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I TITOLI


I vini del Barone di Ferro superquotati dal Gambero Rosso

GAIOLE - Riconoscimenti di prestigio per "Castello di Brolio 1997" e "Casalferro 1998" di Barone Ricasoli. La Guida dei Vini d'Italia edita da Gambero Rosso e Slow Food ha assegnato "3 bicchieri" ai due rossi, risultato delle degustazioni per la valutazione che sarà espressa nei dettagli dall'edizione 2001 della guida. "Siamo tra le poche aziende italiane a presentare una gamma di prodotti di così elevato livello, con l'augurio di poterci ripetere", ha commentato il barone Francesco Ricasoli.
La "Barone Ricasoli Spa" ha ottenuto anche la neocertificazione di qualità per la norma "Uni En Iso 9002" relativa al sistema di gestione, prodotto, servizio. Una delle maggiori "firme" del Classico, dopo il periodo americano, ha riconquistato così il suo posto nel firmamento vitivinicolo. Il riconoscimento della Guida del Gambero Rosso premia soprattutto l'intenzione dei discendenti del "Barone di Ferro" di puntare di nuovo sulla qualità e sulla potenza del tradizionale Chianti Classico, la cui formula originaria venne d'altra parte elaborata proprio da Bettino Ricasoli.
a.c.


(La Nazione, 26/9/2000)

Qualche riflessione, passata l’euforia, sull’edizione del Duemila. Douja, è stato solo il primo passo. Indubbio successo ma il rinnovamento va completato

Dieci giorni sfavillanti e poi il giustificato rilassamento che segue alla grande fatica. La Douja d'Or 2000 va in archivio con un bilancio sicuramente positivo che ha segnato la netta ripresa della manifestazione dopo l'infelice edizione 1999. È stata anche l'edizione dell'esordio nella carica di presidente della Camera di Commercio di Aldo Pia, abile nel rendere protagonisti dell'organizzazione della Douja, tutti i soggetti che potevano essere in qualche modo utili alla buona riuscita dell'impresa (organizzazioni di categoria, ristoratori, Atl, assaggiatori di vino, ecc.) e, soprattutto, attento a ricevere tutti i consigli ed i suggerimenti che gli sono arrivati da vari esperti, di comunicazione e di enogastronomia in particolare.
Tutto bene, dunque? La risposta non può che essere affermativa, ma solo a condizione che si consideri l'edizione di quest'anno come la prima tappa di un percorso, lungo e complesso, capace di rinnovare radicalmente l'impianto della "festa" in termini di maggior valorizzazione del territorio astigiano e delle sue produzioni da una parte e di adeguamento del concorso e della selezione nazionale alle mutate esigenze della produzione del mercato, dall'altra.
La buona riuscita dell'edizione 2000 - una grande festa per il vino che ha suscitato insolita soddisfazione tra i produttori - ha indotto più di un osservatore (ed organizzatore), almeno secondo quanto dichiarato ai giornali nei giorni scorsi, a pensare che il successo della Douja possa automaticamente trasformarsi in un momento di forte sviluppo dell'economia locale.
Una considerazione che si può giustificare forse con l'euforia dovuta ai buoni risultati della rassegna, ma che non può essere considerata seriamente credibile dopo appena nove giorni di folla e degustazioni nella nuova sede del Collegio. Il vino astigiano ha, per esempio, bisogno di essere aiutato a superare le storiche barriere che ne hanno frenato a lungo lo sviluppo e la crescita qualitativa, ma non ci risulta che i produttori (per lo più giovani) che proprio in questi anni stanno tentando di migliorare la loro dimensione qualitativa ed aziendale, abbiano finora trovato nella Camera di Commercio la giusta piattaforma di sostegno.
Credo che la Douja d'Or 2000 debba allora essere giudicata per quella che è e non per ciò che è sembrata, alla luce di un successo di affluenze e organizzativo sicuramente confortante, ma da confrontarsi non con la sciagurata edizione dello scorso anno, bensì con quelle precedenti che avevano avuto a loro volta, sia pure in condizioni logistiche meno favorevoli, interessanti risultati complessivi.
Se la sede del Collegio si è rivelata indovinata (anche se sono da rivedere alcuni parametri di spazio, molto ampi in taluni casi, troppo esigui in altri), altrettanto buono è stato il risultato delle degustazioni. Meno esaltante di quanto diffuso in questi giorni, pare invece il dato di vendita delle bottiglie che non si differenzia sostanzialmente da quello di alcune edizioni precedenti. Sicuramente centrata è stata anche la scelta di coinvolgere grandi ristoratori nelle proposte gastronomiche della rassegna, così come si sono rivelate fortemente positive, sia pur con livelli di intervento e approcci molto differenziati, le presenze delle organizzazioni di categoria in serate a scopo benefico.
Il pubblico ha aderito alle iniziative anche perché avevano questo fine e sarà giusto che prossimamente si dia ufficialmente conto di quanto raccolto ed inviato agli enti od alle iniziative umanitarie pubblicizzate nei programmi.
Si è fatto un gran parlare, durante l'apertura della Douja, dei collegamenti culturali che presentava quest'anno la rassegna e degli importanti convegni organizzati. Anche qui non c'è dubbio che si siano ottenuti risultati confortanti, ma è anche vero che le cifre rese pubbliche recentemente (riguardanti visitatori e presenze) sono assolutamenete poco significative, in assenza di un biglietto d'ingresso che ne avvalori la stima e, soprattutto, senza dati di confronto.
Per quanto riguarda i convegni, è infine da sottolineare la tendenza a far riferimento, forse per voglia di accrescere la momentanea audience dell'iniziativa stessa, ai "soliti" grandi nomi dell'enologia italiana, senza rendersi conto che questa impostazione non fa che "nascondere" una realtà di piccoli e nuovi "vignerons" che stanno realizzando vini di assoluta qualità senza poter mai comparire pubblicamente a rappresentare questa importante fascia produttiva della nostra realtà enologica.
Chiudo con il Concorso, apparso sempre più datato e urgentemente bisognoso di radicali aggiornamenti in grado di presentare nella vetrina della Douja le grandi etichette nazionali (in questo caso sì che è bene avere i "soliti noti") accanto a quelle della nostra vitivinicoltura emergente. Un'esigenza, quest'ultima, assolutamente non procrastinabile, così come invece avrebbe potuto esserlo quella, davvero intensa, di molti rampanti politici astigiani che hanno usato la manifestazione come una propizia passerella senza forse rendersi conto della sua reale importanza.
Italo Mussio
Presidente provinciale Cia Asti


