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I TITOLI


La raccolta comincerà in netto anticipo. Previsto un calo tra il cinque e il dieci per cento. Il vino? Sarà poco ma ottimo. La vendemmia del 2000, in Ciociaria, si preannuncia storica

di ANTONIO MARIOZZI
La qualità sarà ottima, ma la quantità inferiore alla passata stagione. La vendemmia si annuncia in leggero calo in Ciociaria, con una riduzione tra il cinque e il dieci per cento contro l'andamento dell'anno precedente. Nel Frusinate saranno tuttavia garantiti circa 270 mila quintali d'uva che consentiranno di reggere a una crisi che in Italia quest'anno determinerà una produzione di 52 milioni di ettolitri di vino, sei in meno rispetto a dodici mesi fa. La vendemmia nelle campagne della Ciociaria si aprirà in netto anticipo e già tra una decina di giorni s'inizierà a togliere i grappoli. Alla Cantina sociale di Piglio (130 soci e oltre due miliardi di fatturato), una delle zone a maggiore vocazione conosciuta per il celebre Cesanese, sono giorni davvero intensi: si prevede un raccolto di oltre quattromila quintali di uva doc. I prezzi variano dalle 100 mila lire per mille chili di Cesanese alle settanta per la Passerina fino alle 40 al quintale per l'uva da tavola.
"La qualità è nettamente superiore a quella che abbiamo avuto negli ultimi anni - ha spiegato l'enologo della Cantina di Piglio, Domenico Tagliente - e questo è già un buon risultato. Per il futuro cercheremo di aumentare la quantità per rilanciare in grande uno dei settori più importanti dell'agricoltura nel Frusinate. In questo senso - ha proseguito Tagliente - ai viticoltori si presenta una ghiotta occasione con i mille miliardi di finanziamenti messi a disposizione dall'Unione Europea fino al 2006". Intanto il Cesanese di Piglio continua a suscitare molta attenzione anche oltre l'Italia. "Abbiamo ordini per 12000 bottiglie in Canada e altrettante in Germania - ha concluso Tagliente - ma il fatto più importante è che adesso anche il mercato cinese sta mostrando interesse al nostro prodotto". I contatti con la Cooperativa Cinese di Pechino sono bene avviati e dovrebbero sfociare presto a un accordo per inviare centomila bottiglie di vino "Passerina Oro". E c'è ottimismo anche ad Atina, dove dopo tanti anni si avrà un raccolto di tutto rilievo. "Era tanto tempo che non si registrava un quadro così positivo - ha spiegato Giovanni Palombo, titolare dell'omonima azienda agricola con trenta soci, che operano in un comprensorio di dodici comuni con cento ettari di terreno coltivati a Cabernet e Merlot - e ora dobbiamo puntare tutto sui nuovi impianti per aumentare una produzione ancora insufficiente rispetto alle tante richieste che abbiamo in Italia e all'estero. Il nostro punto di forza - ha aggiunto - resta la qualità, ma ora è giunto il momento di creare nuovi vigneti per soddisfare in pieno le esigenze del mercato".


(Il Messaggero, 10/9/2000)

La "Duca di Salaparuta"vince l'Oscar delle bollicine. Assegnati in Veneto i premi per i migliori spumanti italiani

Anche le bollicine hanno il loro Oscar. Ad assegnarlo sono gli esperti del "Gambero Rosso", la più importante rivista enogastronomica, che hanno premiato, tra gli altri, anche la Duca di Salaparuta. Per l'azienda siciliana il riconoscimento più atteso dalla spumantistica nazionale: ancora una volta, infatti, la casa vinicola rientra nel ristretto numero dei produttori che puntano all'eccellenza, ma con un occhio di riguardo anche al consumatore. Il premio è stato consegnato ieri sera nelle sale del Relais Monaco di Ponzano Veneto. "Gambero Rosso", durante la cena di gala della mostra nazionale degli spumanti, ha presentato anche la nuova guida degli "Spumanti d'Italia 2001", l'unica mappa ragionata oggi pubblicata nel Paese per orientarsi nel complesso mondo delle bollicine. La cerimonia di premiazioni ha chiuso quasi due settimane di incontri, dibattiti e spettacoli musicali che hanno richiamato in Veneto centinaia e centinaia di produttori di spumante provenienti da tutta Italia. Nel corso della mostra, anche una serie di itinerari tra le cantine e i vigneti per una rassegna che brinda al piacere.


(La Repubblica - Palermo, 10/9/2000)


Chieti. I dati dell'enotecnico Vittorio Festa. Vendemmia 2000: cala la produzione aumenta la qualità


di MARIO D'ALESSANDRO

Scende la resa, ma aumenta la qualità. Questo il primo verdetto per la vendemmia 2000.
Preoccupati per le pesanti sanzioni dell'Unione Europea contro i vigneti da estirpare e da regolarizzare, i produttori vitivinicoli della Provincia di Chieti, che rappresentano l'85 per cento circa dell'intera produzione regionale, possono rallegrarsi per la buona qualità dei vini che si preannunciano dalla vendemmia 2000.
"Per il momento possiamo fare soltanto una stima dell'andamento quantitativo" spiega l'enotecnico Vittorio Festa, che prosegue con entusiasmo e professionalità l'attività che aveva cominciato con il padre Carmine, scomparso due anni fa.
E fornisce i dati relativi alla vendemmia 1999, quando vi fu una produzione di 4.595.341 quintali d'uva, ottenendo 1.233.180 ettolitri di vino rosso e 1.744.820 ettolitri di vino bianco e ancora 442.064 ettolitri di rosso a denominazione di origine controllata (doc) e 170.339 ettolitri di vino bianco doc, mentre sono stati prodotti 53.156 ettoliti di vino rosso ad indicazione geografica territoriale (igt) e 65.855 di vino bianco sempre igt.
"Rispetto a questa produzione - dice Vittorio Festa - si ritiene che si possa avere una resa in meno di produzione pari al 20-25 per cento, con una perdita di 10-15 miliardi di lire circa complessivamente. Anche se va detto che la situazione dell'Abruzzo, e quindi della Provincia di Chieti, rispetto ad un andamento generale di mercato non soddisfacente, è da ritenere meno preoccupante che in altre Regioni. Per quanto riguarda la qualità, va detto che essa si presenta buona sia per i rossi che per i bianchi, con un grado zuccherino molto concentrato e che le piogge di questi giorni non potranno ormai più alterar. Ma le nostre Cantine ormai sanno come lavorare il prodotto anche se in qualche zona dovesse risultare di non elevata qualità, per l'esperienza e le tecnologie acquisite".
E aggiunge: "I nostri vini vanno acquistando maggior prestigio e qualità e avvicinandosi sempre più alle Regioni come Toscana, Piemonte e Veneto, di più alta qualità, che puntano su vini di alto costo, ma si trovano anche notevolmente avvantaggiati rispetto a regioni con una situazione meno sana, tipo la Puglia. Risentendo, comunque, in modo minore della crisi, siamo in grado di offrire prodotti di alto livello e di migliore qualità".
Rimane il problema dell'imbottigliamento, che pur essendo in aumento in Abruzzo e in provincia di Chieti con tendenza a raggungere il 35-40 per cento, costituisce ancora una bassa percentuale rispetto alla quantità di vino che viene esportato in altre regioni o all'estero sotto forma di mosti muti o come vini in cisterna, utilizzati per "tagliare" vini con minore gradazione alcolica di altre regioni che hanno maggior fama vinicola dell'Abruzzo.
"Un'annata che darà soddisfazioni a tutti - dice ancora Vittorio Festa - anche nella produzione del vino novello, destinato anch'esso ad aumentare in rapporto alle continue richiesta di mercato, sollecitato da più parti a gustare questo prodotto nuovo, fresco e gradevole".


