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I TITOLI


Assalto al castello riaperto. Casale registra un successo record alla Festa del Vino e del Monferrato

CASALE MONFERRATO
Successo record per l’edizione 2000 della Festa del Vino e del Monferrato che si è conclusa l’altra sera in piazza Castello. Si è registrato il passaggio di decine di migliaia di visitatori. Le 11 Pro loco hanno distribuito oltre 25 mila buoni pasto, più del doppio dello scorso anno. Tra le specialità più richieste: gli agnolotti di Casale Popolo, Borgo San Martino e Ozzano, il riso e le rane di Valle Lomellina, la panissa di Morano, gli gnocchi di Pontestura e gli sgroppini di Terranova. Il Consorzio dei Vini del Monferrato ha offerto seimila assaggi-degustazione, mentre per la prima apertura del castello, dopo ben 13 anni, sono stati oltre 2500 i visitatori nella sola giornata di domenica. Grandi consensi anche per il trenino turistico (qualche disappunto per il fatto che non fosse previsto il passaggio davanti alla fontana illuminata della stazione). Il concorso "Il vino in vetrina", riservato ai commercianti casalesi, è stato vinto da G-Sport di via Roma.


(La Stampa, 17/9/2000)

Montaldo, domenica i turisti hanno affollato il "ponte dei sapori". Sulla torre brindisi col Roero. Un trionfo la sagra della vendemmia

MONTALDO ROERO
Grande successo ha ottenuto domenica pomeriggio la festa della vendemmia nel Roero con alcuni momenti suggestivi alla torre medioevale e sul ponte sospeso sulle Rocche. Alla torre, che sorge su un cocuzzolo, sono state offerte degustazioni di vino Roero ’98, mentre sul ponte, battezzato per l’occasione, il "ponte dei sapori" è stata servita una cena con piatti tradizionali. La manifestazione è stata promossa dall’enoteca regionale del Roero, dall’ente turismo presieduto da Claudio Alberto e dal Comune, in un ambiente di grandi bellezze naturali.
"La partecipazione è stata notevole - ha detto il presidente dell’enoteca regionale, Luciano Bertello -. I tanti turisti sono rimasti entusiasti non solo per la nostra cucina, ma anche per il panorama, davvero eccezionale, che si può ammirare".
La torre, di proprietà privata, è stata aperta eccezionalmente al pubblico dal proprietario Michelino Giacone. Molto interesse anche per il "Crotin di Bric Marches", una serie di locali scavati nel tufo, luogo adatto per altri brindisi con il Roero ’98. La cena ha proposto i prodotti tipici del Roero, dai funghi al formaggio e salsiccia di Bra, alle tinche di Ceresole, alle castagne della Madonna e ai grandi vini Roero e Roero arneis.
Soddisfatto il sindaco di Montaldo, Renato Porasso: "Iniziative come quella di domenica sono molto utili per promuovere non solo il nostro paese ma tutto il Roero con i suoi prodotti".
Tra i tanti ospiti, l’assessore regionale all’Agricoltura Deodato Scanderebech e quasi tutti i sindaci del Roero. Tra gli stranieri, una banda musicale svizzera.


(La Stampa, 17/9/2000)


Vendemmia, buona annata ma non si trova chi raccoglie

Riconvertire i vigneti, renderli più qualificati per rimanere al passo con il mercato. Il tutto per non rischiare l'eliminazione dei contributi comunitari. E poi agevolare il reperimento di manodopera per le vendemmie, eliminando il vincolo dell'assunzione classica per imboccare la strada della flessibilità. "Invito la Giunta regionale - ricorda in una nota il presidente della Coldiretti Marche, Umberto Giudici - a deliberare tempestivamente il piano di riconversione-ristrutturazione dei vigneti. Gran parte di essi sono ormai da rinnovare perché obsoleti e di qualità non più appetibile al mercato". Al momento un altro grattacapo da risolvere è la scarsa reperibilità di manodopera agricola per la vendemmia: "Il sistema contrattualistico applicato a questo settore - prosegue Umberto Giudici - con controlli ferrei da parte dell'Inps, richiede la garanzia di maggior flessibilità. Bisogna semplificare le norme del settore, ricorrendo a tre categorie di persone: pensionati, extracomunitari e giovani, senza l'incombenza da parte del coltivatore dell'assunzione classica, troppo onerosa". Intanto la raccolta del 2000 produce sorrisi, almendo stando al parere della Coldiretti. La siccità è un problema superato, il vino sarà di ottima qualità e il calo della raccolta, che si prefigurava preoccupante rispetto alla campagna 1999, sarà soltanto del 7-10 per cento.


