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Il Montlouis-sur-Loire Le Volagré 2007 e l’elettromagnetismo nel vino

Alcuni grandi vini del passato non sono soltanto monumenti liquidi alla memoria, sono testimoni ancora viventi che ci aiutano a capire i vini attuali. È sicuramente il caso di uno dei bianchi più prodigiosi e visionari mai vinificati da mano umana (escludendo quindi le fermentazioni spontanee di acini caduti per terra in vigna, la nuova frontiera dei vinnaturisti estremi): il Montlouis-sur-Loire Le Volagré di Stéphane Cossais.

“In blind tastings, Le Volagré could pass for a Meursault Perrières, with intensely concentrated citrus minerality” (“nelle degustazioni alla cieca Le Volagré potrebbe essere scambiato per un Meursault Perrières, con una mineralità agrumata intensamente concentrata”), secondo la Paris Wine Company, e si tratta di una valutazione ampiamente condivisa dai commentatori internazionali.
Ciò nonostante, Le Volagré rimane un bianco perfettamente fedele al carattere della sua terra, il vigneto vicino a Tours che insiste sul touffeau de Touraine, un altopiano calcareo ricco di silice: saettante, tonico, salino, capace di attingere a “profondità palatali estreme” (J. Verne, 1888).

Il Montlouis-sur-Loire Le Volagré è un vino del passato perché purtroppo il suo artefice è salito ai Campi Elisi nel 2009. Stéphane Cossais aveva iniziato a fare vino non molti anni prima, nel 2001. La Revue du Vin de France lo definiva all’epoca “néophyte passionné”: non veniva infatti da una famiglia di vignaioli ma aveva studiato da amatore, visitando decine di aziende e vigneti. Con un’esperienza particolarmente marcante presso il leggendario Clos Rougeard dei fratelli Foucault.

La sua grande passione era la Loira e il suo vibrante chenin blanc. Per poche vendemmie Cossais ha dato forma a bianchi di rara intensità. Delle tre cuvée parcellari di sua produzione Le Volagré era – dicono – la più scintillante. Dopo un affinamento di un paio di anni in barrique usate, era in grado di sprigionare un’energia aromatica e gustativa uniche.

Ho potuto berne la penultima annata prodotta, il 2007, grazie a un collezionista attento, Alessandro Vaudagna. Ancora oggi è un vino estremamente potente. Anzi, potente è un termine riduttivo.  È un perfetto esemplare di un vino elettromagnetico. Cos’è l’elettromagnetismo in un vino? È chiarissimo, almeno per me, nella mia visione di anziano assaggiatore ormai placidamente pazzo.

Il Montlouis-sur-Loire Le Volagré 2007 è un bianco magnetico, per cominciare. La sua magnetosfera attrae le narici con forza quasi violenta.  Allo stesso modo al palato il gusto viene attratto verso il suo nucleo pulsante di sapori. A questi fenomeni fisici intensi (che superano in alcuni punti del cavo orale i 60 microtesla) il 2007 unisce poi una poderosa corrente di acidità elettrica: il Montlouis-sur-Loire Le Volagré è dunque un perfetto bianco elettromagnetico.

Auguro a tutti di bere, prima o poi, un vino elettromagnetico. È un’esperienza bellissima.

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