia?
«Se abbiamo idee e uomini buoni possiamo riuscire laddove altri hanno fallito. Noi abbiamo tra i nostri clienti tanti imprenditori del nord est che potremmo portare qui in Sicilia. Non vedo perché bisogna dire ad un ragazzo siciliano che per lavorare deve andare a Torino».
Come si fa a portare gli imprenditori del Nordest in Sicilia?
«Creando il vantaggio economico. Qui, per esempio, c'è un'abbondanza di manodopera che da noi manca. E ci sono settori economici da sfruttare: il turismo innanzitutto, ma anche l'agricoltura e l'artigianato».


(La Repubblica - Palermo, 6/9/2000)


Lunedì 11 gli assaggi "en primeur" dalle barrique sotto la storica Ala. Barbera in passerella a Nizza. Appuntamento del cartellone Douja d’or


Enrica Cerrato
NIZZA Mentre al cortile del Collegio si lavora per montare il villaggio della Douja che aprirà i battenti venerdì pomeriggio, quaranta produttori del Sud Astigiano stanno preparando le loro barriques per un appuntamento originale: lunedì 11 settembre, nell'Ala di piazza Garibaldi, la loro Barbera d'Asti del '99 sarà degustata "en primeur" da un pubblico di giornalisti, ristoratori ed enotecari. La manifestazione si svolge nell'ambito della Douja d'Or di Asti, che per la prima volta esce dal capoluogo con una iniziativa collaterale.
Dietro le quinte della giornata dedicata alla degustazione, c'è Vittorio Vallarino Gancia: il vece presidente della Camera di commercio ha organizzato l'appuntamento, con il duplice scopo di allargare gli orizzonti della Douja e portare gli estimatori della Barbera nel cuore della zona di produzione. Complice la Bottega del vino "Signora in rosso". Spiega il gestore Tullio Mussa (è anche fiduciario di Slow Food per il Nicese): "Abbiamo accolto con entusiasmo la proposta dell'ente astigiano, perché tiene conto del fatto che in provincia, in questi anni è cresciuta e maturata una cultura del vino, sono nati contatti con ristoratori, venditori ed appassionati, anche al di fuori delle rassegne istituzionali".
Lunedì prossimo dunque, l'Ala ospiterà i 40 produttori con le loro barrique da cui saranno prelevati campioni da degustare e valutare. Dalle 14,30 alle 20 Nizza si trasformerà in una grande enoteca di Barbera. I visitatori riceveranno un blocco per appunti con l'elenco dei produttori ed alcune righe in bianco a disposizione per le osservazioni. Tra gli espositori, nomi di spicco e giovani, che si stanno già conquistando un posto nel "pianeta Barbera".
Questo l'elenco: Antiche cantine Brema (Incisa), Azienda Da Capo (Agliano), Antonino Baldizzone (Nizza), Pietro Barbero (Moasca), Bava (Cocconato), Bersano&Riccadonna (Nizza), Braida di Bologna (Rocchetta Tanaro), Cà d'Carussin (San Marzano), Cantina Sant'Agata (Scurzolengo), Cantina Sant'Evasio (Nizza), Cantina Sociale Vinchio e Vaglio Serra, Cascina Barisel (Canelli), Cascina Castlet (Costigliole), Cascina Garitina (Castel Boglione), Caudrina di Dogliotti (Castiglione Tinella), Coppo Luigi e figli (Canelli), Costa Olmo (Vinchio), Dezzani (Cocconato), Eredi Chiappone Armando (Nizza), La Barbatella (Nizza), La Giribaldina (Calamandrana), La Torre (Castel Rocchero), L'Arbiola (San Marzano), Marchesi Alfieri (San Martino Alfieri), Franco Martinetti (Torino), Michele Chiarlo (Calamandrana), Franco Mondo (San Marzano), Agostino Pavia (Agliano), Prunotto (Alba), Rovero (San Marzanotto), Scagliola (Calosso), Scrimaglio (Nizza), Tenuta Garetto (Agliano), Tenuta La Meridiana (Montegrosso), Tenuta La Tenaglia (Serralunga di Crea), Tenute Neirano (Mombaruzzo), Vietti (Castiglione Tinella), Vigne Uniche di Boffa (San Marzano), Villa Giada (Canelli).