(La Stampa, 26/9/2000)


Importanti novità per i vigneti astigiani dalla Giunta provinciale. C’è la sanatoria degli "abusivi". Le domande per estirpi e iscrizioni delle Doc

Con il passaggio delle competenze agricole dalla Regione alle Province, sono state introdotte molte ed importanti novità per il settore vitivinicolo. In modo particolare la Giunta provinciale di Asti ha disposto l'attuazione di nuove procedure per le iscrizioni dei vigneti agli albi e per le domande di estirpo e reimpianto dei vigneti stessi.
Ecco qui di seguito la sintesi delle novità più importanti, immediatamente in vigore.
Iscrizione Vigneti
Albi Doc e Docg
La scadenza per la presentazione delle nuove iscrizioni di vigneti agli albi delle Doc e Docg è stata anticipata dal 30 giugno al 31 marzo di ogni anno . Entro il prossimo mese di marzo (2001), chi intende rivendicare produzioni Doc e Docg per la vendemmia successiva (la prima interessata è dunque quella del 2001) provenienti da vigneti non ancora iscritti all'albo, deve presentare la domanda di iscrizione al Comune competente (modello A).
La domanda dovrà essere accompagnata dalla copia di mappa, dalla visura catastale, dalla copia mappa della Carta tecnica regionale, da una relazione tecnica sui requisiti previsti dal disciplinare (può firmarla, tra gli altri, anche da un tecnico della Cia).
Il vigneto sarà automaticamente iscritto all'albo entro Settembre dello stesso anno, a meno di parere diverso dovuto a controllo della Provincia.
Estirpi e reimpianti di vigneti
Per la presentazione delle domande non esiste più la scadenza del 30 giugno .
Il produttore che intende estirpare o reimpiantare un vigneto può presentare domanda in qualsiasi momento dell'anno con le procedure in vigore finora. L'istruttoria ed il rilascio dell'autorizzazione avverrà entro 90 giorni dalla presentazione della domanda.
Sanatoria vigneti irregolari e abusivi
È necessario precisare, in questo caso, che i vigneti irregolari sono quelli estirpati o reimpiantati senza la preventiva notifica agli ispettorati agricoltura e quelli abusivi sono invece quelli piantati in appezzamenti in precedenza non vitati.
Secondo le nuove disposizioni comunitarie derivanti dall'OCM Vino, i produttori che intendono commercializzare, a partire dalla vendemmia 2000, i prodotti di vigneti irregolari o abusivi (cosa finora vietata, in linea generale), devono inviare al più presto, con Raccomandata con ricevuta di ritorno, una richiesta di deroga per la commercializzazione di tali prodotti alla Provincia di competenza.
È da sottolineare che l'efficacia di tale comunicazione ha inizio dalla data di spedizione, ma soprattutto ha valore solo se il richiedente ha già presentato la dichiarazione delle superfici vitate delle superfici interessate (meglio nota come Anagrafe vitivinicola) la cui scadenza è stata prorogata al 15 dicembre prossimo.
Con tale comunicazione si formalizza anche l'inizio della procedura di sanatoria del vigneto le cui condizioni saranno stabilite dalla Regione nelle prossime settimane.
Provvedimenti imminenti
In collaborazione con la Cia e le altre organizzazioni agricole, la Regione Piemonte sta elaborando le norme per l'erogazione di contributi per la ristrutturazione e riconversione dei vigneti (sostituzione di quelli colpiti da avversità, di varietà con scarsi sbocchi commerciali, ecc.) previste dall'OCM Vino ed applicabili solo dopo la presentazione dello schedario viticolo.
Marco Pippione
Tecnico Cia - Asti


