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Domande e risposte sul vivaismo viticolo

Il vivaismo viticolo è sempre stato al centro del processo di rinnovamento e di aggiornamento della viticoltura. A volte è stato anticipatore, altre volte ha dovuto rincorrere le tendenze del momento. Ha delle responsabilità importanti ma offre anche delle garanzie, nella diffusione e nel controllo della sanità delle barbatelle e quindi sul futuro dei nuovi vigneti.

Si fa poi un gran parlare per i nuovi impianti delle selezioni massali, quasi fossero in contrasto con la selezione clonale che da alcuni viticoltori è vista come una eccessiva selezione all’interno della varietà. Di questo e di altro ancora ne parliamo con il dottor Alfredo Tocchini, libero professionista collaboratore dei Vivai Gini (Vivai La Vite e Vivai New Plants) di Cenaia (PI), che producono circa un milione di barbatelle innestate all’anno.

I Vivai Gini hanno iniziato a operare nel 1956 ad opera del fondatore Alberto Gini. Oggi l’azienda produce barbatelle innestate per il mercato nazionale ed estero utilizzando unicamente materiali di propagazione derivanti dai campi di piante madri di proprietà, che vengono mantenuti sotto il proprio diretto controllo sanitario oltre che di quello degli Enti preposti. Sono circa un centinaio le combinazioni di innesti disponibili fra portainnesti, varietà e cloni.

Da sempre molto attenti alle innovazioni, sono fra i pochissimi vivaisti ad aver intrapreso autonomamente un percorso di selezione clonale che li ha portati all’omologazione di cloni propri di estremo interesse e che confermano pienamente l’estrema attenzione riposta alle esigenze dei viticoltori. Fra questi, alcuni cloni molto qualitativi di Sangiovese quali La Vite  SG 56 , 57 e 58 e di Vermentino quali La Vite Verm 67 e 90.

D: Caro Alfredo, inizio subito con questo argomento: che differenza c’è tra una vite derivata da seleziona massale ed una derivata da selezione clonale? Quali i pregi e difetti?

 

R: Per ottenere una selezione massale da un appezzamento di una stessa varietà, riproduciamo per via agamica (innesto) TUTTI GLI INDIVIDUI presenti in quell’appezzamento e che possono avere delle differenze genetiche fra di loro, pur appartenendo alla stessa varietà. Abbiamo dunque una popolazione di individui simili ma non uguali fra loro. Un clone, invece, deriva dalla riproduzione agamica (sempre per innesto) di UNA SOLA PIANTA iniziale (“testa di clone”) e la genetica della progenie sarà dunque perfettamente uguale in tutti gli individui ottenuti. Date queste caratteristiche una selezione massale non potrà mai essere in grado di offrire le garanzie sanitarie proprie di un clone; sarebbe infatti pressoché impossibile testare l’eventuale presenza di virus su tutte le piante della popolazione propagata. Infatti il CARTELLINO DI COLORE ARANCIO realizzato secondo le norme vivaistiche europee dal produttore delle piante garantirà unicamente che si tratta della varietà riportata, ma ci potrà essere una certa difformità genetica fra le stesse e che le piante non sono state controllate per escludere la presenza di virus. Un clone avrà invece un CARTELLINO AZZURRO, che garantirà al viticoltore la perfetta uniformità genetica delle piante e l’assenza delle cinque virosi più pericolose per la vite.

D: Quali sono le malattie trasmesse attraverso le barbatelle e che garanzie debbono garantire i vivaisti viticoli a tale proposito?

R: Oltre alle già menzionate virosi, la normativa vigente prevede il controllo su batteri, viroidi, virus-simili e fitoplasmi. In ogni caso il ruolo del vivaista rimane centrale. Non a caso i “Vivai Gini” hanno scelto di coltivare direttamente la totalità dei materiali di propagazione all’interno della propria azienda, in modo da poterli controllare con la necessaria cura in ogni epoca vegetativa, avviando alla propagazione solo i materiali indiscutibilmente sani e pienamente rispondenti alle aspettative dei viticoltori.

D: Come avviene la selezione di un nuovo clone e quali sono i passaggi principali per ottenere una nuova iscrizione?

R: Il lavoro di selezione clonale è sicuramente lungo, impegnativo ed altrettanto incerto nei suoi risultati. Con i Vivai Gini abbiamo iniziato la ricerca di piante “differenti e interessanti” come potenziali cloni nella ormai lontana estate del 2007, quando con l’aiuto dello stimatissimo ampelografo dottor Roberto Bandinelli, abbiamo iniziato a viaggiare in numerosissimi vecchi vigneti toscani osservando foglie, grappoli e assaggiando uve, identificando 250 potenziali cloni, cioè piante con caratteristiche rispondenti a ciò che avremmo voluto avere. Osservazione delle foglie, dei grappoli e assaggio delle uve ci hanno guidato nel nostro lavoro di ricerca. I test virologici hanno poi permesso di identificare i potenziali cloni sani (senza infezioni da virus) riducendone il numero a 88 di 14 differenti varietà. Tutte queste piante sono state poi propagate (per innesto) e messe a dimora in un “campo di comparazione clonale”, dove sono state avviate le osservazioni fino ad arrivare, alcuni anni dopo, a poter realizzare delle microvinificazioni dei “potenziali cloni” più interessanti. Con i dati raccolti è stato poi realizzato un “dossier di omologazione” inviato al Ministero competente, che nel 2016 ha certificato la bontà del lavoro svolto omologando i potenziali cloni presentati: tre di sangiovese, due di vermentino e due di ciliegiolo, dei quali siamo sinceramente molto orgogliosi.

