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E guardo il mondo da un oblò, degusto un po’… (grand tasting in “còviddi” time)

L’oblò è la finestra del salotto di casa mia e l’umore, in pieno lockdown, non è dei migliori. Pensando, tra l’altro, al nostro evento Terre d’Italia saltato per i noti e infausti motivi. Fortunatamente mi arriva la telefonata dell’amico Riccardo Gabriele di “PR Comunicare il vino che, tra un discorso vinoso e l’altro, si propone di risollevarmi il morale inviandomi una campionatura di alcune aziende del suo portafoglio per una mini edizione casalinga della manifestazione.

Dopo aver indugiato un nanosecondo, più per educazione che per convinzione, ho pensato a Oscar Wilde e al suo celebre aforisma “l’unico modo per resistere alle tentazioni, è cedervi”, e così ho accettato volentieri.

L’umore è migliorato in maniera esponenziale e pure nelle giornate successive. Tra un corposo rosso molisano e un aromatico bianco friulano, il panorama dall’oblò ha assunto sfumature e contorni più piacevoli.

Ecco il resoconto di questo breve (ma intenso) viaggio enoico lungo lo Stivale:

TENUTA LA FLORIANA – MARCHE ROSSO 2013

La tenuta è l’ultimo acquisto della famiglia Alessandri dopo Boccadigabbia a Civitanova Marche. Si trova a Macerata e alla regia c’è l’enologo Emiliano Falsini. È un Montepulciano d’Abruzzo in purezza e una piccola parte delle uve fa appassimento, circa il 10%. Vestito di un bel rubino violaceo, sprigiona aromi di visciole sciroppate e cioccolata – facile il rimando ad un Mon Chéri – seguiti da intriganti note di china e spezie. Al palato è avvolgente e corposo, quasi felpato. Il discreto tenore alcolico si fa sentire (14,5°) ma l’intensità aromatica ne mistifica la percezione. La matrice acido-minerale fa il suo ma i tannini un po’ “polverosi” asciugano il finale.

CANTINE CATABBO – VINCE’ TINTILIA DEL MOLISE ROSSO RISERVA 2014:

La Tintilia è un vitigno autoctono la cui leggenda affonda le proprie radici in terra spagnola. Grazie alla storica azienda Catabbo, punto di riferimento della viticoltura molisana, è stata recuperata e valorizzata. Tintilia al 100%, dopo un affinamento di 24 mesi in botti di rovere porta in dote una generosa gradazione (15,5°) e un rubino brillante che gioca con le trasparenze. Al roteare del bicchiere si nota già un certo corpo e il grado alcolico dalle tracce degli “archetti” lasciate sul vetro. Al naso la frutta rossa si mescola alla nera, note fumé si contrappongono a freschezze “aniciose”, ricordi di rabarbaro, liquirizia dolce e tabacco in sottofondo. In bocca è potente e dritto, le aromatiche rotondità ne smussano il carattere e l’esuberanza ma senza sminuire una certa austerità conferitagli dalla ragguardevole trama tannica.

BOCALE – MONTEFALCO SAGRANTINO 2015

Una piccola azienda che non raggiunge i 6 ettari e produce 25000 bottiglie l’anno da vigneti a conduzione bio. Questo Sagrantino in purezza, dopo la fermentazione spontanea, affina 24 mesi in legno di rovere. Di un bel rubino trasparente, si apre su profumi di visciole, prugne, viole, vaniglia ed erbette aromatiche, quindi subentrano sentori carnosi, una fine speziatura e spunti di grafite. Al palato si fa apprezzare per l’equilibrio generale, i tipici tannini sono ben addomesticati. Succoso grazie all’acidità e a una certa freschezza balsamica. Il sorso è agile nonostante l’inevitabile ritorno alcolico sul finale, considerata la gradazione non propriamente banale di ben 15,5°.