(Il Messaggero, 17/9/2000)

Uva e supervendemmia. Rischi per i "piccoli"

Cisterna e Aprilia affrontano la crisi alla quale il settore vitivinicolo sta andando incontro con la vendemmia 2000, ma sopratutto con quella 2001. In un nuovo vertice a Cisterna i produttori, le case vinicole del territorio e i rappresentanti sindacali hanno tracciato dei percorsi per tentare di sollevare le sorti del settore. L'abbondanza del raccolto sta facendo crollare i prezzi di mercato con il pericolo di gravi perdite economiche sopratutto per i piccoli produttori. Unanime il riconoscimento della validità di costituire un osservatorio permanente che miri a fare il punto, con scadenza periodica, sullo stato di salute del settore. Ma soprattutto di trovare punti di equilibrio e progetti mirati, finalizzati a garantire un futuro alla coltivazione della vite e alla produzione del vino in ambito locale, pena la cessione delle terre e delle uve ad imprenditori di altre regioni italiane. E' stato riconfermato che per lo stato di crisi del settore non è stato ancora determinato il prezzo delle uve della vendemmia 2000. C'è però una situazione di difficoltà nella vendita dei vini bianchi dei Castelli Romani, soprattutto per il Trebbiano e la Malvasia, oltre a giacenze vinicole del 1999. Circa il prezzo sarà difficile riconfermare le quote dello scorso anno, tuttavia saranno premiate le raccolte più attente in termini di qualità del prodotto al punto di vista della maturazione, della pulizia al fogliame, tralci ed altro e con gradazione intorno ai 16 gradi zuccherini.
C.Pao.


(Il Messaggero, 17/9/2000)

Settanta aziende agricole su cento hanno un sito Internet. Ma per ora mostrano solo i prodotti e non vendono

Una sorta di "Cernobbio del vino" il convegno nazionale su "New economy e nuova agricoltura: il valore della filiera breve" che si è svolto a Bevagna. L'iniziativa promossa dal Centro agroalimentare ha visto la partecipazione di docenti universitari, esperti di new economy, imprenditori e politici. Il giro di affari globale del mercato "to consumer" in Italia - è stato rilevato - è sui 500 miliardi di lire annui; nel mondo tocca invece quota 22 miliardi di dollari, con previsioni di crescita a 211 miliardi di dollari nel 2004. Gli esperti non hanno dubbi poi sul fatto che il fascino della grande rete colpirà gli imprenditori italiani.
"Su un piano più concreto, e di interesse per l'agricoltura, occorrerà - ha detto Marco Caprai, presidente del Centro agroalimentare - avviare un processo di concentrazione dell'offerta per rendere più efficiente la filiera agricola, tenendo presente che comunque, per molti anni ancora, il segmento importante sarà quello del 'business to business', dove si apriranno enormi possibilità di reddito. I produttori agroalimentari hanno un buon interesse per Internet: il 75% possiede un sito web (visto come vetrina per i prodotti), anche se meno del 10% dà la possibilità di acquistare direttamente i propri prodotti. L'e-commerce, inoltre, non vuol dire soltanto nuove tecniche di commercio, ma anche un nuovo modello di organizzazione del sistema imprenditoriale ed economico: il mercato si è già trasformato da locale in globale, e quindi le piccole imprese possono arrivare dove prima non sarebbero mai arrivate".


(Il Messaggero, 17/9/2000)

Il fiasco, tesoro d'altri tempi. Impossibile rifarlo come allora: costa troppo
Quelli in uso oggi di vetro grosso e col rivestimento di plastica mettono un po' di tristezza


DI SERGIO MANETTI

Nel mio Piccolo museo del Chianti che invito tutti a visitare, ci sono alcuni fiaschi del '700, purtroppo pochi perché il gatto di casa, rimasto chiuso per errore, cercando una via di fuga ne ha rotti due. Perdita irreparabile, sono difficilissimi da trovare, e sono di particolare valore: il loro vetro è così leggero che sono praticamente senza peso.
Ben diversi sono i fiaschi attuali, prodotti a macchina, di vetro grossolano e pesante e con stampigliata in rilievo la scritta «vino d'Italia». Perché? Forse, miei cari solerti legislatori, il fiasco toscano si trova in altre parti del mondo? Ma possibile che non ne indoviniate una?
Il fiasco, in passato, era di due litri, o anche tre, rivestito di stiancia di fiume, i più avevano anche delle strisce di stiancia colorate in rosso o verde, un modesto e forse inutile abbellimento.
Ora sono di un litro e mezzo e, tra il contenuto ed il misero rivestimento, parzialmente di plastica, mettono un po' di tristezza.
Alcuni anni fa ho cercato di realizzare un fiasco vero, all'antica, me lo aveva richiesto Pinchiorri e la cosa sarebbe stata molto bella: nel tempio della cucina e dei vini, dove imperano quelli francesi, un bel fiasco in tavola (non sul tavolo di servizio, perderebbe il suo fascino) sarebbe stato un bel vedere (e bere). Purtroppo non ho potuto portare a termine l'operazione: un bel fiasco soffiato a bocca e rivestito a mano di vera stiancia, veniva a costare più di 30.000 lire: quasi più il contenitore del contenuto.
Ricordo gli anni quaranta, quando a Milano i Fattori toscani erano sulla cresta dell'onda. L'Assassino, le Colline pistoiesi, la Bice, Giannino e tanti altri. I vini di moda erano il Chianti Classico Brolio e il Dianella Fucini, il primo più strutturato, il secondo più brioso, ambedue rigorosamente in fiaschi da due litri, giovani e brillanti come il gusto di allora li richiedeva. Un grosso importatore di vini francesi (Romanée Conti, Petrus ed altri allo stesso livello) mi chiese se gli trovavo un ottimo Chianti poco conosciuto da affiancare ai suoi vini francesi. Mi detti da fare e trovai tre ottimi vini in bottiglia. Me li rifiutò «Il Chianti deve essere in fiaschi» mi disse, ed aveva ragione. Il fiasco veniva messo in tavola ed il vino si pagava «a consumo».
Anche il mitico Gino Sabatino, il Sor Gino, oste irripetibile, appena arrivavi ti faceva mettere in tavola il fiasco del suo vino, frutto di sue personali ricerche nel Chianti, era sempre un vino ottimo ed il fiasco veniva adagiato nel porta fiaschi d'argento. Anche questo ho cercato di realizzare, 700.000 un porta fiaschi! lo uno ce l'ho, gli altri resteranno senza.
Oggi il fiasco è sinonimo di vino da battaglia, da vendersi a poche migliaia di lire, e sarebbe quindi anche difficile riportarlo ai vertici, oggi il Chianti è in bottiglie bordolesi (già questa è una contaminazione) ma resta difficile fare diversamente.
Viviamo quindi di ricordi, anche il fiasco può suscitarne.
Quando ero bambino la mamma apparecchiava la tavola, a mezzogiorno metteva in tavola una caraffa di vino perché mio padre bevesse poco.
La sera il fiasco. Finita la cena il babbo prendeva il suo bicchiere ed il fiasco, si trasferiva nella sua poltrona, fiasco al fianco, e piano piano se lo scolava tutto, il che voleva dire, tra cena e dopo cena, un litro e mezzo di vino. Si alzava lucido come un ragazzino, augurava la buona notte e, con passo fermo, se ne andava a dormire.
Piacerebbe tanto anche a me, solamente io vorrei un divano a due posti: a sinistra io con il fiasco di vino, a destra la mia compagna, che sicuramente non vorrebbe vino, con una bottiglia di Krug o di Cristal Roderer, io con un bicchiere da mescita di vetro grosso, lei con una coppa di sottilissimo cristallo, Riedel e la flute sarebbero inutili ricercatezze (legittimo dubbio: il medico mi ha detto di bere mezzo bicchiere per pasto. Ma fuori pasto si può?).