(La Stampa, 26/9/2000)

Concerto da Braida a Rocchetta Tanaro. Musica classica tra le "barriques".

ROCCHETTA TANARO
La musica classica dà il benvenuto ai grappoli della vendemmia 2000. Oggi alle 18 la cantina di Braida, uno dei "templi" dell’enologia italiana, ospita un concerto di musica da camera per oboe e fagotto. Sul palco allestito della suggestiva "sala delle barriques", tra le botti dove nascono i grandi barbera, si esibiranno quattro artisti internazionali: Marianne Wierer Wesdorp, olandese, insegnante di oboe al Conservatorio di Innsbruck, Franziska Weibel-Nykel, svizzera, insegnante di fagotto, e Ning Ching, taiwanese, accompagnata dal marito Konrad Zeller, musicisti dell’orchestra sinfonica di Innsbruck. "È una tradizione - spiega Anna Bologna, moglie del compianto Giacomo - che abbiamo iniziato grazie alla passione di mio genero Norbert, per la musica classica". Una data insolita quella di oggi, scelta in piena vendemmia come momento beneagurale. "Ormai - spiega Anna Bologna - la nostra casa è diventata un punto di riferimento per medici, musicisti in giro per il mondo e amici di Norbert. Le loro visite ci regalano sempre momenti di grande emozione".
Nel concerto saranno proposti brani di Haydn, Beethoven, Boismortier e Philidor


(La Stampa, 26/9/2000)

Lamezia - L'allarme lanciato dal consigliere comunale Pasquale Palazzo. Il prezzo delle uve è troppo basso.

