Diari di Montalcino/3 – Gianni Brunelli Le Chiuse di Sotto, Biondi Santi

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GIANNI BRUNELLI – LE CHIUSE DI SOTTO

Maria Laura Vacca Brunelli ha una straordinaria personalità e una altrettanto straordinaria sensibilità umana. Etica e trascendenza esistenziale, con un  pizzico di metafisica, ne hanno plasmato carattere e valori, ed è così che da una perdita affettiva lacerante, il compianto marito Gianni Brunelli, ne è scaturita un’intima promessa, e la promessa è stata mantenuta. La sua azienda agricola è un gioiellino di premure e potenzialità, accudita come un figlio da Laura stessa e dall’onnipresente Adriano Brunelli, anima tecnica dell’ambaradan.

Al Podernovone, nel versante orientale della denominazione, ci stanno la casa, la cantina e il grosso del corpo vigneti. Raccolgono il lascito di quote altimetriche importanti (500 metri), di viti più che trentennali e di suoli cangianti. Alle Chiuse di Sotto, incastonate fra Montòsoli e il Canalicchio, è dove tutto ha avuto inizio. Tipologia di suoli e altimetrie marcano la differenza, rispetto al Podernovone, e nel Rosso di Montalcino 2019 di Laura e Adriano, in fondo, ti sembra proprio di percepire il battito speciale di quella speciale mineralità.

Nel Rosso di Montalcino 2020 però ci senti un vino che respira: senza zavorre alcoliche, senza impicci di materia. Ritmato, tonico, acido, disegna una traiettoria vincente all’interno della sua categoria, distinguendosi con merito.

Il Brunello ’17 è invece pervaso da una misurata armonia. Il sorso è disteso, l’eloquio modulato, i profumi sfumati, e lui sa mostrarti il didentro oltre la scorza dell’esteriorità.

Il Brunello Riserva ’16 è energico e vitale, con una bella sprezzatura salina da mettere sul piatto dei ragionamenti. Ha lo sguardo rivolto al futuro, da che il futuro gli appartiene.

Sì, questi vini fondono eleganza e robustezza, e lo fanno con disinvoltura, senza macchinosità. Il tempo non gli fa paura.

Laura ama l’arte e i suoi pensieri corrono veloci per andare dritti alla sostanza delle cose. I suoi vini non saprei dirvi cosa ne pensino dell’arte, ma che vadano dritti alla sostanza delle cose, beh, siatene pur certi.

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Gianni Brunelli Le Chiuse di Sotto – Loc. Podernovono – Montalcino (SI) – www.giannibrunelli.it

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BIONDI SANTI TENUTA IL GREPPO

Biondi Santi significa tante cose, e quelle cose sono difficilmente comprimibili nello spazio angusto di una pagina di diario. Quel che è certo che Biondi Santi sono anche le persone. Anche oggi, sì, dopo che l’azienda è stata fatta oggetto di una rivoluzione, con il passaggio di proprietà al gruppo EPI della famiglia Descours, avvenuto nel 2017.

Prendi Federico Radi, per esempio, il giovane direttore tecnico. In lui umiltà, passione, competenza, e un profondo rispetto per lo stile Biondi Santi. Ha una missione, la sente, la condivide, e non si nasconde la fortuna di poter lavorare in un contesto del genere, con una storia così, con un significato così. Ci parli di tutto, è curioso, sincero, disponibile, e i vini oggi sono anche figli suoi.

Ma l’input più evidente riguarda l’agricoltura, coinvolta in un lavoro di analisi dei suoli nei 5 lieux-dits che costituiscono il patrimonio BS (Il Greppo, Scannacuoia, Pieri, Ribusuoli, Pievecchia) e nella creazione di una nursery del patrimonio genetico aziendale. Eppoi l’autoproduzione di compost, l’adozione sempre più frequente della pratica del sovescio, e una rinnovata attenzione verso la sostenibilità ambientale.

Il mosaico delle possibilità, quindi, a fronte di vinificazioni che vedranno una maggiore parcellizzazione, potrà essere costruito su scelte non più aderenti ( o non soltanto aderenti) alla vecchia regola Biondi Santi, dove la destinazione delle uve nei vari vini in gamma dipendeva esclusivamente dalla vetustà del vigneto, ma seguire più d’appresso gli stimoli e i suggerimenti dei luoghi di provenienza, in base al loro comportamento rispetto all’annata.

Nel frattempo il Rosso di Montalcino ’19, seconda annata completamente gestita dal nuovo staff, ritrova l’aulica compostezza delle edizioni migliori: è austero, fresco, salino; mentre il Brunello ’16 brilla per eleganza, con un timbro floreale (sì, floreale) in evidenza e una levigatezza tattile che è puro conforto. E’ concessivo, più del suo solito perlomeno, ma prodigo di dettagli, e vanta una ampiezza gustativa coinvolgente, dove complessità e freschezza si fondono in tutt’uno. Assieme al Brunello Riserva 2015 è uno degli ultimi lasciti della precedente gestione, e traduce in modo esemplare il mirabile equilibrio di un millesimo importante.

Quanto al Brunello Riserva ’15, figlio di una annata generosa e calda, è come un grumo di sensazioni parzialmente inespresse: corposo, remissivo, coriaceo, sbuffa e spinge con voce da baritono. Da un lato ha un fiato caldo e sottoboscoso, con qualche terziarizzazione ad incalzarlo, dall’altro una saldezza strutturale che non molla, chiedendo solo tempo.

Ma Biondi Santi sono anche le persone, e questo sì che conta per davvero.

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Biondi Santi Tenuta Il Greppo – Località Il Greppo – Montalcino (SI) – www.biondisanti.it

FERNANDO PARDINI

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