BARONE SERGIO -MOSCA’ 2019

Nella Val di Noto, oltre al Nero d’Avola pure il Moscato rientra a pieno titolo tra i vitigni più importanti di questo areale posto al vertice sud-orientale della Trinacria. Dal ’93 l’azienda viene consacrata definitivamente al vino con l’attenzione e la cura di una azienda familiare che pone la qualità sopra a tutto, tant’è che la produzione in vigna si attesta sui 50 q/ha. Paglierino luminescente, si apre sugli agrumi e la susina gialla, quindi su un piacevole floreale rinfrescato da spunti più vegetali. Al palato è intenso, ben equilibrato tra la dolcezza del frutto e l’acidità agrumata. Il corpo non manca nonostante l’agile beva.

BAGLIO ASSULI – DONNA ANGELICA 2017

Baglio “al sole” (assuli in dialetto) è un progetto recente ma storicamente legato alla famiglia Caruso. Tra Mazara del Vallo e Trapani, un antico baglio del 1700 è stato interamente ristrutturato per dare vita a una cantina moderna in grado di gestire i 100 ettari di vigneto. Il vino è un Lucido (Catarratto) in purezza che viene posto sul mercato dopo un periodo di affinamento consono a proporre un vino che possa esprimere al meglio le proprie caratteristiche; così la 2017 è l’ultima annata in commercio.

Splendente nella sua veste dorata, ammalia l’olfatto con aromi di pesca bianca, albicocca, fiori di sambuco e di arancio, fino ad una certa freschezza sul finale. In bocca è intenso e sovvengono pure richiami di frutta tropicale come il litchi. La discreta struttura, la marcata spina acido-minerale e una intrigante intensità aromatica suggeriscono l’abbinamento a piatti di una certa complessità.

FONTANA VECCHIA – FALANGHINA DEL SANNIO 2019

Importante azienda di contrada Torrecuso, in provincia di Benevento, coltiva circa 20 ettari di vitigni autoctoni alle pendici del monte Taburno. Al naso ricorda una macedonia di pere, pesche, banana con guarnizione di fiori di campo. Bene la corrispondenza gusto-olfattiva, di buon corpo, dotato di una piacevole sapidità e acidità citrina, si sposa perfettamente con un bel pesce al forno.

REASSI – ANTICHI REASSI 2019

Una piccola azienda sui suoli vilcanici dei Colli Euganei, votata a preservare i vitigni autoctoni, produce questo vino frizzante da uve Pinella. Naso fresco di frutta e fiori bianchi corredato di un leggero erbaceo e qualche goccia di miele d’acacia. La bollicina accarezza piacevolmente il palato, dove si ravvisano anche un’intensità e una persistenza da non sottovalutare. Gradevole l’acidità agrumata che accompagna il sorso.

INAMA – VIGNETI DI FOSCARINO SOAVE CLASSICO 2017

Da una tra le aziende più note del Soave, un Classico del territorio da un cru e viti di Garganega vecchie anche più di 40 anni. Naso ampio e intenso di fiori gialli, sambuco, pesca percocca, miele, cera d’api e sentori minerali. Al palato è altrettanto intenso ma un poco più austero, con una certa struttura e pinguedine nonostante la gradazione alcolica relativamente bassa (12,5°), la traccia minerale è profonda, la persistenza notevole.

BUTUSSI – MADONNA D’AIUTO PINOT GRIGIO 2018

Cantina storica di circa 30 ettari nella doc Friuli Colli Orientali. Questa etichetta esce solo come selezione nelle migliori annate e nel 2018 ne sono state prodotte appena 1298 bottiglie. Prima dell’affinamento in vetro di un anno, sosta 8/10 mesi in botti di rovere friulano da 700 litri. Colore affascinante, decisamente ramato. Naso intrigante dove un bel pot-pourri di fiori bianchi e fior d’arancia cela in parte il fruttato di mela e pera; ricordi di piccola frutta rossa si amalgamano con una leggerissima nota dolce di vaniglia. Al palato invece si percepisce un ribaltamento delle componenti aromatiche. Ben strutturato, sfoggia una vena sapido-minerale importante. Secco e asciutto, finisce molto lungo.