(La Stampa, 6/9/2000)


Camerano. Festa da bere col Rosso Conero


di MARINELLA MAZZIERI
CAMERANO - Week-end sotto il segno di Bacco con la V edizione della festa e del convegno dedicati al Rosso Conero, un vino delizioso, conosciuto ed apprezzato in tutta Italia, diventato l'alfiere della Riviera anche in ambito internazionale. In alto i calici, per brindare alla cultura e al divertimento, a partire da domani sera. L'appuntamento con "Chi vuol esser lieto sia... Il mondo alla rovescia", è a partire dalle 20 nel centro storico di Camerano per una visita al Piccolo museo della civiltà contadina e alla Mostra-mercato di vini Rosso Conero. Alle 21.15, a piazza Roma, ci si scatena con "El Baile", lo spettacolo di flamenco offerto dalla compagnia di danza spagnola "Reflejos de Espana". E poi ancora, sabato e domenica, il piacere di perdersi negli angoli più suggestivi del paese tra mostre, dibattiti, visite alle grotte e ai monumenti di Camerano, cene nelle antiche taverne con piatti tipici della gastronomia marchigiana, degustazioni con l'Associazione italiana sommeliers, spettacoli teatrali, animazione per i più piccoli, show di giullari e saltimbanchi e tante altre sorprese.
Con 180 ettari di territorio coltivati, la produzione del Rosso Conero ha sfiorato nel 1999 i 14 mila ettolitri. In poco tempo le richieste per l'annata 2001, giunte dalla Germania, dall'Europa del Nord e dall'America si sono moltiplicate. Sulla scia del buon successo ottenuto anche all'estero, in questa edizione il tradizionale convegno di studi si proporrà di analizzare il tema: "Le produzioni agricole tipiche nei mercati della nuova economia". Domenica mattina in Comune, a partire dalle 9,30, con esperti del settore si parlerà di new economy, di vendite vinicole in rete e della possibilità per i produttori e consumatori di avere un shop virtuale a portata di mano.


(Il Messaggero, 7/9/2000)

I produttori temono un'ulteriore riduzione dei ricavi. Preoccupazione anche per la remunerazione della Castelli Romani. La vendemmia gioca d'anticipo. Inizia la raccolta per il Frascati Doc, ma i prezzi sono in ribasso

di LUIGI JOVINO
Anticipo di vendemmia amaro per i produttori delle uve Frascati Doc. Oggi, infatti, gli agricoltori su esplicito invito del Consorzio di tutela cominciano, con tre giorni d'anticipo rispetto al normale calendario consigliato dalla Prefettura, a raccogliere uve di alcuni vitigni tipici, ma le prospettive di ricavo economico sono tutt'altro che rosee. "Non si capisce perché - afferma infatti Luigi De Santis, presidente dell'Associazione produttori uve Frascati Doc - si parli di un'ulteriore riduzione del prezzo dell'uva, che l'anno scorso con il costo di 90 mila lire a quintale aveva toccato una quotazione minima. Non esistono ragioni per cui il nostro prodotto debba essere così fortemente sottovalutato. Nel corso della riunione con le aziende faremo valere i nostri diritti".
Il valore della quotazione annuale dell'uva sarà stabilito, infatti, dall'assise che i produttori avranno con i responsabili delle aziende imbottigliatrici, dopo che saranno note le giacenze di vino al 31 agosto scorso. Dai primi dati, però, risulta che il vino invenduto, rispetto all'anno scorso, è aumentato di una percentuale del 15 per cento. "Attualmente - dice Umberto Notarnicola, presidente del Consorzio di tutela - sono 136 mila gli ettolitri di vino Frascati che restano nei silos delle aziende, ma molto di questo prodotto deve essere imbottigliato e commercializzato fino all'arrivo del vino della nuova vendemmia". Da indiscrezioni, comunque, sembra che ai produttori sarà proposto, per l'aumento delle giacenze e per la crisi cronica del Frascati Doc, un prezzo delle uve di 70 mila lire a quintale anche se "nell'aria" c'è molta pretattica ed ognuno, tra il detto ed il non detto, cerca di portare acqua al proprio mulino.

