Racconti di viaggio. Sudafrica, parte terza: nel triangolo d’oro del vino fra Stellenbosch, Paarl e Franschhoek

Di • 1 Nov 2017 • Rubrica: diLuoghi, In cantina
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mappa-winelandsNella prima e seconda puntata sono state descritte per sommi capi le varie tappe del viaggio, ad eccezione delle Winelands e delle due cantine visitate oggetto di questo racconto. Nel prossimo ed ultimo appuntamento continueranno le degustazioni con i vini di Boschendal e quelli più interessanti assaggiati a tavola durante il tour.

Per farla breve, le aree vinicole del Sudafrica si trovano principalmente lungo una fascia di terreno, profondo un centinaio di chilometri, che segue la costa con baricentro Cape Town (cartina estratta dal sito di Wines of South Africa) e vi si produce vino dalla metà del 17° secolo. I vitigni prevalenti sono quelli francesi, con un paio di particolarità: tra i rossi merita attenzione il pinotage, incrocio tra pinot nero e cinsault ottenuto per la prima volta proprio in Sudafrica nel 1925, mentre tra i bianchi lo chenin blanc, localmente chiamato steen, una varietà che si è adattata particolarmente bene in questa zona dell’emisfero australe.

cantineLasciandoci alle spalle Cape Town e dirigendoci verso le alture dell’interno, ad una distanza variabile tra i 50 e gli 80 chilometri, i paesi di Stellenbosch, Paarl e Franschhoek formano una sorta di triangolo d’oro del vino. Le vigne attorno a queste cittadine hanno la fama di essere tra quelle più interessanti del Sudafrica, e là ci siamo diretti. Digressioni in altre aree non sono mancate, ma unicamente a tavola.

Visitare le cantine, anche quelle più famose, è piuttosto facile (con qualche eccezione ovviamente), basta presentarsi durante l’orario di apertura e ci sarà sempre qualcuno pronto ad accogliervi e a farvi degustare i vini (di solito a pagamento). Più complicato se si vogliono vedere le vigne e le aree di vinificazione; infatti occorre prenotare o rispettare gli orari in cui sono organizzati i tour, cosa per noi impossibile dato che abbiamo dovuto fare velocemente pure le degustazioni.

p1040780Prima sosta da Blaauwklippen, storica azienda fondata nel 1682 e che si trova a Stellenbosch, lungo la Strada del Vino. L’azienda si estende tra le pianure e i dolci pendii ai piedi delle (basse) montagne composte in prevalenza da granito. Le vigne, che raggiungono anche i 5.500 ceppi per ettaro, sono coltivate con la lotta integrata ed in modo ecosostenibile. Blaauwklippen è stata la prima cantina a produrre zinfandel in Sudafrica – parente stretto del nostro primitivo – e, visti i risultati, ne è diventata una promotrice a livello internazionale. Dalla strada si entra in un viale fiancheggiato da vigne che porta ad un parcheggio dove si possono raggiungere i vari edifici storici contornati da un bel giardino.

