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La prospettiva del bufalo. Vini fuori dal coro. Toscana/2

Per la prima parte LEGGI QUI

FATTORIA SARDI – Colline Lucchesi Bianco Valle Buia 2020 (trebbiano, vermentino; € 15)

Nell’antica proprietà di una delle famiglie più storiche e conosciute di Lucca (Sardi Giustiniani) è in corso già da tempo una sostanziale rivoluzione interna, vòlta alla ricerca spasmodica dell’essenza sotto l’egida di gesti puliti. Lascia chiara traccia di sé nei vini disinvolti della consapevolezza nuova, confluiti in una gamma di rara coerenza stilistica, per restituirci l’anima più verace e “gastronomica” di una enclave vocata alle porte di Lucca, situata quasi alla confluenza del torrente Freddana con il fiume Serchio.

La linea Valle Buia contempla un bianco e un rosso, ma non contempla solfiti aggiunti; costituisce la punta avanzata di una ricerca che Matteo Giustiniani, assistito dalla moglie Mina Samouti, sta portando avanti per allacciare un gesto agricolo epurato dalla chimica alla più pura delle tradizioni lucchesi, quella che si fa forte della proverbiale eterogeneità varietale tipica dei luoghi e si avvantaggia del gioco di squadra. Nel Bianco 2020 la fibra terragna è annunciata da sentori di frutti a polpa bianca, erbe, albicocca. Al palato è spontaneo, saporito, trainato da una forte corrente sapida.

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LE VERZURE – Biancoaugusto 2019 (trebbiano, malvasia del Chianti; 25 €)

Il cartello stradale per La Befa annuncia il deep south della campagna senese. A un passo da Murlo, e manco troppo distante da Montalcino, da lì entri in un’altra dimensione spazio-temporale, dove il senso dello spazio lo riconquisti, quello del tempo lo perdi.

Ho appreso recentemente di questa piccola realtà artigianale che ha fatto propri i dettami di una agronomia pulita per concretizzare vini “via dalla pazza folla”. E così, se anche i rossi della casa sarebbero assolutamente meritevoli della “prospettiva”, io intanto comincio da questo Biancoaugusto ’19, un vino dalla chiara impronta macerativa che offre un fiato di iodio, nespola, agrume e frutti disidratati, accompagnati da note di incenso, lavanda, anice e rosmarino. In bocca regala una bella vibrazione agrumata, e se il tannino si fa apprezzare, ne apprezzerai più di tutte la tensione, e quel gusto non omologato che ha le giuste cadenze per farsi individuo.

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PATERNA – Chianti Colli Aretini 2019 (sangiovese, colorino, canaiolo, ciliegiolo;  10 €)

Sono rimasto piacevolmente colpito (e coinvolto) dallo stato dell’arte enoico nel Valdarno aretino. Perché ha poco di scontato, e il tratto bellamente reattivo dei vini propizia espressioni brillanti e trame affusolate, quasi mai ridondanti, il più delle volte persino morigerate nella dotazione alcolica, con grande esaltazione dei concetti laicamente santi di godibilità e facilità di beva.

A Paterna, ai piedi del Pratomagno, c’è un di più: ci parla di una azienda agricola a tutto tondo che alla vitivinicoltura affianca l’orto, la fragolaia, i seminativi. E che offre ospitalità a situazioni di disagio sociale. La gamma dei vini, di squisita fattura artigianale, è guidata da un Chianti Colli Aretini davvero garbato e come stimolato dal fraseggio sottile dei profumi (di ascendente floreale); la sua compostezza sa di buono, la sua fragranza invoglia al bicchiere successivo e non significa affatto semplicità: solo pura concretezza, e giusta misura.

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SÁGONA – Fon Fon 2019 (trebbiano; € 21)

Ci troviamo ancora alle falde del Pratomagno, ma qui si sale di quota, fino addirittura ai 600 metri, dove arenarie e macigno si incontrano. Da vitigni esclusivamente autoctoni, e da una mano leggera in fase di vinificazione, prendono forma vini schietti, genuini, di bel contrasto gustativo e freschi, tanto freschi.