(Il Messaggero, 11/9/2000)

Cormons. Il bel tempo di questi giorni favorisce una piena maturazione delle uve. Si profila una vendemmia doc. Buona la qualità dei bianchi, eccellente quella dei rossi


Mentre Cormons ha celebrato la festa dell'uva e il Vino della pace, nei vigneti è in pieno svolgimento la vendemmia. Dopo le preoccupazioni della scorsa settimana per il maltempo che rischiava di compromettere un buon raccolto, le condizioni meteorologiche di questi giorni sono ottimali. Giornate piene di sole si accompagnano a notti fresche e ventilate: l'ideale per far maturare le ultime uve bianche garantendo un riequilibrio di zuccheri e acidi. Se continuero questo meteo si ipotizza per i rossi un raccolto di qualità superiore a quello degli scorsi anni.
Dopo la vendemmie delle uve Chardonnay e Pinot a base spumante e di quelle giovani che hanno avuto una maturazione anticipata, in questi giorni le operazioni della vendemmia sono entrate nel vivo con la raccolta di Pinot bianco, Chardonnay, Sauvignon e a seguire Tocai friulano.
Le gradazioni delle uve sono mediamente elevate in pianura rispetto agli anni passati con un aumento di 0,5-1 grado). In collina, soprattuto nei versanti più alti, il tenore zuccherino ha valori simili a quelli registrati nel '99, che pure erano decisamente alti.
La quantità delle uve è normale, con valori che non si discostano significativamente dal raccolto '99. Non sono pochi i viticoltori infatti che nei mesi scorsi hanno provveduto al diradamento dei grappoli eccedenti per puntare sulla qualità delle uve. Comunque a livello regionale si dovrebbe arrivare quest'anno a una produzione di vino che varierà tra 1 milione 200 mila e 1 milione 500 mila ettolitri.
Per le uve rosse (Merlot, Cabernet, Refosco, Schioppettino, Pignolo), la cui maturazione è più tardiva, vendemmia sarà ritardata alla terza decade del mese con alcune aziende che proseguiranno anche ad ottobre.
Se la vendemmia 2000 dà soddisfazione ai vignaioli del Collio, è il mercato che invece desta qualche preoccupazione sopprattutto perquantoreigyuardai vini sfusi. Si verifica infatti qualche giacenza superiore al normale per vini bianchi da tavola o Igt (Tocai, Malvasia e Pinot Bianco), molti dei quali sono stati venduti dagli agricoltori a prezzi stracciati pur di liberare botti e vasche necessarie per accogliere il nuovo vino. Di conseguenza anche il prezzo delle uve ha avuto un considerevole ribasso.


(Il Piccolo di Trieste, 12/9/2000)


Niente aiuti per i vigneti

NON ci saranno finanziamenti a pioggia per i produttori di vino che hanno chiesto interventi statali dopo la siccità delle settimane scorse. Lo ha detto chiaramente il ministro per le Politiche agricole Alfonso Pecoraro Scanio, che ieri mattina ha partecipato a una tavola rotonda a Palermo con l'assessore all'Agricoltura Salvatore Cuffaro e con i rappresentanti dei produttori agricoli e delle cantine sociali. «La siccità — ha sottolineato il ministro — per certe regioni come la Sicilia è una condizione stabile, non si possono quindi esaudire in ogni stagione impossibili richieste di contributi. Occorre portare avanti una politica di previsione, studiando e proponendo, per esempio, adeguati e più moderni sistemi di adduzione e irrigazione».

(La Repubblica - Palermo, 12/9/2000)


I giovani del vino cominciano dal cubo. Gli ambiziosi progetti della seconda generazione


Luca Ferrua
CASTIGLIONE FALLETTO Tra le tante tavolate al pranzo del premio letterario "Langhe Ceretto" ce n’era una molto significativa a discutere del cubo, a scherzare a parlare di progetti comuni c’erano i giovani rampolli di alcune delle più prestigiose famiglie del vino.
In casa Ceretto l’idea del "cubo" è partita da Marcello e Bruno, ma a seguirla - un po’ come era già avvenuto un anno fa per la cappella affrescata da David Tremlett e Sol LeWitt - è stata la seconda generazione: Alessandro, Federico, Lisa e Roberta. Un merito subito riconosciuto anche da Bruno Ceretto: "I giovani ci danno energia, sono uno stimolo e una fucina di idee. Il cubo è stato una chiara dimostrazione di quello che possono fare, un lavoro apprezzato da alcuni dei più grandi architetti del mondo, il futuro è dalla loro parte e possiamo aspettarci solo grandi sorprese".
La struttura in acciaio e cristallo che sovrasta la tenuta "Bricco Rocche" - presentata sabato in occasione della consegna del decimo premio letterario "Langhe Ceretto" - proietta il mondo del barolo verso il futuro. Come la cappella avrà favorevoli e contrari, ma innegabile che offrirà al mondo un motivo in più per parlare delle colline del barolo che sono strettamente legate al "cubo" per quel pavimento in acciaio che reca le indicazioni geografiche per scoprirne i "cru" e gli undici comuni.
Alla nuova generazione dei produttori è piaciuto, ragazzi e ragazze hanno mostrato una capacità di parlarsi con chiarezza, di fare squadra e credere nella collaborazione sia nei pubblici dibattiti che nelle conversazioni private.
Un segno di cambiamento, anche se è inevitabile che ci potranno essere delle inimicizie, ma questa nuova generazione sembra avviata verso la trasparenza e lontano dai campanilismi.

