“Oltrepò Terra di Pinot Nero”, terza edizione. Un territorio, un vitigno, due eccellenze

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Novara, città in cui risiedo, dista appena 120 chilometri dalle colline lombarde dell’Oltrepò Pavese. Nonostante la vicinanza pseudo-strategica non riesco a spiegarmi il motivo per cui, ancor oggi, la mia esperienza sul territorio non sia collaudata al pari di altre aree vinicole altrettanto prossime e importanti. La vicenda si fa ancor più inspiegabile considerando il fatto che il pinot nero è tra i miei vitigni preferiti, e l’Oltrepò rappresenta il bacino più grande d’Italia in relazione alla coltivazione di tale cultivar.

Non che in passato sia rimasto completamente a digiuno riguardo la produzione enoica, ho degustato parecchie etichette e ne ho anche scritto, tuttavia sento di non aver approfondito in maniera capillare, così come amo fare, ogni singola azienda, comune e vigneto. Per rimediare in parte a tutto ciò ho accettato volentieri l’invito, riservatomi dal Consorzio Tutela Vini Oltrepò Pavese, a presenziare alla terza edizione di “Oltrepò Terra di Pinot Nero”. La rassegna si è svolta presso l’Antica Tenuta Pegazzera di Casteggio, in provincia di Pavia, lo scorso 25 settembre, e si è chiusa con grande affluenza da parte di operatori del settore e giornalisti nazionali ed internazionali.

Professionisti provenienti da diversi Paesi: Spagna, Belgio, Germania, Polonia, Stati Uniti, Portogallo, Ungheria hanno affollato i banchi d’assaggio con ben 34 aziende del territorio. Il focus, come si evince dal titolo della manifestazione, è stato il pinot nero, vitigno autoctono francese che in Oltrepò racconta ormai oltre un secolo e mezzo di storia. Nelle declinazioni Oltrepò Pavese Metodo Classico DOCG e Pinot Nero dell’Oltrepò Pavese DOC, ho potuto finalmente constatare un modello vincente a livello di comunicazione e un gioco di squadra costruttivo, soprattutto tra i produttori, che indubbiamente farà bene a queste colline rimaste in ombra fin troppo a lungo.

Ad avvalorare questa tesi le parole di Gilda Fugazza, Presidente del Consorzio:  “Da tre edizioni questo evento ci consente di parlare e approfondire il tema del Pinot Nero, un orgoglio delle nostre denominazioni. L’Oltrepò è una delle maggiori zone di produzione a livello internazionale, la più importante d’Italia e che negli ultimi anni stiamo lavorando per far conoscere sempre di più. Con Oltrepò Terra di Pinot Nero la parola l’abbiamo data alle aziende, che ancora una volta hanno dimostrato il valore e la qualità dei loro vini “.

Operatori, sommelier e giornalisti hanno potuto approfondire 95 etichette ai banchi di degustazione, disposti nella corte esterna della splendida villa dell’Antica Tenuta Pegazzera, e partecipare a due degustazioni specifiche presiedute da Carlo Veronese, Direttore del Consorzio Tutela Vini Oltrepò Pavese. Jacopo Cossater, relatore della masterclass dedicata all’Oltrepò Pavese Metodo Classico, ha presentato otto etichette differenti per annata e tipologia. La stessa cosa è stata fatta da Filippo Bartolotta, che ha invece condotto la masterclass dedicata al Pinot nero dell’Oltrepò Pavese.

Considerando l’impegno profuso dalle singole aziende nella due giorni dedicata ad “Oltrepò Terra di Pinot Nero”, trovo corretto menzionarle singolarmente: Alessio Brandolini, Berté & Cordini, Bosco Longhino, Bruno Verdi, Cà del Gè, Cà di Frara, Calatroni, Castello di Cigognola, Castello di Luzzano, Cavallotti, Conte Vistarino, Cordero San Giorgio, Riccagioia – ERSAF Regione Lombardia, Fiamberti Giulio, Finigeto, Frecciarossa, Giorgi, La Genisia, La Piotta, La Travaglina, Lefiole, Manuelina, Marchese Adorno, Montelio, Oltrenero, Pietro Torti, Prime Alture, Quaquarini, Tenuta Mazzolino, Terre Bentivoglio, Terre d’Oltrepò – La Versa, Torre degli Alberi, Torti l’Eleganza del Vino, Travaglino.

