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Incontri di Langa, in Langa. Prima parte: Poderi Colla, Boroli, Elvio Cogno

PODERI COLLA

Poderi Colla_ panorami_1Si trattò della prima colletta significativa, grazie allo zoccolo duro della complicità esistenziale. Che immancabilmente si ritrovava all’enoteca Nebraska di Camaiore, ogni sabato sera, culla privilegiata del nostro svezzamento enoico. Un luogo-culto di rilevanza nazionale (ma chi se lo immaginava allora?), il cui ambiente rustico e spartano lo apparentava di più ad una baita, ad una bettola di provincia dal fascino maudit, a un circolino proletario con tentazioni da fumeria. La differenza la facevano tutte QUELLE bottiglie che ricoprivano senza soluzioni di continuità ogni angolo immaginabile del piccolo casolare di campagna, protette dagli spessi muri in pietra. Impensabili, inarrivabili, inconsuete a quei tempi là. Non di rado uniche, come le casate o i vignaioli che le producevano: Bordeaux, Borgogna, Champagne, Riesling, Barolo, Barbaresco….

Svoltavamo negli ’80. I nostri diciott’anni chiedevano condivisione, sballo consapevole, schitarrate ad libitum, discussioni, arrovellamenti, spazi franchi di creatività. Avevamo la particolarità di essere curiosi, anche di vino. In tempi nei quali giocare a fare i sofistici attorno ad un bicchiere non solo era circostanza rara, ma anche atteggiamento potenzialmente vezzoso e decisamente controcorrente, incompreso dai più, probabilmente non a torto. Giuseppe “Nebraska” Pighini e Tiziano “Tizianone” Francesconi, gli indimenticati patron di allora, proprio perché ci presentavamo in gruppo – forti della nostra pluriennale e fedelissima frequentazione-  ci concedevano l’onore della saletta con il caminetto, caminetto su cui potevamo cuocere le bistecche portate da casa. Una concessione rara. In cambio promettevamo musica, “giudizio comportamentale” e, per quanto fosse possibile, un contributo sincero alle perlustrazioni enoiche nell’immensa cantina. Perlopiù studentelli da quinta liceo o impelagati in esperienze universitarie ancora acerbe, ci accomunava il fatto che di soldi mica ne disponevamo. Non abbastanza quantomeno per avanzare la benché minima pretesa su certe bottiglie. Di solito onoravamo la tavola, quello sì, con i generosissimi vassoi di salumi e formaggi vanto della casa. Annaffiandoli perlopiù con vini locali, abbordabili nel prezzo e nel carattere, sanguigni, a volte confidenziali a volte meno, confidando nelle sporadiche ma galvanizzanti regalìe liquide di Tiziano, o azzardando qua e là un Dolcetto o un buon Chianti Classico. Per poi sentirci immancabilmente high grazie a certe grappe artigianali aromatizzate al mirtillo, con le quali la serata prendeva un’altra piega, decollando verso non so dove.

Poderi Colla_verso il Bricco del DragoRicordo come fosse oggi l’oggetto di quella colletta. Serviva per arrivare a qualcosa che altro nome non aveva se non privilegio enoico: tredicimila lire per una bottiglia di Bricco del Drago, pensa te! Annata, quasi sicuramente, ’78. Tuttalpiù ’79. Una conquista dispendiosa per le nostre piccole tasche, di cui non ci siamo mai pentiti. Un Superpiedmont in salsa nostrana, dal momento in cui si trattava del primo caso di rosso piemontese, di Langa per la precisione, frutto della “collaborazione” fra dolcetto e nebbiolo, coltivati sui ripidi e spettacolari costoni delle Cascine Drago, a San Rocco Seno d’Elvio, a un passo da Alba. A produrlo un appassionato farmacista-vigneron, il cui nome era Luciano De Giacomi. Nomi che mandavamo a memoria, quasi sempre per sentito dire: nomi che sfioravano l’epicità.