"Queste cifre - sbotta De Santis - sono veramente umilianti. Ci aspettavamo una riduzione ma non fino a questo punto. Si deve calcolare che con 70 mila lire a quintale ricaviamo circa 10 milioni e 500 mila lire ad ettaro, mentre per la gestione, il lavoro e l'ammortamento spendiamo una cifra di poco inferiore ai 10 milioni".
Se i produttori del Frascati "piangono" le cose non vanno certamente meglio per gli agricoltori delle uve Castelli Romani per le quali si prospetta una riduzione del costo da un massimo di 40 mila lire a poco meno di 25 mila il quintale.
"Il crollo del prezzo delle uve Castelli Romani -afferma Salvatore Gasperini dell'azienda Villa Franca - sta diventando fisiologico e segue di pari passo la caduta di consumo di vino bianco. Purtroppo anche quest'anno la tendenza porta al ribasso anche se l'entità della svalutazione non è ancora ben definita". Molti agricoltori, preoccupati, stanno addirittura stipulando contratti con aziende facendosi pagare un prezzo simbolico per il prodotto (si parla di 10 mila lire a quintale) aspettando successivamente la quotazione di mercato.
Intanto dal dottor Pasquale Rocco Greco, direttore dell'Arsial Lazio, arriva un preciso monito: "Non si può continuare così - dice - con dei costi più elevati dei ricavi. In questo modo mantenere la coltura agricola diventa obiettivamente difficile. I produttori castellani debbono fare un grande sforzo per cercare di rilanciare il prodotto, innovando e migliorando la qualità. Da parte nostra ci sarà tutto l'aiuto possibile".

(Il Messaggero, 7/9/2000)
La terapia è stata rilanciata dalle Colline del moscato. "Cura dell’uva" a Mango Con le ricette di Giorgio Calabrese

Giuseppina Fiori
MANGO La "cura dell’uva", molto praticata nelle Langhe e Monferrato dagli Anni Trenta al dopoguerra, come vacanza salutare dopo le ferie d’agosto al mare o in montagna, viene rilanciata dall’enoteca regionale "Colline del moscato". E lo fa con il supporto scientifico del prof. Giorgio Calabrese, docente di alimentazione e nutrizione umana all’Università Cattolica del Sacro Cuore, al quale ha fatto eseguire uno studio. Al castello-enoteca ogni domenica di settembre - l’iniziativa ha preso il via con molta partecipazione domenica scorsa e proseguirà il 10, il 17 e il 24 - sarà possibile avere indicazioni scientifiche, ricette e modalità per una corretta conoscenza di questa forma dietetica. La "cura dell’uva" può essere iniziata in diretta con i grappoli esposti sui banconi nel giardino del castello e può essere praticata per alcuni giorni in una quindicina di strutture (agriturismi, Bed & Breakfast) che hanno dato la loro disponibilità. Su richiesta viene fornita l’assistenza medica. A dare valore alla proposta sono i risultati della ricerca del prof. Calabrese, che afferma: "L’uva per le sue componenti e caratteristiche, si presta in modo eccellente a una cura disintossicante e ricostituente. L’ampeloterapia, conosciuta come ‘’cura dell’uva’’, era già utilizzata da Plinio, Celso e Galeno. L’uva è un frutto quasi perfetto".
Secondo lo studio di Calabrese, è consigliata a chi soffre di astenia, malattie cardio-vascolari e respiratorie, del fegato e dell’apparato digerente, di anemia e depressione nervosa. E’ sconsigliata a chi soffre di diabete, ulcera gastrica e gastro-duodenite, ai nefropatici. Analizzando i principi attivi dell’uva e gli effetti sul corpo umano, Calabrese si sofferma sul "resveratrolo", sostanza che si trova nella buccia dell’uva, che fa abbassare il colesterolo cattivo nel sangue e aumentare quello buono, effetto al quale contribuiscono anche i polifenoli. L’acido tartarico, antiossidante, aumenta la salivazione: pulendo così la bocca diminuisce il numero di batteri che sono causa di infezioni e di carie dentarie. Dice il presidente dell’enoteca, Raoul Molinari: "La ‘’cura dell’uva’’ non è un turismo della memoria. Praticata con criteri scientifici può far raggiungere risultati davvero efficaci. Contribuisce inoltre a far crescere il turismo stanziale".