LAMEZIA TERME - Una volta il sole aperto e il cielo azzurro delle prime settimane di autunno coincideva con una festosa ricorrenza nella Piana, quella alla quale partecipava l'intero mondo agricolo locale e non solo: la vendemmia, seguita dalla cerimonia della spremitura e dal mosto che normalmente si trasformava in ottimo vino per la ricorrenza di San Martino. Adesso, i problemi della vitivinicoltura lametina sono tanti e così presenti da avere quasi del tutto tolto alla circostanza quei toni di allegria e di cordialità che un tempo, del resto non molto lontano, la caratterizzava. Siamo già in pieno periodo del distacco e il prezzo delle uve da conferire alla cantina dell'Arssa risulta essere stato concordato solo da qualche giorno, lasciano l'amaro in bocca ai vignaioli. Almeno questo è il giudizio del consigliere comunale Pasquale Palazzo, del gruppo misto nel civico Consesso lametino, che, più volte, interessando ai problemi della viticoltura l'Assemblea elettiva municipale, ha avuto occasione di approfondire, in pubblici interventi, sia i problemi tecnici che quelli commerciali del prodotto delle vigne. Durissimo infatti, il commento del consigliere comunale sulle conclusioni di una riunione che venerdì scorso ha avuto luogo "in un locale cittadino". "A essa - sempre secondo le informazioni avute dal consigliere - hanno partecipato con alcuni consiglieri regionali anche un rappresentante dell'Associazione "Progresso e Vita"; alcuni responsabili della cooperativa agricola Covila, il presidente dell'Arssa dr. Collice e un esiguo numero di coltivatori". In quella occasione sarebbe stato raggiunto un accordo, "anche se non con l'unanime assenso dei presenti", che il consigliere Pasquale Palazzo definisce "a dir poco umiliante" per gli operatori agricoli del settore. L'uva che i vignaioli lametini stanno conferendo o si accingono a conferire alla cantina Arssa, verrebbe pagata a un prezzo oscillante "tra le 350 e le 520 lire a chilogrammo, a seconda del grado zuccherino della medesima". Con "tale operazione si è consentito di pagare le uve una miseria, a un prezzo non remunerativo, quindi inaccettabile". Da qui l'invito del consigliere del gruppo misto all'assessore regionale all'Agricoltura, Dima, perché intervenga al fine di evitare che "trovi attuazione una operazione di questo genere" sulle spalle di chi "produce, con fatica e sudore". Pasquale Palazzo ha un suggerimento da dare, a tale proposito. "Si individuino i privati ai quali affidare la gestione della cantina, ora che, per legge istitutiva l'Arssa non può più provvedervi direttamente; si consenta loro già da quest'anno, di trasformare e commercializzare il prodotto, impegnandoli altresì a una parziale distribuzione degli utili in favore dei conferenti, ai quali, comunque, va garantito il prezzo minimo già concordato". Restiamo nel settore primario dell'economia per dar conto dell'avvenuto svolgimento della settima edizione del tradizionale convegno sui problemi agricoli. "Colture transgeniche: realtà del nuovo millennio?", è stato il tema dell'edizione 2000, i cui lavori sono stati aperti dal prof. Vincenzo Costanzo, fondatore dell'associazione "Progresso e Vita", della quale è sempre infaticabile presidente. I relatori sono stati il biologo Antonio Sdanganelli, esperto di tecniche per il recupero; il dr. Francesco Santopolo, esperto in agricoltura biologica; l'avv. Saverio Crea, responsabile del settore investimenti della Bnl. Sono seguite le relazioni del dr. Nicola Cumino dell'assessorato regionale all'Agricoltura e, infine, quella conclusiva del prof. Francesco Saccardo, docente presso l'Università della Tuscia di Viterbo. Il docente universitario ha, tra l'altro, evidenziato come le colture transgeniche stiano già rappresentando e rappresenteranno ancor di più nel futuro, "la vera risorsa innovativa dell'agricoltura moderna": Al dibattito hanno dato il loro contributo l'on. Ida d'Ippolito che ha confermato l'impegno dell'Arssa di aprire anche quest'anno i cancelli della cantina e il consigliere regionale Egidio Chiarella che ha prospettato la costituzione di una società mista pubblico-privato per la gestione della cantina ora dell'Arssa. (u.c.)


(La Gazzetta del Sud, 27/9/2000)

Marina di Gioiosa - Degustazioni, visite alle cantine e spettacoli. Tutti alla festa del vino.