Questo ricordo l’ho portato con me, pochi mesi orsono, su alle Cascine Drago, onorato della compagnia di Federica Colla, figlia del mitico Beppe Colla, come a dire la storia del vino di Langa fatta persona. Ebbene, nel 1994, Federica e zio Tino, fratello minore di Beppe, acquisirono varie aziende agricole accomunandole sotto il nome di Poderi Colla, dando inizio così ad una nuova avventura vitivinicola costellata di conseguimenti importanti, sempre ispirati  -stilisticamente parlando-  alla grande tradizione dei luoghi. Acquistarono poderi a Monforte, nei Dardi di Bussiae alle Roncaglie di Barbaresco, dove già Beppe Colla vinificava cose preziose sotto il marchio Prunotto, celeberrima maison da lui posseduta e condotta per 35 anni a partire dal 1956. E poi le Cascine Drago, per l’appunto, dove hanno continuato a produrre, in onore del fondatore, il Bricco del Drago, accompagnandolo negli anni con altre etichette anche ambiziose, non di rado originali.

Poderi Colla_ verticale Bricco delDrago_ bottiglieL’auspicio di poter incontrare ancora una volta l’amato Bricco del Drago è stato esaudito con grande sensibilità ed intuito da Federica, che ha visto bene di organizzare per l’occasione una verticale dedicata. Ovviamente incentrata sul periodo della gestione Colla. Quindi post-Nebraska!  Il vino, ieri come oggi, ha il suo bel perché. Ed è un perché che non si esaurisce nella frettolosità di un assaggio distratto. Intanto, su un piano più aridamente tecnico, ci mostra come l’esigente dolcetto, vitigno prevalente nella composizione di questo “vinaggio”, senta molto l’annata, al punto da tramutare le sorti organolettiche di un millesimo o di un altro secondo traiettorie espressive sue proprie, ciò che solo il tempo tenderà casomai a riallineare in un tratto comune. Più nel profondo invece, questo vino ben dissimula, soprattutto se còlto in giovane età, un potenziale evolutivo in realtà molto interessante, che ti porta a pensare, a proiettare e a immaginare, e che anche questa piccola verticale ha posto in buona evidenza. Restituendoci, su tutte, una sensazione preminente: ci parla di portamento e savoir faire. Di doti cioè che sole attengono ai vini importanti, quelli che combinano istinto e complessità in un sorso solo, e tu non sai che scegliere. Non lo so, ci sta che si sia trattato di una insopprimibile suggestione dovuta a certi trascorsi sentimentali di una gioventù ormai lontana. Può essere, ma non importa. Vuoi che IL vino non abbia funzione catartica di annullare il tempo, accorciare distanze o eliminare barriere? Al vino dobbiamo l’illusione laicamente santa che il tempo ci sfiori malvolentieri, altro che storie! Sennò, di cosa vogliamo stare a parlare?

Langhe Rosso Bricco del Drago 2010

I sentori di frutti rossi del bosco lasciano democraticamente spazio ai risvolti floreali, terrosi e tabaccosi, ai commenti di liquirizia e di erbe aromatiche, a tutto vantaggio delle sfumature. Bella la misura e apparentemente docile la rilassatezza con cui ti presenta il conto. E’ un vino levigato questo qua, scorrevole, non lunghissimo ma interessante, con tratti ispirati da una autentica, nobile, connaturata espressività.

Langhe Rosso Bricco del Drago 2006

Colore più intenso del 2010, ma strano ed esuberante coté vinoso, a negare sfaccettature al sorso. Non hai qui la stessa finezza d’impianto, la stessa attitudine al particolare, la stessa naturalezza del fratello più giovane. Piuttosto massiccio e pacioccone, con un pelo di tannino in esubero, ripaga con la pienezza e l’intensità una dinamica e un senso delle proporzioni non proprio ottimali.

