Alla Tenuta del Buonamico: vini, bollicine e comfort in Lucchesia

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Arrivo alla Tenuta del Buonamico sul far della sera di una soleggiata domenica invernale dopo aver fatto un giro a Lucca. La camminata lungo i bastioni rinascimentali. Le prospettive urbane. Le vie medievali-irregolari. Le botteghe (oltre che fiera della propria indipendenza, Lucca è sempre stata una città dal fiorente commercio). Il catino di piazza dell’Anfiteatro, nata nel Medioevo, veniva chiamata “parlascio” perché vi si tenevano le riunioni cittadine, in seguito fu adibita a deposito, polveriera, carcere. Sulla cima della Torre Guinigi, dove dimora un giardinetto pensile con sette lecci, per vedere i panorami della città. Le sue architetture religiose d’epoca romanico-gotica: la cattedrale di San Martino (con il labirinto su un pilastro del portico esterno e all’interno il San Martino con il mendico, il celebre Monumento funebre a Ilaria del Carretto di Jacopo della Quercia, l’Ultima cena di Tintoretto); la chiesa di San Michele al Foro, dalla spettacolare facciata scandita da quattro ordini di logge e sormontata dalla statua dell’arcangelo Michele; la chiesa di San Frediano con il mosaico dell’Ascensione di Cristo nella parte alta della facciata.

È dunque l’imbrunire quando scorgo la scenografica Tenuta del Buonamico, che si estende ai piedi del borgo storico di Montecarlo, che prese il nome nel 1333 in onore del futuro imperatore Carlo IV di Lussemburgo (prima si chiamava Vivinaia) e si trova a cavallo tra la Lucchesia, cui appartiene, e la Valdinievole. I dolci rilievi collinari intorno sono adorni di vigneti e uliveti. Il Wine Resort è un’architettura organica e moderna, coronata da un tetto verde che riproduce una foglia di vite ma che può anche sembrare il guscio di un carapace o, da alcuni scorci con le vele, una razza.

Ogni camera ha un design personalizzato, gli spazi sono ampi e confortevoli, c’è una vetrata panoramica che guarda i vigneti aziendali e il paese. Le vetrate sono dappertutto nel complesso, anche nei locali d’accoglienza della cantina: in nome di una trasparenza assoluta, il visitatore può sempre guardare oltre le pareti verso il paesaggio. La colazione viene sempre servita in camera. C’è un centro benessere dal design rarefatto (vasca idromassaggio, sauna finlandese, bagno turco con cromoterapia, zona relax) e una piscina all’aperto per la bella stagione. La struttura ricettiva, che contempla anche i matrimoni con rito civile in cantina, è stata inaugurata nella seconda metà del 2018. Nel ristorante Syrah, che ha forma curvilinee e accoglienti, si è circondati dal calore del legno, mentre la cucina (a vista) di Stefano Chiappelli si muove solida e sicura, anche tra le rielaborazioni del territorio come nei tordelli al ragù o nella rosticciana cotta a bassa temperatura e patate mascè. In sala presiede Andrea Minuti.

Il mattino seguente mi alzo sul presto per cogliere l’alba: il sole accende le architetture, trapassa i vetri, crea riflessi e controluce incandescenti.

Incontro Eugenio Fontana, il titolare. Classe 1974, originario di Lucca, ha acquistato la tenuta nel 2008 quando l’azienda produceva 90.000 bottiglie e contava 18 ettari vitati: oggi sono diventati una cinquantina (su 96 di estensione complessiva tra boschi e uliveti) per 350.000 bottiglie annue. La produzione è curiosamente imperniata sulla produzione spumantistica (non a metodo classico ma Martinotti), che in terra toscana è senz’altro una novità – «Qui bisogna fare qualcosa per distinguersi visto la quantità di aziende che ci sono» dice laconico e un po’ lapidario Fontana –, perseguita con convinzione e un pizzico di eccentricità da 13 anni.

Con le sue 150.000 bottiglie all’anno Tenuta del Buonamico è in regione la cantina più grande per la spumantizzazione diretta, come dimostra la sala delle autoclavi, la linea isobarica per l’imbottigliamento e l’acquisto di un “forno” apposito per riscaldare le bottiglie dopo essere state imbottigliate: il fabbisogno è tale che l’azienda non può permettersi di aspettare che le bottiglie refrigerate si scaldino naturalmente. Alla parte tecnologica si affianca la vecchia struttura della cantina, che risale a sessant’anni fa, come testimonia l’infernot, dove un tempo il vino veniva imbottigliato.