Franco Martora
MARINA DI GIOIOSA - La Comunità montana della Limina, in stretta collaborazione con le amministrazioni comunali, Proloco e associazioni locali, presenta la prima edizione de "La festa del vino", iniziativa coofinanziata dal Gal della Locride, che vedrà coinvolti i comuni di Gioiosa Jonica, Canolo, Gerace, San Giovanni di Gerace, Mammola e Martone. Inoltre, gli operatori turistici della Riviera dei Gelsomini, in occasione di questo evento, hanno elaborato una particolare offerta per un fine settimana all'insegna del folklore, storia e cultura confortati dalla calda ospitalità della gente della Vallata della Limina. Nelle vie dei vari borghi e dei centri storici ci sarà una serie di intrattenimenti, tutti proiettati a valorizzare i prodotti genuini della terra, con degustazione dei vini e cibi locali, nella suggestiva ricostruzione nei bassi, delle cantine. Spettacoli di teatro locale e danze popolari si snoderanno tra le caratteristiche viuzze, piccole botteghe d'artigianato e, punti di distribuzione di prodotti quali l'olio, il bergamotto, il miele, caratteristici della vallata della Limina. Ed ecco che parte l'interessante invito a chi desidera entrare in contatto con la natura rigogliosa e selvaggia dell'Aspromonte, con escursioni a piedi e in mountain bike. Il programma è intenso e interessante. Venerdì a Gioiosa Jonica ci sarà una estemporanea di pittura per le vie del centro storico con dimostrazione della lavorazione del vino e visita alle vecchie cantine. Non mancheranno zeppolata, cucina locale e animazione con gruppi folk. Nella stessa giornata a Grotteria si effettuerà una visita guidata dell'antico borgo accompagnata da musica folk. Sabato a Canolo escursioni in mountain bike e trekking, lavorazione e assaggio della ricotta fresca, animazione e giochi popolari, tavolata con degustazione di prodotti tipici. Nella stessa giornata a Gerace ci sarà la visita ai vigneti e dimostrazione della lavorazione del vino, con apertura delle cantine e degustazione di prodotti tipici, animazione per bambini e musica popolare e artisti di strada, concluderà la giornata un concerto di musica popolare con il tradizionale ballo del "cavalluccio". Domenica, conclusione della "tre giorni" a San Giovanni di Gerace oltre alle escursioni, animazione, giochi popolari, ci sarà una tavolata con degustazione di prodotti tipici. A Martone ci sarà invece, un forum: "Prodotti tipici, possibile risorsa di sviluppo". La chiusura spetterà a Mammola, sede della Comunità montana Limina, che curerà una interessante esposizione di artigianato, degustazione dello stocco locale accompagnato dal vino e poi tanta animazione per le vie del borgo.

(La Gazzetta del Sud, 27/9/2000)

Si inaugura a Monte Porzio Catone. Un Museo diffuso del vino in locali e cantine del centro

di LUIGI JOVINO
Sabato prossimo nasce a Monte Porzio Catone il "Museo diffuso del vino". L'iniziativa, finanziata nell'ambito del progetto Leader 2 con contributi del fondo sociale europeo, coordinata dalla Regione Lazio e dal Gal Colli Tuscolani, è stata promossa dal Comune di Monte Porzio Catone e dall'associazione "Ville e Casali". Il Museo diffuso del vino ha delle caratteristiche e peculiarità che lo rendono unico nel suo genere in Italia. Infatti lo spazio espositivo si sviluppa in diversi locali e cantine del centro storico di Monte Porzio allo scopo di valorizzare l'ambiente urbano e di rivitalizzare il processo di sviluppo della cittadina tuscolana, legato in gran parte proprio alle attività legate al vino.

Nei diversi locali del Museo diffuso del vino saranno esposti gli strumenti tipici della vendemmia e della vinificazione e testimonianze storiche artistiche e fotografiche della cultura contadina. Non mancherà neanche uno spazio dedicato alle nuove tecnologie, applicate alla cultura enologica. Durante la manifestazione inaugurale, prevista per le ore 18, grande spazio verrà offerto alle industrie di vinificazione del Frascati Doc con l'offerta di vino e prodotti tipici.


(Il Messaggero, 27/9/2000)

Il Chianti Rufina avrà la sua casa. Alla villa di Poggio Reale gastronomia e turismo

NASCE la casa del Chianti Rufina a villa di Poggio Reale. Proprio nei giorni della vendemmia 2000 («una vendemmia che sta dando ottimi risultati» dicono al consorzio Chianti Rufina) sarà aperto al pubblico lo storico complesso della villa che si trova nel cuore della zona di produzione della Rufina. La villa è stata restaurata dal comune di Rufina che l'ha acquistata nel 1988. L'attività culturale della villa ha come principale protagonista il vino e abbraccerà temi come la gastronomia e i prodotti tipici, l'agriturismo e il turismo del vino, l'accoglienza e la qualità della vita.
Obiettivo della villa è non solo quello di diventare il centro di accoglienza per gli stranieri che ogni anno sempre più numerosi arrivano nella zona attirati dalla produzione vitivinicola, ma anche di proporsi come una casa per tutti i fiorentini e toscani che intendono migliorare e affinare le proprie conoscenze in materia di enogastronomia e di prodotti tipici.
Attualmente la villa di Poggio Reale ospita il museo della vite e del vino del chianti Rufina e l'enoteca del Chianti Rufina, ma nel prossimo futuro sarà aperta anche una scuola di cucina e uno spazio congressuale che, nelle intenzioni del consorzio, dovrebbe diventare un punto di incontro internazionale per il dibattito sull'enogastronomia.
La villa risale al ‘500 ed era la residenza di campagna di una ricca famiglia fiorentina.
Durante il mese di ottobre il complesso di villa Poggio Reale sarà aperto il sabato e la domenica dalle 10 alle 13 e dalle 16 alle 19. L'inaugurazione del complesso arriva in concomitanza con il Bacco 2000, la tradizionale manifestazione rufinese che promuove il vino e gli altri prodotti della zona.