Langhe Rosso Bricco del Drago 2003

Frutto cospicuo, calore, legno che dice la sua: chiede aria. Concedigliela: ne apprezzerai meglio l’intensità aromatica, che è cosa viva, pulsante, dai freschi risvolti balsamici, meno obbligata di quel che saresti portato a pensare lì per lì. E il corpo, a scolpire una trama tanto avvolgente quanto tesa e slanciata, dalla voce potente ma mai sgraziata. Carnoso, buono da masticare, non disperde il senso dell’equilibrio, e per tale ragione non puoi non considerarlo un buon conseguimento in rapporto al millesimo.

Langhe Rosso Bricco del Drago 1999

Di profondità e compostezza. Nell’affidarsi ai toni minerali e balsamici, alle note di ciliegia marasca, alle erbe, alla china e al tabacco biondo, svela senza incertezze un tratto aromatico maledettamente affascinante. Carnoso e di belle proporzioni, dal tannino integrato, di lui ti colpiscono il portamento, la modulazione nei toni, il garbo espositivo. E la chiusura lunga, segnata da accenti vegetal-balsamici di conclamata freschezza. Davvero un bel vino, il migliore di oggi.

Langhe Rosso Bricco del Drago 1995

Bella vitalità e apprezzabile tenuta, garantite da un impianto aromatico suggestivo e rarefatto. Mi piacciono la disinvoltura nell’eloquio e la delicatezza del tocco. E’ una soave scorrevolezza che fa dimenticare in fretta la leggera latenza in persistenza ed incisività. Ma più lo bevi e più ti piace, questo è. E l’immedesimazione trova ulteriore conforto grazie alle infiltranti nuance floreali, terrose e -immancabilmente- tabaccose.

Poderi Colla_Federica Colla_2ALTRI RICORDI DI UN GIORNO

Langhe Pinot Nero Campo Romano 2012 – Poderi Colla

Aggraziato, dal “sentimento” varietale ben espresso, i commenti gentili del cuoio e della liquirizia non lo fanno sconfinare su cadenze amarognole. Buon fraseggio al palato, che è palato balsamico, elegante, profilato, assolutamente godibile, casomai più stretto ed affilato in un finale non troppo diffusivo. Dalla vigna Campo Romano, in Cascine Drago, quale “obbligata” conseguenza della importante esperienza professionale vissuta in terra di Borgogna da parte di Tino Colla.

Barbaresco Roncaglie 2012 – Poderi Colla

Elegante, cordiale ed accattivante ai profumi, bel fiore e bel frutto “barbareschiani”, ravvivati dagli stimoli agrumati. Solo il tannino a comprimerne il finale, dopo una corsa lineare, tanto da far virare il sapore nel “verso” della liquirizia.

Barolo Bussia Dardi Le Rose 2011 – Poderi Colla

Naso che inchioda all’ascolto: struggente, quintessenziale, elegante, profondo. Al gusto concentra materia e sfumature in uno sviluppo progressivo, inarrestabile, da cui se ne escono a piena luce razza e gran tannino. Sì, è un bellissimo conseguimento, come pochi altri Barolo di quel millesimo.

Contributi fotografici, nell’ordine: panorama dalle Cascine Drago; verso la sommità del Bricco del Drago; bottiglie di Bricco del Drago; Federica Colla

BOROLI

Boroli_sala degustazione con vistaQualche mese addietro, assieme ad Achille Boroli (ho detto Boroli, non Baroli!), ce ne stavamo pacificamente immersi in una delle visioni più estatiche di Langa (ti presenta il conto se solo ti affacci dalla torretta della Cascina Brunella, a Castiglione Falletto) per cercare di leggere presente e futuro nell’orizzonte stilistico dei Barolo della casa. Diversi i cambiamenti, infatti, che stanno alla base degli intendimenti nuovi. E i vini, traendone progressiva ispirazione, stanno rispondendo da par loro, riuscendo come mai prima di adesso in una caratterizzazione e in un quid di “consapevolezza espressiva” da non lasciare indifferenti, proprio no.