(La Stampa, 7/9/2000)

Domani apre la nuova Douja d’or, domenica il Festival delle Sagre e il 17 si correrà il Palio. Il Gran Settembre dell’Astigiano. Tra gli ospiti un Nobel e i vignaioli senesi.

ASTI
Il gran Settembre è pronto: domani dalle 20 apre la Douja d'Or, sabato sera e domenica saranno protagoniste le tradizioni contadine con il Festival delle Sagre (41 pro loco per il più grande ristorante all'aperto d'Europa) ed infine, domenica 17, Asti tornerà medievale con il Palio. La rassegna vinicola Douja d'Or apre nella nuova sede del Palazzo del Collegio, utilizzando sale e cortile settecenteschi. "Un programma ricco - annota il presidente della Camera di commercio Aldo Pia - con molte nuove idee e un modo diverso di interndere la promozione vinicola".
Al concorso nazionale sono stati presentati 845 campioni selezionati da una giuria dell'Onav, di cui 270 premiati e dieci con l'Oscar di eccellenza. E la Douja si trasforma anche in percorso culturale, dalla storia del vino, all'enogastromia d’autore con piatti proposti ogni sera da ristoranti come il Gener Neuv, il Cascinalenuovo, Vittoria di Tigliole, La Braja, l'Hasta Hotel, Barbetta di New York e l’Antica trattoria della torre di Castellina in Chianti. Ci saranno anche una rassegna dell'editoria specializzata su cucina e vini, mostre d'arte, spettacoli ed "eventi" che riuniranno ad Asti i protagonisti del pianeta vino italiano. Come l'incontro sul mercato europeo del vino, organizzato dall'Ente vini Enoteca italiana di Siena (venerdì 15 alle 10), quello sugli stili di vita alimentari (mercoledì 13 alle 17), in cui sarà ospite d'onore il premio Nobel per la medicina Gunter Blobel.
E poi il richiamo inedito di un confronto come "Piemonte chiama, Toscana risponde" (sabato 16 alle 17), con partecipanti di fama come l'enologo Giacomo Tachis e produttori di primo piano quali Albiera Antinori, Angelo Gaja, Nicolò Incisa della Rocchetta, Luigi Dezzani, Giovanni Minetti, Mario Dievole Schwenn, Ezio Rivella, Gianni Zonin e Guido Sodano della Sai Agricola. Asti e Siena dialogano così, oltre che sul Palio, anche per il vino.
E la Douja d'Or per il consumatore è anche una facile occasione per crearsi una cantinetta con vini di tutta Italia. Importante il buon rapporto qualità-prezzo, che consente acquisti per tutte le borse: all'ingresso è in vendita un bicchiere con tasca, al prezzo di 5 mila lire (compresa una degustazione a scelta). Per le degustazioni successive si spenderanno altre 2.500 lire che salgono a 5 mila per Barolo e Barbaresco. Ogni sera i produttori delle organizzazioni agricole ed artigiane proporranno un piatto ed un bicchiere di vino a 5 mila lire. Mentre per gustare il "piatto d'autore" dei ristoranti, il costo sale a 20 mila.
Prenotazioni Astiturismo (0141/530.357).


(La Stampa, 7/9/2000)

Mostra degli spumanti. Tesi di laurea per valorizzare le colline del Prosecco

l.t.
VALDOBBIADENE. «Le Colline del Prosecco tra il Piave e il Soligo: storia e progetto» è il titolo della tesi di laurea degli architetti Alessandro Facchin e Mauro Gugel, discussa lo scorso ottobre alla facoltà di Architettura a Venezia. Per la presentazione dello studio, che si terrà oggi alle 18 nella sala Convegni di Villa dei Cedri, è stato scelto uno palcoscenico d'eccezione, la Mostra Nazionale degli Spumanti, in cui saranno esposte le tavole che illustrano il lavoro dei due neo architetti. L'elaborato è uno studio urbanistico, storico ed ambientale del territorio di produzione del Prosecco Doc, in cui sono individuati alcuni «punti deboli», e propone una serie di interventi progettuali a vari livelli, tenendo d'occhio il rafforzamento dell'immagine complessiva vino-territorio. Vengono presentati inoltre degli interventi progettuali, ovvero il risanamento, la ricomposizione ambientale e la promozione del territorio, attraverso l'individuazione di percorsi tematici automobilistici e ciclo-pedonali, che toccano i principali siti architettonici della Pedemontana trevigiana che grosso modo coincide con l'area del Prosecco Doc. Facchin e Gugel, seguiti per la realizzazione della tesi dall'architetto trevigiano Maurizio Schembri, propongono infine delle soluzioni per riqualificare l'area dell' ex filanda Piva a Valdobbiadene, che «potrebbe diventare il cuore culturale del Prosecco», con una sezione dedicata alla ricerca scientifica sull'enologia e la viticoltura con biblioteca.