(La Stampa, 12/9/2000)

Boom di presenze nei primi tre giorni di apertura della rassegna enologica. La Douja fa il pieno anche di visitatori. E la barbera è la "regina" delle degustazioni


Oltre tredicimila visitatori nei primi tre giorni di apertura alla Douja d'Or: la rassegna vinicola, nella cornice di palazzo del Collegio (spazio messo a disposizione dal Comune), propone ogni sera degustazioni di vini, un ristorante con un menù d'autore e piatti con prodotti tipici curati a turno dalle organizzazioni agricole ed artigiane della provincia. Al banco d'assaggio sono già stati serviti 5.000 bicchieri a scelta tra i 270 vini premiati al concorso nazionale. Nella "hit parade" dei vini degustati, secondo la stima dei sommeliers, in testa c'è la Barbera d'Asti, insieme ai vini rossi "importanti", (soprattutto Amarone, Barolo e Chianti), seguiti dai bianchi aromatici trentini e del Sud Tirolo e dai passiti. Piacciono anche i vini dolci aromatici (particolarmente apprezzati Malvasia e Moscato).
Successo per le prime tre serate di Coldiretti, Unione agricoltori e Confederazione italiana agricoltori: è gradita la formula del piatto unico con il bicchiere di vino, da gustare seduti nei tavolini accanto all'area ristorante, oppure ascoltando musica. Tutto esaurito (150 coperti per sera), per i ristoranti che finora si sono avvicendati al "piatto d'autore", Il Cascinalenuovo di Isola e la Braja di Montemagno.
Visitatissimi gli stand delle organizzazioni agricole (Unione, Col diretti, Cia) che hanno proposto con eleganza prodotti e scenari di vita contadina. Anche la Provincia di Asti è presente nello spazio allestito dal designer Roberto Montafia, con una vetrata a forma di grappolo che ricorda la conformazione del territorio astigiano.
Sabato pomeriggio all'Auditorium del Collegio, è stata tenuta a battesimo la bottiglia delle vetrerie Avir per la Barbera ed i vini rossi del Monferrato, prodotta in collaborazione con il Consorzio di tutela guidato da Luigi Dezzani.



(LaStampa, 12/9/2000)

Castelli Romani. Rilanciata la legge per la strada del vino

La strada dei vini dei Castelli Romani, diciassette anni dopo. Davanti ad una platea di amministratori pubblici, di produttori e di personalità del mondo economico ed industriale un ocnvegno a villa Tuscolana di Frascati ha rilanciato la legge istitutiva, votata dalla Giunta regionale Santarelli diciassette anni fa e mai attuata. L'iniziativa è stata proposta dall'Azienda romana per i mercati, in collaborazione con la Regione Lazio e la Provincia.

Nel corso del convegno sono stati presentati, come primo contributo alla realizzazione della strada dei vini, un libro ed un cd-rom sulla cultura enogastronomica dei Castelli. Gli intervenuti al dibattito si sono soffermati sulla necessità di recuperare il grande ritardo storico, attuando una legge che ha il preciso scopo di rivitalizzare le attività economiche legate alla tradizione enologica e gastronomica. I dirigenti dell'Azienda romana per i mercati, allo scopo di accellerare l'iter burocratico della legge, hanno proposto di istituire un comitato promotore che dovrebbe avere la funzione di stabilire il futuro itinerario della strada dei vini e le attività promozionali ad essa connesse.

L.Jo.


(Il Messaggero, 13/9/2000)


Cormons. Un grido d'allarme lanciato da Veronelli. "Vanno difesi i prodotti locali". Il Comune chiede la tutela di prosciutto, formaggi, insaccati e miele


I prodotti tipici di queste terre vanno difesi dalle leggi europee che rischiano di stravolgere l'attuale normativa. Il grido di allarme è stato lanciato da Luigi Veronelli dal palco del Comunale di Cormons durante la premiazione dell'Acino d'oro svoltasi nell'ambito della manifestazione del Vino della pace. Intervistato da Bruno Pizzul, Veronelli ha sostenuto che "l'agricoltura è ignorata, mentre dovrebbe essere aiutata perché è la vera nostra ricchezza".
Veronelli ha pure invitato tutti a sottoscrivere la proposta di legge, di iniziativa popolare, promossa dall'Anci a livello nazionale, e ripresa poi nelle varie realtà locali dalle associazioni regionali. Si tratta del progetto "De.Co.", che punta all'istituzione delle Denominazioni comunali di origine. "Solo in questa maniera i prodotti dei nostri contadini - ha detto Veronelli - potranno essere difesi e salvaguardati".
La visita a Cormons ha permesso a Veronelli di ripercorrere le strade del Collio nei giorni della vandemmia, dove esistono cru eccelsi come li ha definiti lo stesso Veronelli, che dei vini friulani fu il primo cantore.
Tornando alla De. Co. il Comune di Cormons, anche come appartenente all'associazione Città del Vino, ha raccolte decine di firme una parte delle quali già trasmesse all'Anci attraverso l'Ersa.
"Questa iniziativa è importante - dice il sindaco Maurizio Paselli -. L'approvazione della De. Co. è fondamentale per noi, per il nostro territorio che poggia sull'agriturismo. In questa ottica il riconoscimento dei prodotti tipici locali è indispensabile".
Cormons nell'elenco inviato all'Ersa ha individuato come prodotti tipici locali, escludendo i vini che sono già tutelati dalle doc, il prosciutto, un tipo di formaggio, vari insaccati di produzione suina, la pinza e il miele.


(Il Piccolo di Trieste, 13/9/2000)

Napoli: muore cadendo in una cisterna di vino


NAPOLI - Ancora un morto nelle cisterne di vino. Bartolomeo Grimaldi, 65 anni di Pozzuoli, è caduto da tre metri di altezza, battendo la testa sul fondo di una cisterna vuota. Il volo è stato fatale: Grimaldi è morto sul colpo. L'uomo stava facendo alcuni lavori di pulizia e manutenzione in compagnia dei suoi familiari.


(La Repubblica On Line, 13/9/2000)