In questo senso gli accorgimenti agronomici messi in atto nelle ultime stagioni, che vedono un apparato fogliare più importante, calibrati inerbimenti e vendemmie parcellari anche all’interno del Cerequio e del Villero, assieme a protocolli enologici maggiormente influenzati dalla tradizione, soprattutto in termini di tempi e modalità di macerazione, ti accorgi che stanno per partorire qualcosa di importante, di più importante. Senza considerare poi che, se stiamo alle prime avvisaglie, l’entrata in gioco del Barolo Brunella, le cui uve provengono dalla omonima MGA, superiore “corolla” del vigneto Villero, amplierà la gamma di un probabile gioiellino.

Boroli_vistaMa è a partire dalla vendemmia 2012, e ancor di più dalla 2013, che le potenzialità e le caratteristiche di ciascun millesimo vengono messe a frutto in vini dal disegno accurato, prodighi di dettagli e di chiaroscuro, soprattutto rispettosi dei vari terroir di provenienza senza offuscarne le diverse “inclinazioni” organolettiche, e in grado per questo di trasmettere un rinnovato senso di autenticità. Non ultimi, i campioni da botte di una annata apparentemente piccola come la 2014 ci svelano, di quegli stessi cru, l’anima candida e intimista, segnata più dall’acidità che dalla struttura, ma in grado ugualmente di non disperdere particolari e “marchio” del terroir. Un bel viatico per il futuro che viene.

Barolo 2012

Colore molto bello da Nebbiolo d’ordinanza; finezza aromatica, capacità di dettaglio, passo sciolto, tannini bene estratti: respiri un bel candore di frutti rossi e fiori qui, mentre il profilo sottile ed affusolato non si tramuta in irrigidimenti. Davvero aggraziato, questo è, anche se non profondissimo. Il miglior “base” di Boroli mai assaggiato fin qui.

Barolo Cerequio 2012

Profondo, “scuro”, balsamico, di ombrosa fascinazione, amplificata dal commento della china e della liquirizia, possiede un timbro tannico incisivo, ma senti che potrà sciogliersi in sale. Più indietro degli altri, meno flessuoso di un base (per dire), in lui c’è un potenziale sapido-minerale che apre a prospettive molto interessanti, assieme alle concessioni floreal-agrumate che tendono già a rischiararne le sorti aromatiche, se solo avrai la pazienza di accordargli un’areazione adeguata.

Barolo Villero 2012

Più “arroccato” nella sua intransigenza rispetto agli altri Barolo pari annata, in lui dimorano una certa spinta alcolica e una profondità solo sottesa. Bocca dal grip importante, rocciosa, “carrozzata” e potente. Bell’afflato balsamico, con chiusura di partita che si concede alla freschezza. L’indole rimane austera.

Boroli_vista su cerequio, brunateBarolo 2013 (cb)

Più ricco del 2012, c’è un lato ceroso-mieloso a screziarne il quadro dei profumi (probabile lascito momentaneo dei legni di elevazione), non così sciolto di trama, emerge una sana pienezza. Denso, strutturato, altero e liquirizioso.

Barolo Brunella 2013 (cb)

Bel colore e buona attitudine al dettaglio in un naso elegantemente sfumato, solo leggermente mielato (questione di legni). Gusto accordato di piccoli frutti rossi e fiori in una bocca profilata, snella, flessuosa, meno “spessa” e robusta di un Villero pari annata. Idea di maggiori freschezza e complicità qui. Bel conseguimento.

Barolo Villero 2013 (cb, massa definitiva)

Frutto rosso, terra lieve, tabacco, rivoli di miele. Bella pienezza, che ben si diffonde, il tannino si sente ma la grana è buona. Più fresco ed articolato rispetto al Villero 2012. Uve diraspate a mano.

Barolo Cerequio 2013 (cb)

La timbrica mentolata detta la cadenza a profumi orgogliosamente alteri, ma non per questo meno coinvolgenti. Apprezzabile la trama di bocca, e buona la qualità del tannino. Emerge, ancora una volta, quel timbro sapido/minerale ad annunciare un terroir che non scherza e un finale di ottima progressione, futuribile e bello. Prima annata con uve diraspate a mano.