(La Tribuna di Treviso, 7/9/2000)

Quattro Mori, un big dai Castelli

E sui Colli di Roma? Domanda legittima, certo. Mentre tutto si muove nell'Italia del vino, e mentre la capitale, del resto, tiene saldamente lo scettro per tutto quello che riguarda questo mondo in costante crescita (primo mercato italiano, città record per numero di adesioni ai corsi di conoscenza e di assaggio, fresca sede di Enoteca pubblica e piazza incontestabilmente primaria per quanto riguarda le grandi manifestazioni enologiche), le terre da vino tradizionale “risorsa" di Roma come stanno? Cosa fanno?
Qualche tempo fa, qualcuno forse lo ricorderà, avevamo già colto, e rilanciato, segnali positivi. Aziende dinamiche come Casale del Giglio, o antesignane e pioniere della nuova qualità come i Di Mauro a Colle Picchioni, innestano altri stadi e nuovo propellente. E ancora, caparbi “rivoltosi" come i Santarelli di Castel de Paolis, a loro volta, rinnovano lo staff di cantina (ora c'è Franco Bernabei, eno-ostetrico pluridecorato, a secondare il parto delle creature) e sprintano sulla strada della ricerca e della selezione.
Č nato così, da queste premesse, il Quattro Mori '98 di Castel de Paolis, appunto, il miglior rosso prodotto in azienda, secondo noi: un rosso da corsa, con motore adatto a importanti kermesse. Uvaggio di Shyraz (65%), Cabernet Sauvignon (10%), Merlot(20%) e Petit Verdot (5%), affinato per 18 mesi in barrique, il Quattro Mori stacca eloquentemente dalle logiche tradizionali di territorio, ma insieme rende pienamente giustizia alle sue potenzalità. Grandi, se colte e secondate ammodo. Caldo, ampio, fruttato, dai toni seri e al tempo stesso accoglienti all'olfatto, poggiato al gusto sulla nota speziata dello Shyraz, il vino promette lievitazioni in complessità maturando, mentre già regala sensazioni di morbida, succosa imponenza. Sarà fuori, sul mercato, ad ottobre. E, promettente com'è, non sarà forse da bere subito: ma da mettere al volo in cantina per una fiduciosa, compiaciuta attesa, certo sì.

(Il Messaggero, 8/9/2000)
CHIANTI - Le pregiate vigne del Chianti Classico...

CHIANTI - Le pregiate vigne del Chianti Classico scoprono di avere tanti nemici. Prima la siccità alimentata dal caldo, poi la grandine che ha battuto le colline tra Radda e Valigondoli, dulcis in fundo i cinghiali. Che nel Chianti sono proliferati nonostante le battute autorizzate di caccia.
Gli ungulati mangiano i grappoli, rovinano i tronchi delle viti, arrivano a minacciare la sopravvivenza delle piante. Corre preoccupazione tra gli agricoltori. Addirittura il titolare di un'azienda agricola sul versante orientale del Monte San Michele, già tempo addietro, ha tentato di esorcizzare il pericolo prendendolo di petto: chiamò "Cignale" un ottimo vino da tavola faticosamente ottenuto da una vigna esclusiva che, nella prima versione, era stata devastata da un'incursione di cinghiali. Ripiantata la vigna, riuscì a salvarla e a ottenere il vino che nell'etichetta ricorda la fine di quella precedente. Vigneti sotto tiro dei cinghiali anche nelle ultime settimane. "Quando ci siamo accorti che la situazione stava peggiorando abbiamo chiesto di autorizzare una battuta speciale di caccia al cinghiale — dice il titolare di una delle aziende agricole danneggiate dai cinghiali — purtroppo non siamo riusciti a risolvere un granchè perché è stato abbattuto un solo esemplare". Del resto non è operazione agevole seguire gli spostamenti di questi animali, che da qualche tempo, la notte, si avvicinano in gruppi anche alle case. Sono stati notati lungo la statale Chiantigiana a pochi metri dalle prime case di Castellina in Chianti, nella zona del cantiere comunale. Alcuni agricoltori cercano rimedio nella recinzione delle vigne di pregio tramite filo elettrico alimentato da batteria con debole voltaggio. Servirebbe di solito per non far allontanare bestiame al pascolo, ma pare che funzioni anche per la direzione opposta: non far entrare animali indesiderati in aree da proteggere. Questo rimedio ha anche dei costi di tutto rispetto.
"Per via dei cinghiali, tanti agricoltori rischiano di perdere i frutti di faticosi mesi di lavoro", dicono infine al Comitato unitario Agricoltori del Chianti.