D: Come si sta evolvendo il mercato vivaistico anche alla luce delle nuove esigenze dei vignaioli (per esempio il biologico, le varietà resistenti, ecc.)?

R: La genetica della vite è senz’altro uno dei più importanti “mediatori” fra terroir e vino finale; l’interesse verso nuove risorse genetiche sempre più rispondenti alle esigenze dei viticoltori e dei consumatori è sempre presente. I Vivai Gini hanno posto grande attenzione nell’offrire i cloni più rispondenti alle diverse esigenze dei vari produttori e questo ci ha reso molto attenti al tema, lavorando per avere una quanto più ampia possibile offerta genetica sempre aggiornata. Da alcuni anni abbiamo in produzione anche barbatelle con certificazione biologica per i clienti che lo richiedono.

forzatura barbatelle

Il tema delle nuove varietà ibride resistenti (o tolleranti, come più propriamente si dovrebbe dire – n.d.r.) rappresenta un tema interessante sul quale anche i Vivai Gini stanno lavorando. Si tratta di nuove varietà ottenute dall’incrocio di vitis vinifera L. con altre specie sempre del genere Vitis per introdurre geni resistenti alle comuni malattie della vite. Da un lato abbiamo dunque nuove varietà con minori esigenze di difesa, con conseguente contenimento dei costi di difesa e del relativo impatto ambientale, dall’altro però rimangono i dubbi sollevati da alcuni studiosi sul mantenimento nel medio-lungo periodo delle caratteristiche di resistenza ai patogeni, che potrebbero  invero “adattarsi” alle nuove piante; inoltre, riducendo i trattamenti, altri nuovi patogeni fungini si sono rivelati potenzialmente pericolosi. Infine le nuove varietà possono risultare non legate a territori di grande tradizione viticola come Italia o Francia. Per il momento trovo piuttosto difficile pensare, per esempio, al mondo del vino toscano senza sangiovese! La ricerca genetica rimane comunque una strada di estremo interesse sulla quale stiamo lavorando con la meritevole attenzione, anche se queste nuove varietà non sono per il momento autorizzate dalla vigente normativa per poter essere messe a dimora in Toscana.

D: Da collega,  anche tu agronomo e enologo, cosa pensi del futuro della viticoltura in relazione ai maggiori restrizioni sull’uso degli antiparassitari? Saremo costretti all’utilizzo delle varietà resistenti? Questo fenomeno ha già avuto un impatto sul settore del vivaismo viticolo?

R: Personalmente trovo che le limitazioni crescenti nell’utilizzo dei fitofarmaci rappresentino una nuova, grande e interessante opportunità. La riduzione della cosiddetta chimica di sintesi ha già spinto tutto il comparto agricolo verso un profondo ripensamento tecnico e operativo. Già oggi, per la difesa dei vigneti, possiamo utilizzare sempre più prodotti regolarmente

barbatelle pronte alla radicazione

registrati come fitofarmaci ma la cui origine  è completamente naturale e sulla cui efficacia non esistono più dubbi: il controllo di funghi e insetti in viticoltura è completamente possibile con soli prodotti innovativi e naturali; anche il rame, fra pochi anni, probabilmente non verrà più utilizzato come antiperonosporico, a causa dei problemi che comporta. Ma non solo, anche le nuove tecnologie informatiche ci vengono in aiuto; i sistemi DSS (Decision Support Systems) già ci permettono agevolmente di predire con grandissima precisione i rischi di attacchi da parte dei patogeni, permettendoci l’ottimizzazione delle strategie di difesa che possiamo applicare. Sta pertanto prendendo forma, ogni giorno di più, una nuova prospettiva, dove la gestione e la difesa delle coltivazioni agricole utilizzerà sempre degli strumenti di difesa innovativi rispettosi dell’ambiente e dell’uomo. Un revisione complessiva del modo di fare agricoltura dove, con l’indispensabile incremento delle conoscenze, potremo ottenere i risultati dei quali abbiamo bisogno nel pieno rispetto dell’ambiente. Un vero e proprio  “I have a dream agricolo” dove l’ampliamento delle conoscenze e lo sviluppo di nuove tecniche permetterà ai “nuovi agricoltori” di rinnovare profondamente il modo di lavorare ricreando quell’indispensabile equilibrio fra attività umane e ambiente che avevamo -possiamo dirlo- perso nel corso degli ultimi cento anni. Una nuova entusiasmante opportunità per chi ama il mondo della vite e del vino e ha le conoscenze scientifiche e tecniche indispensabili per partecipare con cognizione di causa a questa svolta epocale che già abbiamo iniziato. In più, sembra che i regolamenti comunitari vadano verso una progressiva e sempre più marcata riduzione delle chimica di sintesi, circostanza che verosimilmente potrà portare alla scomparsa del prodotto biologico, dato che tutte le tecniche di produzione utilizzabili saranno unicamente biologiche.

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Dalle risposte di Alfredo si evince una prospettiva che condividiamo: lo sviluppo di metodiche vivaistiche più aggiornate e precise andrà di pari passo con nuove tecniche agronomiche e fitoiatriche, tutte volte a limitare l’impatto dell’agricoltura sull’ambiente partendo però da conoscenze scientifiche e approcci razionali, in grado di guidare questo grande cambiamento auspicato da tutti.

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