In tre settimane 11 date e 52 tappe. Il Festival dei vini nell’Alessandrino

Silvana Mossano
ALESSANDRIA Il vino è protagonista, ma è tutto il territorio che esce vincitore dall’operazione coordinata da Alexala con l’adesione di Provincia, Camera di commercio, Asperia e associazioni di categoria di agricoltori e commercianti.
Torna arricchito e più esteso, dopo l'esperienza pilota del ‘99, il "Festival dei vini", un’importante vetrina dei prodotti di maggiore qualità (37 vini doc e 4 docg: Gavi, Brachetto d’Acqui, Asti e Moscato d’Asti), ma contemporaneamente un’occasione di festa per far conoscere anche le terre da cui il "nettare di Bacco" nelle sue diverse formulazioni e sfumature scaturisce.
Il "Festival dei vini" si snoda dal 30 settembre al 15 ottobre, secondo un cartellone di appuntamenti cadenzato sia dalle date del calendario che da percorsi geografico-vinicoli nelle zone principe di produzione. Ci saranno pertanto il Festival dei vini nel Casalese, nell’Acquese, nell’Ovadese, nel Novese, nel Tortonese e nell’Alessandrino.
Si tratta di undici date e, complessivamente, cinquantadue tappe a Casale, Murisengo, Lerma, Rosignano, Vignale, Alessandria, Tortona, Montechiaro d’Acqui, Strevi, Tassarolo, Cella Monte, Rocca Grimalda, Silvano d’Orba, Guazzora, Bergamasco, San Cristoforo, Ovada, San Giorgio Monferrato, Novi Ligure, Frassinello, Ozzano, Cassine, Cremolino, Fresonara, Sarezzano e Masio. Tra le iniziative festose, organizzate per esaltare i vini di miglior produzione, sono previste mostre d’arte, concerti, spettacoli di animazione, aste e momenti di approfondimento. Di rilievo, il 13 ottobre, la presentazione della nuova Guida del Touring Club, per la prima volta dedicata interamente alla provincia di Alessandria.


(La Stampa, 13/9/2000)
Clamorosa lettera aperta firmata dal direttore di Fontanafredda Giovanni Minetti. Si riapre il fronte del moscato. "Questo accordo è inaccettabile"

Sergio Miravalle
L’accordo del moscato è "inaccettabile" e va "esattamente nella direzione opposta di quello che la logica vorrebbe". Parole dure, scritte nero su bianco in una lettera aperta destinata a scoppiare come una bomba proprio in questi giorni di vendemmia. La sottoscrive Giovanni Minetti, albese, direttore dei Tenimenti di Fontanafredda, la storica tenuta controllata dal Monte dei Paschi di Siena. Il titolo è eloquente "Appunti sull’"affaire" Moscato". E’ indirizzata ai presidenti e ai vertici del Consorzio dell’Asti e dell’Assomoscato e all’assessore regionale all’agricoltura Scanderebech. Tre pagine fitte di date e dati. Una sorta di pro memoria che giunge ad amare conclusioni. Minetti, dopo averla scritta è soppesata con i vertici senesi, è partito per un settimana di ferie "sciogli-stress". I destinatari l’hanno ricevuta ieri mattina. Per ora non ci sono reazioni ufficiali. Si tende a non rispondere a botta calda, facendo rientrare il tutto tra "i tanti problemi di questa tormentata stagione per l’Asti". Fontanafredda, che ha 250 conferitori di uva, produce ogni anno 5 milioni di bottiglie tra Asti e Moscato, oltre a Barolo, e altri rossi della gamma albese. E’ uno dei marchi più prestigiosi e la sua defezione dall’accordo con l’annuncio della dimissioni dalla commissione paritetica non può passare inosservato.
In sostanza Minetti contesta il metodo di controllo e di pagamento degli esuberi, quest’anno definito nel 20% oltre la resa massima per ettaro di 83 quintali e al prezzo di 5000 lire al miria contro le 16700 dell’uva a docg. "Così si rafforza un doppio mercato che penalizza la docg e favorisce il sottoprodotto aromatico ottenuto dagli esuberi e venduto dalle aziende con nomi di spumante di fantasia in sostituzione dello stesso Asti e ai prezzi anche non troppo inferiori".
E ancora: "Crediamo che l’unico modo di arrivare alla correzione del sistema sia quello di rieducare il viticoltore a produrre qualità e non quantità, intervenendo drasticamente nei vigneti sin dalla potatura" ma per far questo occorre che non sia "remunerativa la produzione degli stessi esuberi". La questione è aperta.



(La Stampa, 13/9/2000)

I produttori hanno presentato in anteprima l’annata 1999 spillata ancora dalle botti. Piace la barbera in passerella. Un confronto aperto sotto la storica Ala di Nizza


Enrica Cerrato
NIZZA MONFERRATO L'Ala di piazza Garibaldi, dove un tempo avveniva il mercato dei vini e delle uve, si è animata lunedì pomeriggio per la rassegna "Barbera en primeur", una degustazione delle migliori produzioni astigiane della vendemmia '99, date all’assaggio ancora dalle botticelle. La manifestazione è stata voluta da Vittorio Vallarino Gancia nell'ambito della Douja d'Or. Era la prima volta (dai tempi della Douja di Borello ospitata nel castello di Costigliole) che la rassegna astigiana tornava ad uscire dalle porte della città. E nel cuore della zona di produzione della barbera, si è scelto di privilegiare il prodotto simbolo dei vigneti.
Una decisione che è piaciuta ed ha catturato l'attenzione: "E' la dimostrazione che l'interesse per la nostra barbera continua ad essere elevato - annota Gancia - e l'idea di trovarsi tutti insieme, piace e serve anche come momento di confronto". Con i loro grembiuli granata da cantinieri, i produttori hanno accolto gli invitati, presentato i vini, stretto contatti con esportatori, discusso di vendemmia e vinificazione. Armati della "ladra", la cannuccia di vetro che "ruba" il vino dalla botte, i viticoltori hanno offerto campioni e raccontato il proprio vino e la sua storia.
Consensi unanimi di enotecari e ristoratori: lunedì a Nizza sono sfilati i rappresentanti de La Locanda del Sant'Uffizio, Da Bardon, Gener Neuv, Le Due lanterne, Il Sole di Ranco, l'Enoteca Caronte di Vercelli, giornalisti come Michel Blackwood, Emiliana Lucchesi, Paolo Massobrio, rappresentanti delle principali testate specializzate, da Civiltà del Bere, al Corriere Vinicolo. C'erano importatori inglesi, tedeschi e statunitensi. Un bel "parterre" in onore della barbera. Questo l'elenco dei partecipanti: Antiche cantine Brema (Incisa), Antonino Baldizzone (Nizza), Pietro Barbero (Moasca), Bava (Cocconato), Bersano&Riccadonna (Nizza), Braida di Bologna (Rocchetta Tanaro), Cà d'Carussin (San Marzano), Cantina Sant'Agata (Scurzolengo), Cantina Sant'Evasio (Nizza), Cantina Sociale Vinchio e Vaglio Serra, Cascina Barisel (Canelli), Cascina Castlet (Costigliole), Cascina Garitina (Castel Boglione), Caudrina di Dogliotti (Castiglione Tinella), Coppo Luigi e figli (Canelli), Costa Olmo (Vinchio), Dezzani (Cocconato), Eredi Chiappone Armando (Nizza), La Barbatella (Nizza), La Giribaldina (Calamandrana), La Torre (Castel Rocchero), L'Arbiola (San Marzano), Marchesi Alfieri (San Martino Alfieri), Franco Martinetti (Torino), Michele Chiarlo (Calamandrana), Franco Mondo (San Marzano), Agostino Pavia (Agliano), Prunotto (Alba-Agliano), Rovero (San Marzanotto), Scagliola (Calosso), Scrimaglio (Nizza), Tenuta Garetto (Agliano), Tenuta La Meridiana (Montegrosso), Tenuta La Tenaglia (Serralunga di Crea), Tenute Neirano (Mombaruzzo), Vigne Uniche di Boffa (San Marzano), Villa Giada (Canelli), Guasti (Nizza).