(La Repubblica - Firenze, 17/9/2000)


Frodi Alimentari - Vini alla glicerina e conserve di pomodoro prodotte con bucce

ROMA - Dai vini alla glicerina alle conserve di pomodoro con le bucce, dagli oli tunisini marchiati Ue alle mozzarelle fatte senza latte: sono questi solo alcuni dei pericoli che si annidano sulle tavole italiane. La rassegna delle frodi alimentari è contenuta in un rapporto del ministero della Sanità. Difficile dare una cifra complessiva delle “scorrettezze” commesse da alcuni produttori: l' “esercito” dei controllori che vigila sulle nostre tavole è infatti suddiviso tra tre ministeri (Sanità, Politiche agricole e Finanze) e articolato con uffici periferici e reparti speciali. Le ispezioni dei Nas hanno registrato (dati 1997) infrazioni pari al 33,1%. Le violazioni accertate invece dall' Ispettorato centrale frodi del ministero delle Politiche agricole sono state pari al 17,3% dei controlli. Le alte percentuali - spiega il rapporto - sono dovute al fatto che i controlli spesso vengono effettuati se c'è un sospetto o una segnalazione. Ma c'è anche un altro aspetto che il rapporto mette in evidenza: l' elevato tasso di truffe sarebbe spiegato anche dalla “convenienza” del comportamento illecito. "Si tratta di frodi difficilmente eradicabili - dice il rapporto - fintanto che sussiste la convenienza a realizzarle, anche e soprattutto alla luce di un sistema sanzionatorio penale ed amministrativo sicuramente carente quanto ad efficacia deterrente". La galleria delle irregolarità sembra non avere confini, in quanto a fantasia. Che il vino poteva essere annacquato o spacciato per "doc", anche se non lo era, forse si poteva immaginare. Più difficile è invece pensare che il gusto vellutato e morbido di un rosso possa essere dovuto all' aggiunta di glicerina. Altro “mito” della tavola a rischio-frodi è la mozzarella: dalle provette di laboratorio - evidenzia ancora il rapporto del ministero della Sanità - è risultato che nel 10% dei casi non era stato utilizzato latte per produrle. L'elenco è davvero infinito: nei magazzini delle istituzioni deputate al controllo sono finiti conserve di pomodoro a base di bucce, pecorini fatti con il latte di vacca, succhi di frutta con un po' troppo zucchero (per celare l' eccessiva spremitura), oli d'oliva “tagliati” con oli di sansa. Fin qui è un problema di palato e magari di truffa al portafoglio. Ma nel rapporto si parla anche di frodi che mettono in pericolo la salute. Su alcuni dei cibi più amati dagli italiani - pane e gelati in testa - i Presidi multizonali di prevenzione hanno trovato un po' di tutto: dai microbi agli antiparassitari e finanche metalli pesanti.



(La Gazzetta del Sud, 18/9/2000)

Lanuvio-Cade e muore nella botte che sta pulendo

Un anziano di 73 anni, Stemo Savini, è morto nel tardo pomeriggio di ieri a Lanuvio, nella zona dei Castelli Romani, dopo essere caduto nella botte che era intento a pulire. L'uomo, che si trovava in cima al grande contenitore alto circa cinque metri, usato per mettere il vino, ha perso l'equilibrio ed è precipitato all'interno. A causare la morte, probabilmente, oltre la caduta sono state anche le esalazioni della sostanza usata dall'anziano per pulire l'enorme botte. L'uomo è morto sul colpo e sono stati inutili i tentativi di rianimarlo da parte dei medici dell'ambulanza del 118 intervenuta sul posto. Sul posto sono intervenuti i carabinieri della stazione di Lanuvio che hanno effettuato i rilievi del caso. E' certo che si è trattato purtroppo di una maledetta disgrazia.