Boroli_vista su BaroloBarolo 2014 (campione da botte piccola)

Bella integrità di frutto, tratto gustativo nitido e dichiaratamente “nebbiolesco”, puro, fresco, agile.

Barolo Brunella 2014 (campione da botte piccola)

Pienezza “tondeggiante”, densità bilanciata, succo, acidità viva, integrazione tannica. Però!

Barolo Cerequio 2014 (campione da botte piccola)

Flemmatico, profondo, ovviamente austero, cremoso, ricco, sapido e anche tannico. Di ottime personalità e freschezza.

Barolo Villero 2014 (campione da botte piccola)

In lui un lato più aperto e comunicativo; è un vino caldo, ampio, avvolgente, dal tannino ingombrante con tendenza ad asciugare.

Contributi fotografici: sala degustazione alla Cascina Brunella; panorami dalla Cascina Brunella: Castiglione, La Morra, Barolo

ELVIO COGNO

Elvio Cogno_ RaveraIn località Petorchino, su a Novello, nel bellissimo cascinale di famiglia posto alla sommità del Bricco Ravera, quel giorno ad accoglierci c’era Nadia Cogno, sensibile quanto temperamentale donna del vino, nonché figlia di Elvio Cogno, né più né meno uno dei padri putativi della Langa enoica. Per inciso, chi ha avuto il piacere e l’onore di assaggiare, anche a distanza di decenni, qualche vecchio Barolo anni ’70 e ’80 targato Cogno-Marcarini, esimia cantina in quel di La Morra, potrà arrivare a comprendere il perché di un epiteto tanto forte. Valter Fissore, marito di Nadia, da tempo l’anima tecnica dell’azienda, è in giro per il mondo a promuovere i vini. Papà Elvio, quel giorno, stava poco bene. Non c’era. In realtà non poteva già più permettersi ciò che aveva sempre amato fare: squadrare con curiosità da apprendista il suo vigneto Ravera, nel comune natìo di Novello, e dispensare consigli preziosi a questa realtà virtuosa che a partire dal 1990 porta il suo nome.

Elvio Cogno_ Nadia CognoEbbene, poche settimane fa Elvio ci ha lasciati. Un vero dispiacere non averlo potuto salutare, quel giorno. Nel piglio energico della figlia Nadia e nella sapienza enologica di Valter sono riposte le speranze, da tempo ormai fattesi certezze, per il futuro aziendale. Elvio lo sa e lo sapeva. Ne era felice ed ancora lo è. D’altronde, i vini di Valter e Nadia, nel rispecchiare fedelmente l’anima e la vocazione del cru di provenienza, con il tempo hanno acquisito una forza espressiva e uno spessore che solo una (grande) vigna che cresce, con le accresciute consapevolezze, può generare. La disamina delle ultime annate, nella luce pura di un cielo turchino di Langa, non ha fatto che confermarci tutto il buono che c’è. Elvio lo sa, e lo sapeva.

Elvio Cogno_ le bottiglieLanghe Nascetta del comune di Novello Anas-cëtta 2014

Un vino-vitigno figlio della caparbietà -dote sicuramente appartenente alla genìa dei Cogno-, riportato alla luce nel bel mezzo di un annunciato oblìo. E’ passato anche del tempo. La nuova annata ce ne offre una rappresentazione meno “cesellata” del solito, puntando su una maggiore veracità, non priva peraltro di lati attraenti: il giallo acceso annuncia sentori bucciosi, solari, intensi, di matrice artigiana. La bocca dichiara contrasto, verve e una certa rugosità tattile. Simpatico quanto umorale, è certamente un bianco più incisivo che elegante.

Dolcetto d’Alba Mandorlo 2014

Netto, preciso, sensuale, levigato, instradato dai sentori di frutti rossi del bosco e viola, ci riserva un gusto succoso e un buon alito di freschezza. E’ Dolcetto, ineccepibilmente Dolcetto.