(La Stampa, 13/9/2000)

La conquistata morbidezza di una nuova doc


Sul valore sostanziale della Doc si potrebbe discutere a lungo, soprattutto per la «facilità» con cui viene attribuita. Quello che è sicuro è che provoca fermento e interesse tali, in zone magari meno vocate, che spesso le buone ragioni per averla vengono dopo la sua assegnazione. Amen, tutto è bene con quel che segue. Un esempio di questo discorso è la valle di Susa: dopo il riconoscimento recente della doc Valsusa, la situazione sta evolvendo in senso assolutamente positivo. Lo fa presagire questo uvaggio di (guarda un po') barbera e avanà: appena uscito, un anno fa, era un po' scomposto tra acidità e grado alcolico (14%), ora ha raggiunto equilibrio e morbidezza, con profumi di sottobosco e una buona struttura gustativa. E bravi i valsusini.
Valsusa Rocca del Lupo 1998 Carlotta, via Condove 61, 10050 Borgone di Susa (TO). Tel. 011 9646150. L. 16.000.
(b.b.)


(La Repubblica - Torino, 14/9/2000)

Solo le partite selezionate spuntano prezzi tra le 15 e le 17 mila al miriagrammo. Vendemmia, dolcetto in crisi. Giacenze di vino e uva non sempre eccellente

Giuseppina Fiori
ALBA Con la raccolta delle uve dolcetto sta entrando in piena fase nelle Langhe la vendemmia 2000. Ed è proprio il dolcetto, in una campagna vendemmiale che si preannuncia buona, a suscitare le maggiori preoccupazioni. Giacenze di vino in cantina, qualità dell’uva non sempre eccellente sarebbero alcune delle cause che stanno determinando una situazione piuttosto pesante per queste uve e vino. Il direttore della Coldiretti di Alba, Terenzio Ravotto, dice: "Per il dolcetto, mai come quest’anno si può parlare di due vendemmie: una è quella dei viticoltori che hanno diradato le uve nel vigneto per ottenere una buona qualità e riescono a spuntare prezzi buoni, fino a 15-17 mila lire al miriagrammo. L’altra è quella di coloro che non hanno fatto nessuna selezione e si trovano ora in difficoltà". Per le partite di qualità più scadente si parla di offerte di prezzi da 7 a 10 mila lire al miriagrammo, che stentano a coprire i costi di produzione. Anche la quotazione del vino dolcetto doc all’ingrosso ha subìto una lieve flessione, passando da 220 a 280 mila lire all’ettolitro a 200-280 mila.
Si può parlare di crisi del dolcetto? Risponde Giancarlo Montaldo, agronomo, esperto di problemi vitivinicoli: "La crisi del dolcetto esiste: nasce dal vino e si riflette sull’uva. Una delle lacune sta nel fatto che è stato troppo spesso presentato come vino da bere giovane, mentre è consolidata a livello internazionale la convinzione che merita rispetto il prodotto in grado di resistere nel tempo. E il dolcetto può evolversi, acquistare godibilità nel tempo, anche se non potrà essere invecchiato come il nebbiolo. Il ’97 e il ’98, ad esempio, sono ottimi. Il nome dolcetto può creare confusione non trattandosi di un vino dolce, ma una carenza ancora più grave sta nel fatto che non si è riusciti ad affermarlo oltre a Piemonte, Liguria e Lombardia. Alle vigne di dolcetto forse non sono state dedicate le cure di quelle da nebbiolo. E’ ora di correre ai ripari". Anche Luigi Rosso, presidente della Consulta vitivinicola, sostiene la necessità di affrontare il problema. Le due riunioni, tra produttori e aziende vinificatrici, promosse dalla Consulta alla filiale albese della Camera di commercio per concordare i prezzi delle uve dolcetto e barbera, non hanno portato a nessun risultato. Lunedì, sempre alla Camera di commercio albese (ore 10,30) si terrà un’altra riunione: si parlerà soprattutto di prezzi dei nebbioli e in particolare di quelli da barolo, un vino quest’ultimo che continua ad andare a gonfie vele. Secondo le prime indicazioni per i nebbioli da barolo dovrebbro essere confermate le quotazioni dello scorso anno: sulle 50 mila lire al miriagrammo.

(La Stampa, 14/9/2000)
Il dibattito sul Moscato. Doppio destino per l’"Asti" Fontanafredda non ci sta