20170810_124957La sala degustazione è grande e bellamente arredata, alle pareti sono appesi quadri di artisti locali in vendita e quelli dai quali sono state ricavate alcune etichette per bottiglie speciali, poi non manca la vista su una parte di cantina. Optiamo per una degustazione di dieci vini: Sauvignon blanc 2016 – mela verde, lime, accenni di pesca e ananas, un punta di miele e sentori vegetali moderati; al palato è aromatico, fruttato e non invasivo nella parte vegetale, leggere sfumature minerali; piacevole. White Zinfandel 2017 – color buccia di cipolla con naso floreale e fruttato con evidenza di fragoline di bosco e vaniglia; in bocca è più secco e dritto, buona l’acidità, anche citrina, ma non molto persistente. Cabernet Sauvignon 2013 – naso intrigante, la frutta rossa (marasche sotto spirito) e nera (mora) è supportata da profumi terziari in bella evidenza. Bocca intensa, ma più giocata sui terziari che sulla frutta e le note vegetali (peperone), buona la beva con tannini presenti ma di pregevole fattura. Cabriolet 2015 (cabernet sauvignon, merlot, syrah, cabernet franc) – al naso il frutto è fresco e polposo accompagnato da note vegetali, floreali di viola e una leggera speziatura; in bocca riflette i sentori ma senza particolare dinamismo, sul finale i tannini si fanno sentire un po’. Shiraz 2014 – profumi di piccola frutta nera, tenue speziatura e richiami d’inchiostro. In bocca non convince risultando un po’ scarico, forse un problema legato alla bottiglia20170810_124603. Zinfandel 2015 – naso particolare, frutta rossa e prugna emergono sui profumi vegetali di rabarbaro, una fine speziatura completa il quadro. Al palato è più intenso e si evidenziano sentori di tabacco e cioccolata ma la persistenza non è delle più lunghe. Malbec 2016 – frutta rossa (cranberry), erbette aromatiche (salvia in particolare), miele e tabacco in sottofondo. Bocca corrispondente, piacevolmente scorrevole con un finale leggermente abboccato. Merlot 2014 – la frutta rossa tende al dolce mentre i sentori vegetali sono tenui. In bocca si apprezzano i terziari a completare un quadro interessante ma di persistenza limitata. Malbec Noble Late Harvest 2011 – mela cotogna, frutta rossa disidratata, frutta secca, miele e un tocco di cioccolata. Buona la corrispondenza gusto-olfattiva, come pure l’equilibrio generale grazie ai tannini levigati. Discreta la persistenza. Zinfandel Noble Late Harvest 2012 – toni più “scuri” del precedente, la mora è più matura e il fico secco più intenso. In bocca è piacevole il gioco tra acidità e dolcezza ma, anche in questo caso, la persistenza non è degna di nota.

Lasciata la cantina passiamo dal paese di Stellenbosch. Le vie principali del piccolo centro testimoniano il passato con case eleganti, perfettamente conservate, dall’inconfondibile stile olandese e tutte rigorosamente bianche. I negozi sono spesso indirizzati al turista e non mancano locali e ristorantini di un certo appeal. Pranzo veloce e via per un’altra visita.

20170810_143710Procedendo in direzione opposta a Blaauwklippen, a metà strada tra Stellenbosch e Paarl, siamo entrati da Kanonkop, cantina relativamente giovane (1973) con cento ettari di vigne piantate soprattutto a pinotage. Terreni a prevalenza di granito e sabbie con un po’ di gesso. La struttura seppur curata non ha un grande fascino, più carino l’interno con una sorta di salotto per degustazione/vendita diretta, una piccola galleria di quadri e gadget vari. Della cantina riusciamo a vedere solo lo stoccaggio delle barrique per l’affinamento. Altro piccolo obolo e altra degustazione di sette vini: Kadette Pinotage Rosé 2017 – leggero nelle tonalità, così come nella piccola frutta rossa e nell’accenno floreale. In bocca è piacevole, la discreta acidità propizia una beva sciolta ma pericolosa per la gradazione (circa 14°) che arriva solo sul finale. Kadette Cape Blend 2015 – circa metà pinotage con resto di cabernet sauvignon e un po’ di merlot. Alla frutta rossa si abbina un po’ di frutta nera, la speziatura evidenzia anche sentori legati all’impiego di barrique usate. Al palato non delude, il legno comincia a farsi sentire ma sempre a livelli più che accettabili, sul finale è piacevole l’apporto vegetale. Interessante la sapidità, merce rara in Sudafrica. Kadette Pinotage 2015 – il pinotage in purezza della linea base si apre su esili note di frutta rossa di bosco e prugna, la speziatura è sussurrata ma presente. La bocca è scorrevole grazie ad una buona acidità e tannini levigati. I 14 mesi di barrique usate sono stati “digeriti” a sufficienza. 20170810_145905Pinotage 2015 – da vigne vecchie di sessanta anni ad alberello. Troppo giovane per smaltire i 18 mesi di barrique principalmente nuove. Il legno sovrasta la frutta rossa e nera e pure la speziatura avvertibile solo in sottofondo. Corpo e struttura sono notevoli, resta solo da riprovarlo al momento giusto. Cabernet Sauvignon 2012 – da vigne ultra ventennali e affinamento di 24 mesi in botti di primo e secondo passaggio. Al naso si evidenzia la frutta nera (mora e prugna), poi il classico peperone ed infine una speziatura tendente al dolce. In bocca è corrispondente, corposo ma elegante grazie all’armonia complessiva e ai tannini fini. Anche la persistenza è degna di nota. Paul Sauer 2014 – uvaggio a base di cabernet sauvignon 74%, merlot 20% e saldo di cabernet franc. Il vino varia le percentuali e le uve in base alle annate. Da vigne mediamente di oltre 20 anni e 24 mesi di barrique nuove. Vaniglia e legno sovrastano ancora la frutta. Bocca più snella e fresca all’inizio ma poi l’(ab)uso della barrique torna prepotente. Black Label Pinotage 2015 – il vino di punta dell’azienda, viti ad alberello di oltre sessant’anni, terreni di sabbie e granito, 18 mesi di barrique nuove. Sotto la scorza del rovere dolce si avverte la frutta rossa e un po’ di piccola frutta nera, tratti fumé e una gradevole speziatura a corredo. Al palato è corposo e strutturato, sostenendo bene la notevole gradazione alcolica (14,6°), i tannini sono già pronti nonostante la relativa gioventù e anche la sapidità è apprezzabile, peccato per quel continuo rimando al legno dolce e tostato. Il potenziale c’è, diamogli tempo.

