Poggio La Noce: i fili invisibili del destino, da Seattle a Fiesole (passando per Baia)

Di • 16 Mag 2018 • Rubrica: diLuoghi, In cantina, Prima pagina
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dscn7062Certe volte i fili del destino, seppur invisibili, sono insospettabilmente forti e tenaci. Prendiamo il caso di Claire Beliard ed Enzo Schiano. Lei è francese, lui napoletano. Si conoscono a Seattle, lavorano alla Microsoft. Incredibile ma vero, per entrambi c’è una parte della famiglia che è toscana. Ed è proprio là che decidono di trasferirsi.  Insomma, questa non è la solita storia della casa di campagna, delle vacanze, che poi diventa pian piano una azienda. No, qui la decisione è radicale: prendono tutto, vengono via, e cambiano vita. “Gli Stati Uniti ti danno tanto, ma prendono anche tanto”, dicono all’unisono.

È il 1999. Dove arrivano ci sono tanti ulivi, vigne, e immobili da restaurare, essenziali per vivere e lavorare. insomma, un gran lavoro da fare. La vista che si spalanca davanti è sui boschi di Fiesole pressoché intatti a parte qualche inserto che denota insediamenti umani assai discreti e segnalati dalle chiome degli ulivi. Qui, si intuisce, esistono le condizioni ideali per la scelta del biologico (a infatti la certificazione bio dei vini arriva nel 2006); ma ci sono anche le condizioni per la qualità, visto che al di là della collina di fronte c’è un certo Bibi Graetz, talentuoso vignaiolo celebre per il Testamatta ed altri vini cult, e che diventa una sicura fonte di ispirazione e incoraggiamento.

dscn7060All’opera, allora! Nel 1999 partono i primi impianti, un ettaro e mezzo. Le uve sono quelle classiche toscane: sangiovese, naturalmente, poi canaiolo e colorino. Unica eccezione, il teroldego, utilizzato per un vino rosato, ma anche per dare un tocco all’uvaggio di qualche vino, come vedremo. La superficie vitata è dunque minima, e cresce con difficoltà anche per la difficoltà incontrate a convincere confinanti riottosi che è meglio affidare la terra a chi la sa usare che lasciarla incolta. Ma, come si dice, chi la dura la vince, ed ecco un altro ettaro e mezzo appena piantato, ancora a sangiovese, canaiolo e colorino con le minuscole barbatelle orgogliosamente già schierate a testa in su in cerca di luce.

Per indicare la via e dare una mano c’è il gruppo di enologi di Matura, rappresentato in questo caso da Valentino Ciarla coadiuvato dgli agronomi Gianluca Grassi e Stefano Dini che sanno dare ai vini, al di là dei diversi profili, un convincente carattere territoriale unico e riconoscibile. Con la bellissima annata 2004 che ha dato l’incoraggiamento decisivo.

dscn7063Con la produzione siamo intorno alle diecimila bottiglie, un numero che rende ancora possibile progettare e realizzare seguendo i propri gusti curando anche i minimi dettagli: sia in vigna controllando maniacalmente la maturazione delle uve e scandendo la vendemmia in vari passaggi, sia lavorando con cura alla vinificazione, per esempio alle temperature di fermentazione per gestire estrazione e profumi, nella nuova cantina dalle linee sinuose e dagli spazi razionalmente divisi fra fermentino in acciaio, bottaia e barriccaia, con un ruolo delle barrique in fase di ridimensionamento. E, last but not least, riuscendo a coprire bene i mercati che interessano: quelli Usa sono aperti grazie alle vecchie amicizie con appassionati ed enotecari, su quelli interni si sta lavorando alacremente.

dscn7077Di vini bianchi non si è parlato, e di bianchi toscani non si parlerà. Ma qui a Poggio La Noce scorre sangue campano nelle vene, e deve stata irresistibile la tentazione di tornare nelle terre d’origine e accettare la sfida di terreni vulcanici, viti pre-fillossera grandi uve. Ed eccoci dunque nel territorio dei Campi Flegrei nella parte più stretta del promontorio con vista spettacolare sull’Isola d’Ischia. Ed è qui che nasce il bianco di Poggio La Noce, il Bàja, una falanghina che prende il nome da Bajos, un compagno di Ulisse. E scusate se è poco.

Claire ci ha guidati in campagna e in cantina: ora è arrivato il momento di Enzo che si destreggia egregiamente fra i fornelli della sala di accoglienza mettendo in luce una comprensibile propensione per una cucina dai colori e dai profumi mediterranei.

Bàja 2016

Bel carattere floreale e minerale al naso, dove si mostra ampio e fresco. Al palato emergono nette le note di agrumi nell’ambito di una beva vitale e succosa, concluso da un elegante retrogusto di anice.

Pinko Pallino 2016

Vino rosato ottenuto da uve sangiovese e teroldego. Il naso, con note di frutta rossa eleganti e sottili, prelude ad una sorprendente prestanza della beva, equilibrata e fresca.

Gigetto 2015

Da uve sangiovese al 90% e saldo di teroldego, mostra un naso caldo, maturo, caratterizzato da spiccata generosità di frutto. Spesso e setoso nella beva, colpisce nel finale per la straordinaria finezza della trama tannica.

Gigino 2015

Sangiovese in purezza, sfoggia un colore rubino dai bei riflessi e un naso vivo, ricco di sensazioni di erbe aromatiche. La trama è larga e leggera sul palato,  che ripropone nel finale fresche sensazioni erbose.

img_6412Gigiò 2013

Sangiovese al 90% con saldo di colorino mette in mostra un naso profondo, persistente, complesso, di espressione fascinosa. La beva si mantiene levigata e scorrevole, rinfrescandosi verso un finale succoso e pieno di energia.

Paonazzo 2013

Metà sangiovese (affinato in botte grande) e metà colorino (in barrique), è il vino più opulento già a partire dalle sensazioni olfattive ricche di note speziate, e ancor di più al palato dove appare denso, concentrato, e punteggiato da influssi aromatici del rovere che riemergono anche nel finale.

Poggio La Noce
Via Ontignano, Fiesole (Fi)
Tel. 055 6549113
www.poggiolanoce.com
info@poggiolanoce.com

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