L’Oltrepò ai nostri occhi appare come un cuneo rovesciato. Alla base del triangolo troviamo la Via Emilia, lunga 30 km, che scorre parallela alle rive del Po. Il territorio è compreso tra Voghera, Piacenza e Bobbio, e nelle zone pianeggianti è possibile scorgere, nelle giornate di cielo terso, il Monte Rosa, vetta dal profilo himalayano e icona indiscussa dell’Alto Piemonte. Il lato est delimita il confine con l’Emilia-Romagna, a sud gli Appennini fino al mare, mentre il lato ovest segna il confine tra Liguria e Piemonte lungo la Via del Sale. Il clima è fortemente caratterizzato dai venti appenninici e dalle brezze marine. Da est soffiano venti del nord-est verso la pianura padana, mentre da sud acqua e venti freschi degli Appennini; da ovest brezze marine e fenomeni piovosi più intensi.

La storia dell’Oltrepò vitivinicolo si perde nella notte dei tempi, già nel 40 A.C il geografo greco Strabone parla di “queste valli popolate da gente ospitale che sa cucinare e che potrebbe aver inventato la botte”. Occorre fare un bel salto in avanti e arrivare a metà ‘800, periodo storico molto importante per il territorio. Il Marchese Leopoldo Incisa della Rocchetta, assieme al Conte Vistarino, pianta per la prima volta pinot nero importato dalla Francia. Pochi anni dopo, nel 1865, quest’ultimo, assieme ai fratelli Gancia, elaborerà il primo Pinot Nero metodo classico italiano. Nel 1970 nasce quindi la DOC Oltrepò Pavese e nel 2007 la DOCG Oltrepò Pavese Metodo Classico.

Attualmente il territorio si costituisce di 100.000 Ha totali: 16.000 Ha sono vigneti, di cui 13.000 iscritti alla DOC, e 3.000 Ha vengono allevati a pinot nero. Stiamo parlando del distretto più importante in Italia in termini quantitativi, e del terzo in Europa. Analizzando la composizione del terreno in relazione alle diverse zone, è possibile asserire che i vini prodotti nelle aree più pianeggianti derivano da una matrice marnosa e sabbiosa; gli stessi risultano più di pronta beva e meno longevi. Sulla prima grande collina, la più antica che risale a 15.000.000 di anni fa, troviamo un suolo ricco di calcare, marna e gesso, e dunque vini fortemente sapidi. Nella parte più a sud, infine, sono presenti marne argillose ancora più antiche, che restituiscono ai vini una maggiore struttura.

Ciò che colpisce riguardo le colline dell’Oltrepò Pavese, è la loro forma e l’esposizione dei vigneti. Simili a grandi panettoni, talvolta le pendenze raggiungono i 45° e le altitudini superano i 600 metri sul livello del mare. Tali caratteristiche rendono impossibile la meccanizzazione in vigna, e le sensibili escursione termiche notte-giorno restituiscono un habitat particolarmente favorevole per la coltivazione della vite.

Tornando per un attimo alla rassegna “Oltrepò Terra di Pinot Nero”, devo riconoscere che ora ho un quadro più completo delle potenzialità di queste terre. Gli oltre 50 assaggi effettuati hanno schiarito le idee in un quadro che può tranquillamente riassumersi in tre differenti stili e tipologie di Pinot Nero. Nel primo caso troviamo vini di pronta beva, dotati di leggiadria e ariosità aromatica, tanto succo e una vinificazione quasi sempre svolta in acciaio: ad oggi forse i miei preferiti.

