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Life of Wine report, parte seconda

Sono (almeno) due i motivi che rendono interessante assaggiare, e/o bere, diverse annate di un vino: il primo è quello di poter capire quanto tempo si deve aspettare perché le sue caratteristiche positive riescano ad esprimersi al meglio; il secondo, forse più intrigante, è quello di riuscire a percepire e interpretare come gli andamenti stagionali si riflettano nelle sue caratteristiche registrate dai nostri sensi. Insomma, lo scorrere delle vendemmie nel bicchiere ci insegna a comprendere come la natura imprime il suo segno sulla tavoletta di cera che noi attraverso i nostri sensi possiamo riuscire a decifrare.

Le cosiddette “verticali”, ossia gli assaggi di diverse annate di un vino, sono di solito eventi sporadici e spesso riservati agli “addetti ai lavori”.  E poi c’è questa preziosa occasione, Life of wine, che si svolge in ottobre a Roma (più precisamente all’hotel Villa Pamphili)  grazie ad una felice intuizione di Roberta Perna e Marco Ghelfi , messa in pratica attraverso la loro agenzia di comunicazione Umami in collaborazione con Maurizio Valeriani di vinodabere. Occasione che dà al pubblico la possibilità di fare tanti esercizi di questo bellissima materia, spostandosi dal nord a sud, da mare a mare, dalle bollicine ai bianchi e ai rossi piu significativi del nostro Paese.

Ed eccola, la seconda parte dei nostri esercizi, che segue la prima pubblicata qui.

Salvatore Molettieri è uno degli esponenti più significativi della viticoltura campana: iniziamo con l’Irpinia Rosso Ischa Piana 2019 (aglianico, botte grande e barrique), un vino estroverso che gioca le carte della dolcezza del frutto (ciliegia) e sfoggia una beva compatta che va in bella progressione. Veniamo ai Taurasi, che sono i classici vini che vanno aspettati per capirne l’evoluzione, e per i quali Life of Wine è quindi una occasione ideale. Il Taurasi Renonno 2016 (cru, tre anni di barrique e botte grande) è profondo al naso e di persistenza pressoché infinita; in bocca un vino persuasivo e dinamico, croccante, concentrato senza essere pesante; i tannini sono vivi in un bellissimo finale.

Il Taurasi Cinque Querce 2015 (altro cru con più calcare nei suoli, quattro anni in legno piccolo e grande) ha un olfatto più sfaccettato, in cui entrano anche sensazioni boschive; l’ingresso al palato è compatto, poi la beva acquista progressivamente scioltezza arrivando ad un finale di grande energia; il Taurasi Cinque Querce 2014 è profondo e persistente al naso, caratterizzato da sfumature ferrose ed ematiche; l’annata difficile si intravede in qualche vuoto e in una impalcatura di beva più fragile. Comunque, la dolce piacevolezza del frutto non manca.

Bell’incontro con i vini di Cantine Orgosolo, cantina cooperativa con 16 soci, che ci sorprende con una piccola verticale di uno dei suoi vini di punta, il Cannonau Soroi , ottenuto grazie ad un ettaro di preziose vigne vecchie situate in altura, dopo un soggiorno in legno di due anni. Il 2019 sfoggia un bel frutto rosso piacevole, come è piacevole la tessitura vellutata al palato: un vino fatto per piacere senza pensarci troppo, e che chiude con un tannino scintillante. L’annata 2018 è diversa, ha un colore con belle trasparenze e naso dai toni di prugna cotta; in bocca si espande imperioso e termina con un passo deciso e una certa leggiadria. Il 2016 è intenso e persistente al naso, più “scuro” nei toni ma che sorprende poi per reattività, acidità pimpante e freschezza fin dall’ingresso in bocca. Grande bevibilità. Menzione infine per il Cannonau Urulu 2016, quasi tutto cannonau e piccole percentuali di carignano e bovale da vigne di una cinquantina d’anni, elegante e profondo al naso, concentrato, potente, quasi masticatile in bocca, dove sfoggia un bello scatto finale.

Inevitabile, e assai desiderata, una sosta in Langa iniziando dai Marchesi di Barolo. Il Barolo Sarmassa 2007 appare un po’ contratto in un naso essenziale, per poi distendersi bene in un palato vellutato e delicato e chiudere con un finale carezzevole. Il Barolo Sarmassa 2012 è affascinante con il suo bouquet di fiori secchi; la beva è compassata, comunque si avvertono una buona progressione e un finale in allungo. Bellissimo il Barolo Sarmassa 2017, affascinante e ampio aromaticamente, compatto al gusto, con un finale di ampiezza veramente straordinaria.

Bel Colle è invece una espressione dalla Langa di Verduno, ma anche di Monforte d’Alba e di Barbaresco. Il Barolo Monvigliero 2014 è ampio, elegante, marcato da toni ferrosi ed ematici. La partenza è formidabile in una bocca ampia ed esplosiva, anche se poi i limiti dell’annata si fanno sentire in una beva che non riesce a reggere questo passo, pur rimanendo di ragguardevole energia. Il 2012 ha carattere olfattivo maturo, è un vino compatto e consistente, che sprigiona grande energia nel finale. Più fresco e bevibile il 2011, anch’esso proveniente da una annata difficile.

Sosta nel centro Italia per uno dei suoi vini più iconici: il Fiorano, dell’omonima tenuta situata in provincia di Roma, è un uvaggio bordolese a prevalenza cabernet sauvignon (65%) che matura in botti da 10 ettolitri. Il Fiorano 2015 è elegantissimo, floreale, con una spruzzata di erbe aromatiche in un olfatto assai persistente. L’ingresso in bocca è lieve e subito amplissimo, mettendo in mostra una sicura progressione gustativa. Il 2003 sfoggia un colore giovanile e liquirizia, frutti di bosco rossi e neri al naso. Anche qui grande eleganza, compattezza e frutto ancora croccante. Finale percussivo.

Da Capichera, celebre cantina sarda di Arzachena, vini di sicura e scolpita espressività. Molto diversi gli Igt Isola dei Nuraghi da uve vermentino Capichera 2018 (annata fresca e umida) e Capichera 2017 (calda e asciutta): il primo è erboso, mentoso, balsamico, minerale e pungente, fresco e di buona vitalità al palato; il secondo ha carattere fruttato, con agrumi e pera in primo piano, e una beva polposa discretamente potente.

A La Stradina cinque amici son riusciti a dar vita a vini che esprimono al meglio il carattere del nebbiolo di Gattinara, ad iniziare dal Gattinara Balòs 2018, delicato e carezzevole sul palato, e continuare con il Gattinara Riserva Rusèt 2017 dal naso sussurrato e puro e dalla beva levigata, compatta, cesellata nel dettaglio. La prima annata, 2004, scalpita ed è esplosiva.

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