Fra questi un Trebbiano in purezza dal nome singolare ma molto nature. E’ denso, terragno, ritmato, vibrante, saporito; non ti seduce a suon di profumi ma ti gratifica grazie al carattere, facendosi ben ricordare e segnando un passaggio importante nell’opera di riemersione dall’anonimato di questo storico vitigno toscano.

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I CAVALLINI – Maremma Toscana Ciliegiolo 2019 (15 €)

Ho scoperto una dimensione espressiva non proprio usuale in Maremma, fondata sul garbo espositivo e su una inattesa flessuosità di trama, a disegnare vini cesellati, nitidi e al contempo non forzati, per un ideale di purezza sempre più convincente. Prendi questo incredibile Ciliegiolo che viene da Manciano, dalla sorprendente mineralità sottocutanea: è sottile, infiltrante, fresco, succoso, tutto in tensione. Di una finezza persino inconsueta, a quelle latitudini. E che ritmo, poi!

Approfondisco e scopro che l’intera gamma dei fratelli Pirozzi si muove lungo queste direttrici, all’insegna di un disegno melodioso ed elegante. Come l’Alicante, giocato in sottrazione. O come il Sangiovese, che osa librarsi sulle punte.

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MONTALBINO – Montalbino Rosso 2019 (foglia tonda, canaiolo, colorino, sangiovese; 11 € )

Storia dalle fondamenta recenti ma con un cuore antico, se stiamo ai primi “sentimentali” conseguimenti messi in bottiglia da Giulio Tinacci. Giulio ha scelto la terra anziché l’ingegneria, sognando vini sinceri e identitari che possano essere fedelmente rispettosi degli impulsi offerti dal loro terroir.

Montalbino Rosso ’19 ha un reale potere seduttivo, in qualità di sintesi pregevole di frutto e fiore. E’ accordato, sciolto, sinuoso, molto naturale nello sviluppo, e sfuma in un allungo persistente e garbato. Una gran bella sorpresa dalle colline di Montespertoli.

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LA PALAZZETTA – Rosso di Montalcino La Palazzetta 2019 (sangiovese; 14 €)

Non so se sia dovuto al passaggio generazionale – da Flavio Fanti e Carla Visconti ai figli Luca e Tea- ma il temperamento caldo, sanguigno e saporito dei vini di La Palazzetta me lo ritrovo oggi modulato nel verso del garbo espositivo, con un di più di dinamica e alcune rifiniture di pregio.

Prendi il Rosso di Montalcino 2019: è arioso,  ritmato, tutto in levare, tutto in sottotraccia, di terra lieve, agrumi e spezie. E’ un vino aggraziato, questo è, e detta le coordinate stilistiche alla produzione tutta, ivi compresa quella bio e vegan della linea Visconti. Dietro un respiro aggiornato si cela la consueta sincerità. Mi fa proprio piacere, e poi questo è un gran bel vino di territorio.

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LE CALLE – Montecucco Sangiovese Poggio D’Oro 2018 (19 €)

Io me li ricordo bene i vini di un tempo della famiglia Catocci: caratteriali, autentici, anche se non proprio inappuntabili dal punto di vista della grammatica enologica, screziati com’erano da una sana rusticità. Li reincontro oggi a distanza di qualche anno e resto basito: il Montecucco è qui e lotta insieme a noi.

Una freschezza silvestre, linfatica e mentolata si innesta su un substrato di frutti rossi delicatamente macerati in un sorso di grande equilibrio e piacevolezza, armonioso e sfumato, dalla coda decisamente sapida, a liberare un sentimento sincero da Sangiovese. Fra i migliori esponenti della specie veriddio, appaiato nella grazia dal Montecucco Riserva Poggio d’Oro 2017, che in barba all’annata infìda sciorina un portamento signorile in un tratto profondo, di rara compiutezza.

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