(La Repubblica - Firenze, 28/9/2000)


Nuovi riconoscimenti ai vini delle nostre colline. Il Collio miete successi. Soddisfazione espresse dal presidente Marizza


Il Gambero Rosso ha ufficializzato la lista dei vini che hanno ottenuto i "tre bicchieri 2001": il più prestigioso riconoscimento italiano in campo enologico, pubblicato annualmente sulla guida "Vini d'Italia". Anche quest'anno il Collio è risultato fra i protagonisti assoluti a livello italiano del vino di altissima qualità, con ben nove aziende scelte fra le 24 individuate dalla prestigiosa giuria in rappresentanza del Friuli-Venezia Giulia.
Il Consorzio vini Collio ha accolto con particolare soddisfazione questo risultato che conferma — ha sottolineato il presidente Marco Felluga — la leadership e la riconoscibilità consolidata di un territorio naturalmente vocato alla produzione dei vini bianchi di livello internazionale. Il fatto poi che diversi premiati propongano come vertice della propria produzione il "Collio Bianco" conferma la bontà del progetto avviato dal consorzio vini Collio, in collaborazione con l'Istituto sperimentale di Asti, per la creazione di un nuovo vino, denominato appunto "Collio bianco", in grado di sintetizzare le caratteristiche del territorio e di rappresentare al meglio in tutto il mondo l'unicità e la qualità della zona di produzione.
Fra le scelte fatte dal Gambero Rosso spiccano per quanto riguarda il Collio diverse conferme per vini apprezzati da anni e alcune significative novità che testimoniano la vitalità della viticoltura del Collio. I "tre bicchieri" sono stati infatti assegnati al Tocai Friulano '99 di Edi Keber, al Collio Bianco '98 della Castellada, al Braide Alte '09 di Livon, al Collio Bianco Jelka '99 di Picech, al Tocai Friulano '99 di Russiz Superiore, al Sauvignon Ronco delle Mele '99 di Venica & Venica, al Sauvignon '99 di Vigna del Lauro, al Sauvignon de la Tour '99 di Villa Russiz, al Vintage di Jermann e al Merlot selezione '97 di Toros.



(Il Piccolo di Trieste, 28/9/2000)

Castelnuovo Berardenga - Nell'anfora "magica" del XII secolo si troverebbe vino bianco.


CASTELNUOVO Ð Nell'anfora "magica" del XII secolo si troverebbe vino bianco. Mescolato a sabbia, sale, acqua. E' ovvio: l'anfora è stata ripescata in mare al largo di San Vito Lo Capo venerdì scorso, dopo che oltre 800 anni fa era affondata in compagnia di un carico intero trasportato da un bastimento. Il condizionale è d'obbligo perché il liquido è ora sotto analisi presso l'Istituto della Vite e del Vino di Palermo. "Ma il vino bianco c'è, anche se bisogna stare molto cauti nelle considerazioni", ha detto ieri Giacomo Tachis, illustre enologo chiantigiano che presta il proprio servizio per prestigiose aziende vinicole toscane tra cui Castell'in Villa di Castelnuovo. Dal Chianti, Tachis è stato chiamato in Sicilia dove è stata scoperta l'anfora proprio per vedere quello che conteneva, per dare indicazioni dall'alto della sua esperienza: ebbene, si è trovato di fronte, per quanto alterate, a consistenti tracce di vino bianco di oltre 8 secoli fa. "E' un'anfora piccola, c'erano dentro circa tre litri di liquido tra cui vino bianco" ha detto Tachis. Che ha raccomandato di non spendere parole eccessive sulla scoperta in attesa dei risultati delle analisi. Tuttavia il fatto c'è e si attendono sviluppi a breve: "ora il contenuto dell'anfora è a Palermo dove lo stanno analizzando i tecnici. Ho chiesto loro di inviare i campioni in Toscana. Attendo i campioni entro pochi giorni. Saranno analizzati ulteriormente e poi sapremo qualcosa di più su questo vino di oltre 800 anni fa. Soprattutto, analizzeremo i depositi in fondo all'anfora. Se ci fossero ancora tracce dei fermenti, potremmo stabilire quale fosse il Dna del vino prodotto nel XII secolo" ha aggiunto Tachis. L'anfora del XII secolo contenente vino era l'unica superstite dell'intero carico.


