Laudato Si’: la nuova vita di Pieve di Campoli (ispirata da Papa Francesco)

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La Chiesa, si sa, oltre a custodire le anime vanta notevoli possedimenti terreni che vanno anch’essi tutelati e amministrati in sintonia con i tempi che cambiano. A questo scopo negli anni 80 furono creati gli Istituti Diocesani per il Sostentamento del Clero che si trovarono a gestire anche numerose tenute agricole: non deve sorprendere dunque che in una terra vocata come la Toscana l’Istituto della Diocesi di Firenze decise nel 1985 di raggruppare acquisizioni fatte nel tempo in uno dei territori della regione più importanti per la viticoltura. Si parla di 50 ettari vitati in diverse zone di produzione del Chianti e del Chianti Classico, e altri 100 ettari che ospitano 18000 piante di olivo: nacque così l’azienda agricola Pieve di Campoli.

Sono trascorsi poi anni fra uve vendute, poche bottiglie prodotte, e con un sacerdote, don Agostino Giotti, che provava a fare vino alla sua maniera, entrando nell’immaginario del luogo per il suo essere un prete-contadino senza alcuna cura dei formalismi: per dire, spesso lo si vedeva sul ciglio della strada che faceva autostop, e una volta venne raccolto da un divertito Paolo de Marchi che in quegli anni costruiva la sua bellissima Isole e Olena. Poi è arrivata la svolta, e  forse l’ispirazione per un cambio radicale è venuta davvero dall’enciclica Laudato Si’ di Papa Francesco (della quale ha annunciato in questi giorni di star scrivendo la seconda parte) che nel 2015 decise di trasmettere parole importanti sull’importanza della nostra “casa comune”, ossia sulla tutela dell’ambiente e sulla vicinanza alla natura. Fatto sta che nel 2018 il consiglio di amministrazione dell’Istituto decise di iniziare una grande fase di investimenti per rendere Pieve di Campoli attrice a pieno titolo della viticoltura e dell’accoglienza di qualità.

Progetto non banale da realizzare, innanzitutto per il numero delle tenute distribuite nei vari territori (10 ettari di vigne a Mercatale in Val di Pesa confinante con i possedimenti degli Antinori,  30 ettari nella “casa madre” di Cortine (comune di Barberino Tavarnelle), altri appezzamenti a San Donato dove è stato spostato il frantoio aziendale, e a San Casciano Val di Pesa dove ci sono la vinsantaia e 15 appartamenti in fase di ristrutturazione. Senza dimenticaere gli uliveti distribuiti in 8 comuni, oltre a quelli sparsi intorno alla miriade di chiese e pievi, visto che fra le funzioni dell’azienda c’è anche quella della loro cura (taglio dell’erba, concimazione, potatura, raccolta…)

Poi, in questi casi è decisiva la figura dell’enologo che tenga le fila di un lavoro collettivo, che imposti le procedure e definisca stili e caratteri. Oggi la cura delle vigne e le scelte in cantina sono nelle mani salde di Andrea Paoletti, per 15 anni direttore agrario da Antinori e consulente per 20 anni da Ornellaia, e ora tante consulenze (anche) fra Turchia, Montenegro, Stati Uniti, Georgia,Ungheria. I suoi modi non sono quelli dell’enostar, ma quelli di una persona con i piedi ben piantati nella terra con cui ha a che fare e che si rende conto con umiltà delle tante difficoltà del compito.

Quello che si avverte nel suo lavoro è l’amore per l’ordine e la precisione, ad iniziare dai gesti in campagna con cui accudisce le uve bianche malvasia e trebbiano e le rosse sangiovese, canaiolo, colorino e pugnitello a cui si aggiungono piccole quantità di merlot e petit verdot. Per dire, guardando le pareti fogliari delle viti si osserva la cura al centimetro, in modo che all’uva arrivi la luce giusta, né troppa né troppo  poca, per una ideale maturazione compatibilmente con le temperature dei nostri tempi. Passeggiando fra le vecchie viti di canaiolo e guardando le foglie integre e verdi, si apprezza anche un salutare senso dell’umorismo: la pressoché totale assenza di peronospora in un’annata che ha visto a maggio e giugno piogge continue potrebbe essere vista come un “appoggio dall’alto”, garantito a chi lavora per la chiesa e che produce il vino che si usa nelle messe. Nella cantina vintage (risale agli anni ’70) colpisce la passione per i contenitori in cemento, ideali per una sosta post-legno del vino.

Ordine e precisione si ritrovano nel carattere dei vini, strutturati in due linee: la Pieve di Campoli, che comprende Chianti, Chianti Classico annata e Riserva, Rosato e Vin Santo e la Cortine con il Chianti Classico, la Riserva e la Gran Selezione, oltre al Canaiolo e il Vin Santo del Chianti Classico, quest’ultimo usato per le celebrazioni della Cattedrale di Firenze. Ma partiamo da un interessante Canaiolo 2020 che matura un anno in barrique e poi sosta un altro anno in bottiglia: è ampio al naso, dove mostra una forte speziatura, è snello e leggero al palato, e chiude con un bel rilancio gustativo in un finale fresco con affascinanti note ammandorlate. Il Chianti Classico Pieve di Campoli 2020 (sangiovese, con un saldo di canaiolo e colorino) mostra una buona finezza al naso e l’ingresso in bocca è all’insegna di freschezza e frutto fragrante. Si espande bene, è succoso e dalla bevibilità pungente.

I vini della linea Cortine hanno in generale impatto e polpa più accentuati: il Chianti Classico Cortine 2020 ha bella struttura, potenza e concentrazione, e il Chianti Classico Riserva Cortine 2016 sfoggia un frutto rosso consistente, corpo, tessitura vellutata e un buon rilancio nel finale. Il Chianti Classico Riserva Cortine 2018 è sempre all’insegna della concentrazione e del velluto, è polposo e non privo di leggerezza nel finale. Il Chianti Classico Gran Selezione 2015 abbina dolcezza di frutto a note del rovere, è rotondo, maturo nei toni e vellutato sul palato, tecnicamente ineccepibile e dal tannino finissimo in chiusura. Il Pugnitello Cortine 2021, che matura un anno in barrique, sfoggia sentori di macchia mediterranea, e ad un attacco mentoso e all’insegna delle erbe aromatiche, fa seguire un finale con sfumature di liquirizia. Infine il Vin Santo 2001 (prodotto a base delle uve classiche trebbiano, malvasia e san colombiano) è improntato al naso sulla confettura di albicocca, equilibrato e mostra un giusto equilibrio fra freschezza e dolcezza.

Pieve di Campoli
Strada di Cortine – Barberino Tavarnelle (FI)
tel. 055822386
www.pievedicampoli.it
info@pievedicampoli.it

Riccardo Farchioni

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