Fra Bolgheri e Maremma: il Consorzio Suvereto e Val Di Cornia Wines al via

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La “geopolitica” del vino italiano, ma forse non solo di quello italiano, è sempre presa da un atroce dilemma: il generale o il particolare ? Ossia, è meglio unirsi in tanti per essere più visibili (mediaticamente e sui mercati) o in piccole comunità per preservare le proprie identità e peculiarità? Forse la via giusta sta in mezzo, forse dipende dalla percezione dei soggetti a cui ci si vuole presentare. Questo viene in mente ogni volta che si assiste alla formazione di una nuova comunità dia produttori di vino che si associano, e quindi anche nel caso di un neonato consorzio che raduna vignaioli di quella parte di costa toscana a sud di Bolgheri e a nord della maremma grossetana.

Si tratta del Consorzio Suvereto e Val di Cornia Wines che, come indica il nome, raggruppa un territorio con due componenti dalle caratteristiche diverse. L’area di Suvereto, che comprende realtà già celebri e celebrate, ampiamente rappresentata e che esprime il presidente, Nico Rossi della azienda Gualdo del Re, da sempre uno dei portabandiera della zona. E poi c’è quella che scende verso il mare di Piombino che, più guardinga, vede per ora pochi associati.

Il cabernet sauvignon, il merlot e il sangiovese sono le tre uve rosse prevalenti, che coprono il 70% della superficie vitata, occupata poi anche da cabernet franc (6%), petit verdot (6%) e syrah 5%). Si può notare come scendendo verso sud, il  sangiovese, vitigno identitario della Toscana, si riprende la scena che aveva perso a Bolgheri, e che occuperà poi con decisione con il Morellino maremmano. Fra le uve bianche, è naturalmente protagonista il Vermentino, l’uva bandiera della costa occidentale italiana, e che qui copre il 7% della superficie vitata. Il clima è caldo e i periodici siccitosi, specie nella zona più interne, non sono infrequenti; i vini prodotti hanno spesso bisogno di lunghi periodi di affinamento prima di essere pienamente goduti, come si vede dalle annate presentate negli appunti di degustazione che riportiamo, presi in occasione dell’evento inaugurale del Consorzio. Questo comporta decisioni complesse e difficoltà comprensibili nelle scelte di cantina, con il rischio che i lunghi soggiorni in legno influenzino alla fine troppo il risultato in bottiglia. L’alternativa è quella di una gestione della vigna che “alleggerisca” la materia, altrettanto complicata visti gli andamenti climatici sempre più estremi.

Le 27 aziende oggi aderenti al Consorzio sono: Agricola Carlini, Brugali Lorenzo, Colle Vento, Frascolla Giovanni, Gualdo del Re, Giomi e Zannoni(CM), I Mandorli, Il Bruscello, Il Falcone, Incontri, La Batistina, La Bulichella, La Fralluca, Macchion dei Lupi, Montepeloso, Petricci e Del Pianta, Petra, Poggio Banzi, Rabitti, Renis, Rigoli, Sant’Agnese, Sasso Orlando, Tenuta Casadei, Terradonnà, Terravita, Tua Rita.

In bocca al lupo al neonato Consorzio, con l’augurio che riesca ad essere sempre più rappresentativo, nell’interesse del territorio e degli appassionati che amano il suo vino.


Appunti di degustazione

La Fralluca
Elegante e saporito il vermentino Elia 2018, da vigneto unico; il Cabernet Franc 2016, sottile e fine al naso, ha un profilo di beva scattante e croccante.

Falcone
Il Boccalupo 2017, blend di sangiovese, merlot e cabernet sauvignon, trascorre ben quattro anni in legno, fra barrique e botte grande. Il naso è “gentile” e la beva è succosa e dal fruttato caldo; peccato si asciughi un tantino nel finale. Il Vallin dei Ghiri 2016 è un syrah di buona profondità, struttura e concentrazione, è potente senza stancare, e ha un finale di grande energia.

Colle Vento
L’omonimo vino, annata 2019, è tratto dal sangiovese (prevalente nell’uvaggio) di un vecchio vigneto con molte fallanze e affina in cemento. È un vino leggero, elegante, anche floreale nell’approccio olfattivo e più maturo in una beva dal bel dinamismo, dove il frutto emerge con gradualità e ben contrastato dalla componente acida.

La Batistina
Come si avverte già dalla stilistica, è una realtà giovane, che esordisce con l’annata 2019. L’omonimo vino, appunto un 2019, ha naso intenso e avvolgente, e palato piacevole siglato da un tannino ancora giovane. Il Nero Calestro 2020 è delicato, quasi sussurrato al naso e sorprende poi con una beva spessa e succosa.