AQUILA DEL TORRE – OASI BIANCO 2017

Azienda familiare con circa 84 ettari di cui 18 di vigneti nei Colli Orientali del Friuli, in conduzione biodinamica dal 2015. Vino particolare, tra un esperimento e una super selezione, dove il Picolit praticamente in purezza si presenta in una rara versione secca. Alla vista appare dorato intenso, facendo presagire quello che seguirà. Naso ampio di fiori gialli, susina, agrumi, miele, spunti balsamici e note fumé. In bocca è un’esplosione di intensità e sapidità, una vibrante lama acida di sottofondo guida l’allungo finale e una persistenza considerevole.

TENUTA DI CAPEZZANA – TREFIANO 2016

Un must del Carmignano, con il tipico uvaggio di 80% Sangiovese e resto ripartito tra Cabernet e Canaiolo. Frutto delle due vigne attorno alla storica e omonima villa, affina per 24 mesi in tonneaux di rovere francese per poi riposare almeno un anno in vetro. Profumo austero di frutta rossa matura corredata da una fine speziatura. Corposo e strutturato, evidenzia una trama tannica pregevole, un fruttato ben espresso e una discreta vena acida. Equilibrato e armonico, si chiude su note speziate.

PIETRO BECONCINI – IXE 2016

Un Tempranillo in purezza in Toscana? Ebbene sì. Arrivò nei dintorni di San Miniato grazie ai pellegrini che percorrevano la via Francigena che passa nei pressi dell’azienda. Matura 15 mesi per metà in barrique di rovere francese, per metà in cemento. Rubino dai riflessi violacei, al naso richiama la frutta rossa e nera, poi un leggero apporto floreale, la speziatura dolce e le note minerali. In bocca è morbido, rotondo, con tannini appena accennati. Molto equilibrato, incentiva la beva nonostante il corpo e la struttura.

BOCCADIGABBIA – LE GRANE 2018

Torniamo nelle Marche, nella proprietà principale della famiglia Alessandri. È interessante segnalare che la cantina è passata alla famiglia a metà anni ’50 direttamente dall’ultimo discendente del Regno Napoleonico. Nel bicchiere c’è una Ribona in purezza, varietà autoctona della provincia di Macerata. Nello specifico fermenta due volte, la seconda dopo l’aggiunta di un 10% circa di uva surmatura, una lavorazione localmente chiamata “fare le grane”, da cui il nome dell’etichetta. Paglierino brillante, si apre su erbette aromatiche, fiori di campo, note agrumate e minerali. Intenso e corposo, avvolge bene il palato per poi scivolare via sulla spinta acida. 14,5° gradi ben portati. Considerato il quadro complessivo e il discreto apporto minerale, la longevità è indubbia.

TENUTA LA FLORIANA – MARCHE BIANCO 2016

Dopo il Rosso che ha aperto la degustazione, è la volta del Bianco. A testimonianza dell’intento principale dell’azienda di preservare e valorizzare la viticoltura storica marchigiana, il vino è un assemblaggio 70% verdicchio, 30% Ribona. Sosta 10/12 mesi in barrique. Fiori bianchi, camomilla, agrumi verdi e roccia bagnata. Anche al palato è ampio ed emergono pure delle note di miele d’acacia. Corposo e dal tono sapido-minerale deciso, rivela un discreto carattere.

FRATELLI PARDI – SPOLETINO 2018

Azienda familiare di Montefalco dal 1919, dopo una pausa per seguire altre attività torna a produrre vino nel 2002. 100% Trebbiano spoletino che profuma di pesca bianca, pompelmo e fiori di campo. Al palato è ampio e intenso, complesso e strutturato, dal sorso comunque agevole grazie alla spiccata vena acida.

