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I vini della via Francigena e la Vernaccia di San Gimignano

Sono una miriade i fattori che si contribuiscono a formare la storia dell’uomo. E, nel suo piccolo, anche la storia del vino. Crolli di imperi, glaciazioni, superstizioni. L’angoscia, il bisogno di assistenza spirituale e di mutuo soccorso. Fu questo il senso della via Francigena e fu lungo questo percorso che furono trasportate uve che vennero inevitabilmente incrociate con quelle locali, generando l’immensa varietà ampelografica in cui infatti le indagini del codice genetico individuano molte (e sorprendenti) parentele.

Di questo e di molto altro parleremo in futuro, essendoci abbeverati alla fonte del come sempre dottissimo intervento del professor Attilio Scienza in occasione del consueto momento di riflessione che il Consorzio della Vernaccia di San Gimignano intelligentemente organizza ogni anno nella meravigliosa Sala Dante del Palazzo dei Priori. Qui invece riportiamo le suggestioni del sempre interessante confronto, quest’anno organizzato da giornalista Andrea Zanfi, fra questo vino che negli ultimi anni ha compiuto progressi incredibili, e i rappresentanti di altre viticolture “autoctone”che ormai si sono affermate in modo sempre più orgoglioso ed efficace come polo di interesse assoluto nella viticoltura in bianco italiana e non solo.

Valle D’Aosta Petite Arvine 2020 – Ottin
Qui la terra è bagnata dall’acqua che viene dai ghiacciai; da una viticoltura ad alta densità (parliamo di 8000 piante per ettaro) arriva questo vino dal naso opulento, intenso e persistente, pieno di limone, pompelmo e mandarino, ai quali si aggiungono una punta di anice e poi alla lunga anche note di erbe aromatiche. Entra in bocca subito fresco, espressivo, rotondo e denso, e termina con un finale pirotecnico in allungo.

Erbaluce di Caluso Le Chiusure 2020 – Favaro Benito
Anche in questo caso c’è un ghiacciaio di mezzo, con tre “creste” ognuna di diversa consistenza e composizione. L’erbaluce è la clairette francese ed è parente, fra l’altro, della nosiola trentina. Qui abbiamo un naso improntato ai fiori e alla frutta bianca (pesca in evidenza), alle sensazioni di nocciola e alla lunga di marzapane. Riesce ad essere agile e leggero sul palato mostrando comunque una bella struttura, è saporito. Buono.

Colli Piacentini Malvasia Tasto di Seta 2020 – Castello di Luzzano
Piacenza ha da sempre costituito uno snodo fondamentale nelle direttrici est-ovest e nord-sud. Il Castello di Luzzano ha dedicato la sua storia a questa uva, tanto da aver avuto l’incarico di vinificare le vigne di Leonardo da Vinci nella Casa degli Atellani di Milano.  Il naso è vivido con le sue note di salvia, menta piperita, anice. In bocca è compatto, scorrevole e vellutato, e termina brillante.

Colli di Scandiano e Canossa Spergola Brezza di Luna 2020 – Tenuta di Aljano
Attenzione, la spergola è la vernaccia di Oristano e qui viene coltivata in una zona collinare già in odor di preappennino, dove ha un carattere assai diverso da quella piantata in pianura, e ka sua spiccata acidità la rende ideale per la base da cui viene tratto l’aceto balsamico tradizionale di Modena. Qui al naso sentiamo fiori bianchi, gialli, un fruttato dolce e note di erbe officinali di discreta intensità. La beva è più espressiva e ha buon impatto su toni acuti ed agrumati.