Nel secondo caso vini che derivano da uve allevate in una singola vigna, o selezioni speciali dove l’utilizzo del legno è quasi sempre parziale e mai invasivo; vini che hanno ottime potenzialità.

Troviamo infine i Pinot Nero che posseggono struttura e che ambiscono a durare nel tempo. Non ne abbiamo assaggiati poi molti, purtroppo, con ad esempio dieci anni sulle spalle, ergo ad oggi risultano vini ancora non pronti e con sfumature a volte troppo legate al rovere di affinamento, a coprirne in parte l’espressività olfattiva e gustativa, salvo qualche eccezione che più avanti vedremo.

Un capitolo a parte riguarda il Cruasé, marchio registrato nel 2010 dal Consorzio Tutela Vini Oltrepò Pavese e che identifica una categoria ben precisa di Metodo Classico, in questo caso nella versione Rosé. La peculiarità di questo prodotto possono così riassumersi: pressatura soffice e leggera macerazione delle bucce col mosto, vinificazione a freddo senza acidificazione, lenta fermentazione in bottiglia; insomma, un vino che punta a far emergere il pinot nero allevato in Oltrepò mediante uno stile di vinificazione ben preciso, frutto di anni di esperienza. Concludo asserendo che queste colline hanno iniziato molto prima a produrre nobili bollicine da uve pinot nero, rispetto ad impiegare lo stesso vitigno nella consueta vinificazione in rosso.

Arrivati a questo punto è tempo di raccontare i 16 vini facenti parte delle due masterclass proposte dal Consorzio Tutela Vini Oltrepò Pavese.

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Oltrepò Pavese Metodo Classico Pinot Nero Vergonberra Extra-Brut 2019 –  Bruno Verdi

Paglierino chiaro dai riflessi verde-beige, luminoso. Bollicine fini e copiose. Frutta secca, floreale di biancospino e tiglio leggermente appassito, mela Granny Smith, cedro, pasta di mandorla e calcare. Al palato la sensazione tattile è voluminosa, leggermente aggressiva, il vino sconta una sboccatura recente (luglio’23) dunque è giovane; nonostante ciò ha un bel nerbo acido e una sapidità preponderante.

Oltrepò Pavese Metodo Classico Pinot Nero Pas Dosé 2017 – Cà del Gè

Paglierino chiaro, veste elegante e luminosa, perlage minuto e continuo. Estremamente minerale fin da subito: calcare, pietra polverizzata, forse meno espressivo a livello di sfumature, con un filo di legno in eccesso, una volta liberatasi un po’ di carbonica. Equilibrato tra freschezza, progressione e un frutto opportunamente maturo che sa di agrume dolce. Lunga scia sapida in chiusura.

Oltrepò Pavese Metodo Classico Pinot Nero Rosé Pas Dosé 2016 – Calatroni

Rame-cipolla, tonalità chiara amplificata da un perlage esemplare. Bel frutto acido-dolce: lampone, albicocca, mela annurca e poco altro in termini di complessità. Bollicina setosa, elegante, pecca in profondità pur mantenendo un assetto slanciato e privo di qualsivoglia difetto. Finale lievemente “dolce”, maturo.

Oltrepò Pavese Metodo Classico Pinot Nero Luogo d’Agosto Extra-Brut 2019 – Alessio Brandolini

Paglierino chiaro, algido, la bollicina è fine e resiste a lungo. Respiro di media intensità, è l’eleganza ad aver la meglio mediante suggestioni di pasticceria dai toni agrumati, glicine e biancospino, calcare e susina gialla; smalto in chiusura. Al palato la sensazione tattile è commisurata all’eleganza del sorso; di media sapidità, ha finale pulito e coerente, solo non lunghissimo.