FATTORIA FIBBIANO – CILIEGIOLO 2017

Nella campagna pisana di Terricciola, in un’antica fattoria del 12° secolo, ha sede questa solida realtà a conduzione familiare. Dal ’97 porta avanti il proprio progetto esteso su 90 ettari complessivi di cui 20 abitati da vitigni autoctoni. Ciliegiolo in purezza, svolge la malolattica in cemento per poi riposare 12 mesi in botti di rovere di Slavonia. Rubino intenso, si apre con un fruttato ben espresso, un legno integrato con sapienza e piacevoli note carnose. Al palato rispecchia l’olfatto, dimostra una discreta struttura e una trama tannica fine. Asciutto e di media persistenza, finisce tendenzialmente amarognolo.

USIGLIAN DEL VESCOVO – IL BARBIGLIONE 2015

Una storica fattoria risalente al 11° secolo e ubicata nella zona di Palaia, in provincia di Pisa, ospita oggi l’azienda che si estende su ben 160 ettari di proprietà di cui 25 a vigna. Il Barbiglione è un blend di Syrah (80%) con aggiunta di Cabernet Sauvignon e Merlot, svolge la malolattica in cemento e affina 12 mesi in botti di rovere di vario formato. Piuttosto scuro, parte su profumi di piccoli frutti rossi e neri, passando poi a un soffio vegetal-balsamico, aromi di liquirizia dolce, cuoio e una leggera speziatura. Al palato è generoso, con i terziari più in evidenza. Equilibrato, con trama tannica aggraziata, legno ben integrato e acidità che aiuta a snellire la beva.

COLLE SANTA MUSTIOLA – POGGIO AI CHIARI 2011

In provincia di Siena ma a due passi dall’Umbria, si trova la cantina -in parte scavata direttamente nel tufo- di Fabio Cenni, che solo per la bellezza e la storia che trasuda da quelle pareti meriterebbe la visita. Il vino è un Sangiovese in purezza frutto di 28 cloni diversi piantati con una densità di 10000 piante/ha e una resa molto bassa tra i 35 e i 40 q/ha. Dopo 66 mesi di affinamento in botti di varie misure, sosta almeno due anni in bottiglia prima di entrare in commercio, ossia almeno 8 anni dopo la vendemmia. Elegante e complesso, spazia da un succoso fruttato al floreale e alla macchia mediterranea, da delicate note ematiche a una fine speziatura, fino a punte di goudron. Al palato, pur nella sua scalpitante “giovinezza”, manifesta tutti i tratti distintivi dei vini di alto lignaggio. Notevole.

QUERCIA AL POGGIO – CHIANTI CLASSICO RISERVA 2016

Dal ’97 la famiglia Rossi si gode un piccolo paradiso in località Monsanto nel Comune di Barberino Val d’Elsa. 15 ettari di vigneti a prevalenza di Sangiovese e a conduzione biologica. Il Riserva, 100% Sangiovese, proviene da un’accurata selezione, in cantina passa dall’acciaio al cemento e, infine, dal legno dove sosta due anni in botti di rovere da 5 a 27 hl. Al naso l’amarena è netta così come il bouquet floreale, completano il quadro olfattivo, austero ma elegante, una certa carnosità, fine speziatura e una freschezza balsamica. In bocca va giù dritto senza divagare, con il piglio di chi sa di avere gli attributi giusti: carattere ed eleganza, dolcezza e acidità. Un gioco di chiariscuri al quale si partecipa volentieri. Sul finale, giusto un tannino che necessita ancora di essere levigato dal tempo.

PODERE LA REGOLA – LA REGOLA 2016

Sulle colline dietro il mare di Cecina si trova Riparbella e l’azienda dei fratelli Nuti, vignaioli da tre generazioni. Il terroir predilige i vitigni francesi e, nel caso de quo, siamo davanti ad un cabernet franc. Affinamento in barrique d’obbligo e infatti sosta 18 mesi in botti di rovere di media tostatura. Del peperone potremmo discuterne la cottura o la dimensione, ma per il colore direi sicuramente verde. Poi un soffio floreale che introduce una dolcezza cioccolatosa, qualche chicco di caffè e uno spunto balsamico. Al palato è ampio e potente ma non manca di dinamismo. Il legno si sente ma senza risultare troppo invasivo. L’equilibrio generale premia una beva non scontata.