di Andrea Ciappi


(La Nazione, 8/9/2000)


Domani comincia la festa nel maniero che ospita l’enoteca regionale. Il barolo trionfa nel suo castello. Incontro con formaggi e aceto balsamico

BAROLO
Con l’avvicinarsi dell’autunno le Langhe acquistano il loro tradizionale fascino. Per dar modo ai turisti e agli appassionati della buona tavola di apprezzare tradizioni gastromiche in un romantico scenario di colline e castelli, l’associazione "Turismo in Langa", la Pro Loco di Barolo, il Comune e l’Enoteca Regionale, hanno organizzato per questo fine settimana la "Festa del vino Barolo". Domani, alle 20,30, nel castello comunale, grande appuntamento con gli "incontri col gusto". D’intesa con i rispettivi Consorzi di Tutela verranno proposti assaggi di prodotti tipici per eccellenza come l’aceto balsanico di Modena e i formaggi dop Castelmagno, Murazzano, Raschera e Bra. Il tutto in abbinamento al Barolo ’96 messo a disposizione dall’Enoteca Regionale e ad altri vini delle Langhe. E’ consigliata la prenotazione allo 0173/364030.
Le degustazioni verranno ripeture domenica a partire dalle 15. Sempre domani, alle 22,30, Barolo ospiterà la rassegna "Suoi e luci al castello". Verrà presentato uno spettacolo di magiche luci e musiche dal vivo. In un’atmosfera d’altri tempi, nel cuore del borgo antico rischiarato dalle fiaccole, il castello di Barolo, testimone di mille anni di storia, si animerà, con gli attori della compagnia di Valter Contiero e numerosi figuranti in costume, per "raccontare" le vicende che lo hanno visto protagonista, dalla fondazione fino agli ultimi nobili abitatori. In quadri successivi, in un gioco di luci ed effetti sonori, si ricorderanno le invasioni saracene, i momenti di vita medioevale, l’età risorgimentale e gli ultimi marchesi, Carlo Tancredi Falletti e la sua sposa, Giulia Colbert ed il loro abituale ospite, Silvio Pellico. Domenica l’area del castello sarà inoltre animanta da un marcatino delle pulci e artisti di strada.
La gestione dei servizi turistici del Castello di Barolo, uno dei più importanti beni culturali delle Langhe, a partire dallo scorso aprile è stata affidata all’associazione "Turismo in Langa". Sono così passati a gestione privata il marketing, la promozione, la gestione delle visite guidate, la vendita di servizi aggiuntivi e l’organizzazione di iniziative a carattere turistico, culturale, relative a questa celebre dimora storica. Lo staff di "Turismo in Langa" ha già concretizzato alcune idee circa la promozione e l’utilizzo dell’edificio.
Nelle quattro domeniche di giugno è stata proposta la rassegna "Barolo in terrazza", occasione unica per un assaggio guidato del prestigioso barolo, accompagnato da un’invitante selezione di formaggi, il tutto sulla terrazza che dal piano più alto del castello domina la valle. Sempre in giugno il castello ha ospitato un importante corso di degustazione tenuto da rinomati sommeliers.
Partecipare alla "Festa del vino Barolo" può anche essere l’occasione per percorerre una serie di itinerari nelle mitiche Langhe raccontate da Beppe Fenoglio e Cesare Paese. Attraverso le dolci colline della bassa Langa strade panoramiche mettono in collegamento gli undici Comuni in cui si produce "il re dei vini, il vino dei re" (Barolo, La Morra, Serralunga, Grinzane Cavour, Diano, Verduno, Castiglione Falletto, Monforte, Novello, Cherasco). Uno scenario mozzafiato che muta curva dopo curva e che conquista a tal punto da rimanere per ore ad ammirare incredibili paesaggi, tra sontuosi caastelli e curatissimi vigneti, dai quali si ricava il pregiato barolo.