Ogni anno il comparto Moscato produce una quantità di uva rivendicabile a docg più una quantità di uve in esubero pari ad almeno il 60-70%: dati ufficiali non ne esistono, in quanto legalmente la produzione massima consentita degli esuberi è "solo" il 20%. Nel corso degli anni, in special modo negli ultimi tre, dopo l’impennata dei prezzi dei mosti nel biennio 1995/1996, alcune aziende hanno sviluppato un mercato del mosto ottenuto con gli esuberi (il cosiddetto "aromatico"): si tratta di uva ottenuta dagli stessi vigneti con identiche pratiche colturali, ma ad un prezzo da 3 a 4 volte inferiore. Così si è venuto a rafforzare un doppio mercato, che ha visto rapidamente penalizzare il docg a vantaggio del "sottoprodotto". Alcune grandi aziende costrette a ritirare via via quantità di uve crescenti (per non perdere il conferitore), hanno iniziato a produrre uno spumante di fantasia del tutto analogo all’Asti docg, che si è col tempo andato a collocare sul mercato in sostituzione allo stesso Asti e a prezzi anche non troppo inferiori. Il risultato è stato che il comparto si è presentato alla vendemmia 2000 con 120 mila ettolitri di mosto per docg, invenduto e stoccato presso alcune strutture cooperative (su una produzione annua di circa 650 mila ettolitri), e neanche un litro di invenduto del sottoprodotto. Le diverse componenti del mondo del Moscato si sono riunite come ogni anno attorno a un tavolo per rinnovare un accordo che potesse rappresentare una soluzione al problema.
Fontanafredda ritiene l’intesa raggiunta inaccettabile proprio per la filosofia che sottende l’impostazione dell’accordo, la cui applicazione non porterà a nessun miglioramento della situazione del comparto. Tre sarebbero infatti gli obiettivi da perseguire per garantire un futuro che il prodotto si merita per le sue intriseche caratteristiche: il costante miglioramento qualitativo e la crescente tutela e valorizzazione dell’Asti docg, una valorizzazione del lavoro del viticoltore e la riduzione del prodotto invenduto in stoccaggio. Le intese raggiunte riteniamo che non ne raggiungeranno alcuno. Crediamo che l’unico modo per arrivare ad una correzione del sistema nel senso indicato sia quello di intervenire drasticamente sul vigneto sin dalla potatura, "rieducando" il viticoltore a produrre qualità più che quantità. Tale rieducazione può essere più rapidamente ottenuta quanto meno remunerativa sarà la produzione degli stessi esuberi e quanto più il mercato consentirà invece di remunerare le uve del docg: in caso contrario, il viticoltore continuerà a produrre uve in quantità sempre maggiore, in spregio del disciplinare e di qualsivoglia organismo di controllo e il mercato del "sottoprodotto" conquisterà sempre più spazione al mercato dell’Asti.
L’accordo 2000 non fa invece che peggiorare la situazione, andando esattamente nella direzione opposta a quella che la logica vorrebbe. Viene infatti introdotto un pericolosissimo elemento di novità, cioè quello della ufficializzazione degli esuberi, che si vedono riconoscere a loro volta una quantità massima producibile ad ettaro e un prezzo minimo garantito (5000 lire al miriagrammo ndr).
Ma il disciplinare di produzione dell’Asti, come per ogni altro vino a doc, indica una produzione massima di uva producibile per ettaro. In virtù di annate eccezionalmente favorevoli, "tollera" un surplus di produzione che al massimo può raggiungere il 20%. In caso di produzioni superiori prevede invece che tutta la produzione venga declassata, in quanto non dovrebbe avere i requisiti qualitativi minimi per consentire l’ottenimento di un prodotto di qualità qual’è quello descritto nel disciplinare. Produzioni superiori possono solo derivare da tecniche di coltivazione (potatura in primis) non coerenti con un prodotto di qualità.
Istituzionalizzare gli esuberi significa di fatto avvallare - anzi, addirittura promuovere - un’estensiva interpretazione del disciplinare fino a consentirne la produzione contemporanea di due vini, in concorrenza tra loro, dello stesso vigneto.
Le conseguenze di accordi come quello appena sottoscritto, proiettate nel medio/lungo termine, saranno un incremento costante degli stoccaggi del docg invenduto (il mercato dell’Asti docg si ridurrà sempre più a vantaggio del mercato del sottoprodotto), un incremento dei costi di gestione del sistema con conseguenti maggiori spese a carico di tutta la filiera produttiva, un progressivo depauperamento della qualità della materia prima, una continua tensione sul mercato con la corsa al ribasso dei prezzi, delle uve, dei mosti e delle bottiglie. Infine, un’affermazione dell’aromatico, di qualità e prezzo medio/bassi, anonimo, senza alcuna indicazione di origine e territorio, ottenibile con uve o mosti diversi, rivenibili ovunque al minor prezzo possibile.
In tale prospettiva è evidente che le aziende che hanno seguito da sempre una politica di qualificazione e di valorizzazione della propria produzione e del territorio, come Fontanafredda, non possano più limitarsi ad assistere allo scempio di un grande vino di qualità dalle caratteristiche uniche e di un’intera economia, vedendo minate le basi di un lavoro perseguito per oltre cinquant’anni.
Nei confronti di una componente del sistema filiera (quella oggi vincente) che è riuscita unicamente ad impostare una politica di prezzo minimo garantito per le uve (indipendentemente quindi dalla gradazione zuccherina, dal quadro aromatico, dallo stato sanitario) e a chiedere la distillazione del docg invece che quella dei superi di produzione è evidente che ci si trova di fronte a due modi radicalmente opposti di vivere il mondo dell’Asti e del Moscato, dove non esistono che scarsissime possibilità di incontro".
Giovanni Minetti
direttore
Tenimenti di Fontanafredda


(La Stampa, 14/9/2000)


In cinque giorni già smerciate 9 mila bottiglie. Le curiosità: Douja d’or, vendite da record Passiti e barbere i più richiesti

In cinque giorni di rasssegna sono state vendute oltre novemila bottiglie al self service della Douja d'Or. I prezzi sono al di sotto di circa il venti per cento rispetto a quelli normalmente praticati: un motivo di interesse in più per i consumatori. Piace anche l'iniziativa de "La Stampa" "Fai 13 alla Douja": chi si presenta con il coupon potrà avere una bottiglia omaggio, con l'acquisto di un cartone da dodici. Tra i vini preferiti ci sono (a sorpresa), i passiti, che pure sono nella fascia più cara di prezzo (in media intorno alle 20-25 mila lire). Curiosità per i vini delle isole, sardi e siciliani, apprezzamenti per il Barolo. I più richiesti sono i piemontesi, Barbera e Dolcetto in particolare, in ripresa l'attenzione verso il Grignolino, confermata anche dalle richieste al banco di assaggio.I sommelier hanno venduto circa tredicimila degustazioni.


(La Stampa, 14/9/2000)

Fino a domenica si festeggia il Sagrantino con concerti, degustazioni e la sfilata di carri allegorici

di CARLO ROBERTO PETRINI
Montefalco
Sentire e vedere la storia della città attraverso le pietre dei monumenti è una delle più belle sensazioni che si possono regalare a un viaggiatore.
Poi se il turista è un amante, un cultore di annate, un esperto capace di riscontrare nei riflessi cromatici del contenuto un bicchiere, nei profumi e nel retrogusto l'effetto del sole, della pioggia in quella particolare stagione dell'anno che sta gustando, allora il luogo della storia diventa il prestesto di una gita.
Montefalco e Bevagna propongono al turista un fine settimana all'insegna del pregiato e particolare nettare di bacco: il Sagrantino. Si tratta di valorizzare ricchezze del territorio, patrimoni culturali giunti fino a noi grazie alla sensibilità di studiosi, associazioni ed enti locali. E'anche l'occasione per godere la tranquillità e la dolcezza delle colline del territorio montefalchese, che hanno conservato intatto il proprio aspetto dovuto al rapporto con i propri abitanti, e le possenti mura medioevali di Bevagna con le sue straordinarie chiese romaniche.
Da oggi fino a domenica per celebrare degnamente il Sagrantino gli spazi all'aperto e al chiuso più suggestivi della Città del vino accolgono intrattenimenti musicali e convegni. A Montefalco, dopo il concerto di ieri di Max Gazzè, oggi alle ore 21,30 la piazza Silvestri di Bevagna presenterà Denis and the Jets in concerto.
Momento clou della manifestazione "Harvest in Montefalco" sarà domani con il convegno al Teatro Toti di Bevagna, ore 9,30. Si parlerà di “Nuova economia e nuova agricoltura: il valore della filiera breve".
La piazza grande del paese, sulla quale si apre l'elegante struttura teatrale, sarà trasformata in “Orto Umbro", dove gli ortolani esporranno e venderanno i loro prodotti.
Nel pomeriggio dalle 15,30, fino a tarda notte, le cantine Adanti, Antonelli San Marco, Arnaldo Caprai, Agraria Napolini Mario, Rocca di Fabbri, Azienda Agraria Scacciadiavoli e Terre de' Trinci offriranno il sagrantino dell'annata 1997 in compagnia della musica popolare.
Ci saranno anche degustazioni guidate e percorsi del gusto per l'abbinamento dei vini con i prodotti agroalimentari locali: formaggi, salumi e olio extra vergine dop dell'Umbria.
Domenica giornata conclusiva a Montefalco nella Piazza del Comune, a partire dalle 15,30 qui, la festa della vendemmia di fine millennio raggiunge il suo culmine con la sfilata dei cari allegorici in un carnevale dedicato a Bacco. Insomma un fine settimana per scoprire un territorio partendo dal suo frutto più pregiato: il vino.
Per saperne di più si può consultare il sito internet: www.stradadelsagrantino.it.