Colli di Luni Vermentino Etichetta Nera 2021 – Cantine Lunae
Il vermentino è una uva onnipresente nelle coste tirreniche, da quelle della Liguria fino alle grossetane passando per la Sardegna. Ha un grado d’imparentamento piuttosto importante con diversi vitigni quali il furmint ungherese, il sauvignon, il canaiolo bianco. Il colore di questo vino è il più scarico della serie e il naso è pungente, giocato com’è sulle note di lime, scorza di limone e di erba tagliata. In bocca è espressivo, quasi asprigno; è un vino assai “gastronomico”, succoso, fresco, progressivo più che ampio, e che va in bell’allungo nel finale.

Derthona Timorasso 2019 – Vigneti Massa
“Il timorasso va dove vuole, il territorio di Derthona, l’antico nome di Tortona, sta fermo!” E questo uno dei capisaldi del vibrante intervento di Walter Massa (che invoca anche una data di nascita per le Docg, è scandaloso che possano uscire troppo giovani). Insomma, il territorio è quello che conta, evitiamo di fissarci sui vitigni! E il territorio di questa denominazione si va espandendo, visto che dagli iniziali 16 ettari vitati è passato ai 300 attuali.

Detto questo, da un terreno classicamente tortoniano (alternanza di strati di sabbie e di marne) e da un’uva che possiede la stessa molecola aromatica del riesling arriva un grande classico della viticoltura in bianco italiana che stordisce quasi con un naso dalle impetuose note affumicate, minerali e di cherosene proposte con grande persistenza. Nerbo, spessore, forza, intensità espressiva che termina schioccando sul palato un vero “colpo di frusta”.

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Vernaccia di San Gimignano Selvabianca 2020 – Il Colombaio di Santa Chiara
Da tre fratelli con l’argento vivo addosso (e un padre contadino) vini altrettanto esuberanti. Ampia e fragrante, floreale e agrumata, intensa e persistente. Compatta e densa, è al palato un tantino “caramellosa” nella sua espressione di frutta bianca. Discreto il finale.

Vernaccia di San Gimignano 2020 – Fattoria San Donato
Da questa azienda dalla lunga storia (è stata fondata nel 1932) e a vocazione biologica, un vino dall’olfatto dolce, caratterizzato da fiori gialli e miele ribaditi in una beva compatta che progredisce ed è potente, anche nel finale.

Vernaccia di San Gimignano Riserva 2018 – Tenuta La Vigna
Questa realtà di ragguardevoli dimensioni (65 gli ettari vitati) sceglie di far maturare questa Riserva in barrique di secondo e terzo passaggio. Il naso, persistente, è all’insegna della frutta bianca con cenni canditi e di confetto. In bocca è rotondo, vellutato e sfoggia una buona tenuta aromatica.

Vernaccia di San Gimignano Riserva La Ginestra 2017 – Signano
Il fatto di mettere in commercio questa Riserva dopo cinque anni della vendemmia è un segnale importante per la viticoltura italiana “in bianco” da parte di una famiglia radicata nel territorio e che ha voluto fortemente la certificazione biologica. Naso arioso, pieno di fiori gialli e note di fieno; in una bocca matura, ampia e potente toni boisé alla lunga si fanno sentire connotando il finale.

Vernaccia di San Gimignano Riserva Mareterra 2016 – Casa Lucii
Ancora una azienda di saldo carattere famigliare, ancora una azienda certificata biologica che esprime vini di bel carattere. Questa Riserva sfoggia un naso ampio, elegante con i suoi toni minerali e floreali. Nonostante i sei anni dalla vendemmia la beva possiede un profilo fresco e giovanile, scattante e nervoso, ed ha una straordinaria tenacia nell’espressione aromatica.

Vernaccia di San Gimignano Riserva 2012 – Panizzi
Il sempre rimpianto Giovanni Panizzi è da tutti considerato come il vero padre nobile della nuova viticoltura di San Gimignano, e la sua profondissima serie di vecchie annate continua a stupire. Al naso tanta frutta bianca elegante e giovanile, e in una bocca dominata dalla pera matura progredisce fresca e reattiva, con qualche residuo del rovere percepibile nel lungo finale.

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