I pregiudizi muoiono, a Santa Rita Hills

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Se c’è una cosa che il vino ci ha insegnato, fra le tante, è quella di non dar mai niente per scontato. E’ il forgiarci alla sorpresa, alla mutevolezza.

Ora, tu puoi farti scudo dei più tenaci pregiudizi del mondo, e approcciarti a uno Chardonnay californiano con animo sprezzantemente compassionevole, guardandolo dall’alto verso il basso, per aspettarti da lui il repertorio completo dei risaputi cliché. Tu puoi fare e pensare ciò che vuoi, ma in questo caso le tue certezze verranno demolite. Semplicemente.

Il Santa Rita Hills (2021) di Sandhi Wines rovista nei tuoi retropensieri per lanciarli via lontano. Muovendosi per assonanze, in stretta ed ingenerosa sintesi potremmo dire che porta con sé gli umori di grano di un elettivo Macon ( Veronelli docet: con gli umori di grano il bicchiere si porta d’istinto sul cuore) e la finezza translucida di un ispirato Chablis.

Ma soprattutto tono, freschezza, portamento, e un morigerato temperamento alcolico. Non un orpello, non la dolcezza posticcia, non la burrosità stanchevole di molti esemplari della categoria, casomai una dinamica speciale che a detta dei conoscitori pare sia il lascito del microclima oceanico della contea di Santa Barbara, da cui le uve provengono, dove le estati sortiscono una particolare freschezza, rispetto alla media.

Quel che c’è, e che sorprende, è come il governo tecnico faccia un passo di lato, se non indietro, per mettersi al servizio del sapore. Lo sostiene senza farsi notare, portando avanti l’anima, e l’anima la senti.

FERNANDO PARDINI

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