(Il Messaggero, 15/9/2000)

Stamane alla Camera di commercio il convegno sull’applicazione dell’Ocm comunitaria. Asti crocevia del vino made in Europa. Parte la due giorni toscana alla Douja d’or

Enrica Cerrato
Come cambierà il mercato del vino in Europa con la nuova Ocm? La sigla significa Organizzazione comune dei mercati ed è lo strumento che l’Unione europea si è data da poche settimane, dopo lunghe discussioni, per regolare il settore vino. Quali risvolti avranno le nuove politiche europee sul vigneto italiano e piemontese? Questi temi, per la prima volta a livello nazionale, saranno al centro del convegno in programma stamane alle 10 nel salone della Camera di commercio di Asti, (piazza Medici), organizzato dall'Ente vini di Siena. S’nizia così la due giorni toscana nell’ambito della Douja d’or: al convegno di stamane seguirà quello di domani pomeriggio con i produttori di fama che hanno "cuore e interessi nelle due regioni". A palazzo Ottolenghi dalle 17 ci saranno Angelo Gaja, Albiera Antinori, Ezio Rivella e altri del gotha dell’enologia nazionale, per un inedito confronto.
E torniamo al convegno di stamane: "Ocm il giorno dopo: bilanci e prospettive". Per capirne meglio la portata, ecco alcuni dati: in Piemonte ci sono circa 55 mila ettari di vigneto in produzione, con una resa di oltre tre milioni di ettolitri. Nell'Astigiano, i produttori sono diecimila con più di un milione di ettolitri, di cui 700 mila a denominazione di origine controllata e controllata e garantita. Tra le novità della riforma, l'abbandono da parte della Comunità dei prezzi di orientamento e delle distillazioni obbligatorie, con la fissazione di misure diverse (meno costose per le casse di Bruxelles), per cercare di arrivare alla riduzione delle eccedenze ed all'equilibrio del mercato.
Non più distillazione preventiva volontaria e distillazione obbligatoria del vino da tavola: al loro posto la creazione dell'ammasso privato, la distillazione "di crisi" per i casi eccezionali e quella specifica per usi alimentari.
"E' fondamentale in questo senso il controllo della produzione - spiega Ercole Zuccaro del Comitato nazionale vini - e per incentivare la qualità, la realizzazione dell'inventario del potenziale viticolo". Una norma questa che servirà per poter reimpiantare: lo potranno fare solo quelle Regioni che avranno completato il loro "catasto". Infatti per i nuovi impianti (l'Ocm conferma il blocco fino al 2010 con le sole deroghe di cui sopra), una Regione come il Piemonte dovrà negoziare le decisioni del ministero, per ottenere una quota variabile tra il 6 ed il 9 per cento del totale, da 700 a 1.100 ettari (in tutto in Italia 12.933 ettari).
Per discutere di questi argomenti stamane ad Asti, accolti dal presidente della Camera di commercio Aldo Pia, ci saranno: l'assessore regionale all’Agricoltura Deodato Scanderebech, Flavio Tattarini, presidente dell'Ente vini senese, Gianluigi Biestro vicepresidente del comitato nazionale per la tutela delle doc, Giuseppe Ambrosio, direttore generale delle Politiche agroindustriali, Salvatore Petroli (Politiche comunitarie ed internazionali), Maurizio Chiappone (Commissione europea), Nicola Marmo (assessore all'agricoltura della Puglia). L'incontro sarà moderato da Nicola Dante Basile del "Sole 24 Ore".


(La Stampa, 15/9/2000)


Il dibattito sul Moscato. Satragno e Bosco replicano alla lettera aperta di Minetti