Il Bruscello
Il Cipressino 2019, un merlot realizzato con macerazioni piuttosto lunghe in cemento e acciaio, ha un carattere olfattivo improntato alla frutta nera, e alla grafite; spessore e dolcezza di frutto caratterizzano una beva che alterna spontaneità e un tocco di rusticità, chiudendo con buon dinamismo. Il Loco dei Frati 2016, sangiovese per l’80% che soggiorna 24 mesi in barrique, appare appesantito dall’influenza del rovere

Gualdo del Re
Il Gualdo 2016, sangiovese, ha un bel naso dominato da un frutto rosso suadente. Saporito e largo nella beva, termina con buona lunghezza. Il l’Rennero 2017, merlot, è concentrato e croccante, progressivo, termina con un finale percussivo.

Giomi Zannoni
Interessante il sangiovese “leggero” Solemare 2020, realizzato in acciaio dal colore rubino scarico e naso lieve; l’ingresso in bocca è subito saporito, improntato sulla caramella di lampone e spunti mentosi. L’Aldo’ 917 2019 (blend di cabernet sauvignon 80% e cabernet franc) ha il frutto maturo in evidenza, è un vino ancora giovane e forse per questo difetta ancora di sfumature.

Bulichella
L’Hide 2016 è un syrah pieno di mirtillo e amarena al naso e mostra una consistenza in bocca così importante da risultare forse eccessiva. Il Montecristo 2016 (cabernet sauvignon e merlot in parti uguali), ampio al naso, è morbido in bocca, dove il legno nuovo riesce a non essere invadente.

Petricci e Del Pianta 
Una azienda storica del comprensorio (c’è dal 1984) che gestisce 10 ettari di vigneti. il Nubio 2017 (cabernet sauvignon) mostra agilità e freschezza, è piacevole e sfoggia un bel finale. Il Buca di Clemente 2017, un sangiovese che soggiorna 15 mesi in barrique di secondo passaggio, gioca sul frutto rosso maturo, è spesso e compatto, e soffre nel finale un rovere che “morde”

Petra
Sono ormai tanti anni che la famiglia Moretti (bellavista, contadi castaldi, eccetera) ha investito in questo territorio, facendo realizzare all’architetto svizzero Mario Botta la sua cantina, un’opera di notevole importanza. Nel repertorio dei vini c’è il syrah Colle al Fico 2018, 18 mesi in barrique in parte nuove e in parte di primo passaggio, intenso al naso e leggero al palato, che va in progressione e nonostante un addolcimento finale si mantiene di buona eleganza. Il Quercegobbe 2018 è un merlot tratto da vigne del 1997 che gioca sulla leggerezza più che sulla opulenza o sulla profondità.

Rigoli
Il Testalto 2017 è un sangiovese in prevalenza con saldo di cabernet sauvignon che in un naso carnoso affianca il frutto rosso note più acute di arancia sanguinella. Discreta l’espressività in bocca, con un rovere un tantino invadente nel finale. L’Assiolo 2017, blend di cabernet sauvignon e merlot, ha buona compattezza e di nuovo alla lunga insistenti sensazioni del legno.

Casadei
Azienda a forte vocazione bio fin dal 1998, oggi certificata Demeter e con uno spiccato interesse per l’ancora, dove soggiorna il syrah del Sogno Mediterraneo 2019, completato nell’uvaggio da un 15% di grenache e mourverde. Un vino di grande spontaneità e opulenza di frutto confermato in una bocca anche di buona freschezza. il Filare 18 2017, un cabernet franc che matura in anfora e barrique nuove, profondo e ricco al naso, e che in una beva vellutata mostra piacevoli increspature e tanta sapidità che sigla anche il finale.

Montepeloso
L’Eneo 2018 è un blend di sangiovese, montepulciano, alicante e malvasia nera, alterna al naso dolcezza del frutto e toni mentolati, ed è verticale e succoso in bocca. Bella linea snella nel Nardo 2018.

Tua Rita
Altra azienda storica del comprensorio suveretano, assai celebrata fra l’altro per il suo merlot Redigaffi. Qui sentiamo il Perlato del Bosco 2018, un sangiovese affinato in botte grande, ampio e avvolgente al naso, fresco e succoso. il Giusto di Notri 2018, un merlot dalla beva piacevolmente ritmata, saporita, che va in crescendo approssimandosi al finale.

Sant’Agnese
Realtà rappresentativa del comprensorio di Piombino, grazie all’impegno costante e meticoloso di Paolo Gigli. I suoi vini hanno tanta materia da “gestire” e hanno bisogno di molto tempo per affinarsi e distendersi appieno: lo testimoniano il merlot Spirto 2008 che sa ormai articolare bene le sue note profonde di frutta rossa e nera, accompagnate da affascinanti balsamicità. I Fiori Blu 2009, cabernet sauvignon, ha buona leggerezza e tonalità aromatiche più sfumate, e mostra al palato un allargamento e una progressione nella beva ben percepibili.

Riccardo Farchioni

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