(Il Messaggero, 18/9/2000)


Il convegno nazionale di Montefalco. Burocrazia e dazi frenano. la vendita di vino "on line"

MONTEFALCO - Sono ancora troppi i "lacci" burocratici e il peso economico dei dazi, vero freno a mano nello sviluppo dell'e-commerce, in particolare per le negoziazioni "wine & food" on-line, sia che il destinatario sia la Vecchia Europa che gli Stati Uniti. È quanto emerge dal convegno nazionale, organizzato a Montefalco, su "new economy e e nuova agricoltura: il valore della filiera breve", che è stato un momento di riflessione sulle prospettive dell'usutilizzo di Internet nel e-commerce per il comparto del vino. "Sulla new economy - ha sottolineato Marco Caprai, presidente del Centro agro alimentare dell'Umbria, si gioca una parte importante della competitività del settore vinicolo: è una occasione, quella della "rete", che non può essere perduta dalle imprese". Pertanto, è necessaria maggiore deregolamentazione, altrimenti le limitazioni attuali - negli Stati Uniti si possono acquistare on line solo 24 bottiglie all'anno senza dover pagare dai pesanti costi - mettono fuori competizione l'utilizzo dell'on-line, con gravi danni per i produttori, soprattutto piccoli o di "distretto" come quelli italiani.


(Il Messaggero, 18/9/2000)

L'alternativa: BioBacco, un prodotto biologico l' antidoto per sconfiggere la crisi

Il vino biologico come antidoto per sconfiggere la crisi. Questa l'esigenza che ha spinto diverse aziende dei Castelli Romani a puntare sulla coltivazione del biologico, che ha un discreto mercato nei paesi tedeschi e del Benelux e che si sta affermando sempre più anche a livello nazionale.

Alcune aziende produttrici del vino biologico nei Castelli Romani, per offrire ai consumatori migliori garanzie, hanno aderito al progetto transnazionale "BioBacco", presentato del Gal Colli tuscolani con il contributo del Parco Regionale e di alcune associazioni naturalistiche e di categoria, finalizzato a definire un disciplinare per la vinificazione biologica a livello comunitario. Il progetto "BioBacco", proposto dal Gal Colli tuscolano in partnership con un Gal della Grecia, si pone anche l'obiettivo di promuovere e rivalutare le aziende locali che producono vino biologico.

A maggio del 2001 in una delle splendide ville tuscolane è prevista una grande rassegna di vini biologici a carattere internazionale. Nell'ambito dell'incontro saranno organizzate anche conferenze e convegni.

L. Jo.


(Il Messaggero, 19/9/2000)

Prezzi stabili. Le uve nebbiolo da 40 a 55 mila

ALBA. Le uve nebbiolo destinate a produrre barolo e barbaresco docg potranno essere pagate ai prezzi dello scorso anno: da 45 a 55 mila lire al miriagrammo per il barolo e da 40 a 46 mila per il barbaresco. Sono le indicazioni emerse ieri durante la riunione svoltasi alla filiale albese della Camera di commercio, convocata dalla Consulta vitivinicola. Hanno partecipato rappresentanti delle organizzazioni agricole, delle aziende acquirenti e del consorizo di tutela. Tutti hanno concordato che la vendemmia 2000 si presenta con uve di ottima qualità: sui prezzi è stato detto che si possono attestare sulle cifre raggiunte nel ’99, considerate eque e consone al prestigio raggiunto dalle due denominazioni. Si tratta di cifre indicative, non vincolanti, con possibilità di variazioni in più o in meno, in base alla qualità del prodotto. Il presidente della Consulta, Luigi Rosso: "Alla vendemmia dei nebbiolo mancano circa dieci giorni: allo stato attuale si profila un ottimo raccolto. Prosegue la serie fortunata di buone annate cominciata nel ’95". La Consulta ha tenuto riunioni anche per altre varietà di uva: un’intesa è stata raggiunta solo per il Roero arneis alla cifra indicativa di 15 mila lire al miriagrammo. Nessun risultato ha ottenuto la mediazione per dolcetti e barbere.


(La Stampa, 19/9/2000)
Sono piaciute le scelte della formula del rilancio e la nuova sede al Collegio. La Douja chiude tra i grandi numeri. Più che raddoppiate le degustazioni dei vini