Difendo l’accordo e sono contro i superi
Come ho già avuto modo di scrivere direttamente a Fontanafredda ed alla proprietà senese della tenuta, tengo a ribadire il mio stupore indignato per il comportamento del direttore Minetti che, in data 2 settembre, ha convocato i propri conferitori invitandoli a presentare ricorso contro il provvedimento regionale che ha limitato le rese produttive. Tra l’altro, il dr. Minetti è membro della commissione paritetica, ma purtroppo si è presentato solo nella penultima riunione, andandosene perdipiù a metà, e mai comunque ha aperto bocca. Nonostante siano state svolte otto riunioni tra plenarie e ristrette. Nella mia lettera avevo invitato i vertici di Fontanafredda a ponderare meglio, nel loro stesso interesse, atteggiamenti come quello riscontrato. Non ho avuto purtroppo molto ascolto. Ed oggi assistiamo ad un altro atto di leggerezza ed irresponsabilità.
Questa nuova iniziativa del direttore Minetti non mi sembra infatti in grado di creare chiarezza, anzi aumenta la confusione. Nel merito poi mi sembra che nasca da una non esatta comprensione dei meccanismi dell’accordo e della conseguente decisione regionale. Strumenti questi che vanno invece nella direzione di limitare la quantità di produzione sia della docg che dei superi, garantendo, non solo a parole, un reddito agli agricoltori ed indicando la strada per la valorizzazione della qualità.
L’uva destinata a mosto aromatico, per la prima volta quest’anno, accogliendo le nostre richieste, è stata ridotta a 17 quintali (come massimo) per ettaro. Mentre l’anno scorso si potevano raggiungere i 30 quintali per ettaro. Questa è la realtà. Nei nostri programmi in ogni caso c’è la determinazione di giungere ad eliminare la produzione di aromatico. Ma per fare questo ci vuole una modifica del disciplinare e non una lettera stizzita. Sul prezzo dell’aromatico voglio chiarire che l’uva essendo presente nei vigneti sarebbe stata raccolta ugualmente e quindi è legittimo remunerarla in modo decoroso (e non vergognoso come l’anno passato), anche perchè il prezzo dell’uva docg è fermo da tre anni e su di esso grava poi la trattenuta. È stato garantito così un reddito accettabile per l’agricoltore. Visto poi che il dr. Minetti cita la potatura, perchè non si è fatto vivo prima, raccomandandola almeno ai suoi conferitori? Nel periodo delle lunghe discussioni per arrivare all’accordo, la potatura era ormai avvenuta da mesi.
Condivido invece i timori nei confronti dei prodotti concorrenti, ma non è innescando polemiche del genere che si possa risolvere la questione. Occorre invece proseguire seriamente il confronto e lavorare per le necessarie modifiche di politica commerciale e della legge. Sono comunque convinto che, al di là della momentanea posizione della Fontanafredda, il comparto del Moscato si sta dimostrando compatto. Sparare nel mucchio mi pare proprio non sia produttivo.
Giovanni Satragno
pres. Produttori Moscato d’Asti
Pagate ai vignaioli anche la qualità
L’Asti spumante è nato dalla fantasia di un uomo che si chiamava Carlo Gancia che a metà dell’Ottocento, dopo un’esperienza in Francia, attuò un prodotto che denominò "Moscato Champagne" poi trasmormatosi in "Moscato Spumante" e poi in "Asti" o "Asti Spumante". Ben vengano nuove "fantasie" come quelle del dr. Minetti di Fontanafredda. Finalmente una ditta seria come Fontanafredda parla di qualità e non di quantità e chiede che l’aromatico non venga più prodotto.
Siamo perfettamente d’accordo. Ma, tra il dire e il fare...Il dr. Minetti dovrebbe iniziare a parlare anche di prezzi per la qualità, fin quando la parte industriale paga lo stesso prezzo un Moscato di 9 gradi come uno di 12 gradi, come si fà ad invitare il contadino a produrre la qualità? Credo che bisognerebbe incrementare le vendite di Moscato d’Asti, dove veramente si potrà parlare di qualità (e pagarla), premiando le zone più vocate. Credo ci sia spazio per almeno altri 15 milioni di bottiglie di ottimo Moscato d’Asti e le cantine sociali, se non vogliono chiudere, dovrebbero anche loro iniziare a produrre e a vendere questo prodotto. Per quanto riguarda il problema dell’aromatico basterebbe modificare il disciplinare della docg. Ma la parte industriale è tutta sulla stessa linea del dr. Minetti?
Giovanni Bosco , direttore Coordinamento terre del Moscato

(La Stampa, 15/9/2000)

Chianti - La preziosa vendemmia del Chianti...


CHIANTI - La preziosa vendemmia del Chianti, nei confini del Classico, è al via con una decina di giorni d'anticipo. "Le prospettive sono buone, l'uva ha raggiunto un'elevata gradazione zuccherina, le piogge hanno risolto situazioni di rischio di appassimento delle piante dovuto all'ondata di caldo della seconda metà di agosto", ha detto il direttore del Consorzio del Chianti Classico Giuseppe Liberatore. L'occasione è stata la vetrina della X Rassegna del Chianti Classico. Il clima asciutto e caldo ma non troppo di questo scorcio di settembre ha poi consentito un'ottima maturazione delle uve. Tutto procede bene, dunque, nonostante i contrattempi che nell'ultimo mese hanno seriamente messo paura ai coltivatori chiantigiani. Ci sono zone del Chianti centrale, terra di vigneti pregiati, dove la grandine ha distrutto fino al 30% dei grappoli. Dall'immediato versante fiorentino sono partite per Roma, indirizzo Ministero delle Risorse Agricole, le domande di riconoscimento di calamità naturale. I danni nel senese sono stati più limitati ma la grandine si è fatta sentire in Alta Valdipesa.
A.C.


(La Nazione, 16/9/2000)

Alla Douja d’Or (ore 17) interessante confronto tra grandi produttori delle due regioni. Piemonte chiama Toscana Un patto in nome del vino

ASTI
La Douja d'Or Duemila ha uno stretto legame con la Toscana. Non a caso, in tempo di Palio (domenica scenderanno in campo borghi e Comuni), i senesi sono ospiti degli astigiani per iniziative che hanno al centro il mondo del vino: alla rassegna Douja d'Or, oggi alle 17 (salone d'onore di palazzo Ottolenghi), si parlerà di uve e produzioni, aziende e territorio, nel tentativo di creare un patto verso il mercato, tra due regioni che hanno requisiti molto simili tra loro.
L'appuntamento è con "Piemonte chiama, Toscana risponde", un'iniziativa curata dai giornalisti Sergio Miravalle de "La Stampa" e Carlo Cambi di "Repubblica", un piemontese e un toscano. Per la prima volta saranno a confronto produttori vinicoli delle due regioni, con "cuore, portafoglio e storie personali", come annotano gli organizzatori, sia in Piemonte sia in Toscana. Un incontro che ha l'obiettivo di creare un "patto Asti-Siena", città legate da comuni passioni, come il Palio, e da vicissitudini storiche,(sarà l’intreccio nella vita di Vittorio Alfieri?).
Regioni leader del vino, con squadre di produttori dai nomi famosi in tutto il mondo. Alcuni dati: la superficie vitata toscana è di 63 mila ettari, quella piemontese di 57 mila; tre milioni di ettolitri prodotti in Piemonte e due milioni 600 mila in Toscana, in entrambe i casi con netta maggioranza di vini rossi. Su questi temi si confronteranno: Angelo Gaja, che da Barbaresco ha allargato le sue esperienze, investendo a Bolgheri; Albiera Antinori, dalla Toscana, insieme alla Prunotto di Alba, ha acquistato vigneti in Piemonte (ad Agliano) e produce Nebbiolo e Barbera. Nicolò Incisa della Rocchetta, nobile piemontese ha trovato una patria enologica a Bolgheri, Ezio Rivella, enologo di Castagnole Lanze, motore del lancio del Brunello di Montalcino. Ci sono poi Luigi Dezzani e Mario Schwenn, produttori: l'uno piemontese e l'altro svizzero divenuto toscano, che fanno un matrimonio di Barbera e Sangiovese, da cui nasce "Plenum".
Ma il sodalizio è anche di tipo economico: ci sarà il direttore commerciale dei Tenimenti di Fontanafredda, dagli Anni '30 proprietà del Monte dei Paschi di Siena. Guido Sodano, astigiano, responsabile della Sai agricola e finanziaria, con tenute nelle zone del Chianti, e Gianni Zonin, leader dell'imprenditoria vinicola veneta ha investito sia in Piemonte, sia in Toscana. Infine Giacomo Tachis, "maestro" della scuola enologica albese, che ha visto con successo la consacrazione dei suoi vini in terra toscana a cominciare dal Sassicaia.


(La Stampa, 16/9/2000)

 

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