Partiamo di corsa per andare da Anthonij Rupert ma arriviamo tardi, la cantina chiude alle 17. Passiamo comunque da Boschendal, lì vicino, dove prenotiamo almeno la cena così da poter assaggiare qualche vino.

20170810_170658Tanto ci è piaciuto il posto e il cibo che la cena è stata solo il preludio alla visita del giorno dopo, in modo da degustare i vini con più calma. La tenuta si trova nella Drakenstein Valley, alle pendici delle montagne di Simonsberg, tra Stellenbosch e Franschhoek, e risale al 1685. La proprietà è piuttosto ampia e permette di fare escursioni in mountain bike o trekking, gite a cavallo, praticare la pesca a mosca, rilassarsi nella spa e tanto altro. La parte riservata all’accoglienza sfoggia una bellissima casa padronale, la Manor House, risalente al 1812 e fino a qualche anno fa visitabile come museo. Ai lati della stessa i fabbricati riadattati a ristorante, coffe shop, vendita prodotti allevati/coltivati nella fattoria e sala degustazione. Tutto molto curato e con offerta di prodotti di alta qualità.

20170810_171820La cena al Werf Restaurant, ricavato dalle antiche cantine della Manor House, è stata tra le più interessanti e piacevoli del viaggio. Il menù si basa su prodotti locali, se non proprio della fattoria come la carne di Angus allevati in loco, e riesce a mixare perfettamente tradizione ed innovazione senza tralasciare la presentazione. La cena è stata anche l’occasione per assaggiare il Grande Selection 2013, uvaggio di merlot, petit verdot e cabernet sauvignon, prodotto solo in sette barrique e disponibile unicamente in azienda. Una volta tanto il vino di punta non è stato “caricato” troppo di legno come accade di solito. Al naso è complesso, si spazia dalla ciliegia alla prugna e al cassis, dagli accenni di cuoio ai ricordi di tabacco, dalla fine speziatura alla rinfrescante balsamicità. La bocca è armonica, elegante, con legno ben integrato e tannini levigati. Un taglio bordolese forse un po’ ruffiano ma piuttosto intrigante, che pecca solo nella persistenza, inferiore alle aspettative. Resta comunque uno dei migliori rossi assaggiati.

Il resto dei vini degustati a Boschendal e durante le varie cene saranno descritti nella prossima puntata.

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