TOLAINI – VIGNA MONTEBELLO 7 CHIANTI CLASSICO GRAN SELEZIONE 2016

Il ritorno alla terra Pierluigi Tolaini lo ha effettuato nel ’98, dopo essersi affermato come imprenditore in America. Partito dalla Garfagnana è tornato in Toscana, ma a Castelnuovo Berardenga. 100% Sangiovese da singolo cru; passaggio di 30 mesi in botti di vario formato. Si apre fruttato con accenni di cuoio e leggera speziatura. In bocca è potente, austero, un po’ restio ad aprirsi, con una trama tannica fitta.

BOSCARELLI – VINO NOBILE DI MONTEPULCIANO IL NOCIO 2016

L’avventura di questa blasonata azienda toscana è partita nel ’62 percorrendo un cammino nel tempo disseminato di premi e riconoscimenti. Il Nocio è il vino emblema dell’azienda e un riferimento sicuro per l’intero distretto del Vino Nobile di Montepulciano. Proviene dall’omonima vigna di 4 ettari posizionata tra i 280 e 350 metri di altezza. L’affinamento avviene in botti da 5 a 10 hl per un periodo variabile tra i 18 e 24 mesi. Prugnolo Gentile in purezza, si presenta con eleganti trasparenze. Al naso è arioso e dal frutto dolce, a seguire sentori ematici, una leggera freschezza balsamica, un tocco floreale e una fine speziatura. Il sorso è leggiadro, succoso e lungo, scivola bene sul binario acido-minerale. I tannini di rara finezza e l’ottimo equilibrio stupiscono, considerato “l’infanticidio”. Nobile nel nome e nell’anima.

FORNACELLE – FOGLIO 38 BOLGHERI SUPERIORE

La svolta aziendale c’è stata nel 1998, quando Stefano Billi ha raccolto l’eredità familiare e ha puntato sul vino, portando l’azienda agli attuali 8 ettari. Foglio 38 è un Cabernet Franc in purezza che affina per 18 mesi in barrique nuove ed è prodotto in sole 900 bottiglie. L’olfatto parte con la piccola frutta nera poi un leggero floreale, chicchi di caffè e una nota fumé sul finale. In bocca è più largo che profondo, ti accoglie con la dolcezza del frutto e prosegue morbido e armonico grazie anche a tannini gentili.

DONNE FITTIPALDI – BOLGHERI SUPERIORE 2016

Una realtà abbastanza recente nel panorama bolgherese, dacché la famiglia Fittipaldi-Menarini vi si è trasferita nel 2004. Dalla Vigna del bruciato esce questa bottiglia che accoglie un 40% di Cabernet Sauvignon, 30% di Merlot e resto Cabernet Franc. Affina 15 mesi in barrique nuove e di secondo passaggio. Naso variegato dalla frutta rossa alla nocciola tostata, dal peperone al caffè. Al palato è corrispondente, i tannini sono quasi impercettibili e la ricchezza aromatica ne stimola un considerevole numero di ricettori. Ci starebbe bene giusto un po’ di “sale” in più.

TERENZUOLA – COLLI DI LUNI VERMENTINO FOSSO DI CORSANO 2019

Il Vermentino di Ivan Giuliani nasce al confine tra Toscana e Liguria, nei Colli di Luni. Come pochi altri produttori della zona Ivan può beneficiare di un terroir d’elezione per questo vitigno. Questo fattore, unito alla passione e alla perseveranza, ha portato a raggiungere e forse superare gli obiettivi posti inizialmente. Al naso si percepisce la freschezza del vino giovane, fruttato con susina gialla e lime in evidenza, poi fiori di campo e, in sottofondo, richiami di pietra focaia. Al palato è ampio, intenso e grazie alla marcata spina acido-minerale acquista un carattere e una lunghezza notevoli. Per esperienza consiglio di provarlo anche con qualche anno sulle spalle.