Oltrepò Pavese Metodo Classico Pinot Nero Extra-Brut 2018 – Montelio

Paglierino caldo e dai riflessi beige, luminoso. Bollicine simili a piccoli spilli, durano a lungo nel bicchiere. La parte olfattiva mostra poco slancio, tuttavia il bouquet è pulito, fresco, arioso, con rimandi di pera Kaiser, cioccolato bianco, zagara e mandorla tostata. Palato anch’esso non da pesi massimi, con finale piuttosto sapido in leggero deficit di freschezza.

Oltrepò Pavese Metodo Classico Pinot Nero Cruasè Brut 2018 – Tenuta Mazzolino

Buccia di cipolla, riflessi chiari. Perlage regolare, minuto. Al suo esordio toni fumé e di paprika, timo limone e un lato floreale leggermente acre. Naso irremovibile nonostante il trascorrere dei minuti, fatica ad ingentilirsi (ho provato due campioni). Anche in bocca la sapidità è in vantaggio sulla freschezza in termini di progressione, con quest’ultima che fatica un po’ ad imporsi.

Oltrepò Pavese Metodo Classico Pinot Nero Rosè Brut 2015  – Castello di Cicognola

Tonalità praticamente ambra, vivace, calda; la bollicina è fine e pur tuttavia piuttosto evanescente. Naso intenso di albicocca e pesca matura, pepe rosa, crème caramel, smalto e cosmesi. Bolla carezzevole, buon equilibrio tra tensione acida, frutto e sapidità; in chiusura mostra una leggera flessione, ma è più che normale considerando gli otto anni trascorsi dalla vendemmia.

Oltrepò Pavese Metodo Classico Pinot Nero Cruasè Brut 2014 – Quaquarini

Tonalità buccia di cipolla/ambra, bollicine fini che resistono nonostante il lungo affinamento. Poco espressivo in termini di complessità, nonostante ciò le sfumature percepite risultano chiare, pulite ed integre: frutti rossi e fragolina di bosco, muschio bianco e cipria. Bolla gradevole, rotondità e succo, lievemente asciutto nel finale, indubbiamente sapido e lungo.

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Pinot Nero dell’Oltrepò Pavese Fioravanti 2022 – Calatroni

Rubino vivace e luminoso, di media trasparenza. Il frutto è suadente, richiama una spremuta di ciliegia e fragolina di bosco, ma non solo: cosmesi, terriccio umido, pepe nero. Sorso voluminoso, tannino fine e dolce, con l’acidità che latita un po’; tuttavia è troppo presto per trarre conclusioni: è un vino ancora in fasce che necessita di tempo per assestarsi.

Pinot Nero dell’Oltrepò Pavese Costa del Nero 2021 – Conte Vistarino

Rubino caldo, vivo, di media consistenza, con ombra granata. Slancio, esuberanza in termini olfattivi, con ricordi di salamoia e friggitello abbrustolito, aromi di raspo e lieve alcol che si avverte anche in bocca. Al palato è denso, materico, e nonostante ciò sfuma piuttosto velocemente.

Pinot Nero dell’Oltrepò Pavese Losana 2020 –  Cà di Frara

Granato luminoso, vivace, di media trasparenza ed estratto. Respiro offuscato da note erbacee e di raspo che faticano a svanire. Trascorsi 15 minuti dalla mescita emerge un frutto acerbo e suggestioni di mentolo, zagara e pepe verde. In bocca al contrario è piuttosto definito, fresco, slanciato, e la chiusura è pulita e convincente, così come l’alcol percepito.

Pinot Nero dell’Oltrepò Pavese SG 67 2020 – Cordero San Giorgio

Granato caldo, unghia mattone, consistenza da vendere. La parte olfattiva è dominata da un profilo “scuro”, intenso, che comunque non stufa perché i sentori sono ben definiti: amarena, cioccolatino al liquore alla ciliegia, terriccio umido, caucciù, liquirizia e chiodo di garofano. Rotondità – cremosità, oserei dire, analizzando il tannino – , slancio e nerbo acido; finale lungo e goloso. Gran bel vino, mostra carattere, il suo carattere.