ASTI. La Douja del Duemila si è chiusa domenica sera con un nuovo pieno di folla. Alla Camera di commercio, non nascondono la soddisfazione per l’esito di questa edizione del rilancio. Il presidente Aldo Pia annuncia una conferenza stampa di commento e intanto vengono diffusi i numeri che confermano l’exploit.
E piaciuta la nuova sede dei cortili del Collegio ed è piaciuta la scelta di offrire le degustazioni nei bicchieri di vetro. Un dato per tutti: sono stati venduti tagliandi per 18 mila degustazioni. L'anno scorso, punteggiato dalle polemiche sui prezzi e l’uso della plastica, furono 8 mila. Un bel balzo. Oltre undicimila, i bicchieri di vetro con tasca di stoffa acquistati dai consumatori (a 5000 lire con diritto ad una degustazione). Nelle ultime due serate la Camera di commercio ha dovuto farne confezionare di nuovi, passando dal color granata al verde, per far fronte alla richiesta.
A mezzanotte di domenica, il self service, ha chiuso le casse con circa 20 mila bottiglie vendute (dato analogo a quello dello scorso anno), ma è cresciuto l’incasso totale.
Oltre tremila i commensali della rassegna "Piatto d'autore", che ogni sera ha visto protagonista un ristorante: Il Cascinalenuovo di Isola, La Braja di Montemagno, Hasta Hotel e Gener Neuv di Asti, Vittoria di Tigliole, Scuola di alta cucina dell'Icif di Costigliole, Barbetta di New York, Antica Trattoria La Torre di Castellina in Chianti.
E altre 4 mila persone hanno degustato i piatti preparati ogni sera a turno dalle organizzazioni professionali agricole ed artigiane: Cna, Unione artigiani, Confederazione agricoltori, Coldiretti, Unione agricoltori, Confcooperative. Il ricavato sarà devoluto in beneficenza e tra pochi giorni saranno resi noti i dati degli incassi.
Il dato più sorprendente della manifestazione è relativo ai visitatori delle mostre collaterali: 6.500 ingressi in totale all'esposizione dei vetri antichi della collezione Clinanti che ha fatto scoprire il Museo lapidario e la Cripta di Sant’Anastasio. Folla anche alla mostra di palazzo Mazzetti sulle opere d'arte acquistate dalla Fondazione della Cassa di risparmio ed alla rassegna di editoria specializzata "Sapere di Sapori", alla Biblioteca Astense.
Vasta eeco anche i convegni a cui hanno partecipato personaggi come il premio Nobel per la medicina Gunter Blobel, produttori vinicoli piemontesi e toscani di prima grandezza come Albiera Antinori, Angelo Gaja, Ezio Rivella, Mario Schwenn e l'enologo Giacomo Tachis che hanno partecipato al confronto gestito con spigliata ironia da Carlo Cambi di Repubblica e Sergio Miravalle della Stampa. Curiosità anche per l'iniziativa della Cassa di risparmio di Asti che ha tenuto a battesimo in Douja il portale Internet dedicato ai produttori ed al territorio astigiano: www.catanabuta.com
Alcune annotazioni: dietro le quinte della manifestazione hanno lavorato un centinaio di persone: apprezzato il lavoro delle guide (giovani laureati e studenti d'arte), che hanno accompagnato migliaia di visitatori alle mostre: Antonella Borio, Ornella Nano (associazione Astiguide), Sara Graziano e Gigi Accomando, Eleonora Mussa, Alessandra Lombardo, Barbara Trinchero. Una scelta vincente, quella dell'orario anche serale. Gran lavoro per i sommelier Franca Moretti, Giovanni Moraglio, Giancarlo Germano, Francesco Fassone e Claudio Sandrone e gli uomini Onav Bruno Rissone e Stefano Pia.


(La Stampa, 19/9/2000)

E' il momento del Montepulciano d'Abruzzo. Riconoscimenti e successi commerciali
Masciarelli e Marramiero volano alto

PESCARA - I vini abruzzesi alla ribalta nazionale e internazionale. Un rosso di alta qualità dell'azienda vinicola Marramiero di Pescara viene servito sugli aerei (business class) della compagnia olandese Klm.
L'accordo commerciale è stato perfezionato recentemente e prevede la fornitura dell'ultimo nato dell'azienda pescarese, un Montepulciano d'Abruzzo denominato "Basserese", vendemmia 1997.
Un grande successo per la Marramiero (2.500 ettolitri di produzione annua) che è riuscita ad accaparrarsi una importante fetta di mercato. La fornitura alla Klm avrà anche un grande effetto promozionale perchè il vino abruzzese sarà conosciuto da viaggiatori di tutto il mondo.
Il "Basserese" è un doc vinificato con fermentazione lunga a contatto con le bucce ed a temperatura controllata: si presenta di colore rosso rubino e profumi delicatamente speziati.
Due prestigiosi riconoscimenti saranno invece conferiti all'azienda vinicola Masciarelli, che da alcuni anni sta compiendo passi da giganti sulla strada della qualità assoluta.
Verranno assegnati dalla prestigiosa rivista "Gambero rosso", riconosciuta autorità nel campo dell'enogastronomia.
Il "Villa Gemma", annata '95, di Masciarelli è stato giudicato da una giuria di esperti come il migliore vino rosso dell'anno, ovviamente Montepulciano d'Abruzzo. La consacrazione sulla "Guida dei vini d'Italia", diffusa anche all'estero. Alla stessa azienda vinicola Masciarelli assegnato il riconoscimento del miglio "vino rosso di base", quello della fascia di più basso costo e di maggiore consumo.



(Il Messaggero, 20/9/2000)

Castelnuovo Berardenga - Per "assaggiare" un vino di 800 anni...