«Montecarlo e tra le più piccole e antiche Doc d’Italia, le uve francesi sono qui da quasi centocinquant’anni, introdotti storicamente da un viticoltore, Giulio Magnani, alla fine dell’Ottocento dopo un viaggio in Francia», racconta il titolare. «Oltre al blend, oggi la Doc contempla anche i monovarietali», che però Tenuta del Buonamico preferisce imbottigliare sotto l’egida dell’Igt Toscana: «Il nome Toscana ha più eco mediatica e resa commerciale, è un brand talvolta più forte perfino del nome Italia, almeno per il vino». Paolo Lapini presiede alla conduzione agronomica, Alberto Antonini a quella enologica.

Il Montecarlo Bianco Etichetta Bianca 2022 viene prodotto con il 60% di trebbiano toscano e il 40% di uve francesi (pinot bianco, sémillon, sauvignon) più la malvasia, tutti vinificati separatamente. «Il pinot bianco è spesso presente nei nostri vini, come la syrah nei rossi. Sono i due vitigni più rappresentativi della produzione, sono affidabili, meno altalenanti del sangiovese, non tradiscono mai una vendema. Li abbiamo privilegiati per questo. Vermentino e viognier sono poi arrivati a completare la gamma. Prima il viognier era usato nel blend, ora viene vinificato in purezza». Il vino ha colore paglierino leggero, profilo tecnico e focalizzato, profumi di erbe, fiori, sambuco, un palato pimpante e piacevole, dall’avvolgente aromaticità diretta e senza fronzoli, con un lieve nota ammandorlata finale.

Il Montecarlo Rosso Etichetta Blu 2020 è un taglio al 70% di sangiovese e canaiolo (il sangiovese fa per la metà della massa un passaggio di un anno in barrique di secondo e terzo passaggio), mentre la restante parte è composta da merlot, cabernet sauvignon e syrah. Il colore è rubino intenso, il frutto – rosso e nero – ha buona ampiezza e profondità, il sorso è pieno, intenso, con un vigore alcolico (14%) ben incorporato. Ha equilibrio e scioltezza. «È il vino che bevo di più a casa».

Vivi 2022, vermentino in purezza, è un omaggio all’antico nome di Montecarlo, Vivinaia.  «Fino agli anni Trenta quello di Montecarlo era considerato il più grande bianco d’Italia e come tale è stato servito al Principe di Savoia nel 1933. Ma il limite della zona di Montecarlo è sempre stata la piccola dimensione e la Toscana si è poi dedicata al rosso. Le origini della viticoltura locale pare risalgano addirittura all’840 a.C.». Paglierino intenso, naso ancora placido e orizzontale, bocca polposa, ricca, con un finale che recupera in termini di aromaticità e sapore (erbe, frutti bianchi). Vinificazione tecnica quanto oculata.

Il Vasario 2020 è un pinot bianco con il 30% della massa che fa un passaggio di un anno in tonneau usate con malolattica in legno. Il colore è paglierino intenso, il naso ha tratti burrosi e lievemente affumicati, il palato un boisé solido che non sottrae sapore.

Il Dea Rosa 2022 è un taglio di sangiovese e syrah vinificati in bianco con due ore di macerazione più un 10% – proprio dalla vendemmia 2022 – di sauvignon blanc. Colore rosa intenso, con l’accattivante accensione aromatica del sauvignon che si sente parecchio. Largo, piacevole, ben eseguito, fresco, molto pirazinico. «Il vino deve esprimere il territorio, ma anche essere pulito e soprattutto si deve bere: essere diretto e schietto».

La Gran Cuvée Brut Rosé Particolare (sangiovese e syrah vinificati in bianco e separatamente, 120 giorni di rifermentazione in autoclave) ha colore buccia di cipolla lieve, sentori di fiori rossi e fragoline, palato schiumoso, cremoso, piacevole, fresco, con punta di sapore finale. Molta bevibilità ma poca profondità e ampiezza, come si conviene a uno Charmat, ancorché lungo. «Per me la cosa più importante è la bevibilità, la bevibilità ti fa entrare in confidenza con il vino».

La Gran Cuvée Brut Particolare (trebbiano, pinot bianco, sémillon, 120 giorni di autoclave) ha invece colore paglierino leggero, punture di riduzione, bocca grossier, esuberante, fresco-acida nel finale.