Pinot Nero dell’Oltrepò Pavese Centodieci 2019 – La Genisia

Granato cupo, caldo, unghia mattone/arancio, medio estratto. Buona intensità al naso, il frutto è goloso e sa di amarena, mora spremuta, oltre ad un floreale fresco dove il geranio selvatico si scontra con la parte balsamica; in chiusura caucciù e cacao amaro. Struttura non da pesi massimi ma non è assolutamente un problema, perché il timbro è incalzante, denso e dotato di una materia che riempie senza strafare. Un filo di alcol in eccesso in chiusura, tuttavia bisogna chiarire che l’annata 2019 in Oltrepò è stata davvero calda, molto di più che in altre zone d’Italia.

Pinot Nero dell’Oltrepò Pavese Poggio della Buttinera 2019 – Travaglino

Granato di buona trasparenza con unghia mattone/arancio, consistente. Profilo austero e in levare, zagara e scorza di arancia rossa sanguinella, ribes e calcare; con opportuna ossigenazione svanisce l’impronta del legno a favore della parte minerale; è un vino ancora molto giovane. In bocca è succoso ed energico, ricco di materia che scivola via con disinvoltura, senza strafare. A mio avviso il tempo saprà far emergere ancor più la verticalità del sorso, in questa fase leggermente in svantaggio rispetto alla sapidità. Bel vino.

Pinot Nero dell’Oltrepò Pavese Noir 2019 – Tenuta Mazzolino

Il Noir di Tenuta Mazzolino è tra i Pinot Nero cult dell’Oltrepò Pavese. Allo stesso tempo è a mio avviso il vino che risente di più della variabilità delle annate. Ho potuto constatarlo nuovamente paragonando l’annata 2019, proposta all’interno della masterclass, alla 2020 assaggiata ai banchi di degustazione. Due vini completamente diversi. Il primo ricco di estratto e dai toni scuri leggermente adombranti: frutti neri in confettura, liquirizia, cacao, tabacco ed erbe officinali. Al palato mostra severità, un tannino ancora acerbo e un centro bocca di grande, forse eccessivo, spessore. L’annata 2020 è l’esatto opposto: aggraziata, in levare, ariosa e dai toni slanciati soprattutto al palato. Avrò modo di tornarci in futuro con maggiori dettagli.

Pinot Nero dell’Oltrepò Pavese Giorgio Odero 2018 – Frecciarossa

Rubino caldo, media trasparenza, estratto notevole. Impatto olfattivo pronunciato tuttavia per nulla adombrante: spezie dolci, zagara, rossetto/cosmesi, alloro, finanche macchia mediterranea e pomodoro secco. Vino piuttosto denso, con sapidità marcante e tannino che non latita; mi aspettavo più progressione ma il finale risulta coerente alla spezia e al frutto.

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Andrea Li Calzi

Nasce a Novara, ma non di Sicilia, nonostante le sue origini lo leghino visceralmente alla bella trinacria. Cuoco mancato, ama la purezza delle materie prime, è proprio l’attività tra i fornelli che l’ha fatto avvicinare al mondo del vino attorno al 2000. Dopo anni di visite in Cantina, e serate dedicate all’enogastronomia, frequenta i corsi Ais e diventa sommelier assieme alla usa compagna, Danila Atzeni, che oggigiorno firma gli scatti dei suoi articoli. Successivamente prende parte a master di approfondimento tra cui École de Champagne, vino che da sempre l’affascina oltremodo. La passione per la scrittura a 360° l’ha portato, nel 2013, ad aprire il blog Fresco e Sapido; dal 2017 inizia la collaborazione con la rivista Lavinium e dal 2020 quella con Intralcio. Nel 2021 vince il 33° Premio Giornalistico del Roero. Scorre il nebbiolo nelle sue vene, vitigno che ha approfondito in maniera maniacale, ma ciò che ama di più in assoluto è scardinare i luoghi comuni che gravitano attorno al mondo del vino.

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