CASTELNUOVO - Per "assaggiare" un vino di 800 anni fa - degustazione del tutto speciale - occorre un enologo di grande esperienza. Un enologo così dalla Sicilia l'hanno rintracciato nel Chianti e non poteva essere altrimenti: Giacomo Tachis, fama di livello mondiale, per tanti anni a fianco di Antinori, oggi lavora per diverse aziende di assoluto prestigio fra cui Castell'in Villa (Castelnuovo Berardenga) e Argiano (Montalcino).
Questo vino di 800 anni - sì, proprio tutti, dal primo all'ultimo - è stato rintracciato nei fondali di San Vito Lo Capo, provincia di Palermo. A nord est del paese sono stati scoperti i relitti di un bastimento del XII secolo, affondato a suo tempo con un carico di anfore della capacità di 3 litri e mezzo e soprattutto deputate a contenere vino. Lo affermano gli esperti della Sovrintendenza siciliana che le hanno studiate. Ma ecco la sorpresa: un'anfora è ancora piena e sigillata col tappo di sughero. E' del XII secolo, siamo nel XXI. Trattasi dunque, se davvero uno più uno fa due, di vino di oltre 800 anni fa. Invecchiato bene e pure sotto sale.
Marcello Rocca, sub di 43 anni, per conto della Sovrintendenza di Trapani (sezione archeologia) si immergerà in mare a recuperare l'anfora. L'operazione verrà effettuata venerdì prossimo, 22 settembre.
Vi prenderà parte Giacomo Tachis, che da par suo darà le prime impressioni sul vino che l'anfora ha gelosamente custodito negli abissi marini per più di otto secoli. Probabilmente si sarà di fronte al vino più "invecchiato" che si conosca. O - meglio dire - ai resti di vino.
Tachis è già in Sicilia. Non era possibile rintracciarlo ieri. I familiari hanno detto che è emozionato, che "sente" l'evento: ne ha visti e lanciati tanti di vini, ma uno di 800 anni ha senz'altro qualcosa di speciale.
Il sub, durante l'immersione, sarà seguito dal titolare delle Cantine Rallo di Marsala con un cineoperatore: tutta l'operazione sarà videoregistrata. Tachis attenderà in superficie, perché sempre nella giornata di venerdì l'anfora sarà aperta. Quello che è rimasto del vino sarà poi analizzato chimicamente a cura della Sovrintendenza. Come avrebbe lasciato intendere anche Tachis prima di partire, non è detto che il vino medioevale sia in buone condizioni: l'anfora è in terracotta, materiale poroso. E poi 800 anni sono tanti, anche se portati egregiamente. Certo, resterà il retrogusto di una scoperta d'eccezione. Cui non poteva mancare uno degli enologi più apprezzati del pianeta.
Nelle foto, Giacomo Tachis e vino in invecchiamento nelle botti

di Andrea Ciappi


(La Nazione, 20/9/2000)

Per sabato 30, infine. È in programma la raccolta delle uve destinate a produrre il Vino della Pace . Vendemmia 2000, bilancio positivo. Dalla prossima settimana tra i filari per i futuri vini rossi


Anche se il maltempo di questi giorni disturba la fase finale della raccolta delle uve, si può tranquillamente già affermare che la vendemmia 2000 i presenta tra le migliori degli ultimi anni. Anche se in molte zone si èendemmiato con largo anticipo nel Cormonese ci sono ancora molte uve da raccogliere, in particolare quelle rosse.
Il termometro della situazione lo dà la Cantina produttori che con i circa 40 mila quintali di uve raccolte costituisce il 25 per cento della realtà provinciale. Sono ancora circa 6 mila i quintali di uve bianche che la cooperativa cormonese attende ancora di raccogliere.
"Tempo permettendo, dice il direttore Luigi Soini, entro sabato concluderemo con le uve bianche, in particolare con alcuni Tocai tardivi, la malvasia e la ribolla poi, dalla prossima settimana cominceremo con le uve rosse la cui quantità dovrebbe aggirarsi intorno ai dieci mila quintali. Tutto sommato, pur con le incognite del tempo di questo fine settembre, la qualità della vendemmia si presenta buona, superiore a quella dello scorso anno che pur era stata tra le migliori".
Dal punto di vista della quantità siamo di fronte a una vendemmia che si potrebbe definire nella norma: "In effetti, siamo sui livelli dello scorso anno; la quantità leggermente superiore è dovuta ai nuovi impianti", conferma il direttore della cantina cormonese.
Come ogni anno, a concludere la vendemmia alla Cantina produttori sarà la raccolta delle uve che produrranno il Vino della Pace. La vendemmia di queste uve è stata programmata quest'anno non di domenica ma per sabato 30 settembre. Dalle 8 si comincerà la vendemmia alla quale potranno partecipare oltre ai soci anche i cittadini cormonesi. A conclusione il brindisi con la partecipazione del Coro del Mondo Unito, il complesso corale ormai habituéella Cantina produttori.
Nel corso della prossima settimana si vendemmierà anche il Vino degli Angeli, un particolare passito donato alle missioni diocesane.