(La Nazione, 28/9/2000)

Amineo, un "biologico" per palati fini

MEGLIO ammetterlo subito, per amor di verità. Un pizzico di scetticismo spesso c'è. Il degustatore-tipo non fatica a manifestarlo, quando il vino che testa si proclama "biologico". E non perché l'eno-tifoso non abbia sentimenti ambientalisti. Il volo del vino di qualità, in Italia, ha dato, pur con qualche contrappasso, una discreta mano all'ambiente. Aree interne destinate a deiezione, se non peggio, sono state "salvate" dal ritorno alla vite. Certo, c'è di converso un intervento in certi casi dialettico con l'ecosistema locale. E par di sentire i mugugni di certi cercatori di tartufi, in Piemonte, in zone tornate "da vino", che lamentando la rarefazione della trifola chiosano: "Troppe vigne". Cioè terra voltata, trattori, e "trattamenti". Ovvero gli interventi chimici fatti in vigna per prevenire o curare malanni e parassitosi varie. Farli significa difendere la qualità finale di uva e vino. Non farli significa rischiare grosso. Ecco perché "biologico" spesso fa sospettare al degustatore rinunce "mistiche" a qualcosa che, in cuor suo, pensa irrinunciabile. C'è però modo e modo di far trattamenti: se l'annata non è nera, e la vigna è ben gestita, basta il minimo. E c'è chi riesce - con sacrificio - a stare in limiti così rigidi da poter dare al vino il titolo di "biologico", e poi stupirti con un bel bicchiere. E' un manipolo, ma cresce. E un eno-critico egregio come Antonio Attorre ha dedicato loro un libro. Onore, allora, a un biologico calabrese che sposa ambientalismo e fedeltà ad un vitigno autoctono. Il vino è l'Amineo, Igt Val di Neto, prodotto da Roberto Ceraudo da gaglioppo in purezza. Il '98 si presenta rubino un po' scarico all'unghia, con sentori di frutta rossa e nera al naso, appena velato da "vegetale" che si dissipa però via via che il vino si "apre". La beva è piacevole e intensa, una gustosa sorpresa. E il prezzo poi — specie dati i tempi — è davvero... ecologico.


(Il Messaggero, 29/9/2000)

Ascoli Piceno. Week end di vino. Beati, condottieri e nettari.