Langhe Nebbiolo Montegrilli 2014

Dedicato alla memoria di nonno Eugenio. Disinvolto, floreale, guizzante e godibilissimo, còlto in una versione acida e spigliata, ecco il nebiulin che non smette di intrigare. E che vorresti sempre al tuo fianco per onorare la pratica salvifica della condivisione.

Barbera d’Alba Bricco dei Merli 2013

Succosa, vibrante, fresca, soda e flessuosa al contempo, è Barbera-femmina e si beve bene.

Barbaresco Bordini 2012 (nel comune di Neive)

Freschezza ed eleganza maritate in una silhouette profilata, nitida, ben accordata, senza sbavature od incertezze, godibile e contrastata, dai riflessi agrumati. Solo un po’ stretta e affilata nel finale, dove la grana del tannino e l’espansione in scala ridotta non sono che la firma di un’annata “selettiva”.

Barolo Cascina Nuova 2011

Dalle vigne più giovani del Ravera. Negli intendimenti della famiglia Cogno il Barolo entry level, l’etichetta che ha il compito di introdurti nel suo mondo. Insomma, il Barolo didattico (maestro elementare?). Così, nel sottolineare che più di una volta ha dimostrato in realtà di essere ben altra cosa che non una mera trasposizione scolastica, diciamo che questo 2011 risente assai dell’annata calda, non tanto per temperamento alcolico, comunque ben imbrigliato, quanto per qualità del tannino. Tanto propositivo e arioso al naso – un’ariosità di spezie e fiori – quanto intransigente nella montata tannica, ripida e inflessibile.

Elvio Cogno_ bottiglie in stoccaggioBarolo Ravera 2011

L’impronta austera, tipica della gioventù, caratterizza un naso fresco la cui introspezione non smette di affascinare, portandoti il conforto di profumi complessi, svelati in sottotraccia o solo in divenire. Al palato è succoso, reattivo, dal tannino vivo e al contempo ben integrato. Di questo sorso ne apprezzerai la speciale vibrazione che muove dall’acidità. E con la vibrazione il rigore, il portamento e l’idea di futuro che riesce a trasmetterti. Non era facile in un’annata così.

Barolo Bricco Pernice 2010

Si sale di tono, ancora. Le uve nebbiolo, sottovarietà Lampia, provengono dalla parcella ritenuta la più elettiva del Ravera. E si avvalgono qui del contributo di una annata speciale: contrastata, fresca, ricca ma bilanciata. Bella nel frattempo la purezza del frutto, apprezzabile la chiarezza espositiva, conclamata l’eleganza aromatica. Il gusto è suadente, carezzevole, equilibrato. Solo un pelo di freno tannico, a volergli fare le pulci, ma ha dalla sua una naturalezza, una proporzione e una propulsione che non si dimenticano.

Contributi fotografici, nell’ordine: scorcio del vigneto Ravera di proprietà; Nadia Cogno; bottiglie; stoccaggio

4 Comments

  • Josè Pellegrini ha detto:

    Complimenti , Pardini, per questo” racconto” di Langa , nel ricordo e nel vissuto.

  • Fernando ha detto:

    Grazie a te per la lettura, José.

    fernando

  • Massimiliano Nanetti ha detto:

    …Vuoi che IL vino non abbia funzione catartica di annullare il tempo, accorciare distanze o eliminare barriere?”
    Grazie Sig. Pardini per questi suoi racconti sul vino e dentro il vino, per la bravura nel descrivere annate e caratteristiche dei vini degustati, ma ancor di più per questi racconti di amore per una materia così viva e così presente nel nostro vissuto. Attraverso le sue parole mi sono ritrovato a sognare i cieli notturni stellati dei Mari del Sud di Corto Maltese.
    Complimenti

  • Fernando ha detto:

    Grazie per la lettura Massimiliano. E per la condivisione di un sentire. E per le suggestioni di rimando.
    saluti
    fernando

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