(Il Piccolo di Trieste, 20/9/2000)

Quanti sapori alla Festa dell'uva

Sabato e domenica nuova edizione della kermesse con sfilata allegorica e stand
Impruneta


Risale al 1926 la Festa dell'Uva dell'Impruneta, quando le fattorie della zona, con piccoli carri allegorici trainati da buoi, cominciarono a venire in paese a festeggiare l'inizio della vendemmia e magari a vendere il vino dell'anno precedente. Col tempo la costruzione dei carri è stata affidata ai Rioni, lo spirito contradaiolo si è fatto ogni anno più forte e la Festa dell'Uva è cresciuta intorno a questo. Per la sfilata allegorica di quest'anno per esempio, che si terrà domenica 24, la gente del paese sta lavorando da più di un mese ed assicura che sarà qualcosa davvero da non perdere. Ormai da tanti anni poi, alla Festa dell'Uva è collegata la mostra mercato del vino Chianti Colli Fiorentini, che come sempre aprirà al pubblico già il sabato: tutti i produttori di vino della zona saranno presenti con un loro stand ed in collaborazione con Arcigola, sia sabato che domenica, verranno organizzati dei laboratori del gusto dove abbinare i vini in mostra con i prodotti tipici della zona.
Ecco il programma dettagliato della due giorni di festa, che come tutti gli anni in piazza Buondelmonti e nelle strade intorno ad essa: sabato 23 gli stand dei produttori agricoli apriranno al pubblico dalle ore 10 sino alle 20, dando così il via alla mostra mercato, mentre alle 21.30 la Pinoli Street Band visiterà suonando i cantieri dei quattro rioni alle prese con gli ultimi ritocchi per la sfilata dell'indomani. Domenica 24 poi, alle 10 aprirà il mercato gastronomico di via Paolieri e, come il giorno precedente, gli stand dei produttori agricoli. Alle 15.45 si terrà la premiazione del concorso Leoncino d'oro per il vino Chianti Colli Fiorentini, alle 16 partirà la sfilata dei carri allegorici e alle 18 ci sarà la premiazione del rione vincitore. Alle 20 poi, cena a villa Cesi (prenotarsi allo 055231.101). Lunedì 25, alle 21, i rioni torneranno di nuovo in piazza, per festeggiare un'ultima volta con musica e balli.


(La Repubblica - Firenze, 20/9/2000)


Sta per nascere la "Casa dell’Asti". Vendemmia moscato per il Consorzio è ok.

ISOLA D’ASTI
Un cantiere aperto, alle porte di Isola, per presentare la nuova sede del Consorzio dell’Asti, ancora in costruzione (inaugurazione nel 2001), e i primi dati sulla vendemmia Duemila del moscato, in alcune zone ancora in corso. Il presidente Guido Bili e il direttore Ezio Pelissetti hanno fornito dati e numeri, coadiuvati dall’architetto astigiano Salva Garipoli autore del progetto. La nuova "Casa dell’Asti", si estende su un terreno di 23 mila mq di cui 1200 occupati da una struttura che ospiterà laboratori, uffici, sala convegni e degustazione, e cantinetta. Costo dell’opera 4 miliardi e 800 milioni. Pelisseti chiarisce i motivi della scelta di Isola: "Fuori dalla zona di produzione del moscato ma vicina a vie di comunicazione", poi passa alla vendemmia: "La qualità è tripla rispetto al ’99" assicura, e indica i numeri della raccolta: 870 mila quintali di moscato vendemmiato, 750 mila destinati a produrre Asti docg con una previsione di 70 milioni di bottiglie di Asti spumante e 5 milioni di Moscato d’Asti docg. Bili infine conferma, a breve, un piano pubblicitario pro Asti a cui parteciperà anche la Regione con uno stanziamento di 2 miliardi e mezzo.


(La Stampa, 20/9/2000)

Lo studio voluto dagli 11 Comuni della zona tipica punta ad interventi migliorativi dell’offerta turistica. Barolo, il futuro in un progetto. La presentazione domani nel castello

Giuseppina Fiori
BAROLO Sarà presentato domani al castello enoteca (ore 18) un progetto di sviluppo turistico per il territorio del barolo, voluto dagli undici Comuni della zona tipica. Interverranno il presidente della Regione, Enzo Ghigo, l’assessore regionale al Turismo Ettore Racchelli, i presidenti della Provincia Giovanni Quaglia e dell’ente turismo Claudio Alberto, sindaci ed operatori.
Luigi Cabutto, presidente dell’enoteca regionale del barolo, che coordina l’iniziativa, commenta: "Gli undici Comuni coinvolti nel progetto sono tra i più interessati dallo sviluppo turistico che ha caratterizzato le Langhe negli ultimi anni. E’ la zona in cui si produce il prestigioso barolo, una delle mete più importanti dell’enoturismo. Abbiamo fatto elaborare un progetto che comprende una serie di interventi migliorativi dell’offerta turistica nei vari paesi. E’ già stato presentato in Regione e speriamo che vengano finanziati".
Lo studio è stato affidato all’associazione "Turismo in Langa". Tra gli interventi proposti: l’ecomuseo della vite e del vino barolo (un museo all’aria aperta in un contesto rurale), una biblioteca del libro enogastronomico a Verduno, il restauro e l’utilizzo, anche a fini culturali, dei castelli di Serralunga, Castiglione Falletto e della casa comunale di Grinzane Cavour.
Altra proposta, l’acquisto e il restauro del castello di Roddi, nuovo arredamento e sistemazione dell’enoteca regionale del barolo. Inoltre, il completamento dei restauri di Palazzo Salmatoris a Cherasco per esposizioni e mostre permanenti, il restauro della Confraternita dei Battuti di Castiglione Falletto, dell’Oratorio Sant’Agostino di Monforte, della chiesa di San Sebastiano a La Morra, per mostre e incontri culturali. Si vorrebbe un intervento per rendere accessibile al pubblico la torre campanaria di piazza Castello a La Morra, il restauro di un antico edificio del Comune di Castiglione Falletto per sistemare la cantina comunale. Si vorrebbero realizzare alcuni campeggi a Cherasco, La Morra e altri Comuni del Barolo, percorsi per trekking, piste ciclabili, sentieri didattici alla scoperta di vigne, flora, fauna, architettura, storia e luoghi leggendari. Si chiede una passeggiata attorno alle mura del castello di Grinzane.
L’amministrazione di Castiglione Falletto si candida per un "eurovigneto", un terreno in cui impiantare una serie di vitigni delle nazioni aderenti alla Comunità europea per ottenere un vino da battezzare "Euro" e da utilizzare in occasioni promozionali. Lo studio di un marchio dedicato ai paesi del barolo, un sito Internet, arredo, segnaletica, aree d’accoglienza, soste attrezzate: sono alcune tra le idee contenute nello studio. Dall’esame del flusso turistico emerge che nel 1998 le presenze dei turisti nelle Langhe e Roero sono state 206.688 contro le 142.346 del 1990.


