Diari in costa 2023 – I Mandorli

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Il Belvedere di Suvereto è un luogo di potente suggestione, che guarda al mare ma anche alle colline interne. Uno spartiacque microclimatico e pedologico fra paesaggi diversi; un luogo in bilico, la cui forza seduttiva l’ha sicuramente esercitata su Maddalena Pasquetti, che qui ha cambiato vita, mestiere e prospettive, fondando I Mandorli una quindicina di anni fa.

L’ambiente incontaminato e selvaggio che vi incontrò allora ha fatto sì che gli approcci dovessero essere coerentemente più che puliti, mentre la natura dei suoli e le esposizioni hanno indirizzato le scelte varietali su autoctoni ( sangiovese, vermentino) ed alloctoni ( la famiglia dei cabernet), da cui Maddalena ne ricava dei vini profondamente mediterranei, che alla umoraltià di un tempo associano oggi un maggior grado di dettaglio e una nitidezza persino migliore.

Gli appezzamenti vitati si spartiscono il crinale: nella porzione fronte mare il contesto è mediterraneo e i suoli un misto di argilla, sabbia e limo, ideali per i vitigni bordolesi; nella vigna a monte ci sono argilloscisti e terre rossastre, esposizioni più fresche e il sangiovese a protagonista.

E a tal proposito, il Sangiovese (leggi il 2020) recupera qui una droiture chiantigiana, e un profilo brillantemente disadorno guidato dalla freschezza e dal sale. Non ti fa apprezzare il peso o il volume, solo la dinamica, solo la parte aerea del sorso.

Che poi è proprio il sale l’elemento ricorrente nei vini della casa, come nel caso del Cabernet Sauvignon (2020), la cui visceralità si alimenta di un avvincente grip gustativo e di una scia lunghissima di sale; oppure del nuovo Cabernet Franc (2020), che ha una selvatichezza scalpitante permeata di sapidità. Ah, affinano in legno grande, che non è affatto scontato, per questi vitigni e a queste latitudini.

Non mancano però i vini d’annata, come I Mandorli Bianco, un vermentino macerato sulle bucce e affinato in anfora e in cemento che nella versione 2022 non ti fa pesare affatto il metodo di vinificazione e la sua tendenziale cerebralità. E’ scattante, equilibrato, schietto, delicatamente aromatico.

Oppure I Mandorli Rosso, da uve sangiovese, cabernet sauvignon e aleatico, maturato in cemento, che nella edizione 2022 ha una precisione e una pulizia invitanti, tannini lievi, una beva conclamata e una venatura aromatica che ricorda il fiore di sambuco.

Sono vini senza filtri, questi qua, e poi Maddalena ha capacità di ascolto e sensibilità alle stelle: prova un continuo struggimento perché sente che in fondo sta sfruttando la natura, turbandone gli equilibri originari, procurandogli delle ferite, costringendola a delle forzature, legate al fatto che viene sfruttata per una viticoltura razionale, indirizzata, intermediata. Anche se il suo è un approccio naturale, biodinamico, per nulla interventista. Un turbamento interiore che diventa stimolo, una sincerità d’animo a cui non si è avvezzi.

I vini rispondono da par loro, con una naturalezza espressiva disarmante, e con invidiabile unicità di forma e di sostanza. Probabilmente Maddalena ne è consapevole, o non lo so. Ma un’esperienza così, a Suvereto, ci voleva proprio.

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Contributi fotografici dell’autore

FERNANDO PARDINI

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