Il Premièr Brut Nature Particolare L’Inedito (pinot bianco) fa fermentazione in tonneau e 180 giorni in autoclave, con una tiratura limitata a 12.000 bottiglie. Ha colore paglierino intenso, sensazioni di tiglio, acacia, anice, palato di maggiore struttura.

Il Premièr Brut Nature Rosé Particolare L’Inedito (syrah, sangiovese) è speculare al precedente come metodo e tiratura. Rosa leggero, naso screziato da peonie e altri fiori rossi, palato vivido, esuberante, tonico, caratterizzato, con tanta rosa canina.

«Raccogliamo presto le basi spumanti, a inizio agosto. Dal 2021 facciamo una vendemmia notturna dalle 4 di notte alle 9 del mattino. Ed è una vendemmia meccanica. Questa è una zona molto ventilata, a luglio ci si veste per uscire alla sera. Rispetto alle colline lucchesi, Montecarlo è circoscritta, la Doc ha meno di 200 ettari, con tempi di raccolta veloci e suoli che dal medio impasto arrivano fino ai terreni rocciosi che conferiscono sapidità ai vini. Tra circa un anno dovrebbe arrivare il riconoscimento IGP Toscana per il Vino Spumante. Tra le Doc toscane solo quella della Maremma ha lo spumante nel disciplinare. In futuro la denominazione locale vorrebbe chiamarsi Montecarlo Toscana».

Il Cercatoja 2018 è un blend di sangiovese, syrah e cabernet sauvignon, tutti vinificati separatamente, maturati in barrique per 20/24 mesi e fatti affinare per un anno in bottiglia. Prodotto dal 1975, proviene dal toponimo Cercatoia (con la “i” al posto della “j”), è il cru dell’azienda ed è sempre stato prodotto ad eccezione del 2002 e del 2014. Colore rubino intenso, bella natura fruttata, con umori di bosco e accenni mediterranei, succo, pienezza e profondità, vigore e vivezza, con alcolicità sostenuta ma mai esuberante. «È un vino bilanciato, nessun elemento prevarica l’altro».

Il Fortino 2018 è un syrah in purezza. «È prodotto dal 1990, prima si chiamava Fortirà ed era un taglio alla pari tra syrah e cabernet sauvignon. Proviene dalla vigna di syrah del 1964, la più vecchia di Toscana e una delle più vecchie d’Italia. Attilio Scienza l’ha studiata per vent’anni. I reinnesti provengono da selezioni massali. Fa 20/24 mesi in barrique». Colore rubino intenso, menta e borotalco e frutta rossa e quasi alloro. Palato denso, ricco, pieno, cremoso, con toni mediterranei nel frutto.

«Pare che il nome di Buonamico derivi da un’uva a bacca rossa chiara, il bonamico o buonamico, sul tipo del canaiolo rosa, ormai in disuso. Ne abbiamo preservato alcuni filari in un vigneto sperimentale. Era un’uva vocata per i rosati e i rossi più leggeri che si bevevano in estate».

Faccio qualche domanda a Eugenio su di lui, sulla sua formazione, su come è arrivato nel mondo del vino, ma è piuttosto evasivo nelle risposte e anche questa è una novità: in genere i produttori amano parlare di sé. «Devono parlare i miei vini, non io. Sono loro quelli importanti, non chi li fa».

Contributi fotografici di Massimo Zanichelli e Britta Nord

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Massimo Zanichelli

Milanese di nascita, apolide per formazione, voleva diventare uno storico dell’arte (si è laureato con una tesi sull’anticlassicismo pittorico rinascimentale), ma il virus del vino contratto più di una ventina d’anni fa tra Piemonte e Toscana lo ha convertito ad un’altra causa, quella del wine writer, del degustatore professionista e del documentarista del vino. Ha firmato la guida I Vini d’Italia dell’Espresso fin dalla sua nascita (2002-2016) e la rubrica sul vino del settimanale l’Espresso per molti anni. Ha curato le pubblicazioni di Go Wine, ha scritto per le riviste «Ex Vinis», «Grand Gourmet» e «Mood», redatto il Nuovo repertorio Veronelli dei vini italiani (2005) e I grandi cru del Soave (2008). Di recente ha pubblicato “Effervescenze. Storie e interpreti di vini vivi” (Bietti, 2017) e ” Il grande libro dei vini dolci italiani” (Giunti, 2018). Tra i suoi documentari: Sinfonia tra cielo e terra. Un viaggio tra i vini del Veneto (2013), F for Franciacorta (2015), Generazione Barolo – Oddero Story (2016), Il volto di Milano (2016), Nel nome del Dogliani (2017).

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