(La Stampa, 21/9/2000)

Sabato e domenica manifestazione allestita d’intesa con le Città del vino: stabilimenti enologici aperti. Canelli si prepara ad ospitare cinque Regioni Degustazioni e giri in vaporiera

CANELLI
Ultimi preparativi per "Canelli, città del vino", la manifestazione in programma sabato e domenica. Un intero fine settimana dedicato all’enogastronomia regionale con bancarelle di piatti e vini tipici piemontesi, ma anche stand da Liguria, Puglia, Sicilia e Toscana, tutti ospitati nelle storiche sedi delle aziende vinicole cittadine, nel segno di un grande gemellaggio della buona tavola con degustazioni, visite guidate e abbinamenti incrociati tra vini e ricette regionali.
L’iniziativa è del Comune d’intesa con l’associazione Città del Vino e un gruppo di enti pubblici e privati tra cui l’Enoteca regionale di Canelli.
Tra gli eventi collaterali, dal mattino di sabato le Ferrovie Nord di Milano metteranno a disposizione una vaporiera (visitabile) che farà la spola tra Canelli (tour nelle cantine vinicole) e Nizza (visita al museo del vino Bersano); un convegno sulle Deco, le denominazioni d’origine comunali (annunciato l’intervento di Luigi Veronelli); un giro in bici sulle colline del Moscato (organizza il "Pedale canellese"); l’apertura, in via Giovanni XXIII, della mostra di pittura dell’artista francese Danielle D’Henry. In serata, in piazza Gioberti, la "sagra del pesce di Camogli", con mega frittura all’aperto. E domenica ancora degustazioni di vini (in una decina di postazioni) e ricette delle cinque Regioni coinvolte nella manifestazione.
Infine una curiosità: se siete nati nelle regioni ospiti della manifestazione canellese e vivete in Piemonte, presentendo agli stand regionali il coupon oggi pubblicato sulle pagine astigiane de La Stampa, degusterete gratis un prodotto tipico. Info. 0141/820.225 o 820.231; e-mail: manifestazioni.canelli@interbusiness.it .


(La Stampa, 21/9/2000)


Sì al contratto, vendemmia salva

Vendemmia salva, anche se rischi reali di blocco non ce ne sono mai stati. Comunque è arrivato, dopo nove mesi di trattative tra le parti, il contratto di lavoro per operai agricoli e florovivaisti che avrà valore per i prossimi tre anni. "Finalmente — commenta soddisfatto Simone Solfanelli, direttore della Coldiretti che, insieme alla Cia e all'Unione agricoltori, rappresenta le organizzazioni datoriali di lavoro — siamo giunti alla firma di un documento importante e dai contenuti innovativi, pur in linea con quanto previsto dal contratto nazionale". Oltre all'organizzazione di orari, salari e tutto ciò che disciplina il lavoro agricolo in provincia, sindacati e associazioni di categoria hanno accordato una strategia per disciplinare aspetti importanti come la formazione, lo snellimento delle procedure burocratiche soprattutto per i lavoratori extracomunitari, le malattie e gli infortuni. "Quest'ultimo è un aspetto fondamentale - spiega Claudio Franci della Flai-Cgil uno dei sindacati coinvolti nelle trattative insieme a Uila-Uil e Fisba-Cisl. In base agli accordi in caso di assenza per motivi di salute i lavoratori continueranno a percepire lo stipendio regolarmente. Il salario invece crescerà del 4,2 per cento lordo media ponderata, che si traduce in busta paga in aumenti che vanno dalle 67mila lire mensili per l'operaio comune alle 93mila lire per lo specializzato super". Soddisfazione unanime quindi anche per quegli amministratori che temevano i rischi connessi con il ritardo della firma del documento, come il sindaco di Montalcino Massimo Ferretti, che aveva scritto a sindacati e associazioni di categoria affinchè si giungesse in tempi rapidi ad una soluzione, o l'assessore provinciale Claudio Galletti che aveva svolto ruolo di mediatore. Anche sulla flessibilità si è giunti a risultati soddisfacenti, mentre per la formazione nei prossimi mesi si valuterà il da farsi.

di Roberto Rossi



(La nazione, 22/9/2000)


 

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