(La Stampa, 8/9/2000)

Tenute del Chianti Classico colpite dalla grandine

Michèle Shah
Una violenta grandinata ha colpito la parte nord occidentale del Chianti Classico il 31 Agosto, danneggiando alcune delle migliori vigne di famosi produttori come Antinori, Castello di Verrazzano, Castello di Vicchiomaggio e Vignamaggio. La maggior parte dei danni sono stati prodotti vicino alle torri di Mercatale Val di Pesa e Greve in Chianti.

Antinori è stato colpito in modo molto grave dalla tempesta, con ampi danneggiamenti fatti nella tenuta di Santa Cristina, a sud di Mercatale Val di Pesa. Santa Cristina comprende 200 acri di Sangiovese sui complessivi 2500 acri di vigne in Toscana. Nella tenuta sono coltivati i grappoli usati per i "Supertuscan" di Antinori, Tignanello e Solaia.

"La grandine ha colpito la parte più bassa della proprietà, staccando 50 acri di grappoli di sangiovese, che sono usati per la nostre Villa Antinori Chianti Classico Riserva," ha dichiarato Renzo Cotarella, general manager della Antinori.

"È stata una sfortuna, ma sarebbe potuto andare peggio", ha detto Cotarella. "Per fortuna i grappoli del Solaia e del Tignanello sono stati risparmiati dalla grandinata, che ha anche evitato le tenute degli Antinori a Peppoli e Badia a Passignano, nella stessa area.

"Il problema con la grandine è che dove colpisce, normalmente rovina tutto. I nostri danni sono equivalenti a 20 mila casse di vino, e saranno coperti dall'assicurazione", ha aggiunto.

Anche Vicchiomaggio, Verrazzano and Vignamaggio, tutte entro pochi chilometri di distanza l'uno dall'altro, hanno sofferto qualche danneggiamento, e questo fatto ha consigliato di rimandare la vendemmia di una settimana.

"La campagna appariva come fosse stata colpita da una bomba", ha detto Luigi Cappellini, proprietario di Verrazzano. "Stavamo pensando di vendemmiare comunque, ma una parte del nostro Merlot e di uve bianche erano raccolte, e quindi abbiamo spostato la vendemmia di una settimana circa. Quello che abbiamo perso è stato poco.

Anche John Matta, proprietario di Vicchiomaggio, ha spostato in avanti la sua vendemmia, iniziata il 2 Settembre. "La tempesta è stata una esplosione di assoluta violenza", ha detto. "Noi siamo stati colpiti solo in parte, e abbiamo fatto in modo da recuperare la maggior parte dei grappoli vendemmiando immediatamente. Non vediamo grossi problemi. È solo una di quelle calamità naturali che si mettono in conto nell'equazione di fare il coltivatore"


(Wine Spectator - Daily News, 8/9/2000
)

Vigneti danneggiati, chiesto lo stato di calamità

SAN CASCIANO - La grandine di una settimana fa ha provocato danni ingenti nella zona di Mercatale, Campoli, Valigondoli. Sotto tiro viti ed olivi. Ieri da San Casciano è stata avviata la procedura per la richiesta di riconoscimento di calamità naturale. Ora la pratica transiterà da Provincia e Regione fino ad arrivare a Roma, al Ministero delle Risorse Agricole. "E' stata già segnalata per mezzo di cartografia la zona danneggiata. Ora ci saranno i sopralluoghi, occorrerà accertarsi se riguarderanno solo le tenute che hanno fatto domanda ufficiale di calamità naturale o tutta l'area investita dal nubifragio della scorsa settimana", ha detto ieri l'assessore alle attività produttive di San Casciano Franco Agnoletti. Finora sono giunte al comune 17 domande di danni, soprattutto da piccoli coltivatori.

(La Nazione, 9/9/2000)
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