di TIZIANA CAPOCASA
SONO tanti i pregi del vino buono. Ma uno è del tutto singolare: quasi sempre nasce in posti belli. Per questo andar per vino significa spesso percorrere itinerari incantevoli, aziende vinicole incastonate tra borghi medioevali e filari di viti che si perdono a vista d'occhio, come la cantina Villa Saladini Pilastri di Spinetoli che sorge nel cuore dell'ampia tenuta del conte Saladino, condottieri e figure di beati fra i suoi illustri antenati. La cantina è quasi completamente interrata sotto un superbo casale quattrocentesco, coronato da bellissimo loggiato, e specie in questo periodo di vendemmia vi si respira un'atmosfera carica di profumi. Fiore all'occhiello dell'azienda, guidata dallo stesso conte coadiuvato dall'enologo Domenico D'Angelo, sono l'apprezzato "Monteprandone" e l'arrembante "Montetinello", entrambi Rosso Piceno Superiore, il primo affinato in barrique, l'altro in grandi botti di rovere di Slavonia. Dal gusto più internazionale "Monteprandone '97", con una forte componente di Montepulciano, piace molto agli americani e all'enogastronomo Veronelli che nella sua guida ha assegnato a tale vino il punteggio massimo, la cometa e le tre stelle. Più morbido "Montetinello", dagli aromi dell'uva matura che vanno dalla liquirizia ai frutti di bosco, viene apprezzato molto in nord Europa. Assai particolari, inoltre, i vini della linea "Pregio del Conte", il "Pregio bianco " da vitigni pugliesi Fiano e Falanghina, trapiantati nelle zone più vocate di Spinetoli e Monteprandone, ed il "Pregio Rosso" da vitigni di Montepulciano e Aglianico. Tali vini sono reperibili oltre che nell'azienda vitivinicola di Spinetoli anche nel punto vendita di San Bendetto del Tronto, in contrada Gabrielli, lungo la statale 16. Per degustarli al meglio si consiglia l'agriturismo Villa Cicchi, settecentesca dimora signorile con cappella privata, cantina secolare ed incantevole giardino, che sorge ad Abbazia di Rosara, lungo la Salaria Superiore.
Residenza di villeggiatura del conte Guidi, la villa venne acquistata, all'inizio del Novecento, dalla famiglia Cicchi per darvi nei suoi ampi saloni feste e ricevimenti. Da quattro anni i proprietari, con grande successo, hanno iniziato l'attività agrituristica. La cucina, tipica del territorio, propone il fritto misto all'ascolana, le paste al forno (timballi e cannelloni) ravioli di pasta sfoglia ripieni di ricotta e tartufo. A Villa Cicchi si tengono anche corsi di cucina ed artigianato organizzati da Maria Elena oltre a corsi di perfezionamento in pianoforte e canto lirico. D'estate il parco è palcoscenico di alcuni concerti dell'Ascoli Piceno Festival.


(Il Messaggero, 29/9/2000)


Cormons. Domani mattina con le telecamere di "Linea Verde" Si vendemmiano le uve del Vino della Pace


Sarˆ trasmessa a "Linea Verde", in onda domenica su Raiuno, la vendemmia del Vino della Pace, che si svolgerà domani mattina nella Vigna del mondo. La comunicazione è giunta alla Cantina produttori, che ormai dal 1985 raccoglie le uve di questo singolare vigneto, che è formato da vitigni provenienti da tutto il mondo. Gli operatori della riprenderanno le immagini di questa vendemmia, che vedrà la presenza non solo dei soci della cooperativa, ma di quanti si presentano in mezzo ai filari e, per dare un tocco di internazionalità, i giovani studenti del Collegio del mondo unito di Duino. Saranno i colori dei loro costumi, ma anche la simpatia che sanno infondere, a ravvivare una vendemmia, che ha sempre mantenuto un momento di festa riscoprendo le tradizioni di un passato come la pigiatura con i piedi di parte delle uve. Sarà presente anche un gruppo di donne di Turriaco nel caratteristico costume bisiaco. Non mancherà la musica grazie ad alcune fisarmoniche che presenteranno brani friulani. E, alla fine, quando tutti i grappoli saranno raccolti e le uve finiranno per diventare mosto, ci sarà spazio per la merenda. Anche questa avrà le caratteristiche della tradizione friulana: una buona mortadella a pezzettoni, pezzi di formaggio e un buon bicchiere di vino, bianco o rosso non importa. Quella di quest'anno è la sedicesima vendemmia del Vino della Pace: per la prima volta si svolgerà di sabato proprio per permettere le riprese di "Linea verde", una delle trasmissioni con maggiore audience. Sarà presente anche il conduttore Maurizio Binacchi. Oltre alle uve del Vino della Pace, domani si raccoglieranno quelle che per il Vino da messa, un vino che da alcuni anni viene offerto al Papa.


(Il Piccolo di Trieste, 29/9/2000)

"Vigneto Italia". Via al servizio finanziario

Martedì 3 ottobre l'Istituto nazionale di credito agrario (Inca) presenterà "Vigneto Italia", un nuovo servizio finanziario destinato agli imprenditori vitivinicoli che stanno operando nel delicato momento dell'Organizzazione comune di mercato che rinnoverà il settore nei prossimi anni. All'incontro, che si svolgerà presso la sede dell'Inca in piazza D'Azeglio 22 a Firenze alle ore 12, parteciperanno il presidente dell'Istituto Riccardo Margheriti ed il direttore generale Pier Luigi Corsi che illustreranno il prodotto finanziario agli operatori vitivinicoli e alla stampa.

(La Nazione, 29/9/2000)

 

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