CASTELLO DELLA MUGAZZENA – PANTAGRUEL 2017

Santo Gentilcore è un chirurgo milanese che, innamoratosi della Lunigiana, decide di iniziare un’altra avventura legata alle proprie passioni. Così in un bellissimo agriturismo, tra i suoi amati cavalli, inizia a produrre il proprio vino. Pantagruel è il vino bianco dell’azienda ed è prodotto con Vermentino 75%, Viogner 10% e per il resto Malvasia; è vinificato in acciaio e affina tra gli 8 e i 12 mesi in barrique. Tra il paglierino e il dorato, al naso ci troviamo in una valle durante la fioritura di boccioli bianchi e gialli, contornata da alberi di susina bianca e di agrumi. Ai margini sale la foresta di pini con qualche albero abbattuto e bruciato. Al palato risalta il contrasto tra la morbidezza, dovuta a una certa grassezza, e la tagliente sferzata dell’acidità. Il fruttato è ben espresso e il legno si fa sentire abbastanza. Un vino progettato per regalare emozioni nel tempo.

IL COLOMBAIO DI SANTA CHIARA – VERNACCIA DI SAN GIMIGNANO CAMPO DELLA PIEVE 2018

L’ingresso nell’enomondo risale al 2002, quando i fratelli Logi decidono di dedicare al vino 22 ettari della azienda di famiglia sita in località San Donato, nelle campagne poste a sud di San Gimignano. Il Campo della Pieve è una Vernaccia frutto dell’omonimo vigneto di 1,5 ettari. Affina 18/20 mesi in cemento. Susina e mela gialla fanno da corollario ad un piacevole floreale di campo, una fine speziatura chiude il quadro olfattivo. Bocca equilibrata, asciutta, si muove elegantemente tra aromaticità e sapidità. Persistente e di certo longeva.

GIACOMO FENOCCHIO – BAROLO BUSSIA 2016

Azienda storica di Monforte d’Alba, nelle Langhe piemontesi, Fenocchio ha un vero cambio di passo negli anni ’70 grazie a Giacomo. Oggi Claudio e Albino perseguono la tradizione cercando di valorizzare terroir e annata. Dai 4 ettari del cru Bussia, dopo 30 mesi di affinamento in botte grande, esce il frutto di un’annata importante come la 2016. Rubino dalle intriganti trasparenze, sfoggia un naso elegante tra un floreale gentile, una mora delicata, il minerale e una fine speziatura. Al palato è dritto, più austero che al naso, con un’interessante tensione dinamica. Anche la trama tannica si fa apprezzare e il nostro chiude lungo su sentori minerali.

ABRIGO GIOVANNI – BAROLO RAVERA 2016

Alla fine degli anni Sessanta parte la storia di Giovanni a Diano d’Alba, di un’azienda agricola a 360 gradi dove, pian piano, la viticoltura diventa sempre più importante. Questa etichetta ha invece una storia più recente, parte dal 2013, dal cru Ravera che è tra i più importanti vigneti del comune di Novello. Affina circa 38 mesi in legno di vario formato. Granato brillante, si apre garbato su petali di rose, frutti di bosco, qualche goccia di succo d’arancia, una leggera freschezza e una delicata speziatura. Il sorso è pieno, succoso e dai tannini pimpanti. Armonico ma non particolarmente profondo, chiude leggermente caldo sul finale.

MONCHIERO FRATELLI – BAROLO MONTANELLO 2016

Dagli anni ’50 questa azienda familiare di Castiglione Falletto è cresciuta fino ad arrivare agli attuali 12 ettari vitati. Nel ’71 la prima produzione di Barolo e nel ’99 l’acquisto nel cru Montanello, un piccolo vigneto che produce circa 2200 bottiglie all’anno. Affinamento di 28 mesi in tonneaux da 500 litri. Naso intrigante che coniuga bene il floreale e il fruttato con cenni agrumati e di tè. In bocca è preciso e dinamico, ben strutturato e dalla trama tannica pregevole. Il sorso chiude armonico e lungo grazie al buon impianto acido-minerale.

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